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	<title>Perugia Online &#187; Alessandro Gassman</title>
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		<title>Se dio vuole, commedia per atei e credenti</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2015 10:24:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Bernacchia]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[La tematica religiosa nella settima arte è sempre stata affrontata da autori orgogliosamente atei o maldestramente spiritualisti, così che ogni pellicola apparsa fino ad oggi che osasse nominare invano il nome di Dio lo ha fatto per sgretolare le fondamenta della Chiesa Cattolica o per propagandare dogmi stantii che in nessun modo riflettevano l&#8217;essenza del Cristianesimo. Ma Edoardo Falcone, regista esordiente e sceneggiatore di Se Dio Vuole insieme al già affermato spoletino Marco Martani, ha saputo trovare una terza via, mettendo in piedi una commedia divertente, capace di fare capolino nel marasma di farse anonime che negli ultimi anni hanno sprofondato all&#8217;Inferno il genere che ha regalato un passato glorioso al cinema italiano.</p>
<p>Intendiamoci, non si può certo gridare al miracolo – tanto per rimanere in tema – ma le interpretazioni di Marco Giallini, protagonista assoluto, di un sempre più versatile Alessandro Gassman e della brava Laura Morante, basterebbero da sole non solo ad arricchire la pellicola di una qualità recitativa a cui, grazie ai cinepanettoni e compagnia bella, avevamo perso l&#8217;abitudine, ma a passar sopra ai piccoli e grandi nei di cui purtroppo il risultato finale è costellato.</p>
<p>Tommaso, un rinomato e altezzoso chirurgo ateo fino al midollo, è costretto ad ingoiare con estrema fatica l&#8217;imminente ingresso in seminario di suo figlio Andrea. Disperato, Tommaso si mette sulle tracce di Don Pietro, ritenuto il principale responsabile delle supposte devianze mentali del figlio. Tra i due nascerà un rapporto speciale che porterà Tommaso a ridimensionare la concezione divina di sé stesso e a ritrovare almeno un pizzico di umanità perduta.</p>
<p>Se Dio vuole mantiene costantemente toni pimpanti e si lascia andare a gag esilaranti, forse a volte un po&#8217; troppo teatrali ed istrioniche, ma nel complesso il film resta asciutto ed estremamente piacevole, fatta eccezione per alcune inspiegabili scene buttate là a caso, come dei deboli riempitivi atti ad approfondire il buon numero di comprimari, intermezzi che spezzano in modo evidente il montaggio, non aggiungono niente anche solo ai fini del divertimento e disturbano il ritmo altrimenti perfetto della trama principale.</p>
<p>A parte dunque una forte insistenza sulle battute e sui contesti fisici esilaranti in cui si svolge l&#8217;azione, Falcone sembra capire quando fermarsi in tempo, e senza voler dare lezioni di catechismo si limita a lanciare frecciate piene di spunti di riflessione, offrendo angolature di vista mai univoche e lasciando allo spettatore nient&#8217;altro che un invito a non dare mai nulla per scontato sui misteri di questo mondo. Purtroppo la piuttosto breve durata penalizza pesantemente gli sviluppi dinamici dei personaggi, così che il Tommaso di Giallini finisce per invadere lo schermo dall&#8217;inizio alla fine, mentre l&#8217;eclettico sacerdote interpretato da Gassman deve fare molta fatica trovare un suo spazio significativo narrativo, e a soffrirne è l&#8217;impetuoso rapporto tra i due sul quale Falcone voleva focalizzare l&#8217;attenzione, un rapporto che risulta credibile solo a tratti, divenendo a volte evanescente e poco funzionale all&#8217;intento “non solo risate” del regista.</p>
<p>L&#8217;opera prima di Falcone non è dunque un capolavoro, tanto meno un film irrinunciabile, ma merita una possibilità, potrebbe addirittura sorprendere, specialmente gli atei dogmatici che parlano di Dio molto più dei credenti ma sorridono sarcastici quando sono gli altri a farlo. Una commedia vivace e senza troppe pretese, ma sicuramente ben sopra gli standard delle produzioni nostrane.</p>
<p>VOTO: 7</p>
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		<title>&#8220;7 minuti&#8221;, dramma contemporaneo del lavoro che da diritto diventa priviegio</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2015 11:48:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adele Mauro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[7 minuti]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Gassman]]></category>
