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	<title>Perugia Online &#187; #ijf14</title>
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		<title>La storia in una foto</title>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2014 18:46:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Pugliese]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Un viaggio nel tempo quello che Mario Calabresi ha fatto fare al suo pubblico di Perugia, durante il Festival Internazionale del Giornalismo 2014. Una successione di scatti e le testimonianze di fotografi e fotoreporter per presentare il suo libro &#8220;<strong>A occhi aperti</strong>&#8220;, un libro che &#8211; come lui stesso lo definisce &#8211; non tratta di fotografia, ma di giornalismo nella sua essenza.</p>
<p>I fotografi non possono mentire: per raccontare i fatti, devono esserci e viverli. Alla discussione hanno contribuito i fotoreporter Pietro Mastrurzo, Riccardo Venturi e il fotografo Davide Monteleone. Esserci a tutti i costi e raccontare come nessun altro è l&#8217;ambizione di ogni fotografo, ma c&#8217;è chi, lontano da estremismi di successo, empatizza con i suoi soggetti e, in alcuni casi, abbandona l&#8217;obiettivo per salvare la vita di un uomo. È emerso, inoltre, che la fotografia può trasformarsi anche in strumento di elaborazione dei propri lutti attraverso i volti catturati durante i conflitti della guerra.</p>
<p>Nel periodo storico in cui tutto si brucia velocemente in 140 caratteri, è bello poter immortalare storie, approfondirle e raccontarle anche dopo il fragore del momento e a riflettori spenti. A tale proposito è stata ricordata l&#8217;esperienza di Paul Fusco, le cui immagini scattate dopo il funerale di Robert Kennedy sono diventate famose solo dopo molti anni. Fusco sale sul treno che trasporta la salma di Kennedy a Washington e mentre i ferrovieri decidono di alzare la bara sui sedili in modo che la folla sui binari possa dargli l&#8217;ultimo saluto, capisce che la storia non è sul treno e mette insieme un reportage fatto di foto di famiglie sui binari, neri e bianchi, bambini, giovani e anziani che condividono questo momento. Uno spaccato storico raccontato da una prospettiva differente che, dopo un&#8217;incubazione di trenta anni ha avuto il suo giusto riconoscimento. Questa storia è stata di certo incoraggiante per tutti quei fotografi e giornalisti che vedono rifiutare il proprio lavoro: perseverate e conservate i vostri lavori migliori. Il suggerimento è, dunque, di conservare quello che adesso appare di poca importanza; fra trenta o quaranta anni potrebbe rivivere di nuova luce.</p>
<p>Anche Mario Calabresi, dietro consiglio di Fusco, ha iniziato a conservare tutti i suoi taccuini.</p>
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		<title>Riutilizzo dei contenuti in rete e diritti d&#8217;autore</title>
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		<pubDate>Sun, 04 May 2014 17:53:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Pugliese]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> Più del 50% dei contenuti con cui ci confrontiamo in rete non sono di prima mano e probabilmente sono passati attraverso più soggetti. Anche quando siamo noi a pubblicare un contenuto, dobbiamo aspettarci che qualcun altro lo possa riutilizzare a suo piacimento. Questo avviene perché le informazioni che fruiscono su internet sono facilmente recuperabili e ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/riutilizzo-dei-contenuti-rete-e-diritti-dautore/">Riutilizzo dei contenuti in rete e diritti d&#8217;autore</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> <span style="line-height: 1.5em;">Più del 50% dei contenuti con cui ci confrontiamo in rete non sono di prima mano e probabilmente sono passati attraverso più soggetti. Anche quando siamo noi a pubblicare un contenuto, dobbiamo aspettarci che qualcun altro lo possa riutilizzare a suo piacimento. Questo avviene perché le informazioni che fruiscono su internet sono facilmente recuperabili e riadattabili per essere nuovamente diffuse.</span></p>
<p>La semplicità con la quale è possibile fare operazioni di riutilizzo e condivisione, quali ad esempio <i>&#8220;</i>scarica foto, copia documento<i>&#8220;, </i>non legittima le operazioni.</p>
