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	<title>Perugia Online &#187; Ministero</title>
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	<description>Scomoda, Libera, Indipendente.</description>
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		<title>Blocco delle attività per i pareri controversi della Soprintendenza, urge l&#8217;intervento del ministero dei beni culturali</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2015 09:32:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> “Il ministero dei beni culturali e del turismo deve intervenire in tempi molto rapidi su una situazione non più tollerabile per cittadini e attività, che vogliono risposte ed hanno finito la pazienza”. Per questo motivo il portavoce di centrodestra e liste civiche all&#8217;Assemblea legislativa, Claudio Ricci, ha presentato due mozioni relative al “blocco delle attività per i pareri controversi della Soprintendenza e alla necessità dell&#8217;intervento urgente del ministero dei beni culturali e turismo”. A diciotto anni dal terremoto Claudio Ricci ricorda “la qualità e la velocità delle migliaia interventi di restauro realizzati in Umbria, alcuni dei quali sono stati presi a modello europeo e internazionale, nel quadro della rigorosa tutela del paesaggio storico urbano, con una ampia collaborazione fra istituzioni, cittadini, imprese e enti delegati al controllo come la Soprintendenza. Tutti agirono, in quel periodo, ispirati dal buon senso. Ma negli ultimi mesi in Umbria – aggiunge &#8211; sembra che il buon senso, visti i pareri controversi della Soprintendenza sia svanito con opere bloccate a cantieri aperti e pareri già precedentemente definiti, interventi post sisma, come a Marsciano, congelati da vincoli ambientali imposti a procedimento già attivato, problematiche di arredo urbano nei centri storici a carattere commerciale e turistico nonché pareri controversi segnalati in molte zone”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per Ricci anche “volendo trascurare le riflessioni culturali europee sul</p>
<p>tema della tutela, che sembrano privilegiare il metodo e quindi il buon senso</p>
<p>oltre che le norme, la situazione non è più accoglibile. Abbiamo dimostrato</p>
<p>nella Regione e nei Comuni, con migliaia di interventi svolti, di saper</p>
<p>coniugare tutela e armonico sviluppo in linea con le esigenze di persone e</p>
<p>attività. Se si blocca tutto si tutela il paesaggio ma si allontanano le</p>
<p>persone e, quindi, si impedisce la vita normale che rappresenta la vera</p>
<p>tutela”.</p>
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		<title>Ex Merloni, Giulietti: &#8220;Risposte dal vertice del 29&#8243;</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2015 16:42:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nocera Umbra</strong> &#8211; &#8220;Ci auguriamo che il vertice del 29 gennaio al Mise possa finalmente segnare la svolta sulla vicenda della ex Merloni. Urge una risposta immediata e concreta per garantire il futuro occupazionale a centinaia di lavoratori di Umbria e Marche e per salvaguardare il tessuto produttivo del comprensorio della fascia appenninica”. E&#8217; quanto affermato dai deputati Giampiero Giulietti ed Emanuele Lodolini, in vista del nuovo incontro in programma giovedì 29 gennaio a Roma tra il Ministero dello Sviluppo economico, le Regioni Umbria e Marche e le organizzazioni sindacali. I parlamentari Giulietti e Lodolini da tempo si stanno occupando della vertenza Merloni e negli ultimi mesi sono tornati di nuovo a sollecitare l&#8217;intervento del Governo attraverso interrogazioni parlamentari e lettere indirizzate al Presidente del Consiglio dei Ministri Renzi e ai Ministri Poletti e Guidi.</p>
<p><strong>La mobilitazione &#8211;  </strong>“Grazie anche alla mobilitazione dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali e all&#8217;interessamento delle Istituzioni, giovedì 29 gennaio si terrà un nuovo vertice che servirà per discutere dell&#8217;accordo di programma, in scadenza il prossimo marzo. &#8211; hanno affermato l&#8217;on. Giulietti e l&#8217;on. Lodolini &#8211; E&#8217; necessario fare in modo che l&#8217;accordo diventi finalmente operativo al fine di consentire la concreta ripresa delle attività presso gli stabilimenti della ex Merloni. Ci auguriamo che quello del 29 gennaio sia un vertice risolutivo perché il tessuto economico e produttivo della fascia appenninica umbro-marchigiana e le centinaia di lavoratori e le loro famiglie non possono più aspettare”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Via al riordino istituzionale. Questi i nuovi compiti di Regione, Province e Comuni</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2015 08:24:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[ Entro febbraio sarà approvato l&#8217;iter legislativo che porterà a ridisegnare i confini e le