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	<title>Perugia Online &#187; esportazioni</title>
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		<title>Umbria, bene le esportazioni nel primo semestre 2016</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2016 17:55:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> L&#8217;Umbria piace, soprattutto all&#8217;estero. E dato che le esportazioni sono il sale dell&#8217;economia di un paese, ecco che questo inizio 2016 ha fatto registrare dati davvero incoraggianti in merito al comparto dell&#8217;export, soprattutto se parliamo della suddetta regione. Secondo i dati relativi a questo primo semestre del 2016, le esportazioni umbre hanno letteralmente spazzato via i numeri raccolti nel 2015, a loro volta molto positivi. E come se non bastasse ciò, l&#8217;export umbro si dimostra anche di molto superiore alle media nazionale.</p>
<p><strong>Esportazioni: un inizio 2016 da record per l&#8217;Umbria</strong></p>
<p>Secondo quanto riportato dall&#8217;indagine della Regione Umbria, questo inizio 2016 ha portato in dote dati davvero interessanti. Nello specifico, l&#8217;export umbro è in crescita del +5,4%: una notizia che va un po&#8217; contro corrente, considerando che la media nazionale relativa alle esportazioni ha registrato un calo generale del -0,4%. Ma il positivo stato di salute delle esportazioni delle aziende umbre non è certo una novità: lo stesso 2015 aveva registrato un aumento complessivo dell&#8217;export pari al +6,4%. Sia i dati relativi allo scorso anno che quelli di questi mesi del 2016, risaltano se paragonati alla media nazionale delle esportazioni, pari al +3,8%.</p>
<p>Le esportazioni crescono e con esse crescono anche le possibilità per le imprese, che oggi hanno l&#8217;occasione per espandere ancor di più il proprio business all&#8217;estero. Questo, in altre parole, è il momento più adatto per cavalcare l&#8217;onda dell&#8217;export: una missione che, comunque, non si presenta priva di difficoltà. Eppure, per superare tutti i problemi logistici legati all&#8217;internazionalizzazione, ecco che intervengono progetti innovativi come “Mestiere Impresa” di BNL. Grazie a questo progetto, <a href="https://mestiereimpresa.bnl.it/it/consulenza-pmi/internazionalizzazione/">le imprese interessate possono richiedere una consulenza per l&#8217;internazionalizzazione</a>, accedere ad una banca dati vastissima, ricercare il paese di destinazione ed analizzare i diversi mercati. In questo modo, dunque, sarà molto più semplice reperire informazioni sulle varie attività e, di conseguenza, espandere il loro giro d&#8217;affari.</p>
<p><strong>Export: Perugia regina dell&#8217;Umbria</strong></p>
<p>Stando ai dati raccolti, è la città di Perugia ad aver fatto registrare i dati più interessanti relativi al giro d&#8217;affari legato all&#8217;estero: si parla, nello specifico, di ben 642 milioni di euro derivati dalle esportazioni delle aziende perugine all&#8217;estero, con un incremento rispetto al 2015 pari al +2,6%. Da sottolineare anche l&#8217;annata <a href="http://www.ansa.it/umbria/notizie/2016/08/08/export-umbro-in-crescita-nel-2015_cb5026f4-8f0e-4410-a23d-c69e712c1c4a.html">particolarmente positiva di Terni</a>: secondo i dati comunicati dalla Regione Umbria, la provincia ha incrementato del 12% i suoi proventi relativi alle esportazioni. Questi numeri sono anche frutto dell&#8217;impegno della stessa regione, sempre più spesso dedita alla promozione di numerosi progetti e iniziative.</p>
<p><strong>Umbria nel mondo: i mercati più interessanti</strong></p>
<p>Ma quali sono i mercati ed i paesi che hanno rappresentato, in questi mesi, un vero e proprio porto sicuro per le esportazioni umbre? Innanzitutto va sottolineato il successo del comparto della meccanica e della metallurgia, soprattutto se si considerano paesi di destinazione come la Germania e gli Stati Uniti. Stando poi agli ultimi trend, non è scorretto pensare che il futuro possa riservare altre sorprese positive.</p>
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		<title>Made in Italy, in crescita le esportazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2016 16:12:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[CNA]]></category>
