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	<title>Perugia Online &#187; aur</title>
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		<title>Regione centrodestra, unire in una sola agenzia Aur, Adisu, Villa Umbra, Isuc e Csg</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2015 10:26:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> “Formulare un progetto di riforma delle agenzie regionali che preveda l&#8217;accorpamento in un unico soggetto di Agenzia Umbria Ricerche, Agenzia per il diritto allo studio universitario, Consorzio Scuola Umbra di amministrazione pubblica, Istituto per la storia dell&#8217;Umbria contemporanea e Centro studi giuridici e politici per valorizzare le professionalità presenti creando una rete di conoscenze e razionalizzando i costi di gestione”. Lo propone la coalizione di centro destra e liste civiche (Lega nord, Rp, FI e FdI) all&#8217;assemblea legislativa, con una mozione di cui il consigliere regionale Valerio Mancini è primo firmatario. Nell&#8217;atto di indirizzo i consiglieri Mancini, Fiorini (Lega nord), Ricci, De Vincenzi (Rp), Nevi (FI) e Squarta (FdI) ricordano che è stato annunciato un progetto di riforma delle agenzie da parte della Giunta, che potrebbe essere ampliato includendo tra gli organismi da accorpare anche Isuc e Centro studi giuridici, per “accrescere le economie di scala e assicurare una efficace semplificazione del sistema amministrativo regionale. Illustrando i contenuti della mozione il consigliere Mancini sottolinea che “l&#8217;idea è di creare una filiera delle conoscenze. Una struttura unica per ottimizzare il lavoro e le potenzialità di uomini e donne che lavorano in questi enti e le ricchezze consistenti negli archivi e nei patrimoni. Forse la politica potrebbe riscoprire dentro questi istituti conoscenze importanti per arrivare a svolgere un&#8217;azione amministrativa più lungimirante. Potremmo scoprire di avere dei tesori in casa, finora non sfruttati adeguatamente. L&#8217;accorpamento e la riorganizzazione di questi enti – conclude – potrebbero anche fornire un aiuto alla soluzione del problema del riassorbimento dei dipendenti delle Province, sia pure andando per gradi. La maggioranza sa bene cosa serve a questa Regione. Questo sarebbe solo un primo passo”</p>
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		<title>“A scuola d’impresa”, dall’11 al 13 maggio le finali regionali</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2015 10:38:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Si terranno da lunedì prossimo, 11 maggio, a mercoledì 13 le finali regionali del progetto “A scuola d’impresa” promosso dall’Agenzia Umbria Ricerche (“Aur”) e finanziato nell’ambito del Programma operativo regionale del Fondo sociale europeo 2007-2013 (Por Fse, Asse V Transnazionalità e Interregionalità). Il progetto, alla terza edizione, ha coinvolto quest’anno oltre 250 studenti ed è gestito in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale per l’Umbria e realizzato da Ecipa Umbria, Ecipar Ravenna e Centro Studi Città di Foligno con il supporto e sostegno della Cna Umbria e della Direzione Scolastica Regionale dell’Umbria. I migliori progetti d’impresa, che supereranno il turno delle competizioni regionali, si confronteranno con istituti di altre regioni nella competizione nazionale che si terrà il 18 maggio a Piacenza. I vincitori verranno poi premiati nello stand della Regione Umbria nell’ambito di Expo 2015, a Milano.</p>
<p>Le finali regionali si terranno a Perugia, Terni e Foligno. Si comincia lunedì 11 maggio, alle ore 9, alla biblioteca dell’Aur, a  Perugia (Via Mario Angeloni 80A)  dove verranno presentate le idee d’impresa dei seguenti Istituti: Istituto di Istruzione Superiore “Giordano Bruno”; Istituto Omnicomprensivo “Mazzini” Magione; Istituto Omnicomprensivo “Rosselli-Rasetti” Istituto superiore di Castiglione del Lago; Istituto Professionale di Stato Servizi per l&#8217;enogastronomia e ospitalità Alberghiera – Assisi; Istituto Istruzione Superiore “Franchetti – Salviani” Città di Castello. Martedì 12 maggio, alle ore 9, all’Hotel Garden di Terni verranno presentate le idee d’impresa di: Istituto di Istruzione Superiore “Ghandi” di Narni; Istituto Omnicomprensivo di Amelia; Istituto di istruzione superiore Classico e artistico di Terni; Istituto di istruzione superiore Tecnico professionale “Spagna” di Spoleto.</p>
