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	<title>Perugia Online &#187; rifiuti zero</title>
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		<title>Caso Gesenu, M5S: &#8220;Noi lo avevamo detto, Gesenu, bancomat dei Comuni per anni&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2015 14:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/caso-gesenu-m5s-noi-lo-avevamo-detto-gesenu-bancomat-dei-comuni-per-anni/">Caso Gesenu, M5S: &#8220;Noi lo avevamo detto, Gesenu, bancomat dei Comuni per anni&#8221;</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> “Gli aggiornamenti quotidiani sulla vicenda Gesenu, ci fanno dire: glielo avevamo detto, ma loro, i nostri amministratori, non hanno voluto sentire. A proposito del compost di Pietramelina, oggetto oggi di indagini importanti della magistratura, all’inizio di marzo di quest’anno, depositavamo un ordine del giorno finalizzato a favorire la diffusione della pratica del compostaggio domestico, la riduzione della produzione di rifiuti, della tariffa e dello smaltimento degli scarti in discarica. Ci era bastato, infatti, leggere i dati, peraltro disponibili a tutti, anche ai nostri amministratori, dei costi di conferimento all’impianto, della percentuale elevatissima di scarti, che finiscono nella nostre discariche, e della ridotta percentuale del prodotto finale, per capire che si dovesse, anche su questo fronte, cambiare strada. A tale proposito, scrivevamo, mesi or sono che la parte umida costituisce il 30% della totalità dei rifiuti prodotti ed il suo smaltimento in discarica è pericoloso perché causa principale della creazione del percolato, capace di “avvelenare” falde acquifere e terreni. Richiamavamo i dati della relazione Arpa del 2013 (l&#8217;ultima disponibile) da cui si evince che la totalità di rifiuti organici prodotti nel Comune di Perugia è di 24.327 tonnellate (organico e verde). Il servizio di gestione dell&#8217;organico costa al cittadino 93,10 € a tonnellata (sia per l&#8217;organico che per il verde) più i costi del trasporto. A questo punto il rifiuto organico arriva all&#8217;impianto di trattamento centralizzato di Pietramelina. Qui avviene la selezione e la trasformazione del rifiuto in compost, ma i dati che Arpa ci comunica sono allarmanti. Della totalità del rifiuto conferito solo il 10% si trasforma in compost mentre il 55% è caratterizzato da scarti, contro una media nazionale che si attesta attorno al 7%! Gli scarti vengono recuperati, trasportati e smaltiti in discarica e rappresenta. Da quanto emerge appare prioritario – dicevamo &#8211; intervenire in questo costoso meccanismo, proponendo la riduzione alla fonte dei rifiuti organici tramite un programma efficace che faccia diventare la pratica del compostaggio domestico una normalissima azione virtuosa che il cittadino può svolgere in maniera autonoma.  La diffusione dell&#8217;autocompostaggio comporta una riduzione della quantità di rifiuti raccolti, trattati e smaltiti e riduce l&#8217;inquinamento generato dal trasposto, il costo del servizio dell&#8217;umido, oltre ad avere un&#8217;azione sociale di responsabilizzazione del cittadino alla gestione dei propri scarti. Il Comune, insieme al Gestore non si può limitare alla sola consegna del composter (come accade oggi), dicevamo. Soluzioni intelligenti e virtuose possono portare a forti riduzioni dei costi del servizio e a tariffe più eque per i cittadini. Auspicavamo l’appoggio alla nostra proposta almeno dell’Assessore all&#8217;ambiente Barelli. Ebbene l’Assessore Barelli, da cui aspettavamo osservazioni e appoggio su questo come su altri ordini del giorno in tema di rifiuti, ha lasciato cadere la nostra proposta nel dimenticatoio. Anzi in più di un’occasione, in pubblica commissione, l’Assessore ha asserito che Gesenu, in fondo, è una società ambientalmente friendly, vantandosi dei premi dalla stessa ricevuti. Forse, ora, chi, in fondo ci sta andando, sta scoprendo altro. Ma ancora prima di questo, quasi subito dopo l’insediamento, considerando il tema Gesenu prioritario, dicevamo anche questo. Anche qui, i nostri amministratori hanno fatto orecchie da mercante. Inadeguatezza o convenienza? Il Movimento 5 Stelle aveva ragione ancora una volta: Gesenu è stata il “bancomat” dei comuni per anni. Inoltre, con