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	<title>Perugia Online &#187; operai</title>
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		<title>Perugina, firmano anche i rappresentanti dei gruppi della Curva Nord</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2015 17:37:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> I lavoratori hanno “messo le tende&#8221; in piazza della Repubblica, dove resteranno per tutta la settimana, con l’obiettivo di illustrare alla cittadinanza le preoccupazione di lavoratori e sindacati, ma anche le proposte avanzate dalla stessa Rsu nel suo “Piano industriale degli operai”. Decine e decine di cittadine e cittadini si sono fermati oggi per chiedere informazioni ed esprime solidarietà ai lavoratori, sottoscrivendo anche il documento di proposte presentato dalla Rsu, sulla cui base si chiede ora a Nestlé l’apertura di un vero confronto sulle prospettive della fabbrica al termine del periodo di solidarietà concordato con i sindacati. Tra le tante firme da segnalare anche quelle dei tre rappresentanti dei gruppi storici del tifo organizzato perugino &#8211; Ingrifati, Armata e Brigata &#8211; che hanno voluto portare ai lavoratori la solidarietà dei tifosi della Curva Nord.</p>
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		<title>Perugina: il piano industriale degli operai</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2015 18:12:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>È una sfida vera e propria, dichiarata per altro dal primo momento, quella che i lavoratori e i sindacati della Perugina Nestlè hanno lanciato oggi alla multinazionale svizzera, proprietaria della storica fabbrica di cioccolato di San Sisto. Una sfida che parte dal basso e punta a scalare una montagna, un’impresa globale che fattura 91 miliardi di franchi svizzeri all’anno, più o meno il doppio del Pil della Bulgaria. Una sfida, però, che poggia sulla forza delle proposte concrete e delle idee. “Oggi presentiamo il nostro piano industriale”, ha spiegato Michele Greco, segretario generale della Flai Cgil dell’Umbria, aprendo i lavori dell’incontro “Perugina: un bene comune&#8230; un futuro da costruire”, organizzato mercoledì 11 marzo, in una splendida sala del centro storico di Perugia, da Cgil, Cisl e Uil, insieme alle categorie Flai, Fai e Uila e alla Rsu Perugina. A discutere con i lavoratori e le loro organizzazioni, il sindaco di Perugia, Andrea Romizi, la presidente della Regione, Catiuscia Marini e Giampiero Castano, Responsabile Vertenze al ministero dello Sviluppo Economico.<br />
“Ci siamo posti l’obiettivo ambizioso di immaginare come, in un mercato difficile come quello del cioccolato ed in una situazione di crisi come quella attuale, si possa chiedere anche ad una multinazionale come la Nestlè di credere ed investire nel nostro paese”, ha spiegato nella relazione di apertura Luca Turcheria, coordinatore della Rsu Perugina.<br />
Prima di tutto la Perugina non può essere una “fabbrica monoprodotto”. Non basta il Bacio, dunque, perché, nonostante la sua grande forza internazionale, è un prodotto da solo “incapace di sostenere i livelli occupazionali che oggi conosciamo”.<br />
Turcheria ha denunciato il “lento ma costante calo dei volumi produttivi” degli ultimi anni, fino a rendere necessario il ricorso agli ammortizzatori sociali. Nel 2014 e nel 2015 poi la situazione è ulteriormente peggiorata, con la produzione che quest’anno dovrebbe scendere a circa 24.500 tonnellate, dato più basso di sempre per la fabbrica di cioccolata, con la conseguente dichiarazione da parte di Nestlè di 210 esuberi.<br />
Di qui la necessità di cambiare passo e strategia, cosa che il management Nestlè – accusano i lavoratori – non sta facendo, preferendo giocare in difesa, in attesa di un’uscita dalla crisi che al momento però non appare prossima. “Dobbiamo sfidare l’azienda nel merito – ha detto Daniele Marcaccioli, segretario della Uila Uil Umbria – sia sul territorio che a livello europeo attraverso le segreterie nazionali del sindacato”.<br />
Ed ecco allora le proposte che arrivano dagli operai. Rilancio della produzione di caramelle, da sempre fiore all’occhiello della Perugina, con prodotti di grandissimo successo come le Rossana o gli Spicchi. Esprimere le grandi potenzialità del modellaggio che conta dieci linee produttive lunghe 200 metri, 150 addetti, 100 e più codici di produzione. Aggredire il mercato della Confiserie, che ha sempre caratterizzato il marchio Perugina. Investire di più anche sul Bacio, prodotto “che vive di storia e qualità proprie, ma non avanza, semmai perde qualcosina, anche se la sua unicità gli evita concorrenze pericolose”.<br />
Infine, il vero nodo da sciogliere, secondo la Rsu, è quello della contro stagionalità. “È necessario che sul sito di San Sisto – ha detto ancora Turcheria &#8211; si implementi una produzione contro stagionale pura, in grado di rendere sostenibile il livello occupazionale non soltanto in termini di capacità massima, ma anche in termini di copertura del rapporto ore/tonnellate”. La soluzione proposta dalla Rsu e appoggiata con convinzione anche dalle organizzazioni sindacali è quella del caffè in cialde, marchio Nespresso, prodotto in grande espansione anche in Italia. “Si tratterebbe di una scelta logica – ha ribadito nel suo intervento Ulderico Sbarra, segretario generale della Cisl dell’Umbria – in quanto l’espresso è un prodotto italiano, che ha in Italia un mercato importante e che potrebbe costituire davvero un volano di sviluppo per Perugina”.</p>
<p> <strong>La presidente Marini.</strong> La presidente della Regione, Catiuscia Marini, intervenendo all’incontro pubblico sul futuro dello stabilimento della Perugina di San Sisto promosso dai sindacati confederali, di categoria e dalle rsu aziendali, a cui ha partecipato il responsabile delle vertenze del Mise Giampiero castano, ha detto:  “Il tema del futuro dello stabilimento Perugina di San Sisto  va affrontato non solo a livello territoriale, come con serietà e impegno si sta facendo in questa occasione, ma deve esser posto con forza nel quadro più ampio che riguarda le scelte strategiche, l’export e la rete commerciale di una azienda multinazionale che opera nel settore alimentare su un mercato italiano e globale. Così si potrà dare più forza alla battaglia comune di istituzioni, sindacati, lavoratori e lavoratrici”.<br />
