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	<title>Perugia Online &#187; monitoraggio</title>
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		<title>La Regione chiama a raccolta le città per monitorare la qualità dell&#8217;aria</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jun 2016 11:35:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> La Regione Umbria ha istituito il tavolo istituzionale per la qualità dell’aria, presieduto dall’assessore regionale all’ambiente Fernanda Cecchini e composto dai sindaci dei Comuni che il piano regionale della qualità dell’aria individua a rischio di superamento per le concentrazioni di inquinanti, Perugia, Corciano, Foligno, Città di Castello, Terni e Narni. Inoltre, ne fanno parte il direttore di Arpa Umbria Walter Ganapini e i dirigenti dei servizi regionali competenti. La prima riunione di ieri ha tracciato le linee guida perché si possano raggiungere gli obiettivi per cui il tavolo è stato costituito, cioè il superamento della frammentarietà delle misure d’urgenza adottate tramite ordinanze dei singoli Comuni e la possibilità di adottare misure strutturali per ottenere risultati in termini di riduzioni di emissioni inquinanti.</p>
<p><strong>Gli obiettivi</strong> “Già esiste un comitato tecnico di monitoraggio dell’attuazione del piano aria &#8211; ha spiegato l’assessore Cecchini &#8211; ma vogliamo iniziare a costruire un programma in questo momento in cui nessuno sta sforando i limiti previsti, per arrivare, quando ci sarà bisogno, ad avere in tutto il territorio regionale stesse azioni e modalità d’intervento. Vogliamo, inoltre, individuare, anche d’intesa con gli assessorati regionali a trasporti, sviluppo economico, agricoltura e sanità, interventi strutturali per incidere nel contenimento delle emissioni che provocano sforamenti consistenti e che negli ultimi anni hanno causato diverse problematiche”. Il tavolo ha il compito di promuovere l’adozione di misure d’urgenza omogenee e temporanee, da parte dei sindaci dei Comuni interessati nel caso di prolungati periodi di sforamento dei limiti di legge, ma soprattutto di misure strutturali che consentano di ridurre nel medio periodo le emissioni di inquinanti in atmosfera (dovute in particolare a traffico e riscaldamento domestico) e climalteranti per conseguire obiettivi stabili di miglioramento della qualità dell’aria.</p>
<p><strong>Gestire le emergenze</strong> Il piano dell’aria, ha fatto notare la Cecchini, &#8220;dice già come bisogna agire in caso di emergenza e questo è ribadito dal documento che il Ministero dell’ambiente ha messo a disposizione di Regioni e Comuni nel dicembre scorso. Il dovere morale e politico delle istituzioni, d’intesa con i soggetti preposti, però, è quello di lavorare per interventi strutturali perché si possa incidere durante tutto l’anno nella mitigazione dei rischi&#8221;. <span style="line-height: 1.5;">Il piano prevede infatti di verificare la possibilità di adottare misure strutturali che possano conseguire, anche tramite progetti speciali, concreti risultati di riduzione di emissioni inquinanti per ciascun settore, come ad esempio traffico, riscaldamento e impianti industriali, individuando interventi, tempi di attuazione e  modalità di finanziamento.</span></p>
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		<title>Aria inquinata, scatta l&#8217;ordinanza del sindaco: tre giorni di blocco del traffico</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2015 18:42:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Le aree interessate dal provvedimento sono quelle specificatamente indicate nelle planimetrie allegate all’ordinanza e riguardano il centro abitato di Perugia e Ponte San Giovanni, all’interno della zona H4 individuata dal piano regionale per la qualità dell’aria. Le limitazioni, nei giorni 17 e 18 dicembre 2015 saranno in vigore dalle ore 8,30 alle 12,30 e dalle ore 14,00 alle ore 17,00 e riguarderanno: 1)il divieto di circolazione dinamica per i veicoli privati caratterizzati da una categoria emissiva fino EURO 3 (compresa), ad accensione comandata (benzina) e ad accensione spontanea (diesel), nonché i ciclomotori e i motocicli a due tempi Euro 1 o precedente;  2) il divieto di circolazione dinamica ai veicoli di massa a pieno carico superiore a 35 Q. ad accensione spontanea (diesel) privati e commerciali, non dotati di dispositivo di controllo del particolato. In deroga ai provvedimenti di cui ai punti precedenti sono autorizzate al transito le autovetture elettriche ed ibride, quelle alimentate a gas metano e GPL, le autovetture con almeno 3 persone a bordo (car pooling), nonché i veicoli oggetto di deroga specifica (allegato B). L’ordinanza sopracitata si è resa necessaria sia a causa del superamento dei valori di PM10 nelle centraline di rilevazioni poste nel parco Cortonese, a Ponte San Giovanni ed a  Fontivegge nei giorni dal 12 al 14 dicembre, come registrato dal monitoraggio condotto dall’Arpa Umbria, sia in ragione della previsione delle condizioni sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti, e dello stesso PM10, per i successivi tre giorni. Il provvedimento rientra nell’ambito di quanto previsto nella misura M1T02 del piano regionale per la qualità