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	<title>Perugia Online &#187; Prospero Podiani</title>
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		<title>&#8220;La bibliografia come febbre di conoscenza&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2016 09:40:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> “Per secoli la Bibliografia è rimasta una attività per la quale si richiedevano sia poca intelligenza che poca fatica (&#8230;)”. A sostenerlo, nella prefazione al volume “La bibliografia come febbre di conoscenza” – ricorrendo, appare chiaro, ad un’antifrasi –, curato da Massimo Gatta, Simone Volpato, che, a proposito di Alfredo Serrai – che fu direttore delle maggiori biblioteche storiche romane, oltre che docente di bibliografia, biblioteconomia e storia delle biblioteche nella Università di Roma “La Sapienza” – scrive: “Serrai iniziò il suo lavoro di scavo simile a quello di un ‘topolino che aveva scoperto una gigantesca forma di cacio e che, seguendone le venature ed i sapori, vi si introduceva via via in profondità, guidato dalle scoperte che faceva strada facendo’”. È davvero ridicolo il sogno di poter ordinare tutto, come la cultura? Ed è ancora più bizzarro “costruire un monumento alla <em>summa</em> bibliografica?” Forse no. Almeno, come ci dice Volpato, “A Serrai quest’immagine è piaciuta&#8230;”.</p>
<p>In un altrettanto gustoso, e coloratissimo depliant, corredato di illustrazioni e impresso con font prive di grazie, Prospero Podiani, cui è interamente dedicata l’esposizione – a ingresso gratuito, con possibilità di visite guidate –, “Prospero Podiani, Perugia e l’Augusta” – allestita in tre sezioni dislocate in due sedi espositive: nella Sala Ex Borsa Merci, a Perugia, in via Mazzini e all’interno della Biblioteca Comunale Augusta, in via delle Prome, fino al 18 dicembre (<a href="http://www.comune.perugia.it">http://www.comune.perugia.it</a> – biblioteche.comune.perugia.it), a cura di Attilio Bartoli Langeli – che ha insegnato <em>Paleografia</em> e <em>Diplomatica</em> nelle Università di Perugia, Venezia e Padova, e che è stato Presidente, dal 2000 al 2012, della Deputazione di storia patria per l’Umbria e coordinatore, dal 2009 all’anno corrente della Scuola storica nazionale per l’edizione delle fonti documentarie presso l’Istituto Storico Italiano per il Medioevo – e di Maria Alessandra Panzanelli Fratoni – attualmente impegnata in un postdottorato presso l’Università di Oxford, specializzata in storia del libro e delle biblioteche, e nella stampa del Quattrocento, e che al Podiani ha dedicato la sua prima tesi dottorale in <em>Scienze bibliografiche</em>, dal titolo <em>Bibliofilia, biblioteche private e pubblica utilità. Il caso di Prospero Podiani</em> (Università di Udine, 2006) –  viene descritto come “un bambino intelligente e curioso, che, invece che giocare con la palla, passava le giornate nello studio del padre – una eco di leopardiana memoria? n.d.r. –. “Il nostro Prospero – si legge ancora, nel testo che descrive la fin troppo esplicativa immagine di un’insegna che recita ‘Accademia degli Insensati’ – (&#8230;) diviene un illustre studioso, chiamato a partecipare alla famosa Accademia degli Insensati, dove prende il nome di ‘Turbato’&#8230; Forse perché era arrabbiato?”.</p>
<p>O forse perché faceva propri i “dolori del giovane Podiani”, quando, come suggerisce Attilio Bartoli Langeli nella visita guidata concessa (<em>in absentia</em>) anche ai lettori di Perugia Online, gli ci vollero anni ed anni per raccogliere ben 10mila volumi, molti dei quali vennero prestati ai suoi amici, come si legge nei frequenti <em>ex-libris</em> apposti ((&#8230;) <em>et amicorum</em>; (&#8230;) <em>et amicarum</em>, quando prestava i 30mila, forse 40mila libri che passarono per le sue mani anche alle sue amiche (degna di nota, è la lettera della libraria Caterina Ciani, datata al 10 dicembre del 1613). Le 10mila fatiche del Podiani, verrebbe da dire, piuttosto. Rogiti, lasciti, un’iscrizione, quella di