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	<title>Perugia Online &#187; moreno pasquinelli</title>
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		<title>Afghanistan, guerra e droga: il nuovo libro di Enrico Piovesana</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2016 14:56:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Catanzaro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> Afghanistan 2001-2016. La nuova guerra dell&#8217;oppio è il titolo di un interessante libro di approfondimento del giornalista Enrico Piovesana, che ha lavorato per anni nel paese asiatico come inviato di Peace Reporter, testata appartenente all&#8217;Ong Emergency. Il volumetto, edito da Arianna Editrice e in vendita al prezzo di € 8,90, è stato presentato nel pomeriggio di ieri (sabato 7 maggio) dall&#8217;autore ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> <em>Afghanistan 2001-2016. La </em><i>nuova guerra dell&#8217;oppio </i>è il titolo di un interessante libro di approfondimento del giornalista Enrico Piovesana, che ha lavorato per anni nel paese asiatico come inviato di <em>Peace Reporter</em>, testata appartenente all&#8217;Ong Emergency. Il volumetto, edito da Arianna Editrice e in vendita al prezzo di € 8,90, è stato presentato nel pomeriggio di ieri (sabato 7 maggio) dall&#8217;autore insieme a Moreno Pasquinelli, presso la libreria Feltrinelli.</p>
<p><strong>Un paragone storico </strong>Come si evince dal titolo, il libro parla del traffico di droga in una delle zone più problematiche dell&#8217;intero pianeta. Come spiega Pasquinelli, il titolo stesso vuole fare un parallelismo con le due guerre verificatesi in Cina intorno a metà Ottocento, quando una coalizione di potenze occidentali impose all&#8217;imperatore il libero commercio &#8211; in particolare riferito all&#8217;oppio proveniente dai domini britannici &#8211; con effetti devastanti per la popolazione cinese.</p>
<p><strong>Il paese dell&#8217;oppio </strong>L&#8217;analisi di Piovesana, ricca di dati e di interviste a personaggi influenti &#8211; oltre che di descrizione dell&#8217;ambiente in cui si è trovato ad operare &#8211; è di una drammaticità sconcertante: l&#8217;Afghanistan, oltre ad essere sconvolto da un&#8217;interminabile guerra civile tra filogovernativi e talebani, fornisce da solo 6.400 tonnellate di oppio, l&#8217;88% della produzione mondiale (dati UNODC 2014). E dire che nel 2001, prima cioè dell&#8217;intervento della NATO la produzione era crollata ad appena 185 tonnellate e il paese &#8211; nelle mani dei talebani guidati dal mullah Omar &#8211; era pacificato, sia pur sotto una dura legge coranica.</p>
<p><strong>Governo e narcotraffico &#8211; </strong>Ma come è stato possibile tutto questo? L&#8217;autore parla dei danni compiuti dalla campagna congiunta ONU/USAID che ha inondato a lungo le città di derrate alimentari gratuite, costringendo i contadini delle campagne a coltivare oppio per poter sopravvivere. Ma non è tutto: per poter trasformare l&#8217;oppio in eroina servono delle centrali di raffinazione, costruite di recente, le quali sono per la quasi totalità nelle mani di personaggi molto influenti, vicini al governo o addirittura appartenenti al governo stesso (si parla di capi di province, ministri, generali dell&#8217;esercito, addirittura del fratello &#8211; nel frattempo assassinato &#8211; dell&#8217;ex-presidente Karzai), i quali si servono di polizia e militari per i propri traffici.</p>
<p><strong>La NATO è complice &#8211; </strong>In un contesto del genere, si capisce come il contrasto di questo tipo di attività sia praticamente inesistente; si aggiunga che a tale proposito le forze di occupazione spesso chiudono più di un occhio, quando non si rendano apertamente complici: &#8220;Negli anni ho ricevuto dalle agenzie governative diversi rapporti riservati che contenevano accuse pesanti nei confronti di alcune società di <em>contractors </em>(mercenari, <em>ndr</em>) riguardo al loro coinvolgimento nel contrabbando di droga&#8221; dice nel libro Antonio Maria Costa, ex-capo dell&#8217;UNODC (l&#8217;agenzia antidroga dell&#8217;ONU). Ma i sospetti aleggiano anche sugli eserciti regolari (diversi sono i casi di soldati NATO diventati tossicodipendenti una volta rientrati in patria).</p>
