sabato, 13 aprile 2024 Ultimo aggiornamento il 9 aprile 2024 alle ore 14:37

Afghanistan, guerra e droga: il nuovo libro di Enrico Piovesana

Il reporter presenta alla Feltrinelli il suo viaggio-inchiesta nel paese asiatico come inviato di Emergency, descrivendo le ragioni del nuovo boom dell'eroina, il calvario di una nazione e le responsabilità occidentali

 
Afghanistan, guerra e droga: il nuovo libro di Enrico Piovesana
Perugia.  Afghanistan 2001-2016. La nuova guerra dell’oppio è il titolo di un interessante libro di approfondimento del giornalista Enrico Piovesana, che ha lavorato per anni nel paese asiatico come inviato di Peace Reporter, testata appartenente all’Ong Emergency. Il volumetto, edito da Arianna Editrice e in vendita al prezzo di € 8,90, è stato presentato nel pomeriggio di ieri (sabato 7 maggio) dall’autore insieme a Moreno Pasquinelli, presso la libreria Feltrinelli.

Un paragone storico Come si evince dal titolo, il libro parla del traffico di droga in una delle zone più problematiche dell’intero pianeta. Come spiega Pasquinelli, il titolo stesso vuole fare un parallelismo con le due guerre verificatesi in Cina intorno a metà Ottocento, quando una coalizione di potenze occidentali impose all’imperatore il libero commercio – in particolare riferito all’oppio proveniente dai domini britannici – con effetti devastanti per la popolazione cinese.

Il paese dell’oppio L’analisi di Piovesana, ricca di dati e di interviste a personaggi influenti – oltre che di descrizione dell’ambiente in cui si è trovato ad operare – è di una drammaticità sconcertante: l’Afghanistan, oltre ad essere sconvolto da un’interminabile guerra civile tra filogovernativi e talebani, fornisce da solo 6.400 tonnellate di oppio, l’88% della produzione mondiale (dati UNODC 2014). E dire che nel 2001, prima cioè dell’intervento della NATO la produzione era crollata ad appena 185 tonnellate e il paese – nelle mani dei talebani guidati dal mullah Omar – era pacificato, sia pur sotto una dura legge coranica.

Governo e narcotraffico – Ma come è stato possibile tutto questo? L’autore parla dei danni compiuti dalla campagna congiunta ONU/USAID che ha inondato a lungo le città di derrate alimentari gratuite, costringendo i contadini delle campagne a coltivare oppio per poter sopravvivere. Ma non è tutto: per poter trasformare l’oppio in eroina servono delle centrali di raffinazione, costruite di recente, le quali sono per la quasi totalità nelle mani di personaggi molto influenti, vicini al governo o addirittura appartenenti al governo stesso (si parla di capi di province, ministri, generali dell’esercito, addirittura del fratello – nel frattempo assassinato – dell’ex-presidente Karzai), i quali si servono di polizia e militari per i propri traffici.

La NATO è complice – In un contesto del genere, si capisce come il contrasto di questo tipo di attività sia praticamente inesistente; si aggiunga che a tale proposito le forze di occupazione spesso chiudono più di un occhio, quando non si rendano apertamente complici: “Negli anni ho ricevuto dalle agenzie governative diversi rapporti riservati che contenevano accuse pesanti nei confronti di alcune società di contractors (mercenari, ndr) riguardo al loro coinvolgimento nel contrabbando di droga” dice nel libro Antonio Maria Costa, ex-capo dell’UNODC (l’agenzia antidroga dell’ONU). Ma i sospetti aleggiano anche sugli eserciti regolari (diversi sono i casi di soldati NATO diventati tossicodipendenti una volta rientrati in patria).

Cui prodest? – In tutto ciò, chi è ad avvantaggiarsi? Proprio Costa dichiarò in un intervista del 2009 al settimanale austriaco Profil: “Nella seconda metà del 2008, la liquidità è stata ancora una volta il più grande problema del sistema bancario. I prestiti interbancari sono stati finanziati con i soldi originanti dal commercio di droga: ci sono stati segnali che alcune banche sono state salvate in questo modo”. Più recentemente anche l’ISIS si è aggiunto al business: tra le rotte più gettonate dei carichi di droga vi è infatti quella che passa per i territori sotto il controllo del califfato via Iran (un rapporto dell’UNODC del 2015 stima in circa un miliardo di dollari l’anno i ricavi che giungono allo Stato Islamico per mezzo di tale fonte), proseguendo per la Turchia e raggiungendo infine l’Europa.

Le vittime dell’eroina – Nel frattempo, negli ultimi quindici anni nel mondo i consumatori di eroina stimati sono aumentati del 40% (da 9 a 13 milioni), mentre quelli registrati sono aumentati del 50% (da 700 mila a 1,3 milioni); le vittime sono invece circa 100 mila l’anno. I mercati maggiori sono rappresentati da Europa, Russia, Cina e dagli stessi Stati Uniti, che nello stesso periodo hanno visto aumentare del 286% i decessi per overdose. Ma la situazione più drammatica è proprio in Afghanistan, dove nel 2015 l’uso di oppioidi – un tempo limitato a una funzione medicinale in dosi molto blande – riguarda 1,5 milioni di persone (il 5% della popolazione complessiva, l’8,5% di quella adulta, sempre secondo i dati forniti dall’UNODC).

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