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	<title>Perugia Online &#187; ammortizzatori sociali</title>
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		<title>Appalti ferroviari: Filt Cgil Umbria, situazione insostenibile tra stipendi non pagati e ricorso agli ammortizzatori sociali </title>
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		<pubDate>Sun, 29 Nov 2015 12:06:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> Il sistematico ricorso al criterio del massimo ribasso da parte della committenza nelle gare per l’assegnazione degli appalti innesta un meccanismo perverso, per cui le aziende vincitrici sono portate a ricorrere sistematicamente agli ammortizzatori sociali per ridurre i costi, con conseguente riduzione dell’orario di lavoro e del salario, che paradossalmente impedisce alle aziende di riuscire ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>  Il sistematico ricorso al criterio del massimo ribasso da parte della committenza nelle gare per l’assegnazione degli appalti innesta un meccanismo perverso, per cui le aziende vincitrici sono portate a ricorrere sistematicamente agli ammortizzatori sociali per ridurre i costi, con conseguente riduzione dell’orario di lavoro e del salario, che paradossalmente impedisce alle aziende di riuscire a coprire gli stessi servizi richiesti. “Come si può ben capire – affermano Marco Bizzarri, segretario Filt Cgil Umbria, e Sandro Gentili coordinatore appalti ferroviari per la Filt &#8211; evidentemente si tratta di un problema esclusivamente economico, che si potrebbe risolvere chiamando a responsabilità il gruppo Fs che assegna tutti gli appalti in questione. Un intervento assolutamente necessario – insistono i rappresentanti Filt – visto che le aziende del sistema degli appalti ferroviari pagano sistematicamente in ritardo i salari (mediamente due mesi dopo), con inevitabili sulla sicurezza e la qualità dei servizi offerti”. Tra le tante situazioni insostenibili, la Filt Cgil segnala in particolare quella dei lavoratori dell’azienda Icss, impegnata nel lotto 1 “Cento Stazioni”, attualmente incaricata delle pulizie nelle stazioni di Perugia Fontivegge, Assisi, Foligno e Terni. “L’azienda subentrata nell’appalto il 1 giugno 2015 ha subito fatto richiesta di ammortizzatori sociali, in particolare i contratti di solidarietà, ponendo come alternativa il licenziamento di diversi lavoratori – spiegano Bizzarri e Gentili – ma la mole di lavoro da svolgere rende impossibile applicare una reale riduzione di lavoro ai dipendenti, che addirittura, al contrario, sono chiamati molto spesso a svolgere lavoro straordinario, seppure non riconosciuto, essendo vietato richiedere straordinari in aziende che utilizzano ammortizzatori. Dopo tante rassicurazioni da parte aziendale, mai concretizzatesi – continuano i sindacalisti – come Filt Cgil, insieme alle altre organizzazioni sindacali, abbiamo chiesto un incontro presso la Direzione territoriale del Lavoro con l’azienda appaltatrice, il committente (“Cento Stazioni”, gruppo Fs) e il consorzio di cooperative Miles, del quale la Icss fa parte. Ma l’azienda Icss e il consorzio non si sono presentati al tavolo. Di conseguenza le organizzazioni sindacali hanno denunciato la situazione agli organismi competenti, chiedendo un intervento diretto in azienda. La committenza deve assumersi le sue responsabilità, interrompendo il sistematico ricorso al massimo ribasso, mentre l’azienda appaltatrice deve provvedere immediatamente ad una normalizzazione della situazione con i propri dipendenti, pagando le spettanze e rispettando gli orari e i carichi di lavoro. Anche perché – concludono Bizzarri e Gentili – questa situazione la paghiamo tutti, sia come contribuenti, perché vengono attivati ammortizzatori sociali senza che ve ne sia una reale esigenza, sia come utenti, perché in una condizione di normalità le nostre stazioni e i nostri treni potrebbero essere molto più puliti”.</p>
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		<title>Crisi ex Merloni, imminente esaurimento degli ammortizzatori sociali per centinaia di lavoratori</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2015 10:54:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Domani, martedì 20 ottobre, alle ore 15.30, presso la sala della Partecipazione del consiglio regionale dell’Umbria (palazzo Cesaroni) si terrà una conferenza stampa di Cgil, Cisl e Uil di Perugia, con Fiom, Fim e Uilm e le Rsu della JP Industries, per fare il punto sulla vertenza dei lavoratori ex Merloni e dei lavoratori JP, ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Domani, martedì 20 ottobre, alle ore 15.30, presso la sala della Partecipazione del consiglio regionale dell’Umbria (palazzo Cesaroni) si terrà una conferenza stampa di Cgil, Cisl e Uil di Perugia, con Fiom, Fim e Uilm e le Rsu della JP Industries, per fare il punto sulla vertenza dei lavoratori ex Merloni e dei lavoratori JP, visto l’imminente esaurimento degli ammortizzatori sociali per centinaia di lavoratori.</p>
