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	<title>Perugia Online &#187; sharing economy</title>
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		<title>Turismo sommerso, l&#8217;allarme di Federalberghi Umbria</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2016 17:48:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Pugliese]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Lavoro nero, evasione fiscale e contributiva, mancata tutela dei consumatori: queste le preoccupanti conseguenze del turismo sommerso che anche in Umbria sta raggiungendo alti livelli di guardia. Se ne è discusso nella mattinata del 15 gennaio a Palazzo Donini alla presenza del presidente Federalberghi dell’Umbria Giorgio Mencaroni, il vice presidente Federalberghi della provincia di Perugia Andrea Barberi e Maria Stella Minuti di Incipit Consulting.</p>
<p><strong>Come nasce il turismo sommerso &#8211;</strong> Sull’onda della Sharing Economy, il sommerso nel turismo sta apparendo invece come Shadow Economy, sfuggendo così a qualsiasi registrazione e controllo. Nel corso della conferenza stampa, Federalberghi Umbria ha presentato l’indagine condotta da Incipit Consulting, che per la prima volta fotografa il fenomeno in ambito regionale. “Di fronte a dati così eclatanti &#8211; solo il portale Airbnb offre in Umbria quasi 4.200 alloggi – occorre intervenire subito sia sul fronte normativo che su quello dei controlli, per ristabilire certezza e parità di condizioni”, sostengono i rappresentanti di Federalberghi Confcommercio. “Tocca alla Regione Umbria &#8211; hanno aggiunto &#8211; dare un primo segnale importante, dettando regole ed istituendo controlli volti ad arginare l’illegalità e la concorrenza sleale in uno dei settori tra i più importanti per l’economia nella regione. Ma i soggetti interessati a questo fenomeno sono tanti:  Guardia di Finanza, Questura, Comuni, associazioni dei consumatori.</p>
<p><strong>Cosa dice la legge &#8211;</strong> Dal 2013, il Testo Unico del Turismo, per esigenze di semplificazione amministrativa, ha eliminato la tipologia “case/appartamenti locati ad uso turistico” i cui dati non vengono più rilevati. L’Umbria, al momento, non ha dunque una normativa che inquadri il fenomeno delle locazioni turistiche brevi. Questa carenza determina conseguenze pesanti: crea nuovi soggetti imprenditoriali che sfuggono ad ogni controllo, e gestiscono gli affitti a nome degli host, attraverso le piattaforme peer to peer, e che si occupano di offrire la gamma completa di attività di un host: gestione degli immobili, negoziazione del prezzo, consegna delle chiavi, pulizia, informazioni di carattere locale ed altri servizi; sottrae una parte del sistema di offerta turistica alle politiche dirette ad assicurare qualità, trasparenza delle informazioni, sicurezza e salute del consumatore e a quelle di prodotto e di promozione turistica. Incide negativamente, quindi, anche sulla capacità di governance della destinazione Umbria; impatta negativamente sull’applicazione dell’imposta di soggiorno e, soprattutto, di tutti gli altri obblighi fiscali a cui sono soggette le imprese ricettive, riduce l’efficacia delle rilevazioni statistiche su arrivi e presenze.</p>
<p><strong>Ospitalità alternativa &#8211;</strong> L’ospitalità alternativa, fornita in alloggi non rilevati dalle statistiche ufficiali e, dunque, non registrata e quantificata, è un fenomeno sempre più diffuso anche grazie alla condivisione facile di annunci online. Molte delle offerte attualmente in rete si configurano, spesso, come attività imprenditoriali vere e proprie, quantitativamente rilevanti e capillarmente diffuse, che sfuggono ai controlli delle Regioni, competenti in materia di attività turistiche e di garanzia della trasparenza e qualità dell’offerta, e del Fisco, sottraendo risorse economiche sia alla fiscalità generale che a quella turistica (imposta di soggiorno). Dato il loro ruolo preminente nel processo di diffusione dell’affitto temporaneo a fini turistici, l’indagine analizza l’offerta ricettiva in Umbria presente nelle principali piattaforme di prenotazione online, focalizzandosi in particolare sull’analisi di Airbnb che, detenendo la quota più rilevante del mercato dell’affitto turistico in rete, è il portale che consente di intercettare questo fenomeno in maniera più completa, seppure non esaustiva.</p>
<p><strong>I dati &#8211;</strong> I dati del portale Airbnb per l’Italia evidenziano, più di altri, lo scarto esistente tra il numero di esercizi ricettivi rilevati dall’Istat e quello degli alloggi privati offerti in locazione turistica via web: a fine ottobre 2015 il numero di inserzioni su Airbnb ammontava a circa 178.000.  In Umbria, la maggior parte degli annunci su Airbnb si riferisce ad appartamenti interi che sono, per la quasi totalità (88,9%), disponibili per oltre sei mesi all’anno per l’affitto turistico, andando ben oltre la media italiana (81,5%). Più della metà degli annunci su Airbnb (58%) sono pubblicati da inserzionisti (host) che gestiscono più alloggi: una inserzione su cinque è riconducibile a host con più di 5 alloggi in gestione. La dimensione media degli alloggi Airbnb in Umbria è di 4,9 posti letto. A livello territoriale disaggregato, la distribuzione  degli alloggi posti in locazione su Airbnb si caratterizza per una maggiore concentrazione nei comprensori del Perugino e dell’Assisano, dove i due comuni capoluogo detengono un ruolo di assoluto primo piano. Seguono, sempre in rapporto all’ampiezza territoriale, i comprensori dello Spoletino e del Tuderte, con gli alloggi concentrati, anche in questi casi, nei due comuni capoluogo, e il Trasimeno, dove invece si riscontra una maggiore distribuzione tra i vari comuni.  Vengono poi due comprensori della provincia di Terni, Orvietano e Amerino, con Orvieto e Amelia che ospitano circa il 50% degli alloggi dei loro comprensori.</p>