		<category><![CDATA[Ottavia Piccolo]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Massini]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Morlacchi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Diritti e lavoratori, privilegiati e disoccupati, riforma del lavoro e dignità nella retribuzione: è il tema del momento, in tutte le sue sfaccettature, e da qualsiasi diversa angolazione lo si affronti sicuramente la certezza, probabilmente l&#8217;unica, è che nella società qualcosa è cambiato, forse fin troppo è cambiato. Oggi il posto di lavoro è una ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>Diritti e lavoratori, privilegiati e disoccupati, riforma del lavoro e dignità nella retribuzione: è il tema del momento, in tutte le sue sfaccettature, e da qualsiasi diversa angolazione lo si affronti sicuramente la certezza, probabilmente l&#8217;unica, è che nella società qualcosa è cambiato, forse fin troppo è cambiato.<br />
Oggi il posto di lavoro è una vera utopia, oggi chi lotta in difesa dei suoi diritti sembra quasi un folle, perché in realtà il lavoro è un vero privilegio. In questo contesto, in questa nuova realtà che valore hanno 7 minuti nella giornata di un lavoratore? Quanto oggi un operaio è disposto a lottare per 7 minuti della propria pausa? Soprattutto oggi esiste davvero qualcuno disposto a lottare per 7 miseri minuti?</p>
<p>E&#8217; questo il tema dello spettacolo di Stefano Massini in scena da martedì scorso al Teatro Morlacchi: &#8220;7 minuti&#8221; è tratto da una storia realmente accaduta nel 2012, in una fabbrica nell&#8217;Alta Loira, dove le operaie si rifiutarono di rinunciare a 7 minuti della loro pausa per la consapevolezza che questa prima rinuncia fosse solo l&#8217;inizio di una futura totale usurpazione dei loro diritti.<br />
&#8220;7 minuti&#8221; racconta la storia di 11 operaie membri del consiglio di fabbrica, che a seguito della vendita dell&#8217;azienda Picard &amp; Roche per cui lavorano, sono costrette a votare la richiesta dei nuovi padroni di rinunciare a pochi minuti della loro già breve pausa. Più che uno spettacolo teatrale è un&#8217;analisi tremendamente attuale delle difficoltà quotidiane legate al mondo del lavoro: la paura di perdere tutto, il terrore di non avere uno stipendio, il dramma di una famiglia da mantenere e la necessità di tenersi stretto tutto anche quando il più delle volte quel tutto è, in realtà, poco o niente, il continuo ricatto morale a cui ormai la società civile sembra essersi abituata. Il lavoro è davvero diventato un lusso? Ci siamo abituati a fare qualsiasi cosa pur di lavorare, a tal punto che i diritti oggi sono diventati dei veri privilegi, perchè quando si vive costantemente con il terrore di essere licenziati si smette anche di preoccuparsi di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato ed illegittimo.</p>
<p>Protagonista dello spettacolo è l&#8217;eclettica e ormai nota Ottavia Piccolo, che interpreta Bianca, la portavoce delle operaie, colei che fin dall&#8217;inizio mette in dubbio la reale convenienza dell&#8217;accettazione della richiesta, scuotendo le coscienze e le anime delle altre dipendenti.<br />
Bianca, che lavora in quella fabbrica da 30 anni, esce dall&#8217;incontro con i nuovi padroni completamente sconvolta e con una strana &#8220;sensazione alla bocca dello stomaco&#8221; e con la determinazione di chi ha lottato per anni per difendere e tutelare i suoi diritti e quelli di tutta la classe operaia e di chi non ha nessuna intenzione di smettere di lottare. Inizia a condividere i suoi dubbi e le sue perplessità con le colleghe, incontrando inizialmente molte difficoltà, ma piano piano generando in alcune di esse altrettanti dubbi e mostrando una realtà diversa, più dura e più subdola. All&#8217;ennesima votazione la situazione è cambiata ma sul 5 pari lo spettacolo si chiude prima dell&#8217;ultimo voto, quello decisivo, perchè l&#8217;importante non è se rinunciare o meno ai famosi 7 minuti di pausa, ma il senso sta nel riacquisire quella lucidità utile a riscoprire la necessità di analizzare criticamente le questioni e di lottare per difendere quello che ci viene fatto passare per un lusso, ma che in realtà spetta di diritto ad ogni essere umano in quanto tale.</p>
<p>Diretto in maniera semplice e curato da Alessandro Gassmann, pur non emozionalmente forte quanto dovrebbe vista la drammaticità del tema, lo spettacolo è sicuramente più realistico, crudo e da preferire ai tanti talk show politici ormai così di moda.</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/7-minuti-dramma-contemporaneo-del-lavoro-che-da-diritto-diventa-priviegio/">&#8220;7 minuti&#8221;, dramma contemporaneo del lavoro che da diritto diventa priviegio</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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