<p>Mercoledì 13 maggio l’appuntamento è alle ore 9 all’Auditorium Santa Caterina di Foligno. Verranno presentate le idee d’impresa di: Istituto Professionale “E. Orfini” di Foligno; Istituto Tecnico Tecnologico “L. Da Vinci” Foligno; Istituto di istruzione superiore “Cassata Gattapone” di Gubbio; Istituto di Istruzione Superiore “G. Mazzatinti” di Gubbio.</p>
<p>Sono quasi mille gli studenti umbri coinvolti nelle tre annualità di questo progetto “pilota” che intende favorire la cooperazione tra il mondo della scuola ed il mondo imprenditoriale attraverso iniziative di diffusione della cultura d’impresa nelle scuole. I giovani hanno seguito un percorso formativo e di accompagnamento, orientato a sviluppare lo spirito imprenditoriale ed a fornire loro le competenze necessarie alla creazione d’impresa. Gli studenti, divisi in squadre, dopo una mirata formazione, hanno simulato un progetto d’impresa partendo da un’idea imprenditoriale da loro stessi concepita. I giovani partecipanti, hanno messo in campo, in una logica di “learning by doing”, le azioni da realizzare per diventare imprenditore (rapporti con le banche, ipotesi di produzione del prodotto, piano di marketing) compiendo tutto il percorso che va dall’idea imprenditoriale al “business plan”.</p>
<p>L’obiettivo, sottolineano dall’Agenzia Umbria Ricerche, è quello di formare i giovani ad una nuova cultura del lavoro, cercando di stimolare la creatività, l’innovazione e l’assunzione di rischio, oltre alla capacità di pianificare e di gestire progetti d’impresa e di lavoro autonomo</p>
<p>Quest’anno, “A scuola d’impresa” è fra gli otto progetti italiani in finale per individuare la migliore pratica realizzata con le risorse del Fondo sociale europeo a livello europeo. Il progetto è stato selezionato fra i progetti di una campagna di comunicazione della Commissione Europea che ha l’obiettivo di segnalare alle stazioni radiofoniche alcune interessanti storie locali e regionali che illustrano le opportunità e i vantaggi offerti dalle risorse del Fondo sociale europeo.</p>
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		<title>Res 2014, la produzione manifatturiera resiste contro la crisi</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2015 15:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>La produzione manifatturiera, in un mondo sempre più terziarizzato e nonostante continui a subire i contraccolpi della pesante crisi di questi anni, conserva tutta la sua centralità e strategicità. È quanto emerge dall’approfondimento sulla manifattura e i servizi avanzati in Umbria realizzato per il Rapporto economico e sociale dell’Umbria 2014 e illustrato oggi da Elisabetta Tondini, responsabile dell’Area processi e politiche economiche e sociali dell’Agenzia Umbria Ricerche, nel secondo appuntamento tematico del rapporto economico e sociale dell’Umbria 2014 che si è svolto a Palazzo Donini. Ai lavori, presieduti dal presidente dell’Agenzia Umbria Ricerche Claudio Carnieri, sono intervenuti gli assessori regionali alla Cultura, Fabrizio Bracco, e all’Ambiente, Silvano Rometti.</p>
<p>   <strong>Manifattura &#8211;</strong> Manifattura e servizi avanzati, ha sottolineato Elisabetta Tondini, rappresentano rispettivamente il 15% e il 9% del valore aggiunto regionale al 2010, con differenze strutturali che si riscontrano già a partire dalla formazione della produzione e dalla destinazione delle risorse disponibili. Secondo le elaborazioni dei dati più recenti disponibili (fonte Irpet), nel 2010, la produzione manifatturiera regionale è stata di circa 12 miliardi di euro, con il 48 per cento di beni e serviziprovenienti da fuori regione; l’offerta manifatturiera ha contato su ulteriori 11 miliardi di beni e servizi importati. Una dipendenza, ha rilevato, tipica dei sistemi di piccole dimensioni.<br />
