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	<title>Perugia Online &#187; #ijf15</title>
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		<title>Ijf15, il Festival non delude: 60mila presenze, boom su Web e social</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2015 10:36:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> Si è conclusa la IX edizione del Festival Internazionale del Giornalismo, 5 giorni in cui la città di Perugia è diventata un luogo di confronto dove si sono incontrate le mille voci, i mille colori di chi fa giornalismo, dei professionisti dell’informazione, dei cittadini che vogliono contribuire, del pubblico che vuole partecipare. I numeri &#8211; L’edizione 2015 ha ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Si è conclusa la IX edizione del Festival Internazionale del Giornalismo, 5 giorni in cui la città di Perugia è diventata un luogo di confronto dove si sono incontrate le mille voci, i mille colori di chi fa giornalismo, dei professionisti dell’informazione, dei cittadini che vogliono contribuire, del pubblico che vuole partecipare.</p>
<p><strong>I numeri</strong> &#8211; L’edizione 2015 ha registrato un aumento di presenze rispetto allo scorso anno (tra le 55-65mila le cifre stimate). Gli eventi, tutti a ingresso libero, sono stati 279 dei quali almeno la metà in traduzione simultanea &#8211; tra incontri-dibattito, interviste, premiazioni, presentazioni di libri, case history, startup e nuove realtà e tendenze editoriali &#8211; in 17 sale dislocate nel centro storico di Perugia. I relatori sono stati 623, provenienti da 34 paesi diversi, più di 2500 i giornalisti accreditati, oltre 170mila le visite al sito internet (il sito in inglese ha registrato un incremento del 30%), 35mila gli accessi per i video del canale youtube del festival (15mila in più rispetto al 2014), 363mila minuti durante i 5 giorni. Trecentosessanta i video totali prodotti: 260 gli eventi live (subito disponibili on demand), 70 mini-puntate del webmagazine con interviste, pillole del diario quotidiano.</p>
<p><strong>Web e social</strong> &#8211; Sono stati trasmessi in diretta streaming tutti gli eventi in 10 diverse sale, 7 in più rispetto allo scorso anno. Gli eventi più seguiti in diretta sono stati il panel con Edward Snowden (venerdì 17) e l’incontro con Chef Rubio e Zerocalcare (sabato 18), entrambi con circa 3.500 visualizzazioni tra live e on demand. Gazebo Live, in diretta sul sito di repubblica.it, ha registrato 150mila visualizzazioni. Twitter: L&#8217;hashtag #ijf15 ha prodotto circa 56mila tweet dal 15 al 19 aprile, provenienti da circa 11200 utenti diversi (e da 5 continenti) ed oltre 500mila retweets. Picco di tweet raggiunto: 74 per minuto. L&#8217;hashtag #ijf15 è rimasto tra i trending topics per tutti 5 i giorni, entrando anche nelle tendenze di Svizzera e Canada. L&#8217;account @journalismfest ha guadagnato attorno ai 1000 follower dal 15 al 19 aprile. Il tweet più condiviso è stato il &#8220;meme&#8221; con la citazione tratta dall’evento speciale di Edward Snowden, che ha raggiunto circa 34mila impressions, più di 210 retweet, ed è stato embeddato più di 120 volte. Durante il keynote speech di Jeff Jarvis, sabato 18 aprile, l’hashtag #ijf15 ha registrato un picco di 1500 tweets in 30 minuti. Per quanto riguarda Facebook: 420mila sono state le visualizzazioni dei contenuti del festival, 15mila tra ‘mi piace’, commenti e condivisioni durante i 5 giorni.</p>
<p><strong>La città</strong> &#8211; Da non dimenticare inoltre i 250 volontari, giovani aspiranti giornalisti &#8211; e non solo &#8211; arrivati da ogni parte del mondo e impegnati a pieno e con entusiasmo nella macchina organizzativa. Il centro storico della città è stato popolato da turisti, visitatori e ospiti provenienti da ogni parte del mondo che hanno contribuito ad animare le vie e il corso, anche improvvisando incontri e dibattiti all’aperto, consacrando il Festival come un grande evento promozionale per la città e per la regione Umbria sempre più a livello internazionale. L’edizione 2016 del Festival si svolgerà a Perugia dal 6 al 10 aprile 2016. L’hashtag ufficiale: #ijf16</p>
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		<title>Ijf 15, la repubblica dei selfie. Come si racconta la politica al tempo dei social?</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2015 20:05:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adele Mauro]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Marco Damilano, corrispondente politico de L&#8217;Espresso, nonché autore e ospite fisso di Gazebo, ed Enrico Mentana, direttore del Tg LA7, coordinati dalla cofondatrice del Festival del Giornalismo Arianna Ciccone, spiegano come è cambiato il modo di raccontare la politica al tempo dei social network e come è cambiato il rapporto tra i leader politici e il mondo dell&#8217;informazione.</p>
<p><strong>Rivoluzione della comunicazione</strong> &#8211; &#8220;La disaffezione dei giovani rispetto ai giornali &#8211; spiega Mentana -, e anche all&#8217;informazione televisiva, è molto diffusa non solo a causa dell&#8217;evoluzione tecnologica. La veritòà è che le redazioni sono portatrici di una cultura informativa novecentesca, con modalità che sono ancora, per priorità delle notizie e forma mentis, ancorate al passato. Il problema esiste, come si vede dalla disaffezione rispetto alla politica, che pure occupa ancora gran parte di giornali e telegiornali. C&#8217;è però in molti giornalisti una volontà di cercare un rapporto diverso con i lettori&#8221;. &#8220;C&#8217;è stata una rottura forte- sottolinea il direttore del Tg La7 -. Il Novecento italiano è arrivato alla caduta di Berlusconi, da lì in poi è stata una Babele. Berlusconi è stato l&#8217;alfa e l&#8217;omega dell&#8217;informazione degli ultimi vent&#8217;anni. I giornali hanno avuto lì l&#8217;ultimo urrà. Sopravvivono, trovano canti del cigno, ma la sostanza è che le nuove generazioni restano lontane. L&#8217;età media delle redazioni è una delle ragioni dell&#8217;allontanamento dei giovani. I prodotti fatti da sessantenni sono per sessantenni: non c&#8217;è stato ricambio, abbiamo bruciato una generazione intera&#8221;.</p>
<p><b>L&#8217;era dei selfie</b> &#8211; &#8220;I giovani &#8211; evidenzia ancora Mentana &#8211; si aspettano qualcosa di diverso da giornali e tg, ma non è stato ancora creato un prodotto alternativo. Noi dell&#8217;era del &#8216;900, rimasti orfani della politica fatta di ideologie, non riusciamo a recuperare la distanza critica nei confronti di Matteo Renzi e di Beppe Grillo. Il tweet è l&#8217;ultima tappa, perchè noi dalla fase precedente abbiamo perso l&#8217;appuntamento con la sintonia. Matteo Renzi è un interprete del suo tempo e della sua generazione. Fare un selfie non è una questione anagrafica, lo possono fare tutti, lo hanno dimostrato Bruno Vespa e Grillo, ma è l&#8217;uso attivo dei nuovi mezzi di comunicazione a disposizione che conta. L&#8217;hasthag non basta&#8221;. Da qui il riferimento alla riforma della Rai, che &#8220;non può limitarsi a cambiare in corsa le modalità di elezione del cda, perché è in scadenza.Qui cambia il mondo, bisognerebbe ripensare tutto il sistema, non solo la tv pubblica. La tv deve avere un ruolo informativo, deve presentare il conflitto, non educare e deve avere un ruolo di svago ed intrattenimento. Allora sarebbe necessario fare una riforma di tutto il sistema televisivo, perchè il mondo è cambiato&#8221;.</p>
<p><strong>La politica</strong> &#8211; &#8220;In realtà &#8211; interviene Damilano &#8211; al cambiamento della comunicazione corrisponde un ritorno ad una politica antica di 200 anni. Di recente stiamo tornando alla politica del &#8220;Principe&#8221; di Machiavelli, alla politica della doppiezza che sembra moderna, ma che è in realtà molto antica. Sono moderni gli strumenti della comunicazione, ma si è tornati alla personalizzazione della politica. Non credo che il personalismo sia un male assoluto, lo diventa quando è l&#8217;unica cosa in un sistema non solido e che produce del vuoto. Le foto non devono diventare l&#8217;unica forma della politica. Twitter è un modo di comunicazione immediato, che salta la mediazione giornalistica: non ci sono più scena e retroscena, manca il racconto giornalistico. La pietra dell&#8217;inciampo è la realtà, perché quando ci sono fatti come quello dei 700 morti di oggi c&#8217;è un&#8217;irruzione nella realtà che continua ad essere raccontata giornalisticamente&#8221;.</p>
