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	<title>Perugia Online &#187; Andrea Scanzi</title>
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		<title>“Non è tempo per noi”, storia di una non generazione mai sbocciata</title>
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		<pubDate>Sat, 03 May 2014 12:43:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Cristiana Dominici]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA["Non è tempo per noi"]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Scanzi]]></category>
		<category><![CDATA[Festival del Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Casale]]></category>
		<category><![CDATA[Rizzoli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Successo, giovedì sera (Primo maggio), al Teatro Pavone di Perugia per Andrea Scanzi e Giulio Casale, protagonisti dell’incontro-spettacolo “Non è tempo per noi”, nell’ambito dell’ottava edizione del Festival Internazionale del Giornalismo. L’evento ha dato modo allo stesso Scanzi di presentare il suo ultimo libro: “Non è tempo per noi. Quarantenni: una generazione in panchina”, edito ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>Successo, giovedì sera (Primo maggio), al Teatro Pavone di Perugia per Andrea Scanzi e Giulio Casale, protagonisti dell’incontro-spettacolo “Non è tempo per noi”, nell’ambito dell’ottava edizione del Festival Internazionale del Giornalismo. L’evento ha dato modo allo stesso Scanzi di presentare il suo ultimo libro: “Non è tempo per noi. Quarantenni: una generazione in panchina”, edito da Rizzoli.</p>
<p>Le ballate di Edoardo Bennato interpretate da Giulio Casale fanno da colonna sonora ad un ritratto inedito e a tratti impietoso, ma pur sempre ironico, della “non generazione” degli attuali quarantenni, che non hanno (ancora) né vinto né perso poiché si sono limitati a restare in panchina, in attesa di un motivo. Come canta Ligabue in “Non è tempo per noi”: “Certi giorni ci chiediamo è tutto qui? E la risposta è sempre sì…”.</p>
<p>La generazione precedente ha cercato di combattere lotte ideologiche, rivendicando e conquistando vittorie importanti come l’aborto e il divorzio e perdendone altre, ma portando a casa almeno un pareggio.</p>
<p>Vero che Gaber, nel suo album del 2001: “La mia generazione ha perso”, ne dubita : “La mia generazione ha visto le strade, le piazze gremite di gente appassionata, sicura di dare un senso alla propria vita, ma ormai sono tutte cose del secolo scorso, la mia generazione ha perso”. Ma almeno non è restata in panchina.</p>
<p>Il quarantenne di oggi, descritto da Scanzi, si arrabbia “urlando contro il cielo”, ma non troppo. Sputa contro il cielo ma non vuole cambiare troppo, sempre parafrasando Ligabue, esattamente come il nostro attuale Presidente del Consiglio. Matteo Renzi, figlio degli anni Settanta, è uno degli esempi citati da Scanzi: il giovane gattopardo che vuole cambiare ma non troppo, il rottamatore che non riesce a rottamare, forse anche perché figlio di una generazione durante la quale l’ideologia è totalmente scomparsa, anche dalla sfera musicale. Non troviamo più testi come “L’avvelenata” di Guccini o “La domenica delle Palme” di Faber. L’Io prevale sul Noi, la canzone diventa meramente intrattenimento musicale e la politica resta orfana dell’ ideologia.</p>
<p>L’ideologia si sposta, o almeno prova a farlo, attraverso il cinema, sia con i girotondi di Nanni Moretti e Paolo Flores D’ Arcais sia attraverso la comicità di Paolo Rossi, Aldo, Giovanni e Giacomo, Antonio Albanese o Daniele Luttazzi o, infine, Beppe Grillo, che diventa personaggio politico prima di esserlo perché racconta ciò che gli altri non dicono.</p>
<p>Paolo Sorrentino, classe 1970, il regista de “La Grande Bellezza” Premio Oscar come miglior film straniero, riesce a raccontare perfettamente non la sua generazione ma quella precedente, scegliendo un attore che può essere suo padre. Qualcuno verrà a mancare prepotentemente a questa generazione, che ha dovuto elaborare lutti come la scomparsa di Marco Pantani, di cui non si saprà mai la verità, o di Massimo Troisi, il quale ha lasciato un enorme patrimonio, insegnando a ridere e soprattutto ad inseguire il proprio sogno fino alla fine.</p>
