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	<title>Perugia Online &#187; unioncamere</title>
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		<title>Sharing economy al femminile: rischi e opportunità dell’economia collaborativa</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2015 15:02:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elena Tiracorrendo]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> “Leadership umbra al femminile” di Unioncamere Umbria. La sharing economy: rischio o opportunità? Su questo tema si sono confrontate le imprenditrici intervenute il 16 ottobre a Perugia-Sala Brugnoli di Palazzo Cesaroni per il IX meeting “Leadership umbra al femminile” promosso da Unioncamere Umbria, Coordinamento regionale dei Comitati per la promozione dell’imprenditoria femminile.  La sharing economy ed è un modello economico emergente basato sul riuso e sulla condivisione delle risorse ma soprattutto sull’eticità dei rapporti tra persone. Assume diverse forme, che spesso prevedono lo scambio senza intermediazione di denaro, come nel caso di abbigliamento e case per le vacanze. Oppure la condivisione di risorse, come nel “Bla Bla Car”, una piattaforma informatica che consente l’incontro tra viaggiatori che, avendo una meta comune, utilizzano lo stesso mezzo di trasporto privato, dividendo le spese. Ma si parla anche dei GAS-Gruppi di Acquisto Solidale, gruppi di famiglie che acquistano beni alimentari e di varia natura direttamente dai produttori. Forme di consumo alle quali molti imprenditori cominciano a guardare con sospetto, temendo ripercussioni sul proprio business. Come si è arrivati alla sharing economy? Almeno due gli elementi che hanno contribuito alla sua affermazione, evidenziati da Luca Ferrucci, ordinario di economia e gestione delle imprese dell’Università di Perugia: la trasformazione tecnologica, che ha facilitato la comunicazione diretta tra molti a distanza, e la crisi economica, che ha costretto ad una maggiore sobrietà nei consumi. A questo si aggiunge &#8211; secondo Fabio Santini, docente di economia aziendale &#8211; la grande quantità di laureati che si affacciano al mondo del lavoro per i quali la sharing economy offre la possibilità di fare esperienza e sviluppare competenze. Le regole giuridiche attuali – afferma Francesco Vitelli, docente di diritto dell’economia – non sono in grado di regolamentare questa nuova forme di economia, che diventa perciò una sfida per il legislatore: la realtà si evolve con una rapidità tale che legislatori e giuristi non riescono a stare al passo. Dopo gli interventi in programma, le imprenditrici hanno dato vita a vivaci laboratori dai quali sono emerse posizioni condivise. Innanzi tutto una sostanziale apertura nei confronti della sharing economy, vista più come un’opportunità che come una minaccia. In effetti, i valori alla base – eticità, condivisione, riuso – sono tipicamente femminili ed appartengono alla tradizione più autentica dei nostri borghi, dove da sempre le donne  hanno collaborato, soprattutto nella gestione dei figli. In un certo senso la sharing economy è femminile. Se timori ci sono riguardano il rischio di un eccesso di regolamentazione, o peggio di una regolamentazione fatta senza comprendere a fondo il fenomeno, volendo imbrigliare troppo queste forme spontanee di relazioni economiche tra persone. L’evento è stato preceduto dai saluti istituzionali di Giorgio Mencaroni, Presidente Unioncamere Umbria, Maria Zappelli Cardarelli, Presidente del Coordinamento regionale per la promozione dell’imprenditoria femminile e Donatella Porzi, Presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Umbria.</p>
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		<title>Unioncamere, ripresa dell&#8217;economia umbra</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jan 2015 10:22:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Nel buio della crisi arrivano segnali di vitalità per l’economia umbra. Soprattutto sul fronte delle esportazioni, a partire dall’aumento degli ordinativi in vista del 2015. Vanno molto meglio le esportazioni nel settore dell’Agricoltura che, in termini di incidenza % sul totale nazionale, sono quasi raddoppiate negli ultimi tre anni (dall’1,3% al 2,4%) e dove la ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Nel buio della crisi arrivano segnali di vitalità per l’economia umbra. Soprattutto sul fronte delle esportazioni, a partire dall’aumento degli ordinativi in vista del 2015. Vanno molto meglio le esportazioni nel settore dell’Agricoltura che, in termini di incidenza % sul totale nazionale, sono quasi raddoppiate negli ultimi tre anni (dall’1,3% al 2,4%) e dove la quota di mercato della piccola Umbria nell’Italia centrale pesa ormai quasi per il 20 per cento (19,4%) a fronte di regioni a forte vocazione agricola come la Toscana, il Lazio e le Marche.<br />
