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	<title>Perugia Online &#187; imprenditoria</title>
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	<description>Scomoda, Libera, Indipendente.</description>
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		<title>Per una storia imprenditoriale in piena pandemia</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2021 13:05:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Oltre duemila positivi al Covid (2089): con questa incidenza Perugia ha raggiunto, il 17 febbraio scorso, il picco della terza ondata, poco dopo che, con l’Ordinanza regionale n. 14 del 6 febbraio, la provincia di Perugia entrava ufficialmente in ‘fascia rossa’. A distanza di un mese e mezzo la situazione è decisamente migliorata. Gli attualmente positivi sono, infatti, 483. Si registra, pertanto, una contrazione di almeno quattro volte rispetto ai dati di febbraio.</p>
<p>Ma non è di dati che intendiamo parlare. Oggi raccontiamo la storia di una imprenditrice quarantenne, Simona Giurgila, che, nel pieno della terza ondata di pandemia, ha deciso di trasferire il suo negozio di abbigliamento da via Baglioni, a Perugia, in via Mazzini, nel cuore del capoluogo umbro.</p>
<p>Lo ha fatto, ricalibrando gli spazi di un negozio chiuso, in pieno centro, come molti altri. Lo ha fatto, studiando gli interni, distribuendo i capi di abbigliamento su due livelli, impreziosendo le pareti di specchi che dilatano l’ambiente, di accessori, di cornici. Lo ha fatto, non da ultimo, seguendo il know-how dei negozi Dándara in tutta Europa: ricreare, attraverso il sapiente uso dello spazio, un ambiente confortevole e intimo, in cui le clienti possano prendersi cura di sé. Un brand spagnolo, questo, leader nel settore della moda e destinato a donne dalla visione indipendente, che amano le collezioni al contempo <em>à la page</em> e connotate da una bellezza fuori dal tempo. Un brand che crede nel ‘ben vestire’, nel potere del segno e del disegno, della qualità e della versatilità. Un brand che utilizza le migliori materie prime per la confezione degli indumenti, che avviene direttamente in Spagna, senza il decentramento delle attività produttive.</p>
<p>La storia di Simona Giurgila, però, parte da più lontano. Precisamente da una città del nord della Romania, Adjudeni, nel 2001, quando l’imprenditrice, allora ventenne, decide di partire alla volta dell’Italia per mettersi in gioco. Approda dapprima a Verona, dove per dieci anni lavora nel settore della moda: durante questo periodo continua a dividersi tra Italia e Romania – che, nel frattempo, nel 2007 era entrata a far parte dell’UE – e qui, nella sua terra natìa, consegue anche la laurea in <em>Scienze sociali e politiche</em>.</p>
<p>A Perugia la conduce l’amore, ma anche una mai sopita passione per il suo lavoro e una fede assoluta nelle sue capacità aziendali e imprenditoriali. Un messaggio forte, il suo, e destinato a tutti i commercianti del centro storico perugino, e non solo. Una storia degna di nota e intrisa di coraggio, passione e dedizione, che abbiamo deciso di raccontare, cedendo direttamente la parola alla nostra intervistata.</p>
<p><strong>Nel pieno della terza ondata di pandemia, e, più precisamente, nel periodo in cui la provincia di Perugia si trovava in ‘fascia rossa’, decidi di trasferire il tuo negozio di abbigliamento da via Baglioni, a Perugia, in via Mazzini, in una sede ancora più centrale, a due passi dal corso principale del capoluogo umbro, corso Vannucci. Cosa ti ha indotto a prendere una decisione così coraggiosa in un momento di emergenza sanitaria come questo? </strong><strong> </strong></p>
<p>«L’idea nasce dalle difficoltà dipese dalla situazione difficile che stiamo attraversando in questo particolare periodo storico, situazione che a me, personalmente, ha portato a rimettermi in discussione. Non potevo, infatti, stare ad attendere che un mio sogno imprenditoriale potesse finire senza essere prima realizzato.</p>