la garanzia delle tariffe dei perugini (tra le più alte d&#8217;Italia), va a fare business fuori regione e si indebita a nostro danno e a danno dei lavoratori umbri. I vertici dell&#8217;azienda, in questi giorni, hanno spiegato che le difficoltà di Gesenu non hanno influito sui servizi; su questo aspetto urge fare chiarezza. I costi procapite del servizio a Perugia sono nettamente superiori alla media regionale. Analizzando la relazione dell’ATI 2 – organo di controllo &#8211; relativa all&#8217;andamento del servizio nell&#8217;anno 2013, risulta che i costi per il solo comune di Perugia ammontano ad Euro 32.704.201,40 (nel 2007 erano di circa 26 milioni di euro) che equivalgono a 192,70 Euro ad abitante, contro una media regionale di circa 171,00 Euro ad abitante. La raccolta differenziata. I vertici Gesenu parlano di una raccolta differenziata in continua crescita, ma dimenticano di dire che sono stati “sanzionati” per non aver raggiunto gli obiettivi di legge. Per il 2012, Gesenu dovrà pagare una penale di 65.800 euro, alla quale se ne aggiungerà un’altra per il 2013, avendo fallito l’obiettivo del 65%. L’obiettivo dichiarato è del 59%. Se poi si analizza il metodo di calcolo della RD, appare piuttosto peculiare l&#8217;inserimento del compostaggio domestico nel calcolo della FOU &#8220;Frazione Organica Umida&#8221;, quando andrebbe più correttamente considerato una forma di riduzione del materiale inviato a smaltimento. Peraltro, il calcolo di tale quantitativo è piuttosto discutibile, risultando non reale, ma stimato sulla base dei composter distributi ed a prescindere da calcoli effettivi sul compost prodotto. Ciò secondo uguaglianza: 1 composter consegnato =  300 kg di FOU all&#8217;anno. Tale meccanismo presuntivo giova al calcolo della RD per circa 1.739 tonnellate, nel 2013, per il solo comune di Perugia. Altra peculiarità che emerge dal calcolo della RD è il considerare il multimateriale raccolto nell&#8217;ambito del calcolo della raccolta differenziata, senza considerare gli scarti risultanti dal processo di separazione dei materiali effettuata presso gli impianti di Ponte Rio, che finiscono in discarica. Gesenu tace il dato più importante: la quantità e qualità dei materiali inviati a riciclo e il ricavo derivante dalla vendita dei materiali. La stessa Ati 2 non fornisce alcuna informazione in merito, fornendo al cittadino sono l’indicazione di un modestissimo ricavo complessivo e pari a poco più di un milione di euro, che dovrebbe contribuire a ridurre le tariffe dei cittadini virtuosi, ma che non sappiamo che fine faccia. Ma la trasparenza non trova applicazione neppure sul quantitativo di rifiuti effettivamente conferito in discarica. Il dato dichiarato relativo alla discarica di Borgogiglione nel 2013, è infatti pari a 198.000 tonnellate circa. Considerando però che la produzione di rifiuti di tutta l&#8217;ATI 2 ammonta a 208.962 tonnellate, e che la Raccolta Differenziata ha raggiunto le 118.863 t, in discarica dovrebbero essere conferite circa 90 mila tonnellate anno. Da dove provengono allora le quasi 100mila tonnellate in più smaltite a Borgogiglione? E’ bene evidente che non sappiamo quali e quanti rifiuti vengono conferiti dagli altri Ati e quanto del materiale differenziato e dei relativi scarti vengono conferiti in discarica. Le tante domande che non trovano risposta da parte dei vertici Gesenu e degli organi di controllo, le incongruenze evidenti e le tariffe troppo elevate, anche rispetto alla qualità del servizio fornito, costituiscono campanelli di allarme che dovrebbero porre in allerta il nostro Sindaco. Il Movimento 5 Stelle, che da sempre si batte per una corretta gestione dei rifiuti, ritiene che si debba approfittare della crisi che investe Gesenu per attuare la strategia Rifiuti Zero e passare, finalmente, alla tariffa puntuale (più riciclo meno pago!), peraltro, prevista dall&#8217;attuale piano regionale dei rifiuti e rimasta sulla carta, nella totale indifferenza del partito unico, compreso il nostro Sindaco, per 10 anni consigliere comunale. Urge creare un sistema di tracciabilità dei rifiuti, avviati a riciclo e conferiti in discarica, per un monitoraggio in tempo reale da parte dei cittadini.  Il Sindaco Romizi non può che fare questa scelta, dicevamo: Rifiuti Zero, tariffa puntuale e tracciabilità dei rifiuti, se è davvero dalla parte dei cittadini”.</p>
