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	<title>Perugia Online &#187; Istat</title>
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		<title>Italia: aumenta e cambia la spesa per la famiglia</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jul 2017 21:43:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Negli ultimi mesi qualcosa è cambiato, e indubbiamente nell’aria si avverte una sensazione di maggiore fiducia, dovuta soprattutto ad un potere di spesa che le famiglie stanno avendo nuovamente il piacere di assaporare ma anche, indubbiamente, grazie alla sempre maggior diffusione di strumenti economici innovativi quali il trading criptovalute e simili. Certo il benessere non ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[Negli ultimi mesi qualcosa è cambiato, e indubbiamente nell’aria si avverte una sensazione di maggiore fiducia, dovuta soprattutto ad un potere di spesa che le famiglie stanno avendo nuovamente il piacere di assaporare ma anche, indubbiamente, grazie alla sempre maggior diffusione di strumenti economici innovativi quali il <a href="https://www.avatrade.it/forex/criptovalute">trading criptovalute</a> e simili. Certo il benessere non è ancora, ovviamente, ai livelli pre-crisi del 2011. Ad ogni modo, basta questo leggero rialzo per spingere gli italiani a concedersi nuovamente quel “lusso” legato all’acquisto e al consumo di beni primari, come ad esempio la spesa alimentare. Ed ecco che, di riflesso, anche questo mercato sta conoscendo una crescita in questo 2017, con i consumi relativi ai cibi che aumentano senza per questo raggiungere i fasti del passato, ma con alcune novità in fatto di tendenze.</p>
<p>Spesa alimentare in aumento, ma cambia anche la dieta</p>
<p>Rispetto al 2014, il consumo alimentare delle famiglie italiane è <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/economia/istat-la-spesa-delle-famiglie-torna-a-crescere-ma-resta-sotto-i-livelli-2011_3082611-201702a.shtml">cresciuto del +2,2% su dati Istat</a>. Nonostante una percentuale che può sembrare in apparenza minima – quasi trascurabile – il reale valore di questo “piccolo boom” viene sottolineato da un altro dato molto interessante: la spesa media mensile delle famiglie italiane al supermercato che, sempre secondo l’Istat, adesso si attesta a circa 450 euro (2.500 euro la spesa media totale), ovvero ben 1.000 euro in più rispetto alla media europea e – nel computo della spesa al supermercato – in rialzo del 2,2% rispetto al 2014 e dell’1,3% rispetto al 2015. Ma cambiano anche le abitudini ed i cibi consumati, considerando che è colata a picco la carne, mentre c’è stato un vero e proprio boom del pesce.</p>
<p>Trends alimentari: arriva l’e-grocery</p>
<p>Non cambia solo cosa si compra, ma anche come si compra: la digitalizzazione dei processi ha infatti investito anche il mondo del grocery, spingendo sempre più attività enogastronomiche sul web, con la creazione di e-commerce proprietari. E questo ha ovviamente riguardato anche l’alimentare, che è riuscito a collezionare addirittura un +30% rispetto allo scorso anno, con un numero sempre più elevato di famiglie che preferiscono rivolgersi a Internet per gli acquisti inerenti al cibo. La suddetta rivoluzione ha riguardato anche i grandi supermercati dello Stivale: ad esempio, Coop ha lanciato un e-commerce che consente di <a href="https://www.easycoop.com/">richiedere e ricevere la spesa a casa a Roma</a>, dunque un servizio ottimizzato per i nuovi desideri del compratore, sempre più spesso ingolosito dall’opportunità di acquistare dal computer e senza abbandonare la propria poltrona. Il progetto Easycoop, partito proprio dalla Capitale, prevede adesso un’espansione a carattere nazionale.</p>
<p>Negozi del futuro: online e non solo</p>
<p>I dati visti poco sopra dipendono ovviamente da un innegabile vantaggio della spesa online: fare gli acquisti evitando di uscire di casa, ma senza rinunciare alla possibilità di risparmiare su un ventaglio di prodotti incredibilmente vasto. Questo, però, ci porta ad una domanda: <a href="https://www.economyup.it/retail/negozi-del-futuro-cosa-si-aspettano-e-cosa-vogliono-gli-italiani/">come potranno sopravvivere i negozi fisici</a>? Intanto dotandosi anch’essi di un e-commerce per soddisfare le esigenze di mercato di chi compra online, e poi sviluppando dei piani di marketing orientati alla consumer experience, cercando di puntare sulla proattività, sulla qualità sempre più alta dei prodotti in vendita, e ovviamente su un management capace e che conosca anche le ultime tendenze promozionali.</p>