<p><strong>Le intercettazioni</strong> &#8211;  Il richiamo alla realtà non poteva che cedere il passo ad una riflessione sulla libertà di espressione e sul tema delle intercettazioni. &#8220;Il principio è molto semplice &#8211; spiega Mentana -: tutto quello che è negli atti giudiziari è pubblico e quindi pubblicabile. Il giornalista deve poter pubblicare tutto, tranne quello che è coperto dal segreto&#8221;. &#8220;Sono d&#8217;accordo &#8211; gli fa eco Damilano -. Oggi sembra che tutta la colpa sia dei giornali, scaricando addosso ai giornalisti una responsabilità di qualcosa che in realtà appartiene ad altri. Le inchieste devono essere condotte bene: tutto quello che viene correttamente messo agli atti potrà poi essere pubblicato&#8221;. &#8220;Tranne nel caso &#8211; aggiunge Mentana &#8211; in cui ci sia una violazione della Costituzione, ognuno ha diritto di esprimere quello che che vuole. Specialmente ora la libertà di espressione deve esserci e deve essere garantita, sennò torniamo indietro invece di andare avanti&#8221;. &#8220;In base all&#8217;art. 21 della Costituzione &#8211; conclude quindi Damilano &#8211; tutti, quindi non solo i cittadini, hanno diritto di esprimere la propria opinione. Anzi c&#8217;è il bisogno di un&#8217;informazione che contraddica, che dica il contrario del mainstream. Dire tutti la stessa cosa non solo è conformista, ma è anche noioso e banale.&#8221;</p>
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		<title>Ijf 15, Daria Bignardi racconta &#8220;L&#8217;amore che ti meriti&#8221; insieme al fumettista Gipi</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2015 14:23:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adele Mauro]]></dc:creator>
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<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/ijf-15-daria-bignardi-racconta-lamore-che-ti-meriti-insieme-al-fumettista-gipi/">Ijf 15, Daria Bignardi racconta &#8220;L&#8217;amore che ti meriti&#8221; insieme al fumettista Gipi</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>Avevo diciassette anni, non lo sapevo che eravamo felici&#8221; dice Alma all&#8217;inizio del romanzo, ambientato in una Ferrara ovattata dalla nebbia e inumiditamente silenziosa, dove, a 33 anni di distanza dal dramma della scomparsa del fratello di Alma, si ritrova Antonia, figlia di Alma alla ricerca dello zio Maio.  Nel meraviglioso Teatro della Sapienza la giornalista, scrittrice e conduttrice Daria Bignardi inizia il suo incontro co il fumettista Gipi leggendo il primo capitolo del suo ultimo libro &#8220;L&#8217;amore che ti meriti&#8221;.</p>
<p><strong>Daria Bignardi</strong> &#8211; &#8220;Il libro ha due voci e due piani temporali: il presente ed il passato. Questo libro è il romanzo in cui ho messo più trama, ma non basta. Devi sentire il ritmo, ma si tratta di qualcosa di istintivo. Ti deve restare qualcosa del libro, un qualcosa che deve nutrire il lettore. In questo mio ultimo lavoro, a distanza da meno di un mese dall&#8217;uscita di un altro mio romanzo, un libretto di cento pagine che uscirà a maggio e che ho scritto in cinque anni a momenti alterni, racconto di una famiglia che prima era felice e che poi, a seguito di un evento drammatico, non lo è più. E&#8217; una cosa che succede spesso e che può succedere a tutte le famiglie. Si sta bene e non ne sei consapevole di essere felica, sembra quasi scontato; all&#8217;improvviso succede qualcosa che scombina tutto e che ci fa capire che prima eravamo felici. E&#8217; un libro sui sensi di colpa: Alma vive di sensi di colpa, sentendosi responsabile della scomparsa improvvisa del fratello perchè è convinta di aver commesso un errore che ne ha causato la scomparsa. Alma è una sopravvissuta, appartenente ad una famiglia che non è stata in grado di reagire alla tragedia. E&#8217; una donna che, non essendosi mai perdonata, non è capace di amare perchè è convinta di non meritarsi questo sentimento. Poi c&#8217;è Michela, la fidanzatina di Maio. Lei è razionale, ritiene che niente dipenda da noi stessi. Io mi rivedo in Alma, anche se cerco di essere come Michela&#8221;</p>
<p><strong>Il libro</strong> &#8211; &#8220;Il libro è ambientato a Ferrara, città deserta e immersa nella nebbia, dove i fruscii delle biciclette sono il rumore costante. Per come è il carattere dei suoi abitanti e per le carrateristiche di questa città, Ferrara è l&#8217;ambientazione naturale e perfetta di quesa storia. E&#8217; un romanzo molto legato al poeta e scrittore Giorgio Bassani, che ha raccontata un Ferrara della fine degli anni &#8217;40, descrivendo un città che è identica ad oggi. &#8220;La cosa più importante e più bella per uno scrittore è la condivisione: la storia viene letta da altre persone, anche se ritengo che questa necessità di condivisione sia una forma di insicurezza. Chi sta bene non ha tutto questo bisogno di amore. In un libro c&#8217;è qualcosa che scava nel nostro profondo e poi c&#8217;è la tecnica. E&#8217; un lavoro che resta, ma quando scrivi scrivi da solo. Fare televisione è una cosa completamente diversa, ma che ti da la possibilità di lavorare con altre persone. In generale il lavoro creativo ed artistico ha un potere lenitivo. La creatività ha a che fare con la sofferenza: non penso che ci sia un&#8217; artista felice.</p>
<p><strong>Gipi</strong> &#8211; &#8220;Non leggo mai niente. E&#8217; una cosa di cui non mi vanto e quando ho letto questo libro mi sono accorto di essermi dimenticato cosa succede quando leggi. Io sono terrorrizzato dalla costante ricerca delle trame. E sono spaventato quando penso alla infinita quantità di storie che e di intrecci che ci sono nel mondo. Ho scritto anche un libro senza disegni, ma non ho il coraggio di pubblicarlo. Visualizzo delle immagini e il desiderio di disegnarle parte così forte che comincio subito a farlo. Il finale lo vedo quando capisco di cosa parlo: ma inizio a cercarlo da subito e mi fermo finchè non lo trovo.&#8221;</p>
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		<title>Ijf, il programma dell&#8217;ultimo giorno di Festival</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2015 09:17:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ancora un’intensa giornata tra panel discussion, incontri, presentazioni, workshop e serate teatrali, tra cui l’atteso incontro con i Negramaro: alla vigilia dell&#8217;uscita dell&#8217;atteso nuovo album, Giuliano Sangiorgi e Andrea Mariano, voce e tastiera del gruppo, risponderanno alle domande di Luca Valtorta de La Repubblica, per un evento speciale dove ripercorrere le tappe fondamentali della loro ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/ijf-il-programma-dellultimo-giorno-di-festival/">Ijf, il programma dell&#8217;ultimo giorno di Festival</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>Ancora un’intensa giornata tra panel discussion, incontri, presentazioni, workshop e serate teatrali, tra cui l’atteso incontro con i Negramaro: alla vigilia dell&#8217;uscita dell&#8217;atteso nuovo album, Giuliano Sangiorgi e Andrea Mariano, voce e tastiera del gruppo, risponderanno alle domande di Luca Valtorta de La Repubblica, per un evento speciale dove ripercorrere le tappe fondamentali della loro carriera, dal Salento alla conquista di San Siro e dell&#8217;America (ore 21.00 sala dei Notari).</p>
<p><strong>Slurp!</strong> &#8211; Torna anche quest’anno Marco Travaglio con il suo spettacolo “SLURP! vent’anni di lecchini, lecconi &amp; leccalecca al servizio dei potenti che ci hanno rovinati”, in anteprima nazionale sul palco del Teatro Morlacchi di Perugia, con la regia di Valerio Binasco (ore 21.00).</p>
<p><strong>Mafia capitale</strong> &#8211; Al festival la storia incredibile di Mafia Capitale, un sistema criminale senza precedenti, che ha dominato Roma con la complicità di politica e istituzioni. Un dibattito che partirà dal libro “I re di Roma” di Lirio Abbate L’Espresso e Marco Lillo co-fondatore il Fatto Quotidiano, un racconto potentissimo, con documenti inediti. La testimonianza appassionata di chi ha denunciato quel sistema criminale quando nessuno ne voleva parlare. Insieme agli autori partecipano Giuseppe Pignatone procuratore capo di Roma, Fiorenza Sarzanini Corriere della Sera (16.00 Sala Dei Notari).</p>
<p><strong>La politica oggi</strong> &#8211; Se da una parte il giornalismo si sta attrezzando per avvicinarsi ai lettori con strumenti nuovi, dall’altro anche la politica sta imparando a servirsi delle piattaforme digitali per arrivare agli elettori e diffondere messaggi e propaganda, dalle interviste via Twitter alle slide di governo. Ma come si racconta la politica al tempo dei social network? A parlarne, nell’incontro dal titolo La Repubblica dei selfie, Arianna Ciccone co-fondatrice IJF, Marco Damilano L’Espresso ed Enrico Mentana direttore TgLA7 (17.30 Sala dei Notari).</p>
<p><strong>Altri eventi</strong> &#8211; Tra gli appuntamenti di quest’ultima giornata del festival: Propaganda reloaded? Le relazioni pericolose fra politica e informazione nell’epoca dei social media, un incontro con Giovanni Boccia Artieri Università di Urbino, Fabio Chiusi giornalista freelance, Giovanna Cosenza Università di Bologna, Filippo Sensi portavoce Presidente del Consiglio (11.00 Sala Raffaello, Hotel Brufani); alle ore 10.30 al Teatro della Sapienza, Pop Economy: la grande crisi dal piccolo schermo, un viaggio nella nicchia più essenziale del mondo dei media, con Corrado Formigli Piazzapulita LA7, Giovanni Iozzia direttore EconomyUp, Tonia Mastrobuoni La Stampa, Mario Seminerio giornalista e scrittore e Francesco Specchia di Libero. Si parlerà di comunicazione politica nel panel discussion: Spin factor, con Dino Amenduni Proforma, Giovanni Diamanti co-fondatore e managing partner Quorum, Andrea Marcolongo consulente di comunicazione e Antonio Palmieri deputato Forza Italia (14.30 Centro Servizi G. Alessi) e degli (S)vantaggi di essere uomini o donne nel giornalismo, con Filippo Facci Libero, Francesca Fagnani Servizio pubblico LA7, Matteo Grandi direttore Piacere Magazine, Domitilla Savignoni Tg5 e Andrea Scanzi de Il Fatto Quotidiano (19.00 Teatro Della Sapienza).</p>