Prospero, alla corporazione dell’arte dei sarti, <em>conditio sine qua non</em> per diventare Priore, ma mestiere mai esercitato, e poi i segni, numerosi, impressi sui libri, così come i timbri, a secco. Volontà d’assicurarsi una gloria imperitura, da cui sarebbe sortita una biblioteca civica col nome di ‘Augusta’, di cui lui sarebbe stato custode, stipendiato dal Comune della città in cui nacque, con ogni probabilità, intorno al 1535. Una Repubblica delle Lettere. Un dato, questo, prima ancora che empirico, culturale, che non ebbe eguali in Italia e all’estero. “Prospero – è stato il commento di Bartoli Langeli – fu un uomo tipografico, un privato cittadino che nel 1582 donò la sua biblioteca privata per la pubblica utilità della città di Perugia. Come si costruisce una biblioteca pubblica? Quali furono ‘i ferri del mestiere’ del Podiani?”.</p>
<p>Attilio Bartoli Langeli, dopo il vernissage di martedì 8 novembre, alla presenza dei curatori della mostra e dell’Assessore Teresa Severini – la mostra rientra in un progetto più ampio, che include le biblioteche comunali dal titolo ‘Augusta è Perusia’ –, quale “momento finale e culminante del calendario di iniziative realizzate e promosse dal comune di Perugia per celebrare i 400 anni dalla morte di Prospero (il 1 dicembre 2015 la Galleria Nazionale dell’Umbria ospitò il convegno inaugurale delle celebrazioni dei 400 anni dalla morte del bibliofilo), ci ha permesso di entrare nel laboratorio del Podiani, costellato di quaderni, taccuini manoscritti, stampe, libri acquistati alla Fiera di Francoforte, libri proibiti – l’operazione di censura passava anche solo per l’atto di cassare il nome dell’editore –, manoscritti miniati, incunaboli con xilografie tutti postillati, anche in greco, o in una splendida italica. Qual è il percorso museale? Quale recto o verso delle carte di un manoscritto mostrare? Entrambi? In quale organizzazione del sapere, tipicamente rinascimentale? Come disporre i libri in una biblioteca che voleva e doveva essere enciclopedica, universale? Cinque sezioni: “Quiete”, per le discipline contemplative, “Moto”, per quelle naturali, “Miscellanee”, per le raccolte, “Voce”, per le discipline della parola e del discorso, “Numero”, per quelle matematiche.</p>
<p>Nella sezione della mostra allestita in Sala Ex Merci campeggia un ritratto del Podiani che appartiene alla collezione della Biblioteca Augusta – che oggi si trova all’interno di Palazzo Conestabile della Staffa, e che è stata aperta al pubblico nel 1623 –: Prospero viene raffigurato, da un certo Stefano Amadei (terminus post quem: 1640), a mezzo busto, al centro di una cornice che si costituisce come una sintesi della sua biografia. Un colletto bianco, a incorniciargli, ulteriormente, il viso. Colletto bianco che richiama quelli di El Greco. Ha un’espressione garbata: vanitoso non poteva esserlo, se la biblioteca cui il suo nome è legato non s’è chiamata “Podiana” o “Podianea”. Ma, appunto, “Augusta”.</p>
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		<title>Marco Antonio Bonciari e il suo tempo</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2016 15:50:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> “Et amicorum”. Era l’ex libris, la nota di possesso che Prospero Podiani, uno dei più importanti bibliofili europei tra Cinquecento e Seicento, il cui nome è legato alla fondazione della Biblioteca Augusta di Perugia, era solito apporre sui volumi della sua fitta collezione, concepiti come suoi e, appunto, dei suoi amici. Nel cartellone delle iniziative promosse dalle biblioteche comunali di Perugia a lui dedicate, “Prospero Podiani et amicorum”, si è inserita, stamani, nella cornice della sala Sant’Anna della Fondazione Istituto di Formazione Culturale Sant’Anna di Perugia, la presentazione del volume di Luciano Taborchi, &#8220;Marco Antonio Bonciari e il suo tempo. Il figlio dell’umile ciabattino di Antria nei fasti del Tardo Rinascimento&#8221; edito l’anno scorso dalla Soprintendenza Archivistica dell’Umbria e delle Marche.</p>