 “E’ dunque importante proseguire – ha detto la presidente – su un metodo di lavoro e di confronto condiviso, che porti all’interlocuzione con il Gruppo ed al coinvolgimento del  Governo nazionale proprio per la peculiarità di questa vertenza che non è solo legata simbolicamente alla città di Perugia ma è parte importante della realtà occupazionale dell’Umbria. C’è la comune consapevolezza &#8211; ha sottolineato la presidente –  di non voler gestire il quotidiano, di non volere attendere che scada il periodo dei contratti di solidarietà, ma di operare sin da subito per conoscere quali sono le strategie industriali e produttive che dovrebbero traghettarci fuori dalla crisi e garantire la ripresa dei volumi produttivi e la tenuta dei livelli occupazionali.  Questioni che – ha aggiunto la presidente – abbiamo come istituzioni umbre posto al management aziendale  durante l’incontro che si è recentemente tenuto  in Regione, relativamente alle politiche industriali, commerciali e degli investimenti che  possono garantire il mantenimento e la valorizzazione dei livelli occupazionali e delle produzioni per lo stabilimento Nestlé di San Sisto. Ciò anche nel quadro di un mercato italiano che è  particolarmente appetibile. Nei prossimi giorni – ha annunciato la presidente – istituzione umbre e sindacati torneranno a riunirsi   per una comune valutazione degli incontri avuti con la proprietà  </p>
<p><strong>Il &#8220;pezzettino&#8221;.</strong> “Insomma, esistono tutte le condizioni industriali e di mercato affinché si possa disegnare un nuovo futuro per la nostra fabbrica – ha concluso Turcheria &#8211; ci manca il ‘pezzettino’ che attiene alla controparte e cioè la volontà di proseguire in maniera sostanziale la storia dello stabilimento di San Sisto. È necessario convincere la multinazionale a farlo”.<br />
Da parte istituzionale sono arrivati segnali di apprezzamento per lo sforzo propositivo sostenuto dalla Rsu. Il sindaco di Perugia, Andrea Romizi, ha sottolineato “l’apprensione” con cui l’amministrazione comunale sta vivendo la vertenza, in attesa di un piano industriale (quello di parte aziendale) che non arriva, e ha ribadito la necessità di “ricollegare in maniera forte la città e la sua immagine con il brand Perugina”.<br />
Preoccupata anche la presidente della Regione, Catiuscia Marini: “Al di là delle indicazioni di buoni propositi che ci sono state date dal management, vorremmo vedere se nel piano industriale ci sono elementi positivi per le produzioni di Nestlé in Italia ed in particolare per Perugina”. Marini ha indicato dunque la necessità di incalzare la multinazionale sui nodi dell’export, della rete commerciale e dei mercati globali. Su questo – ha aggiunto rivolgendosi al responsabile vertenze del Mise, Giampiero Castano – è necessario che il governo apra un’interlocuzione di livello nazionale con l’azienda”.<br />
Da parte sua il rappresentante del Ministero dello Sviluppo Economico ha espresso apprezzamento per l’iniziativa di sindacati e Rsu: “Oggi state cercando di evitare che il mio lavoro aumenti”, ha detto, per poi assicurare l’impegno del governo nazionale volto prima di tutto ad evitare gli esuberi e contemporaneamente a favorire un rilancio delle produzioni di Nestlé in Italia, a partire da Perugina. “Per questo vogliamo attivare un confronto non solo con la dirigenza italiana, ma con i vertici europei e mondiali della multinazionale”, ha annunciato Castano.<br />
Un concetto ribadito anche dal segretario nazionale Flai Mauro Macchiesi: “C’è un problema di management evidente – ha detto – per questo domani (giovedì 12 marzo, ndr) nell’incontro con la dirigenza italiana chiederemo che entro la fine del mese venga presentata una proposta di piano industriale, ma al contempo ben venga l’iniziativa del governo, con il supporto delle istituzioni locali, per salvaguardare la presenza industriale di Nestlé in Italia, che senza Perugina non ci sarebbe sostanzialmente più. Ed è evidente – ha concluso Macchiesi – che vista la posta in gioco, non serve un confronto con chi si occupa di personale, ma bisogna relazionarsi con gli amministratori delegati di Nestlé Italia e Nestlé Europa, che hanno in mano le chiavi per rilanciare davvero le produzioni e salvaguardare il futuro di Perugina”.</p>
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		<title>Trafomec, continua la mobilitazione dei 60 ex lavoratori dell&#8217;azienda di Tavernelle</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2015 19:10:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>Dopo oltre 4 ore di tavolo di verifica presso la Regione,  non è ancora sbloccata la vertenza Trafomec, che vede circa 60 ex lavoratori dell’azienda di Tavernelle attendere da mesi l’attuazione dei punti previsti dall’accordo siglato nel marzo 2014. “L’azienda non ha rimosso la pregiudiziale al pagamento delle spettanze dei lavoratori licenziati – afferma Cristiano Alunni, segretario Fiom Cgil Perugia – aspetto che rappresenta uno dei punti focali dell’accordo. Per questo la mobilitazione proseguirà e proclameremo un nuovo sciopero con manifestazione sotto la prefettura di Perugia per martedì 29 gennaio, con l’obiettivo di chiedere un intervento anche del governo centrale vista l’assoluta gravità della situazione”.<br />
Per il sindacato è risultato del tutto insufficiente l’impegno assunto dall’azienda al termine del tavolo odierno: quello di sottoscrivere un atto ufficiale da consegnare all’assessore Riommi con il quale ribadire la disponibilità ad onorare l’accordo non appena verranno meno gli impedimenti di carattere burocratico e legale, che l’azienda stessa indica come vera ragione del mancato adempimento.<br />