<p>Ci sono vari modi per utilizzare un contenuto non originale in rete e in ambito giornalistico, non bisogna però sottovalutare le implicazioni giuridiche legate a tali azioni. Lo ha spiegato in modo chiaro <b>Matteo Jori</b>, avvocato e docente presso l&#8217;Università degli Studi di Milano durante un <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2014/content-reuse-on-the-web">workshop</a> inserito nella terza giornata del Festival Internazionale del Giornalismo 2014.</p>
<p>Il metodo più diffuso è la condivisione, ad esempio su un social network o su una qualche altra piattaforma, così come è stato realizzato dall&#8217;autore, ma può essere riutilizzato anche dopo un&#8217;operazione di editing, apportando modifiche o riproducendolo solo in parte. Un altro metodo ancora prende il nome di <em>mash-up</em>, una tecnica di scomposizione di più contenuti che saranno poi assemblati in maniera nuova. Questo genera un contenuto originale per il quale è possibile rivendicarne la paternità.</p>
<p>Le implicazioni giuridiche nelle quali ci si può imbattere quando si riutilizza un contenuto, sono molte. Il sistema giuridico italiano, così come quello della maggior parte dei Paesi europei, prevede che all&#8217;autore di un contenuto siano legati tutti i diritti patrimoniali dell&#8217;opera. La dicitura <em>All rights reserved</em> gli conferisce piena tutela. Se si vuole riprodurre un contenuto, la mossa immediata da fare è di chiederne il permesso all&#8217;autore con una richiesta di autorizzazione specifica in merito all&#8217;uso che se ne vuole fare oppure sottoscrivere una licenza standard, la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Licenze_Creative_Commons">Licenze Creative Commons</a>.</p>
<p>Esistono due articoli del <a href="http://www.dirittodautore.it/">diritto d&#8217;autore </a>che permettono l&#8217;uso di contenuti senza l&#8217;autorizzazione del suo autore. L&#8217;art. 65 stabilisce che gli articoli di attualità di carattere economico, politico o religioso, pubblicati nelle riviste o nei giornali, oppure radiodiffusi o messi a disposizione del pubblico, possano essere riprodotti in maniera integrale se il suo uso ha finalità informative e vengono citate le fonti.</p>
<p>L&#8217;art. 70 stabilisce, invece, che il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico siano liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all&#8217;utilizzazione economica dell&#8217;opera; se usati con finalità di insegnamento o di ricerca scientifica l&#8217;utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.</p>
<p>La velocità e l&#8217;immediatezza del reperimento di dati su internet spinge sempre più le testate giornalistiche, anche quelle importanti, a reperire informazioni in rete. La tendenza è di risalire sempre all&#8217;autore del contenuto e a chiederne l&#8217;autorizzazione all&#8217;uso, ma il dato sorprendente è che solo il 16% ne cita la fonte.</p>
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		<title>Quando la lupara parla tedesco</title>
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		<pubDate>Thu, 01 May 2014 18:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Ubaldi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> Dalla Germania ad Agrigento e ritorno, sulle tracce delle cosche mafiose infiltrate in terra alemanna. Si è rivelato un perfetto esempio di collaborazione giornalistica transnazionale ma, soprattutto, tra livelli territoriali differenti il convegno &#8220;Mafia Made in Germania: inchieste transnazionali&#8221;, promosso dall&#8217;Investigative Reporting Project Italy (Irpi) nell&#8217;ambito dell&#8217;VIII Festival internazionale del giornalismo di Perugia. All&#8217;incontro, andato ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span><span style="line-height: 1.5em;"> Dalla Germania ad Agrigento e ritorno, sulle tracce delle cosche mafiose infiltrate in terra alemanna. Si è rivelato un perfetto esempio di collaborazione giornalistica transnazionale ma, soprattutto, tra livelli territoriali differenti il convegno &#8220;Mafia Made in Germania: inchieste transnazionali&#8221;, promosso dall&#8217;Investigative Reporting Project Italy (Irpi) nell&#8217;ambito dell&#8217;VIII Festival internazionale del giornalismo di Perugia. All&#8217;incontro, andato in scena oggi pomeriggio (1 maggio) nella Sala del Dottorato in piazza IV Novembre, hanno preso parte Cecilia Anesi (co-fondatrice Irpi), Anna Maria Neifer (Westdeutscher Rundfunk), Giulio Rubino (co-fondatore Irpi) e David Schraven (Funke