<p><strong>Le Iene</strong> &#8211; Alle 9.30, Sala Raffaello Hotel Brufani, una discussione sul tema delle censure, ipocrisie e bugie sulla libertà di parola in Italia, partendo dal libro “Meglio se taci” scritto da Alessandro Gilioli L’Espresso e Guido Scorza Istituto Politiche Innovazione. Partecipano anche Anna Masera capo ufficio stampa Camera dei Deputati, Antonio Palmieri deputato Forza Italia. Le ‘Iene’ Mauro Casciari e Nadia Toffa, raccontano i reportage de Le Iene al confine tra Turchia e Siria e in Iraq: Donne e bambini come merce di scambio (15.00 Teatro della Sapienza).</p>
<p><strong>In mezz&#8217;ora</strong> &#8211; In diretta alle ore 14.30 dalla Sala dei Notari, Lucia Annunziata con la sua trasmissione In mezz’ora; alle 14.30 al Teatro della Sapienza, a cura di TIM, il secondo incontro su ‘Dialoghi sulla libertà di espressione’: David Parenzo intervista il fotografo Oliviero Toscani; e Daria Bignardi presenterà il suo libro “L’amore che ti meriti”. Insieme a lei sul palco del Teatro della Sapienza alle ore 12.00, il disegnatore e fumettista Gipi.</p>
<p><span lang="en-US"><strong>In Europa</strong> &#8211; Discriminazione, pregiudizi e ruolo dei social media nell’era del matrimonio gay, nel parlano Vincenzo Branà direttore ufficio stampa Arcigay, Caterina Coppola direttrice gay.it, Helena Horton The Daily Mirror, Mathieu Magnaudeix Mediapart, Daniele Viotti europarlamentare PD (10.00 Centro Servizi G. Alessi). Si analizzeranno i modelli di giornalismo europeo, in particolare ‘andremo’ in Spagna e in Francia con i panel: Innovazione nel giornalismo spagnolo con Jordi Colomé direttore El Ciervo, Ignacio Escolar fondatore e direttore eldiario.es, Daniele Grasso El Confidencial, Juan Luis Manfredi Università di Castiglia-La Mancia (10.00 Sala Del Dottorato), e “Paris vaut bien une presse”: i modelli innovativi del giornalismo francese, con David Eloy co-fondatore e direttore Altermondes, Andrea Paracchini Altermondes, Edwy Plenel direttore Mediapart, David Servenay co-fondatore La Revue Dessinée (11.30 Sala Del Dottorato). A cura di Ordine dei Giornalisti, alle ore 10.00 Sala dei Notari, la Firma della convenzione tra Ordine Nazionale dei Giornalisti e sede della Commissione europea in Italia in tema di formazione permanente e continua dei giornalisti, con Lucio Battistotti direttore Commissione Europea RiI e Enzo Iacopino presidente Ordine dei Giornalisti.Non mancherà un incontro sulla politica europea dell&#8217;immigrazione, per trattare le azioni già intraprese a sostegno degli Stati membri e di quelle ancora da intraprendere. Nell’incontro dal titolo I volti umani dell’immigrazione, ore 11.30 Sala Dei Notari, partecipano Aws Alabayati rifugiato politico, Luca Attanasio giornalista freelance, Lucio Battistotti direttore Commissione Europea RiI, Tareke Brhane presidente Comitato Tre Ottobre, Suleman Diara presidente Barikamà.<br />
</span></p>
<p><strong>Lo Stato Sociale</strong> &#8211; Alle ore 19.00, Sala Raffaello Hotel Brufani, Michele Azzu co-fondatore L’Isola dei Cassintegrati, incontra il gruppo musicale elettro-pop Lo Stato Sociale. Sarà un’occasione per parlare dei nuovi modelli di business della musica che cambia. Jacopo Tondelli co-fondatore e direttore Gli Stati Generali, alle ore 11.30 Hotel Sangallo, ci spiega come Fare un giornale online, dall’idea al business plan; con <span lang="en-US">Giulio Frigieri</span><span lang="en-US"> The Observer, </span><span lang="en-US">Costanza Hermanin</span><span lang="en-US"> Open Society European Policy Institute, </span><span lang="en-US">Aron Pilhofer</span><span lang="en-US"> The Guardian, </span><span lang="en-US">Guido Romeo</span><span lang="en-US"> Wired Italia, </span><span lang="en-US">Mariana Santos</span><span lang="en-US"> Fusion (via skype), </span><span lang="en-US">Gabi Sobliye</span><span lang="en-US"> Tactical Technology il panel Collective </span>Radical data: tra attivismo e giornalismo, il potere della narrazione visuale basata sui dati (9.30 Sala Perugino, Hotel Brufani); alle 11.00 Sala Perugino Hotel Brufani, un incontro sul Giornalismo investigativo e cronaca nera con Giovanni Bianconi e Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera. In collaborazione con il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici; Climate change, la sfida al giornalismo, a parlare sono Carlo Carraro Università Ca’ Foscari di Venezia, Stefania De Francesco ANSA, Antonio Navarra presidente CMCC, James Painter Istituto Reuters per lo Studio del Giornalismo (16.00 Sala Raffaello, Hotel Brufani).</p>
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		<title>Ijf15, opinioni vs notizie: nell&#8217;era di internet  tutto è concesso?</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2015 19:56:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adele Mauro]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> In un settore sempre più competitivo in cui gli organi di informazione cercano di emergere, il mondo del web garantisce un accesso immediato e veloce alle notizie e l&#8217;opinione assume un ruolo sempre più rilevante. Ma quanto è sottile il confine tra opinioni e notizie. Qual è l&#8217;importanza della notizia e cosa significa scrivere un&#8217;opinione? Dal panel coordinato da Stephan Faris, uno dei fondatori del collettivo Deca e codirettore di Project Syndicate, i temi che emergono sono tanti e le posizioni non sempre concordanti. Due cose sono certe: nella ricchezza dello scenario attuale dell&#8217;informazione convincere i lettori del valore di un articolo, che riporti una mera notizia o che si tratti di un approfondimento sul tema, è sicuramente molto più difficile e la linea di demarcazione tra scrittore e reporter è sempre più offuscata.</p>
<p><strong>Il valore del tempo</strong> &#8211; Mathew Ingram, giornalista pluripremiato di Fortune Magazine e cofondatore di Mesh, confessa: &#8220;La mia regola è che se ci metto tanto tempo per scrivere un pezzo, allora l&#8217;articolo non sarà granchè. Se ci metto poco è più facile che colpisca i lettori. Il tempismo nel mondo dell&#8217;informazione è cambiato: fino a dieci anni fa pubblicare una notizia il giorno dopo era una tempistica rapida, oggi si è ridotto tutto a pochi minuti e se decine di siti hanno già dato la notizia il compito del giornalista è sempre più difficile. Un conto è arrivare primo, ma se pubblichi dopo ore allora il lettore si aspetta degli approfondimenti. Ora una notizia non è più una roccia, ma mediante la pubblicazione online può essere integrata sulla base di nuovi elementi&#8221;.</p>
<p><strong>Le opinioni</strong> &#8211; Lucy Marcus, presidente e fondatrice del consiglio di amministrazione, conduce una serie tv  e tiene una rubrica per BBC e per Project Syndicate tradotta in 11 lingue e distribuita in tutto il mondo, in cui parla in maniera globale di temi quali l&#8217;etica delle imprese, la trasparenza dei dati, la natura delle imprese e come cambia il confine tra le industrie. &#8220;Scrivo una volta al mese &#8211; racconta -, quindi ci si aspetta qualcosa di importante da me. Non mi considero una giornalista, ma una professionista che scrive in maniera autocritica. Cerco di cambiare il mondo dell&#8217;imprenditoria, tentando di creare nuovi paradigmi per i consigli di amministrazione delle aziende. Uso i social network e cerco di capire se i lettori sono d&#8217;accordo o meno con me. Voglio diffondere idee. I miei devono essere articoli ever green, ci vuole tempo per distribuirli e tradurli negli 11 Paesi, quindi devo scrivere pensando di essere letta anche tempo dopo la notizia. Le notize sono un bene pubblico, l&#8217;opinione invece non sempre lo è.&#8221;</p>
<div>
<p><strong>Le notizie</strong> &#8211; Jonathan Stein, direttore di Project Syndicate, afferma che &#8220;siamo nell&#8217;epoca del boom dei media. Avere molte fonti dell&#8217;informazione migliora, siamo più ricchi rispetto al passato. Avere un solo canale televisivo o un solo giornale era una cosa negativa. Solo che è tutto più difficile, perchè le fonti e quindi le notizie devono essere filtrate. Noi creiamo le priorità, le agende politiche e le tematiche per il mondo. E&#8217; quindi essenziale avere un giornale di alta qualità, anche se non operiamo su una base commerciale perchè nessun giornale, anche se non  ha una capacità economica, viene rifiutato&#8221;. Riguardo al tema dei pezzi di opinione, Stein afferma che &#8220;non ci può essere un pezzo di opinione se alla base non c&#8217;è un reportage molto accurato ed approfondito&#8221;. Secondo Margaret Sullivan, curatrice del blog del New York Times &#8220;Public Editor&#8217;s Journal&#8221; e scrittrice per il Sunday Review, &#8220;il giornalismo investigativo non può andare perso. Un milione e mezzo di persone pagano per leggere le notizie del New York Times, perchè hanno capito quanto la notizia sia importante. Se scompaiono i giornalisti, chi scrive pezzi di opinioni non avrà più lavoro&#8221;.</p>
