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	<title>Perugia Online &#187; presidente Giannangeli</title>
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		<title>Presentato il report Cna sullo sviluppo dell&#8217;Umbria: &#8220;Micro e piccole imprese hanno un peso determinante&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2015 15:06:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/presentato-il-report-cna-sullo-sviluppo-dellumbria-micro-e-piccole-imprese-hanno-un-peso-determinante/">Presentato il report Cna sullo sviluppo dell&#8217;Umbria: &#8220;Micro e piccole imprese hanno un peso determinante&#8221;</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Un ritratto dell’Umbria e della sua evoluzione dal punto di vista demografico, economico e infrastrutturale nel periodo che va dal 1971 ai giorni nostri, con un focus su quanto accaduto in particolare negli ultimi cinque anni di crisi. È l’ultima sfida con cui Cna Umbria ha voluto misurarsi commissionando al centro studi Sintesi una ricerca che ha preso in esame la struttura e composizione del sistema imprenditoriale, la distribuzione dell’occupazione, le direttrici lungo cui si è registrato il maggior sviluppo, l’evoluzione demografica e il fenomeno del pendolarismo.</p>
<p>“I risultati – dichiara Roberto Giannangeli, direttore di Cna Umbria &#8211; hanno messo in luce alcune linee di tendenza sulle quali riflettere. In estrema sintesi è emerso che negli ultimi 40 anni, durante i quali il numero delle imprese è raddoppiato, si è assistito ad un autentico boom dei servizi e delle costruzioni e alla diminuzione del commercio e del manifatturiero. Le micro e piccole imprese si confermano sempre più come il maggior serbatoio di occupazione del settore privato, arrivando a rappresentare l&#8217;81% dei 242mila addetti totali. L&#8217;artigianato, da solo, esprime un quarto degli addetti del settore privato in Umbria. (59mila unità)”.</p>
<p>“In particolare nel manifatturiero – prosegue Alberto Cestari, del centro studi Sintesi &#8211; cambia anche la rilevanza dei vari settori”. A diminuire sensibilmente sono gli addetti del sistema moda, dell&#8217;industria alimentare e della chimica, mentre aumentano quelli impegnati nella fabbricazione di macchine e apparecchi meccanici o elettrici e nell&#8217;elettronica. A livello geografico lo sviluppo coincide con la presenza di infrastrutture, soprattutto viarie, concentrandosi in particolare nella parte centrale della regione e lungo l&#8217;asse nord – sud. Durante la crisi il sistema regionale delle imprese, pur restringendosi (- 1.787 imprese, pari a una flessione del 2,1%), ha retto meglio rispetto alla media nazionale (- 2,6%). I settori più penalizzati sono stati le costruzioni, i trasporti e l&#8217;agricoltura, mentre sono cresciuti i servizi e il commercio. Negli ultimi cinque anni le imprese manifatturiere che non ce l’hanno fatta sono state circa 500, in particolare nel sistema moda, nella produzione di metalli e nell&#8217;industria del legno e arredo casa. In crescita invece le imprese fornitrici di energia, quelle che fabbricano macchinari e l&#8217;industria alimentare. Sempre durante la crisi le imprese dei servizi nel loro complesso sono aumentate (+ 700 imprese ca.), ma è cambiata la loro specializzazione (più servizi di supporto alle imprese e meno call center o noleggio di beni).</p>
<p>Nel primo semestre di quest&#8217;anno le esportazioni sono finalmente tornate ai livelli pre-crisi (+1% rispetto allo stesso periodo del 2008). I principali mercati di sbocco sono l&#8217;Unione europea (61%), il nord America (11%) e altri Paesi europei. A registrare il maggior aumento percentuale è tuttavia l&#8217;export verso l&#8217;Africa e il Medio Oriente. Le esportazioni nel settore siderurgico si sono dimezzate perdendo il loro primato storico, che passa al sistema moda e tessile nel suo complesso. Andando ad esaminare le evoluzioni dell&#8217;ultimo quarantennio dal punto di vista più strettamentedemografico la ricerca conferma l’aumento della popolazione complessiva della regione, che oggi conta circa 900mila abitanti (+119mila dal 1971), di cui oltre il 25% con almeno 65 anni di età (22% la media nazionale) e in cui la percentuale di stranieri è l’11% del totale (1 straniero ogni 10 abitanti). Dalla ricerca emerge anche che il pendolarismo per motivi di lavoro e/o studio degli umbri verso altre regioni (specialmente Lazio e Toscana) è raddoppiato in venti anni. “Negli anni è aumentato molto anche il pendolarismo interno, in particolare dai piccoli comuni verso i centri più grandi, fenomeno più marcato nel Ternano. Il tutto in un panorama infrastrutturale che presenta carenze storiche”.</p>
<p>“Per concludere – riprende Giannangeli &#8211; crediamo che i risultati della ricerca dimostrino innanzitutto il peso determinante della piccola impresa in termini occupazionali, mentre sono troppo poche le aziende di maggiori dimensioni; che la moda, la meccanica e l&#8217;agroalimentare sono settori trainanti, specie se realizzano un prodotto finito in grado di conquistare nuovi mercati; che le infrastrutture determinano fortemente lo sviluppo, ragion per cui occorre andare velocemente al completamento della Quadrilatero e della Orte-Civitavecchia, alla riqualificazione della E45, al rafforzamento dell&#8217;aeroporto di Perugia e al collegamento con l&#8217;alta velocità ferroviaria. La ricerca dimostra anche che serve una maggiore qualificazione dei servizi, legandola sempre più alla produzione per creare maggior valore aggiunto; che una popolazione che invecchia può anche aprire a nuove opportunità; che gli stranieri per l’Umbria rappresentano una ricchezza (7.144 imprese in Umbria con titolari e/o soci non italiani); che – infine &#8211; l&#8217;analisi dei flussi di pendolarismo deve essere presa in considerazione sia quando si parla di macroregioni, sia nel ridisegnare il sistema del trasporto pubblico locale”.</p>
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