Medien-Gruppe). L&#8217;evento ha offerto ai numerosi presenti la possibilità di assistere alla ricostruzione della piramide gerarchica della famiglia mafiosa attraverso l&#8217;attività investigativa coordinata tra polizia e giornalisti d&#8217;inchiesta. Partendo dalle debolezze della società tedesca, il cui sistema giudiziario, per esempio, non considera ancora reato l&#8217;appartenenza ad una cosca mafiosa, il viaggio ha condotto le indagini fino in Sicilia, ad Agrigento. Qui, grazie alla collaborazione con i cronisti locali di Grandangolo, per i colleghi tedeschi è stato possibile associare nomi, cognomi e nomignoli raccolti oltralpe in maniera spesso frammentaria, completando il complicato puzzle cominciato in Germania.</span></p>
<p><strong>Da arena per i regolamenti di conti&#8230; </strong>Inizialmente l&#8217;opinione pubblica tedesca era convinta che la mafia fosse un problema tutto italiano, e che gli omicidi occorsi in patria fossero sporadici regolamenti di conti tra cosche, dato che spesso mafiosi italiani riparano in Germania per via della legge impreparata nei confronti della criminalità organizzata.</p>
<p><strong>&#8230;A territorio di caccia prediletto. </strong>Tuttavia, attraverso testimonianze raccolte anche all&#8217;interno degli ambienti della malavita, è emerso chiaramente come la Germania non si limiti ad essere usata a mo&#8217; di &#8220;ufficio&#8221; dai numerosi killer italiani, ma rappresenti un vero e proprio terreno privilegiato per gli affari delle cosche siciliane, calabresi, campane e pugliesi.</p>
<p><strong>L&#8217;antistato studia sempre lo Stato che lo ospita.</strong> Pezzo dopo pezzo, dai pedoni fino alla regina, un membro di cosca ha spiegato in un filmato emblematico come la mafia ricostruisce lo Stato che la ospita, creando una struttura speculare alle istituzioni. &#8220;La regina e gli alfieri, elementi vicinissimi al re-boss, studiano le leggi che governano un determinato Stato o una certa regione di interesse. Nello Stato trovano corrispondenza nei massimi centri di potere, istituzionale e finanziario. Una volta stabilito che si può avviare il &#8220;business&#8221;, arrivano i cavalli e le torri, caporioni di livello inferiore rispetto alla cerchia ristretta della famiglia, ma che sono fondamentali per dar vita alle attività iniziali &#8211; generalmente bar, pizzerie ecc &#8211; che, oltre a ripulire i primi soldi fungono da luoghi di ritrovo e pianificazione per il boss ed i suoi. Nella vita di tutti i giorni possono essere paragonati alle grandi industrie e alle imprese. La manovalanza, vale dire i pedoni, la si trova quasi sempre all&#8217;interno del Paese ospitante. Nel caso della Germania tra i numerosi immigrati italiani, oppure fra i locali segnalati dai primi partner tedeschi. A questi corrispondono, nella legalità, le questure e i commissariati di polizia.</p>
<p><strong>Giornalismo d&#8217;inchiesta strumento di riforma.</strong> Al termine del lungo lavoro di ricostruzione, durato circa tre anni, la società civile tedesca ha acquisto la consapevolezza della presenza in pianta stabile della criminalità organizzata in Germania, attraverso numerose imprese &#8211; anche di livello nazionale &#8211; legate all&#8217;ediliza e, di conseguenza, agli appalti pubblici. Scopo sociale di questo tipo di inchiesta giornalsitica, hanno concluso gli autori del reportage, è quello di realizzare un cambiamento nella legislatura tedesca, affinché la criminalità organizzata trovi la dovuta collocazione in ambito penale.</p>
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		<title>Si è concluso il Festival Internazionale del Giornalismo 2014 e già si conoscono le date della prossima edizione</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/si-e-concluso-il-festival-internazionale-del-giornalismo-2014/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2014 11:52:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> L’edizione 2014 consacra il Festival Internazionale del Giornalismo come uno tra i più importanti media event nel panorama europeo. “Il social network in carne e ossa del giornalismo”, una community internazionale &#8211; in crescita la partecipazione degli ospiti stranieri &#8211; che si incontra per confrontarsi e condividere idee, nuove proposte, metodi. Due importanti novità quest’anno ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> L’edizione 2014 consacra il <strong>Festival Internazionale del Giornalismo</strong> come uno tra i più importanti media event nel panorama europeo. “Il social network in carne e ossa del giornalismo”, una community internazionale &#8211; in crescita la partecipazione degli ospiti stranieri &#8211; che si incontra per confrontarsi e condividere idee, nuove proposte, metodi.</p>
