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	<title>Perugia Online &#187; facolt? di economia</title>
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		<title>Perché l&#8217;UE è l&#8217;epicentro della crisi globale? Una discussione con gli esperti</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2016 12:03:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Catanzaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[amedeo argentiero]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>Si è svolto nel tardo pomeriggio di ieri (lunedì 9 maggio) presso il Dipartimento di Economia un incontro &#8211; organizzato da Programma 101 &#8211; con due docenti (uno ospite e proveniente dall&#8217;università di Leeds, Marco Passarella, e l&#8217;altro &#8220;di casa&#8221; con funzioni da moderatore, Amedeo Argentiero), che hanno illustrato al pubblico come le diverse scuole di pensiero economico vedano origini e soluzioni della crisi, con un occhio particolare rivolto al contesto in cui viviamo, quello dell&#8217;Unione Europea.</p>
<p><strong>I filoni principali &#8211; </strong>Per semplicità (e per mancanza di tempo), Passarella ha suddiviso le teorie analizzate in 4 filoni principali: neoclassici, keynesiani, marxisti (che coprono il tradizionale specchio che va da destra a sinistra), ricomprendendo in ciascuna categoria le teorie derivate, più la Nuova sintesi neoclassica, che da qualche anno a questa parte ha assunto una posizione predominante negli Stati Uniti d&#8217;America.</p>
<p><strong>Punti condivisi &#8211; </strong>Si è passati quindi ai punti condivisi da tutte queste correnti per quanto riguarda la crisi dell&#8217;area euro: essa nasce negli USA e solo in un secondo momento raggiunge l&#8217;Europa; non è originariamente una crisi del debito pubblico; è invece crisi del debito privato e/o estero che si ripercuote sul sistema bancario; la &#8220;causa ultima&#8221; è rappresentata da squilibri nelle bilance dei pagamenti degli Stati.</p>
<p><strong>Punti di disaccordo &#8211; </strong>I momenti di divergenza cominciano proprio da quest&#8217;ultimo aspetto. Le interpretazioni possono già cambiare a seconda del diverso peso che si fornisce al conto corrente o al conto finanziario nella bilancia dei pagamenti. Ma questo è il meno: individuata la &#8220;causa ultima&#8221;, occorre individuare tanto la &#8220;causa prima&#8221; che le diverse &#8220;cause mediate&#8221;. Per quanto riguarda la prima questione, c&#8217;è chi pone l&#8217;accento sull&#8217;eccessiva deregolamentazione, chi sulla sperequazione distributiva, chi sulla caduta del saggio di profitto. Per quanto riguarda la seconda, invece, di volta in volta sono individuati come problematici: la moneta unica e il complesso sistema di trattati che si porta dietro; il costo del lavoro; la differenza nei tassi di crescita tra i diversi paesi, o quella nei tassi d&#8217;interesse e via dicendo.</p>
<p><strong>Soluzioni proposte &#8211; </strong>Diversissime sono di conseguenza anche le soluzioni proposte: si va dal&#8217;utilizzo della politica monetaria all&#8217; approvazione di riforme strutturali; dall&#8217;uso dell&#8217;arma fiscale alla predisposizione di un piano industriale; per finire con l&#8217;uscita dall&#8217;euro. Possiamo dire che le prime due soluzioni sono quelle tentate finora dalla Banca Centrale Europea: una direttamente, attraverso il Quantitative Easing e il taglio dei tassi d&#8217;interesse, l&#8217;altra indirettamente, mediante i vari &#8220;suggerimenti&#8221; via via susseguitisi nei confronti dei singoli paesi dell&#8217;Eurozona.</p>
<p><strong>Dibattito &#8211; </strong>Al termine della discussione è seguito un lungo dibattito tra i partecipanti, gli organizzatori e i relatori, durante il quale chiunque ha preso la parola ha dimostrato di preferire un&#8217;interpretazione diversa dei fatti trattati, segno una volta di più che l&#8217;economia &#8211; nonostante si serva per l&#8217;esposizione delle sue leggi di formule matematiche &#8211; è una scienza sociale e come tale non può presentare una verità univoca.</p>
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