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	<title>Perugia Online &#187; Tributi</title>
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		<title>Tributi locali e tasse in debito, la proposta di Bori (Pd)</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2015 16:31:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[baratto amministrativo]]></category>
		<category><![CDATA[debito]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
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		<category><![CDATA[Tommaso Bori]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>Il consigliere PD Tommaso Bori ha presentato questa mattina (24 luglio) un ordine del giorno sulla riduzione o l&#8217;esenzione dai tributi locali e per il pagamento delle tasse in debito tramite interventi per la riqualificazione del territorio (introduzione del &#8220;Baratto Amministrativo&#8221; in applicazione dell&#8217;art. 24 della Legge n.164 dell&#8217;11 novembre 2014, cosiddetto Decreto Sblocca Italia). In particolare, Bori intende impegnare l&#8217;amministrazione a dare attuazione al suddetto Art. 24 che prevede il Baratto Amministrativo e a prevedere che esso possa essere applicato alle famiglie in difficoltà, ai cittadini disoccupati e alle persone con ISEE inferiore al minimo reddituale, con tributi comunali non pagati fino iscritti a ruolo e non ancora regolarizzati, affinché possano svolgere attività di pulizia delle aree a verde, di manutenzione o interventi di decoro urbano a fronte del pagamento dei tributi.</p>
<p>Questo il testo integrale dell&#8217;Odg:<br />
PREMESSO CHE:<br />
&#8211; La crisi economica di questi ultimi anni ha colpito sia la popolazione, con le famiglie sempre più in difficoltà, sia il Comune di Perugia, con la scelta di tagliare molti dei servizi alle persone e alla città. Ad oggi gli interventi di riqualificazione del territorio, di pulizia, di manutenzione, di cura delle aree verdi, delle piazze o delle strade, di decoro urbano, di recupero e il riuso di aree e beni immobili sono pressoché inesistenti o ridotti al minimo.<br />
&#8211; Allo stesso tempo la tassazione a carico della popolazione è aumenta e ha raggiunto il massimo consentito per legge, tanto da non permettere ad alcuni cittadini di poter sostenere le spese necessarie a pagare i tributi comunali.<br />
VALUTATO CHE:<br />
&#8211; L&#8217;art. 24 della Legge n. 164 dell&#8217;11 novembre 2014 &#8220;Misure urgenti per l&#8217;apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l&#8217;emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle cattività produttive&#8221; (c.d. Decreto Sblocca Italia) stabilisce che &#8220;I comuni possono definire con apposita delibera i criteri e le condizioni per la realizzazione di interventi su progetti presentati da cittadini singoli o associati, purché individuati in relazione al territorio da riqualificare. Gli interventi possono riguardare la pulizia, la manutenzione, l&#8217;abbellimento di aree verdi, piazze, strade ovvero interventi di decoro urbano, di recupero e riuso, con finalità di interesse generale, di aree e beni immobili inutilizzati, e in genere la valorizzazione di una limitata zona del territorio urbano o extraurbano. In relazione alla tipologia dei predetti interventi, i comuni possono deliberare riduzioni o esenzioni di tributi inerenti al tipo di attività posta in essere. L&#8217;esenzione è concessa per un periodo limitato e definito, per specifici tributi e per attività individuate dai comuni, in ragione dell&#8217;esercizio sussidiario dell&#8217;attività posta in essere. Tali riduzioni sono concesse prioritariamente a comunità di cittadini costituite in forme associative stabili e giuridicamente riconosciute.&#8221;;<br />
&#8211; I Comuni che vogliono usufruire della norma devono solo definire, attraverso una delibera, i criteri e le condizioni per la riqualificazione del territorio;<br />
&#8211; La sharing economy, le forme complementari di credito commerciale e lo scambio di beni, servizi e lavoro rispondono a un momento di difficoltà economica che colpisce privati cittadini e amministrazioni pubbliche, ma rappresentano un modello collaborativo che anche in periodi di crescita economica apre a nuove opportunità di mercato e di progresso commerciale.<br />
EVIDENZIATO CHE:<br />
