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	<title>Perugia Online &#187; Documentario</title>
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	<description>Scomoda, Libera, Indipendente.</description>
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		<title>“195 Metres”: una maratona per superare la linea verde</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2016 20:34:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Sordi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
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		<category><![CDATA[Cipro]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="areaSingle">Perugia. </span> “195 Metres” è il progetto filmico di tre registi, Alessandro Di Cosmo, Marco Fortunati e Maria Tsaousis, che dopo una prima fase di ricerca, programmazione e scrittura è pronto per essere tradotto in immagini. Cipro, l’sola greca nota in Europa per il turismo ha, in realtà, una storia lunga e poco conosciuta, fatta di due popoli, quello greco e quello turco, che hanno sempre convissuto pacificamente fino allo scoppio della guerra civile nel 1974. A trent’anni dalla guerra, durata poco più di due settimane, la situazione è molto diversa rispetto a quella prima del conflitto: greci e turchi non sono più vicini di casa e non frequentano più gli stessi bar.</p>
<p style="text-align: justify;">L’isola è infatti divisa da un linea che la percorre in orizzontale: la linea verde. La storia di questo confine, con gli anni, si è smarrita nella leggenda, che vuole un ufficiale delle forze armate americane, intervenute durante il conflitto, l’avesse segnata sulla cartina con un matita di quel colore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma cos’è la linea verde? Si tratta di una vera e propria barriera (di muro e filo spinato) che taglia a metà Cipro, una zona cuscinetto ancora oggi presidiata dall’ Onu che controlla attraverso check-point il passaggio. Quella che comunemente, in Europa, si chiamerebbe linea di frontiera.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2016/05/unnamed-1.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="aligncenter size-large wp-image-35697" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2016/05/unnamed-1-700x394.jpg" alt="unnamed (1)" width="618" height="348" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">“Il progetto, o almeno l’idea del progetto nasce da un viaggio a Cipro in cui mi sono reso conto e per la prima volta scontrato con questa realtà. Per noi che siamo abituati a viaggiare da un capo all’ altro del mondo, sembra infatti assurdo che esista una zona presidiata che collega le parti estreme di una stessa nazione. Eppure a Cipro esiste, ed è l’unico paese in Europa ad avere questa strana conformazione”, mi spiega Alessandro di Cosmo, uno dei registi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questi tre ragazzi, alle prese con il loro primo lavoro insieme, la voglia di raccontare questa situazione nasce quindi dalla semplice domanda: “Come è possibile che in uno stesso paese esista una frontiera da oltrepassare?”. E non esiste solamente una linea fisica di confine ma, ancora meno sottile, è la linea tracciata indelebilmente nel ricordo, nelle abitudini e nella psiche dei ciprioti.</p>
<p style="text-align: justify;">“Molti di loro, sia dalla parte turca che da quella greca, non hanno mai passato la linea. Persino i giovani, che non hanno vissuto la guerra se non per i racconti dei padri e dei nonni, non hanno mai avuto l’interesse ma ancora di più il coraggio di vedere cosa ci fosse oltre.” Un blocco psicologico con il passato che ha incuriosito i registi del film, che hanno scavato e cercato a fondo per trovare il modo di raccontare questo “limes”, e per trovare chi potesse incarnarlo pienamente. Il protagonista è un uomo, greco-cipriota, che ha visto con i suoi occhi il conflitto e che dopo la decisione della comunità internazionale di dividere l’isola ha dovuto trasferirsi dall’ altra parte della linea, lasciare tutto e varcare quel confine che non ha mai più avuto il coraggio di attraversare.</p>
<p style="text-align: justify;">“La cosa che ci ha convinto a scegliere lui, e quindi a chiedergli di partecipare al progetto è stata che Yiannakis Tsaousis, il protagonista del film, sia un maratoneta e che ogni mattina faccia km di corsa anche avvicinandosi alla linea. Alla base di questa scelta sta quindi il parallelismo, per noi interessante, tra corsa e vita, tra gli ultimi 195 metri della maratone per arrivare al traguardo che sono, più o meno, gli stessi metri che lo separano dal confine”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto ha subito, nel corso dei mesi diverse modifiche: “l’idea iniziale era prendere più protagonisti, sia greco-ciprioti che turco-ciprioti per fare un confronto e riportare affinità e differenze. Successivamente però ci siamo resi conto che sarebbe stato più interessante seguire una sola storia”.</p>
<p style="text-align: justify;">Alessandro ribadisce che scegliere una sola “parte”, quella greco-cipriota, non ha alcuna motivazione ideologica, totalmente estranea agli obiettivi di questo progetto: “non c’è alcuna presa di posizione né di tipo politico né tanto meno ideologico, noi non parteggiamo per nessuno. Piuttosto vogliamo raccontare la storia di un uno che è la storia di tutti, le sensazioni e le paure che accomunano la maggior parte degli abitanti di Cipro, sia da una parte che dall’ altra del confine”.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta politica, se così si può chiamare, è piuttosto quella di portare davanti agli occhi di tutti una storia lontana, dimenticata di cui pochi sono a conoscenza. Infatti, chiarisce bene il regista: “è una di quelle guerre che studi sui libri di storia contemporanea ma di cui non si conoscono le ripercussioni sul presente e la situazione attuale. Noi non vogliamo raccontare la storia da manuale, non andiamo a rivangare la guerra nel dettaglio su cosa sia successo e chi sia intervenuto, ma vogliamo dare spazio alle vicende umane, a tutto quello che il conflitto ha comportato per chi vive a Cipro”. Il film si propone di analizzare una condizione, quella del non volere superare la linea, che evade i confini dell’isola greca e diventa una condizione umana esistente in tutti, in quanto ognuno ha un proprio confine che per diverse ragioni non riesce a travalicare.</p>
