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	<title>Perugia Online &#187; stagione di prosa</title>
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		<title>&#8220;Qualcuno volò sul nido del cuculo&#8221;: la metamorfosi della pazzia fra coercizione e rivolta</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2016 11:23:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[gassman]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Ci sono suoni onomatopeici che raccontano storie. Il verso caratteristico di un uccello migratore, ad esempio: il cuculo, e il suo nido, sul quale “volò” qualcuno, nel recente-lontano 1982, in una clinica psichiatrica di Aversa, in provincia di Caserta: neanche le urla-sorde dei pazienti ricoverati, sottoposti a terapie elettroconvulsivanti, sono riuscite a sovrapporsi al suo “cu-cu”, al suono liberatorio, non simulato, naturale, in grado di suscitare sentimenti, e di destare quelli sopiti. Chi è riuscito a volare sul suo nido, ha saputo portare “una travolgente carica di umanità, in grado di contagiare gli altri pazienti e di risvegliare in loro il diritto di esprimere liberamente le loro emozioni e i loro desideri”, ha dichiarato Alessandro Gassmann, nelle note di regia della pièce teatrale in scena al Teatro Morlacchi di Perugia, da mercoledì 12 ottobre scorso a domenica 16 ottobre, e con la quale si è inaugurata, in concomitanza con “L’ora di ricevimento” di Stefano Massini, per la regia di Michele Placido, con Fabrizio Bentivoglio e la Compagnia dei giovani del Teatro Stabile dell’Umbria al Teatro Cucinelli di Solomeo, la stagione di prosa del biennio 2016/2017.</p>
<p>Una produzione della Fondazione Teatro di Napoli, un adattamento originale e contemporaneo, quello di Gassmann, che, seguendo con piglio (quasi) filologico il testo di Maurizio de Giovanni, rielaborazione ed attualizzazione di quello originale di Dale Wasserman, e dirigendo un cast di eccezione, con Daniele Russo, Elisabetta Valgoi, Mauro Marino, Marco Cavicchioli, Giacomo Rosselli, Alfredo Angelici, Giulio Federico Janni, Daniele Marino, Antimo Casertano, Gilberto Gliozzi, Gabriele Granito, Giulia Merelli, ha portato “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, base per la sceneggiatura dell’omonimo film di Miloš Forman, a teatro, accostando una raffinata esteticità ad una marcata carica sociale, ad una visionarietà mutuata direttamente dal romanzo di Ken Kesey, sulle note originali di Pivio e Aldo De Scalzi.</p>
<p>“Un testo – ha commentato Gassmann, sempre nelle note di regia –, che è una lezione d’impegno civile, uno spietato atto di accusa contro i metodi di costrizione e imposizione adottati all’interno dei manicomi, ma anche, e soprattutto, una straordinaria metafora sul rapporto fra individuo e Potere costituito, sui meccanismi repressivi della società, sul condizionamento dell’uomo da parte di altri uomini. Un grido di denuncia che scuote le coscienze e che fa riflettere”. Un grido di denuncia contro tutto ciò che emargina, discrimina, ed esclude il malato, il <em>diverso</em>: un tema, questo, messo in scena anche in un’altra rappresentazione della precedente stagione di prosa, “La pazza della porta accanto”, in cui  l’attore e regista romano indaga, come lui stesso ha dichiarato, “i complessi rapporti psicologici tra i vari personaggi, immergendoli in uno spazio scenico realistico e asettico”, in una dimensione atemporale, priva di cromia, rigidamente disciplinata, “pulita” e scandita dall’applicazione di misure coercitive e contenitive all’interno degli ospedali psichiatrici, dove ogni tentativo di assumere un controllo pieno sulla propria vita diviene vano. Ci sono Suor Lucia ed il dottor Graziano Festa, a gestire i degenti della clinica campana, i cosiddetti “acuti”, quelli “meno gravi”, quelli che possono sperare in una guarigione, e che si muovono nella “sala-giorno” della struttura psichiatrica, anonima, più che in quanto personaggi, come scrive Maurizio de Giovanni nelle note dell’autore dell’adattamento, in quanto persone “di carne e sangue e di passioni e di dolori, e gioie”, in cerca o no d’autore, veri motori di quelle che lo stesso giallista napoletano ha definito “le Grandi Storie”, immediatamente riconoscibili, veicolo di valori universali, eppure calate nell’<em>hic et nunc</em>, nella spazialità della sceneggiatura, nella flessione dialettale masticata dalla bocche dei pazienti, nella dimensione tragicomica e giocosa del baseball, di slang e provocazioni alle “parole gelate” pronunciate da severi cultori dell’igiene mentale. Ci sono, poi, i “cronici”, confinati nel silenzio imposto dalla loro malattia e dall’assenza di luce, nelle loro camere collocate al piano superiore, gli “internati”, come Dario Danise, interpretato da Daniele Russo, e i “volontari”, che hanno scelto, più o meno deliberatamente, di vivere nel limbo, in una “non-vita” scandita da orari ferrei, terapie di gruppo, pasti comuni, medicinali, ordinarie psicopatologie, volutamente non tratteggiate ad un livello profondo, e a volte simulate, o non ben diagnosticate: è questo il caso di Ramon Machado, di cui è interprete Gilberto Gliozzi, il paziente sudamericano tutt’altro che sordo-muto, come si legge nella sua cartella clinica, ma anzi percettivo nei confronti della realtà circostante.</p>
<p>Subisce una kafkiana metamorfosi, Machado, ed il suo eccesso di dolore lo porta a “volare” sul nido del cuculo, a ribellarsi a quel sistema, a uscire dalla “gabbia della mente” in cui quell’eccedenza di patimento lo aveva relegato: lo fa, anche grazie alla spavalderia, all’irriverenza, all’iperattivismo, ed all’aggressività di un nuovo paziente, Dario Danise, “un ribelle anticonformista – come Gassmann definisce il “suo” McMurphy – che comprende subito la condizione alla quale sono sottoposti i suoi compagni di ospedale, creature vulnerabili, passive e inerti”. Organizzerà per e con loro una festa, all’interno del manicomio, li spronerà a superare le loro paure, i loro incondizionati e ingiusti sensi di colpa, le trappole in cui si sentono irretiti, rispetto ai loro sogni, alle loro allucinazioni – trasposte in immagini proiettate, in videografie raffiguranti granelli di sabbia, profili femminili, evocanti contenuti latenti del loro inconscio – alla società, ai rapporti interpersonali, anche con le loro donne, la madre e la moglie, rendendosi “paladino di una battaglia nei confronti di un sistema repressivo, ingiusto, dannoso e crudele”. Con la sua morte, a seguito della lobotomia a cui è sottoposto, Dario riscatta la vita di Ramon, e incita gli altri pazienti ad assumere il controllo della e sulla propria vita, al di là delle loro fobie, dei loro timori, dei loro traumi. “Di questa meravigliosa e delicatissima Storia”.</p>
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		<title>Teatro Stabile dell&#8217;Umbria, stagione oltre le più rosee aspettative</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2016 14:28:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Catanzaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[franco ruggieri]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Teresa Severini]]></category>