“I lavoratori non sono più disponibili ad ulteriori rinvii – conclude Alunni – esigono risposte certe e tempestive e per questo la mobilitazione continuerà e crescerà di intensità”.</p>
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		<title>Ex Merloni, Giulietti: &#8220;Risposte dal vertice del 29&#8243;</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2015 16:42:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nocera Umbra</strong> &#8211; &#8220;Ci auguriamo che il vertice del 29 gennaio al Mise possa finalmente segnare la svolta sulla vicenda della ex Merloni. Urge una risposta immediata e concreta per garantire il futuro occupazionale a centinaia di lavoratori di Umbria e Marche e per salvaguardare il tessuto produttivo del comprensorio della fascia appenninica”. E&#8217; quanto affermato dai deputati Giampiero Giulietti ed Emanuele Lodolini, in vista del nuovo incontro in programma giovedì 29 gennaio a Roma tra il Ministero dello Sviluppo economico, le Regioni Umbria e Marche e le organizzazioni sindacali. I parlamentari Giulietti e Lodolini da tempo si stanno occupando della vertenza Merloni e negli ultimi mesi sono tornati di nuovo a sollecitare l&#8217;intervento del Governo attraverso interrogazioni parlamentari e lettere indirizzate al Presidente del Consiglio dei Ministri Renzi e ai Ministri Poletti e Guidi.</p>
<p><strong>La mobilitazione &#8211;  </strong>“Grazie anche alla mobilitazione dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali e all&#8217;interessamento delle Istituzioni, giovedì 29 gennaio si terrà un nuovo vertice che servirà per discutere dell&#8217;accordo di programma, in scadenza il prossimo marzo. &#8211; hanno affermato l&#8217;on. Giulietti e l&#8217;on. Lodolini &#8211; E&#8217; necessario fare in modo che l&#8217;accordo diventi finalmente operativo al fine di consentire la concreta ripresa delle attività presso gli stabilimenti della ex Merloni. Ci auguriamo che quello del 29 gennaio sia un vertice risolutivo perché il tessuto economico e produttivo della fascia appenninica umbro-marchigiana e le centinaia di lavoratori e le loro famiglie non possono più aspettare”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ex Merloni, le aspettative per l&#8217;incontro al Mise</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2015 16:03:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Orfei]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Nocera Umbra &#8211; Il prossimo 29 gennaio al Mise si vedranno Regioni Umbria e Marche, sindacati e parti sociali. L&#8217;obiettivo sarà quello di ragionare sul futuro dell&#8217;accordo di programma. Uno strumento che mette a disposizione 35 milioni di euro per la reindustrializzazione del territorio, ma che invece giace inutilizzato per la troppa burocrazia. L&#8217;attesa è ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/ex-merloni-le-aspettative-per-lincontro-al-mise/">Ex Merloni, le aspettative per l&#8217;incontro al Mise</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nocera Umbra</strong> &#8211; Il prossimo 29 gennaio al Mise si vedranno Regioni Umbria e Marche, sindacati e parti sociali. L&#8217;obiettivo sarà quello di ragionare sul futuro dell&#8217;accordo di programma. Uno strumento che mette a disposizione 35 milioni di euro per la reindustrializzazione del territorio, ma che invece giace inutilizzato per la troppa burocrazia. L&#8217;attesa è forte e le aspettative alte. &#8220;La convocazione è una buona notizia”, commenta il consigliere regionale Andrea Smacchi (Partito democratico). “Da quel tavolo però ora ci aspettiamo molto. Ci aspettiamo che venga presa in considerazione la proroga dello strumento, che ancora non ha portato alcun risultato. L&#8217;accordo scade infatti a marzo ma tutti gli imprenditori interessati sono scappati di fronte alla complessità della burocrazia. Non si potrà quindi far finta di niente di fronte all&#8217;esigenza di semplificazione dei criteri di accesso ai finanziamenti”.</p>
<p><strong>Il dato</strong> <strong>e Garanzia Giovani</strong>&#8211; Inizia con questo incontro il 2015 lavorativo in Umbria. Un 2015 in cui la Cgil certifica 137mila persone in “sofferenza occupazionale”. Una maxi categoria che comprende cassintegrati, addetti in mobilità, disoccupati, precari e lavoratori con contratti atipici, giovani o meno giovani. Ma anche lavoratori in uscita dalle tante vertenze aperte sul territorio. “Per ridurre un numero comunque così alto di persone in difficoltà &#8211; prosegue Smacchi &#8211; dovranno essere utilizzati tutti gli strumenti messi a disposizione dai livelli istituzionali. Tra questi, ovviamente, anche Garanzia Giovani. Riguardo i dati nazionali di questo programma anti disoccupazione – spiega Smacchi – lo stesso ministro del Welfare Giuliano Poletti, si dice insoddisfatto. Sono stati infatti presi in carico dei centri per l&#8217;impiego e da strutture accreditate il 39% dei 366mila iscritti. L&#8217;Umbria è sestultima per le adesioni. Ma i dati per i centri per l&#8217;impiego evidenziano come il movimento intorno a questa misura sia stato creato. Al 31 dicembre 2014, a Perugia sono stati 350 i tirocini assegnati, 327 voucher, 119 giovani sono stati indirizzati al servizio civile, 224 le misure per la scolarizzazione dei giovani da 15 e 18 anni. Tre gli accessi al lavoro e una misura per l&#8217;incentivo all&#8217;autoimprenditorialità, per un totale di 1024 misure di politica attiva assegnate.</p>