<p>La presentazione della poderosa ricognizione storica, condotta su fonti d’archivio (su carteggi, opere e poemi di carattere morale, religioso e didattico e sugli oltre 40 fascicoli manoscritti di mano di quello che venne definito l’Omero italico: patrimonio librario, oggi conservato alla Biblioteca Augusta di Perugia, che lo acquistò agli inizi del Settecento), e illustrata dall’autore a 400 anni esatti dalla morte di Marco Antonio Bonciari, avvenuta il 9 gennaio 1616, a Perugia, nella sua cameretta del seminario, è stata presieduta dall’assessore alla Cultura, Turismo, ed Università del comune di Perugia, Teresa Severini. Ente comunale perugino che, insieme al comune di Magione (Bonciari era originario di Antria, oggi nel Comune di Magione) e dei Lions del Distretto 108L, ha patrocinato l’evento. Sono intervenuti, proponendo al vasto pubblico, composto anche dagli studenti delle scuole Giordano Bruno di Perugia e dell’ITC di Magione, e dal Dottorato in Scienza del libro e della scrittura dell’Università per Stranieri di Perugia, una rassegna storico-archivistica sul ruolo che questo intellettuale ricoprì all’interno della vivace società perugina a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, l’assessore Severini, che lo ha definito “un antesignano dell’internazionalizzazione della nostra città”, e Mario Squadroni, Soprintendente Archivistico dell’Umbria e delle Marche, che ha sottolineato l’importanza della valorizzazione del compito degli archivisti (la Biblioteca Augusta sta provvedendo a redigere un inventario analitico dell’archivio-Bonciari). Oltre all’autore, Luciano Taborchi, dirigente a. r. della struttura apicale del comune di Perugia e segretario del Lions Club, che ha tracciato una panoramica della vita del Bonciari, affetto da una malattia degenerativa che lo portò alla cecità all’età di 35 anni, eppure punto di riferimento fermo nella temperie culturale europea di quel tardo Rinascimento dinamico e accademico (Bonciari fu invitato da Cesare Crispolti a far parte dell’Accademica degli Insensati), hanno preso la parola Amilcare Conti, in rappresentanza della Curia arcivescovile di Perugia, che ha fatto leva sulla formazione religiosa del Bonciari, nella quale confluirono, numerosissime, le letture dei classici, e Tommaso Sediari, governatore del Distretto 108L Lions per il 2015-2016, che, evidenziando la propensione di questa associazione di servizio alla promozione di eventi culturali non elitari, ha ricordato che i proventi del libro, detratte le spese di stampa, sono stati destinati da Taborchi all’LCIF, la Fondazione Internazionale dei Lions, per l’acquisto di almeno 1000 vaccini contro il morbillo, una piaga per i bambini dei Paesi in via di sviluppo, tra cui l’Africa.</p>
<p>Ha relazionato, inoltre, sul contesto storico nel quale è vissuto il “Bonciario”, un’epoca estremamente complessa, volta all’internazionalizzazione e a sanare i sanguinosi conflitti innescati dalle guerre di religione tra cattolici e protestanti luterani, Erminia Irace, docente dell’Università degli Studi di Perugia, che si è focalizzata sull’amore nutrito dal letterato-insegnante, cultore di Erasmo da Rotterdam e di una cultura umanistica che restava uno spazio inviolato contro gli accadimenti tragici che colpivano la società coeva, nei confronti del latino, del greco e dell’eloquenza. “Produrre allievi di buono conto”, ha ricordato ancora Irace, era la dote principale del Bonciari. Di quest’uomo di lettere appassionato e schivo, gelosamente legato alla sua terra (rifiutò, per questo, molti incarichi ufficiali, tra cui quello propostogli dal cardinale Borromeo per la direzione della Biblioteca Ambrosiana di Milano), instancabile scrittore di lettere, cultore dello “scriversi”. Un’antesignana dei moderni social network, quella “res publica” delle lettere.</p>