		<category><![CDATA[stagione di prosa]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Stamattina (giovedì 21 aprile) al Morlacchi il direttore del Teatro Stabile dell&#8217;Umbria Franco Ruggieri e l&#8217;assessore alla Cultura del Comune di Perugia Maria Teresa Severini hanno tracciato un bilancio della stagione teatrale 2015/2016, in via di chiusura. Ciò che emerge dai dati è che si è registrato un grandissimo successo non solo a Perugia ma in ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>Stamattina (giovedì 21 aprile) al Morlacchi il direttore del Teatro Stabile dell&#8217;Umbria Franco Ruggieri e l&#8217;assessore alla Cultura del Comune di Perugia Maria Teresa Severini hanno tracciato un bilancio della stagione teatrale 2015/2016, in via di chiusura. Ciò che emerge dai dati è che si è registrato un grandissimo successo non solo a Perugia ma in generale in tutta l&#8217;Umbria.</p>
<p><strong>Record di abbonamenti &#8211; </strong>In tutti i 16 teatri del circuito si è avuto infatti un notevole incremento degli spettatori (+21% medio) e degli abbonamenti sottoscritti: questi ultimi a Perugia hanno toccato la cifra record di 4.264. Sempre nel capoluogo, durante la Stagione di Prosa si è avuta una percentuale di riempimento del teatro del 96% &#8211; praticamente quasi sempre <em>sold out</em> &#8211; e si è calcolato che un perugino su 36 abbia frequentato il Morlacchi, una percentuale stupefacente. Per questo secondo Ruggieri la nostra regione si pone come un esempio da seguire nel settore all&#8217;interno del panorama nazionale, tanto più che le nostre produzioni vengono esportate in tutta Italia.</p>
<p><strong>Difficoltà di bilancio &#8211; </strong>Ma c&#8217;è anche il rovescio della medaglia. Nonostante i numeri superlativi, il Teatro Stabile dell&#8217;Umbria si ritrova ogni anno a dover far quadrare i conti, arrivando con sempre maggiori difficoltà al pareggio di bilancio. Incide sicuramente su tutto ciò la diminuzione dei contributi comunali, i quali per esempio a Perugia sono stati tagliati del 25% nel corso dell&#8217;ultimo anno. Questo è il motivo &#8211; continua Ruggieri &#8211; per cui ad esempio non può essere inserita la sesta data settimanale per quanto riguarda le repliche degli spettacoli (si era parlato infatti di aggiungere il martedì) in quanto le spese sarebbero troppo elevate.</p>
<p><strong>Un aiuto dal Comune? &#8211; </strong>L&#8217;assessore Severini, nel rammaricarsi di queste problematiche, precisando che esse derivano da &#8220;una situazione di fatto che l&#8217;attuale giunta ha ereditato&#8221;, ha promesso di attivarsi per quanto le è possibile a trovare possibili soluzioni, ad esempio diminuendo le date in cui l&#8217;amministrazione comunale concede gratuitamente l&#8217;uso del Morlacchi ad altre associazioni (Amici della Musica, Umbria Jazz, Festival del Giornalismo), in maniera tale da diminuire i costi di manutenzione che sono a carico del Teatro Stabile dell&#8217;Umbria.</p>
<p><strong>Prossimi appuntamenti &#8211; </strong>Al di là delle difficoltà, la Stagione di Prosa e Danza si avvia comunque a una trionfale conclusione (l&#8217;ultimo spettacolo in programma a Perugia sarà <em>Thyssen</em>, dal 3 al 15 maggio; l&#8217;ultimo in assoluto, a Solomeo, sarà invece <em>Battlefield</em>, il 19 e 20 dello stesso mese), con un occhio già proiettato al futuro: la prossima stagione verrà infatti presentata ufficialmente a Solomeo il 31 maggio.</p>
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		<title>&#8220;Romeo e Giulietta&#8221; apre la stagione del Teatro dell’Accademia di Tuoro</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Feb 2015 18:28:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Romeo e Giulietta]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> La Stagione di Prosa del Teatro dell’Accademia di Tuoro, il nuovo Comune entrato a far parte del circuito del Teatro Stabile dell’Umbria, s’inaugura, lunedì 2 marzo, alle 21 con la storia d’amore più famosa di tutti i tempi, Romeo e Giulietta di William Shakespeare, intrepreti Lea Barletti, Dario Cadei, Ippolito Chiarello, Angela De Gaetano, Filippo Paolasini, Luca Pastore, Fabio ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Trasimeno. </span> La Stagione di Prosa del Teatro dell’Accademia di Tuoro, il nuovo Comune entrato a far parte del circuito del Teatro Stabile dell’Umbria, s’inaugura, lunedì 2 marzo, alle 21 con la storia d’amore più famosa di tutti i tempi, Romeo e Giulietta di William Shakespeare, intrepreti Lea Barletti, Dario Cadei, Ippolito Chiarello, Angela De Gaetano, Filippo Paolasini, Luca Pastore, Fabio Tinella, con la regia di Tonio De Nitto.</p>
