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	<title>Perugia Online &#187; dia</title>
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		<title>Sequestri per mafia, anche a Spoleto confiscati terreni e fabbricati</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2015 09:06:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Sono finiti anche immobili e terreni di Spoleto nella maxi confisca da 54 milioni di euro operata dalla Direzione investigativa antimafia di Agrigento ai danni dei fratelli Diego e Ignazio Agrò, rispettivamente di 68 e 76 anni, originari di Racalmuto (Agrigento) ma da anni residenti ad Agrigento, che producono e commercializzano olio alimentare. La confisca &#8211; I decreti di ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[ Sono finiti anche immobili e terreni di Spoleto nella maxi confisca da 54 milioni di euro operata dalla Direzione investigativa antimafia di Agrigento ai danni dei fratelli Diego e Ignazio Agrò, rispettivamente di 68 e 76 anni, originari di Racalmuto (Agrigento) ma da anni residenti ad Agrigento, che producono e commercializzano olio alimentare.</p>
<p><strong>La confisca</strong> &#8211; I decreti di confisca, emessi dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Agrigento, presieduta da Luisa Turco, nascono dalla proposta avanzata dal procuratore di Palermo Bernardo Petralia. Oltre ai beni di Spoleto, i due provvedimenti comprendono 58 immobili, tra fabbricati e terreni, in provincia di Agrigento e a Giardini Naxos (Messina); 12 imprese con sede ad Agrigento e provincia, a Fasano (Brindisi) e Petilia Policastro (Crotone); 56 tra rapporti bancari, postali e polizze assicurative. In Spagna sono poi stati confiscati sei fabbricati e tre imprese dedite a produzione e compravendita di olio.</p>
<p><strong>I due fratelli</strong> &#8211; I fratelli Agrò erano già noti alle forze dell&#8217;Ordine. Erano, infatti, stati arrestati nel luglio 2007, nell&#8217;ambito dell&#8217;indagine &#8220;Domino 2&#8243; relativa ad una serie di omicidi avvenuti all&#8217;inizio degli anni &#8217;90 in provincia di Agrigento, a seguito delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, tra cui Maurizio Di Gati, già capo di Cosa nostra agrigentina. Erano stati condannati all&#8217;ergastolo (e poi assolti dalla Corte d&#8217;Appello, dopo il rinvio della Cassazione) per concorso nell&#8217;omicidio dell&#8217;imprenditore Mariano Mancuso, dopo che Salvatore Fragapane, all&#8217;epoca capo del mandamento mafioso, ne aveva deliberato l&#8217;uccisione. I due fratelli, seppur non organici, sono ritenuti contigui a Cosa nostra agrigentina.</p>
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		<title>Maxi sequestro alla &#8216;Ndrangheta, anche Perugia tra le città coinvolte</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Sep 2014 10:36:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Anche Perugia rientra nell’operazione avviata dagli agenti della Dia di Firenze e di Bologna, coadiuvati dai carabinieri di Reggio Emilia, che ha portato al sequestro di beni del valore di 5 milioni di euro riconducibili ai fratelli Sarcone, imprenditori edili di origine calabrese da anni stabiliti in Emilia, ritenuti affiliati alla &#8216;Ndrangheta e precisamente alla ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Anche Perugia rientra nell’operazione avviata dagli agenti della Dia di Firenze e di Bologna, coadiuvati dai carabinieri di Reggio Emilia, che ha portato al sequestro di beni del valore di 5 milioni di euro riconducibili ai fratelli Sarcone, imprenditori edili di origine calabrese da anni stabiliti in Emilia, ritenuti affiliati alla &#8216;Ndrangheta e precisamente alla cosca Grande Aracri di Cutro (Kr). Secondo le ricostruzioni effettuate dalle forze dell’ordine, l’associazione criminale era particolarmente attiva nelle estorsioni ai danni di imprenditori operanti in vari settori dell&#8217;economia locale. Il sequestro è stato disposto in via d&#8217;urgenza dal presidente del tribunale di Reggio Emilia, su richiesta del direttore della Dia Arturo De Felice, dopo che gli investigatori del centro operativo di Firenze avevano rilevato, da parte di familiari di uno dei fratelli, ripetuti tentativi di sottrarre al sequestro ingenti somme di denaro. I beni posti in sequestro sono costituiti da circa 40 immobili (terreni e fabbricati), da numerosi autoveicoli, intestati a persone fisiche e giuridiche, da quote societarie e compendi aziendali e da consistenti disponibilità finanziarie. L’operazione si colloca nell&#8217;ambito di un procedimento di applicazione di misure di prevenzione personali e patrimoniali avviato a seguito di richiesta formulata dal Direttore della Dia in base ad un&#8217;accurata analisi delle infiltrazioni della criminalità organizzata di origine calabrese nei settori imprenditoriali dell&#8217;Emilia Romagna, effettuata dalla Dia di Firenze. In tale contesto, è stata monitorata la posizione dei quattro fratelli, ritenuti affiliati alla ‘Ndrangheta, uno dei quali già condannato, con sentenza di primo grado emessa nel 2013, ad una pena di otto anni ed otto mesi per associazione di tipo mafioso, essendo stato accertato il suo ruolo di vertice nella cosca Grande Aracri. Ai destinatari del sequestro sono risultati riconducibili beni con valore palesemente sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati e all&#8217;attività economica svolta.</p>
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