<p style="text-align: justify;">“Noi vogliamo raccontare una storia, le tante storie e la storia comune all’ intera umanità prendendo in esame l’idea di confine. Ad interagire con il protagonista vi saranno altri personaggi, alcuni di essi, ad esempio, la linea verde l’hanno superata anche più di una volta. Possiamo dire che vogliamo mettere il protagonista in condizione di scegliere, attraverso anche le testimonianze degli altri, se andare oltre la linea o meno. È una sfida tanto per noi quanto per lui, perché anche noi, non essendoci un copione, non sappiamo cosa succederà. Può essere che Yannakis si fermi prima della linea o superi il traguardo e concluda la sua maratona”.</p>
<p><a href="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2016/05/Yiannakis-in-allenamento-campo-medio-tagliata.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="aligncenter size-large wp-image-35696" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2016/05/Yiannakis-in-allenamento-campo-medio-tagliata-700x315.jpg" alt="Yiannakis in allenamento campo medio tagliata" width="618" height="278" /></a></p>
<p>Allo stesso modo anche Alessandro e agli atri due registi stanno facendo la loro maratona, quella che li porterà a realizzare la loro pellicola. Infatti, trattandosi di un lavoro completamente autoprodotto, è in questi giorni ancora in corso la raccolta fondi sulla piattaforma crowdfounding di Ululele.</p>
<p>Il progetto vede il patrocinio dell&#8217;Ambasciata della Repubblica di Cipro in Italia e la collaborazione del Consolato della Repubblica di Cipro a Perugia. C&#8217;è tempo fino al 3 giugno 2016 per sostenere il progetto a questo link: <a href="http://it.ulule.com/195metres-film/">http://it.ulule.com/195metres-film/</a> . Sul sito si trova anche un breve teaser del progetto.</p>
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		<title>A #Ijf15 il documentario &#8220;The good life&#8221; di Niccolò Ammaniti</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2015 09:54:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Pugliese]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[#ijf15]]></category>
		<category><![CDATA[Documentario]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Niccol? Ammaniti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Tra i big ospiti dell&#8217;edizione 2015 del Festival del giornalismo c&#8217;è Niccolò Ammaniti. Conosciuto come scrittore, si presenta ora nella nuova veste di regista con il film documentario &#8220;The good life&#8221;. Racconta la storia di tre italiani che hanno scelto di lasciare l&#8217;Italia e trasferirsi in India dove hanno trovato il senso vero della propria ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/a-ijf15-il-documetario-the-good-life-di-niccolo-ammaniti/">A #Ijf15 il documentario &#8220;The good life&#8221; di Niccolò Ammaniti</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Tra i big ospiti dell&#8217;edizione 2015 del Festival del giornalismo c&#8217;è Niccolò Ammaniti. Conosciuto come scrittore, si presenta ora nella nuova veste di regista con il film documentario &#8220;The good life&#8221;. Racconta la storia di tre italiani che hanno scelto di lasciare l&#8217;Italia e trasferirsi in India dove hanno trovato il senso vero della propria esistenza.</p>
<p><strong>L&#8217;intervista &#8211;</strong> Niccolò Ammaniti, intervistato brevemente da Giovanna Zucconi sul palco del teatro Morlacchi nella terza giornata del festival, racconta come è nata questa avventura. Ammaniti, che ha visto diventare film alcuni suoi libri come &#8220;Io non ho paura&#8221; o &#8220;Come Dio comanda&#8221; che raccontavano storie inventate dall&#8217;inizio alla fine, per la prima volta decide di fare il contrario: raccontare, con le immagini, storie vere. Lo scrittore decide di incontrare e ascoltare i tanti italiani che vivono in India, non per sapere come vivono lì, piuttosto per farsi raccontare l&#8217;Italia che avevano lasciato, quella degli anni settanta. Loro potevano farlo da una prospettiva non amalgamata con altri quarant&#8217;anni di storia e, per noi è stato utile per arrivare alla consapevolezza che le problematiche da loro lasciate sono quelle che continuiamo a sperimentare in Italia.</p>
<p><strong>Il documentario &#8211; </strong>Tre vite, tre storie di italiani trasferitisi in India alla ricerca di un riscatto e di una nuova vita. Il primo, Baba Shiva, lascia l’Italia e diventa un sacerdote induista, avvolto nella sua veste rossa, recita preghiere sulle rive del Gange. Il secondo, Eris, nomade in viaggio per l’Asia, si stabilisce con moglie e figli sull’Himalaya. Il terzo, Giorgio, fuggito di casa a tredici anni, diventa il custode del tempio in un piccolo paese. Lo scrittore usa le sue abilità e la sua sensibilità per raccontare il mondo di tre persone che hanno rinunciato all’Italia per l&#8217;opportunità di una vita diversa, per un riscatto sociale. Il viaggio per tutti e tre nasce come fuga, per scoprire se stessi, la vera essenza della vita e, per due di loro, una nuova spiritualità. Con un&#8217;Italia soffocata da gerarchie, arrivismo e ambizione, non è stato difficile, dichiarano i personaggi, desiderare di andare altrove per cercare qualcosa di diverso. Tutti e tre sostengono di essere soddisfatti della loro scelta, di non voler tornare in Italia, eppure trasmettono anche una nostalgia per il Paese di origine e i loro ricordi si sono fossilizzati nel momento in cui hanno deciso di iniziare un’altra vita.  Questa nostalgia è rintracciabile, ad esempio, nella famiglia di Eris che non manca di mettere a tavola penne al pomodoro con grana.</p>
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<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/a-ijf15-il-documetario-the-good-life-di-niccolo-ammaniti/">A #Ijf15 il documentario &#8220;The good life&#8221; di Niccolò Ammaniti</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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