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		<title>Umbria, l&#8217;Istat certifica il calo della popolazione</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2016 11:29:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Cala il numero dei residenti in Umbria. Secondo il bilancio demografico nazionale pubblicato dall’Istat ieri (venerdì 10 giugno), relativo all’anno 2015, nella regione al 31 dicembre la popolazione ammontava a 891 mila persone (427 mila maschi e 464 mila femmine), oltre 3.500 in meno rispetto all’inizio dell’anno. Calo demografico &#8211; Il saldo naturale (la differenza tra i nati ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>Cala il numero dei residenti in Umbria. Secondo il bilancio demografico nazionale pubblicato dall’Istat ieri (venerdì 10 giugno), relativo all’anno 2015, nella regione al 31 dicembre la popolazione ammontava a 891 mila persone (427 mila maschi e 464 mila femmine), oltre 3.500 in meno rispetto all’inizio dell’anno.</p>
<p><strong>Calo demografico &#8211; </strong>Il saldo naturale (la differenza tra i nati e i morti) è negativo di quasi 4.300 unità: 6.542 i primi e 10.811 i secondi. Numeri che collocano la regione tra quelle con il tasso di crescita naturale peggiore: -4,8 per mille, mentre la media nazionale si ferma a -2,7. Insieme ai dati della crescita naturale vanno calcolati quelli relativi a coloro che si spostano da o verso l&#8217;Umbria: in totale nel 2015 si sono iscritte al registro dei residenti 4.226 persone (352 dall&#8217;Italia, 3.784 dall&#8217;estero), mentre coloro che si sono cancellati sono 2.411 (di questi, 1.228 sono italiani e 1.183 sono stranieri, tra i quali 558 persone cui è scaduto il permesso di soggiorno).</p>
<p><strong>L&#8217;apporto degli stranieri &#8211; </strong>Parlando degli stranieri, il loro numero è sceso nel corso dell’anno: da 98.618 del primo gennaio ai 96.875 del 31 dicembre, anche se va considerato che 3.700 di loro hanno acquisito la cittadinanza italiana. Essi costituiscono perciò il 10,9 per cento della popolazione regionale (2,5 punti in più rispetto alla media del paese e una delle percentuali più alte in Italia). Non solo, i tassi di natalità (12,3 per mille) e di crescita naturale (10,8 per mille) di coloro che non hanno la cittadinanza italiana sono enormemente più alti di quelli degli Umbri: basti pensare che figli e figlie di persone straniere rappresentano il 18,4 per cento del totale delle nascite nella regione (quasi quattro punti in più rispetto alla media nazionale).</p>
<p><strong>Una regione anziana &#8211; </strong>Nella sua analisi l’Istat si occupa anche della struttura della popolazione umbra, che è in media più anziana di quella del resto del paese (46,3 anni contro 44,7). Nella fascia da zero a 14 anni è compreso il 13 per cento della popolazione; in quella dai 15 ai 64 il 62,3 per cento; gli ultra 65enni sono invece quasi il 25 per cento degli umbri, due punti in più del resto d’Italia. Scenario simile anche per quanto riguarda gli ultra 80enni, che sono l’8,2 per cento nella nostra regione, mentre in Italia non si raggiunge il 7.</p>
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		<title>Dati agghiaccianti dall&#8217;Istat circa il grado di disuguaglianza dei redditi dei cittadini umbri</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2016 09:48:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Forza Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Da 0,284 prima della crisi si è passati allo 0,315 di oggi con un incremento del 10,9 per cento (+8,6 rispetto alla media italiana). In base ai dati raccolti sembra risultare evidente che la nostra regione si posizioni sul podio in Italia per la diseguaglianza dei redditi. Per Nevi, questo è l&#8217;ennesimo fallimento della politica ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>
