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	<title>Perugia Online &#187; Giampiero Mirabassi</title>
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		<title>Le radici della poetica dialettale</title>
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		<pubDate>Tue, 16 May 2017 21:07:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Giampiero Mirabassi]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Cecchinel]]></category>
		<category><![CDATA[poesia e dialetto]]></category>
		<category><![CDATA[Umbria poesia]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> ‘(&#8230;) la storia della lingua non si risolve affatto nella lingua letteraria (&#8230;). Vi hanno parte anche le classi popolari, gli illetterati, accanto ai ceti colti, ai tecnici, agli scienziati, agli artigiani: la parola, infatti, corre sulla bocca di tutti, serve a tutti, anche quando la scrittura è patrimonio di pochi. La storia della lingua aiuta a meglio comprendere la storia nazionale, testimonia lo sviluppo stesso dell’idea di nazione: l’unità dell’Italia fu concepita in chiave linguistica e culturale prima che in termini politici’. Ancora, ne <em>La lingua italiana</em> di Claudio Marazzini, <em>sub voce</em> ‘classificazioni <em>storiche</em> dei dialetti’, si legge: ‘molto forte è la variabilità dei dialetti, che mutano da luogo a luogo, anche all’interno della stessa regione o di una stessa città’, mentre, quanto agli ‘italiani regionali’, si apprende che ‘l’italiano non è parlato in modo uniforme nell’intero territorio nazionale. Vi sono marcate differenze che interessano prima di tutto il livello fonetico, e poi anche quello lessicale e sintattico, più raramente quello morfologico. Le varietà dell’italiano, dipendenti dalla distribuzione geografica, dall’influenza esercitata dai dialetti locali (&#8230;) prendono il nome tecnico di varietà diatopiche dell’italiano, o, secondo la denominazione a suo tempo adoperata da De Mauro (&#8230;) di <em>varietà regionali di italiano</em> o <em>italiani regionali</em>’.</p>
<p>Varietà regionali di italiano, e dialetti. Trasposti in versi. Dopo l’incontro datato al 14 giugno dello scorso anno, con Anna Maria Farabbi, Edoardo Zuccato e Daniel Cundari, Umbria Poesia dedica l’appuntamento di oggi, 16 maggio, al binomio ‘Poesia e dialetto’, ripercorrendo nuovamente, dal Veneto alla Puglia, passando per l’Umbria, gli itinerari della storiografia italiana, al ritmo sincopato di troncamenti, aferesi, elisioni.</p>
<p>In diretta streaming su <a href="http://www.umbria24.it/">www.umbria24.it</a>, e sul canale YouTube di Umbria Poesia, hanno dialogato sul tema Luciano Cecchinel, poeta bilingue che si esprime in italiano e nella sua parlata dell’alto trevigiano nativo – ritenuto fra i principali esponenti del panorama della poesia italiana contemporanea, Cecchinel, definito da Cesare Segre ‘ grande artista, ma anche grande artefice’, ha all’attivo sillogi poetiche del calibro di <em>Al tràgol jért. L’erta strada da strascino</em> (1988), <em>Lungo la traccia</em> (2005), <em>Le voci di Bardiaga</em> (2008), <em>Sanjut de stran </em>(2011) –, Giampiero Mirabassi, avvocato e scrittore perugino, con un trascorso di vignettista, umorista, ed illustratore, che dal 1995 pubblica opere di narrativa e poesia sia in dialetto perugino che in italiano – unico poeta dialettale perugino cui sia stata dedicata una serata dal caffè letterario ‘Florian’ di Venezia (maggio 1996) –, e Vincenzo Mastropirro, flautista, compositore e poeta originario di Ruvo di Puglia, in provincia di Bari, diplomato in flauto al Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari, ed in Musicologia e Pedagogia musicale alla Scuola Superiore di Fermo – oltre ad aver musicato alcuni componimenti poetici di Anna Maria Farabbi, ha editato, fra le altre, le seguenti raccolte poetiche: <em>Nudosceno</em> (2007),  <em>Tretippe e Martidde</em> (2009), <em>Poèsìa sparse e sparpagghiote</em> (2013). Suo, l’accompagnamento musicale della serata odierna, con strumenti a fiato: flauto traverso –.</p>
<p>‘Trar tel fogo arte vèci / par no èser rivadi / a ciaparghe la òlta al tènp / l’è cofà scanzelar par rabia / e po’ ciamarse grami / par oler ben / i screcolèa, i scròca / ma no rivarà, nò, forèsti’ – ‘Buttare nel fuoco utensili vecchi / per non essere riusciti / ad aggirare il tempo / è come cancellare per rabbia / e poi chiamarsi grami / per amore / crepitano, crocchiano / ma non arriveranno, no, forastici’ –: legge alcuni componimenti nel suo dialetto ‘ostico’, Cecchinel, nella sua parlata alto-trevigiana, contigua a quelle bellunese e ladina. ‘Un dialetto duro – ha commentato –, arcaico, che sarebbe più opportuno definire basso-bellunese. Un dialetto connotato da suoni interdentali, da una costante contrazione delle parole per aferesi, per troncamento’.</p>
<p>‘Il dialetto perugino, il mio dialetto – ha esordito Giampiero Mirabassi – è contiguo al toscano, ed è stato definito a più riprese una sua storpiatura. In realtà – ha proseguito – il perugino presenta caratteristiche sue proprie, peculiarità lessicali e fonetiche. Un dialetto terragno, il mio, delle campagne, anche se abbastanza intellegibile. Sono solito tradurre in poesia racconti di contadini. Il dialetto è un modo di pensare, non solo di esprimersi: do voce ai contadini, perché sanno parlare il dialetto, ma non sono in grado di scriverlo. E poi perché vi è un grande pudore nel parlare d’amore nelle nostre campagne. Ecco perché non vi è liricità alcuna nel nostro dialetto, che riflette la nostra campagna arida, sassosa’. Legge versi tratti da ‘La mi poetica’, Mirabassi, di cui si restituisce una sezione della versione in italiano: ‘Tra i rovi di questo burrone / vicino al fango di una pozzanghera sporca, / dorme il cinghiale da mattina a sera, / sopra un giaciglio di eriche e corbezzoli (&#8230;)’, e da ‘Èrme’ (‘Eravamo’): ‘Umbri èrme / umbri e contadini / nascèmme da le pietre / cò’l dònca e la toletta / e l tempo era l cimento / e l pane la fatiga (&#8230;)’.</p>
<p>‘Sapevo cercare i funghi / ma ora la murgia non è più come una volta. / La murgia è mutata per colpa mia. / Da quando non vado più l’hanno sbancata / se la stanno mangiando. / Era un paradiso / arida e brulla in ogni stagione / era asettica ma splendida. / Lì, i pensieri galoppavano’: si riverberano su ‘La murge’ – qui data in traduzione italiana – i territori brulli, aridi dell’area dialettale murgiana: ‘predominanza di suoni consonantici, ricorso ai dittonghi, cadenza ritmica, ‘a rullo di tamburi’ – ha affermato Vincenzo Mastropirro – connotano il mio dialetto, la parlata della mia terra, Ruvo di Puglia, e quella di mia madre, come fosse una lingua materna. La poesia è tutto e niente. In tutte le lingue del mondo’.</p>
<p>Nei dialetti, o nei tanti italiani regionali.</p>
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