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	<title>Perugia Online &#187; resistenza</title>
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		<title>Dai discorsi del Duce a Radio Londra, la storia di una generazione tra Fascismo, Resistenza e scelta repubblicana</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2016 13:59:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Magione. </span>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">«Una mostra che affronta con grande rigore il travagliato momento di passaggio vissuto dalle giovani generazioni, nate e cresciute sotto il regime fascista, quando si trovarono a dover scegliere tra la fedeltà al Duce e le ragioni di chi combatteva per un nuovo concetto di Stato»: sono le parole con cui Luciana Brunelli, Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (Isuc), ha aperto il suo intervento sulla mostra “I ragazzi che ascoltavano la radio. Una generazione tra Fascismo, Resistenza e scelta repubblicana (1936–1946)” allestita presso la Torre dei Lambardi. </span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">L’esposizione è stata realizzata con documenti provenienti dall’archivio storico comunale e dalla biblioteca V. Aganoor Pompilj, con fotografie del fondo Bartoccioni, con documenti dell’archivio dell’istituto omnicomprensivo “G. Mazzini” di Magione, con cartoline d’epoca, radio originali e altro materiale messo a disposizione da collezionisti privati: Franz Fumanti, Adriano Piazzoli, Carlo Burini, Luciano Zeetti. </span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Resterà aperta fino al 10 luglio, e sarà animata da un ricco palinsesto culturale sulle tematiche affrontate, con presentazioni di libri, giornate di studio, appuntamenti teatrali per le scuole. </span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">“Nel quadro della strategia di propaganda e mobilitazione ideologica messa in atto dal fascismo – ha spiegato Vanni Ruggeri – nessuno spazio pubblico o privato, nessun mezzo di comunicazione restò inutilizzato: stampa, manifesti, cartoline postali, francobolli, per non parlare di cinegiornali e filmografia. Fu comunque la radio il mezzo principale impiegato per creare consenso. Emotivamente coinvolgente, moderna e dinamica fu posta a servizio del regime”.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">La mostra immerge il visitatore in un viaggio ideale nella piccola e grande storia del periodo. Dai radiomessaggi mussoliniani a Radio Londra, attraverso l’ascolto, si rivivono gli anni segnati dalla guerra e dal fascismo, dagli ideali della Resistenza fino all’approdo alla democrazia, con il referendum istituzionale del 2 giugno del 1946.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Verdana;">Le sezioni della mostra con l’utilizzo di manifesti, riviste illustrate, lettere, francobolli, filmati, registrazioni d’epoca, restituiscono l’esaltazione mitica del materiale di propaganda; raccontano momenti particolari del conflitto tramite il «reportage fotografico» dell’ufficiale Trento Bartoccioni, realizzato durante l’occupazione italiana della Jugoslavia; </span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">L’ultima parte dell’esposizione è dedicata al periodo della Resistenza, del passaggio del fronte, della “guerra ai civili” per giungere agli appuntamenti elettorali della primavera del 1946 e al voto alle donne.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Un allestimento particolarmente evocativo, e dal forte impatto, al secondo piano con la ricostruzione di due diversi ambienti dell’epoca in cui trovano posto le radio originali: due scorci di società, due differenti contesti politici e ideologici, che l’apparecchio radiofonico unisce, ma allo stesso tempo divide.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Foligno, il partigiano Angelini in consiglio comunale: &#8220;Certi valori rimangono incancellabili&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2015 15:52:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Foligno. </span>“Gli attestati di solidarietà nei miei confronti sono il segno che alcuni valori rimangono incancellabili”. Lo ha detto in Consiglio comunale il partigiano Enrico Angelini, novantenne, che nei giorni scorsi aveva cancellato una svastica che qualcuno aveva tracciato sui muri di un luogo simbolo della Resistenza, la cascina di Radicosa, tra Foligno e Trevi. Per il suo gesto è stato invitato ad intervenire all’assemblea di oggi che gli ha tributato un lungo applauso. Il presidente del Consiglio comunale di Foligno, Alessandro Borscia, ha sottolineato il suo gesto, definito “altamente simbolico” mettendo in evidenza che “Angelini rappresenta un esempio per i giovani, per tutti noi perché ci ha ricordato che bisogna sempre lottare per la difesa della libertà e della democrazia”.</p>
