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	<title>Perugia Online &#187; Sunia Cgil</title>
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		<title>Case popolari: sindacati degli inquilini sul piede di guerra</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jun 2017 14:14:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> &#8220;Le modifiche alla legge sull’edilizia pubblica residenziale in Umbria non solo non daranno le case agli umbri, ma al contrario gliele toglieranno”. I sindacati degli inquilini dell’Umbria, Sunia Cgil, Sicet Cisl, Uniat Uil e Unione Inquilini, sono sul piede di guerra. Il dito è puntato contro le nuove norme introdotte con voto all’unanimità dal consiglio regionale dell’Umbria (su proposta della Lega Nord) che, secondo le organizzazioni degli inquilini, creeranno &#8220;enormi difficoltà ed ingiustizie” agli assegnatari degli alloggi.</p>
<div>“Hanno voluto fare tutto da soli, scavalcando completamente noi addetti ai lavori &#8211; hanno denunciato stamattina, 8 giugno, nel corso di una conferenza stampa, i rappresentanti delle 4 sigle &#8211; noi che siamo gli unici a conoscere veramente le esigenze dei cittadini e dei lavoratori, avendo ogni giorno le file ai nostri sportelli&#8221;. Un problema di metodo, dunque, ma anche di merito. “Il pressapochismo con cui è stata modificata la legge è incredibile &#8211; hanno aggiunto Sunia, Sicet, Uniat e Unione Inquilini &#8211; come nel caso dell’introduzione del limite di 10mila euro di proprietà mobiliare che determinerà l’esclusione di chiunque possieda una qualsiasi automobile, anche un’utilitaria, magari indispensabile per recarsi al lavoro”.</div>
<div></div>
<div>Da una prima verifica effettuata in un edificio di Perugia i sindacati hanno rilevato che questo nuovo requisito comporterebbe la decadenza di 89 inquilini su 112, peraltro “tutti italiani”, &#8220;a dimostrazione del fatto &#8211; hanno detto i sindacalisti &#8211; che lo slogan prima gli umbri è pura facciata”. E non si dica che l’obiettivo è quello “sacrosanto” di colpire i furbi, hanno aggiunto. “Noi siamo i primi a volere cacciare chi occupa una casa popolare senza averne davvero diritto, ma in questo modo non si colpiscono i furbi, si colpiscono tutti. Si diano invece ai Comuni gli strumenti per intervenire, strumenti che al momento non hanno”.</div>
<div></div>
<div>Ma ci sono anche altre novità introdotte nella legge che i sindacati bocciano fermamente, come il requisito dei 5 anni di lavoro continuativi, “una follia nel bel mezzo di una crisi occupazionale senza precedenti, con l’esplosione della precarietà e delle forme di lavoro più instabili come i voucher”. E anche dove il legislatore ha cercato di riparare a errori precedenti, secondo le organizzazioni degli inquilini, “la toppa è peggio del buco”. É il caso del requisito della residenza da almeno 5 anni che nella precedente normativa era stato incluso tra i “disagi”, sollevando naturalmente dubbi e contrarietà che hanno portato anche a ricorsi legali (vinti dalle organizzazioni sindacali).</div>
<div></div>
<div>“Ebbene, per risolvere il problema ora si è pensato di trasformare il disagio in semplice ‘criterio’, ma questo &#8211; sostengono Sunia, Sicet, Uniat e Unione Inquilini &#8211; pone seri dubbi di costituzionalità perché apre la strada all’introduzione di qualsiasi possibile discriminazione. Chi ci dice &#8211; è stato l’esempio fatto dai sindacati &#8211; che domani non verrà introdotto un criterio per cui se hai gli occhi azzurri avrai più punti di chi li ha marroni?”. Insomma, di criticità ce ne sono parecchie e i sindacati promettono battaglia: “Chiediamo l’immediata convocazione di un tavolo in Regione per riparare agli errori grossolani che sono stati fatti e ripristinare un metodo democratico &#8211; hanno concluso i rappresentanti di Sunia, Sicet, Uniat e Unione Inquilini &#8211; altrimenti non resteremo a guardare, siamo pronti a passare all’azione”.</div>
