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	<title>Perugia Online &#187; pensione</title>
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		<title>In pensione il cuoco che ha preparato 20 milioni di pasti nella cucina dell’ospedale di Perugia</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2016 14:06:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Un record difficile da battere quello di Fabrizio Carletti, prima cuoco e poi coordinatore della a mensa dell’ospedale di Perugia. Partendo dai 2000 mila pasti che vengono preparati ogni giorni in quello che è sicuramente il ristorante più grande dell’Umbria, Carletti può dire di aver preparato più di 20 milioni di pranzi e cene per pazienti e personale sanitario, ora che dopo 30 anni dietro i fornelli è andato in pensione. Nel salutare i colleghi si è lasciato andare a ricordi e confronti di una carriera che si è sviluppata prima a Monteluce e poi al Santa Maria della Misericordia : &#8220;Al Policlinico le cucine era distanti dalle Cliniche ed il cibo arrivava freddo – ricorda all’ufficio stampa dell’azienda ospedaliera di Perugia- e per noi cuochi era una grande delusione sapere che il nostro lavoro non veniva pienamente apprezzato. Con i trasferimenti delle degenze al Silvestrini, i miglioramenti hanno avuto un’accelerazione per la diversa situazione logistica e infine nella sede della nuova mensa. “Preparare oltre duemila pasti al giorno significa azionare una grande macchina organizzativa , avere consapevolezza della qualità delle materie prime, unita a alla gestione delle risorse umane – 55 addetti- essere in sintonia con dietiste e personale medico preposto ai controlli. “ Lavorare in una cucina di un grande ospedale è faticoso e logorante, personalmente ho avvertito sulle mie spalle la responsabilità di dare un servizio gradito a pazienti e personale. Abbiamo ascoltato i consigli di tutti e posso dire che le lamentele con il tempo si sono rarefatte&#8221;. Carletti, come capita a molti chef, ha attraversato un periodo di salute difficile, con un sovrappeso preoccupante: &#8220;Ho dovuto fermarmi ed affrontare il problema con grande determinazione; ci sono riuscito ed ho così avuto la conferma di quanto sia vero il concetto che il cibo è terapia&#8221;. Non solo un menù variegato, ma anche diete personalizzate per pazienti alle prese con patologie le più diverse : &#8220;A Monteluce negli anni ‘80 abbiamo proposto anche la trippa , un piatto che piaceva molto pazienti con patologie psichiatriche, oppure supplì e baccalà fritto. Ma con i nuovi criteri salutistici abbiamo puntato sempre più sulla dieta mediterranea, sempre rafforzando i controlli sui cibi e sulla sicurezza dei locali e degli addetti&#8221;. Quale è stata la soddisfazione più grande in tutti questi anni? &#8220;Aver visto crescere il gradimento degli utenti, in rapporto alla loro condizione di pazienti sottoposti a limitazioni in base alle loro patologie. A volte è capitata di ricevere qualche protesta per le porzioni contenute, ma sempre attraverso il personale. Con una eccezione. Pochi anni fa alzai io la cornetta del telefono, dall’altro capo l’attore Paolo Villaggio, che stava facendo una dieta ipocalorica. Mi disse con voce stizzita: &#8220;Non ce la faccio più! preparatemi un hamburger gigante! Lo accontentammo in parte, ma prima di servirgli quella pietanza mi ero fatto autorizzare dai medici che lo avevano in cura&#8221;.</p>
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		<title>Percepivano la pensione di una donna morta da 4 anni, denunciati</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2015 14:11:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[guardia di finanza]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Incassavano la pensione di invalidità erogata dall’Inps, comprensiva dell’ “indennità di accompagnamento” ed ammontante ad oltre 1.500 Euro mensili, nonostante la propria congiunta fosse deceduta da ben 4 anni. La vicenda &#8211; È quanto accertato dai Finanzieri della Tenenza di Città di Castello al termine di mirate indagini: la donna, una cittadina di origini marocchine da anni residente ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Città di Castello. </span>Incassavano la pensione di invalidità erogata dall’Inps, comprensiva dell’ “indennità di accompagnamento” ed ammontante ad oltre 1.500 Euro mensili, nonostante la propria congiunta fosse deceduta da ben 4 anni.</p>
<p><strong>La vicenda</strong> &#8211; È quanto accertato dai Finanzieri della Tenenza di Città di Castello al termine di mirate indagini: la donna, una cittadina di origini marocchine da anni residente nel capoluogo tifernate unitamente ai propri familiari, a causa d’una grave patologia da cui era affetta, era stata dispensata dall’obbligo di presentarsi davanti agli organi di controllo, potendosi limitare ad esibire annualmente delle semplici autocertificazioni.</p>
<p><strong>Le firme false</strong> &#8211; Così, all’indomani dal suo decesso avvenuto in Marocco, i familiari della donna, tuttora residenti a Città di Castello, omettevano di darne formale comunicazione agli Uffici competenti e si adoperavano per falsificarne la firma su vari documenti. Il fratello, delegato ad operare sul conto corrente della defunta, una volta al mese si recava presso la filiale dell’Istituto di Credito ove veniva accreditata la pensione per ritirare istantaneamente il “bottino” in contanti e, quindi, spartirlo con la sorella ed il cognato.</p>
<p><strong>La truffa</strong> &#8211; A porre fine a questa truffa sistematica ai danni dell’INPS è stato l’intervento delle Fiamme Gialle tifernate che, dopo giorni di pedinamenti e appostamenti, hanno colto in flagranza il fratello, intento a prelevare il contante da uno sportello bancomat. Subito è scattata la perquisizione che ha consentito di sequestrare una consistente somma, provento della truffa. I tre cittadini di etnia marocchina sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Perugia per il reato di truffa continuata ed in concorso ai danni dell’INPS, per aver indebitamente percepito, nel corso degli anni, circa 100.000 euro.</p>
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