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	<title>Perugia Online &#187; Femminicidio</title>
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		<title>Femminicidio: la Cgil dell’Umbria aderisce alla fiaccolata di sabato a Perugia per Raffaella e Ilaria </title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2015 10:29:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> La Cgil dell’Umbria aderisce e sostiene la manifestazione organizzata per sabato 19 dicembre dall&#8217;Associazione Liberamente Donna, dal Centro Antiviolenza di Perugia &#8220;Catia Doriana Bellini&#8221;  e dal Comune di Perugia, in Corso Vannucci (ore 18:30) per ricordare Raffaella Presta, Ilaria Abbate e tutte le altre donne vittime di femminicidio. “Siamo convinte che sia giunto il momento di intensificare gli sforzi per un necessario cambio culturale, anche nella nostra regione, rispetto alla questione della violenza sulle donne e più in generale del rapporto tra generi – afferma Giuliana Renelli, segretaria regionale Cgil – per questo apprezziamo l’iniziativa di sabato e la disponibilità dell’amministrazione comunale ad un gesto importante, come quello di spegnere per qualche minuto le luminarie natalizie, in modo da accendere l’attenzione della cittadinanza su questo fenomeno così drammatico. È infatti importante sensibilizzare tutti perché, quale che sia la condizione del rapporto di coppia, niente e nessuno potrà mai giustificare la violenza che hanno subito Ilaria e Raffaella e come loro purtroppo molte altre”, conclude Renelli.</p>
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		<title>Perugia, si spengono le luminarie e si accendono le fiaccole per non dimenticare le vittime di femminicidio</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2015 14:10:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione Liberamente Donna, il Centro Antiviolenza di Perugia &#8220;Catia Doriana Bellini&#8221;  ed il Comune di Perugia non vogliono dimenticare le donne vittime di violenza di genere. Abbiamo pensato di organizzare una fiaccolata durante la quale verranno spente le luci di festa e la città si fermerà silenziosamente nel ricordo di Ilaria, Raffaella e tutte le donne ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> L&#8217;Associazione Liberamente Donna, il Centro Antiviolenza di Perugia &#8220;Catia Doriana Bellini&#8221;  ed il Comune di Perugia non vogliono dimenticare le donne vittime di violenza di genere. Abbiamo pensato di organizzare una fiaccolata durante la quale verranno spente le luci di festa e la città si fermerà silenziosamente nel ricordo di Ilaria, Raffaella e tutte le donne vittime di femminicidio.</p>
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		<title>Violenza contro le donne, serve un piano nazionale</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Nov 2014 11:19:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Era il 1999 quando l&#8217;assemblea dell&#8217;Onu decretava, con una risoluzione, l&#8217;istituzione della Giornata internazionale per l&#8217;eliminazione della violenza contro le donne il 25 novembre. &#8220;Ancora oggi &#8211; dice Stefania Fiorucci, portavoce delle Democratiche della provincia di Perugia &#8211; questa giornata rappresenta un’occasione importante per sottolineare e rilanciare una battaglia contro un fenomeno di drammatica attualità molto diffuso e, ancora in tanta parte, sommerso, che si caratterizza prevalentemente come violenza in ambito familiare e si manifesta sotto più forme contemporaneamente: violenza fisica, psicologica, economica, sessuale”.“Le donne che la subiscono – ancora Fiorucci &#8211; appartengono ad ogni classe sociale e ad ogni fascia di età e hanno difficoltà a denunciare le violenze che subiscono: per vergogna; perché le umiliazioni subite e la paura che la violenza si ripeta annientano l&#8217;autonomia e l&#8217;autostima; per timore del giudizio sociale;  perché, ancora oggi, agisce culturalmente una legittimazione della violenza sulle donne, soprattutto quella domestica, che rimane circondata da omertà, silenzio e luoghi comuni, che non aiutano le donne a costruire per  sé e per i figli/e,  spesso minori, risposte a gravi situazioni.</p>