<p><strong>Il sindacato</strong> &#8211; Profonda attesa anche da parte del sindacato. Commenta questi giorni di vigilia Luciano Recchioni, della Fiom Cgil. &#8220;Poche le notizie che trapelano &#8211; dice &#8211; ma certe invece sono le notizie negative. Una è quella legata al fatto che l&#8217;accordo di programma è in scadenza a marzo 2015, l&#8217;altra è che senza una azione forte che produca lavoro attraverso l&#8217;attuazione dell&#8217; accordo,  per molti lavoratori il mese di ottobre sarà la fine della speranza per un lavoro e la cessazione degli ammortizzatori sociali. Sono preoccupato per questo incontro ma è giunto il momento di scoprire le carte &#8211; spiega Recchioni, che afferma &#8211;  ora davvero di tempo non ce ne è più, se si vuole veramente costruire qualcosa sulla fascia appenninica o si fa ora o tutto finirà come una bolla di sapone&#8221;. Ma Recchioni ricorda anche le cose positive poste in essere dal sindacato in questa vertenza: &#8220;In primo luogo i soldi chiesti dall&#8217;azienda in merito alla flessibilità non debbono essere pagati e chi lo ha fatto, li riceverà indietro. Per quanto riguarda il maxi conguaglio Irpef, per recuperare i soldi non percepiti si potranno richiedere le detrazioni discali all&#8217;Inps. Viene visto come positivo anche l&#8217;aver fatto fare domanda di pensione ai lavoratori che entro il maggio 2017 compieranno i 40 anni di contributo lavorativo. &#8220;Saranno salvaguardati, eludendo la Fornero&#8221;.</p>
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		<title>Bastia Umbra, scoperto laboratorio clandestino di abbigliamento</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Dec 2014 09:18:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Verificare la possibile presenza nell&#8217;area industriale di Bastia Umbra, di un laboratorio clandestino di confezioni dove sarebbe stata impiegata irregolarmente manodopera cinese. L&#8217;operazione è stata portata avanti dagli agenti del Commissariato di Assisi, diretto dal Commissario Capo della Polizia di Stato Francesca D. Di Luca. Lunghi appostamenti, articolati servizi di osservazione e pedinamento, verifiche catastali ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>Verificare la possibile presenza nell&#8217;area industriale di Bastia Umbra, di un laboratorio clandestino di confezioni dove sarebbe stata impiegata irregolarmente manodopera cinese. L&#8217;operazione è stata portata avanti dagli agenti del Commissariato di Assisi, diretto dal Commissario Capo della Polizia di Stato Francesca D. Di Luca.</p>
<p>Lunghi appostamenti, articolati servizi di osservazione e pedinamento, verifiche catastali e anagrafiche e riscontri documentali delle attività commerciali hanno permesso di individuare un seminterrato sospetto, adibito a magazzino e preso in locazione da un cittadino di nazionalità cinese titolare di una ditta di confezioni e abbigliamento con sede legale a Monsano (AN).<br />
Dagli sviluppi investigativi emergeva che era stato affittato a una famiglia di cittadini cinesi anche un appartamento sito nell’ultimo piano dello stesso stabile. Il continuo andirivieni di cittadini di orientali p le rampe dello stabile e nelle vie vicine, hanno confermato l’ipotesi che tale abitazione fungesse in realtà da dormitorio per la manodopera impiegata nel magazzino. Grazie ai servizi di controllo effettuati anche nelle ore notturne dai poliziotti, è stato possibile accertare che l’attività di laboratorio operava in pieno regime a ogni ora del giorno e della notte. Dalla luce che fuoriusciva da una grata che confina con l’esterno è stato possibile intravedervi, tra calzini, metri e fili da sartoria sagome di cittadini orientali intenti a cucire nelle proprie postazioni di lavoro e i rumori di macchinari in funzione provenienti dal seminterrato non lasciavano dubbi sull’attività in corso di confezionamento e cucitura. Con la collaborazione di personale qualificato della Direzione Provinciale del Lavoro di Perugia a tarda serata è scattato il blitz degli agenti del Commissariato di Assisi. Controlli in contemporanea sia nel piano seminterrato sia nell’abitazione locata al secondo piano dello stabile. </p>
<p><strong>Il dormitorio &#8211;</strong> Questo lo scenario apparso davanti agli occhi degli agenti: l’appartamento che formalmente doveva essere l’abitazione di una famiglia di cittadini cinesi regolari formata dai due coniugi e tre bambini di tenera età in realtà era un vero e proprio dormitorio. Più di 20 i posti letto contati dagli agenti di polizia, che vi hanno fatto irruzione e che hanno scoperto camere di ridottissime dimensioni ricavate da un solo vano e nascoste dietro porte “ a scomparsa”, fatte con pannelli di compensato bianco fissati in maniera rudimentale con dei chiodi e dotate solo all’interno di una chiusura a chiavistello in modo che dal fuori non si riuscisse a distinguere dal resto della parete bianca con la quale, le porte si confondevano perfettamente. Scarsissime le condizioni igieniche constatate all’interno, un’unica cucina a uso comune, panni, valigie, cibi sparsi per i corridoi, stanze piccolissime capaci di contenere solo le reti dei letti; unico svago un computer presente in ogni camera.All’ingresso nell’appartamento gli agenti avevano inizialmente rinvenuto solo una persona, un cittadino cinese intento a smontare l’impianto gas della cucina. Gli agenti a quel punto con ostinata perizia hanno proceduto a un secondo più accurato controllo, e attirati dalla visione di chiodi sulla parete, hanno scoperto le porte a scomparsa: dietro una di questi è stato trovato un uomo cinese con un neonato in braccio che si era chiuso nella stanza per sfuggire al controllo della polizia. Intanto contemporaneamente gli uomini dell’Ufficio Anticrimine e Immigrazione del Commissariato di Assisi e della Direzione Provinciale del Lavoro, coordinati sul campo dall&#8217;Ispettore Capo Valter Stoppini, irrompevano all’interno del laboratorio/magazzino nel piano seminterrato dello stesso stabile. </p>
<p><strong>Il magazzino &#8211;</strong> Circa sette i cittadini di nazionalità cinese sorpresi a lavorare nelle postazioni da rammagliatrice, in mezzo a sporcizia e in evidenti mancanze delle minime condizioni di sicurezza, tra bambini di tenerissima età che scorazzavano tra i macchinari. Dodici le postazioni di lavoro presenti e costituite da macchinari vecchi ma pienamente funzionanti. Dai controlli effettuati i cittadini cinesi sono risultati tutti regolari sul territorio nazionale ma da un punto di vista lavorativo due dei sette trovati al lavoro sono invece risultati irregolari ovvero “In nero”. </p>