<p>Due importanti novità quest’anno sono state la formula di organizzazione, con il modello crowdfunding + corporale sponsorship, e l’anteprima a Roma, il 28 aprile, con l’evento speciale “War on journalism. Lo scontro media e potere” con Ezio Mauro e Alan Rusbridger, direttore del neo premio Pulitzer Guardian.</p>
<p><strong>L’ottava edizione ha registrato un notevole aumento di presenze</strong> rispetto allo scorso anno (tra le 50-60mila le cifre stimate) per più di 300 eventi &#8211; tra incontri-dibattito, interviste, premiazioni, presentazioni di libri, case history, startup e nuove realtà e tendenze editoriali &#8211; dei quali almeno la metà in traduzione simultanea, con 544 relatori. Più di 2000 i giornalisti accreditati, 50 i workshop, 14 le presentazioni, oltre 140mila le visite al sito internet, 20mila gli accessi per i video della web tv, 230mila minuti in una settimana (dati aggiornati a sabato 3 maggio). Sono stati trasmessi in diretta streaming tutti gli eventi in 3 diverse sale: Sala dei Notari, Teatro della Sapienza e Sala Raffello, Hotel Brufani.</p>
<p><strong>Molto forte il coinvolgimento nei social network.</strong> Con più di 50mila tweet in 5 giorni (e oltre 10mila account unici partecipanti), 10mila in più rispetto alla scorsa edizione, il Festival ha dominato la conversazione online.<br />
Il quarto giorno &#8211; sabato 3 Maggio &#8211; si è registrato un record assoluto con 13.286 tweet.<br />
Per quanto riguarda Facebook: 414mila sono state le visualizzazioni durante la settimana della manifestazione, 6000 tra ‘mi piace’, commenti e condivisioni. La campagna istituzionale del Festival Internazionale del Giornalismo per il #pressfreedom day &#8220;We stand for the messengers&#8221;, organizzata in tempo reale a partire da una frase del keynote di Margaret Sullivan, è stato il terzo contenuto più visto su Twitter con hashtag #ijf14.</p>
<p><strong>Il centro storico della città è stato popolato da turisti</strong>, visitatori e ospiti provenienti da ogni parte del mondo che hanno contribuito ad animare le vie e il corso, anche improvvisando incontri e dibattiti all’aperto, confermando il Festival un grande evento promozionale per la città sempre più a livello internazionale, una grande occasione di networking e un patrimonio culturale da tutelare con tutte le forze.<br />
Da non dimenticare inoltre i 300 volontari, giovani aspiranti giornalisti &#8211; e non solo &#8211; arrivati da ogni parte del mondo e impegnati a pieno e con entusiasmo nella macchina organizzativa.</p>
<p><strong>L’edizione 2015 del Festival si svolgerà a Perugia dal 15 al 19 aprile 2015. L’hashtag ufficiale: #ijf15</strong></p>
<p><strong>La redazione di Perugia Online sarà presente anche il prossimo anno per seguire questo importantissimo evento.</strong></p>
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		<title>Censura nel Web: l&#8217;opinione di Peter Gomez ai microfoni di Perugia Online</title>
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		<pubDate>Sun, 04 May 2014 00:03:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Andrea Petrini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Peter Gomez è Co-fondatore de Il Fatto Quotidiano e direttore de ilfattoquotidiano.it. Dopo la scuola di giornalismo inizia a lavorare all&#8217;Arena di Verona. Nel 1986 approda al Giornale di Montanelli per poi passare a La Voce. Dal 1996 è all&#8217;Espresso, dove si è occupato come inviato di tutti i più importanti casi di corruzione politica, ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Peter Gomez</strong> è Co-fondatore de Il Fatto Quotidiano e direttore de ilfattoquotidiano.it. Dopo la scuola di giornalismo inizia a lavorare all&#8217;Arena di Verona. Nel 1986 approda al Giornale di Montanelli per poi passare a La Voce. Dal 1996 è all&#8217;Espresso, dove si è occupato come inviato di tutti i più importanti casi di corruzione politica, giudiziaria e molto di mafia. È nato a New York nel 1963.