competenze delle amministrazioni locali a partire da quelle delle Province, in attuazione della cosiddetta Legge Del Rio (56/2014). Sulla proposta di riassetto si è già espresso con parere favorevole l&#8217;Osservatorio  regionale sulle riforme, di cui fanno parte i rappresentati delle Province e degli enti locali e a cui, nella riunione che si è tenuta ieri pomeriggio, hanno partecipato  anche le Prefetture di Terni e Perugia. L’Osservatorio ha anche approvato la “road map” proposta dall’assessore regionale alle Riforme, Fabio Paparelli, che delinea un fitto calendario di appuntamenti, fatto di passaggi concertativi e legislativi che porteranno entro la  fine di febbraio ad avere un quadro di riferimento certo per funzioni, risorse  e personale da riallocare nella Regione, nei Comuni o nella stessa Provincia.</p>
<p><strong>La &#8220;road map&#8221;</strong> &#8211; Oggi  il testo  verrà sottoposto al parere del Comitato legislativo ed inviato ad ANCI, CAL e Province, mentre nel pomeriggio avrà luogo un incontro tecnico tra i Presidenti delle Province, il Presidente dell’UPI e l’assessore Paparelli con il ministero della Funzione pubblica, alla presenza del sottosegretario  Angelo Rughetti. Seguiranno il 21 gennaio il Tavolo di “Governance” con i sindacati, mentre il giorno successivo è prevista una fase di partecipazione tecnica con  l’Anci regionale e la riunione dell’Osservatorio nazionale, in sede politica. Il 26 gennaio a Perugia  e il 27 a Terni,  l’assessore parteciperà ai lavori dei rispettivi Consigli  provinciali ed ad un ulteriore confronto tecnico sindacale. Attesa per il 30 una nuova riunione dell’Anci in sede politica e l’espressione del parere del Cal. Il 2 febbraio si terrà il Laboratorio istituzionale con il Ministero degli Affari regionali per una prima ricognizione dei posti che le Amministrazioni periferiche dello Stato metteranno a disposizione per l’intero processo, a partire dalle esigenze inderogabili poste dagli Uffici giudiziari della regione. Nella stessa data l&#8217;Osservatorio regionale esprimerà un  parere definitivo sul provvedimento, cui  seguirà  l&#8217;adozione definitiva del ddl da parte della Giunta regionale. Successivamente il testo sarà trasmesso all’Assemblea legislativa per la discussione e l’approvazione.</p>
<p><strong>L&#8217;Umbria prima in Italia</strong> &#8211; “La Regione Umbria &#8211; ha sottolineato con soddisfazione l&#8217;assessore Paparelli &#8211; è stata la prima regione ad aver preadottato il ddl di riordino e per questo si conferma ‘regione pilota’ a livello nazionale su cui sperimentare l’attuazione della legge 56, così come previsto dal protocollo d’intesa a suo tempo stipulato tra la presidente Marini e il ministro Lanzetta.  Siamo convinti – ha concluso l’assessore &#8211;  che, se il Governo manterrà gli impegni assunti nell&#8217;ambito dell’Osservatorio nazionale sulle riforme,  grazie all&#8217;unità di intenti ed al concorso di tutte le pubbliche amministrazioni, Regione, enti ed Agenzie regionali, sistema sanitario, Comuni ed amministrazioni periferiche dello Stato, nei tempi previsti dalla Legge di stabilità riusciremo a dare una risposta positiva alle giuste aspettative del personale delle Province e, nel contempo, ridisegnare un assetto istituzionale regionale più efficiente e rispondente alle esigenze dei cittadini”.</p>
<p><strong>Le funzioni delle Amministrazioni</strong> &#8211; La nuova legge prevede in Regione la riallocazione, con relative risorse e personale, delle funzioni relative al Governo del territorio (es. approvazione Piani regolatori, controlli sismici degli edifici), all’ambiente e all’energia (autorizzazione impianti rifiuti e di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, “Vas”, “Aia”, inquinamento acustico, elettrodotti, autorizzazioni idrauliche), caccia e pesca, ex Legge 33 sul turismo, formazione professionale e politiche del lavoro. Ai Comuni (o alle loro forme associate), invece, spetteranno alcune funzioni relative a cultura, sport, turismo e sociale; mentre le Province, per ragioni di unitarietà dell&#8217;esercizio, andranno le funzioni relative a viabilità regionale, accertamento di giacimenti di cava, trasporti e gestione delle risorse idriche, ad eccezione di quelle per le quali è previsto il ritorno in Regione. Come prevede la “road map” il testo vedrà un larga fase di partecipazione e di concertazione dalla quale potranno arrivare suggerimenti e eventuali miglioramenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ast Terni, è cominciata la lotta degli operai</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2014 08:51:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Ubaldi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ast Terni, operai e sindacati in lotta contro i licenziamenti decisi dalla proprietà. Si svolgerà fino alle 14 di oggi, 10 ottobre, il presidio delle portinerie e