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	<title>Perugia Online &#187; Ivano Dionigi</title>
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		<title>“Hic et nunc”, ma anche “Ubique et semper”</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2017 20:20:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> “Hic et nunc”, ma anche “Ubique et semper”. Perché se “Il presente non basta”, se l’ossequio ai ministri (“minister” da “minus”, “colui che sa e vale di meno”) e il mancato rispetto del maestro, del professore (“magister” da “magis”, “colui che sa e vale di più”, colui che “professa” la ricerca) sono in grado di appiattire, di rendere “provinciale” il tempo, come sosteneva Eliot, c’è bisogno di figure che riabilitino la funzione del “docēre”, e dell’apprendimento dell’imparare. E ce n’è bisogno, per il medium di un simposio fra le scienze esatte, economiche, matematiche, ingegneristiche e le humanitates (lo stesso Steve Jobs auspicava ad un ritorno della figura dell’ingegnere rinascimentale), le uniche, queste ultime, a permetterci di porci ancora delle domande. Anche sulle scienze esatte, anche sull’economia, sulla politica, sulla medicina. Anche sulla rivoluzione digitale.</p>
<p>E, d’altronde, come ha affermato Ivano Dionigi – Rettore dell’Alma Mater Studiorum di Bologna dal 2009 al 2015, presidente di AlmaLaurea e della Pontificia Accademia di Latinità, oltre che fondatore del Centro Studi “La permanenza del classico”, con all’attivo pubblicazioni nell’ambito della filologia e della critica testuale, della letteratura classica e contemporanea (ha atteso l’edizione critica del <em>De otio</em> di Seneca, del <em>De rerum natura</em> di Lucrezio, per la Bur-Rizzoli nel 1990; ha curato il saggio <em>Lucrezio. Le parole e le cose</em>, il trattato di grammatica latina <em>Verba et res. Morfosintassi e Lessico del latino</em>, mentre le ricerche più recenti lo vedono impegnato, da un lato, nello studio della fortuna dei classici nella letteratura italiana contemporanea, con traduzioni d’autore, in particolare da Lucrezio, dall’altro nella sintesi fra discipline umanistiche e scienza, nell’alveo di un dialogo denso e sistematico fra classicisti e scienziati moderni e di un originale progetto di didattica interdisciplinare, con il corso, attivo dal 2006, <em>Linguaggi delle scienze e antichità classica</em>, rivolto agli studenti dell’Ateneo bolognese) –, se il latino sta lì a comunicarci che non esiste solo il presente, ancora di più in soccorso può venirci l’etimologia di scuola, dal greco “scholé”, che indica il tempo che il cittadino riservava alla propria formazione, come una sorta di “contrappeso di certa modernità polarizzata sul presente, sull’“hic et nunc””. La scuola, come luogo reale in contrapposizione al mondo immateriale dei media? O come luogo <em>tout-court</em>, in grado di ricordarci che il tempo non inizia con noi, così come non comincia con noi il presente, facendoci abdicare al “pathos della distanza e all’esperienza dell’alterità”? Ecco, è questo l’onere del sapere umanistico: l’onere della domanda, dell’interrogazione. La scuola, infatti, è ancora il Professore Emerito dell’Alma Mater Studiorum a sostenerlo, può coniugare insegnamento e apprendimento della rete, al fine di formare cittadini digitali consapevoli, e non “uccisori” di scrittura e di mediazione culturale. Perché il libro racconta, e il tablet rendiconta. E perché solo in questo modo può innescarsi la formula dell’“et et”, dell’ampliamento, dell’accrescimento, a scapito di quella dell’”aut aut”, della <em>deminutio</em> e della sostituzione. “Non occorre demonizzare la tecnologia – ha recentemente dichiarato Dionigi in un’intervista uscita su Repubblica –. E non è detto che l’automazione crei più disoccupazione: Paesi europei più avanti di noi tecnologicamente hanno meno disoccupazione. Ma non bisogna avere un atteggiamento fideistico nei suoi confronti”.</p>
<p>Saranno questi, i temi-cardine della presentazione dell’ultimo libro di Ivano Dionigi, “Il presente non basta”, che si terrà nell’aula magna di palazzo Gallenga, sede dell’Università per Stranieri di Perugia, martedì 28 febbraio, alle 11, e, alle 17, alla libreria Feltrinelli, in corso Vannucci a Perugia, come <em>trait d’union</em>, con la <em>lectio magistralis</em> “Latino perché, latino per chi”, che lo stesso Dionigi tenne, il 12 aprile dell’anno scorso, sempre alla Stranieri.</p>
<p>“Come mai in un’epoca caratterizzata dalla proliferazione dei mezzi di comunicazione, la reciproca comprensione è più difficile? Come mai ci ostiniamo a credere che il presente si riduca alla novità e che la novità si identifichi con la verità? Come mai le parole di Lucrezio sull&#8217;universo, di Cicerone sulla politica, di Seneca sull&#8217;uomo colpiscono la mente e curano l&#8217;anima più e meglio dei trattati specialistici?”, si legge nella quarta di copertina.</p>
<p>Forse è proprio questa la funzione che la lingua che l’Europa ha parlato per secoli, e che continua a parlare attraverso la politica, i mezzi di comunicazione, la religione e la scienza, è chiamata a svolgere: captare “il primato della parola, la centralità del tempo, la nobiltà della politica”. In un “hic et nunc” che si dilata, che diventa un “Ubique et semper”, attraverso una responsabilizzazione del nostro parlare, ed un’”ecologia linguistica” che fa perno sul binomio tradizione e innovazione. Liberandoci dall’assedio del presente. Divenendo la lingua della “cosa di tutti” o “res publica”. E insegnandoci che il pronome più bello è “noi”.</p>