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		<title>Il tesoro più utile ed eccellente, quello dei libri: Perugia ricorda Prospero Podiani</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2015 17:41:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> “Fondare una biblioteca è come costruire un grande granaio”. Dove conservare riserve per l’inverno del nostro spirito. Ad affermarlo è Marguerite Yourcenar ne Le memorie di Adriano. Perugia celebra i 400 anni della morte di un altro intellettuale, uno dei più importanti bibliofili italiani ed europei tra Cinquecento e Seicento, un letterato “coltissimo”, come lo ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> “Fondare una biblioteca è come costruire un grande granaio”. Dove conservare riserve per l’inverno del nostro spirito. Ad affermarlo è Marguerite Yourcenar ne <em>Le memorie di Adriano</em>. Perugia celebra i 400 anni della morte di un altro intellettuale, uno dei più importanti bibliofili italiani ed europei tra Cinquecento e Seicento, un letterato “coltissimo”, come lo ebbe a definire il Vermiglioli, un uomo convinto che il tesoro più utile ed eccellente fosse quello dei libri e che tutto si possa conoscere da quelli, tanto che “a casa non dovremmo avere altro”. A Prospero Podiani, il cui nome è indissolubilmente legato alla fondazione della Biblioteca Augusta del capoluogo umbro, quando, nel lontano 1582, l’accademico fece dono della sua nutrita collezione privata di volumi e manoscritti, in tutto 10mila, è dedicata una serie di iniziative atte a celebrarne l’intensa e lungimirante attività culturale, che lo fa precursore del concetto di biblioteca pubblica.</p>
<p>“Et amicorum &#8211; ha commentato l’assessore alla cultura, turismo ed Università Teresa Severini, che ha presenziato la cerimonia <em>Prospero Podiani e la Biblioteca Augusta. 400 anni di cultura a Perugia</em>, tenutasi nella sala Podiani della Galleria Nazionale dell’Umbria in palazzo dei Priori &#8211; non rappresenta una semplice nota di possesso o un ex-libris di matrice umanistica”. È una chiara dichiarazione di intenti: il Podiani immaginava i volumi da lui acquistati come suoi e dei suoi amici, immettendoli nella rete di un circolo letterario in cui il libro, la custodia, il concetto di biblioteca fisica che ne rappresenta una ideale, con funzione di uso pubblico delle raccolte librarie, si pongono come fondamenti ineludibili della cultura e dello scibile umano.</p>
<p>Al tavolo della cerimonia di commemorazione dei 400 anni della morte del Podiani (nel 1615 i documenti d’archivio attestano che i Priori dessero la notizia dell’avvenuta scomparsa del fondatore dell’Augusta), si sono seduti, oltre all’assessore Severini, il vicesindaco, Urbano Barelli, il presidente del Consiglio Comunale, Leonardo Varasano, in rappresentanza delle massime istituzioni comunali, il professor emerito dell’Università degli Studi di Perugia, Alberto Grohmann ed Alessandra Panzanelli Fratoni, postdoctoral researcher presso l’Università di Oxford, che hanno ripercorso, attraverso lo studio di fonti storiche ed archivistiche, l’itinerario della Perugia di Prospero, “città dello splendore e della miseria”, fatta di architetture più o meno effimere, che testimoniano il potere del capitale nobiliare.</p>
<p>All’ambizioso progetto del Podiani, come l’ha definito Panzanelli Fratoni nel corso del suo intervento, si sono seduti Apollo e le Muse, in un suntuoso simposio culturale, popolato di libri in greco, latino, toscano, manuziani (questo è anche l’anno manuziano) o messi all’indice, opportunamente catalogati e inventariati, tutti, o quasi, riconoscibili dall’immagine frontespiziale, arrecante il grifo. Allora la biblioteca, che per Umberto Eco è un organismo vivente, diventa un enorme laboratorio di ricerca, pullulante di attività, come quelle che, ha ricordato Severini, sono consultabili in rete, sul portale dedicato alla cultura e al turismo del comune di Perugia (<a href="http://turismo.comune.perugia.it">http://turismo.comune.perugia.it</a>: ne sono un esempio, gli eventi con il social Instagram, che prevedono visite guidate al fondo antico della Biblioteca Augusta).</p>
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