<p><strong>“Non ho più smesso di commuovermi –</strong> racconta Francesco Niccolini che ha curato l’adattamento e la traduzione &#8211; non tanto per la dolorosa storia d&#8217;amore di quei due ragazzini, ma per quei cinque cadaveri adolescenti che occupano la scena alla fine di tutto: cinque cadaveri e nessun motivo valido per morire, farsi uccidere o, peggio, darsi la morte. Tutto è gioco, tutto è capriccio, il ritmo e il tono scherzosi, la storia spesso comica, fino a prova contraria, fino al sangue versato, fino a un padre che dà della puttana alla figlia, fino alla morte dei compagni di gioco, fino al rimpianto più feroce e alla colpa. Come nel più classico dei casi da tragedia, la colpa dei padri, che – come scrive Pasolini – deve essere gravissima per meritare una così atroce punizione. Ed è questo il motivo per cui amo tanto &#8220;Romeo e Giulietta&#8221;: perché racconta la colpa più grave in assoluto di cui noi essere umani ci macchiamo e subiamo allo stesso tempo, la soppressione dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza. Una soppressione che tutti piangono, perché tutti siamo stati ragazzi e poi tutto è finito. Lavorare, parola dopo parola, verso dopo verso, al &#8220;Romeo e Giulietta&#8221; di William Shakespeare mi sembra il più bel modo per invecchiare senza perdere di vista l’importanza della giovinezza: la propria, quella dei genitori, e degli adulti che un giorno saremo: non c’è niente da fare, ci ricorda Shakespeare, la giovinezza morirà per tutti. A noi trovare un modo, un miracolo, perché non muoia. Allora impariamo le parole d’amore di Romeo e quelle di Giulietta, impariamole a memoria, par coeur, come dicono i francesi, ché è più bello.”</p>
<p><strong>Informazioni e prenotazioni &#8211;</strong> Ci si può rivolgere telefonicamente, fino al giorno precedente lo spettacolo, presso il Botteghino Telefonico Regionale del Teatro Stabile dell’Umbria, tutti i giorni feriali, dal lunedì al sabato, dalle 16 alle 20, al n°075/57542222. E’ possibile acquistare i biglietti on-line sul sito del Teatro Stabile dell’Umbria www.teatrostabile.umbria.it.</p>
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		<title>A Panicale appuntamento domenica con &#8220;Gioco di Specchi&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2015 09:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Panicale]]></category>
		<category><![CDATA[stagione di prosa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La stagione di rosa del Teatro Caporali di Panicale prosegue, domenica 8 febbraio, alle 18, con “Gioco di specchi”, un nuovo testo inedito che Stefano Massini, uno dei più grandi e premiati autori del nostro teatro, ha scritto appositamente per Ciro Masella, interprete e regista dello spettacolo. Partendo dal Don Chisciotte di Cervantes, capolavoro della ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> La stagione di rosa del Teatro Caporali di Panicale prosegue, domenica 8 febbraio, alle 18, con “Gioco di specchi”, un nuovo testo inedito che Stefano Massini, uno dei più grandi e premiati autori del nostro teatro, ha scritto appositamente per Ciro Masella, interprete e regista dello spettacolo.</p>