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		<title>&#8220;Latino perché latino per chi&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Apr 2016 16:01:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> “Il termine ‘magister’, derivato dall’avverbio comparativo ‘magis’, letteralmente ‘di più, più maggiormente’, significa ‘maestro’ ed è parallelo a ‘minister’, a sua volta derivato da ‘minus’, comparativo di ‘parvus’. Il ‘minister’, oggi, viene considerato di più rispetto al ‘magister’: indice di un capovolgimento? Il futuro, ragazzi, passa dalla scuola. Il Paese potete salvarlo voi. Non è giovanilismo, il mio, ma un appello al merito ed alla giustizia”. Il plauso che queste affermazioni hanno suscitato, oggi, in una gremita aula magna di palazzo Gallenga, in occasione della <em>lectio magistralis</em> “Latino perché latino per chi” – il titolo della <em>lectio</em> riecheggia quello dell’omonimo articolo pubblicato nel 1983 da Alfonso Traina nella rivista “Nuova Paideia” –, tenuta da Ivano Dionigi, Professore Emerito dell’Università degli Studi di Bologna, alla presenza del Magnifico Rettore, Giovanni Paciullo, dei docenti dell’Università per Stranieri di Perugia, dei dottorandi e degli studenti, l’ex Rettore dell’Alma Mater Studiorum lo ha indirizzato proprio agli insegnanti.</p>
<p>Un latinista fine, il Professor Dionigi, Ordinario di Lingua e letteratura latina presso il Dipartimento di Filologia classica ed Italianistica dell’Università di Bologna, come degno successore di Alfonso Traina: “un profondo conoscitore della classicità e, parallelamente, della cultura e della letteratura moderne – come ha sottolineato, nella sua introduzione alla <em>lectio magistralis</em>, Giulio Vannini, docente di Lingua e letteratura latina presso l’Università per Stranieri di Perugia –: dialogo tra classicisti ed intellettuali moderni, colloquio con greci e latini, confluiti in un’intensa attività di divulgazione della classicità perseguita, dal 1999, dal Centro Studi “La permanenza del classico”, di cui è fondatore e direttore”. Edizione critica del <em>De otio</em> di Seneca, curatela di testo e commento, per la casa editrice Bur-Rizzoli (1990), del <em>De rerum natura</em> di Lucrezio, e, nel 1988, edizione del saggio <em>Lucrezio. Le parole e le cose</em>, in cui si indagano le costanti linguistiche del poema: sono solo alcune delle prestigiose pubblicazioni di questo raffinato studioso di Seneca e di Lucrezio, membro di riviste internazionali (fra cui <em>Eikasmos</em>), condirettore della collana “Testi e manuali per l’insegnamento universitario del latino”, membro del Centro di Studi ciceroniani e dell’Accademia delle Scienze di Bologna e direttore della rivista <em>Latinitas </em>della “Pontificia Academia Latinitatis”, istituita da Papa Benedetto XVI il 10 novembre 2012, con lo scopo di “sostenere l’impegno per una maggiore conoscenza e un più competente uso della lingua latina”.</p>
<p>Perché si studia il latino, una lingua che non si evolve più in modo spontaneo? È stato questo, il fulcro della <em>lectio magistralis</em> di oggi, dedicata al valore della cultura latina e della classicità nel presente, in tempi di “babele linguistica”, di crisi dei classici e dei classicisti, in un’epoca, cioè, in cui sul latino gravano due pregiudizi. L’uno, ideologico, che interpreta questa lingua “morta” come un fenomeno reazionario al servizio del potere (“L’Avanti!” titolava “La lingua dei signori”); l’altro, di matrice utilitaristica: a cosa serve il latino? È vero, poi, che i classici vanno in malora, a causa dei classicisti? Qual è il dono che può farci il latino? Esaltare la centralità del tempo, il primato della parola, la nobiltà della politica? Latino che non serve solo ai latinisti, latino che è medium espressivo dei “viri eloquentes”, retori dell’eticità, latino come <em>modus docendi</em> del valore e della centralità del tempo (<em>ubique et semper</em>), senza prescindere dalle nuove frontiere digitali. “In un’epoca in cui si ricorre a vocaboli, e si è smarrito il significato delle parole – ha proseguito il Professore Emerito Dionigi – preme un’ecologia linguistica, in cui la filologia può apportare il proprio contributo: l’amore per la parola.</p>
<p>Un’arte volta, sostanzialmente, a “docere, movere et delectare”. Una lingua, che vive ancora nel linguaggio economico (deficit), in quello politico (referendum), in quello mediatico (l’espressione “Habemus Papam” è entrata, ormai, nel lessico comune): tutt’altro che reazionario ed inutile, costituisce il segno dell’Europa, la possibilità, non remota, di dialogare con gli antichi, sì, ma anche con i protagonisti della storia recente del Vecchio Continente. I classici, quelli che, come affermava Eco, “abbiamo odiato a scuola”, riscoprendoli da adulti. “Chi ha letto almeno un verso della <em>Ginestra</em>, saprà ascoltare. Obbedire passivamente? Mai!”, è stata la conclusione dell’Ex Rettore dell’Ateneo bolognese, che ha ricevuto dal Magnifico Rettore Paciullo la medaglia dell’Università per Stranieri di Perugia. “Studiamo letteratura latina nel corso dei cinque anni – ha affermato una studentessa del Liceo Galilei di Perugia –: la lingua è lo strumento per arrivare alla cultura. Mi ha colpito molto il concetto di modernità dei classici: la metafora dei “nani sulle spalle dei giganti” di Bernardo de Chartres è sempre attuale”.</p>
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