<p><strong>Cui prodest? &#8211; </strong>In tutto ciò, chi è ad avvantaggiarsi? Proprio Costa dichiarò in un intervista del 2009 al settimanale austriaco <em>Profil</em>: &#8220;Nella seconda metà del 2008, la liquidità è stata ancora una volta il più grande problema del sistema bancario. I prestiti interbancari sono stati finanziati con i soldi originanti dal commercio di droga: ci sono stati segnali che alcune banche sono state salvate in questo modo&#8221;. Più recentemente anche l&#8217;ISIS si è aggiunto al business: tra le rotte più gettonate dei carichi di droga vi è infatti quella che passa per i territori sotto il controllo del califfato via Iran (un rapporto dell&#8217;UNODC del 2015 stima in circa un miliardo di dollari l&#8217;anno i ricavi che giungono allo Stato Islamico per mezzo di tale fonte), proseguendo per la Turchia e raggiungendo infine l&#8217;Europa.</p>
<p><strong>Le vittime dell&#8217;eroina &#8211; </strong>Nel frattempo, negli ultimi quindici anni nel mondo i consumatori di eroina stimati sono aumentati del 40% (da 9 a 13 milioni), mentre quelli registrati sono aumentati del 50% (da 700 mila a 1,3 milioni); le vittime sono invece circa 100 mila l&#8217;anno. I mercati maggiori sono rappresentati da Europa, Russia, Cina e dagli stessi Stati Uniti, che nello stesso periodo hanno visto aumentare del 286% i decessi per overdose. Ma la situazione più drammatica è proprio in Afghanistan, dove nel 2015 l&#8217;uso di oppioidi &#8211; un tempo limitato a una funzione medicinale in dosi molto blande &#8211; riguarda 1,5 milioni di persone (il 5% della popolazione complessiva, l&#8217;8,5% di quella adulta, sempre secondo i dati forniti dall&#8217;UNODC).</p>
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		<title>Carlo Formenti e un&#8217;analisi del populismo</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2016 08:44:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Catanzaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Perché gli operai vanno a destra? è il titolo di un incontro pubblico con il sociologo Carlo Formenti, organizzato dal costituendo movimento politico Programma 101, tenutosi nella giornata di ieri (martedì 23 febbraio) presso la sala Pietro Conti della Cgil: tematica principale del dibattito era l&#8217;analisi del fenomeno populista che caratterizza negli ultimi anni la sfera ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span><em>Perché gli operai vanno a destra? </em>è il titolo di un incontro pubblico con il sociologo Carlo Formenti, organizzato dal costituendo movimento politico Programma 101, tenutosi nella giornata di ieri (martedì 23 febbraio) presso la sala Pietro Conti della Cgil: tematica principale del dibattito era l&#8217;analisi del fenomeno populista che caratterizza negli ultimi anni la sfera politica mondiale. Prima di lasciare la parola al sociologo, Moreno Pasquinelli ha ricordato i prossimi impegni nell&#8217;agenda di Programma 101, in particolare la mobilitazione, in chiave antigovernativa, sulle battaglie referendarie di aprile e ottobre (riguardo rispettivamente trivelle e riforma costituzionale).</p>
<p><strong>Le bordate di Formenti &#8211; </strong>Formenti aveva di recente preso una decisa posizione sull&#8217;argomento all&#8217;interno del suo blog su <em>Micromega</em>: &#8220;Il populismo non è un fenomeno degenerativo dei sistemi democratici, è la forma politica che la lotta di classe assume nell&#8217;era dell&#8217;economia finanziarizzata e globalizzata e della conversione liberista di tutte le élite tradizionali&#8221;. Il sociologo, di storica formazione marxista, prima propone una rivisitazione del titolo dell&#8217;incontro: &#8220;Più che di operai, che ormai nel nostro paese sono una stretta minoranza, parlerei genericamente di proletari. E più che dire che vanno a destra, direi che votano (sia a destra che a sinistra) al di fuori del perimetro dei partiti tradizionali&#8221; poi, nell&#8217;approcciarsi al discorso, lancia alcune discrete bordate: &#8220;Oggi la democrazia non esiste, viviamo in un regime post-democratico&#8221;; &#8220;L&#8217;Europa è dominata dal Quarto Reich tedesco, noi siamo a tutti gli effetti una provincia&#8221;; &#8220;Il web ha reso tutti più schiavi, non più liberi, ci ha resi trasparenti agli occhi del potere&#8221;.</p>