</div>
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		<title>Ifj15, il meraviglioso mondo della radio con Linus e Giuseppe Cruciani</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2015 12:42:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Catanzaro]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Al Festival del Giornalismo si parla anche di radio: a fronteggiarsi, due che del mezzo se ne intendono. Uno, Pasquale Di Molfetta, in arte Linus, è una vera e propria istituzione che lavora nel settore da quasi quarant&#8217;anni: &#8220;deus ex machina&#8221; di Radio Deejay, della quale è direttore, è anche conduttore di uno dei suoi programmi di punta, &#8220;Deejay chiama Italia&#8221;. L&#8217;altro, Giuseppe Cruciani, ha rivoluzionato il modo di fare informazione in radio, con un programma, &#8220;La zanzara&#8221;, in onda su Radio 24, che definire irriverente è poco. Due personaggi agli antipodi per il modo di essere e di porsi col pubblico, il primo un perfezionista al limite della pignoleria, il secondo un anarchico che punta molto sull&#8217;effetto sorpresa (e non per niente l&#8217;incontro si intitolava &#8220;Il buono e il cattivo della radio&#8221;).</p>
<p><strong>Il faccia a faccia</strong> &#8211; I due, nel rispondere alle domande della moderatrice, sono riusciti a portare avanti una stimolante chiacchierata e a svelare al pubblico qualche retroscena e qualche segreto dell&#8217;affascinante mestiere di speaker radiofonico. Tra i temi trattati, l&#8217;intesa col partner di lavoro: Linus ha parlato di &#8220;coppia aperta&#8221;, intendendo con ciò che si frequenta con Nicola Savino giusto per il tempo della trasmissione, mentre Cruciani ha definito il suo rapporto con David Parenzo &#8220;più complicato che con una fidanzata&#8221;, aggiungendo che ultimamente ha sentito il bisogno di portarselo in studio con sé). Rispetto al desiderio di tentare la carriera televisiva, entrambi si dicono abbondantemente appagati dal proprio lavoro in radio, anche se non si sono fatti mancare progetti sul piccolo schermo: Linus ha ricordato &#8220;Il grande cocomero&#8221;, condotto recentemente -si parla del 2013- in seconda serata su Rai 2, definendolo &#8220;Un&#8217;esperienza che probabilmente non lascerà il segno, ma che tuttavia andava fatta&#8221;; il nome di Cruciani è invece legato all&#8217;unica, memorabile puntata di &#8220;Radio Belva&#8221;, sempre nel 2013, in cui sfiorò la rissa con Vittorio Sgarbi: &#8220;Mi sono divertito tantissimo, quella trasmissione ormai è quasi un cult&#8230; E le polemiche mi sono scivolate addosso, come sempre&#8221;.</p>
<p><strong>Gli editori</strong> &#8211; E le pressioni da parte dell&#8217;editore? Ambedue affermano di non subirle, anche grazie ai risultati ottenuti: &#8220;Il gruppo L&#8217;Espresso mi ha sempre lasciato lavorare in pace -dice Linus- tra l&#8217;altro come Radio Deejay siamo una delle poche società che continua a fare utili&#8221;; &#8220;La Confindustria è una figura mitologica -afferma Cruciani- perché sono in tanti ma nessuno decide, comunque la libertà me la sono conquistata con gli ascolti&#8230; Insieme a qualche querela, ma finora ho sempre vinto tutte le cause.</p>
<p><strong>Il pubblico</strong> &#8211; Al termine, c&#8217;è stato un confronto con il pubblico (in particolare le domande venivano da ragazzi di varie radio indipendenti sparse per la penisola) su aspetti tecnici, aneddoti del passato e progetti per il futuro, e tale scambio di battute ha evidenziato ancor più il rapporto intenso e viscerale che lega un conduttore radiofonico al suo mestiere, in maniera probabilmente più profonda di quanto non avvenga per chi fa televisione.</p>
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		<title>Ijf15, conversazione sui temi del nostro tempo: dalla libertà di espressione ai Marò</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2015 14:56:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adele Mauro]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> A distanza di pochi mesi torna a Perugia Paolo Mieli in occasione del Festival del giornalismo. Giornalista, saggista e presidente di RCS libri, parla e racconta i temi del nostro tempo attraverso un&#8217;intervista di Vittorio Zincone, giornalista del magazine del Corriere della Sera &#8220;Sette&#8221; e autore del programma televisivo di approfondimento politico  &#8220;Piazzapulita&#8221;.</p>
<p><strong>La libertà d&#8217;espressione</strong> &#8211; &#8220;Per me è pubblicabile tutto &#8211; esordisce Mieli -. Non si deve chiedere una legge che limiti la pubblicazione delle informazioni. Ciò che attiene alla libertà di espressione non può avere confini nelle parole, ma solo nei fatti. Si deve garantire la liberà di pubblicare una vignetta che deride Maometto, come è successo nel caso del periodico satirico francese Charlie Hebdo, quanto una vignetta antisemita. L&#8217;informazione è un mondo anarchico, non nelle mani di un padrone e nell&#8217;epoca moderna non divulgare i video dell&#8217; Isis è un&#8217;idea stupida, perché tanti sono i canali dell&#8217;informazione e conoscere quella propaganda ci aiuta a munirci di argomenti e di idee. Pur essendo agli antipodi di quanto affermato da Salvini in merito ai campi rom, credo che tutti, anche lui, debbano essere liberi di dire tutto: il solo confine è quando il dire diventa parente del fare. Il caso della Presidente della Camera On. Boldrini, di cui ho il massimo rispetto, è invece un eccesso di antifascismo che arriva 70 anni dopo.&#8221;</p>
<div><strong>Giornalismo e politica</strong> &#8211; Il rapporto tra giornalisti e politici è, invece, secondo Mieli, &#8220;cambiato in meglio. L&#8217;informazione dei miei tempi &#8211; sottolinea, infatti, il giornalista &#8211; era peggiore rispetto ad oggi, con la differenza che il mondo da cui provengo aveva una gerarchia, mentre il mondo di oggi, il web, è pieno di anonimi e di identità false, quindi non si sa mai chi è responsabile e di cosa. Uso Twitter solo per leggere e mai per scrivere, ero refrattario perchè chi fa il mio lavoro ha molte occasioni per parlare, io preferisco leggere e cambio spesso le persone che seguo. Si tratta di un mondo immediato, diretto, molto aperto: è l&#8217;unico mondo franco che conosco, anche se in caso di insulti è difficile capire chi si deve denunciare&#8221;.</div>
<div><strong>Il web</strong> &#8211; &#8220;Il web si evolve &#8211; continua Mieli -, ma le notizie che circolano le consideriamo vere solo se vengono certificate dalla carta stampata, che nel frattempo, però, è sempre più in crisi. Il mondo dell&#8217;informazione sul web deve trovare una ragione di guadagno per sopravvivere, l&#8217;informazione è potente nella misura in cui è una fonte di guadagno. Legare l&#8217;evoluzione del giornalismo ad una precarizzazione degli informatori, con retribuzioni molto basse, vuol dire condannarlo a morte. Se il giornalista viene assunto e difeso sarà più libero di un blogger. Il mondo fatto di persone senza prospettive è un mondo fatto di persone ricattabili.&#8221;</div>
<div><strong>Il caso dei Marò</strong> &#8211; Infine una riflessione sulla questione dei due Marò italiani trattenuti da mesi in India. &#8220;Gli italiani &#8211; evidenzia Mieli &#8211; non devono sminuire la giustizia indiana, non dobbiamo considerare il popolo indiano inferiore a noi: l&#8217;unico limite sta nel fatto che il loro sistema penale ammette la pena di morte, quindi se vengono processati in modo da poter arrivare a tale condanna, saremmo legittimati ad andarli a riprendere. Altrimenti è normale che se li vogliano tenere.&#8221;</div>
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		<title>Ijf15: il talk show è morto, viva il talk show!</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2015 12:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Catanzaro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> &#8220;Il talk show è morto, viva il talk show&#8221;. Con questo grido di battaglia si è aperto l&#8217;incontro di venerdì 20 del Festival del giornalismo di Perugia, organizzato dall&#8217;Associazione Giornalisti della Scuola di Giornalismo di Perugia (argomento facilmente intuibile: il destino dei talk) in un teatro della Sapienza gremito. Presenti: Francesca Barra e Pierluigi Pardo ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> &#8220;Il talk show è morto, viva il talk show&#8221;. Con questo grido di battaglia si è aperto l&#8217;incontro di venerdì 20 del Festival del giornalismo di Perugia, organizzato dall&#8217;Associazione Giornalisti della Scuola di Giornalismo di Perugia (argomento facilmente intuibile: il destino dei talk) in un teatro della Sapienza gremito. Presenti: Francesca Barra e Pierluigi Pardo in rappresentanza di Mediaset, Mia Ceran e Andrea Vianello della Rai, con Mario De Pizzo di Rai News 24 a fare da moderatore.</p>