<strong>Dati servizi di Informazione e Comunicazione &#8211;</strong> Colpisce, in particolare, il dato che riguarda i Servizi di Informazione e Comunicazione nel quale la quota delle esportazioni è triplicata rispetto al dato italiano e dove rispetto alle altre regioni dell’Italia centrale, l’Umbria è passata dall’1,6% del 2007 all’11,4% del 2013. Un balzo significativo, anche se i volumi complessivi sono ancora modesti. Il settore comprende un ambito molto ampio di attività, dall’editoria elettronica alle edizioni di software, dalla produzione cinematografica a quella televisiva, fino alla elaborazione dati, all’hosting e ai portali web.<br />
I dati arrivano dall’analisi dell’Osservatorio economico di Unioncamere Umbria sui caratteri e le dinamiche delle importazioni e delle esportazioni dal 2008 al 2014. Numeri importanti quindi, proprio perché misurano la risposta del tessuto imprenditoriale umbro negli anni della grave crisi economica che coinvolge tutto il Paese.<br />
<strong>Dati Import-Export &#8211;</strong> Molto interessanti i dati sulle sulle attività di import/export delle imprese umbre verso i paesi extra-UE, desunti da elaborazioni statistiche dell’Agenzia delle Dogane e dal Registro Imprese delle Camere di Commercio.I numeri consentono di ricavare informazioni basilari per effettuare analisi di mercato. Dove esportano, Unione Europea a parte, le aziende dell’Umbria? I primi 10 paesi extra UE che in base al numero delle imprese sono i principali destinatari delle merci regionali risultano nell’ordine: Stati Uniti; Svizzera; Giappone; Russia; Cina; Canada; Hong Kong; Australia; Corea e Emirati Arabi Uniti. Salta agli occhi il dato relativo alla Svizzera che si posiziona al secondo posto, subito dietro agli Stati Uniti. Sono oltre 300 le imprese umbre che hanno effettuato operazioni di export verso il paese elvetico. Una possibile spiegazione del fenomeno si può desumere dall’esame dello stato di nascita dei manager che lavorano nelle sedi d’impresa o unità locali: ben 685 sono di nazionalità svizzera. Il 20% delle persone di nazionalità svizzera opera nelle attività commerciali, il 16% nelle costruzioni, il 13% nel manifatturiero, il 9,5% nei servizi di alloggio e ristorazione e il 9,3% in agricoltura. Sono 1.176 le imprese umbre che nel primo trimestre del 2014 hanno effettuato attività di export verso i paesi extra-europei. Le operazioni praticate sono state 28.153. La metà delle imprese esportatrici opera nel settore manifatturiero.<br />
Proprio il Manifatturiero è il settore in cui si registra la quota più elevata di operazioni di esportazione: 81%.<br />
Il 12,3% delle imprese che esportano viene dal Commercio, che totalizza il 26% delle operazioni di esportazioni. Più distanziato il settore agricolo, con 108 imprese, pari al 9,2% del totale, e con una quota del 2,4% delle operazioni.<br />
Seguono, con quote nettamente più basse gli altri settori di attività.<br />
Spicca l’elevato numero di operazioni (685) fatto registrare dalla sezione delle attività professionali a fronte di sole 21 imprese attive in questo settore.<br />
Il 60% delle imprese esportatrici umbre per i paesi extracomunitari è costituito da società di capitale, il 18,5% da società di persone, il 20% da ditte individuali ed il rimanente 2% dalle cooperative e da altre forme giuridiche.<br />
Per quanto riguarda il numero delle operazioni di export, oltre il 92% è stato effettuato dalle società di capitale, il 3,9% dalle società di persone, il 3,4% da imprese individuali e lo 0,4% dalle cooperative e altre forme. Nei primi sei mesi del 2014 le esportazioni dell’Umbria verso i Paesi extra- Ue, sono diminuite in valore del 3,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente a fronte di un incremento medio nazionale del1’1,1% e di una più modesta crescita dell’Italia centrale dello 0,5%. La contrazione è molto più contenuta rispetto al 2013 quando il calo era stato del -5,7%. Una dinamica contrapposta ha invece caratterizzato l’andamento delle importazioni che fanno segnare un aumento del 2,3% rispetto al primo semestre 2013, in controtendenza rispetto alle dinamiche regressive registrate per l’Italia (-2,0%) e per le altre regioni del centro della penisola nel loro complesso (-1,0%).<br />