<p><strong>Nascita e stigma di un termine &#8211; </strong>Formenti passa quindi ad analizzare la nascita del termine <em>populismo</em>: &#8220;Siamo tra la fine dell&#8217;Ottocento e i primi del Novecento, il termine assume subito una connotazione spregiativa negli ambienti della destra elitista, che vede di cattivo occhio l&#8217;estensione del suffragio e l&#8217;ingresso sulla scena politica delle grandi masse proletarie. In questo senso, erano populisti sia i <em>narodniki </em>russi che gli agricoltori e i sindacalisti statunitensi&#8221;. Mentre la condanna da sinistra nasce successivamente, in due distinte tappe: &#8220;Prima Lenin e i Bolscevichi si schierano contro i populisti, in quanto sostengono che l&#8217;interesse del popolo in quanto tale non esiste, esistono gli interessi di classe ed è lì che va concentrata l&#8217;attenzione; in seguito il termine viene associato ai populismi totalitari come quelli di Hitler e Mussolini, che porteranno alla seconda guerra mondiale&#8221;. Ecco dunque come l&#8217;aggettivo <em>populista </em>diviene inviso a entrambi gli schieramenti politici, tanto da diventare un vero e proprio insulto rivolto agli avversari.</p>
<p><strong>Il populismo oggi &#8211; </strong>L&#8217;ultima parte dell&#8217;analisi è incentrata, sulla scia del pensiero di studiosi come Ernesto Laclau, sulla connotazione di <i>populismo </i>oggi. Si parte dalla considerazione che sono considerati populisti personaggi estranei all&#8217;establishment, dotati di carisma comunicativo, che si rivolgono al popolo nella sua interezza, proponendo soluzioni semplici a problemi complessi. L&#8217;attrattiva suscitata da questi personaggi e la sfiducia generalizzata verso la politica, non più capace di dare risposte ai grandi problemi sociali, portano loro grandi masse di voti e a volte la possibilità di governare: ciò non toglie che rimangano ravvisabili profili di destra o sinistra, a seconda dei casi. Formenti fa tre esempi, tra i molti proponibili: un confronto tra gli outsider della battaglia delle primarie Usa, il miliardario Donald Trump e l&#8217;autodichiarato socialista Bernie Sanders (che presentano più punti di contatto di quanto non possa apparire a prima vista); l&#8217;analisi del successo di Podemos in Spagna e i suoi legami con i movimenti bolivariani del Sud America (in particolare con il presidente dell&#8217;Ecuador Rafael Correa, che venne eletto a seguito di una sollevazione popolare); le particolarità del Movimento 5 Stelle in Italia, (il quale, riflettendo l&#8217;iperframmentazione della nostra società, è costretto a riposizionamenti continui e perciò è più difficilmente categorizzabile). In ogni caso, ciò che è certo è che il termine <em>populista</em> sta subendo un&#8217;evoluzione che lo porterà tra qualche anno ad assumere un&#8217;accezione forse completamente diversa.</p>
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		<title>Diego Fusaro in videoconferenza a Santa Maria degli Angeli</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Feb 2016 09:58:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Catanzaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Ieri pomeriggio (sabato 6 febbraio) alla Pro Loco di Santa Maria degli Angeli ha avuto luogo un incontro con il filosofo Diego Fusaro, dal titolo La crisi della civiltà europea: eclissi o tramonto?, organizzato da Programma 101 con il supporto dell’associazione Me-Mmt Umbria. Tale incontro è stato di fatto solo virtuale dato che Fusaro, influenzato, era ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Assisi. </span>Ieri pomeriggio (sabato 6 febbraio) alla Pro Loco di Santa Maria degli Angeli ha avuto luogo un incontro con il filosofo Diego Fusaro, dal titolo <i>La crisi della civiltà europea: eclissi o tramonto?, </i>organizzato da Programma 101 con il supporto dell’associazione Me-Mmt Umbria. Tale incontro è stato di fatto solo virtuale dato che Fusaro, influenzato, era in collegamento Skype dalla sua casa di Milano. Moderava Moreno Pasquinelli.</p>
