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	<title>Perugia Online &#187; atenei</title>
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		<title>No tax area: M5S raccoglie firme per ridurre tasse universitarie</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2016 10:11:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> “Università: no tax area”. Con questo slogan lunedì 29 febbraio partirà a Perugia la petizione promossa dal MoVimento 5 Stelle per chiedere l’abbassamento delle tasse universitarie. L’appuntamento nel capoluogo umbro si inserisce nel tour nazionale 5stelle che sta coinvolgendo diversi Atenei italiani. “Lunedì dalle 9 alle 15 – spiegano i portavoce umbri del M5S – allestiremo banchetti presso il dipartimento di Agraria dell’ateneo perugino per raccogliere le firme degli studenti e chiedere la riduzione delle tasse universitarie. I nostri portavoce in Parlamento hanno presentato due anni fa una proposta di legge per bloccare l’aumento della tassazione universitaria, sanzionare le università che chiedono più tasse rispetto a quelle consentite dalla legge e per introdurre una No Tax Area di esenzione totale dal pagamento delle tasse per gli studenti con i redditi più bassi. La proposta però è ferma in commissione Cultura della Camera. In Italia il numero dei laureati è tra i più bassi d’Europa, mentre le tasse di iscrizione sono le più alte. Di fronte all’ostruzionismo da parte del Palazzo – prosegue il M5S Umbria &#8211; abbiamo quindi deciso di avviare una raccolta firme tra gli studenti universitari per sbloccare questa situazione”. Lunedì a fianco degli attivisti 5stelle umbri ci saranno anche la deputata Tiziana Ciprini, il senatore Stefano Lucidi e la consigliera regionale Maria Grazia Carbonari. Tutte le firme raccolte saranno poi consegnate al ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca. “Più firme porteremo – conclude il M5S Umbria &#8211; più forte sarà la voce degli studenti universitari”.</p>
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		<title>L&#8217;Università di Perugia nella top ten dei migliori atenei in cui studiare medicina</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2015 15:41:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Sul podio dei 10 migliori atenei dove studiare medicina, l&#8217;Università di Perugia sale sul secondo gradino. Secondo un rapporto Censis, che basa la propria classifica sulla media di due dati: “Progetti di ricerca” e “Produttività scientifica”, l&#8217;Ateneo perugino si aggiudicherebbe il secondo posto tra tutte le università del Paese in cui pronunciare &#8220;il giuramento di ...</p>
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Sul podio dei 10 migliori atenei dove studiare medicina, l&#8217;Università di Perugia sale sul secondo gradino. Secondo un rapporto Censis, che basa la propria classifica sulla media di due dati: “Progetti di ricerca” e “Produttività scientifica”, l&#8217;Ateneo perugino si aggiudicherebbe il secondo posto tra tutte le università del Paese in cui pronunciare &#8220;il giuramento di Ippocrate&#8221;.</p>
<div id="attachment_16420" style="width: 391px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2015/03/image5.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="size-full wp-image-16420" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2015/03/image5.jpg" alt="fonte Censis " width="381" height="287" /></a><p class="wp-caption-text">fonte Censis</p></div>
<p><strong>La top ten &#8211;</strong> L&#8217;Emilia Romagna si aggiudica ben due posizioni. Al decimo posto troviamo la scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna, la più antica di tutta Europa, che si conferma come uno dei migliori atenei anche in questo settore. Segue poi, con i suoi 97,5 punti di media, la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Ferrara che si piazza, per poco, davanti all&#8217;ateneo della vicina Bologna. Ottavo posto tutto toscano, invece, con la scuola di Scienze della Salute Umana dell’Università di Firenze.<br />
Per la settima posizione, saliamo in Piemonte dove, con i suoi 99 punti, troviamo la scuola di Medicina dell’Università di Torino. Il sesto posto se l&#8217;aggiudica la scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Verona, dedicata ai più romantici dove potranno studiare sotto il famoso balcone di Romeo e Giulietta. Con ben 100,5 punti, al quinto posto troviamo la scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova.<br />
La scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano – Bicocca sfiora il podio e si piazza al quarto posto. La città di Milano conferma, perciò, di essere una dei poli universitari più importanti d’Italia oltre che centro della movida notturna.</p>
<p><strong>Sul podio &#8211;</strong> La medaglia di bronzo se l&#8217;aggiudica, con 102,5 punti di media, la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Pisa. Secondo il rapporto Censis, quindi, la città della Torre pendente può vantare un ateneo di medicina migliore della vicina Firenze. Il secondo posto della top ten per gli studi medici, come dicevamo, va all&#8217;Università degli Studi di Perugia che si avvicina alla vetta della classifica con la sua facoltà di Medicina e Chirurgia. Rullino i tamburi e suonino le trombe perché, al primo posto, con<br />
110 punti su 110, la scuola di Medicina dell’Università del Piemonte Orientale si aggiudica il primo posto della classifica divenendo, così, il miglior ateneo in cui studiare medicina.</p>