<p>Da 0,284 prima della crisi si è passati allo 0,315 di oggi con un incremento del 10,9 per cento (+8,6 rispetto alla media italiana). In base ai dati raccolti sembra risultare evidente che la nostra regione si posizioni sul podio in Italia per la diseguaglianza dei redditi.</p>
<p>Per Nevi, questo è l&#8217;ennesimo fallimento della politica regionale e non risparmia alla giunta regionale parole di rimprovero:</p>
<p>“In tutti i documenti di programmazione troviamo infatti, tra gli obiettivi da cogliere, quello della riduzione delle diseguaglianze. E solo per questo dato dovrebbero dimettersi tutti, ma continuano invece imperterriti ad andare avanti con una Giunta azzoppata e paralizzata dalle lotte interne come se nulla fosse. Per descrivere la situazione in cui viviamo non trovo di meglio che paragonare la Giunta Marini all&#8217;orchestrina del Titanic, che – conclude Nevi &#8211; mentre la nave affondava continuava a suonare come se nulla stesse succedendo”.</p>
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		<title>Istat, disoccupazione in Umbria sotto il 10% </title>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2015 18:04:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro e occupazione]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> In Umbria il tasso di disoccupazione torna ad essere ad una cifra e va sotto il 10 per cento. Io ho avuto sempre fiducia sulla capacità dell&#8217;Umbria, e del sistema delle imprese, di tornare a crescere. Ora occorre proseguire con azioni che aiutino il consolidamento ed il potenziamento della ripresa. È quanto afferma la presidente ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> In Umbria il tasso di disoccupazione torna ad essere ad una cifra e va sotto il 10 per cento. Io ho avuto sempre fiducia sulla capacità dell&#8217;Umbria, e del sistema delle imprese, di tornare a crescere. Ora occorre proseguire con azioni che aiutino il consolidamento ed il potenziamento della ripresa. È quanto afferma la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, oggi a Lussemburgo con una delegazione del Comitato delle Regioni dell&#8217;Unione Europea alla BEI (Banca europea degli investimenti) per un confronto sulle opportunità di finanza per gli investimenti locali e regionali, con particolare riferimento sia agli investimenti pubblici sia a quelli privati delle imprese. Questi dati  afferma Marini  non solo ci indicano che c&#8217;è una inversione di tendenza per il Paese, ma testimoniano come vi siano anche per l&#8217;Umbria effetti positivi che fanno scendere il tasso di disoccupazione al 9,8 per cento, mentre aumenta al 63 per cento (rispetto al 60,3 per cento dell&#8217;anno precedente) il tasso di occupazione. Dati che dimostrano, inoltre, come l&#8217;Umbria resti agganciata alle Regioni del Centro-nord tantè che la crescita registrata nella regione, + 2,7 per cento, è la più marcata del Paese e ben superiore alla media nazionale. Ho sempre avuto fiducia  ha aggiunto la presidente &#8211; soprattutto nello sforzo delle imprese umbre che in questi anni hanno investito in innovazione e ricerca, e anche negli effetti positivi delle nuove regole del mercato del lavoro. Fattori che avrebbero contribuito significativamente nel determinare una inversione della tendenza negativa che vi è stata invece negli ultimi anni. E continuo ad aver fiducia perché in Umbria cè un sistema di imprese dinamico e al tempo stesso siamo una regione con i conti pubblici in ordine e spesa sotto controllo, come in sanità e nella gestione delle risorse comunitarie. Ora occorre irrobustire questa ripresa, potenziarla e consolidarla. E in questa direzione stanno già andando le misure della nuova programmazione comunitaria 2014-2020. Personalmente, insieme alla Giunta regionale, mi sento fortemente impegnata per azioni che favoriscano il più possibile loccupazione giovanile, a favore della quale  ha concluso Marini &#8211; adotteremo delle misure straordinarie di carattere regionale.</p>