<p><span style="font-size: 16px; line-height: 1.5;"> </span></p>
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		<title>Rilanciare la Perugina subito</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2015 10:59:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>C’è una data precisa che inquieta le giornate degli oltre mille dipendenti della fabbrica storicamente più rappresentativa del territorio perugino, il 31 agosto 2016. Fino ad allora è vigente l’accordo stipulato nell’agosto 2014 in sede di Confindustria tra la Nestlè e la RSU  sul Contratto di  Solidarietà. Ricordiamo che siamo giunti alla sottoscrizione di quell’importante ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> C’è una data precisa che inquieta le giornate degli oltre mille dipendenti della fabbrica storicamente più rappresentativa del territorio perugino, il 31 agosto 2016. Fino ad allora è vigente l’accordo stipulato nell’agosto 2014 in sede di Confindustria tra la Nestlè e la RSU  sul Contratto di  Solidarietà. Ricordiamo che siamo giunti alla sottoscrizione di quell’importante intesa dopo che Nestlè aveva dichiarato la presenza di 210 esuberi in fabbrica, dati da un calo dei volumi produttivi. Per la prima volta, adesso, da quando la Perugina è a San Sisto andremo a produrre meno di 25.000 tonnellate. Proprio questa perdita importante di volumi, associata alla richiesta di andare a produrre sempre più in prossimità del consumo, ha generato un periodo in cui si assiste ad un netto calo della richiesta e quindi a un drastico ridimensionamento del numero dei lavoratori impiegati. La Perugina, con i suoi oltre cento anni di storia, è una fabbrica che ha avuto sempre un periodo dell’anno caratterizzato da una flessione dei volumi di circa tre mesi  e pertanto gestibile con accordi tra le parti (esempio la pianificazione delle ferie). Oggi invece il periodo di cosiddetta &#8220;curva bassa&#8221; è di oltre cinque mesi. Questa situazione non è figlia solo del mercato, ma di una strategia aziendale sbagliata. Siamo arretrati in quei reparti della fabbrica che tendenzialmente hanno lavorazioni contro-stagionali rispetto al cioccolato e cioè il settore dei biscotti  e delle caramelle. Ecco perché la RSU ritiene che sia necessaria una nuova strategia aziendale mirata al rilancio della Perugina e che per farlo debbono esserci due condizioni: la prima è rafforzare i nostri prodotti, in modo particolare il &#8220;Bacio&#8221; che è e resterà la risorsa principale. Lo dobbiamo saper portare nel mondo, con azioni di sostegno forti e mirate. Ma non si potrà vivere di soli &#8220;Baci&#8221; e pertanto accanto ad essi servono altre produzioni che vadano a colmare il periodo di calo produttivo, e questo si può fare o attraverso ulteriori investimenti nei settori biscotti e caramelle (che al pari dei cioccolatini da sempre caratterizzano questa industria) o portando a San Sisto ancora altre nuove produzioni. Ecco perché nel Piano Industriale elaborato dalla RSU e presentato nell’iniziativa pubblica dei mesi scorsi alla presenza del Ministero dello Sviluppo Economico avevamo parlato del caffè come una possibile opportunità per la fabbrica. In mancanza di queste condizioni il futuro della Perugina sarà ben diverso da come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi. La sottoscrizione dell’Accordo sul Contratto di Solidarietà per due anni per noi voleva dire proprio questo: da un lato evitare che gli esuberi dichiarati da Nestlè, si trasformassero in licenziamenti, dall’altro dare del tempo congruo alla multinazionale per elaborare una strategia di rilancio. Ed è proprio questo che, pare, stia succedendo. La Nestlè si è “seduta”, non sta mostrando nessun segnale di avere un piano di rilancio dell&#8217;azienda e poiché sappiamo che tra un anno esatto l’ammortizzatore sociale finirà, siamo preoccupati e vogliamo sapere quale sarà la Perugina post-solidarietà. Intanto in fabbrica vediamo come queste criticità si trasformano in perdita di ore lavorate. I lavoratori a tempo indeterminato hanno visto una forte riduzione del salario e gli