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	<title>Perugia Online &#187; opere d&#8217;arte</title>
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		<title>Colpo a villa ex amministratore Rolex, tutta la refurtiva a Perugia</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Dec 2014 10:48:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[furto]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Preziosi, mobili d&#8217;epoca, opere d&#8217;arte per un valore di circa tre milioni di euro. E&#8217; questo il bottino recuperato durante lo scorso weekend dai carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Perugia, insieme ai Carabinieri del Tutela Patrimonio Culturale di Firenze. La refurtiva è frutto del furto messo a segno lo scorso aprile a Ginevra nella tenuta di Patrick Heiniger, ex amministratore delegato della Rolex, morto nel 2013. L’operazione ha visto anche la partecipazione del personale della Polizia di Ginevra.</p>
<p><strong>Le indagini</strong> &#8211; Le iniziali indagini svolte dalla Polizia Elvetica permettevano di arrestare i tre autori del furto, tra cui due cittadini italiani. Nel prosieguo delle stesse emergeva il coinvolgimento di altri due elementi – anch’essi italiani – che avevano il compito di portare in luogo sicuro la refurtiva e cercare di trarne il maggior vantaggio economico. A questo punto veniva richiesto, attraverso rogatoria internazionale, il coinvolgimento dei Carabinieri della Sezione di PG di Perugia in quanto i due italiani sono residenti nella provincia di Perugia. Si tratta di due imprenditori E.A. di 53 anni e di B.A. di 47 anni. Gli accertamenti hanno permesso di appurare l’effettivo coinvolgimento nel furto, con il compito di trattenere la refurtiva e cercare di “piazzarla” nel miglior modo possibile. I due imprenditori sono stati denunciati, in stato di libertà, per ricettazione.</p>
<p><strong>La refurtiva</strong> &#8211; e perquisizioni, effettuate al termine di accertamenti e riscontri, hanno consentito di recuperare la quasi totalità delle opere d’arte e della mobilia asportata, che era nella disponibilità dei due soggetti umbri. Infatti mancavano all’appello due opere d’arte ed un mobile: questi, che sono stati rintracciati e recuperati, dal personale del Nucleo TPC, a Monza, dove erano stati portati per farli valutare. Tutta la refurtiva è custodita in luogo opportuno, in attesa di essere restituita ai legittimi proprietari.</p>
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		<title>Dossier di Fareambiente sui beni culturali: Italia allo stremo</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Mar 2014 10:10:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Armando Allegretti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[dossier arte]]></category>
		<category><![CDATA[furti]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Non c’è pace per la cultura. È allo stremo, con pochi fondi e per giunta usati male. Questo è quello che si intuisce leggendo le prime pagine del dossier stilato da Fareambiente sullo stato dei beni culturali in Italia. C’è qualcosa che non va, non siamo noi a dirlo, ma il movimento ecologista europeo che ha tratteggiato un quadro a dir poco impietoso con coincidenze che fanno riflettere. Il 18 marzo scorso, infatti, quando il dossier è stato presentato alla Camera, dossier nel quale si legge che “non passa un giorno che non avvenga qualche crollo” e “quelli più eclatanti sono di sicuro a Pompei” la soprintendenza speciale per i beni archeologici di Pompei ha reso noto che proprio pochi giorni prima era stata rubata una parte dell’affresco nella Casa di Nettuno.</p>
<p>Non penso siano strane coincidenze se il dossier dedica addirittura un capitolo a parte sulle opere trafugate nel nostro Paese. Numeri impressionanti: negli ultimi due anni, gli unici conteggiati, i furti sono stati 1.797. Gli obiettivi preferiti dai ladri sono le chiese e o luoghi di culto seguiti da istituti privati e infine i musei. Le regioni più colpite sono state il Lazio, l’Emilia Romagna e la Lombardia. Ma anche l’Umbria non è stata da meno: nella regione, in due anni, si sono registrati ben 58 furti di opere d’arte.</p>
<p>E non parliamo di candelabri o aspersori si tratta di opere di grande valore, infatti, secondo i dati forniti dal Comando patrimonio culturale dei carabinieri, le sole opere recuperate e sequestrate hanno un valore di 157 milioni di euro.</p>
<p>C’è qualcosa che non va. In effetti leggendo il dossier ci si imbatte in affermazioni come “da gennaio ad agosto 2013 – si legge – quasi 24 milioni e mezzo di persone hanno visitato le strutture statali italiane, segnando un aumento degli ingressi pari allo 0,15% e procurando un incasso di circa 76 milioni di euro, l’8,1% in più rispetto al passato”. Mica male. Peccato però che se ci confrontiamo con le altre nazioni il quadro peggiora e l’Italia esce malconcia infatti “ancora oggi – c’è scritto nel dossier &#8211; il sistema dei beni culturali italiani arranchi nel confronto con le altre nazioni dove, per merito forse della differente politica perseguita, le strutture museali e dei beni culturali in genere, siano caratterizzati da un flusso turistico più significativo”.</p>
<p>A riprova di quanto scritto nel dossier i dati parlano chiaro: secondo la classifica del Global Attractions Attendance Report (GAAR) sui 20 musei più visitati al mondo nel 2012, i siti italiani sono del tutto assenti.</p>
<p>E ancora. Il Colosseo è stato il più visitato in Italia con 5,2 milioni di persone; il Louvre, primo nella classifica del GAAR, ha registrato quasi il doppio delle entrate (9,8 milioni). Ed ecco il risultato: contro i 76 milioni di euro di incasso delle strutture italiane, nelle sole casse del Louvre sono entrati ben 58 milioni. Il paradosso italiano.</p>
<p>Evidentemente qualcosa non torna. E se i Beni culturali sono il biglietto da visita di una nazione. E se è attraverso la cultura che si misura la civiltà di un popolo. E se l’Italia è da sempre conosciuta come la culla del sapere. Di certo non facciamo una bella figura se qualcuno si fermasse a leggere il dossier. Sempre prima che venga trafugato.</p>
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