</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/censura-nel-web-lopinione-di-peter-gomez-ai-microfoni-di-perugia-online/">Censura nel Web: l&#8217;opinione di Peter Gomez ai microfoni di Perugia Online</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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		<title>Al Festival del Giornalismo lezioni di LegalLeaks</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/al-festival-del-giornalismo-lezioni-di-legalleaks/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 May 2014 17:54:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Andrea Petrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[dirittodisapere.it]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Belisario]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Tra i tanti argomenti trattati al Festival Internazionale del Giornalismo 2014 ci sono, in prima linea, quelli legati alla rivoluzione digitale. Ieri mattina, in un seminario svolto nella Sala Priori dell&#8217;hotel Brufani, Ernesto Belisario, avvocato e presidente dell&#8217;associazione per l&#8217;Open Government, ha spiegato come utilizzare le norme italiane per chiedere (e magari ottenere) documenti, dati e file ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/al-festival-del-giornalismo-lezioni-di-legalleaks/">Al Festival del Giornalismo lezioni di LegalLeaks</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div>
<dl id="attachment_298">
<dt><span style="line-height: 1.5em;"><span id="areaSingle">Perugia. </span> Tra i tanti argomenti trattati al Festival Internazionale del Giornalismo 2014 ci sono, in prima linea, quelli legati alla rivoluzione digitale. Ieri mattina, in un </span><a style="line-height: 1.5em;" href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2014/legalleaks-how-to-use-your-right-to-access-to-information-2">seminario svolto nella Sala Priori dell&#8217;hotel Brufani</a><span style="line-height: 1.5em;">, Ernesto Belisario, avvocato e presidente dell&#8217;</span><a style="line-height: 1.5em;" href="http://portal.forumpa.it/?ref=">associazione per l&#8217;Open Government</a><span style="line-height: 1.5em;">, ha spiegato come utilizzare le norme italiane per chiedere (e magari ottenere) documenti, dati e file audio-video dalla pubblica amministrazione o meglio, da quegli apparati dello stato che, per una molteplicità di ragioni, spesso non hanno interesse ad accontentare il giornalista scomodo.</span></dt>
</dl>
</div>
<p>In Italia non esiste attualmente un Freedom of Information Act come quello americano e inglese, ma le norme sull&#8217;accesso, se esercitate correttamente, possono essere utili per ottenere le informazioni desiderate.</p>
<div id="attachment_2533" style="width: 810px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-full wp-image-2533" alt="Ernesto Belisario" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2014/05/ernesto_belisario_low.jpg" width="800" height="533" /><p class="wp-caption-text">Ernesto Belisario (foto di Becca Pattison)</p></div>
<p><strong>La legge italiana sulla trasparenza è attualmente inadeguata</strong>. Essa prevede, per l&#8217;ottenimento dei documenti, la richiesta all&#8217;amministrazione competente e il primo problema da risolvere è proprio individuare di che struttura si tratti. Viviamo in un contesto amministrativo con circa sedici mila stazioni appaltanti. Il numero effettivo delle pubbliche amministrazioni probabilmente è sconosciuto anche agli addetti ai lavori. A questo, si aggiunge la necessita di conoscere con esattezza il fascicolo o il documento specifico che stiamo cercando. È fondamentale pertanto <strong>utilizzare tutte le fonti a propria disposizione</strong> per indirizzare una<strong> richiesta mirata</strong>, al fine di evitare il rischio di diniego o, peggio ancora, la non risposta che purtroppo, per una norma dello stato Italiano, equivale al diniego.</p>
<p>Programmare adeguatamente la fasi, è un consiglio da seguire: inviare la richiesta di accesso all&#8217;inizio della ricerca, ben prima di aver esaurito tutte le altre possibilità. In questo modo si risparmierà tempo e si potranno portare avanti altre opzioni in parallelo.</p>
<p>Un&#8217;altra possibilità che gioca a nostro favore riguarda una norma introdotta nel 2005, la quale ci dà diritto anche ad avere accesso in modo telematico a tutte le informazioni che abbiamo diritto a ottenere.</p>