<p><strong>Le sanzioni &#8211;</strong> Pesanti le sanzioni scattate nei confronti del loro datore di lavoro un cinese, residente a Trento, titolare di un maglificio a Monsano (An) presso il quale sono formalmente assunti i lavoratori cinesi controllati a Bastia. Tutte italiane, alcune tra le più affermate nel comparto tessile Umbro, Marchigiano e Toscano le ditte di maglieria da cui gli operai ricevevano le commesse con tanto d’indicazioni operative per la cucitura e l’assemblamento dei tagli di maglieria forniti loro. Abbigliamento da adulto, vestitini da bambino, copertine per neonati che i lavoratori cinesi dovevano riammagliare seguendo le istruzioni date loro dalle stesse ditte committenti per un costo ovviamente molto basso perché la paga giornaliera per ognuno dei cinesi intervistati dal personale della DPPL sono in media di sole 10 euro al giorno per orari certamente diversi da quelli previsti e garantiti dal nostro ordinamento. Gli accertamenti compiuti hanno inoltre permesso di constatare che il titolare della ditta in realtà è anche colui che provvede al pagamento dei canoni di locazione dell’appartamento adibito a dormitorio.<br />
 Per lui è scattata una maxi sanzione che supera gli 11mila euro alla quale si è aggiunta la sospensione immediata dell’attività, pena una denuncia penale (ai sensi dell’art. 14 del D.lgs. 81/2008 che, al fine di garantire la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, e di contrastare il fenomeno del lavoro sommerso e irregolare, prevede che possano essere adottare provvedimenti di sospensione di un’attività imprenditoriale qualora si riscontri l’impiego di personale non risultante dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria in misura pari o superiore al 20 per cento del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro come è avvenuto in questo caso: 2 su 7 lavoratori risultati in nero qualora il datore di lavoro non dovesse ottemperare al provvedimento è previsto l’arresto fino a sei mesi).<br />
Sono stati effettuati inoltre altri controlli con il personale della locale ASL per verificare l’adempimento delle prescrizioni in materia di igiene e sanità pubblica sui luoghi di lavoro. Mancata consegna del certificato di agibilità per la destinazione d’uso a laboratorio del magazzino locato e del certificato di conformità degli impianti  elettrici hanno fatto scattare così la diffida per il datore di lavoro a non proseguire nello svolgimento dell’esercizio delle attività di cucitura e confezionamento nel laboratorio di Bastia fino a quando non avrà prodotto i documenti richiesti pena, il sequestro preventivo dei locali.</p>
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		<title>Tutta l&#8217;Umbria al fianco degli operai del gruppo Ast</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Oct 2014 08:42:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>C&#8217;e&#8217; simbolicamente tutta l&#8217;Umbria, oggi, a sfilare per le strade di terni al fianco degli operai Ast. Un&#8217;adesione piena e bipartisan, a partire dalla risoluzione approvata martedì scorso dal consiglio regionale con cui l&#8217;Assemblea regionale ha aderito ufficialmente alla giornata. Hanno annunciato la loro presenza praticamente tutti i gruppi politici, dal Pd a Forza Italia, da Rifondazione al Psi. In marcia c&#8217;e&#8217; la presidente della Regione, Catiuscia Marini, al fianco del sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo. Accanto agli operai Ast i lavoratori di tutte le categorie, compresi i poliziotti del Silp Cgil, che hanno aderito alla protesta. Uno sciopero che ha anche valicato i confini provinciali con la proclamazione di analoga astensione dal lavoro per 8 ore da parte della Fiom Cgil della provincia di Perugia. Poi tanti gruppi e associazioni, presenti con la propria insegna o il proprio striscione, compreso quello che domenica mattina sfilerà in testa alla Marcia della Pace Perugia-Assisi. Tra gli enti<br />
locali da segnalare, infine, il comune di Alviano che ha deliberato all&#8217;unanimità che a sfilare con la fascia tricolore non sia il sindaco, ma Maurizio Giulivi, un operaio dell&#8217;Ast attualmente consigliere di maggioranza.</p>
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		<title>Ast Terni, è cominciata la lotta degli operai</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2014 08:51:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Ubaldi]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>Ast Terni, operai e sindacati in lotta contro i licenziamenti decisi dalla proprietà. Si svolgerà fino alle 14 di oggi, 10 ottobre, il presidio delle portinerie e contestuale sciopero deciso dai lavoratori e organizzazioni sindacali al termine dell’assemblea di ieri pomeriggio, nel corso della quale è maturato il secco, deciso “no” congiunto di maestranze e sindacati nei confronti della proposta di accordo con il Gruppo Ast presentata dai Ministeri di Sviluppo economico, Lavoro e Politiche sociali, che prevede un negoziato per giungere ad un Piano Industriale condiviso per Acciai Speciali Terni.</p>
<p>Il motivo dell’unanime diniego risiede nel fatto che, come si legge nella nota congiunta dei sindacati, “non sono state recepite nel testo le proposte delle organizzazioni sindacali relative a politiche commerciali, assetto impiantistico, certezza di volumi da processare su Terni, investimenti tali e tesi al miglioramento produttivo e qualitativo degli impianti ternani”. Inoltre, sindacati e lavoratori ravvisano nel testo “la chiara volontà aziendale di procedere ad una riduzione costi rapida orientata tutta sui tagli occupazionali e di salario, priva di prospettive industriali a medio e lungo termine per il sito ternano”.</p>
<p>Da qui la proposta dei sindacati, immediatamente accolta dai lavoratori, di promuovere un percorso di mobilitazione che si articolerà, a partire dal presidio di oggi, lungo ulteriori iniziative di “scioperi articolati, per reparti, che proseguiranno fino a data da destinarsi”, oltre all’impegno “a promuovere, entro la settimana prossima, una giornata di sciopero generale territoriale per portare all’attenzione del Governo nazionale, ai massimi livelli, il disagio di un’intera comunità” e, infine, “una manifestazione generale a Roma che porti all’attenzione dello stesso Governo i temi relativi all’importanza che Terni e le produzioni ternane hanno nel Sistema Paese, non escludendo il coinvolgimento di tutte le città siderurgiche italiane”.<br />