dell’aria, approvato dal Consiglio regionale dell’Umbria il 17 dicembre del 2013; la stessa, in particolare, stabilisce che “al verificarsi del superamento dei limiti delle concentrazioni di PM10, il sindaco debba adottare provvedimenti eccezionali di blocco del traffico nelle aree interessate”, ossia interdizione della circolazione privata (auto fino euro 4, motocicli euro 1 o precedenti) per non meno di due giorni lavorativi, negli orari 8.30-18.30, e blocco totale del traffico dei mezzi “pesanti”. “Come Amministrazione siamo consapevoli che un provvedimento di contingibile urgenza può portare disagi ai nostri cittadini, ma occorre evidenziare che la situazione sopra descritta è stata determinata da condizioni atmosferiche assolutamente anomale per il periodo, in considerazione della pressoché totale assenza di vento e di precipitazioni piovose che hanno favorito la concentrazione degli inquinanti negli strati più bassi dell’atmosfera, ed è stato, quindi, necessario limitare l&#8217;uso di auto considerate più inquinanti almeno in alcune ore della giornata”. Per contribuire, comunque, ad un progressivo miglioramento della qualità dell’aria, risulterà determinante il contributo che i cittadini potranno apportare con i propri comportamenti nell’esclusivo interesse della città, con particolare riferimento alla riduzione dell’utilizzo dei mezzi privati in favore di quelli pubblici ed all’utilizzo moderato di stufe e sistemi di riscaldamento.</p>
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		<title>Migliora la qualità dell&#8217;aria, ma il monitoraggio va avanti</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2015 13:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>L’analisi dei dati registrati nella giornata di ieri dalle centraline di monitoraggio della qualità dell’aria, che è stata effettuata questa mattina congiuntamente dai tecnici del Comune di Perugia e dell’Arpa ha evidenziato che non sono stati superati i limiti. Pertanto, non saranno adottati provvedimenti straordinari, ma proseguirà costante il monitoraggio sia delle condizioni meteo che delle ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> L’analisi dei dati registrati nella giornata di ieri dalle centraline di monitoraggio della qualità dell’aria, che è stata effettuata questa mattina congiuntamente dai tecnici del Comune di Perugia e dell’Arpa ha evidenziato che non sono stati superati i limiti. Pertanto, non saranno adottati provvedimenti straordinari, ma proseguirà costante il monitoraggio sia delle condizioni meteo che delle polveri sottili, al fine di tenere sotto controllo l’evolversi della situazione e valutare tempestivamente le misure da adottare. Lunedì prossimo, anche a seguito dell’incontro sull’argomento che si terrà in Regione, si verificherà se e quali misure adottare per la qualità dell’aria in città. Si rinnova, nel frattempo, l’invito ai cittadini ad adottare comportamenti virtuosi che possano contribuire a migliorare la qualità dell’aria, limitando, per esempio, l’utilizzo dei mezzi privati, l’accensione di fuochi, stufe e camini e del riscaldamento domestico per quanto possibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Torrente Genna, verrà realizzata una stazione di monitoraggio delle acque</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2015 21:24:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La Giunta comunale ha approvato il progetto definitivo per la realizzazione di una stazione di monitoraggio chimico-fisico delle acque del Torrente Genna. L’ARPA Umbria aveva, infatti, a suo tempo ravvisato la necessità di implementare l’attuale sistema di controllo in continuo del Torrente, rendendosi disponibile all’assunzione di tutti gli oneri relativi all’acquisto e all’installazione della stazione ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> La Giunta comunale ha approvato il progetto definitivo per la realizzazione di una stazione di monitoraggio chimico-fisico delle acque del Torrente Genna. L’ARPA Umbria aveva, infatti, a suo tempo ravvisato la necessità di implementare l’attuale sistema di controllo in continuo del Torrente, rendendosi disponibile all’assunzione di tutti gli oneri relativi all’acquisto e all’installazione della stazione di monitoraggio, alla gestione e manutenzione dell’impianto e alla diffusione settimanale dei dati acquisiti sul sito internet dell’Agenzia stessa. La stazione di monitoraggio sarà installata in un terreno nei pressi dell’abitato di Boneggio, di proprietà delle Opere Pie Riunite di Perugia, che lo hanno ceduto al Comune in comodato d’uso gratuito a tempo indeterminato. Il Comune, dunque, si occuperà della progettazione e della realizzazione di tutte le opere propedeutiche, il cui costo, individuato in 2.200 euro, sarà rimborsato dall’Arpa stessa.</p>
<p><span style="font-size: 16px; line-height: 1.5;"> </span></p>