<p><strong>Il destino dei talk</strong> &#8211; La parte iniziale del dibattito ha ribadito quanto ormai assodato da tempo: il talk politico è in crisi di ascolti perché è un mezzo di cui si è abusato a causa dei bassi costi di realizzazione e sulla scia del facile gioco tra sostenitori e oppositori berlusconiani durante il ventennio di governo del leader di Forza Italia. Ci sono editori che hanno puntato tutto sui talk e leader politici che l&#8217;hanno demonizzati, ma di per sé si tratta di un genere nobilissimo e democratico.</p>
<p><strong>L&#8217;intervento di Zoro</strong> &#8211; La seconda fase dell&#8217;incontro è stata, invece, più goliardica con Pardo che recitava il ruolo dell&#8217;istrione, Vianello quello del vecchio saggio, le due giornaliste che cercavano di riprendere il filo del discorso, peraltro senza riuscirci. A un certo punto sono stati invitati a salire sul palco anche Zoro e la sua truppa, presenti all&#8217;incontro, e la situazione si è ulteriormente rimescolata. Però tra un complimento a Tiki Taka, uno a Gazebo, un tentativo improbabile di classificazione e un intervento dal pubblico, si sono potute anche sviscerare tematiche che con un approccio formale difficilmente sarebbero state sollevate, quali il target delle trasmissioni (&#8220;La TV ormai si fa per gli anziani&#8221;), il bisogno di visibilità dei politici (&#8220;Vengono gratis in studio e sarebbero disposti anche a pagare pur di farsi invitare&#8221;) e il ruolo dei social (&#8220;I trending topics portano sfiga per gli ascolti&#8221;). Immancabile il momento selfie con Pardo e con la malcapitata Mia. Dopodiché i saluti. Bye bye, ci si rivede al prossimo talk in TV.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ijf15, Ucraina: fare informazione nella terra d&#8217;Europa bruciata dalla guerra</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2015 10:46:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Catanzaro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La situazione in Ucraina è particolarmente intricata e minacciosa per l&#8217;equilibrio globale. Provare a capirci qualcosa non è semplice. Al Festival del giornalismo di Perugia si è provato a farlo nel corso di un dibattito con persone che in quei luoghi sono state fino a poco tempo fa, dal titolo &#8220;La guerra in Ucraina vista dai ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> La situazione in Ucraina è particolarmente intricata e minacciosa per l&#8217;equilibrio globale. Provare a capirci qualcosa non è semplice. Al Festival del giornalismo di Perugia si è provato a farlo nel corso di un dibattito con persone che in quei luoghi sono state fino a poco tempo fa, dal titolo &#8220;La guerra in Ucraina vista dai media indipendenti russi&#8221;. Presenti quattro giornalisti russi: Marina Akhmedova (Russky Reporter), Pavel Kanygin (Novaya Gazeta), Timur Olevsky (TV RAIN) e Mumin Shakirov (Radio Svoboda), con Marcello Greco del TG3 a fare da moderatore. I quattro hanno raccontato le loro esperienze, a tratti drammatiche, nel mezzo del conflitto armato.</p>
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<div><strong>Le esperienze sul campo</strong> &#8211; Olevsky, che è stato arrestato e poi rilasciato (con tanto di scuse formali) a Mariupol quando la città era ancora sotto il controllo ucraino, parla di taxi utilizzati come spie e mucchi di cadaveri di militari insepolti lungo la strada e attribuisce alla Federazione Russa la responsabilità morale di aver causato e di voler proseguire il conflitto. Kanygin è quello che ha corso i pericoli maggiori, in una Sloviansk appena conquistata dai filorussi: dopo aver rischiato il linciaggio da parte di una folla inferocita che gli imputava servizi &#8220;contrari allo spirito patriottico&#8221; e di essere una spia della CIA, è stato arrestato e subito rilasciato; in seguito è riuscito a intervistare il generale Darkovskij, uno dei capi dei combattenti della Nuova Russia. Ma l&#8217;ottimismo che avevano suscitato in lui le prime immagini di Maidan è totalmente scemato, anche alla luce della discussione in atto presso il Parlamento ucraino di rendere fuorilegge il Partito Comunista. La Akhmedova ha anche lei subito un arresto, da parte degli ultranazionalisti ucraini di Pravij Sektor, a Donetsk; ha parlato della situazione di estrema povertà del Donbass e del gran numero di vittime civili; ha poi riferito di un commovente dialogo che ha avuto con una donna ucraina su Facebook dopo aver postato la foto raffigurante un soldato ferito che si è rivelato essere il marito di lei, dato per morto.</div>
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<div><strong>La Crimea</strong> &#8211; Shakirov è il più fortunato dei quattro, essendo stato inviato in Crimea, regione subito occupata dai Russi e in cui perciò un conflitto non c&#8217;è mai stato, ma non per questo priva di problemi: il crollo del rublo negli ultimi mesi ha provocato seri problemi legati all&#8217;inflazione; il Governo di Mosca ha provveduto, oltre a sostituire completamente l&#8217;establishment della regione, a fornire tutti gli abitanti del passaporto russo, ma c&#8217;è anche chi (soprattutto Ucraini e Tatari) lo ha rifiutato ed è stato perciò costretto a richiedere, tra grandi difficoltà, un permesso di soggiorno.</div>
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<div><strong>La propaganda</strong> &#8211; Dopo la visione di alcuni filmati girati sui luoghi del conflitto e alcune considerazioni interessanti scambiate tra i quattro (il miraggio proposto alle fasce inferiori della popolazione di uno stile di vita &#8220;alla Putin&#8221;, il vagheggiamento di un ritorno di una grande Unione Sovietica, visto come &#8220;una patologia&#8221;), il moderatore ha proposto una riflessione sul ruolo della propaganda: se ne è evinto che, come da molti dei nostri mass media è facile intuire una posizione filo atlantista e quindi a favore dell&#8217;esercito ucraino, in Russia la vulgata ufficiale parla di guerra di liberazione nazionale da parte delle autoproclamatesi repubbliche, desiderose di riunirsi alla madrepatria russa. Molto interessante (anche se potrebbe apparire un dettaglio secondario) la discussione riguardo a come chiamare gli insorti nel Donbass: ribelli o separatisti? È risaputo, d&#8217;altronde, che la propaganda attribuisce un ruolo centrale alle emozioni suscitate dalle parole stesse.</div>
<div></div>
<div><strong>Il futuro del conflitto</strong> &#8211; In conclusione gli ospiti, che pure hanno espresso nel corso del dibattito posizioni diverse, discutendo a tratti anche animatamente su diverse questioni, si sono detti concordi su un punto cruciale: questa è una guerra in cui, date anche le molteplici intromissioni da parte di soggetti esterni, non è assolutamente semplice prevedere sviluppi futuri, motivo in più per il quale sarebbe auspicabile una soluzione su base negoziale, necessaria a placare l&#8217;escalation di violenza e odio reciproci che sta diventando giorno dopo giorno sempre più preoccupante.</div>
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		<title>A #Ijf15 il documentario &#8220;The good life&#8221; di Niccolò Ammaniti</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2015 09:54:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Pugliese]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[#ijf15]]></category>
		<category><![CDATA[Documentario]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Niccol? Ammaniti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Tra i big ospiti dell&#8217;edizione 2015 del Festival del giornalismo c&#8217;è Niccolò Ammaniti. Conosciuto come scrittore, si presenta ora nella nuova veste di regista con il film documentario &#8220;The good life&#8221;. Racconta la storia di tre italiani che hanno scelto di lasciare l&#8217;Italia e trasferirsi in India dove hanno trovato il senso vero della propria ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Tra i big ospiti dell&#8217;edizione 2015 del Festival del giornalismo c&#8217;è Niccolò Ammaniti. Conosciuto come scrittore, si presenta ora nella nuova veste di regista con il film documentario &#8220;The good life&#8221;. Racconta la storia di tre italiani che hanno scelto di lasciare l&#8217;Italia e trasferirsi in India dove hanno trovato il senso vero della propria esistenza.</p>
<p><strong>L&#8217;intervista &#8211;</strong> Niccolò Ammaniti, intervistato brevemente da Giovanna Zucconi sul palco del teatro Morlacchi nella terza giornata del festival, racconta come è nata questa avventura. Ammaniti, che ha visto diventare film alcuni suoi libri come &#8220;Io non ho paura&#8221; o &#8220;Come Dio comanda&#8221; che raccontavano storie inventate dall&#8217;inizio alla fine, per la prima volta decide di fare il contrario: raccontare, con le immagini, storie vere. Lo scrittore decide di incontrare e ascoltare i tanti italiani che vivono in India, non per sapere come vivono lì, piuttosto per farsi raccontare l&#8217;Italia che avevano lasciato, quella degli anni settanta. Loro potevano farlo da una prospettiva non amalgamata con altri quarant&#8217;anni di storia e, per noi è stato utile per arrivare alla consapevolezza che le problematiche da loro lasciate sono quelle che continuiamo a sperimentare in Italia.</p>