Insomma, <a href="http://www.perugiaonline.net/lavoro-e-occupazione/ast-terni-procedure-licenziamento-collettivo-per-537-dipendenti-7889/">dopo le 537 procedure di licenziamento avviate ieri dalla Ast</a>, l’autunno ternano – e non solo ternano – si preannuncia quanto mai caldo.</p>
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		<title>Ast Terni, procedure di licenziamento collettivo per 537 dipendenti</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Oct 2014 12:32:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il gruppo Ast licenzia 537 dipendenti. Questa mattina (9 ottobre), alle 11.46, sono pervenute comunicazioni ufficiali presso i competenti servizi regionali della Regione Umbria, da parte delle aziende del gruppo Ast, relativamente all’avvio delle procedure di licenziamento collettivo per riduzione di personale ex art 4 e 24 legge 223/91 per 537 dipendenti. Per Ast la procedura ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>Il gruppo Ast licenzia 537 dipendenti. Questa mattina (9 ottobre), alle 11.46, sono pervenute comunicazioni ufficiali presso i competenti servizi regionali della Regione Umbria, da parte delle aziende del gruppo Ast, relativamente all’avvio delle procedure di licenziamento collettivo per riduzione di personale ex art 4 e 24 legge 223/91 per 537 dipendenti.</p>
<p>Per Ast la procedura riguarda 473 dipendenti, di cui 381 operai e 92 impiegati e quadri. 45 dipendenti sono invece in quota Fucine: di questi 30 sono operai e 15 impiegati e quadri. Per il Tubificio di Terni saranno 7 i licenziamenti, che riguardano 2 operai e 5 impiegati e quadri. Infine, 12 impiegati e quadri di Aspasiel Srl perderanno il proprio posto di lavoro.</p>
<p>Le procedure prevedono la conclusione del rapporto nel termine massimo di 75 giorni, decorrenti dalla data di avvio. Esiste altresì la possibilità di derogare tale termine, ma soltanto in caso di espressa e congiunta manifestazione di volontà da parte delle aziende e delle rappresentanze sindacali.</p>
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		<title>Grifo Latte, presidio dei lavoratori a palazzo Cesaroni</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Sep 2014 13:17:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Presidio dei lavoratori della Grifo Latte e dei sindacati davanti a palazzo Cesaroni. In piazza Italia per manifestare contro l&#8217;inizio della procedura di mobilità (dall&#8217;11 agosto) per 18 persone che lavorano nel magazzino dei Grifo Latte. Infatti, l&#8217;azienda ha deciso di dismettere l&#8217;attività di magazzino presso lo stabilimento di Perugia Ponte San Giovanni o farla ...</p>
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<span id="areaSingle">Perugia. </span>Presidio dei lavoratori della Grifo Latte e dei sindacati davanti a palazzo Cesaroni. In piazza Italia per manifestare contro l&#8217;inizio della procedura di mobilità (dall&#8217;11 agosto) per 18 persone che lavorano nel magazzino dei Grifo Latte. Infatti, l&#8217;azienda ha deciso di dismettere l&#8217;attività di magazzino presso lo stabilimento di Perugia Ponte San Giovanni o farla in appalto ad un&#8217;altra cooperativa esterna e per questo procede al licenziameno di 18 operai. &#8220;Chiediamo chiarezza &#8211; dicono i lavoratori radunati &#8211; su questa l procedura che, ne siamo sicuri, sarà solo l&#8217;inizio di una serie di proposte preoccupanti.La Grifo Latte usufruisce di ingenti finanziamenti pubblici oltre che provenienti da istituti bancari, quindi non è un&#8217;azienda privata e delle sue decisioni deve rendere conto anche alla Regione&#8221;. </p>
<p><strong>La richiesta del consigliere Smacchi (Pd) &#8211;</strong> Il consigliere regionale Andrea Smacchi (Pd) ha chiesto all’assessore Vincenzo Riommi cosa intende fare la Giunta regionale per avere chiarimenti dalla Grifo latte circa la possibile esternalizzazione del magazzino di Ponte San Giovanni della società e sul futuro dei lavoratori, che sono in sciopero per tutelare il proprio posto di lavoro. “Dopo la chiusura dello stabilimento di Osteria del gatto, quindi di Amatrice, dopo il mancato rinnovo dei contratti a tempo indeterminato e adesso anche una lettera che ‘freddamente’ anticipa l’esternalizzazione del magazzino di Ponte san Giovanni, azzerando le aspettative e le speranze dei dipendenti, forse possiamo dedurre – continua il consigliere Smacchi – che sta finendo un ciclo e se ne apre uno più difficile, dove viene meno il ruolo anche sociale di questa azienda e con un clima di tensione tale che a qualche dipendente è stato fatto un ‘ripassino’ per evitare l’adesione allo sciopero dei 18 lavoratori, fra cui 3 categorie protette, che si vedranno arrivare lettere di mobilità e una possibile riassunzione senza garanzie contrattuali e di stipendio. Ricordo che la Regione è intervenuta in favore dell’azienda per tamponare la crisi con un contributo di 500mila euro, per cui si chiede a questo ente, che detiene il 21 per cento del capitale della Grifo latte, di contrastare la precarizzazione e i possibili travasi di una riorganizzazione aziendale, posto che quello di Ponte San Giovanni non è un magazzino come tanti altri e che in futuro i problemi potrebbero riguardare anche gli altri dipendenti&#8221;.</p>
<p><strong>La risposta di Riommi &#8211;</strong> L&#8217;assessore Riommi ha detto che “al di là dell&#8217;episodio in questione c&#8217;è un insieme di atti e di comportamenti da chiarire per un&#8217;azienda di trasformazione che detiene il 90 per cento del mercato umbro e, come osservato correttamente nell&#8217;interrogazione, si pone anche un problema di prospettiva futura. Fin dal momento in cui è esplosa la vicenda c&#8217;è stato un primo incontro con l&#8217;azienda e i sindacati, da cui non si è usciti con un sufficiente livello di approfondimento su livelli strategici e prospettive generali, a prescindere dalla questione dell&#8217;esternalizzazione del magazzino<br />