<p><b>Fusaro show &#8211;</b> Fusaro, discepolo di Costanzo Preve, “allievo indipendente di Hegel e di Marx, di Gentile e di Gramsci” come suole definirsi, non è nuovo a dibattiti del genere. Nel corso del pomeriggio il giovane torinese ha avuto modo di rispondere alle domande del moderatore (dieci in origine, ridotte per mancanza di tempo) e del pubblico su grandi tematiche filosofiche, politiche, economiche, sociali. Non potendo ricondurre la complessità del discorso a una banale sintesi, ci limitiamo a segnalarne alcuni passaggi significativi.</p>
<p><b>Citazioni &#8211;</b> “Per dirla con Brecht, il comunismo è semplicità che è difficile a farsi”; “Il destino ineluttabile prospettato dal capitalismo totalizzante post-1989 &#8211; la <i>fine della storia</i> descritta da Fukuyama &#8211; è una prospettiva falsa e ingannevole”; “La realtà è prassi che si oggettiva, come dice Gramsci la contraddizione economica la si toglie politicamente”; “La religione non può essere liquidata come mera sovrastruttura ideologica dei rapporti di forza, esistono una <i>corrente calda</i> e una <i>corrente fredda del Cristianesimo</i>, individuate da Bloch”; “Il laicismo &#8211; che è concetto diverso da laicità &#8211; finisce per essere la religione dell’intolleranza, del capitale e della mercificazione integrale”; “Occorre tornare a un conflitto verticale tra servi e padroni, anziché ad uno orizzontale, tutto interno alla plebe precarizzata”; “Il termine <i>sinistra</i> ha subito un’involuzione storica &#8211; quello che Preve chiama <i>serpentone metamorfico </i>&#8211; rifluendo all’interno del progetto capitalistico”; “Lenin ci ha visto lungo quando ha profetizzato: l’Unione Europea, se ci sarà, sarà l’unione dei capitali europei”, “Il neoliberismo oggi è un’aquila a doppia copertura alare: la destra del capitale e la sinistra del costume”; “Populismo è una definizione da neolingua orwelliana nata per silenziare chi è contro le élite”.</p>
<p><b>Programma 101 &#8211; </b>L’incontro era anche l’occasione per presentare un nuovo progetto politico, in verità ancora in fase di gestazione: il Programma 101 (il nome deriva dall&#8217;omonimo calcolatore prodotto dalla Olivetti negli anni Sessanta, antenato dei moderni pc). Nato nell’alveo del Movimento Popolare di Liberazione, supportato dal blog Sollevazione, P101 intende basare la sua azione su tre pilastri (sovranità nazionale, potere popolare, giustizia sociale). Moreno Pasquinelli cerca di descriverci l’esperienza: “Organizziamo periodicamente dibattiti, oggi abbiamo contattato Diego per parlare perché è un amico e perché la pensa come noi su tante cose. Noi siamo quella parte di sinistra che è stata espropriata del suo stesso nome, democratica, antiglobalista, antiatlantista, antieuropeista e, naturalmente, antiliberista. Facciamo parte del Coordinamento Europeo di Unità Popolare e attualmente siamo nella fase costituente di un nuovo movimento, un’accumulazione primitiva di forze che vorrebbe portare a sintesi le diverse culture sovraniste e progressiste presenti in questo paese: fin qui abbiamo approvato alcuni importanti documenti, tra cui un appello (il sottoscrittore più conosciuto è l’economista Nino Galloni <i>ndr),</i> ora dobbiamo dotarci di una piattaforma e un modello organizzativo. Non sarà facile, ma abbiamo al nostro interno tante persone che fanno lotta politica da una vita. Siamo fiduciosi”.</p>
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