  Gli impulsi generati dalla domanda aggregata manifatturiera sono riusciti a produrre, innescando effetti a catena, oltre il 30% del Pil regionale, circa 15 miliardi di euro: un impatto forte, che sarebbe ben più elevato se non fosse che oltre la metà dei benefici (circa 8 miliardi di euro) è andata a vantaggio delle altre regioni, quelle da cui l’Umbria dipende per l’approvvigionamento dei beni e servizi necessari alla produzione manifatturiera. Sul fronte occupazionale, la stessa domanda finale manifatturiera è riuscita a generare oltre un terzo delle unità locali della regione (il 33,6%, 125mila unità di lavoro). Nel caso dei servizi avanzati (quali editoria, telecomunicazioni, servizi It, attività legali, consulenza di gestione, contabilità, studi di architettura, ricerca scientifica e sviluppo), l’offerta complessivamente disponibile in Umbria nel 2010 è stata di oltre 4 miliardi e mezzo di euro; per circa 3/5 è stata impiegata dal sistema locale. La domanda finale collegata ai servizi avanzati ha generato il 7,3% del Pil regionale (oltre 1 miliardo e mezzo e il 9% delle unità di lavoro (31.700).<br />
Dal confronto tra i due comparti, emerge che la domanda manifatturiera umbra riesce ad attivare quasi un quarto del valore aggiunto prodotto dai servizi avanzati umbri e il 37% delle unità di lavoro relative. Effetti di analoga portata vengono prodotti sul fronte dei servizi più tradizionali, a sottolineare la forza trainante che la produzione di “cose” esplica sul terziario. Lo sviluppo – sono le conclusioni &#8211; pretende contenuti sempre più ampi di conoscenza e innovazione: in questa direzione, la manifattura diventerebbe più competitiva e, anche attraverso una espansione della sua capacità esportativa, amplificate sarebbero le ricadute benefiche su tutto il sistema. </p>
<p> <strong>Settore costruzioni &#8211;</strong>  Quanto al settore delle costruzioni, analizzato da Sergio Sacchi dell’Università di Perugia, con un’incidenza del 7% sul totale del valore aggiunto prodotto in Umbria nel 2012 il comparto si conferma ancora oggi parte importante dell’economia regionale. Se la crisi della finanza pubblica e le difficoltà delle famiglie hanno condizionato il mercato delle opere pubbliche e quello delle abitazioni, con una riduzione delle imprese attive, tuttavia, con 12.163 unità attive alla fine del 2013 il comparto continua a rappresentare quasi un quinto (il 18,8%) del totale delle imprese attive in Umbria. La ricerca si è soffermata su alcuni elementi caratterizzanti, tra cui un recupero di produttività del lavoro che, specialmente a partire dal 2000, ha portato le imprese umbre a ridurre il differenziale rispetto a quelle di altre regioni e che appare collegato a valori piuttosto alti dell’investimento per unità di lavoro, innalzatisi, in particolare, negli anni di crisi. Un dato, quest’ultimo, in controtendenza e da analizzare.  </p>
<p><strong>Green economy &#8211;</strong>  Altro settore strategico nelle politiche europee e regionali, quello delle fonti di energia rinnovabili. Lo studio è stato presentato da Paolo Polinori(Università di Perugia). Per l’Umbria, ha rilevato, questo settore riveste un ruolo cruciale nelle politiche di sviluppo sebbene in una ottica integrata in cui la razionalizzazione dei consumi e l’incremento dell’efficienza energetica hanno un peso determinante. C’è una forte dipendenza del tessuto produttivo regionale dall’input energetico, evidenziata  anche dal consumo elettrico nazionale per addetto che in Umbria è pari a 1,75 quello nazionale. Circa il raggiungimento degli obiettivi del Pacchetto clima energia 20-20-20, l’Umbria mostra un marcato dinamismo che fa assumere come assolutamente raggiungibili gli obiettivi di breve termine fissati dall’Unione europea: la politica energetica regionale e lo sviluppo della filiera industriale delle energie rinnovabili – secondo lo studio -potrebbe consentire il raggiungimento dell’obiettivo del 13,7 per cento di consumo energetico finale da fonti rinnovabili già prima del 2020, disegnando uno scenario che si attesterebbe sul 15 per cento.<br />
  Altro comparto importante, quello delle industrie culturali e creative, analizzato da Andrea Orlandi (Aur). In Umbria insistono 5.465 imprese culturali e creative, il 25% delle quali industrie culturali in senso stretto e il 70% costituite dalle cosiddette imprese creative le quali producono la maggior parte della ricchezza dei sistemi produttivi culturali delle regioni della cosiddetta Terza Italia (compreso quello umbro), probabilmente – è l’analisi di Orlandi  -perché più legate alla veicolazione culturale della tradizione manifattura di quei territori.<br />
