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	<title>Perugia Online &#187; allevamento</title>
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		<title>Dal centro ittiogenico di Borgo Cerreto trote fario per i fiumi del centro Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2014 10:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[allevamento]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Valnerina. </span>Dal 1957 la Provincia di Perugia gestisce uno dei più importanti ed antichi centri ittiogenici italiani per la riproduzione artificiale della autoctona trota fario, più piccola, ma molto più gustosa della nordamericana trota iridea, che offre maggiore resa per scopi alimentari e per questo presente negli allevamenti privati. Si tratta dell&#8217;impianto di Borgo Cerreto, in Valnerina, acquistato dalla stessa Provincia nel 1962. Milioni di trote, a seconda della taglia, nuotano in 30 vasche giganti alimentate da pozzi scavati nell&#8217;alveo del fiume Tissino, affluente del Nera, che ne garantiscono la temperatura costante intorno agli 11 gradi; fattore che contribuisce a fare di questa trota un&#8217;eccellenza nazionale garantendone la crescita costante per tutto l&#8217;anno. L&#8217;impianto è ubicato all&#8217;interno di una stretta valle ricompresa nei 37 ettari di proprietà della Provincia. Un luogo incontaminato, senza tempo, caratterizzato da lussureggiante vegetazione in estate e da un perenne manto di brina in inverno. Situazioni estreme che in ogni stagione trovano però nel fluire delle acque cristalline del fiume e delle creature che lo popolano il loro costante respiro tra natura e ambiente, tra uomo e paesaggio.<img class="alignleft wp-image-5546 size-medium" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2014/08/20140805_120824-213x160.jpg" alt="20140805_120824" width="213" height="160" /></p>
<p>Il vero ripopolamento del fiume avviene tra maggio e giugno, quando vengono rilasciate le piccole fario di 6 centimetri, in grado già di nuotare con vigore e, non essendo ancora “viziate” dalla vita in cattività, con forti capacità di sopravvivenza in acque aperte. Le trote di Borgo Cerreto, richiestissime per l&#8217;alta qualità, oltre che i fiumi umbri ripopolano i principali corsi d&#8217;acqua dolce del centro Italia, specialmente quelli marchigian,i le cui province acquistano ogni anno dall&#8217;impianto perugino tonnellate di fario di varie misure. Il dottor Mauro Natali, biologo specialista di acquacoltura della Provincia, sovrintende all&#8217;impianto dal punto di vista tecnico-scientifico, mentre le operazioni di riproduzione delle trote, in tutte le fasi di crescita, effettuate rigorosamente a mano, sono curate da generazioni dalla famiglia Dominici e dal prezioso factotum Elio Giovannini. Di grande interesse è proprio la fase della riproduzione artificiale effettuata nei mesi invernali nell&#8217;avannotteria, nella quale le piccole trote vengono al mondo e vengono curate fino a quando sono pronte per essere immesse nell&#8217;ambiente naturale.</p>
<p>“La Provincia prosegue con grande competenza e passione il suo compito di valorizzazione e conservazione delle specie autoctone – commenta il presidente Marco Vinicio Guasticchi –. Nostro obiettivo è privilegiare la qualità sulla quantità. Un compito che l&#8217;ente pubblico, essendo no profit, può garantire tutelando in tal modo l&#8217;ambiente e le specie animali che lo popolano. Un compito che siamo orgogliosi di svolgere e garantire come patrimonio di incommensurabile valore anche per le generazioni future”.</p>
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		<title>Liquidi inquinanti smaltiti illecitamente nel fiume Nestore</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Aug 2014 15:01:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[acque]]></category>
		<category><![CDATA[allevamento]]></category>
		<category><![CDATA[corpo forestale dello stato]]></category>
		<category><![CDATA[fiume Nestore]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Acque inquinate, torbide, di colore scuro. Acque inquinate dove sono stati smaltiti liquami suini. E&#8217; quello che hanno scoperto, nei giorni scorsi, gli uomini del Corpo forestale dello stato e della Polizia municipale di Piegaro sul fiume Nestore, all&#8217;altezza del ponte lungo la strada vicinale che dalla statale Pievaiola conduce a Ierna. L&#8217;allevamento suino &#8211; ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Acque inquinate, torbide, di colore scuro. Acque inquinate dove sono stati smaltiti liquami suini. E&#8217; quello che hanno scoperto, nei giorni scorsi, gli uomini del Corpo forestale dello stato e della Polizia municipale di Piegaro sul fiume Nestore, all&#8217;altezza del ponte lungo la strada vicinale che dalla statale Pievaiola conduce a Ierna.</p>