contestuale sciopero deciso dai lavoratori e organizzazioni sindacali al termine dell’assemblea di ieri pomeriggio, nel corso della quale è maturato il secco, deciso “no” congiunto di maestranze e ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>Ast Terni, operai e sindacati in lotta contro i licenziamenti decisi dalla proprietà. Si svolgerà fino alle 14 di oggi, 10 ottobre, il presidio delle portinerie e contestuale sciopero deciso dai lavoratori e organizzazioni sindacali al termine dell’assemblea di ieri pomeriggio, nel corso della quale è maturato il secco, deciso “no” congiunto di maestranze e sindacati nei confronti della proposta di accordo con il Gruppo Ast presentata dai Ministeri di Sviluppo economico, Lavoro e Politiche sociali, che prevede un negoziato per giungere ad un Piano Industriale condiviso per Acciai Speciali Terni.</p>
<p>Il motivo dell’unanime diniego risiede nel fatto che, come si legge nella nota congiunta dei sindacati, “non sono state recepite nel testo le proposte delle organizzazioni sindacali relative a politiche commerciali, assetto impiantistico, certezza di volumi da processare su Terni, investimenti tali e tesi al miglioramento produttivo e qualitativo degli impianti ternani”. Inoltre, sindacati e lavoratori ravvisano nel testo “la chiara volontà aziendale di procedere ad una riduzione costi rapida orientata tutta sui tagli occupazionali e di salario, priva di prospettive industriali a medio e lungo termine per il sito ternano”.</p>
<p>Da qui la proposta dei sindacati, immediatamente accolta dai lavoratori, di promuovere un percorso di mobilitazione che si articolerà, a partire dal presidio di oggi, lungo ulteriori iniziative di “scioperi articolati, per reparti, che proseguiranno fino a data da destinarsi”, oltre all’impegno “a promuovere, entro la settimana prossima, una giornata di sciopero generale territoriale per portare all’attenzione del Governo nazionale, ai massimi livelli, il disagio di un’intera comunità” e, infine, “una manifestazione generale a Roma che porti all’attenzione dello stesso Governo i temi relativi all’importanza che Terni e le produzioni ternane hanno nel Sistema Paese, non escludendo il coinvolgimento di tutte le città siderurgiche italiane”.<br />
Insomma, <a href="http://www.perugiaonline.net/lavoro-e-occupazione/ast-terni-procedure-licenziamento-collettivo-per-537-dipendenti-7889/">dopo le 537 procedure di licenziamento avviate ieri dalla Ast</a>, l’autunno ternano – e non solo ternano – si preannuncia quanto mai caldo.</p>
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		<title>Sanità: i livelli assistenziali sono garantiti solo da 8 Regioni su 16. Bene l’Umbria</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jul 2014 18:42:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Armando Allegretti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>C’è anche l’Umbria tra le 8 Regioni a passare la prova sulla sanità. Tra le 16 regioni monitorare dal Ministero della Salute, la nostra Regione è tra le più virtuose ed è una tra quelle che garantiscono in pieno i Livelli essenziali di assistenza (Lea). È quanto emerge dalla Verifica adempimenti Lea 2012, pubblicata sul ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> C’è anche l’Umbria tra le 8 Regioni a passare la prova sulla sanità. Tra le 16 regioni monitorare dal Ministero della Salute, la nostra Regione è tra le più virtuose ed è una tra quelle che garantiscono in pieno i Livelli essenziali di assistenza (Lea). È quanto emerge dalla Verifica adempimenti Lea 2012, pubblicata sul sito del Ministero della Salute. Sono Basilicata, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Toscana, e Veneto le altre regioni insieme alla nostra a superare la prova.</p>
<p><strong>Le Regioni monitorate sono quelle a statuto ordinario</strong> più la Sicilia, cioè le Regioni che hanno accesso al “fondo sanitario” e che vengono private del 3% di questo se risultano inadempienti.</p>
<p><strong>“Rilevanti inadempienze”</strong>, si legge, permangono “per le Regioni in Piano di rientro, pur rilevando un progressivo miglioramento su riorganizzazione del sistema informativo e reti assistenziali”. Inoltre, nel monitoraggio 2012, solo il Veneto risulta ‘irreprensibile’. Basilicata, Umbria, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Toscana, invece, pur se generalmente &#8216;adempienti&#8217;, devono attuare quanto previsto per la riorganizzazione e la messa in sicurezza dei punti nascita.</p>
<p><strong>Purtroppo, la situazione</strong> peggiore si registra, come al solito, al sud. Campania, Lazio e Molise evidenziano ancora forti criticità per l’appropriatezza dell’assistenza ospedaliera, la riabilitazione, e al percorso nascita. Si salva l’Abruzzo che, seppur presentando grandi problemi per il settore ‘emergenze’ riacquista qualche punto per l’assistenza ospedaliera. Migliora l&#8217;assistenza ospedaliera in Puglia e Sicilia ma permangono criticità nel percorso nascita, nella rete dei pronto soccorso e nell’assistenza territoriale.</p>