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		<title>Cresce la povertà alimentare, in Umbria ne soffre il 7 % della popolazione</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/cresce-la-poverta-alimentare-in-umbria-ne-soffre-il-7-della-popolazione/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2015 15:56:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Armando Allegretti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> È allarme povertà alimentare. Circa 5 milioni e mezzo di italiani ne sono colpito. Di questi circa 1 milione e 300 mila sono minori. Il dato è emerso da un’indagine promossa da Banco Alimentare grazie a Fondazione Deutsche Bank Italia e PwC e non lascia spazio all’immaginazione. Nella apparentemente florida Lombardia l’incidenza di bambini che non ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> È allarme povertà alimentare. Circa 5 milioni e mezzo di italiani ne sono colpito. Di questi circa 1 milione e 300 mila sono minori. Il dato è emerso da un’indagine promossa da Banco Alimentare grazie a Fondazione Deutsche Bank Italia e PwC e non lascia spazio all’immaginazione. Nella apparentemente florida Lombardia l’incidenza di bambini che non possono ricevere un’alimentazione sufficiente è di 13 su 100, a metà strada tra il 3% del Molise e 25% della Calabria.</p>
<p><strong>La ricerca.</strong> La ricerca “Food poverty, Food bank” arricchisce le statistiche ufficiali di Istat ed Eurostat, dando una lettura più approfondita. Non si parla più solo dei 6 milioni e 28mila &#8220;poveri assoluti&#8221; indicati dell’Istat, ma tra questi si va ad analizzare anche la &#8220;povertà alimentare&#8221; che colpisce 5 milioni e mezzo di italiani.</p>
<p><strong>Il confronto con il 2007. </strong>Dall’analisi emerge un’inesorabile discesa italiana lungo un piano sempre più inclinato: la percentuale di famiglie che non si possono permettere un pasto proteico ogni due giorni è più che raddoppiato, passando dal 6% al 14%.</p>
<p><strong>In Umbria il 7% della popolazione è povera.</strong> Nonostante l’emergenza alimentare sia a macchia di leopardo è il Sud a evidenziare le situazioni peggiori, con un’incidenza di povertà assoluta che oscilla tra il 3% del Trentino Alto Adige, il 7% dell’Umbria, il 9 della Campania e il 13 della Sicilia. Sono sempre più numerosi i cittadini che si rivolgono agli enti caritativi per ottenere il pacco di viveri, di vestiario o un posto alla mensa.</p>
<p><strong>L’Italia come la Grecia.</strong> Per quanto riguarda la povertà alimentare percepita l’Italia è addirittura sui livelli della Grecia con il 14% di famiglie che dichiara di non potersi permettere un pasto proteico ogni due giorni contro il 13,8% della Grecia.</p>
<p><strong>Le cause.</strong> È la perdita o la mancanza di un lavoro la prima causa (80% dei casi) di povertà oggi. Al secondo posto un reddito insufficiente per arrivare a fine mese e infine lo sfratto da casa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Crisi economica, gli italiani tornano ad accendere il camino</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/crisi-economica-gli-italiani-tornano-ad-accendere-il-camino/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2015 10:26:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[camino]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Gli italiani tornano ad accendere il camino. Sarà a causa della crisi economica o sarà che l&#8217;inverno è arrivato e si fa sentire, in ogni caso, per risparmiare sulle spese dei riscaldamenti, le famiglie italiane consumano sempre più legna da ardere. E&#8217; quello che emerge analizzando gli ultimi dati Istat sul consumo medio annuale di legname ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Gli italiani tornano ad accendere il camino. Sarà a causa della crisi economica o sarà che l&#8217;inverno è arrivato e si fa sentire, in ogni caso, per risparmiare sulle spese dei riscaldamenti, le famiglie italiane consumano sempre più legna da ardere. E&#8217; quello che emerge analizzando gli ultimi dati Istat sul consumo medio annuale di legname per il riscaldamento domestico e l&#8217;acqua calda a uso sanitario. Tanto consumo da far coincidere il totale della legna bruciata ogni anno con la spesa media destinata all’acquisto di energia elettrica e GPL.Solo lo scorso anno sono andati in fumo oltre 17 milioni di tonnellate di combustibile proveniente dai boschi, cioè 3,2 tonnellate pro capite. In pratica più di una famiglia su cinque fa uso di legna da ardere per sopi energentici, mentre solo il 4,1% utilizza il pellet.</p>