<p align="justify"><strong>Convenzione di Instanbul</strong> &#8211; E proprio per questo la violenza sulle donne non è un fatto privato ma riguarda tutti. Finalmente, anche in Italia, è entrata in vigore, il 1 agosto 2014, la Convenzione di Istanbul. Ma l’Italia, pur avendo avuto un ruolo importante nell’entrata in vigore della Convenzione (è stato il primo grande Paese a sottoscriverla), rimane uno dei Paesi europei con gli indicatori peggiori per quanto riguarda la condizione delle donne. Infatti nella classifica del World Economic Forum sul Gender Gap, ha guadagnato nove posti nella graduatoria sulla disparità di genere (per un incremento di elette alla Camera e al Senato), ma rimane al 71esimo posto su 136 paesi ed è collocata nella parte bassa della graduatoria per partecipazione alla vita economica (97esimo), al 72esimo per la salute e al 65esimo per la scolarizzazione.In questo quadro, l’attuazione della Convenzione di Istanbul è una importante occasione per far fare un passo in avanti al nostro Paese, perché disegna una strategia articolata di azioni concrete sul piano amministrativo ed istituzionale (azioni di sostegno, di prevenzione, punizioni del colpevole, rottura di stereotipi, cambiamento culturale).</p>
<p align="justify"><strong>Piano nazionale antiviolenza</strong> &#8211; Il Parlamento Italiano, con la legge 119 del 2013 (quella cosiddetta sul femminicidio) ha recepito alcune misure della Convenzione prevedendo la predisposizione di un Piano nazionale antiviolenza da costruire attraverso il mainstreaming e cioè con un lavoro congiunto di amministrazioni, associazioni e centri antiviolenza. Il Piano nazionale antiviolenza dovrà contenere linee guida e standard di prevenzione, accoglienza e contrasto alla violenza valide per tutto il territorio nazionale, rompendo così la frammentarietà delle politiche presenti in tante regioni e realtà territoriali.</p>
<p align="justify"><strong>Ancora molto da fare</strong> &#8211; Per far questo, dicono ancora le Democratiche, è necessario che le Istituzioni locali attuino un monitoraggio dei dati e delle politiche in modo da analizzare in maniera seria e approfondita il fenomeno, altrimenti non sarà possibile adottare politiche giuste per una strategia organica e coordinata in grado di dare certezza dei canali e dei criteri di finanziamento delle politiche, sviluppare un&#8217;adeguata campagna di prevenzione sia nei media che nelle scuole, puntare sulla formazione per accrescere il livello di consapevolezza della necessità di un approccio di genere nei servizi tra gli operatori sanitari, sociali, quelli della giustizia e le forze dell’ordine e valorizzare ed estendere il lavoro di rete sul territorio, a partire dai centri antiviolenza, delle case rifugio, delle associazioni, degli enti locali, dei presidi sociosanitari.</p>
<p align="justify">“Tutto questo – conclude Fiorucci &#8211; perché riteniamo che sia soprattutto necessario un cambiamento sul piano culturale e delle relazioni tra le persone che può avvenire solo se gli tutti gli attori sociali insieme (cittadini, cittadine, media, operatori, istituzioni nazionali e locali, forze politiche e sociali associazioni e centri antiviolenza) compiono azioni concrete”.</p>
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		<title>Femminicidio, anche l&#8217;Umbria maglia nera per numero di vittime</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Nov 2014 16:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>Mogli,sorelle, madri. trangolate o accoltellate il quadro non cambia. C’è solo una parola per definire l’efferata crudeltà che accomuna queste donne: femminicidio e che ha segnato il 2013 come “anno nero” in Italia. Solo nello scorso anno sono state  179 le donne uccise nel nostro paese, con un incremento del 14% rispetto al 2012. A dirlo è il secondo Rapporto Eures sul femminicidio in Italia. Dati crudi che snocciolati e analizzati confermano che l’anno scorso ha presentato la più elevata percentuale di donne tra le vittime di omicidio mai registrata, pari al 35,7% delle vittime totali (179 sui 502 casi).</p>