<p>Partendo dal <em>Don Chisciotte</em> di Cervantes, capolavoro della letteratura di tutti i tempi, Massini costruisce un duetto/duello verbale ed emotivo ad altissima tensione, un gioco di identità celate e dissimulate, di nascondimenti e svelamenti, di segreti e confessioni. Un incubo strano apre questo duello teatrale fra don Chisciotte e Sancho Panza. E&#8217; un incubo che parla di morte, di un albero e di un&#8217;alba. Nasce da qui, da questo presagio, il terrore di come occupare una notte che potrebbe essere l&#8217;ultima. Irrimediabilmente. Forse le ultime ore si potrebbero riempire litigando. O forse chiarendo chi si è davvero. O forse, ancora, togliendo dalle reciproche scarpe i sassi di un&#8217;esistenza fitta di dubbi. E ignorare così il conto alla rovescia di un sole che quando nascerà potrebbe spegnere ogni cosa. Sospesi fra Beckett e due clown, i nostri due leggendari figuri erranti d&#8217;una Spagna inquieta si aprono l&#8217;uno all&#8217;altro, camminando in bilico sul precipizio della vita. Solo l&#8217;alba, all&#8217;ombra di un albero nefasto, darà il suo verdetto. Ciro Masella e Marco Brinzi ingaggiano un vero e proprio “corpo e corpo” con una partitura che non lascia scampo, che pretende una tensione e una temperatura emotiva costanti.</p>
<p>In bilico fra drammatica comicità e comica tragicità, il meraviglioso dialogo concepito da Massini ci porta nei meandri più oscuri e profondi dell’anima di due piccoli grandi uomini, ci accompagna nei territori più intimi del sentire umano, fra i rovi e gli sterpi delle nostre esistenze continuamente alla ricerca di sole, di luce, di infinito. Si può prenotare telefonicamente, al Botteghino Telefonico Regionale 075/57542222, tutti i giorni feriali, dalle 16 alle 20, fino al giorno precedente lo spettacolo. I biglietti prenotati vanno ritirati mezz’ora prima della recita altrimenti vengono rimessi in vendita. E’ possibile acquistare i biglietti anche on-line sul sito del Teatro Stabile dell’Umbria <a href="http://www.teatrostabile.umbria.it">www.teatrostabile.umbria.it</a>.</p>
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		<title>Gualdo Tadino, grande successo per l&#8217;avvio della stagione di prosa</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jan 2015 09:32:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[gualdo tadino]]></category>
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		<category><![CDATA[teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Gualdo Tadino &#8211; E’ stata inaugurata lunedì 5 gennaio presso il Cinema Teatro Don Bosco di Gualdo Tadino la stagione di prosa 2014/2015 con lo spettacolo “Oggi è già domani” di Willy Russell, nella versione italiana di Jaja Fiastri. Da registrare l’ottimo successo di pubblico per la rappresentazione organizzata dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con l’UniGualdo ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gualdo Tadino</strong> &#8211; E’ stata inaugurata lunedì 5 gennaio presso il Cinema Teatro Don Bosco di Gualdo Tadino la stagione di prosa 2014/2015 con lo spettacolo “Oggi è già domani” di Willy Russell, nella versione italiana di Jaja Fiastri. Da registrare l’ottimo successo di pubblico per la rappresentazione organizzata dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con l’UniGualdo e il teatro Stabile dell’Umbria.</p>