Secondo l’Istat, i paesi in cui l’Umbria ha esportato il numero maggiore di merci nei primi 6 mesi del 2014, sono stati nell’ordine: Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Belgio. A seguire, Spagna, Paesi Bassi, Svizzera, Cina e Austria.<br />
Nello stesso periodo (gennaio &#8211; giugno 2014) i principali paesi per ordine di importanza nell’interscambio commerciale dell’Umbria sono stati: Germania, Francia, Stati Uniti, Spagna e Paesi Bassi. La classifica delle importazioni, nello stesso periodo, vede in testa la Germania, seguita da Spagna, Paesi Bassi, Francia, Cina, Belgio, Brasile, Grecia, Regno Unito e Stati Uniti.</p>
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		<title>Indagine Unioncamere, l&#8217;Umbria fatica ad uscire dalla crisi</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Sep 2014 08:53:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Si riacutizza la crisi dell&#8217;economia umbra. La regione fatica più di altre aree del Paese ad uscire dalla fase recessiva. Lo dicono i numeri dell&#8217;ultima indagine congiunturale di Unioncamere Umbria sulle imprese manifatturiere e commerciali, relativa al secondo trimestre 2014. Sono i dati ufficiali più recenti a disposizione. In generale, vanno meglio le aziende più ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>  Si riacutizza la crisi dell&#8217;economia umbra. La regione fatica più di altre aree del Paese ad uscire dalla fase recessiva. Lo dicono i numeri dell&#8217;ultima indagine congiunturale di Unioncamere Umbria sulle imprese manifatturiere e commerciali, relativa al secondo trimestre 2014. Sono i dati ufficiali più recenti a disposizione.<br />
In generale, vanno meglio le aziende più grandi e strutturate. Le piccole e piccolissime imprese sono ancora immerse nella durissima crisi.<br />
Qualche luce arriva dai mercati esteri dove il segno positivo è comune in tutte le attività economiche anche se il rallentamento, rispetto alle performances dei mesi precedenti, appare evidente.<br />
Sulle cifre negative pesano le incertezze del polo ternano dell&#8217;acciaio che di certo condizionano le statistiche generali. Ma la battuta d&#8217;arresto appare comunque brusca, dopo una lunga sequenza di trimestri i cui risultati sembravano presagire un’imminente uscita dal periodo più difficile.<br />
Giorgio Mencaroni, presidente di Unioncamere Umbria avverte: &#8220;Di fronte a una situazione così grave occorre una risposta comune ed eccezionale di tutte le istituzioni politiche ed economiche. E&#8217; urgente far ripartire un ciclo positivo di investimenti pubblici e privati. A partire dal settore dell&#8217;edilizia che può ridare forza a tante piccole e piccolissime imprese del nostro territorio. Le banche devono aiutare di più le aziende. Dal governo centrale ci aspettiamo che vengano liberate risorse finanziarie vitali per le imprese. E che si punti con decisione ad una vera semplificazione burocratica&#8221;.</p>
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		<title>L&#8217;olio e l&#8217;artigianato artistico umbri alla conquista del web</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Sep 2014 13:29:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Diffondere la cultura dell’innovazione digitale e accrescere la consapevolezza dei vantaggi derivanti da un utilizzo più avanzato del web per il Made in Italy. Valorizzare lo scambio di competenze tra le piccole imprese e i giovani nella transizione al digitale per valorizzare anche all’estero le eccellenze produttive italiane a partire dall’agroalimentare e dall’artigianato. Questi gli ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>Diffondere la cultura dell’innovazione digitale e accrescere la consapevolezza dei vantaggi derivanti da un utilizzo più avanzato del web per il Made in Italy. Valorizzare lo scambio di competenze tra le piccole imprese e i giovani nella transizione al digitale per valorizzare anche all’estero le eccellenze produttive italiane a partire dall’agroalimentare e dall’artigianato. Questi gli obiettivi del progetto “Made in Italy: Eccellenze in digitale”, promosso da Google in collaborazione con Unioncamere.<br />