<p><strong>Il documentario &#8211; </strong>Tre vite, tre storie di italiani trasferitisi in India alla ricerca di un riscatto e di una nuova vita. Il primo, Baba Shiva, lascia l’Italia e diventa un sacerdote induista, avvolto nella sua veste rossa, recita preghiere sulle rive del Gange. Il secondo, Eris, nomade in viaggio per l’Asia, si stabilisce con moglie e figli sull’Himalaya. Il terzo, Giorgio, fuggito di casa a tredici anni, diventa il custode del tempio in un piccolo paese. Lo scrittore usa le sue abilità e la sua sensibilità per raccontare il mondo di tre persone che hanno rinunciato all’Italia per l&#8217;opportunità di una vita diversa, per un riscatto sociale. Il viaggio per tutti e tre nasce come fuga, per scoprire se stessi, la vera essenza della vita e, per due di loro, una nuova spiritualità. Con un&#8217;Italia soffocata da gerarchie, arrivismo e ambizione, non è stato difficile, dichiarano i personaggi, desiderare di andare altrove per cercare qualcosa di diverso. Tutti e tre sostengono di essere soddisfatti della loro scelta, di non voler tornare in Italia, eppure trasmettono anche una nostalgia per il Paese di origine e i loro ricordi si sono fossilizzati nel momento in cui hanno deciso di iniziare un’altra vita.  Questa nostalgia è rintracciabile, ad esempio, nella famiglia di Eris che non manca di mettere a tavola penne al pomodoro con grana.</p>
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		<title>I 60 anni de L&#8217;Espresso</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2015 11:12:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lucina Paternesi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Compie 60 anni uno dei settimanali d’inchiesta più famoso d’Italia. Un giornale che ha cambiato il modo di fare giornalismo e che, con le sue storiche copertine e i grandi reportage, ha spiegato, vissuto, fotografato un paese in tutte le sue trasformazioni e i suoi cambiamenti. Dallo storico “Capitale corrotta, nazione infetta”, fino alle stragi ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>Compie 60 anni uno dei settimanali d’inchiesta più famoso d’Italia. Un giornale che ha cambiato il modo di fare giornalismo e che, con le sue storiche copertine e i grandi reportage, ha spiegato, vissuto, fotografato un paese in tutte le sue trasformazioni e i suoi cambiamenti. Dallo storico “Capitale corrotta, nazione infetta”, fino alle stragi di mafia e alle tragedie dell’immigrazione, L’Espresso ha raccontato l’Italia in un modo diverso dagli altri settimanali.</p>
<p><strong>Le inchieste sulla carta</strong> – Per Lirio Abbate, l’Espresso è una grande famiglia. Ogni settimana si cerca di approfondire e dare qualcosa al lettore che non trova altrove, ne’ sugli altri quotidiani, ne’ su Internet o sui social network. “Riuscirlo a fare sulla carta – afferma Abbate – con il linguaggio targato Espresso, e con le firme che ci hanno sempre accompagnato è uno dei punti di forza del giornale”. L’Italia ha bisogno di questo tipo di informazione, necessita di un giornalismo libero e che non ha paura di dire le cose e fare nomi, “per questo non possiamo sentire che non possiamo pubblicare intercettazioni che riguardano politici anche se non indagati”.</p>
<p><strong>La politica </strong>– “Pezzi di 20, 30 anni fa che rileggi oggi e trovi ancora attuali”, questo è il giornalismo politico de L’Espresso secondo Marco da Milano, altra firma di punta del settimanale che, racconta, “ho iniziato a leggere il giornale quando ero ancora troppo giovane”. “Non basta dare la notizia, bisogna saperla raccontare, contestualizzarla, la chiave del racconto è fondamentale. Ma c’è anche l’ironia che in un paese rovinato come il nostro è un qualcosa in più che un settimanale si può permettere e, anzi, deve dare ai suoi pezzi”.</p>
<p><strong>La chiusura del mercoledì</strong> &#8211;  “Se succede qualcosa dopo le 13 di mercoledì per noi si apre una voragine, un enorme buco nero che fagocita tutto il giornale che è da buttare” e tra racconti che vedono le dimissioni di Scajola come epilogo o le ragazze ospitate nelle case di Berlusconi, fino all’avvento del web sono tanti gli aneddoti che la redazione puo’ vantare di aver raccolto nel corso di questi 60 anni. “Da quando c’è la versione online non dobbiamo più pregare che una foto esclusiva al mercoledì rimanga tale fino al venerdì, giorno di uscita del settimanale. Ora si può mettere subito in rete, possiamo dormire più tranquilli”, afferma Beatrice Dondi.</p>
<p><strong>Le perdite </strong>– Bisogna dare quello che gli altri non danno per continuare a fare si’ che il lettore sia invogliato a continuare a comprare un giornale di carta. – dice Pratellesi, direttore della sezione web del settimanale – Ma abbiamo voluto integrare l’online col cartaceo inserendo nel sito, oltre alla sezione gratuita per tutti, una sorta di ‘payperwall’ sul modello americano. “Per i nostri abbonati ogni mese e-book, film in streaming, approfondimenti e inchieste per quello che è stato soprannominato Espresso plus, la soluzione per arginare le perdite dovute al calo delle vendite e un modo in cui poter sostenere la versione online del settimanale. Non grandi numeri, ma cifre che fanno ben sperare a un anno dalla sperimentazione di Espresso plus, con un trend di crescita costante. Il giornalismo di qualità, nonostante la miriade di informazioni gratuite che circolano online, paga e i cittadini lo sanno”.</p>
<p><strong>Qualità e verifiche </strong>– Dietro le quinte del giornalismo di qualità ci sono le banche dati. “Noi ce le possiamo permettere, possiamo trattare argomenti e questioni complesse dando ai cittadini notizie verificate. Queste banche dati sono uno strumento indispensabile per il giornalismo d’inchiesta”, afferma Abbate.</p>
<p><strong>Le battaglie civili</strong> – Una grande famiglia, caratterizzata dalla cultura del confronto e della contaminazione. Tutto questo era ed è, ancora oggi, l’ Espresso, settimanale nato con l’idea di fare grandi inchieste e battaglie civili e sociali, come quelle che hanno caratterizzato il giornale negli anni &#8217;70, tra cui divorzio e aborto. “Queste battaglie civili, unite al desiderio di fare un giornalismo capace di cambiare un minimo il mondo, in meglio, è quello che avevano in mente nel ’55 Scalfari e gli altri intellettuali quando hanno fondato l’Espresso. – conferma Gilioli – Ed è per questo che fare l’Espresso ci piace e ci continua a piacere. Con la speranza di essere ancora qui tra altri 60 anni”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ijf15, il sabato del Festival è ancora nel segno di Snowden. Il programma della giornata</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2015 08:04:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[#ijf15]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Al via la giornata di sabato, la quarta, di questa nona edizione del Festival del giornalismo. Momento clou della giornata la proiezione (ore 22.30, sala dei Notari) di &#8220;Citizenfour&#8221; di Laura Poitras, in lingua originale con sottotitoli in italiano. Il documentario Premio Oscar 2015, narra, con il ritmo e la suspense di un thriller, la cronaca dell’incontro tra ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[ Al via la giornata di sabato, la quarta, di questa nona edizione del Festival del giornalismo. Momento clou della giornata la proiezione (ore 22.30, sala dei Notari) di &#8220;Citizenfour&#8221; di Laura Poitras, in lingua originale con sottotitoli in italiano. Il documentario Premio Oscar 2015, narra, con il ritmo e la suspense di un thriller, la cronaca dell’incontro tra la regista Premio Pulitzer Laura Poitras, i giornalisti Glenn Greenwald ed Ewen MacAskill e l’ex tecnico della CIA Edward Snowden, durante il quale Snowden ha reso pubblici documenti altamente riservati che fornivano le prove di una sistematica invasione di privacy operata dall’NSA ai danni dei cittadini e governi di tutto il mondo.</p>
<p><strong>In programma</strong> &#8211; Alle 12, sala dei Notari, il keynote speech di Jeff Jarvis City University di New York dal titolo: Al diavolo i mass media. Introduce Massimo Russo direttore Wired Italia. Tra gli ospiti di questa quarta giornata: Chef Rubio cuoco e scrittore e Zerocalcare fumettista, incontrano Luca Valtorta La Repubblica, in un originale incontro alle 21.00, Sala Dei Notari; la presidente della Camera Laura Boldrini presenta l&#8221;Internet &#8220;Bill Of Rights&#8221;, la Carta dei diritti in Rete elaborata quest&#8217;anno in Parlamento da una Commissione di esperti e deputati attraverso una lunga consultazione pubblica che si è appena conclusa. Partecipano Luca De Biase Il Sole 24 Ore e Massimo Mantellini giornalista e scrittore (ore 11.00, Sala Dei Notari).</p>
<p>Giuseppe Cruciani La Zanzara Radio 24 e Linus Radio Deejay, saranno i protagonisti dell’incontro dal titolo Il buono e il cattivo della radio (19.00 Sala Dei Notari); ore 15.30 Teatro della Sapienza, Ben Rattray il fondatore e CEO di Change.org, ci parlerà del futuro dei movimenti sociali tra l&#8217;attivismo online e i media (incontro organizzato in collaborazione con Change.org). Alle ore 18.00 la Sala Del Dottorato ospita un incontro per affrontare la delicata situazione del giornalismo in Messico, che si conferma uno dei paesi più pericolosi al mondo per i giornalisti: Ayotzinapa e non solo. Dissenso, repressione e libertà di stampa in Messico, con Ivan Baez Article 19 Messico, Marta Duran Università del Claustro de Sor Juana, Anabel Hernandez giornalista e scrittrice e Cecilia Rinaldini Giornale Radio Rai.</p>