<p><strong>Misure di tutela &#8211;</strong> Sono dieci le misure proposte da HOTREC per affrontare il fenomeno del turismo sommerso:<br />
1) istituire un registro ufficiale degli alloggi turistici offerti da privati<br />
2) definire procedure per l&#8217;autorizzazione all&#8217;esercizio di tali attività<br />
3) censire il movimento dei turisti nelle private abitazioni<br />
4) garantire requisiti minimi a tutela della salute e della sicurezza dei clienti<br />
5) rispettare la legislazione fiscale<br />
6) identificare i viaggiatori, nel rispetto della convenzione di Schengen<br />
7) tutelare i diritti dei lavoratori<br />
8) proteggere la qualità della vita dei vicini di casa<br />
9) monitorare e controllare il rispetto delle regole e l&#8217;impatto del fenomeno<br />
10) sanzionare la violazione delle regole</p>
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		<title>Sharing economy al femminile: rischi e opportunità dell’economia collaborativa</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2015 15:02:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elena Tiracorrendo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditoria femminile]]></category>
		<category><![CDATA[sharing economy]]></category>
		<category><![CDATA[unioncamere]]></category>

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<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/sharing-economy-al-femminile-rischi-e-opportunita-delleconomia-collaborativa/">Sharing economy al femminile: rischi e opportunità dell’economia collaborativa</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> “Leadership umbra al femminile” di Unioncamere Umbria. La sharing economy: rischio o opportunità? Su questo tema si sono confrontate le imprenditrici intervenute il 16 ottobre a Perugia-Sala Brugnoli di Palazzo Cesaroni per il IX meeting “Leadership umbra al femminile” promosso da Unioncamere Umbria, Coordinamento regionale dei Comitati per la promozione dell’imprenditoria femminile.  La sharing economy ed è un modello economico emergente basato sul riuso e sulla condivisione delle risorse ma soprattutto sull’eticità dei rapporti tra persone. Assume diverse forme, che spesso prevedono lo scambio senza intermediazione di denaro, come nel caso di abbigliamento e case per le vacanze. Oppure la condivisione di risorse, come nel “Bla Bla Car”, una piattaforma informatica che consente l’incontro tra viaggiatori che, avendo una meta comune, utilizzano lo stesso mezzo di trasporto privato, dividendo le spese. Ma si parla anche dei GAS-Gruppi di Acquisto Solidale, gruppi di famiglie che acquistano beni alimentari e di varia natura direttamente dai produttori. Forme di consumo alle quali molti imprenditori cominciano a guardare con sospetto, temendo ripercussioni sul proprio business. Come si è arrivati alla sharing economy? Almeno due gli elementi che hanno contribuito alla sua affermazione, evidenziati da Luca Ferrucci, ordinario di economia e gestione delle imprese dell’Università di Perugia: la trasformazione tecnologica, che ha facilitato la comunicazione diretta tra molti a distanza, e la crisi economica, che ha costretto ad una maggiore sobrietà nei consumi. A questo si aggiunge &#8211; secondo Fabio Santini, docente di economia aziendale &#8211; la grande quantità di laureati che si affacciano al mondo del lavoro per i quali la sharing economy offre la possibilità di fare esperienza e sviluppare competenze. Le regole giuridiche attuali – afferma Francesco Vitelli, docente di diritto dell’economia – non sono in grado di regolamentare questa nuova forme di economia, che diventa perciò una sfida per il legislatore: la realtà si evolve con una rapidità tale che legislatori e giuristi non riescono a stare al passo. Dopo gli interventi in programma, le imprenditrici hanno dato vita a vivaci laboratori dai quali sono emerse posizioni condivise. Innanzi tutto una sostanziale apertura nei confronti della sharing economy, vista più come un’opportunità che come una minaccia. In effetti, i valori alla base – eticità, condivisione, riuso – sono tipicamente femminili ed appartengono alla tradizione più autentica dei nostri borghi, dove da sempre le donne  hanno collaborato, soprattutto nella gestione dei figli. In un certo senso la sharing economy è femminile. Se timori ci sono riguardano il rischio di un eccesso di regolamentazione, o peggio di una regolamentazione fatta senza comprendere a fondo il fenomeno, volendo imbrigliare troppo queste forme spontanee di relazioni economiche tra persone. L’evento è stato preceduto dai saluti istituzionali di Giorgio Mencaroni, Presidente Unioncamere Umbria, Maria Zappelli Cardarelli, Presidente del Coordinamento regionale per la promozione dell’imprenditoria femminile e Donatella Porzi, Presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Umbria.</p>
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