che, si ribadisce, non è mera attività strumentale ma parte del core business aziendale. Siamo già attivati per la convocazione di un tavolo istituzionale alla presenza di tutta l&#8217;agricoltura, per capire se si può intervenire su questa scelta. Ci sono profili lavorativi da vagliare e l&#8217;interezza del personale da salvaguardare. Se si tratta di scelta<br />
strategica, non vale solo per Ponte San Giovanni, c&#8217;è rischio di altre situazioni simili. Non potendo entrare sul versante contrattualistico, proviamo a lavorare per il futuro sulla quantità e sulla qualità della presenza. Abbiamo fatto scelte strategiche investendo sulla filiera del latte per farne un progetto solido, quindi la responsabilità sociale per il futuro<br />
va discussa e organizzata. Non si tratta di una semplice crisi aziendale. Stiamo definendo la data dell&#8217;incontro”.<br />
Nella replica conclusiva, Smacchi ha ringraziato per la disponibilità e la sensibilità dimostrata dall&#8217;Esecutivo ed ha aggiunto: “questa prova di forza della Grifo latte evidenzia un atteggiamento presuntuoso e arrogante di cui non c&#8217;è davvero bisogno. Ci preoccupa l&#8217;inizio di questa  nuova fase in<br />
cui si parla solo di costi e di riduzione delle spese, scaricando tutto sul personale senza dare loro la possibilità nemmeno di dialogare. Inoltre – ha concluso il consigliere – rinnovo la richiesta di impegno alla Seconda commissione per<br />
discutere e capire quali sono le prospettive future dopo i contributi concessi all&#8217;azienda&#8221;.</p>
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		<title>Despar, 100 posti a rischio in Umbria</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/despar-100-posti-rischio-in-umbria/</link>
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		<pubDate>Sat, 23 Aug 2014 10:10:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; Un’altra grande azienda vede aggravarsi la propria situazione al punto di risultare ormai in crisi irreversibile. Si tratta della Despar DueGi con sede ad Arezzo, proprietaria di 36 punti vendita dislocati tra Toscana, Umbria e Lazio e che impiega circa settecento lavoratori più relativo indotto. Grazie al passaggio di 15 punti vendita a Conad ...</p>
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<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Un’altra grande azienda vede aggravarsi la propria situazione al punto di risultare ormai in crisi irreversibile. Si tratta della Despar DueGi con sede ad Arezzo, proprietaria di 36 punti vendita dislocati tra Toscana, Umbria e Lazio e che impiega circa settecento lavoratori più relativo indotto.</p>
<p>Grazie al passaggio di 15 punti vendita a Conad Tirreno, per una parte dei essi si è riusciti a mantenere l’occupazione, ma per gli altri 21 negozi e relativi addetti, rimane aperto il baratro della perdita del posto di lavoro. Rimangono ancora tutti coinvolti nella vicenda i negozi umbri, in totale 6 (Castiglione del Lago, Magione, Assisi, Umbertide, Città di Castello e Orvieto) per un totale di quasi cento lavoratori .</p>
<p>Dopo essere stata inoltrata la richiesta per la cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale a fine luglio le parti si sono incontrate a Roma presso il Ministero del Lavoro per la firma della stessa. Allo stesso tempo, fa sapere la Filcams CGIL di Perugia, è stato richiesto un incontro all’assessore regionale del Commercio, Fabio Paparelli, per affrontare questa situazione e soprattutto per sollecitare Confcommercio a cercare insieme una soluzione alla crisi dell’azienda per salvare i punti vendita e tutte le maestranze.</p>
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		<title>Ast, continua la protesta dei lavoratori. Ad sotto scorta</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2014 09:15:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Non cessa la protesta degli operari dell’Ast di Terni. Dopo l’invasione pacifica dell’autostrada A1 ad Orte ieri mattina, i lavoratori hanno raggiunto gli stabilimenti di Terni dove era in corso una riunione tra i vertici dell’azienda, dando vita ad una protesta spontanea che è andata avanti tutta la notte. La protesta andrà avanti fino alle ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Terni. </span> Non cessa la protesta degli operari dell’Ast di Terni. <a title="Tk-Ast, gli operai invadono l’A1 ad Orte" href="http://www.perugiaonline.net/cronaca/tk-ast-gli-operai-invadono-la1-ad-orte-4525/"><strong>Dopo l’invasione pacifica dell’autostrada A1 ad Orte</strong></a> ieri mattina, i lavoratori hanno raggiunto gli stabilimenti di Terni dove era in corso una riunione tra i vertici dell’azienda, dando vita ad una protesta spontanea che è andata avanti tutta la notte.</p>
<p><strong>La protesta andrà avanti fino alle 14 di oggi pomeriggio</strong>, sono circa 300 gli operai radunati in assemblea nel piazzale davanti all&#8217;ingresso dell&#8217;Ast mentre i vertici dell&#8217;azienda hanno chiesto questa mattina a Confindustria di avviare immediatamente le procedure di mobilità per 550 lavoratori.</p>
<p><strong>Infine, è  uscita dal suo ufficio intorno alle 5,20</strong> di questa mattina, scortata dalle forze dell&#8217;ordine, dopo circa 14 ore trascorse all&#8217;interno, l&#8217;amministratore delegato dell&#8217;Ast Lucia, Morselli, bloccata nella palazzina della dirigenza dell’acciaieria di Terni dalla protesta spontanea dei lavoratori proclamata ieri pomeriggio.</p>
<p><strong>La polizia &#8211; secondo quanto si apprende</strong> &#8211; è riuscita a creare un diversivo, facendo uscire l&#8217;ad da una porta diversa rispetto a quella presidiata dai circa 200 manifestanti rimasti sul posto. C’è stato qualche momento di tensione con i lavoratori ma non si sono comunque registrati feriti, mentre, nel corso della notte, un dirigente della questura impegnato a parlare con gli stessi manifestanti è stato ferito ad un’arcata sopraccigliare a causa del lancio di un corpo contundente.</p>