<p>Per questo, ho cercato di rivedere tutte le mie possibilità per far fronte a questa crisi economica e al contempo sociale. Così ho deciso di puntare, per il mio negozio di abbigliamento, su una posizione centrale, con una vetrina molto preziosa come poteva essere quella di via Mazzini. Ho trovato in questo mio spostamento nuovi stimoli, nuovi orizzonti, consapevole che tutto questo disagio legato alla pandemia prima o poi finirà, che ci sarà un periodo di assestamento, come ci insegna la storia. Periodo di assestamento cui seguirà un ritorno alla vita, durante il quale tutti torneremo a colmare le mancanze, forse più motivati rispetto a prima. In questo periodo abbiamo certamente capito quanto possiamo diventare vulnerabili e che nulla ci appartiene veramente: tutto ciò che abbiamo è solo un dono da coltivare. Per me è importante dare un contributo alla ‘mia’ città di Perugia, proprio fondando questo piccolo angolo di bellezza, un angolo che possa donare sorrisi e felicità alle mie clienti e alla loro femminilità e che possa in futuro creare nuove proposte di lavoro. Sono stata coraggiosa, sì, ma anche consapevole che non dipende tutto da me. Nonostante io sappia che con le azioni e la costanza le cose e le situazioni possono cambiare. Per questo il 1^ marzo scorso ho aperto al pubblico il nuovo locale Dándara. Desidero festeggiare insieme alle clienti in futuro, magari con una inaugurazione del negozio, chiaramente aspettando che il nuovo DPCM lo consenta».</p>
<p><strong>Nel 2013, quando ti eri da poco trasferita, per amore, a Perugia da Verona e dopo aver dato alla luce tuo figlio, Enrico, decidi, da mamma imprenditrice, di prendere un volo per Madrid per conoscere da vicino, in esclusiva in Italia, un brand spagnolo, Dándara, la cui etichetta, unica, è stata approvata dalla Confederación Moda España. Raccontaci questo segmento della tua storia imprenditoriale e spiegaci le ragioni che ti hanno persuasa di scegliere proprio questo marchio di abbigliamento, aprendo, nel mese di giugno del 2017, il primo negozio Dándara in Italia… </strong><strong> </strong></p>
<p>«Dándara è stata una sorpresa per me: è stato amore a prima vista. Mi sono innamorata di questo brand e del prodotto, perché rispecchia molto la mia persona e anche per la creatività dei tessuti e per il loro taglio sartoriale. Questi capi d’abbigliamento mi hanno fatto pensare a mia madre, una sarta certosina, attenta. appassionata, e alla cura particolare per i dettagli. Ho deciso, così, di immettere nel mercato italiano un prodotto di qualità a prezzo giusto per tutte le tasche e per tutte le taglie: Dándara, infatti, veste la donna in tutte le sue forme, dalle taglie piccole a quelle più grandi. E questa per me ha rappresentato un’ottima motivazione per iniziare questa nuova avventura…».</p>
<p><strong>La tua propensione all’imprenditorialità si origina, però, anni prima, quando hai avuto la fortuna e la tenacia, la determinazione di lavorare nel settore della moda a Verona per un brand affermato e ricoprendo un incarico manageriale. Hai vissuto e lavorato nella città di Romeo e Giulietta per circa dieci anni prima di trasferirti a Perugia. Verona, la città dove hai scoperto la tua vocazione per il commercio nel settore dell’abbigliamento, e Perugia, la città dove ti sei rimessa in gioco, scommettendo di nuovo sulle tue qualità aziendali: mettiamo a confronto questi due luoghi per quanto concerne il tuo lavoro… </strong></p>
<p>«La scelta di lavorare in proprio, diventando così imprenditrice, nasce da un forte desiderio di creare un qualcosa che rispecchiasse il mio modo di essere, dandomi così la possibilità di mettere in pratica l’esperienza da me acquisita in passato, quando lavoravo nel settore della moda per un’importante azienda veronese, a cui devo molto dal punto di vista sia della mia formazione che lavorativo. Ho avuto modo di scoprire, infatti, qualità di me che non pensavo di avere: riconoscere le opportunità e mettere a fuoco elementi quali coraggio, ricerca, impegno, costanza e dedizione. Nasce così il mio progetto, da una ricerca dettagliata e da un incontro, a Madrid, con la casa-madre: ho ideato insieme a loro un piano d’azione e poi fondato il primo punto vendita Dándara in Italia, in esclusiva a Perugia, nel 2017, gettando le basi per uno sviluppo futuro nell’alveo di una catena di negozi in franchising. Se a Verona ho posto le prime basi della mia formazione professionale, a Perugia continuo a farlo mettendo in pratica le mie conoscenze. Incredibile come il pensiero crei azioni e come le azioni, a loro volta, creino poi concretezza…».</p>