  Le imprese culturali e creative (“Icc”) umbre hanno svolto una importante funzione anticiclica negli anni della crisi economica: dal 2009 al 2013, infatti, è cresciuto del 2% il numero delle ICC attive e del 12,5% gli addetti. Anche in questo caso, sono le imprese creative ad essere cresciute, mentre quelle culturali hanno subito la crisi (in particolare quelle legate all’editoria e alla stampa: -4,5%). In questo quadro gli spiragli di luce: le imprese giovanili rappresentano il 10% delle Icc umbre, e lavorano prevalentemente nelle attività di comunicazione, nell’editoria, nel design, ma soprattutto nei settori più legati alla dimensione artigiana. C’è una particolare attenzione dei giovani alle possibilità espansive del made in Italy legato alla valorizzazione/rielaborazione della cultura materiale del territorio, ad esempio per le ceramiche. Le imprese femminili rappresentano il 28 per cento. Le imprese straniere, che sono il 5%, hanno dimostrato particolare vivacità negli ultimi anni (sono cresciute del 6% solo nel 2013, anno di crisi per il sistema imprenditoriale umbro).</p>
<p><strong>Ambiente &#8211;</strong>   “Da un punto di vista ambientale – ha spiegato l&#8217;assessore Rometti – l’Umbria ha una debolezza strutturale, ma i risultati delle politiche regionali finora adottate hanno dimostrato, indicatori alla mano, di funzionare in direzione di una maggiore efficienza energetica e del risparmio di energia, fattori che sono alla base di una nuova concezione di sviluppo e volano per una nuova economia. L’Umbria – ha ricordato Rometti &#8211; copre il 53% del  fabbisogno di energia da fonti rinnovabili e sempre da fonti rinnovabili deriva il 78% della produzione energetica. Le politiche energetiche dei prossimi anni dovranno quindi essere basate su questi due capisaldi, utilizzando le ulteriori possibilità offerte oltre il fotovoltaico”.</p>
<p><strong>La cultura &#8211;</strong>  Per Bracco la situazione dell’Umbria deve fare i conti con un decennio “drogato dalla ricostruzione, che ha fatto convergere sulla regione una mole straordinaria di risorse, causando una spinta verso l’alto del Pil ed accrescendo il peso di alcuni settori dell’economia. Ciò ha accentuato squilibri nel sistema, anche in relazione all’attuale valutazione della crisi che interessa la regione, come il resto del Paese.  Si tratta di un periodo – ha aggiunto l’assessore &#8211; , dal 1998 almeno al 2008, che non costituisce infatti una fase ordinaria dell’Umbria e che meriterebbe uno studio apposito”.<br />
  Nell’affrontare poi le diverse questioni emerse nel corso dei lavori,  Bracco ha evidenziato che negli ultimi anni, l’Umbria ha saputo affinare e ottimizzare gli strumenti offerti della programmazione comunitaria verso quei settori capaci di produrre innovazione e sviluppo, concentrando e ottimizzando le risorse disponibili. “Abbiamo sostenuto  – ha detto –  soprattutto  azioni ed imprese, le cosiddette ‘punte di freccia’, capaci di orientare e trasformare l’economia regionale verso una maggiore competitività, ed è questa la direzione da seguire anche nei prossimi anni per superare la carenze strutturali e  proiettare l’Umbria oltre l’ambito locale. I settori innovativi, dalla manifattura all’agroalimentare, e la creatività culturale per richiamare turismo sono gli ambiti su cui continuare ad investire  per il futuro. In questo quadro – ha concluso &#8211; si colloca anche la capacità che, pur tra notevoli difficoltà, abbiamo avuto nel costruire il “brand umbria”, orami riconosciuto a livello internazionale come sintesi di una regione sostenibile, attrattiva e luogo di eccellenze”.</p>
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		<title>L&#8217;Umbria della lunga crisi: economia debole, ma internazionalizzazione e innovazione ci salveranno</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2015 11:58:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lana]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[ E’ “l’Umbria della lunga crisi” quella descritta questa mattina a Palazzo Donini nel corso della presentazione del Rapporto economico e sociale dell’Umbria 2014, realizzato dall’Agenzia Umbria Ricerche. Presenti il presidente dell’Aur, Claudio Carnieri, il direttore Anna Ascani, i due esperti Mauro Casavecchia ed Elisabetta Tondini, nonchè la presidente della Regione Catiuscia Marini, che ha concluso i lavori. L’appuntamento è il primo di un ciclo di incontri di approfondimento sul Rapporto, in programma previsti altri appuntamenti l’11 febbraio (le dinamiche e le strategie d’impresa), il 18 (approfondimenti settoriali) e il 26 (tendenze sociali).</p>