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		<title>Foligno, il consiglio comunale invita il partigiano Angelini</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2015 15:59:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Foligno</strong> &#8211; E’ stato invitato ad intervenire al prossimo Consiglio comunale, in programma giovedì 12 marzo, alle 16, il partigiano Enrico Angelini, novantenne, che nei giorni scorsi ha cancellato una svastica che qualcuno aveva tracciato sui muri di un luogo simbolo della Resistenza, la cascina di Radicosa, tra Foligno e Trevi. Lo ha reso noto il presidente del Consiglio comunale di Foligno, Alessandro Borscia, sottolineando “il valore del gesto” compiuto da Angelini.</p>
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		<title>Svastica sul rifugio della Resistenza, il partigiano 90enne la cancella</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2015 14:43:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Foligno. </span> Non ci ha pensato due volte. Così, nonostante i suoi 90 anni, Enrico Angelini, partigiano della Brigata Garibaldi è tornato alla cascina di Raticosa, luogo simbolo della resistenza folignate, dopo oltre 70 anni dalla prima volta per cancellare lo scempio perpetrato non solo su quel muro, ma alla storia intera.</p>
<p><strong>Il rastrellamento</strong> &#8211; Qualche giorno fa qualcuno aveva infatti imbrattato quel muro disegnando una svastica e portandosi via la targa in ricordo del rastrellamento nazista che, la notte tra il 2 e il 3 febbraio 1944, fece prigionieri 24 giovani partigiani. Enrico Angelini quella notte se la ricorda bene, molti dei suoi amici furono portati via. Alcuni moriranno più tardi nel campo di concentramento di Mathausen.</p>
<p><strong>Il partigiano Angelini</strong> &#8211; Armato di spazzola di ferro e detergenti, ieri mattina il signor Angelini è tornato a Raticosa, località sperduta tra Foligno e Trevi, per ripulire quel muro. Come riporta <em>Folignooggi, </em>il partigiano umbro<em> </em>ha portato anche una rosa lasciata al posto della targa che ricordava il sacrificio dei suoi compagni. “Vorrei sperare che ad oltraggiare questo luogo – ha commentato a bassa voce l’anziano – sia stato qualche giovane esaltato che magari ignora la nostra storia, e che, con il tempo potrà ravvedersi.” “Chiunque sia stato – ha aggiunto Angelini, sempre a <em>Folignooggi</em>– ha tentato di cancellare la storia recente della nostra città. Io, invece, ho voluto semplicemente cancellare un’offesa insensata, per riaffermare il valore della memoria storica, nella speranza che la targa commemorativa sia presto ricollocata al suo posto”.</p>
<p><strong>La presidente Marini</strong> &#8211; &#8220;Voglio pubblicamente rivolgere un ringraziamento a nome della Regione Umbria al partigiano Enrico Angelini che è andato personalmente a cancellare la svastica che alcuni irresponsabili hanno posto come sfregio al Sacrario dei deportati della seconda Guerra mondiale&#8221;. E’ quanto afferma la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, che ha voluto evidenziare come il gesto di Enrico Angelini va &#8220;ricordato come insegnamento a tutti noi ed ai più giovani che vivono in un Paese democratico e libero grazie a quelle vite umane sacrificate nella lotta al nazifascimo&#8221;.</p>
<p><strong>Sdegno</strong> &#8211; Le amministrazioni comunali di Foligno e Trevi condividono questo sentimento con la presidente dell&#8217;Aned (Associazione Nazionale Ex Deportati), Maria Pizzoni a fronte del deplorevole atto avvenuto presso la Cascina Raticosa. I due Enti hanno sottolineato che<span style="font-size: medium;"> “quanto accaduto va ben oltre il gesto vandalico: oltre ad offendere la memoria di persone che hanno lottato e spesso sacrificato la vita per difendere i valori sui quali si fonda la nostra democrazia, intende ridare vigore e dignità ad un simbolo che per l’Italia ed il mondo intero ha significato solo “perdita”: perdita di quei valori umani e sociali che sono alla base di una società civile, perdita della dignità, oltre che della vita, di tanti esseri umani innocenti, in nome del folle disegno politico del fascismo e del nazismo”.</span></p>