<p>Qualora però ci si trovasse di fronte a un&#8217;omissione o un rifiuto che riteniamo illegittimo, resta possibile l&#8217;opzione del ricorso al TAR, dove la causa, in questo contesto, ha un rito accelerato e dei costi più bassi rispetto a un normale ricorso, benché non sempre sia compatibile con le esigenze giornalistiche. In questo caso può essere anche utile <strong>dare enfasi alla non risposta</strong>. L&#8217;aver inviato una richiesta e non aver avuto una risposta è già una notizia. In un mondo poco trasparente, quale l&#8217;attuale, in cui tutti coloro che si candidano a ruoli di rilevante importanza predicano trasparenza, far emergere sui media un&#8217;omissione di questa natura, se ben argomentata, potrebbe contribuire a modificare la reputazione del soggetto con cui ci stiamo rapportando e, perché no, un accesso agli atti più veloce e trasparente.</p>
<p>Tutti i consigli del caso si possono trovare nel manuale <a href="http://www.dirittodisapere.it/wp-content/uploads/2013/01/LEGALLEAKSita1.pdf">LegalLeaks</a> presente nel sito <a href="http://www.dirittodisapere.it">dirittodisapere.it</a>.</p>
<p>Riferimenti:<br />
<a href="http://magazine.journalismfestival.com/legalleaks-come-accedere-agli-atti-in-italia-sfruttando-le-norme-a-nostro-favore">Articolo pubblicato anche nel Web magazine del Festival Internazionale del Giornalismo 2014</a><strong><br />
</strong></p>
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		<title>All-digital a Perugia: un dibattito sul futuro del giornalismo</title>
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		<pubDate>Fri, 02 May 2014 15:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Andrea Petrini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ieri 1° maggio, presso la sala San Raffaello dell&#8217;Hotel Brufani a Perugia, in occasione del Festival Internazionale del giornalismo 2014, si è tenuto il panel &#8220;Il futuro del giornalismo all-digital &#8211; parte I&#8220;. Ha partecipato  Steve Buttry (editor Digital First Media), Mathew Ingram (Gigaom), Luke Lewis (direttore Buzzfeed UK), Angelica Peralta Ramos (La Nacion). Il dibattito è stato ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Ieri 1° maggio, presso la sala San Raffaello dell&#8217;Hotel Brufani a Perugia, in occasione del Festival Internazionale del giornalismo 2014, si è tenuto il panel &#8220;<a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2014/the-future-of-all-digital-journalism">Il futuro del giornalismo all-digital &#8211; parte I</a>&#8220;. Ha partecipato  Steve Buttry (editor Digital First Media), Mathew Ingram (Gigaom), Luke Lewis (direttore Buzzfeed UK), Angelica Peralta Ramos (La Nacion).</p>
<div id="attachment_2568" style="width: 559px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-2568" alt="All digital - Foto by Giovanni Culmone" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2014/05/alldigital_giovanni_culmone.jpg" width="549" height="366" /><p class="wp-caption-text">All digital &#8211; Foto by Giovanni Culmone</p></div>
<p>Il dibattito è stato introdotto e coordinato da Andrea Iannuzzi. Quest&#8217;ultimo, direttore AGL, ha iniziato spiegando le caratteristiche che deve avere una testata moderna e pronta ad affrontare la sfida del digitale, attraverso la ricerca e l&#8217;assunzione di una &#8220;cultura digitale&#8221;.<br />
Il contenuto unito al contesto, i giornalisti professionisti uniti ai dilettanti, il &#8220;mainstream&#8221; unito ai social media, sono tutti gli elementi che, attraverso le piattaforme di condivisione, servono a &#8220;<em>fare giornalismo, il che è ben diverso dall&#8217;essere giornalisti, un concetto ormai totalmente superato</em>&#8220;.<br />
Un progetto editoriale digitale deve:</p>
<ul>
<li><strong>pensare mobile</strong>: il dato di un miliardo di smartphone che sono stati distribuiti nel mondo nel 2014 parla da solo;</li>
<li><strong>rendere le notizie fruibili</strong>: &#8220;come degli snack&#8221;, in ogni luogo e in ogni momento;</li>
<li><strong>permettere alle notizie di essere indossate</strong>: ci stiamo avvicinando sempre più alla realtà aumentata, in cui emerge l&#8217;arricchimento della percezione sensoriale umana mediante informazioni, in genere manipolate e convogliate elettronicamente;</li>
<li><strong>contaminarsi con i linguaggi</strong>: imparare a programmare (almeno a livello base ndr) è ormai necessario per fare giornalismo;</li>