<p><strong>In fondo, in Umbria ti senti a casa, e, quando avverti un po’ di nostalgia per la tua terra natìa, ti basta andare in Valnerina, dove puoi ‘ritrovare’ i tuoi amati Carpazi, raffigurandoteli nei rilievi di questa porzione di terra immersa nel cuore verde d’Italia. Prima di arrivare a Perugia, infatti, e ancora prima di approdare a Verona, il tuo viaggio, insieme fisico e paradigmatico, parte dalla Romania, e più precisamente dal Nord della Romania, da Adjudeni, tua città d’origine. Parti, quindi, dalla Romania nel 2001, con le idee poco chiare di una ventenne che aveva, però, voglia di mettersi in gioco. Di uscire fuori dal guscio e da un sistema autoritario nel quale questa giovane era cresciuta, ma di cui non conosceva l’alternativa, la possibilità <em>altra</em>. Torni, poi, in Romania dopo il 2007, quando questo Stato è entrato a far parte dell’Unione Europea e qui consegui la laurea in <em>Scienze sociali e politiche</em>, proprio mentre continui a lavorare a Verona: ti dividi, per questo, tra il tuo lavoro in Italia, e gli esami da sostenere nel tuo Paese natale, dove intendi inizialmente rimanere. Cos’è cambiato, poi?  </strong><strong> </strong></p>
<p>«Sì, posso dire che a Perugia ho trovato un punto fermo: qui ho scelto di vivere, qui mi sento a casa, qui ho vicino a me le persone che mi scaldano il cuore, come la mia famiglia, composta da mio marito e da mio figlio. Sto bene qui: ho percepito accoglienza e affetto anche da parte della comunità, ho conosciuto persone speciali, stretto amicizie importanti… Come si fa a non amare una terra così piena di tradizioni e di cultura? Paragono sempre la Valnerina ai miei amati Carpazi: provengo da una terra molto simile, da un paese di campagna che si chiama Adjudeni e che si trova nel nord della Romania. Certo in questo angolino di mondo ho coltivato i miei valori: è da qui che ho avuto la spinta per poi intraprendere un volo così importante lontano dalla mia terra. Ho conseguito la laurea in Romania mentre lavoravo in Italia. Poi è cambiato tutto: sono nuovamente tornata in Italia, ma, stavolta, con le idee chiare e con la voglia di rimanerci…».</p>
<p><strong>Qual è, in chiusa, il messaggio che vuoi trasmettere ai piccoli imprenditori e ai tuoi colleghi commercianti del centro storico perugino, anche grazie alla testimonianza della tua storia e alla metafora del tuo viaggio? </strong></p>
<p>«Il mio messaggio è semplice, ma sentito: vorrei dire a tutti i miei colleghi commercianti di tenere duro. Le cose belle accadono sempre. E questa pandemia finirà. Ho deciso di dare la mia testimonianza per dare un segno di solidarietà ai miei colleghi di avventura, commercianti come me: il centro storico di Perugia tornerà a splendere. Da parte mia, farò la mia parte e darò il mio contributo: questo lo devo a mio figlio, che è nato proprio a Perugia».</p>
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		<title>Paparelli: da Regione 660 mila euro per finanziare imprenditoria giovanile</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2015 10:15:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>  La Giunta regionale dell&#8217;Umbria, su proposta del vice presidente ed assessore allo sviluppo economico Fabio Paparelli, ha assegnato alle Province di Perugia e Terni le risorse per l&#8217;attuazione della legge regionale 12/95 finalizzata a sostenere l&#8217;imprenditorialità giovanile. Si tratta  ha spiegato l&#8217;assessore  di 660 mila euro assegnati, sulla base di stanziamenti precedenti, per il 60 per cento alla Provincia di Perugia e per la restante quota a quella di Terni che andranno a finanziare le richieste  presentate dal 1 ottobre 2015  al 30  gennaio 2016.  