<p><strong>L&#8217;opinione</strong> &#8211; “Un buon umore velato di malinconia – sottolinea il Prof. Marco Jacoviello &#8211; compagno di un sorriso senza malizia: questo, in sintesi, il cuore dello spettacolo interpretato da una strepitosa Paola Quattrini nel ruolo di Dora Valenti, regia di Pietro Garinei, musiche di Armando Trovajoli e canzoni di Serena Autieri. E poco ha importato riconoscere in quel personaggio la continuazione di Nora, dirompente e rivoluzionario, messo in scena da Ibsen con Casa di Bambola: quella di Dora non è la realizzazione di una condizione fallimentare dovuta all’ipocrisia borghese di fine ottocento protrattasi fino ai nostri giorni, è invece  la deriva di un affetto matrimoniale consumato dallo status quo della società immiserita e ambigua,a noi contemporanea,  paradigmatico del silenzio ossessivo che attraversa parallelamente la crisi della coppia. Una società incapace di chiedere ai due che un tempo si amavano null’altro che il consumo spicciolo di giornate scandite da una prevedibilità disarmante quotidianità barattata per mercanzia reale contenuta in un  triste paesaggio domestico. Oggi la vocazione del teatro sembra insistere su un minimalismo drammaturgico che inevitabilmente si scontra sulle ragioni ovvie del “fare” teatro, che non significano soltanto fare del teatro il luogo sociale per antonomasia, oppure far ritornare la voglia di andare a teatro ad un pubblico  distratto sempre più e, diciamolo, sempre meno preparato a cogliervi quella dilatazione della realtà su cui insiste la lente di ingrandimento del teatro stesso. Oggi il fare teatro è soprattutto un test di presentimento: si dice oggi quel che capiterà domani. La conclusione, infatti, anche in questo monologo, è rilanciata alla fine dello spettacolo con ipotesi di soluzione che coinvolgono gli spettatori. Il bilancio di Dora diventa così il nostro, che lo si voglia o no, perché tutti, in qualche modo, siamo complici del vuoto esistenziale della protagonista. Anche la nudità della scena, due sedie, un tavolo, un ombrellone, oggetti disarmanti di una quotidianità ordinaria che diventa però straordinaria nel testo che l’accompagna, ora ricco di garbatissima ironia, ora trasfigurato in delicata poesia, ora colmo di pathos tragico, ora sottile per insinuarsi nell’animuccia di Dora che riesce a piangere di sé senza dolore, evoca come direbbe Heidegger, la cosità della cosa, oggetti senza valore che hanno perduto il plusvalore di mercato. Da ferro rovente a delicato bisturi, il testo di Russell attiva il meccanismo della complessità drammatica della protagonista con un garbo e una sagacia senza pari, ricavandone un monologo ricco di atmosfere parlate che, in definitiva, rappresentano il sogno di ogni grande artista. Da questo punto di vista Paola Quattrini si è rivelata raffinatissima dicitrice e autentica primadonna della scena. Oggi è già domani – conclude il Prof. Jacoviello &#8211; è un titolo che sembra uscito dall’eco di Marguerite Duras, una declinazione al femminile di quella libertà legata alle più intime ragioni dell’essere drammaticamente consumata dal tran tran della vita che ha perso del tutto  il senso di sè: una casa vuota di cose è quella di Dora, ma piena di parole, di intenzioni, di intuizioni, di bilanci, di prospettive  dirette verso un muro simbolico rivolto allo stesso pubblico che assiste, e che si intrecciano ad una temporanea  presa d’atto: Dora seguirà l’amica in Grecia, lascerà Giovanni, almeno momentaneamente, per il periodo concesso di una vacanza di due settimane. Pur sapendo per tutti noi che intendiamo illuderci alla ricongiunzione di una coppia, che Dora ha fatto un cammino senza ritorno, e Giovanni ha perso definitivamente il treno”.</p>
<p><strong>Il prossimo appuntamento</strong> &#8211; La stagione di prosa 2014/2015 proseguirà sabato 31 gennaio alle ore 18 presso il Teatro Morlacchi di Perugia con “Il Giardino dei Ciliegi” di Anton Cechov. Per condizioni su biglietti, abbonamenti e altre informazioni è possibile rivolgersi al’Ufficio Cultura del Comune di Gualdo Tadino (075 9150247/8) all’Info Point (075 915026) o visitare il sito www.teatrostabile.umbria.it..</p>
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