<p><strong>I dati</strong> &#8211; Da Nord a Sud  il fenomeno non conosce confini e sempre più donne rimangono vittime per mano di uomini. E&#8217; il Sud Italia l’area con il più alto rischio con una crescita del 27,1% rispetto all’anno precedente (75 donne ammazzate per mano di compagni, mariti e fidanzati). Complice il calo degli omicidi al Nord, il centro Italia presenta l’incremento più consistente di vittime, ben il 100%, passando da 22 a 44 donne uccise: i casi crescono nel Lazio (da 9 a 20), in Toscana (da 6 a 13), ma anche in Umbria (da 3 a 6) e nelle Marche (da 4 a 5).</p>
<p><strong>L&#8217;Umbria</strong> &#8211; Perugia nella parte alta della classifica per vittime. Secondo i dati presentati nel rapporto, la graduatoria provinciale vede ai primi posti Roma (con 11 femminicidi solo l’anno scorso), Torino (9) e Bari (8), seguite, con 6 vittime, da Latina, Milano, Palermo e Perugia.</p>
<p><strong>I luoghi delle violenze</strong> &#8211; Casa e famiglia che dovrebbero essere il posto più sicuro e dove potersi rifugiare, purtroppo si confermano gli ambienti dove si consuma il maggior numero di violenze. Infatti, in 7 casi su dieci i femminicidi si sono consumati all’interno del contesto familiare e se l’autore dei femminicidi familiari risulta essere quasi sempre un uomo, sono le trasformazioni e le dinamiche del rapporto di coppia a spiegare il maggior numero dei casi. Come a voler sottolineare un diritto alla proprietà esclusiva. Nel 2013, infatti, il 66,4% delle vittime di femminicidio familiare ha trovato la morte per mano del coniuge, del partner o dell’ex partner (ben 81 vittime su 122).<br />
Mogli, mamme e fidanzate. Per effetto della crisi, secondo il Rapporto, sempre più spesso la “convivenza forzata” sotto lo stesso tetto ha fatto impennare i casi di matricidio, spesso compiuti per “ragioni di denaro o per una esasperazione dei rapporti derivanti da convivenze imposte dalla necessità”: le mamme uccise nell’ultimo anno sono 23 (il 18,9% dei femminicidi familiari), a fronte del 15,2% rilevato nel 2012 e del 12,7% censito nel 2000-2013.<br />
Pistole, coltelli o a mani nude. Poco cambia, se il fine è lo stesso. Anche se negli omicidi in genere – ricordano i dati – le armi da fuoco si confermano lo strumento principale, nei femminicidi sono quelli “a mani nude, espressione di un più alto grado di violenza e rancore”, a rappresentare lo strumento più ricorrente (il 28,5% dei casi).</p>
<p><strong>La gelosia</strong> &#8211;  Nemmeno a dirlo è il tarlo del possesso, conseguenti alla decisione della vittima di interrompere una relazione, a spiegare la percentuale più elevata di femminicidi, il 30,3% di quelli familiari, pari a 36 in valori assoluti. Sono oltre 330 le donne uccise in Italia, dal 2000 a oggi, per aver lasciato il proprio compagno.</p>
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		<title>Sparatoria a Ponte Valleceppi, è morto Riccardo Bazzurri</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jul 2014 13:51:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>È sempre in “prognosi strettamente riservata”, il bambino di 2 anni, ferito ieri mattina da un colpo di pistola alla testa mentre era in braccio alla mamma. Versa ancora in gravi condizioni, invece, l’ex convivente dell’uomo. In condizioni meno gravi, invece, si trova l’altra donna colpita dalla furia omicida dell’uomo. Di lei si da che ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> È sempre in “prognosi strettamente riservata”, il bambino di 2 anni, ferito ieri mattina da un colpo di pistola alla testa mentre era in braccio alla mamma. Versa ancora in gravi condizioni, invece, l’ex convivente dell’uomo.</p>
<p><strong>In condizioni meno gravi</strong>, invece, si trova l’altra donna colpita dalla furia omicida dell’uomo. Di lei si da che attualmente è ricoverata nel reparto di otorinolaringoiatria, raggiunta alla mascella da uno dei colpi di pistola. Secondo il direttore del reparto Giampietro Ricci, la paziente “non avrà conseguenze né sotto il profilo estetico né per quello funzionale” e potrebbe essere dimessa nel giro di sei, sette giorni.</p>