La legge 12  ha ricordato Paparelli &#8211; è rivolta ai giovani tra i 18 e i 35 anni, ma il limite di età può arrivare anche a 40 per quei lavoratori che sono in cassa integrazione o in mobilità, per  portatori di handicap o per le donne che intendono reinserirsi nel mercato del lavoro. Le agevolazioni, che vanno a coprire le spese di acquisto di macchinari e attrezzature, impianti, licenze o brevetti o per la ristrutturazione di fabbricati, possono essere richieste entro un anno dalla costituzione dellimpresa.  Con il fondo rotativo della Legge, dal 1996 al 2013, sono stati finanziati in Umbria oltre 1600 progetti per 70 milioni di euro.  Nell&#8217;ambito della riforma endoregionale, con il riordino delle funzioni e la necessità dei conseguenti adeguamenti normativi, è intenzione della Giunta regionale  ha detto Paparelli  avviare una adeguata revisione anche della legge 12/95 per riallineare questo strumento al quadro regionale,  nazionale ed europeo in materia di politiche per la creazione dimpresa.   Nei prossimi mesi  ha concluso l&#8217;assessore  si procederà dunque alla modifica della Legge regionale per l&#8217;imprenditoria giovanile al fine di  accrescerne la flessibilità ed efficacia, anche in relazione all&#8217;orientamento della Giunta di inserire le agevolazioni all&#8217;imprenditoria giovanile nei fondi della programmazione europea 2014-2020.</p>
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		<title>Il consigliere Maria Rosi (Ncd) polemica con i bandi per l&#8217;imprenditoria giovanile: sono un bluff</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Feb 2014 15:02:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[bando giovani imprenditori]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> “I bandi per l&#8217;imprenditoria giovanile sono un &#8216;bluff&#8217; perché nella realtà non consentono alla gran parte dei giovani di accedervi, se non per acquisto o rinnovo di macchinari, quindi si rivolgono a settori specifici ed escludono iniziative che i giovani volessero intraprendere nel terziario o nei servizi”: lo dice  Maria Rosi, consigliere regionale del Nuovo centrodestra, ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> “I bandi per l&#8217;imprenditoria giovanile sono un &#8216;bluff&#8217; perché nella realtà non consentono alla gran parte dei giovani di accedervi, se non per acquisto o rinnovo di macchinari, quindi si rivolgono a settori specifici ed escludono iniziative che i giovani volessero intraprendere nel terziario o nei servizi”: lo dice  Maria Rosi, consigliere regionale del Nuovo centrodestra, la quale esorta le istituzioni a “sostenere i giovani in altri modi, per esempio dando loro risorse a fondo perduto, non a tasso zero, e magari risparmiando su altre voci di spesa, come le consulenze esterne dell&#8217;amministrazione pubblica, invece delle quali si potrebbe utilizzare maggiormente il personale già in dotazione”.</p>
<p>Rosi parla di “bufale elettorali”, in riferimento ai bandi per l&#8217;imprenditoria giovanile e agli aiuti alle famiglie vulnerabili: “Anche i Sindaci – sostiene – dovrebbero mettere al centro dei loro programmi un diverso tipo di aiuto ai giovani, per metterli veramente in condizione di fare qualcosa, aiutandoli attraverso le finanze locali oppure detassando per i primi anni nuove iniziative imprenditoriali o ancora attraverso agevolazioni concrete sul costo degli affitti, che in molte città umbre è proibitivo per un giovane che voglia iniziare a fare impresa. Invece, esigue risorse vengono date ai Comuni perché le distribuiscano alle famiglie vulnerabili, perseguendo la sola via dell&#8217;assistenzialismo che, da sola, non produce reddito né occupazione”.</p>
<p>“In questo momento – conclude –  va data la priorità al lavoro e ai nostri giovani, quindi la Regione, che deve legiferare, e i sindaci che sono impegnati a presentare i propri programmi ai cittadini dell&#8217;Umbria, escogitino qualcosa che non sia una mera &#8216;bufala elettorale&#8217; ma una serie di misure concrete per sostenere l&#8217;imprenditoria giovanile”.</p>
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