&#8211; Tale previsione normativa offre la possibilità di ridurre o esentare dai tributi comunali i cittadini incapaci di pagare a fronte di interventi per la riqualificazione del territorio eseguiti singolarmente o insieme. I lavori possono consistere, ad esempio, in attività di volontariato, di pulizia, manutenzione, cura di aree verdi, piazze o strade, ma anche in decoro urbano, recupero e riuso di aree e beni immobili inutilizzati o valorizzazione di una di zona del territorio.<br />
CONSIDERATO CHE:<br />
&#8211; I vantaggi del c.d. &#8220;baratto amministrativo&#8221; sono molteplici, sia per le amministrazioni comunali che per i cittadini in difficoltà. I principali sono i risparmi su lavori e manutenzioni per l&#8217;ente, la possibilità di pagare i tributi anche nei momenti di seria difficoltà economica per il cittadino. Infatti:<br />
a) I Comuni possono usufruire di lavori di manutenzione e di valorizzazione del territorio che, per mancanza di risorse dovute ai tagli dei finanziamenti, sarebbero impossibili da effettuare;<br />
b) I cittadini ottengono sgravi o esenzioni fiscali dai tributi locali dovuti;<br />
IMPEGNA L&#8217;AMMINISTRAZIONE COMUNALE:<br />
&#8211; A dare attuazione all&#8217;art. 24 recante le &#8220;Misure di agevolazione della partecipazione delle comunità locali in materia di tutela e valorizzazione del territorio&#8221; della Legge n.164 dell&#8217;11 novembre 2014 &#8220;Misure urgenti per l&#8217;apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l&#8217;emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle cattività produttive&#8221; (c.d. Decreto Sblocca Italia) che prevede il c.d. &#8220;Baratto Amministrativo&#8221;;<br />
&#8211; A stabilire che questa misura venga prevista e applicata alle famiglie in difficoltà, ai cittadini disoccupati e alle persone ISEE inferiore al minimo reddituale con tributi comunali non pagati fino iscritti a ruolo e non ancora regolarizzati di svolgere attività di pulizia delle aree a verde, di manutenzione o interventi di decoro urbano a fronte del pagamento dei tributi.</p>
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		<title>Paradossi fiscali: regioni più ricche, tributi più bassi</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jul 2014 12:29:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Centro]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Ici]]></category>
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		<category><![CDATA[Pressione fiscale]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> La <a href="http://www.svimez.info/index.php?lang=it">Svimez,</a> l&#8217;associazione per lo sviluppo dell&#8217;industria nel Mezzogiorno, ha pubblicato i dati del suo ultimo studio sul fisco. Emerge che i territori più ricchi riducono i tributi, mentre i più poveri li aumentano. Ne consegue che la presenza di un Nord tributariamente regressivo e di un Sud progressivo accresce le diseguaglianze del Paese e, in assenza di trasferimenti perequativi, non aiuta a spezzare il circolo vizioso che da sempre frena lo sviluppo delle aree più povere&#8221;.</p>
<p><strong>Lo studio.</strong> I territori più ricchi riducono i tributi, mentre i più poveri li aumentano. Nel 2012, ad esempio, a fronte di un reddito di 29.477 euro pro capite, in media ogni cittadino del Veneto ha versato al proprio comune di residenza 532 euro, contro gli oltre 550 di un campano, che però ha un reddito di oltre 13 mila euro più basso. Nello stesso anno, ogni cittadino pugliese ha versato al proprio comune di residenza 3 euro in più, vale a dire 535 euro e 50 centesimi, a fronte di un reddito pari a 17.246 euro e 50 centesimi.  Un cittadino campano, con un reddito ancora più basso del pugliese, pari a 16.462 euro e 50 centesimi, ha sborsato oltre 550 euro. In altri termini, pur guadagnando in media 13mila euro in meno di un cittadino veneto, il cittadino campano ha versato nelle casse comunali 18 euro di più. Inoltre, dal 2007 al 2012 l&#8217;Ici/Imu al Nord è crollata del 39%, mentre al Sud è scesa soltanto dell&#8217;1,1%. Al crescere del Pil, per ogni 1.000 euro pro capite in più, il prelievo nei Comuni del Nord si riduce di 28 euro e 30 centesimi, mentre al Sud aumenta di 15 euro e 50 centesimi. Nello studio viene, inoltre, dimostrato come nel 2012, al crescere del Pil per ogni 1.000 euro pro capite in più, nei Comuni del Nord il prelievo si riduce di 28 euro e 30 centesimi, mentre al Sud aumenta di 15 euro e 50 centesimi. È proprio grazie a una maggiore ricchezza diffusa che, al Nord, si possono abbassare le aliquote e ridurre così la pressione fiscale. Sono i territori più ricchi, quindi, a poter ridurre i tributi.</p>