<p><strong>Primato in Umbria</strong> &#8211; Il camino, dunque, sembra essere tornato di moda e gli Umbri sono primi per il consumo di legna. I consumi più elevati, infatti, si sono registrati nei comuni montani (con oltre il 40% delle famiglie), in Umbria, Trentino Alto Adige e in Sardegna (39%). Anche al Sud largo consumo di legname con una media del 22% delle abitazioni che ne fa uso.</p>
<p><strong>Come nell’800 &#8211; </strong>Complice la congiuntura economica negativa, dai dati Istat si comprende chiaramente come la metà delle famiglie che usa legna per riscaldarsi non la acquista dai rivenditori ma si arrangia, raccogliendo fascine direttamente nel bosco.</p>
<p><strong>Nel rispetto della legge. </strong>“Nonostante da anni si parli di tecnologie avanzate nel settore &#8211; commentano Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale CODICI e Luigi Gabriele Responsabile Affari Istituzionali &#8211; e l’Autorità per l’&#8217;energia spinga per il riscaldamento attraverso il consumo d’energia elettrica, i camini nelle case continuano ad ardere a più non posso. Non possiamo che essere soddisfatti per questa dinamicità con cui le famiglie italiane tengono puliti i boschi. Tuttavia è necessario ricordare che i caminetti domestici vanno fatti controllare da ditte specializzate almeno una volta l’anno e che non è permesso bruciare legna trattata chimicamente perché tossica”.</p>
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		<title>Non si esce vivi dalla recessione</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Aug 2014 10:27:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lucina Paternesi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Non se lo aspettava nessuno. Nel secondo trimestre del 2014 il Pil italiano è sceso di nuovo. Meno 0,2 per cento: peggiorano tutti i settori, dall&#8217;agricoltura all&#8217;industria e ai servizi. Secondo i dati pubblicati oggi dall&#8217;Istituto nazionale di statistica, il tasso di crescita del Paese nel 2014 sarà, nella migliore delle previsioni, piatto. Numeri così, ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Non se lo aspettava nessuno. Nel secondo trimestre del 2014 il Pil italiano è sceso di nuovo. Meno 0,2 per cento: peggiorano tutti i settori, dall&#8217;agricoltura all&#8217;industria e ai servizi. Secondo i dati pubblicati oggi dall&#8217;Istituto nazionale di statistica, il tasso di crescita del Paese nel 2014 sarà, nella migliore delle previsioni, piatto. Numeri così, non se ne vedano dal 2000.</p>
<p class="western" align="left"><strong>Cifre allarmanti</strong> &#8211; Nessun beneficio, al momento, ha portato il bonus di 80 euro voluto dal Presidente del Consiglio Renzi. Mentre lo spread, il differenziale tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi da qui a 10 anni, è di nuovo schizzato a 167 punti e la Borsa, questa mattina, ha segnato il rosso.</p>
<p class="western" align="left"><strong>I dati della nostra regione</strong> &#8211; E anche in Umbria la situazione non sembra migliorare. Qualche cifra: dall&#8217;inizio della crisi a oggi, l&#8217;intera regione ha perso 30 mila posti di lavoro,166 le vertenze aziendali aperte e ancora non risolte e la retribuzione media è scesa di 7 punti nella media nazionale, toccando i 1.231 euro lordi. E ancora: 51 mila disoccupati, 70 mila lavoratori precari, più di 11 mila cassintegrati in deroga, 23 mila Neet (<i>not engaged in education, employment or training,</i> ovvero quei giovani che non studiano, non lavorano e non si specializzano). Una somma che fa paura, un totale di 150 mila persone colpite dalla crisi economica.</p>
<p class="western" align="left"><strong>Non solo Tk-Ast –</strong> Per il sindacato, il settore manifatturiero locale sta subendo un “attacco devastante”, Tk-Ast in primis.“Il Jobs Act di Renzi – affermano Mario Bravi e Giuliana Renelli della segreteria di Cgil Umbria – rende ancora più drammatica la condizione del lavoro nella nostra regione. L&#8217;Umbria è la dimostrazione che non servono più flessibilità e precarietà”.</p>