<li><strong>inquadrare reader &amp; data</strong>: i sovrani sono i lettori e i dati. E&#8217; di fondamentale importanza osservare la pietra miliare della raccolta delle notizie, la quale si basa sulle cinque &#8220;C&#8221;: contesto, conversazione, cura, comunità e collaborazione, alle quali Iannuzzi aggiunge &#8220;customizzazione&#8221;;</li>
<li><strong>engage or die</strong>: non pensare alla quantità ma considerare l&#8217;impatto;</li>
<li><strong>UGC gold</strong>: portare qualità alle notizie con contenuti verificati;</li>
<li><strong>coadiuvare app e open web</strong>: rappresentando rispettivamente un mondo &#8220;chiuso&#8221; e &#8220;aperto&#8221;. Va valutata un&#8217;eventuale ipotesi di convivenza tra questi due mondi;</li>
<li><strong>brand yourself</strong>: il brand personale è il bit del momento.</li>
<li><strong>global(s)ize</strong>: pensare in grande, dove per globale non si intende la dimensione ma l&#8217;obiettivo. L&#8217;opensource dimostra che anche le nicchie possono essere globali.</li>
</ul>
<p>Il dibattito si concentra, pertanto, affrontando questi temi e gli speaker intervengono ad esempio mettendo il luce il nuovo rapporto che ha il giornalista con il pubblico rispetto al passato. Un rapporto quasi diretto, soprattutto attraverso i social media attraverso i quali viene condivisa non solo l&#8217;informazione ma anche gli stati d&#8217;animo ed altre considerazioni che non hanno impatto giornalistico.</p>
<p>Viene anche evidenziato l&#8217;aspetto pericoloso dei social, cioè il potere di amplificare, senza opportuna verifica, notizie errate dapprima diffuse attraverso i sistemi radio televisivi.</p>
<p>Si è parlato anche di <a href="http://www.buzzfeed.com">BuzzFeed</a>, un sito americano molto popolare di social news e intrattenimento, i cui accessi maggiori derivano dai contenuti condivisi su facebook e de &#8220;<a href="http://www.lanacion.com.ar">La Nation</a>&#8220;, tra i principali quotidiani dell&#8217;argentina, il quale ha messo in piedi iniziative volte al coinvolgimento sociale, al crowdsourcing e al data-journalism.</p>
<p><a href="http://magazine.journalismfestival.com">Pubblicato anche nel Web magazine del Festival Internazionale del Giornalismo 2014</a>.</p>
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		<title>International Journalism Festival 2014: dal 30 aprile al 4 maggio al grido di &#8216;Stay Fast, Stay Fit with #ijf14&#8242;</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/international-journalism-festival-2014/</link>
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		<pubDate>Sun, 30 Mar 2014 09:51:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Andrea Petrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il Festival del giornalismo 2014 alla fine si farà, e proprio dove è nato ed ha conquistato il suo successo, a Perugia naturalmente. Si riparte il 30 aprile fino al 4 maggio con &#8220;un&#8217;edizione speciale&#8221;, ha spiegato alla conferenza stampa di presentazione Arianna Ciccone, fondatrice dell&#8217;evento, &#8220;realizzata a dispetto della crisi, grazie all&#8217;intervento della collettività. Ad ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/international-journalism-festival-2014/">International Journalism Festival 2014: dal 30 aprile al 4 maggio al grido di &#8216;Stay Fast, Stay Fit with #ijf14&#8242;</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il Festival del giornalismo 2014 alla fine si farà, e proprio dove è nato ed ha conquistato il suo successo, a Perugia naturalmente.<br />
Si riparte il 30 aprile fino al 4 maggio con &#8220;un&#8217;edizione speciale&#8221;, ha spiegato alla conferenza stampa di presentazione Arianna Ciccone, fondatrice dell&#8217;evento, &#8220;realizzata a dispetto della crisi, grazie all&#8217;intervento della collettività. Ad ottobre avevamo annunciato la chiusura per mancanza di fondi. A novembre, grazie ad un&#8217;azione di crowdfunding (115 mila euro raccolti in un mese) e ad un maggiore investimento dei nostri sponsor storici, siamo riusciti a mettere a punto ancora una volta quello che viene considerato uno dei più importanti media event nel panorama europeo&#8221;.</p>
<p><strong>Un ricco programma</strong>. Oltre <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2014">200 eventi per l&#8217;ottava edizione del festival</a>, quasi 400 speaker da tutto il mondo, tutto rigorosamente a ingresso libero.</p>