<p><strong>La pressione fiscale cresce di più al sud</strong>. Nel 2007 ogni cittadino settentrionale ha versato in media al Comune di residenza 435 euro, diventati nel 2012 180 in più, dunque 615. Ogni cittadino del Mezzogiorno pagava, invece, al Comune 302 euro e 50 centesimi nel 2007; nel 2012, cinque anni dopo, ha sborsato 537 euro e 80 centesimi, vale a dire 235 euro in più.</p>
<p><strong>Nel periodo 2007-2012</strong> la pressione fiscale locale è cresciuta in entrambe le ripartizioni, ma di più al Sud: al Nord è passata dall&#8217;1,36% del 2007 al 2,1% del 2012, con un aumento del 30%, mentre al Sud è volata del 44%, passando da 1,77% a 3,02%. L&#8217;andamento della pressione fiscale presenta, però, forti differenze regionali. In assoluto, nel 2012 la pressione fiscale più alta spetta ai Comuni liguri e campani, con un valore pari al 3,3%, seguiti dai pugliesi (3,1%), calabresi (3%), lucani (2,9%), abruzzesi (2,7%).</p>
<p><strong>In Umbria la</strong> <strong>pressione fiscale è del 2,6%, </strong>insieme a Lazio e Molise, mentre<strong>  </strong>Toscana e Piemonte che registrano una pressione fiscale del 2,3%.I Comuni più virtuosi si trovano in Lombardia e Veneto, con una pressione fiscale ferma all&#8217;1,8%. A livello di cassa, i Comuni più esosi restano quelli liguri: nel 2007ogni ligure ha versato in media quasi 600 euro annue al proprio Comune di residenza, aumentate a quasi 900 nel 2012, seguiti da Emilia Romagna (481 euro), Lazio (450), Toscana (447) e Piemonte.</p>
<p><strong>Ici/Imu crolla del 39% al nord, contro -1,1% al sud. </strong>Le entrate tributarie comunali inoltre si sono essenzialmente concentrate dell&#8217;addizionale Irpef, Ici/Imu e Tarsu, la tassa sui rifiuti. Ma nel periodo in questione, il Nord ha saputo differenziare orientando il gettito su fonti diverse: se nel 2007 questi tre tributi coprivano al Nord il 99,7% delle entrate totali e al Sud il 90%, cinque anni dopo, nel 2012, il loro peso è sceso rispettivamente al 72%, mentre al Sud è addirittura aumentato al 91%. Inoltre, nel periodo in questione, nelle due ripartizioni, sia l&#8217;Irpef che la Tarsu sono aumentate all&#8217;incirca nella stessa misura, mentre al Nord e solo al Nord l&#8217;Ici/Imu è crollata. Se ogni cittadino settentrionale nel 2007 ha versato in media 35,6 euro di Irpef al proprio Comune, saliti a 65,4 euro nel 2012 (+83%), e quasi 70 euro di Tarsu, diventati 86,5 euro nel 2012 (+23%), i benefici si sono fatti comunque sentire sul fronte immobiliare: i 343 euro che ogni cittadino del Nord versava in media nelle casse comunali sono scesi cinque anni dopo a 209 (-39%). Al Sud, invece, l&#8217;Irpef del 2007, pari a 24,6 euro pro capite, è salita a quasi 45 euro nel 2012, con un aumento dell&#8217;82%, i 91,5 euro della Tarsu sono diventati cinque anni dopo 117, con un incremento del 28%, ma i possessori di immobili hanno risparmiato poco: i 159 euro pro capite del 2007 sono diventati 157,3 nel 2012, con una flessione minima dell&#8217;1,1%.</p>
<p><strong>Serve perequazione. </strong>In base all&#8217;articolo 53 della Costituzione, ricorda la Svimez, il sistema tributario è unitario, anche se articolato territorialmente, e si basa sui criteri della capacità contributiva e della progressività. In realtà, si legge nello studio, che in presenza di una spaccatura del Paese, tra un Nord regressivo e un Sud progressivo, <strong>a parità di ricchezza, i cittadini meridionali pagano di più ma usufruiscono di servizi ben peggiori non in linea con i tributi versati.</strong> In altre parole, in Italia i ricchi non sono tutti uguali: in relazione ai tributi comunali, al Sud pagano di più, al Nord di meno.</p>
<p><strong>Lo studio termina segnalando che tale fenomeno</strong> &#8220;contribuisce ad accrescere le diseguaglianze del Paese e non aiuta a spezzare il circolo vizioso che da sempre frena lo sviluppo delle aree più povere. Il problema potrebbe essere risolto, si legge nello studio, attraverso trasferimenti perequativi. La forza degli orientamenti politici, in realtà trasversali attraverso i partiti, in un sistema in cui ampiamente e a ogni riguardo prevalgono di abbienti è, tuttavia, tale che i trasferimenti siano considerati un disvalore&#8221;.</p>
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