<p><strong>Orgoglio del sindacato</strong> &#8211; “Il gesto di Enrico è un esempio per tutti noi e soprattutto per i giovani. Siamo orgogliosi di avere tra i nostri iscritti persone come lui che hanno combattuto in prima persona contro il nazi-fascismo e che ancora oggi si impegnano concretamente per difendere i valori della Resistenza”. E’ quanto ha dichiarato anche il Segretario generale dello Spi-Cgil Carla Cantone che ha contattato telefonicamente Angelini, iscritto al Sindacato dei pensionati della Cgil di Foligno, per complimentarsi con lui per il gesto ma anche perché ha dimostrato che c’è ancora molto bisogno di combattere per la libertà e per la democrazia.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Perugia e il XXV Aprile</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Apr 2014 16:29:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Armando Allegretti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> Sessantanove anni fa Sandro Pertini annunciava alla radio l’insurrezione generale con queste parole: “Cittadini, lavoratori. Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire”. Oggi, come allora, non c&#8217;è città, nel nostro Paese, ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Sessantanove anni fa Sandro Pertini annunciava alla radio l’insurrezione generale con queste parole: “Cittadini, lavoratori. Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire”. Oggi, come allora, non c&#8217;è città, nel nostro Paese, in cui non sia presente almeno una via, una piazza, un quartiere che ci ricordi la data del 25 aprile, l&#8217;anniversario della Liberazione l’inizio di un percorso che portò alla nascita della Repubblica.</p>
<p>A Perugia le celebrazioni che contribuiscono a rendere vivo quel ricordo sono iniziate alle 10:30 al Civico Cimitero con la deposizione di corone di alloro al Sacello dei Caduti e sulle tombe delle medaglie d&#8217;oro alla resistenza., per poi continuare in Borgo XX Giugno con la commemorazione e la deposizione di corone di alloro sulla lapide in ricordo dei Patrioti fucilati dai nazi fascisti. Infine le autorità si sono spostate in Via L. Masi per concludere la cerimonia con la deposizione di corone di alloro al monumento dell&#8217;Ara Pacis.</p>
<p>Oggi, come ogni anno, da 69 anni, Perugia ha ricordato i suoi caduti. I caduti di tutte le guerre che hanno liberato il nostro Paese dall’oppressione del nazifascismo prospettandoci un mondo di dignità, giustizia sociale e democrazia. Perugia in ricordo dei “molti, soprattutto giovani, che sacrificarono la vita per l’onore dell’Italia e la riconquista della libertà – come ha sottolineato dal palco allestito in Borgo XX giugno il sindaco Boccali – per poter vivere da uomini e donne libere in un’Italia democratica. In un’Italia che si mettesse alle spalle la dittatura che si era resa responsabile di tante vergogne, a partire dalle leggi razziale e dall’alleanza con il nazi fascismo”.</p>
<p>“La resistenza – ha continuato – è intesa anche oggi da molti come epilogo del risorgimento che mise in scena con il ruolo di protagonista la parte migliore dell’Italia che si ritrovò compatta e solidale per ricostruire il futuro. La Resistenza è stata ed è una lezione di assunzione di responsabilità. Un popolo che si fa carico della sua libertà.”</p>
<p>Per non dimenticare. “Ed è questa – conclude Boccali – una lezione da non dimenticare, perché la libertà e con essa la democrazia non è un bene che si conquista per tutte le volte. Al contrario è qualcosa da tutelare ogni giorno. Dobbiamo conservare la memoria del 25 aprile ma allo stesso tempo guardare al futuro, perché nella Liberazione stessa c’è fortissima l’idea di futuro”.</p>
<p>Anche quest’anno il ricordo del 25 aprile del 1945 è servito a dare la possibilità a chi non c’era, a chi non l’ha vissuto, di conoscere il giorno in cui l’Italia ha riconquistato la libertà. Il giorno che i più fortunati hanno potuto conoscere nei racconti dei propri padri e dei propri nonni. Il giorno in cui l’Italia e gli italiani riconquistarono la democrazia, la libertà e l’uguaglianza che avevano perso con il fascismo.</p>

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