<p><strong>Continua intanto lo sciopero</strong> ad oltranza proclamato dai lavoratori, con blocco delle portinerie. Stamani è in programma un’assemblea nel piazzale centrale dell’acciaieria.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tk-Ast, gli operai invadono l&#8217;A1 ad Orte</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jul 2014 10:22:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Continuano le proteste dei lavoratori della Thyssen Krupp di Terni. Stamattina gli operai sono arrivati al casello dell’autostrada A1 di Orte per manifestare contro il piano finanziario presentato il 17 luglio scorso dalla ThyssenKrupp che prevede pesanti tagli alla produzione delle acciaierie umbre, con conseguente perdita di posti di lavoro. Si parla di circa 500 unità. ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Terni. </span> Continuano le proteste dei lavoratori della Thyssen Krupp di Terni. Stamattina gli operai sono arrivati al casello dell’autostrada A1 di Orte per manifestare contro il piano finanziario presentato il 17 luglio scorso dalla ThyssenKrupp che prevede pesanti tagli alla produzione delle acciaierie umbre, con conseguente perdita di posti di lavoro. Si parla di circa 500 unità.</p>
<p><strong>La protesta di stamattina avviene</strong> nel quadro di uno sciopero di 3 ore (dalle 10 alle 13) proclamato dalle segreterie provinciali di Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm, Fismic e Ugl. I sindacati, infatti, hanno annunciato “una unitaria manifestazione che darà visibilità alla vertenza” perché ritengono “inaccettabili gli atteggiamenti aziendali che in modo unilaterale e provocatorio stanno cancellando la storia delle relazioni industriali e sindacali di questo territorio evidenziando un profilo di arroganza e di non rispetto dei lavoratori ternani”.</p>
<p><strong>Sono circa 600 i lavoratori</strong>, arrivati da Terni a Orte, che stanno manifestando, e che hanno invaso in modo pacifico l’autostrada. Insieme agli operai anche il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo.</p>
<p><strong>I lavoratori, che hanno occupato entrambe le carreggiate dell’autostrada</strong>, chiedono lo stop immediato del piano finanziario ThyssenKrupp; la riconvocazione del governo ai massimi livelli per ridefinire un nuovo piano industriale basato su elementi condivisi; l&#8217;impegno concreto e incisivo del governo italiano con confronti della multinazionale e della Commissione europea per non indebolire le produzioni ternane; di evitare ridimensionamenti produttivi e perdite occupazionali che diventerebbero per la comunità di Terni un dramma sociale; alla Commissione europea si chiede coerenza rispetto ai vincoli posti in questi anni per salvaguardare la strategicità del sito ternano.</p>
<p><strong>Protesta pacifica.</strong> È durato circa 20 minuti il blocco del traffico dell&#8217;autostrada A1 da parte dei lavoratori delle acciaierie di Terni. Alle 12.20 i manifestanti hanno abbandonato le carreggiate e il traffico sta tornando a scorrerein modo regolare.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie&#8221;… L’infinita saga della ex Merloni</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Apr 2014 10:54:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Santagata]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro e occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[banche]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Ieri (28) anche la Corte d&#8217;Appello di Ancona ha confermato l&#8217;annullamento della vendita della ex A. Merloni alla J &#38; P di Porcarelli, respingendo il reclamo presentato dai commissari straordinari e dallo stesso Porcarelli contro l&#8217;annullamento in primo grado, confermando così le posizioni delle sette banche creditrici. Le ragioni delle banche vengono prima di quelle dei ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/si-sta-come-dautunno-sugli-alberi-le-foglie-linfinita-saga-della-ex-merloni/">&#8220;Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie&#8221;… L’infinita saga della ex Merloni</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>Ieri (28) anche la Corte d&#8217;Appello di Ancona ha confermato l&#8217;annullamento della vendita della ex A. Merloni alla J &amp; P di Porcarelli, respingendo il reclamo presentato dai commissari straordinari e dallo stesso Porcarelli contro l&#8217;annullamento in primo grado, confermando così le posizioni delle sette banche creditrici. Le ragioni delle banche vengono prima di quelle dei lavoratori a quanto pare, il che appare paradossale in un momento in cui tutti si riempono la bocca di belle parole, su quanto è importante la ripresa, il lavoro, la produttività.</p>
<p>Ricapitolando, in sintesi, gli istituti di credito avevano fatto ricorso contro la cessione di ramo d&#8217;azienda alla J &amp; P perché ritenuta una “svendita” (10 milioni di euro contro i 54 milioni del valore effettivo dei siti produttivi), mentre i ricorrenti, sostenuti da Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil, avevano sostenuto che l’annullamento della vendita si era basato su “logiche formalistiche” e contro una sentenza del 2013 della Corte Costituzionale, che aveva confermato invece la legittimità delle regole sui cui si era basato il reclamo dei ricorrenti.</p>
<p>Ma aldilà di sentenze, banche ed interessi economici, la cosa più grave e non tollerabile è che tra Marche e Umbria, sono 700 gli operai riassunti dalla J &amp; P che potrebbero rischiare il posto di lavoro, oltre al fatto che bisognerà attendere i tempi della Corte di Cassazione per fare un po&#8217; di chiarezza. Impossibile, pensando a questa vicenda e al senso di incertezza e precarietà in cui vivono i lavoratori coinvolti, non pensare ai versi di Ungaretti &#8220;si sta come d&#8217;autunno sugli alberi le foglie”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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