		<category><![CDATA[esportazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Tre miliardi e mezzo di euro. A tanto ammonta il valore dell’export delle imprese manifatturiere umbre, di cui circa il 70% è costituito dai settori del “made in Italy”, per la gran parte (84%) rappresentati da imprese al di sotto dei 10 addetti. &#8220;Le politiche regionali &#8211; afferma Francesco Vestrelli, responsabile regionale di Cna Produzione &#8211; ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>Tre miliardi e mezzo di euro. A tanto ammonta il valore dell’export delle imprese manifatturiere umbre, di cui circa il 70% è costituito dai settori del “made in Italy”, per la gran parte (84%) rappresentati da imprese al di sotto dei 10 addetti.<br />
&#8220;Le politiche regionali &#8211; afferma Francesco Vestrelli, responsabile regionale di Cna Produzione &#8211; devono essere indirizzate a sostenere e riqualificare le piccole imprese manifatturiere, in particolare quelle artigiane, che ancora oggi rappresentano una componente fondamentale del sistema manifatturiero umbro&#8221;. Cna Umbria ha presentato i risultati dell’indagine, condotta insieme al centro studi Sintesi, sulla relazione tra l’evoluzione delle imprese manifatturiere umbre negli anni della crisi e l’andamento delle esportazioni.<br />
&#8220;Numeri alla mano – continua Roberta Datteri, imprenditrice e dirigente di Cna &#8211; mentre tra il 2009 e il 2015 il Pil regionale precipitava del 5%, l’export aumentava del 28% (+ 38% a prezzi correnti). Un export che è da attribuire quasi per intero alle imprese manifatturiere (3,5 miliardi di euro sui 3,6 totali delle esportazioni). Tra queste 7.800 imprese la parte del gigante la fanno i settori specializzati nel made in Italy, mentre emerge un forte ridimensionamento del peso della metallurgia. E se andiamo a spacchettare le aziende per numero di occupati vediamo che la maggior parte di esse sono micro imprese (da zero a 9 addetti), che da sole esprimono circa il 30% dell’occupazione in questi settori&#8221;.<br />
La ricerca ha preso in esame l’agroalimentare, la moda, il sistema casa, i macchinari, i mezzi di trasporto e la carta-stampa, andando a verificare il rapporto tra imprese, addetti, mercati di riferimento e andamento delle esportazioni negli ultimi sei anni.<br />
&#8220;I maggiori mercati di riferimento &#8211; afferma Alberto Cestari, del centro studi Sintesi &#8211; continuano a essere quelli dei Paesi dell’Unione europea (62% del totale) e l’America (13%), seguiti dai Paesi europei extra Ue (10%) e dall’Asia. Più distaccati ci sono l’Africa (3%), il Medio Oriente (3%) e l’Oceania (1%). Un aspetto molto interessante riguarda l’evoluzione delle imprese, che nel complesso sono diminuite di numero rispetto all’inizio della crisi, mentre il valore dell’export è aumentato: è così per il sistema moda (-10% di imprese, + 74% export), per i mezzi di trasporto (- 18% di imprese, + 140% export), per il sistema casa (-17% di imprese, +22% export), per i macchinari (-14% di imprese, +18% export). Fanno eccezione le imprese dell’agroalimentare, cresciute sia come numero (+5%) che come export (+59%)&#8221;.<br />
“Nonostante si sia verificata una diminuzione del numero delle imprese – prosegue Vestrelli &#8211; il peso percentuale dell’artigianato all’interno del “made in Italy” nel 2015 è pressoché analogo a quello del 2009, ìndice di una “crescita” delle imprese artigiane e di una rispecializzazione dei settori verso produzioni a maggior valore aggiunto. Lo dicevo in apertura: numeri alla mano, è chiaro che le piccole imprese ricoprono un ruolo fondamentale nelle produzioni del “made in Italy” dirette all’estero. Ecco perché chiediamo alla Regione che le risorse dei fondi strutturali e per le politiche di innovazione vengano destinate in misura consistente a questi settori, favorendo gli investimenti volti all’ammodernamento del patrimonio produttivo, alla digitalizzazione delle imprese artigiane, alla valorizzazione dei mestieri quale mezzo per creare occupazione, e infine all’internazionalizzazione. A quest’ultimo proposito lamentiamo difficoltà nell’accesso a strumenti che pure avevamo concordato con la Regione. Non ha senso mettere in campo misure che poi vengono sistematicamente vanificate dalla burocrazia. Crediamo sia opportuno un ripensamento o un riallineamento tra strumenti ed esigenze delle imprese – conclude Francesco Vestrelli –, anche per non vanificare l’ottimo lavoro fatto in questi ultimi anni&#8221;.<br />
La conferenza stampa è stata conclusa dall’assessore Fabio Paparelli, che nel ricordare come la Regione Umbria stia scommettendo sugli assi strategici dell’internazionalizzazione, della ricerca, dell’innovazione e della sostenibilità territoriale, ha riconosciuto il ruolo svolto in questi anni dalla Cna nell’affiancare e sostenere le imprese nei loro processi di apertura verso i mercati esteri.</p>
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