<p><strong>Riccardo Bazzurri,</strong> ieri aveva sparato dopo una discussione con la ex compagna. Aggressione avvenuta davanti alla casa dell’amica con la quale doveva recarsi in piscina. Dopo il diverbio &#8211; secondo i carabinieri &#8211; le due donne e il bambino erano salite in auto per andare in piscina. A quel punto l’uomo gli aveva sparato contro quattro colpi di pistola, ferendo le due donne e il bambino gravemente. Aveva quindi rivolto l’arma, una Beretta calibro 9 semiautomatica, contro la propria testa, facendo di nuovo fuoco e tentando il suicidio.</p>
<p><strong>Le condizioni del bambino sono ancora molto gravi.</strong>  È sempre in “prognosi strettamente riservata”, il bambino di 2 anni, ferito ieri mattina. Il piccolo, raggiunto alla testa da un colpo di pistola, è ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale Meyer di Firenze, dove è stato trasferito poche ore dopo il suo ferimento. Le sue condizioni ieri erano state definite “molto, molto gravi” dai sanitari fiorentini.</p>
<p><strong>Indagini serrate.</strong> Il movente sarebbe passionale. Infatti, Riccardo Bazzurri, da quanto scoperto dai Carabinieri, era “ossessionato” dall’idea di poter ricominciare la relazione con la ex compagna dalla quale si era separato a settembre. Inoltre, i militari di Perugia, in casa dell’uomo hanno sequestrato un fucile a pompa per uso sportivo senza proiettili. Nelle ultime ore gli investigatori hanno sentito diversi conoscenti ed amici della ex coppia. Dagli accertamenti sono emersi alcuni screzi, comunque mai denunciati, tra i due, relativi anche al mantenimento del figlio. La donna considerava comunque il suo ex compagno “un padre esemplare”.</p>
<p><strong>Sempre a casa</strong> dell’uomo è stata trovata una cameretta adibita ad ospitare il figlio che, dopo la separazione, pur vivendo con la madre, continuava a frequentare regolarmente il padre.</p>
<p><strong>Ancora gravi le condizioni dei due.</strong> Per il medico che ha seguito fin dall’inizio l&#8217;evoluzione della situazione, gli interventi ai quali i due sono stati sottoposti “sono riusciti ma le loro condizioni rimangono comunque gravissime”.</p>
<p><strong>Il sindaco in visita ai feriti. </strong>Il sindaco Romizi ha fatto visita questa mattina alle persone ricoverate al Santa Maria della Misericordia per testimoniare la vicinanza della città dopo il dramma che si è consumato  ieri a Ponte Valleceppi. Questa una sua riflessione sulla vicenda.</p>
<p><em>“E’ una vicenda drammatica che si iscrive nella purtroppo lunga casistica di atti di violenza che si consumano all’interno dei rapporti familiari. E’ un fatto che determina allarme sociale e che vede vittime ancora una volta delle donne, ed un bambino. Da parte dell’amministrazione esprimiamo profondo dolore, sentimenti di vicinanza per le persone coinvolte e per le famiglie, sgomento per quanto accaduto. Siamo davanti ad una vicenda che deve far riflettere tutti. Il malessere di un gruppo, anche se piccolo, ci deve interessare. Ci sono preoccupanti segnali di disgregazione sociale, di difficoltà di rapporti, di crisi dei nuclei familiari che non possiamo ignorare. Ci sono d’altro canto anche i tratti forti di una comunità che si fa sentire e vedere, che partecipa, che si sente coinvolta. E’ il sentimento diffuso in tutta la città. Sono valori importanti da difendere e da far crescere”.</em></p>
<p><strong>Morto l’aggressore. </strong>Il reparto di Rianimazione del S.Maria della Misericordia di Perugia comunica che alle ore 15 sono iniziate le operazioni di accertamento di morte di Michele Bazzurri sottoposto ad intervento chirurgico alla testa nel pomeriggio di  ieri.</p>
<p>I sanitari hanno dato notizia di tale attività ai genitori dell&#8217;uomo e alla Direzione Sanitaria dell&#8217;Azienda Ospedaliera di Perugia. I familiari si dono riservati di autorizzare l&#8217;espianto degli organi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto By <strong>Il Giornale dell&#8217;Umbria</strong></p>
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