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		<title>Case popolari, per la Sunia Cgil il bando regionale è &#8220;un pasticcio&#8221;: &#8220;Centinaia di famiglie rischiano di restare escluse&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2016 13:21:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Moltissime persone rischiano di restare escluse dal nuovo bando regionale per l’assegnazione delle case popolari in Umbria. E questo a causa della “superficialità” con la quale il bando è stato scritto, “senza alcun confronto preventivo” con il sindacato degli inquilini, che aveva da tempo lanciato l’allarme. È una situazione molto grave e preoccupante quella descritta questa mattina da Rossano Iannoni e Cristina Piastrelli, rispettivamente segretario regionale e provinciale di Perugia del Sunia Cgil, il sindacato degli inquilini, che in una conferenza stampa hanno evidenziato le criticità presenti nel nuovo bando regionale per le case popolari.</p>
<p align="JUSTIFY">In primo luogo, hanno spiegato i due segretari, c’è un problema legato alla composizione del nucleo familiare. È venuto meno, infatti, il diritto, previsto però dalla legge regionale in vigore, di distaccarsi dal nucleo familiare originario, ad esempio per coppie o singoli con figli che vivono con i propri genitori e vogliono trasferirsi. Tutte queste persone, che nel bando precedente rappresentavano circa il 35% delle domande complessive, non potranno di fatto più partecipare. “Un problema grave, che abbiamo segnalato già nel gennaio 2015, quando entrò in vigore il nuovo Isee – hanno sottolineato Iannoni e Piastrelli – ma la Regione non ha voluto ascoltarci e ora le conseguenze saranno molto pesanti per centinaia di famiglie”.</p>
<p align="JUSTIFY">Oltre a questo, il bando regionale contiene un altro “errore marchiano” secondo il Sunia Cgil. “Non è possibile – hanno sottolineato i rappresentanti del sindacato inquilini &#8211; prevedere che condizioni legate all’età dei figli o alla durata del matrimonio dei richiedenti debbano permanere ‘al momento dell’assegnazione e in costanza di rapporto’. È come chiedere alle persone di fermare lo scorrere del tempo”. Iannoni e Piastrelli hanno portato l’esempio della “sezione 6” del bando, dove si richiede che il nucleo familiare alla data di pubblicazione sia formato da una coppia coniugata o convivente da non più di due anni e con uno o più figli minori a carico. “Ma dal momento della pubblicazione del bando a quello dell’assegnazione possono passare anche due anni – hanno spiegato Iannoni e Piastrelli – con l’automatica conseguenza della perdita del punteggio acquisito e quindi, in molti casi, del diritto all’alloggio”.</p>
<p align="JUSTIFY">Infine, anche alcuni Comuni importanti hanno contribuito, secondo il sindacato inquilini, a peggiorare ulteriormente il quadro, aggiungendo “evidenti elementi di criticità”. È il caso del Comune di Perugia che nel “Modello per condizioni di disagio aggiuntive” che va ad integrare il bando regionale inserisce come condizione “di disagio” che dà diritto a ben tre punti, la residenza nel Comune di Perugia da almeno 15 anni. “Non si capisce – è il commento del Sunia – come un lungo periodo di residenza possa rappresentare un disagio. Si tratta piuttosto di un escamotage per escludere in maniera arbitraria molti immigrati”. A fronte di questo “pasticcio”, che potrebbe dare luogo anche a una serie di ricorsi in sede giudiziaria, il Sunia Cgil chiede l’immediata apertura di un confronto per cercare soluzioni tampone che possano limitare i danni e garantire l’accesso alla casa a chi ne ha veramente diritto.</p>
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