<p><strong>Data journalism a tutto spiano</strong>. Già nelle passate edizioni si era affrontato molto il tema del <a href="http://magazine.festivaldelgiornalismo.com/?s=data+journalism">giornalismo &#8220;scientifico&#8221;</a> basato sulla raccolta ed elaborazione di dati attraverso strumenti informatici, fino a pochi anni fa, sconosciuti al mondo del giornalismo. Quest&#8217;anno anche l&#8217;ascesa del lettore nell&#8217;era dell&#8217;open web e il caso Snowden (a partire dallo scoop del Guardian e tutte le sue innumerevoli implicazioni) saranno due fra i temi principali. Il gruppo di specialisti hacker&#8217;s corner saranno nuovamente protagonisti con seminari su sicurezza informatica, privacy, tutela della fonte anonima, whistleblowing e anti-corruzione, intercettazioni nell’era dell’NSA Gate, diffamazione e open source intelligence.</p>
<p><strong>IJF conquista uno sponsor importantissimo.</strong> Amazon sarà il principale sostenitore dell&#8217;edizione 2014. &#8220;Il partner ideale &#8211; si legge nel <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/32310/">sito ufficiale dell&#8217;iniziativa</a> &#8211; per supportare e diffondere la cultura della partecipazione e le opportunità che esistono oggi per quanti creano contenuti, siano essi giornalisti o autori&#8221;.</p>
<p><strong>Workshop</strong>. Il festival offrirà al pubblico circa 50 workshop gratuiti (inclusi quelli sul data journalism e quelli organizzati da ONA e quelli più tecnici dell’Hackers’ Corner) tenuti da alcuni dei principali esperti a livello internazionale.</p>
<p><strong>Pioggia di volontari anche quest&#8217;anno</strong>. Come sempre arriveranno da tutto il mondo i volontari del Festival, studenti, aspiranti giornalisti, fotografi provenienti 25 Paesi diversi: Albania, Armenia, Australia, Bielorussia, Belgio, Bulgaria, Canada, Cina, Egitto, Francia, Germania, Iraq, Italia, Lituania, Portogallo, Romania, Russia, Spagna, Filippine, Tunisia, Gran Bretagna, Ucraina, USA, Uzbekistan.</p>
<p>Quindi una strada partita in salita quel lunedì 21 ottobre 2013, in cui gli organizzatori, in polemica con le istituzioni pubbliche umbre per la riduzione dei fondi previsti, mettevano in campo la possibilità di far finire l&#8217;evento (&#8220;Stop At The Top&#8221;) o di spostarlo in un&#8217;altra città. Alla fine è giunta la buona notizia, per gli organizzatori, per le attività commerciali del centro storico e per tutti gli appassionati della manifestazione che quest&#8217;anno si terrà al grido di &#8220;<b>Stay Fast, Stay Fit with #ijf14</b>&#8220;.</p>
<div class="xcode"><strong>SERATE TEATRALI</strong><br />
“Sulla corruzione. Da Mani Pulite a oggi cos&#8217;è cambiato?”<br />
Gian Antonio Stella e Don Ciotti<br />
“Gazebo Live”<br />
Diego Bianchi, Makkox, Antonio Sofi<br />
“Racconti di mafia”<br />
Lirio Abbate e Pif</p>
<p><strong>DOCUMENTARI</strong><br />
“Killing the messenger: the deadly cost of news”<br />
“The Square”<br />
“EU 013, l&#8217;ultima frontiera”<br />
“(In)visible cities”</p>
<p><strong>INCONTRI CON E PRESENTAZIONI LIBRI</strong><br />
Tra gli incontri e le presentazioni di libri segnaliamo:<br />
Paolo Mieli &#8211; I conti con la storia<br />
Concita de Gregorio &#8211; L’isola<br />
Corrado Augias &#8211; Tra Cesare e Dio<br />
Luigi Zingales &#8211; Europa No<br />
Marco Travaglio &#8211; Viva il Re!<br />
Marino Sinibaldi &#8211; Spostiamo di un millimetro la storia. Intervista sulla cultura<br />
Alan Friedman &#8211; Ammazziamo il gattopardo<br />
Corrado Formigli &#8211; Impresa impossibile<br />
Susan Dabbous &#8211; Come vuoi morire. Rapita nella Siria in guerra<br />
Barbara Schiavulli &#8211; La guerra dentro<br />
Mario Calabresi &#8211; A occhi aperti<br />
Caterina Soffici &#8211; Italia yes, Italia no<br />
Andrea Scanzi &#8211; Non è tempo per noi quarantenni<br />
Ethan Zuckerman &#8211; Rewire. Cosmopoliti digitali nell&#8217;era della globalità<br />
Steve Buttry, Craig Silverman, Claire Wardle, Mathew Ingram, Rina Tsubaki &#8211; Verification Handbook<br />
Tony Wheeler &#8211; Fuori rotta: otto viaggi oltre la linea d&#8217;ombra</div>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/international-journalism-festival-2014/">International Journalism Festival 2014: dal 30 aprile al 4 maggio al grido di &#8216;Stay Fast, Stay Fit with #ijf14&#8242;</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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