<p><strong>Maglia nera del Nord Italia al Piemonte,</strong> invece, la Regione infatti presenta, “inadempienze  &#8211; si legge nel rapporto &#8211; nel monitoraggio delle liste d’attesa e nell’area della prevenzione, oltre che nella contabilità”.</p>
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		<title>Il binomio apprendistato/Garanzia Giovani in Umbria. Un’occasione mancata?</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jun 2014 13:36:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Santagata]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro e occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[apprendistato]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Job Act]]></category>
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		<category><![CDATA[Umbria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La Garanzia Giovani, che attualmente sta trovando attuazione nei piani regionali, rappresenta una straordinaria opportunità per combattere l’alto tasso di disoccupazione dei giovani. Eppure si può obiettare che la svolta potrebbe essere di tutt’altra portata se si fosse data maggiore preminenza all’apprendistato, da più parti riconosciuto come canale privilegiato per l’accesso al mondo del lavoro ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> La Garanzia Giovani, che attualmente sta trovando attuazione nei piani regionali, rappresenta una straordinaria opportunità per combattere l’alto tasso di disoccupazione dei giovani. Eppure si può obiettare che la svolta potrebbe essere di tutt’altra portata se si fosse data maggiore preminenza all’apprendistato, da più parti riconosciuto come canale privilegiato per l’accesso al mondo del lavoro da parte dei giovani. Invece, analizzando le modalità di assegnazione dei fondi da parte delle Regioni, si nota al contrario che è stato inferto l’ultimo colpo al contratto di apprendistato: tra i nove strumenti disposizione per l’implementazione del programma, l’istituto si è posizionato all’ultimo posto nella classifica delle ripartizione delle risorse finanziarie.</p>
<p><strong>In dettaglio</strong>, tra le misure previste nei progetti trasmessi dalle Regioni al Ministero del Lavoro, priorità viene data alle azioni di accompagnamento, alla  formazione e ai tirocini, seguiti dai bonus per l’assunzione e dal servizio civile. Tra nord e sud, invero, solo il 4% dei fondi – pari a 63 milioni di euro &#8211;  andranno all’apprendistato, pregiudicando ancora una volta  quelle tipologie di contratto che puntano sul legame tra investimenti in capitale umano da parte delle imprese e l’occupazione.</p>
<p><strong>Uno stato di cose che va a peggiorare il mancato decollo dell’apprendistato</strong>, a cui si aggiunge una situazione illogica e incoerente rispetto all’andamento delle recenti riforme del lavoro, se si pensa che sia la riforma Fornero che il Jobs Act hanno ribadito la centralità del contratto <em>de quo</em> per far entrare i giovani nel mondo del lavoro. Si potrebbe parlare quasi di schizofrenia normativa, guardando a quanto stabilito dalle leggi e quanto attuato dalle Regioni. Paradossale infatti che le riforme del mercato del lavoro continuino a definire l’apprendistato come il contratto di ingresso nel mondo del lavoro, per poi rilevare che nei piani regionali di attuazione della Garanzia Giovani ad esso sono destinate solo le briciole. Un altro esempio della tipica dissociazione, tutta italiana, tra quanto si dice e quanto si fa.</p>
<p><strong>In generale, analizzando i dati in Umbria</strong>, si rileva che nel 2012 le assunzioni in apprendistato hanno costituito soltanto il 3,8% del totale degli ingressi nel mondo del lavoro. Difatti, il canale contrattuale maggiormente utilizzato è il tempo determinato che raccoglie il 53% delle assunzioni. I nuovi contratti a tempo indeterminato rappresentano invece solo il 9,6%. Percentuali che certamente saranno interessate da sostanziali incrementi, vista la liberalizzazione del contratto a termine operata attraverso il Jobs Act.</p>
<p><strong>In un Paese ove istruzione</strong> e pratica professionale continuano a incontrarsi troppo poco, la Garanzia Giovani avrebbe potuto essere una occasione di impulso per promuovere l’apprendistato, non solo attraverso una differente ripartizione dei fondi ma anche attraverso lo sfruttamento della stessa campagna pubblicitaria legata a tale importante iniziativa.</p>
<p><strong>Ma forse, ancora una volta, a causa della mancanza del coraggio di osare</strong> e di rinnovare realmente, ci siamo lasciati sfuggire l’ennesima occasione per rendere effettivamente l’apprendistato il canale privilegiato per incentivare l’occupare dei giovani.</p>
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