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		<title>L&#8217;Italia come una groviera: il rapporto di Legambiente sulle cave</title>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2014 19:35:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Armando Allegretti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> Seimila ferite aperte in tutta Italia. I dati, sconcertati, forniti dal Rapporto di Legambiente sulle escavazioni del nostro Paese lascia poco spazio all’immaginazione. Da Nord a Sud, l’Italia, è una groviera. Le cave sono quasi seimila, oltre sedicimila quelle dismesse e monitorate dove spesso non sono state effettuate le opere di bonifica e recupero. Ma ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Seimila ferite aperte in tutta Italia. I dati, sconcertati, forniti dal Rapporto di Legambiente sulle escavazioni del nostro Paese lascia poco spazio all’immaginazione. Da Nord a Sud, l’Italia, è una groviera. Le cave sono quasi seimila, oltre sedicimila quelle dismesse e monitorate dove spesso non sono state effettuate le opere di bonifica e recupero. Ma non basta, se aggiungessimo anche quelle delle regioni che non hanno un monitoraggio (Calabria e Friuli Venezia Giulia) il dato potrebbe salire a 17 mila.</p>
<p>Nonostante il settore edilizio, come confermato dai dati resi noti dall’inizio dell’anno, sia in crisi e, conseguentemente, abbia ridotto il numero dei materiali estratti dalle cave i numeri forniti da Legambiente restano impressionanti: un miliardo di euro di ricavo, 80milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia, 31,6milioni di metri cubi di calcare e oltre 8,6 milioni di metri cubi di pietre ornamentali estratti nel 2012. Sabbia e ghiaia rappresentano il 62,5% di tutti i materiali cavati in Italia.</p>
<p>Da notare che un settore così importante e delicato per quello che riguarda, uno su tutti, l’impatto ambientale è regolato a livello nazionale da Regio Decreto del 1927, con indicazioni chiaramente improntate a un approccio allo sviluppo dell’attività oggi datato e vecchio di quasi 90 anni.</p>
<p>La situazione, seppur grave, si può giudicare migliore al centro-nord. Qui, ad esempio, il quadro delle regole è in gran parte completo con Piani cava ( e cioè lo strumento che indica le quantità di materiale estraibile e le aree dove è consentita l’attività di cava, ndr) periodicamente aggiornati. Piani cava che però sono del tutto assenti in regioni come Veneto, Abruzzo, Molise, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Sicilia, Calabria e Basilicata.</p>
<p>Per questo gran parte della gestione, a causa di una situazione di stallo ed incertezza, si trova ad essere in mano a chi concede le autorizzazioni, ma considerando il peso che interessi economici e criminalità organizzata, ad esempio al Sud, hanno nel controllo della aree cava, è comprensibile perché è necessario regolamentare il settore.</p>
<p>Tornando ai numeri. Delle 6mila cave presenti in Italia le tre regioni a salire su podio per numero di siti sono la Lombardia, il Veneto e la Sicilia, rispettivamente con 674, 536 e 508 cave in uso. Da evidenziare anche il numero dei siti abbandonati. Le tre regioni con il maggior numero di cave dismesse, invece, sono la Lombardia, la Puglia e il Veneto, rispettivamente con 2.895, 2.579, 2.075 siti abbandonati. Anche l’Umbria entra a far parte della classifica delle regioni che contribuiscono a ferire maggiormente il Paese con 97 cave attive e 77 siti abbandonati.</p>
<p>Prelevare e vendere materie prime del territorio è un’attività altamente redditizia, tant’è che sono impressionanti anche i numeri dei ricavi. Il totale nazionale dei canoni pagati nelle diverse regioni, per sabbia e ghiaia, è arrivato nel 2012 a 34,5 milioni di Euro, mentre il ricavato annuo dei cavatori risulta pari a un miliardo di Euro. In Umbria rispettivamente di 229.867 e 7.662.250 euro. Tutto ciò, ovviamente, a causa della mancanza di una regolamentazione del settore provoca l’arricchimento di pochi e un piccolissimo guadagno per gli enti pubblici.</p>
<p>Solo per fare un esempio, in Puglia nel 2012 sono stati cavati 10,3 milioni di metri cubi di inerti che hanno fruttato 129 milioni di euro di introiti ai cavatori e solamente 827mila euro al territorio. Ma anche dove si pagano canoni leggermente superiori, come nel Lazio ed in Valle d’Aosta, il rapporto tra le entrate regionali e quelle delle aziende è di 1 a 40.</p>
<p>“Quello che emerge dunque, è l’enorme e netta differenza tra ciò che viene richiesto e incassato dagli enti pubblici ed il volume d’affari generato dalle attività estrattive in tutte le regioni, in quelle dove il canone richiesto non arrivano nemmeno ad un decimo del loro prezzo di vendita come in Piemonte, Provincia di Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana ed Umbria, ma anche in Campania, Abruzzo e Molise, dove i canoni sono più alti”. Si legge nel rapporto di Legambiente.</p>
<p>Migliorare si può. Infatti secondo Legambiente è possibile raggiungere degli obiettivi più consoni agli standard europei, riducendo drasticamente gli introiti dei privati e per questo l’associazione chiede: “di rafforzare tutela del territorio e legalità (attraverso controlli, individuazione delle aree da escludere e delle modalità di escavazione, obbligo di valutazione di impatto ambientale, ecc.); di aumentare i canoni di concessione per equilibrare i guadagni pubblici e privati e tutelare il paesaggio (gli attuali 34,5 milioni di Euro guadagnati dalle regioni italiane per l’estrazione di sabbia e ghiaia, potrebbero diventare ben 239 milioni”.</p>
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