<p class="western"><strong>Il grido di aiuto</strong> – “E&#8217; necessario un immediato intervento di politiche industriali da parte del governo nazionale ,– si legge ancora nel documento &#8211; per fermare il numeratore della crisi che continua a scorrere occorre concretizzare un piano del lavoro per l’Umbria, una forte mobilitazione e iniziativa sindacale insomma, in poche parole occorre dare le gambe alla vertenza Umbria”.</p>
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		<title>Siamo tutti più poveri</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jul 2014 16:19:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lucina Paternesi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>  A guardarla oggi, l’Italia restituisce una fotografia di quasi cento anni fa. Un paese fermo per produzione e consumi, che cerca riparo nel risparmio, che non ce la fa a ripartire e con un tasso di disoccupazione giovanile alle stelle (43%). Da Novara a Messina, passando per Viterbo e tutto il centro Italia, la crisi ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> <b> </b>A guardarla oggi, l’Italia restituisce una fotografia di quasi cento anni fa. Un paese fermo per produzione e consumi, che cerca riparo nel risparmio, che non ce la fa a ripartire e con un tasso di disoccupazione giovanile alle stelle (43%). Da Novara a Messina, passando per Viterbo e tutto il centro Italia, la crisi non ha risparmiato nessuno. Ha decimato aziende e imprese, acuito le disuguaglianze tra nord e sud e messo in ginocchio la classe media, da sempre il traino dell’economia italiana.</p>
<p><strong>Un’Italia in affanno da nord a sud</strong>, secondo il Sole 24 Ore, che oggi ha pubblicato un’indagine approfondita sulla tenuta del tessuto economico e sociale del paese negli ultimi sette anni di recessione. Dieci gli indicatori presi in considerazione, tra cui disoccupazione, prestiti, costo degli immobili, spesa per i medicinali e reddito medio pro capite, un vero e proprio indice della “resistenza” alla crisi che vede, tra le città più colpite, proprio <b>Terni, in settima posizione</b>, mentre <b>Perugia si piazza al 58esimo posto.</b> Tra le città che hanno subito il contraccolpo maggiore Viterbo, Latina e Novara mentre quelle che hanno retto meglio sono state Modena, Bolzano e Venezia.</p>
<p><b>Redditi e immobili &#8211; </b>In calo, un po’ ovunque, il reddito pro-capite che dal 2007 al 2013 è diminuito dell’1,8% in media attestandosi su 23.400 euro annui. Raddoppiata invece la disoccupazione che, nel 2013, ha toccato il 12,2% contro il 6,1 del 2007. Aumentano, in generale, i giovani con una laurea in tasca, ma a <b>Terni</b> la percentuale è scesa da 73,5 a 69,2 per cento.</p>
<p><strong>In ribasso anche prezzi</strong> di case e immobili commerciali, testimoniati a Perugia dalla lunga di fila cartelli e saracinesche abbassate lungo corso Vannucci e dintorni. Un calo del 20% dei prezzi per affittare una casa da 100 mq in centro e che arriva fino al 35 % nelle zone più periferiche della città. Ma nonostante questo i cartelli rimangono appesi e gli immobili sfitti.</p>
<p><b>La spesa delle famiglie – </b>Allarmanti anche i dati pubblicati dall’Istat sulla povertà in Italia. Povera o quasi povera circa una famiglia su cinque, con un tasso di incidenza per l’ Umbria del 10,9% nel 2013. Sfiduciati e impoveriti, gli italiani tagliano le spese e si risparmia per necessità. In Umbria negli ultimi 6 anni la spesa media mensile per famiglie è calata del 13,4 per cento passando dai 2.708 euro del 2007 ai 2.345 euro del 2013. Peggio di noi solo Molise (-17,74%) e Calabria (-16,52). Si va meno dal dentista e più dallo psicologo, e si cerca di fare a meno anche del pane. Secondo la Coldiretti nel 2007 si comprava quasi un etto e mezzo di pane a testa mentre oggi appena 98 grammi. Ed è proprio l&#8217;Umbria che, insieme a Puglia e Sardegna, è sul podio delle regioni che più di tutte hanno tagliato la spesa alimentare dall&#8217;inizio della crisi. Meno 8,6 per la nostra regione nel periodo 2008-2013 per la spesa che assorbe, in media, il 19,5 per cento del budget di una famiglia.</p>
<p><strong>Più magri e più poveri</strong>, ci consoliamo con smartphone e pc. Il 93% delle famiglie italiane possiede oggi un cellulare (nel 2007 era l’85%) e in 26 milioni siamo iscritti a Facebook.</p>
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