<p>Le frontiere della libertà di espressione (dopo i tragici eventi di Charlie Hebdo): il 7 gennaio 2015 sarà ricordato da tutti come l&#8217;attentato al sacro diritto alla libertà di espressione, caposaldo dell&#8217;Europa democratica. Che cosa vuol dire diritto di espressione? Ammesso che vi siano dei confini, fino a che punto è giusto spingersi nella critica e nella provocazione di culture differenti? Intervengono Gian Paolo Accardo direttore VoxEurop, Mauro Biani vignettista, Jean-Pierre Guéno scrittore, Chiara Mezzalama giornalista e scrittrice, Thierry Vissol Commissione Europea, organizzato dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea (14.00 Hotel Sangallo). Opinioni vs Notizie: un panel per esaminare la varietà e il ruolo delle ‘opinioni’, analizzando ciò che rappresentano per gli organi di informazione, la tensione creata dal confine sottile tra opinioni e notizie, e cosa significhi scrivere un&#8217;opinione. Con Stephan Faris co-fondatore Deca, Mathew Ingram Gigaom, Lucy Marcus CEO Marcus Venture Consulting, Jonathan Stein direttore Project Syndicate, Margaret Sullivan public editor The New York Times (18.00 Sala Raffaello, Hotel Brufani).</p>
<p>Isis, dentro l’esercito del terrore: tra social media e Dio, un dibattito con Fabio Chiusi giornalista freelance, Eugenio Dacrema ricercatore associato ISPI, Hassan Hassan analista e autore dellibro “ISIS. Inside the army of terror” e Marta Serafini Corriere della Sera (15.15 Sala Raffaello, Hotel Brufani). Il giornalismo non è un crimine: la campagna #freeAJstaff, è il titolo dell’incontro che vede protagoniste Laura Cappon giornalista freelance e Sue Turton Al Jazeera English, alle ore 10.00 al Centro Servizi G. Alessi; I mainstream media si trovano a dover sopravvivere alla rivoluzione digitale e portarsi dietro una pesante eredità, spesso più lenta del passo dei loro stessi lettori. Che posto c&#8217;è nel futuro del giornalismo per i brand mainstream d&#8217;informazione? Ne parleranno Alison Gow Trinity Mirror Regionals, Raju Narisetti senior vice president News Corp, Aron Pilhofer The Guardian, Vivian Schiller executive committee chair Vocativ, Margaret Sullivan public editor The New York Times (ore 10.00 Teatro Della Sapienza). Si parlerà di Giornalismo, orrore e propaganda, con Ben de Pear direttore Channel 4 News, Chris Hamilton direttore social media BBC News, Mark Little fondatore e CEO Storyful e Claire Wardle co-fondatrice Eyewitness Media Hub (18.00 Centro Servizi G. Alessi).</p>
<p><strong>I workshop</strong> &#8211; Tra i workshop: Amazon Masterclass: le potenzialità del self-publishing nel giornalismo, con Alessio Santarelli director EU Kindle Store Amazon (11.00 Sala Raffaello, Hotel Brufani); Twittare come un Ninja, con Sue Llewellyn consulente strategie digitali (10.00 Sala Priori, Hotel Brufani); I numeri in TV (e non solo). Giornali e talk show fra sondaggi e “cartelli” con Nando Pagnoncelli presidente IPSOS Italia, Lorenzo Pregliasco co-fondatore YouTrend, Alessandra Sardoni In Onda LA7 (14.00 Palazzo Sorbello).</p>
<p><strong>I talk</strong> &#8211; Tre IJF15talk al Teatro della Sapienza: 16.30 &#8211; 16.45 Come le aziende di social media manipolano la realtà geopolitica di Jillian York Electronic Frontier Foundation; 16.45 &#8211; 17.00 Prossimità emotiva: il giornalismo tra brand e piattaforme di Andrea Iannuzzi AGL; 17.00 &#8211; 17.15 Il giornalismo come carriera è finito? di Felix Salmon senior editor Fusion. In collaborazione con la Regione Umbria: Eva Benelli Agenzia di editoria scientifica Zadig, Luca De Biase Il Sole 24 Ore, Alessandro Lovari Università di Sassari, Catiuscia Marini presidente Regione Umbria, Anna Masera capo ufficio stampa Camera dei Deputati, Lella Mazzoli Università di Urbino, Eugenio Santoro Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Francesca Sensini web content specialist, coordinati da Giuseppina Manuali Regione Umbria, parleranno di Salute e comunicazione (13.00 Sala Del Dottorato). Alle ore 17.00, il pubblico della Sala dei Notari assisterà ad un vero e proprio Processo ai talk show, con Marianna Aprile Oggi, Filippo Facci Libero, Corrado Formigli Piazzapulita LA7, Selvaggia Lucarelli giornalista e conduttrice e Alessio Viola Sky TG24.</p>
<p>Alle ore 21.00 al Teatro Morlacchi: “La vita è un viaggio&#8230;a teatro”, spettacolo teatrale liberamente tratto dai libri “La vita è un viaggio” e “Italiani di domani”. Con Beppe Severgnini Corriere della Sera, Marta Isabella Rizi e la cantante musicista Elisabetta Spada, a cura della Commissione europea &#8211; Rappresentanza in Italia.</p>
<p>Ed ancora: L’Oriente sui media italiani, con Simone Pieranni fondatore China Files, Giulia Pompili Il Foglio, Junko Terao Internazionale (12.00 Sala Priori, Hotel Brufani); Turchia: media sotto attacco, con Yavuz Baydar e Andrew Finkel co-fondatori P24 (16.30 Palazzo Sorbello); Media indipendenti in Russia sotto il regime di Putin, con Zygmunt Dzieciolowski giornalista e documentarista, Oleg Kashin fondatore kashin.guru (via Skype), Ivan Kolpakov vicedirettore Meduza, Veronika Koutsyllo direttrice OpenRussia, Maria Makeeva vicedirettrice TV RAIN, Elisabetta Terigi TGR (16.30 Sala Raffaello, Hotel Brufani). Manning e gli altri: traditori, spie o eroi? Media reporting e whistleblowing. A parlarne: Philip Di Salvo Osservatorio Europeo di Giornalismo, Annie Machon direttrice The Courage Foundation, Antonella Napolitano direttrice comunicazione CILD, Alexa O’Brien giornalista investigativa, Ben Wizner ACLU (9.30 Sala Raffaello, Hotel Brufani).</p>
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		<title>Ijf15, fare giornalismo nell&#8217;era digitale? Si può</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2015 12:44:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lana]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[#ijf15]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> “Il modo in cui le persone si informano e i luoghi dove lo fanno sono cambiati, questa è una realtà, un dato di fatto. Non possiamo semplicemente aspettare che passi, perché non passerà. Dobbiamo affrontarla”. A dirlo è Aron Pilhofer, direttore esecutivo del Guardian in versione digitale. The Guardian &#8211; L’esperienza del Guardian è emblematica. Una testata ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> “Il modo in cui le persone si informano e i luoghi dove lo fanno sono cambiati, questa è una realtà, un dato di fatto. Non possiamo semplicemente aspettare che passi, perché non passerà. Dobbiamo affrontarla”. A dirlo è Aron Pilhofer, direttore esecutivo del Guardian in versione digitale.</p>
<p><strong>The Guardian</strong> &#8211; L’esperienza del Guardian è emblematica. Una testata che ha più di duecento anni e che vive prevalentemente nel mondo digitale: a fronte delle “sole” 200mila copie vendute in edicola (un decimo del Sun e metà del Times), vanta tre edizioni digitali e 120 milioni di visitatori unici mensili. Negli ultimi anni il fatturato del giornale è cresciuto, un terzo grazie al digitale, eppure è ancora in perdita. “Contiamo più di quanto pesiamo economicamente. La sfida è quella di rendere questo modello sostenibile. Quindi la domanda da porci ogni giorno è: cosa possiamo fare in più con questa notizia?” sottolinea Pilhofer.</p>
<p><strong>Il team</strong> &#8211; Uno dei segreti è la formazione di team, come quello che Pilhofer ha avviato al Guardian da gennaio. “Non più giornalisti, grafici, fotografi che lavorano staccati – spiega -. Ma team multidisciplinari che lavorano insieme, che supportano, arricchiscono, sviluppano al massimo la notizia giornalistica. Dobbiamo usare tutti i colori della palette che abbiamo a disposizione per fare buon giornalismo. Il nostro è un ‘team sport’, una squadra sportiva, in cui tutti lavorano per il medesimo obiettivo pur con ruoli differenti”.</p>
<p><strong>I lettori</strong> – “Il giornalismo – continua Pilhofer &#8211; dovrebbe essere una conversazione. L’approccio tradizionale in cui si era la voce di Dio non funziona più, i lettori vogliono rispondere, commentare, esserci. Noi non dobbiamo avere paura di questo cambiamento, bensì dobbiamo sfruttarlo creando delle piattaforme di interazione, non chiudere ai commenti e alla condivisione, ma spalancare le porte”. “Questo ci porta anche ad un’ulteriore riflessione – ha sottolineato -: cosa leggono i nostri lettori? Per quanto? Dobbiamo conoscere i nostri utenti con analisi, statistiche, capire cosa funziona. Non lavorare a caso, ma in modo mirato con strategie precise. Solo così questo modello diventerà sostenibile”.</p>
<p><strong>La carta stampata è morta</strong>? – “La secolare cultura del giornalismo – conclude Pilhofer &#8211; è un punto di forza, ma i tempi impongono cambiamenti. Va, quindi, applicata in un nuovo contesto, seguire quello che le persone vogliono. Il cosa resta, è il come che cambia. In che modo? L’unico requisito indispensabile è avere una mentalità aperta, perchè la multimedialità ci aiuta a raccontare le storie meglio e in modo più efficace, pur preservando i valori del giornalismo professionale. Non c’è battaglia, nè opposizione tra carta stampata e digitale, deve esserci un coordinamento”.</p>