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		<title>Università e mondo del lavoro, una sinergia che stenta a decollare</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Aug 2014 09:35:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Santagata]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[atenei]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[mondo accademico]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il sistema universitario Italiano affonda le sue radici in secoli di storia e da esso sono stati generati luminari e scienziati di fama mondiale che hanno dato significativi contributi alla scienza, arte e letteratura. Tali “meriti” sono stati sbandierati da sempre come medaglie da mettere sul petto, eppure, nell’università italiana si ravvisa una tendenza alla ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Il sistema universitario Italiano affonda le sue radici in secoli di storia e da esso sono stati generati luminari e scienziati di fama mondiale che hanno dato significativi contributi alla scienza, arte e letteratura. Tali “meriti” sono stati sbandierati da sempre come medaglie da mettere sul petto, eppure, nell’università italiana si ravvisa una tendenza alla conservazione troppe volte ostile a qualsiasi forma di cambiamento, creando in taluni casi dei veri e propri organismi autoreferenziali sconnessi dalla società civile, dagli interessi dei mercati e dalle esigenze delle aziende e del sistema produttivo. Uno stato di cose non più tollerabile visti i tempi che corrono.</p>
<p><strong>L’ ”apparato” universitario</strong> appare sempre più basato sulla teoria e sulla conoscenza polivalente ma superficiale di materie che formano i giovani solo a metà, senza stabilire alcun contatto con il mondo del lavoro. Ulteriormente, l’università negli ultimi decenni si è votata ad un sistema aziendalistico fine a se stesso, creando corsi di laurea discutibili in quanto non orientati a creare occupazione né figure professionali spendibili sul mercato; delocalizzando in ogni dove per incrementare il numero di iscritti, cattedre, o peggio per accontentare i capricci di qualche politico di turno. Il paradosso è che comunque, nonostante tali vulnus, i nostri laureati sono particolarmente apprezzati all’estero, soprattutto per la conoscenza delle materie scientifiche: non a caso molte volte leggiamo di interessanti scoperte fatte dai nostri connazionali in Università prestigiose, anche se quasi esclusivamente in materie quali fisica, chimica, biologia e medicina.</p>
<p><strong>Al contrario, </strong>nella maggior parte degli altri Paesi europei, la formazione è differenziata e mirata a precisi indirizzi e finalità, e il rapporto tra gli Atenei e il sistema produttivo è stretto e simbiotico, in modo da creare un unico filone tra l’orientamento agli studi universitari, la formazione e l’inserimento nel mondo del lavoro. Sorge spontaneo allora chiedersi perché questo in Italia non avviene. Vi è da dire, in proposito, che le problematiche sono diverse, sfaccettate e di non immediata lettura.</p>
<p><strong>Partiamo dal presupposto</strong> che in molti, troppi casi, il corpo docente ha un’età media elevata, e che negli anni questi abbiano incrementato il loro staff di collaboratori e assistenti, spesso tralasciando la meritocrazia. Molte volte infatti il numero di ricercatori al seguito di un docente ne denota il “potere accademico” anziché il valore scientifico. Ciò che più manca però in Italia è il filo diretto con le imprese e il tessuto produttivo. Difatti, a richieste sempre più specifiche provenienti dal mondo imprenditoriale si risponde troppo spesso con un “prodotto” generalista, vale a dire con un laureato che di fatto risulta ancora da formare prima che sia pronto per intraprendere un percorso professionale. Una situazione ben differente dagli standard di figure professionali europee, che le Università formano, preparano e indirizzano direttamente alle aziende.</p>
<p><strong>Come affrontare, allora, questo declino?</strong> Per prima cosa, instaurando un collegamento diretto tra Università e scuole secondarie, in modo da favorire scelte consapevoli in merito a prospettive e aspettative occupazionali. In più, urge costruire un legame forte e produttivo tra mondo accademico e impresa, di modo che le facoltà formino i ragazzi sulla base delle esigenze delle aziende. Queste, al contempo, devono abbandonare le riserve e aprirsi alla realtà accademica, favorendo stage durante il periodo di studio oltre che condividendo prodotti e risultati raggiunti anche grazie all’apporto degli studenti accolti. Altra proposta interessante è che le Università stesse si occupino dell’aggiornamento professionale di addetti e operatori già inseriti in azienda: solo così può sorgere infatti quella compenetrazione di due mondi che apparentemente sembrano a tenuta stagna.</p>
<p><strong>In definitiva</strong>, la condizione dell’istruzione universitaria italiana appare un percorso accidentato. Dalle problematiche descritte l’Umbria non è certo immune e per questo, siamo chiamati a farci carico di tale situazione e a ripensare il sistema universitario all’interno della regione in modo da renderlo nuovamente volano di sviluppo e non un apparato polveroso, burocratico e non al passo con i tempi. Posto che le università sono le istituzioni depositarie della conoscenza e rappresentano il principale veicolo per la diffusione delle innovazioni e dei cambiamenti in tutti i settori disciplinari, un’istituzione universitaria è anche garanzia di crescita e di miglioramento per il territorio in cui è insediata. Non sempre, però, i rapporti e le relazioni tra università e contesto sociale ed economico in cui operano sono tali da garantire una comunicazione efficace e il trasferimento del bagaglio di innovazione e di competenze dall’università al territorio. Preso atto di tali difficoltà ma anche delle opportunità offerte dalla collaborazione tra università, territorio e mondo del lavoro, non ci resta che agire!</p>
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