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	<title>Perugia Online &#187; Jazz Club Perugia</title>
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		<title>Danilo Rea e Paolo Fresu ancora insieme al Jazz Club di Perugia</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Apr 2015 08:08:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Pugliese]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> Grande successo di pubblico per Danilo Rea e Paolo Fresu che tornano a suonare insieme per il pubblico di Perugia. Rapiscono e divertono il pubblico dell&#8217;Auditorium Jazz Area dell’Hotel Giò con le loro acrobazie musicali. Il concerto &#8211; Si è svolto venerdì 10 aprile l’Auditorium Jazz Area dell’Hotel Giò. Fresu e Rea tornano a suonare ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Grande successo di pubblico per Danilo Rea e Paolo Fresu che tornano a suonare insieme per il pubblico di Perugia. Rapiscono e divertono il pubblico dell&#8217;Auditorium Jazz Area dell’Hotel Giò con le loro acrobazie musicali.</p>
<p><strong>Il concerto &#8211;</strong> Si è svolto venerdì 10 aprile l’Auditorium Jazz Area dell’Hotel Giò. Fresu e Rea tornano a suonare insieme reinterpretando alcuni classici della musica italiana. Aprono il concerto con &#8220;E se domani&#8221; di Carlo Alberto Rossi e proseguono con &#8220;Almeno tu nell&#8217;universo&#8221; di Mia Martina, &#8220;La canzone di Marinella&#8221; di De Andrè e altri successi. Far suonare insieme due grandi musicisti come Rea e Fresu è un successo assicurato. L&#8217;esibizione, che non manca di continue improvvisazioni, rende ogni interpretazione sempre nuova e originale. &#8220;Suonare con Danilo Rea è un viaggio continuo; non decidiamo mai nulla, o quasi nulla&#8221; dichiara Paolo Fresu. Al duo, piano e tromba, si aggiunge un terzo strumento, il bandoneon, suonato da Daniele Di Bonaventura. Marchigiano, compositore-arrangiatore, pianista-bandoneonista con un grande interesse per la musica improvvisata. É stato abilissimo a inserirsi nella ormai collaudata unione Fresu-Rea suonando con loro &#8220;Oh che sarà&#8221; di Fossati.</p>
<p><strong>Danilo Rea &#8211; </strong>Nasce a Vicenza nel 1957 e si trasferisce a Roma da piccolo, consegue il diploma di pianoforte al Conservatorio di Santa Cecilia, debuttando nel 1975 nella musica jazz con Enzo Pietropaoli e Roberto Gatto, formando il Trio di Roma. Contemporaneamente al jazz sviluppa particolare interesse per la musica progressive e partecipa alla formazione del gruppo New Perigeo, di cui è leader e fondatore il contrabbassista Giovanni Tommaso. Il New Perigeo affrontò una lunga tournée (settantadue concerti in settanta giorni) insieme a Rino Gaetano e a Riccardo Cocciante, di cui rimane testimonianza registrata l’album intitolato Q Concert. Si fa strada nell’ambiente jazzistico sino a suonare con alcuni tra i più grandi solisti statunitensi, come Chet Baker, Lee Konitz, John Scofield, Joe Lovano, Art Farmer. Nel 1989 partecipa al lavoro di Roberto De Simone, Requiem per Pier Paolo Pasolini, rappresentato al teatro San Carlo di Napoli per la direzione di Zoltan Pesko; nello stesso anno pubblica assieme a Roberto Gatto il disco Improvvisi. Nel 1997 dà vita, con il contrabbassista Enzo Pietropaoli e il batterista Fabrizio Sferra ai Doctor 3, un trio che da un decennio calca i più importanti palcoscenici del jazz italiani. Il suo disco The Tales of Doctor 3 viene premiato miglior disco di jazz italiano nel 1998, mentre il lavoro successivo The songs remain the same vince il titolo di miglior disco jazz di Musica&amp;Dischi nel 1999. In Italia sono numerose le sue collaborazioni nell’ambito del pop, come pianista di fiducia di artisti quali Mina, Claudio Baglioni, Pino Daniele e come collaboratore occasionale, tra gli altri, di Domenico Modugno, Fiorella Mannoia, Riccardo Cocciante, Renato Zero, Gianni Morandi e Adriano Celentano.</p>
<p><strong>Paolo Fresu &#8211; </strong>Nasce a Berchidda nel 1961 incomincia lo studio dello strumento all’età di 11 anni nella Banda Musicale “Bernardo De Muro” del proprio paese natale, molta della sua costruzione tecnica avviene tramite le conoscenze apprese in questo periodo, che fece comunque da scuola propedeutica al Conservatorio. Quando il musicista esce dalla sua condizione paesana, catapultato verso la più vicina delle città provviste di Conservatorio, Sassari, ove formalizza la sua già avvenuta preparazione e mette alla prova la sua attitudine, scopre il Jazz che lo porterà alla fama. Le attività al di fuori degli studi, come partecipazioni notabili e riconoscimenti, permettono anche l’inizio dell’attività professionale nel 1982, registrando per la Rai sotto la guida del maestro Bruno Tommaso e frequentando i seminari di Siena jazz, tali attività che gratificarono e solidificarono l’idea di Fresu del continuare. Nel periodo di formazione professionale, il maestro vide la contrapposizione del suo docente alle idee di prosecuzione degli studi jazzistici; anche con non garbate minacce, il pericolo era di essere espulso, quindi giocarsi la fortuna carrieristica; così, con degli espedienti, cercò l’appoggio anche di un altro docente lontano dalla Cattedra Sassarese. Con la fine degli studi tale anatema svanì; al contrario, la carriera continuò felicemente. Nel 1984 si diploma in tromba presso il Conservatorio di Cagliari, avendo lasciato l’egemonica Sassari, e nello stesso anno vince i premi RadioUno Jazz, Musica Jazz e RadioCorriere