stagionali (circa 250) hanno davanti un futuro molto nebuloso. Negli anni passati a questa data in fabbrica c’erano quasi tutti gli stagionali. Oggi ce ne sono 25 rientrati il 1 settembre. In questi mesi abbiamo incalzato la Nestlè più volte, in sede di Coordinamento aziendale europeo, in sede di Coordinamento nazionale, con comunicati stampa, interviste, ecc. ma da parte dell&#8217;industria non abbiamo ricevuto nessun segnale. Ecco perché oggi siamo di nuovo a chiedere che sia il Governo a giocare un ruolo attivo in questa partita, convocando i vertici Nestlè e cercando di capire quali sono le intenzioni della multinazionale su Perugia e sugli altri siti in Italia. Nel corso degli anni nel settore abbiamo assistito ad una costante diminuzione degli stabilimenti e pertanto degli occupati. La nostra domanda è semplice: la Nestlè ritiene ancora l’Italia un paese in cui produrre o solo un territorio dove commercializzare i propri marchi? Noi pensiamo che sia competenza del Ministero dello Sviluppo economico formulare alla proprietà anche questo legittimo interrogativo. In questa difficile partita chiediamo che anche tutte le Istituzioni umbre si stringano attorno alla fabbrica, così come lo deve fare tutto il territorio. Nel tempo la Perugina è stata qualcosa in più di un posto di lavoro dignitoso, per tante ragazze e ragazzi ha rappresentato la speranza di avere un futuro, la possibilità  di poter anche pianificare la propria vita privata. Oggi questa opportunità è messa seriamente a rischio. Spetta a noi lavoratori, a noi sindacato, ma spetta anche alle istituzioni, spetta alla città di Perugia, impegnarsi per far capire alla Nestlè che sullo stabilimento di San Sisto non si può giocare. Ne abbiamo già viste troppe di multinazionali che arrivano, acquistano i migliori brand nel mercato, sfruttano al massimo i prodotti per poi cestinarli alle prime difficoltà.</p>
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		<title>Umbria: la ripresa non c&#8217;è, le condizioni peggiorano</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Dec 2014 15:18:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[ammortizzatori sociali]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Anche in Umbria gli effetti della crisi continuano a dispiegarsi i tutta la loro virulenza: aumento dei disoccupati, rilevanza più consistente del precariato e calo dei consumi.</p>
<p><strong>I dati</strong> &#8211; L’ultima conferma ci viene dal rapporto Istat che ha analizzato il II trimestre 2014 confrontato con il II del 2013: nella nostra regione il tasso di disoccupazione passa dal 10,1 al 10,7 %. Le persone in cerca di occupazione passano da 40.000 a 43.000.</p>
<p class="western" align="justify"><strong>La Cgil</strong> &#8211; &#8220;Se pensiamo al fatto che tradizionalmente il II trimestre dell’anno è quello nel quale l’occupazione è più alta &#8211; dicono Mario Bravi e Giuliana Renelli di Cgil Umbria &#8211; soprattutto in relazione alla stagionalità in agricoltura e non solo, siamo in grado di affermare che già oggi l’Umbria ha un tasso di disoccupazione attorno al 12% , basta pensare che solo in un giorno (il 12 di ottobre) 600 lavoratori ex Merloni sono passati da occupati a disoccupati&#8221;.</p>
<p class="western" align="justify"><strong>Drastica riduzione ammortizzatori social</strong>i &#8211; Il rapporto Istat conferma le valutazioni della CGIL Umbria sul fatto che non c’è un pavimento certo dal quale ripartire, si sprofonda sempre di più nella precarietà e nell’incertezza. &#8220;Nel momento in cui occorrerebbe un aumento delle protezioni sociali &#8211; continuano dal sindacato &#8211;  ci troviamo, al contrario, di fronte ad una drastica riduzione dei periodi di copertura degli ammortizzatori sociali, con la conseguenza di migliaia di licenziamenti dietro l’angolo. Lanciamo l’allarme: mancano almeno 20.000.000 di euro per garantire la continuità dei rapporti di lavoro. Se vogliamo evitare che nei prossimi rapporti Istat il numero dei disoccupati schizzi ancora più in alto occorre finalizzare le risorse pubbliche agli investimenti e alla creazione di lavoro&#8221;.</p>
<p class="western" align="justify"><strong>Verso lo sciopero</strong> &#8211; Per questo la Cgil chiede risposte urgenti alla vertenza Umbria con oltre 160 crisi aziendali, una modifica profonda delle politiche economico-sociali e risposte, certe, al Piano Lavoro della Cgil. Questi i motivi che vedranno scendere in piazza Cgil e Uil il prossimo 12 dicembre.</p>
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