Il compito di supportare le imprese nel percorso di digitalizzazione è stato affidato a 107 giovani, formati da Google e Unioncamere, che per 6 mesi saranno ospitati in 52 Camere di Commercio in tutta Italia. Affiancati da un tutor dedicato all’interno della Camera di Commercio, i giovani digitalizzatori svolgeranno attività di sensibilizzazione e supporto alle imprese del territorio per aiutarle a creare o sviluppare la propria presenza online, sfruttando così le opportunità offerte da Internet per far conoscere in tutto il mondo le eccellenze del Made in Italy. L’iniziativa si inserisce all’interno della campagna e-Skills for jobs della Commissione Europea e ha il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico.<br />
Due i giovani selezionati nel territorio della Camera di Commercio di Perugia: Admir Daca, 27 anni, laureato magistrale in Economia e Management aziendale presso l’Università di Perugia, con due stage nelle Camere di Commercio di Sofia e Lussemburgo e Silvia Colangeli, 27 anni anche Lei, residente a Perugia, laureata magistrale in Scienze Politiche, con un master in giornalismo all’Ifg di Urbino e diverse esperienze all’estero.<br />
Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio di Perugia ha voluto sottolineare come “il format lanciato da Google, rappresenti “una straordinaria occasione per conoscere, studiare e diffondere la cultura della qualità e, al tempo stesso, contribuire a far sì che le imprese, in particolare le piccole e medie, siano in grado di cogliere i benefici economici derivanti da internet”.<br />
Admir Daca e Silvia Colangeli fin da ora si occuperanno di analizzare il livello di digitalizzazione delle aziende di due fra i più importanti distretti produttivi della realtà umbra: l’olio e l’artigianato artistico. Una volta raccolte le manifestazioni di interesse, passeranno poi a individuare e selezionare le imprese beneficiarie del progetto, implementando e condividendo con esse un programma di lavoro per la loro digitalizzazione.<br />
La Camera di Commercio di Perugia ospiterà per sei mesi Admir Daca e Silvia Colangeli, con la supervisione camerale del dott. Fabrizio Fratini. I due borsisti, terminato il percorso di formazione a cura di Unioncamere, seguiranno nella loro crescita digitale le aziende di due fra i più importanti settori dell’economia tradizionale umbra.<br />
L’olio, eccellenza produttiva della regione, e l’artigianato artistico: dalle ceramiche di Deruta, Gubbio e Gualdo Tadino alla produzione tessile e cartaria, dalle lavorazioni in legno a quelle in ferro battuto, senza trascurare gioielli, vetro e altri materiali.<br />
La Camera di Commercio perugina si è distinta anche lo scorso anno per l’attenzione dedicata al processo di digitalizzazione delle imprese: nel 2013 è stata infatti fra le 20 partecipanti al progetto-pilota “Distretti sul Web”, grazie al quale sono state potenziate on-line le aziende produttrici del cashmere.<br />
Grazie a Internet, infatti, aziende di ogni settore e dimensione possono far conoscere i propri prodotti, anche di nicchia, oltre i confini nazionali raggiungendo nuovi mercati e nuovi clienti in tutto il mondo. Recenti studi dimostrano che, al crescere del livello di maturità digitale, aumenta la percentuale di imprese che fanno export. Maturità digitale ed export hanno un impatto diretto sul fatturato delle imprese: fino al 39% del fatturato da export delle imprese di medie dimensioni che sono attive online è realizzato grazie a Internet.<br />
Sebbene tra il 2012 e il 2013 le ricerche globali su Google legate al made in Italy siano aumentate del 12%, esiste ancora un forte gap tra le nostre produzioni di qualità e loro presenza online. Anche perché solo una quota minima delle nostre imprese sfrutta tutte le potenzialità di Internet per accrescere il proprio fatturato. Tra le Pmi manifatturiere, la stragrande maggioranza delle quali ha un proprio sito web ma solo il 16% fa attività di e-commerce. E’ dunque evidente quali siano le opportunità che si aprono per le eccellenze italiane.</p>
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