<p>E ancora: nel 1992 verranno a mancare, a distanza di 57 giorni l&#8217;uno dall&#8217; altro, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, precipitando il Paese nel terrore prima e nell’oblio poi. Antonino Caponnetto, ricorda un emozionato Andrea Scanzi, in visita ai licei dopo la scomparsa dei suoi &#8220;figli&#8221; che aveva voluto fortemente nel Pool antimafia, cerca di strappare una promessa ai giovani: &#8220;Ora tocca a Voi ricordarli e far camminare le loro idee sulle vostre gambe&#8221;. Per troppo tempo, invece, qualcun altro ha invaso prepotentemente i media. Per almeno vent&#8217;anni le opportunità dei quarantenni si sono tradotte nel poter votare Silvio Berlusconi, dimenticando la promessa fatta a Caponnetto.</p>
<p>E il riscatto, ha concluso Scanzi nel ringraziare il pubblico e la direttrice del Festival Arianna Ciccone, potrebbe proprio iniziare nel ricordare i due magistrati uccisi. Non prima di essersi scusati con Patrizia Moretti, per quei lunghi cinque minuti di applausi agli assassini di suo figlio Federico Aldrovandi.</p>
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		<title>&#8220;Le Cattive Strade&#8221;, cento minuti insieme a Fabrizio De André</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Mar 2014 11:51:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Scanzi]]></category>
		<category><![CDATA[Faber]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio De Andr]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Casale]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Cento minuti con Faber. Successo, giovedì sera al Teatro Esperia di Bastia Umbra, per lo spettacolo di Andrea Scanzi e Giulio Casale dedicato a Fabrizio De André &#8220;Le Cattive Strade&#8221;. In poco più di un’ora e mezzo l&#8217;eclettico giornalista narra il percorso artistico del cantautore genovese con la passione di chi conosce ed ama profondamente ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Bastia Umbra. </span>Cento minuti con Faber. Successo, giovedì sera al Teatro Esperia di Bastia Umbra, per lo spettacolo di Andrea Scanzi e Giulio Casale dedicato a Fabrizio De André &#8220;Le Cattive Strade&#8221;. In poco più di un’ora e mezzo l&#8217;eclettico giornalista narra il percorso artistico del cantautore genovese con la passione di chi conosce ed ama profondamente Faber nonostante, e soprattutto, per le sue debolezze. Lo show alterna le narrazioni di Scanzi alle interpretazioni musicali di Giulio Casale, che riesce a cogliere anche nella mimica le inquietudini dell&#8217;inimitabile artista, il tutto condito con filmati originali di repertorio.</p>
<p>Scanzi non vuole glorificare De André come spesso è stato fatto dopo la sua prematura scomparsa, ma soprattutto tende a sottolinearne, oltre che le poderose intuizioni, anche i limiti e le contraddizioni. Ascolteremo così parlare di Faber dagli esordi sulle navi da crociera, con l&#8217;ironico rammarico che successivamente anche qualcun altro iniziò la carriera cantando nella medesima location: &#8220;Un signore basso e con pochi capelli, che purtroppo continuiamo a vedere troppo spesso ancora oggi&#8221;.</p>
<p>Esce un ritratto inedito di Faber, a tratti impietoso poiché sincero: un cantore dei ribelli, degli emarginati e delle prostitute, con il cuore a sinistra che pur si lasciò sedurre dal patron della Bussola Sergio Bernardini dietro un compenso di 300 milioni. Un’esibizione, quella, che fu aspramente criticata, con l&#8217;uomo fragile e spaventato dal palcoscenico su cui riusciva a salire solo nascosto da un ciuffo sull&#8217;occhio sinistro, e col corpo pieno di whisky. Quello stesso uomo che, con infinita generosità, perdonò gli esecutori ma non i mandanti del suo rapimento, l&#8217;uomo criticato da Gaber che di lui disse: &#8220;Non si riesce a capire se sia liberale o extraparlamentare&#8221;, o da  De Gregori: &#8220;Fabrizio è stato un grande organizzatore del lavoro altrui, perché le cose che realmente ha inventato o scritto sono percentualmente molto poche rispetto a quelle che lui ha preso e rivisitato&#8221;.</p>
<p>Scanzi e Casale riescono ad emozionare la platea soprattutto  perché mostrano il ritratto di un di un amico fragile per ognuno di noi, che è evaporato in una nuvola rossa troppo presto, e che a distanza di 15 anni ci manca terribilmente. “È stato il più grande poeta che abbiamo mai avuto &#8211; disse Fernanda Pivano – e i poeti sono imperfetti, irripetibili, indimenticabili, liberi e scomodi”.</p>
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