TV, come miglior talento del jazz italiano. Questi premi fanno da segnale alla sempre più vicina fama internazionale. Docente e responsabile di diverse importanti realtà didattiche nazionali e internazionali, ha suonato in ogni continente e con i nomi più importanti della musica afroamericana degli ultimi 30 anni. Ha registrato oltre trecentocinquanta dischi di cui oltre ottanta a proprio nome o in leadership ed altri con collaborazioni internazionali (etichette francesi, tedesche, giapponesi, spagnole, olandesi, svizzere, canadesi, greche) spesso lavorando con progetti ‘misti’ come Jazz-Musica etnica, World Music, Musica Contemporanea, Musica Leggera, Musica Antica, ecc.. collaborando tra gli altri con M. Nyman, E. Parker, Farafina, O. Vanoni, Alice, T. Gurtu, G. Schüller, Negramaro, Stadio, ecc. Molte sue produzioni discografiche hanno ottenuto prestigiosi premi sia in Italia che all&#8217;estero.</p>
<p>Photo Credit: Davide Castellucci</p>

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		<title>George Cables in concerto al Jazz Club Perugia</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Nov 2014 18:20:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Per la seconda data del cartellone del Jazz Club Perugia sul palco del Gio’ Jazz Area si esibirà George Cables il cui fraseggio elegante, il tocco raffinato e percussivo, un eccellente senso del blues e un&#8217;incredibile vena compositiva ne fanno uno dei più importanti pianisti dell’hard bop oggi in attività. Con il pianista newyorkese, lunedì 17 novembre 2014 alle 21,30, suoneranno anche Victor Lewis alla batteria, Darryl Hall al contrabbasso e il nostro Piero Odorici al sassofono.</p>
<p>Fraseggio asciutto e “narrativo”, tocco incisivo senza essere “scampanante”, naturale senso dello swing, Cables è anche un compositore apprezzato. Con “Helen&#8217;s Song” ha suscitato interesse pure al di fuori dei confini del Jazz. In questo concerto il suo mainstream moderno e colloquiale incontra, ancora una volta, il sassofonista Piero Odorici, da anni al suo fianco e in perfetta linea con il suo linguaggio. Complice lo sguardo a Coltrane e ai sassofonisti Hard Bop di cui il musicista bolognese propone una personale sintesi caratterizzando un modo di improvvisare nel quale feeling ed energia rappresentano i principali elementi propulsori della musica.</p>
<p>La facilità con cui Cables sa adattare la sua sbalorditiva tecnica alle necessità espressive del jazz gli hanno pemresso di collaborare, da subito, con i più grandi artisti jazz del momento, come Paul Jeffrey, Max Roach e, nel 1969, Art Blakey. Sempre nel 1969 entra, addirittura, nel gruppo di Sonny Rollins. All’apice della sua carriera, Cables viene chiamato dal leggendario Dexter Gordon.<br />
Dell’accoppiata con il batterista del Nebraska (Lewis) si può, a giusto titolo, dire che prima di essere grandi musicisti, sono stati grandi “poeti” e che proprio in virtù di questa peculiarità artistica hanno saputo allargare l’orizzonte espressivo del proprio strumento. Ed è anche grazie al loro contributo che il jazz ha saputo lasciarsi alle spalle il be bop e ha saputo inoltrarsi nella modernità, senza rotture e senza dimenticare la lezione del passato.</p>
<p>George Cables fa parte di quella genealogia di pianisti di grande esperienza che si trova a suo agio in molteplici situazioni espressive. La sua generazione, successiva a quella dei Tommy Flanagan, Wynton Kelly, Red Garland in sostanza i grandi session man affermatisi negli anni cinquanta, ha sviluppato un linguaggio che alla tradizione armonica del bebop aggiunge le concezioni del “modalismo” jazzistico degli anni sessanta.</p>
<p>La proposta musicale di George Cables si innesta dunque in quella linea jazzistica prettamente afroamericana che lega questa musica alle sue origini, nella quale si usano materiali che fanno parte di quella tradizione legata agli stili storicizzati del jazz, tutti del resto di provenienza americana.</p>
<p>Un concerto che porrà, dunque, l&#8217;ascoltatore di fronte a una configurazione “classica” dell’esperienza jazzistica, a un modo di suonare entrato nella storia della musica come patrimonio culturale, che mantiene ancora oggi il suo grande valore e rappresenta uno degli aspetti della molteplice scena musicale contemporanea legata al jazz e alla sua estetica. Con il quartetto si realizza, di fatto, una sorta di sogno. Piero Odorici, come scritto, è in totale intesa di linguaggio “Hard Boppista” con Cables. Il connubio si realizza in un modo di improvvisare nel quale feeling ed energia rappresentano i principali elementi propulsori della musica.</p>
<p>In fondo, questo gruppo inserisce la propria storia all&#8217;interno di un modo di pensare la musica definitosi mezzo secolo fa e poi costantemente aggiornato e personalizzato dalle successive generazioni di jazzisti. Sarà interessante ascoltarli insieme anche per trovare traccia del passato funky del contrabbassista Darryl Hall che ha cominciato a suonare il “quattro corde” elettrico ispirato dalla “funk generation” degli anni ’70.</p>
<p>Costo del biglietto biglietto: € 15 per posto unico che include anche l’appuntamento enogastronomico a buffet con inizio alle ore 20,15. Il concerto successivo, il terzo della stagione del Jazz Club Perugia, sarà quello di Pee Wee Ellis and the Mob Peppers previsto per Mercoledì 10 dicembre 2014 – ore 21,30, sempre all’Hotel Giò Jazz Area di Perugia.</p>
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