<p><strong>Il Rapporto </strong>– E’ già noto che l’Umbria ha pagato la crisi più di altre regioni italiane, perdendo ben 11 punti di Pil dal 2008, rispetto ai 9  italiani. Ben il 49,8% delle aziende della regione, una su due, ha visto diminuire i propri ricavi; rispetto alla media nazionale l’Umbria ha una minore produttività del lavoro, una più bassa redditività, una peggior qualità del capitale umano ed una dimensionalità che si attesta su imprese piccole e piccolissime (1-3 addetti). A pesare è poi la minor capacità di esportazione, con un orientamento delle imprese umbre volto soprattutto al mercato locale, nazionale, nonchè molto protetto dalle Pubbliche Amministrazioni. Anche le retribuzioni restano nel settore privato tarate su livelli inferiori rispetto al resto d’Italia, ben l’87% della media nazionale.</p>
<p><strong>I settori</strong> &#8211; Il Rapporto si sofferma anche ad approfondire settori fondamentali per l’economia regionale. Oltre alla manifattura e alle costruzioni, da sempre colonne portanti del mercato regionale, è interessante notare, come, ad esempio, l’industria alimentare, in controtendenza con l’Italia, abbia incrementato in questi anni di crisi l’occupazione, senza intaccare il livello di produttività. In controtendenza anche il comparto delle industrie culturali e creative, che ha avuto una dinamica in crescita per valore aggiunto (5%) e per occupazione negli ultimi anni, seppure sempre a livelli minori rispetto al resto d’Italia. Altro settore d’eccellenza quello delle fonti energetiche rinnovabili. Se è vero, infatti, che l’Umbria ha un indice di intensità energetica e di emissioni di gas serra superiore alla media nazionale, è altrettanto vero che è la quarta regione per l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e la seconda per il risparmio energetico legato ai certificati bianchi.</p>
<p><strong>Da dove ripartire</strong> – “Pur in un contesto così difficile – ha spiegato Mauro Casavecchia dell’Aur -, c’è un gruppo di imprese che è cresciuto e ha avuto successo. Ciò non dipende dal settore di appartenenza o dalle dimensioni, ma dalle strategie messe in campo. Queste imprese hanno, infatti, abbinato internazionalizzazione e innovazione, differenziando le proprie strategie competitive e non riducendo semplicemente i costi”. “Interessante – continua Casavecchia &#8211; anche il settore delle start up, che anche in Umbria cominciano a svilupparsi, seppur con piccoli numeri, con una quarantina di nuove imprese innovative censite negli ultimi quattro anni. Un ottimo esempio di come la ricerca possa essere linfa vitale per il mercato, dando spazio soprattutto alle giovani generazioni”.</p>
<p><strong>La presidente Marini </strong>–<strong> “</strong>L’Umbria – ha sottolineato la presidente Marini -, e l’Italia in generale, hanno visto una fortissima contrazione degli investimenti pubblici, a causa delle politiche di austerità intraprese nei primi anni della crisi, politiche che, in molti casi, hanno bloccato lo sviluppo. E’, invece, importante tornare a investire in finanziamenti pubblici, soprattutto nei settori dell’innovazione e delle nuove tecnologie. Occorre poi privilegiare le politiche che aiutano a dare opportunità di lavoro, soprattutto in merito alle nuove generazioni, e non solamente a quelle che incentivano l’aumento dei consumi”. “Il miliardo e mezzo di risorse dei fondi strutturali – ha continuato la presidente – sono in questo fondamentali e vanno impiegati non più per costruire strutture, ma per aiutare la specializzazione intelligente del nostro sistema produttivo per irrobustirlo, caratterizzarlo e recuperare il gap di competitività perso dalla regione negli anni. Dobbiamo puntare sui nostri punti di forza, come le imprese che hanno investito in innovazione e internazionalizzazione, per esportare il loro modello virtuoso anche ad altre realtà. E ancora sull’istruzione e la formazione dei giovani, sulla caratterizzazione del territorio e sulle politiche e servizi di welfare, grandi fattori di sviluppo economico”.</p>
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