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		<title>Ijf15, cosa stanno facendo l&#8217;Italia e l&#8217;Europa per la lotta alla povertà?</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Apr 2015 11:28:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lana]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[#ijf15]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Qual è il ruolo dell’Italia e dell’Europa nella lotta alla povertà? Se n’è parlato giovedì mattina nel corso della nona edizione del Festival del giornalismo di Perugia, alla presenza di Marina Sereni, vicepresidente della Camera, Marco De Ponte, segretario generale Actionaid, Lorenzo Robustelli, direttore eunews.it e Valentina Antonello, Rai News 24. L’Italia – “Siamo alla ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Qual è il ruolo dell’Italia e dell’Europa nella lotta alla povertà? Se n’è parlato giovedì mattina nel corso della nona edizione del Festival del giornalismo di Perugia, alla presenza di Marina Sereni, vicepresidente della Camera, Marco De Ponte, segretario generale Actionaid, Lorenzo Robustelli, direttore eunews.it e Valentina Antonello, Rai News 24.</p>
<p><strong>L’Italia</strong> – “Siamo alla vigilia dei nuovi obiettivi di sviluppo per il 2030 – ha sottolineato Marina Sereni -. Tanti risultati sono stati raggiunti nella cooperazione allo sviluppo e nella lotta alla povertà, risultati straordinari in molti casi. Ma altrettanto straordinari sono i risultati che non sono stati raggiunti. Il 2015 è l’anno che l’Europa dedica allo sviluppo. In questo senso, l’Italia sta lavorando molto affinché  le politiche di cooperazione siano politiche chiave per tutti i ministeri, affinché ci sia una coerenza e una strategia unitaria. L’Italia, infatti, rispetto ad altri Paesi e nonostante la crisi, ha continuato a lottare per mantenere gli obiettivi di lotta alla povertà. Non va dimenticato, infatti, che la povertà può creare tensioni sociali e instabilità nei Paesi, al pari del terrorismo o dei flussi migratori”.</p>
<p><strong>L’Europa</strong> – “L’Europa – ha spiegato Robustelli – resta il più grande cooperatore mondiale con 60 miliardi di euro dedicati alla cooperazione. Ma restano ancora lontani gli obiettivi preposti. Oggi si sta cercando di ottimizzare il percorso per spendere al meglio le risorse disponibili. Anche perché uno dei principali problemi emersi in questi anni è stato quello della poca comunicazioni sia fra le istituzioni stesse, sia con i cittadini. Basti pensare che, seppur inondati da decine di comunicati al giorno sull’attività delle istituzioni di Bruxelles, ciò che passa nei vari Stati è veramente poco. Un dato su tutti: secondo un’indagine europea, a fronte di un 80% dei cittadini che ritiene la cooperazione importante e da incrementare, c’è un 50% che non sa nulla sulle politiche attuate in merito dall’Ue”.</p>
<p><strong>I cittadini</strong> – La lotta alla povertà, infatti, può e deve partire dal basso, dai cittadini. “Pensiamo, ad esempio – ha sottolineato Da Ponte -, alla questione della fame del mondo. Si potebbe partire localmente con un lavoro nelle mense scolatiche che ci interessano direttamente perché danno dai mangiare ai nostri figli. Cosa mangiano? Da dove proviene il cibo? Perché si mangia questo e non quello? La povertà, infatti, non è più divisa per Paesi, ma sta dentro i Paesi stessi. Perciò non è più tempo di dire ‘è un problema che riguarda qualcun’altro’ o ‘nulla può cambiare’, ma è il tempo di far crescere la propria consapevolezza, la propria sensibilità e dare un contributo fattivo”.</p>
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		<title>&#8220;L’Aquila, frammenti di memoria&#8221;, la mostra a sei anni dal sisma</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2015 09:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Pugliese]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA["L'Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[#ijf15]]></category>
		<category><![CDATA[#PerSoFilmFestival]]></category>
		<category><![CDATA[Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[frammenti di memoria"]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> All&#8217;interno del programma del Festival internazionale del giornalismo trova spazio l&#8217;iniziativa di PersoFilm Festival con l&#8217;istallazione dal titolo &#8220;L&#8217;Aquila, frammenti di memoria&#8221;. Oltre duecento fotografie, scritti, reportage radiofonici e video su cosa è stato e cosa ha significato il terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. Sono trascorsi già 6 anni da quel 6 aprile, quello ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> All&#8217;interno del programma del <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/">Festival internazionale del giornalismo</a> trova spazio l&#8217;iniziativa di <a href="http://www.persofilmfestival.it/">PersoFilm Festival </a>con l&#8217;istallazione dal titolo &#8220;L&#8217;Aquila, frammenti di memoria&#8221;. Oltre duecento fotografie, scritti, reportage radiofonici e video su cosa è stato e cosa ha significato il terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009.</p>
<p>Sono trascorsi già 6 anni da quel 6 aprile, quello che ogni aquilano non potrà dimenticare, quello che ha deciso che ci fosse un prima e un dopo. Per l&#8217;Aquila è un dovere recuperarne la memoria per riappropriarsi della speranza del futuro, dei loro spazi distrutti. Da qui l&#8217;idea di mettere insieme dei materiali per tenere vivo il ricordo di quanto è accaduto. L’istallazione multimediale sarà visitabile gratuitamente fino al 19 aprile nella sede del CERP, in Piazza Italia a Perugia.</p>
<p><strong>La mostra &#8211;</strong> Realizzata in tre mesi, racconta l&#8217;Aquila di oggi, la vita quotidiana degli aquilani che non è certo una vita facile. &#8220;Non si ricostruisce niente senza la creatività per questo appoggiamo come istituzioni tutte le iniziative e strutture culturali come il centro sperimentale di fotografia&#8221;, dichiara l&#8217;assessore alla cultura del Comune dell&#8217;Aquila, Elisabetta Leone. Le foto in mostra, scattate da ragazzi arrivati all&#8217;Aquila 4 anni dopo il terremoto, permettono di fare un viaggio diretto e intenso di dramma e arte.</p>

<a href='http://www.perugiaonline.net/laquila-frammenti-di-memoria-la-mostra-a-sei-anni-dal-sisma/laquila-frammenti-di-memoria_2/'><img width="618" height="371" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2015/04/LAquila-frammenti-di-memoria_2-700x420.jpg" class="attachment-large" alt="L&#039;Aquila, frammenti di memoria_2" /></a>
<a href='http://www.perugiaonline.net/laquila-frammenti-di-memoria-la-mostra-a-sei-anni-dal-sisma/laquila-frammenti-di-memoria_4/'><img width="618" height="371" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2015/04/LAquila-frammenti-di-memoria_4-700x420.jpg" class="attachment-large" alt="L&#039;Aquila, frammenti di memoria_4" /></a>
<a href='http://www.perugiaonline.net/laquila-frammenti-di-memoria-la-mostra-a-sei-anni-dal-sisma/laquila-frammenti-di-memoria_3/'><img width="618" height="371" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2015/04/LAquila-frammenti-di-memoria_3-700x420.jpg" class="attachment-large" alt="L&#039;Aquila, frammenti di memoria_3" /></a>

<p><strong>L’iniziativa &#8211;</strong> Voluta dal PerSo Film Festival all’interno della sua rassegna di documentari d’inchiesta, è firmata dagli allievi del Corso di base di Reportage Audiovisivo della sede Abruzzo del Centro Sperimentale di Cinematografia &#8211; Scuola Nazionale di Cinema, sotto la Direzione didattica del regista Daniele Segre.  ”Questa iniziativa serve a far capire tutti i problemi che ha vissuto l’Aquila in quei giorni tragici, ma anche la speranza rappresentata dai quei giovani che hanno deciso, malgrado tutte le difficoltà, di venirci a studiare e a vivere”, ha detto l’assessore comunale alla Cultura de L’Aquila Elisabetta Leone, presente all’inaugurazione insieme al presidente del Festival Stefano Rulli, al Direttore artistico Mario Balsamo e al Direttore organizzativo Marco Casodi.</p>
<p><strong>Rielaborazione della memoria &#8211;</strong> E’ proprio dal recupero e dalla rielaborazione della memoria che parte il lavoro sviluppato dagli studenti. Memoria come tensione emotiva e intellettuale di chi, avendo vissuto il terremoto ed essendo testimone quotidiano della sua eredità, vuole mantenere un legame con la propria identità, frammentata dalla “deflagrazione” spaziale e relazionale innescata dal sisma.</p>
<p>I rappresentanti della Regione Umbria, del Comune di Perugia e la Direttrice della sede Rai regionale sono intervenuti alla manifestazione, esprimendo vivo apprezzamento anche per il nascente festival di cinema documentario.</p>
<p>Per info &#8211; <a href="http://www.persofilmfestival.it/">www.persofilmfestival.it</a></p>
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