<p><strong>L&#8217;allevamento suino</strong> &#8211; Risalendo la sponda del fiume a monte del tratto inquinato, gli agenti hanno potuto verificare che l&#8217;inquinamento era dovuto a uno sversamento di liquami suini in un teirreno. Liquidi che sono andati poi a contaminare un fosso che, dopo qualche centinaia di metri, va a confluire nelle acque del fiume. Individuato l&#8217;allevamento di suini, gli uomini del Corpo forestale hanno rintracciato l&#8217;autore dello sversamento, denunciato alla Procura della Repubblica di Terni per smaltimento illecito di rifiuti costituiti da liquami di origine agricola.</p>
<p><strong>La normativa &#8211;</strong> Per legge i liquami suini, così come tutti gli effluenti zootecnici che provengono dagli allevamenti e che non vengono riutilizzati come fertilizzati, sono considerati a tutti gli effetti rifiuti di cui è vietato lo scarico a suolo e che devono essere smaltiti in impianti di trattamento specifico.</p>
<p><strong>Indagini in corso &#8211;</strong> Al momento sono in corso ulteriori indagini per accertare eventuali responsabilità della stessa ditta in precedenti episodi di inquinamento delle acque del Nestore che, da tempo, sono stati notati e segnalati al Corpo forestale. Acque sporche, maleodoranti e pesci morti sono stati infatti individuati nella zona di Piegaro e fino alla centrale di Pietrafitta.</p>
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		<title>Bettona, si riaccende la polemica ambientale</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jun 2014 16:05:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Samanta Sforna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[allevamento]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato popolare dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cpa]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Frascarelli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>“Un ritorno al passato? E&#8217; quello che temiamo!”. E’ il titolo, che desta allarme, scelto dal Comitato popolare dell&#8217;ambiente (Cpa) di Bettona, in risposta alla notizia delle autorizzazioni regionali che consentono agli allevatori locali di passare dall’allevamento dei suini a quello dei bovini. Il rischio, paventato dal Cpa, è il possibile ripetersi di uno scandalo ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Bettona. </span>“Un ritorno al passato? E&#8217; quello che temiamo!”. E’ il titolo, che desta allarme, scelto dal Comitato popolare dell&#8217;ambiente (Cpa) di Bettona, in risposta alla notizia delle autorizzazioni regionali che consentono agli allevatori locali di passare dall’allevamento dei suini a quello dei bovini. Il rischio, paventato dal Cpa, è il possibile ripetersi di uno scandalo simile a quello recente del depuratore, in cui era coinvolta proprio gran parte degli allevatori di suini della zona.</p>
<p>La risposta dell’amministrazione comunale di Bettona, accusata dallo stesso Comitato di non essersi opposta all&#8217;autorizzazione rilasciata dalla Regione, non si è fatta attendere. “Il Comune di Bettona – dichiara il sindaco Stefano Frascarelli – ha chiesto tutte le garanzie nelle procedure, ma alla fine è la Regione a rilasciare l&#8217;Aia (autorizzazione integrata ambientale). Una certificazione a cui concorrono diversi soggetti come l&#8217;Arpa e l&#8217;Usl. L’ente locale doveva solo verificare la sussistenza degli atti abilitativi delle stalle, ai fini della regolarità del sistema urbanistico e di quella dei pozzi dichiarati per l&#8217;attingimento dell&#8217;acqua”. “Il Comune – prosegue il sindaco &#8211; ha fatto un passo in più verificando la regolarità degli allevamenti autorizzati tramite lo studio legale Mariano-Marini e l’avvocato Matteo Frenguelli che, avendoci già assistito in numerosi ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato per questioni di carattere igenico-sanitario, risoltesi poi a nostro favore, ha confermato l&#8217;effettivo possesso dell&#8217;atto formale di autorizzazione regionale in mano agli allevatori privati che ne avevano fatto richiesta”. “Per questo”, conclude Frascarelli, “riteniamo offensivo nei confronti dell&#8217;impegno dell&#8217;amministrazione quanto scritto dal Comitato, tanto più che la non regolarità dei vecchi allevamenti di suini è stata puntualmente confermata dalle sentenze”.</p>
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