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		<title>Coordinamento regionale Umbria, Rifiuti Zero: politiche gestione rifiuti sbagliate</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2015 12:31:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[comitato]]></category>
		<category><![CDATA[piano rifiuti]]></category>
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<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/coordinamento-regionale-umbria-rifiuti-zero-politiche-gestione-rifiuti-sbagliate/">Coordinamento regionale Umbria, Rifiuti Zero: politiche gestione rifiuti sbagliate</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> In  Umbria  la  raccolta  differenziata  (RD)  aumenta  ma  nelle  discariche  si  portano  sempre più  rifiuti,  nel  compost  ci  finisce  di  tutto,  le  discariche  sono  causa  di  inquinamento  e  multe della  Comunità  Europea.  Se  ne  deduce  che  la  gestione  dei  rifiuti  in  Umbria  è completamente  sbagliata,  infatti,  mentre  in  tutta  Italia  con  l’aumentare  della  RD  le  tariffe diminuiscono  da  noi  accade  il  contrario,  allora,  forse,  i  dati  della  RD  non  rispondono  al vero. Questo,  e  tanto  altro,  è  quanto  i  comitati  umbri  sostengono  da  decenni  ed  è  anche  il motivo  per  cui  il  Coordinamento  Regionale  Umbria  Rifiuti  Zero  non  è  stupito  per  le  recenti notizie  relative  all’indagine  su  Gesenu  e  Tsa.   Tanto  per  fare  un  esempio  nel  2013  nell’Ati  2  (Perugia,  comuni  del  Lago,  assisano, tuderte)  la  RD  dell’umido  rappresentava  il  42%  della  RD  totale.  A  Pietramelina  il  56%  di questo  umido  veniva  scartato  e  tornava  in  discarica.  Quindi  il  comune  di  Perugia  riesce  a riciclare  solo  il  37%  del  59%  di  RD.  A  questo  potremmo  aggiungere  che  nell’impianto  di Ponte  Rio  il  39%  della  RD  multi  materiale  (plastica,  vetro  e  metalli)  diventa  scarto  il  che praticamente  dimezza  la  percentuale  della  RD  dichiarata. Ulteriori  conferme  di  quanto  diciamo  siamo  sicuri  che  verranno  dalle  indagini  dalla magistratura.  Quello  che  è  incredibile  è  vedere  gli  Amministratori  umbri  commentare questi  fatti  come  se  solo  ora  cominciassero  a  capire  quanto  stava  accadendo  sotto  i  loro occhi. C’è  però  una  cosa  che  non  sembra  abbiano  ancora  capito:  questa  non  è  solo  un’indagine sulle  presunte  malefatte  di  Gesenu  e  Tsa  ma  è  il  verdetto  che  condanna  la  politica  umbra sulla  gestione  dei  rifiuti.  Una  politica  troppo  spesso  più  vicina  al  gestore    che  ai  cittadini, una  politica  che  troppo  spesso  ha  preferito  le  scorciatoie  che  nella  gestione  dei  rifiuti, come  stiamo  vedendo,  non  portano  lontano.  Cosa  dire,  poi,  degli  impianti  di  trattamento per  l’umido  che  stanno  sorgendo  in  Umbria?  Sono  dimensionati  per  370.000  tonnellate circa  di  potenzialità  contro  una  produzione  regionale  di  circa  100.000  tonnellate.  Sarà  un ulteriore  regalo  ai  soliti  noti  che  faranno  arrivare  rifiuti  da  fuori  regione  con  altissimi guadagni  e  con  tanti  disagi  per  i  cittadini? Invece  è  proprio  adesso  il  momento  di  un  vero  cambio  di  passo.  Quando  all’inizio  di quest’anno  contestavamo  l’adeguamento  del  Piano  Regionale  dei  Rifiuti  la  regione,  con una  certa  dose  di  arroganza,  non  l’ha  nemmeno  portato  in  partecipazione.  La  verità  è  che in  Umbria  non  serve  un  adeguamento  di  piano  ma  un  nuovo  Piano  che  partendo  dalla strategia  Rifiuti  Zero  punti  all’azzeramento  dei  rifiuti  da  smaltire,  non  porti  inquinamento  e crei  nuovi  posti  di  lavoro.   Un  sogno?  No.  Ormai  ci  sono  realtà  molto  vicine  a  questo  obiettivo  e  l’Umbria  potrebbe seguirle,  magari  partendo  dalla  bozza  di  Piano  che  il  nostro  Coordinamento  aveva  lasciato all’allora  Assessore  Rometti,  più  di  tre  anni  fa,  e  che  è  rimasto  in  un  cassetto  (o  è  finito nella  raccolta  differenziata  della  carta)  senza  che  ci  sia  mai  stata  una  risposta.</p>
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