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	<title>Perugia Online &#187; Gaia Aprea</title>
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		<title>&#8220;Il Giardino dei Ciliegi&#8221; diretto da De Fusco ancora al Morlacchi</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2015 15:34:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adele Mauro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
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<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/il-giardino-dei-ciliegi-diretto-da-de-fusco-ancora-al-morlacchi/">&#8220;Il Giardino dei Ciliegi&#8221; diretto da De Fusco ancora al Morlacchi</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>&#8220;Il giardino dei ciliegi&#8221;, adattato e diretto dal regista napoletano Luca De Fusco, potrà essere ammirato fino a domenica prossima 1 febbraio presso il Teatro Morlacchi di Perugia. Sicuramente un grande classico del teatro russo, ultimo lavoro di Anton Checov, interpretabile e proponibile sia in chiave drammatica sia in una versione più vicina alla commedia, narra le vicende dell&#8217;aristocratica Ljuba e della sua famiglia costretta a tornare da Parigi per risolvere questioni legate ad una proprietà in Russia in occasione della sua vendita all&#8217;asta. L&#8217;intera opera gravita intorno ai tentativi della famiglia di salvare dalla vendita &#8220;Il giardino dei ciliegi&#8221;, tentativi che non vengono mai concretizzati e che restano mere riflessioni e ipotesi fino alla fine, come se ci fosse un&#8217;incapacità nell&#8217;affrontare i problemi e soprattutto nel risolverli.</p>
<p>La protagonista è Ljuba, interpretata da una emozionante Gaia Aprea. Insieme a lei Paolo Serra, che interpreta suo fratello. I due vorrebbero arginare i propositi capitalisti del commerciante Lopachin, che vorrebbe che i due trasformassero la proprietà e la suddividessero in tanti villini, da cui poterne trarre dei guadagni. A fare da contorno altri personaggi come la figlia diciassettenne Anja, Sarlotta la governante tedesca, Jasa il servitore, Epichodov il contabile goffo e impacciato, Verija la figlia adottiva di Ljuba, Ermolaj mercante e amico di famiglia e i servitori della casa.</p>
<p>Il giardino è una parte fondamentale della vita di Ljuba, rappresenta e simboleggia la sua infanzia, l&#8217;innocenza e la spensieratezza di un tempo passato, la bellezza di quel luogo, che affascina la donna e il suo ammirarlo le rievoca ricordi così lontani e così allegri, in contrapposizione con il ricordo di un passato più recente e drammatico, ancora vivo e reale, come la triste storia di suo figlio morto annegato nei pressi della tenuta.<br />
Lo spettacolo, dai temi non leggeri e attuali nel contesto storico in cui è stato scritto e realizzato, descrive con eccezionale realismo l&#8217;immobilismo di una famiglia appartenente alla classe sociale più elevata di fronte ai problemi della vita. L&#8217;opera di Checov è una costante critica alla classe sociale privilegiata, ma allo stesso tempo immatura, incapace di affrontare le difficoltà, viziata quanto viziosa, superficiale e impantanata in affari di soldi, inciuci, storie d&#8217;amore o presunte tali. E&#8217; una classe che non riesce ad evolversi, che non vuole crescere, non gli interessa crescere: l&#8217;immaturità della protagonista è lampante, lei non si muove ma resta ferma e chiusa nelle sue lamentale, eternamente insoddisfatta e indecisa sul da farsi.</p>
<p>Il tutto va inquadrato in un contesto, quello della Russia dei primi del &#8216;900, a cui l&#8217;opera risale, caratterizzato dalla vorticosa decadenza di un&#8217;aristocrazia, che dopo l&#8217;emancipazione dei servi del 1861, non è riuscita ad amministrare il proprio denaro senza il loro aiuto ed è stata incapace di affrontare la quotidianità e di adattarsi ai cambiamenti sociali.<br />
Lo spettacolo di De Fusco è raffinato ed elegante, accompagnato quasi sempre da una musica piacevole e coinvolgente e da semplici coreografie che alleggeriscono un testo e dei dialoghi di certo non sempre fluidi e ritmati. Risalta l&#8217;attenta cura dei dettagli, i meravigliosi abiti di scena, una scenografia concepita in maniera quasi perfetta.</p>
<p>La particolarità dell&#8217;interpretazione che De Fusco dà di questa opera sta nel suo tentativo di &#8220;napoletizzazione&#8221;, cioè il regista italiano fa un vero e proprio parallelo tra le difficoltà della borghesia russa, con tutti i suoi limiti e le sue bassezze, e la società napoletana, con sprazzi di umorismo e comicità, che si intrecciano a momenti suggestivi e drammatici.<br />
La scelta del colore bianco da parte del regista non è casuale, ma simboleggia un candore ed una purezza di tempi andati e spensierati, di una protagonista ancora legata ad un passato senza difficoltà, problemi e inconsapevole dei drammi futuri. Non è casuale neanche la scelta di non mostrare sul palco il giardino, in modo da lasciare all&#8217;immaginazione dello spettatore l&#8217;idea di un qualcosa di puro legato al prima e che ormai ha lasciato il posto ad una decadenza nei costumi e nello stile di vita, di un qualcosa che ormai non esiste più.</p>
<p>L&#8217;asta si fa e la proprietà viene comprata dallo spietato commerciante Lopachin. Lo spettacolo si chiude letteralmente con una specie di muro che scende dall&#8217;alto e che lascia solo uno scorcio sui personaggi che partono dopo la vendita, lasciando intuire l&#8217;abbattimento degli alberi del giardino. Uno scorcio sulla fine di un qualcosa di meraviglioso e di un tempo ormai svanito e che neanche i ricordi di belle emozioni provate riescono a salvare.</p>
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