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	<title>Perugia Online &#187; Arte, Cultura e spettacolo</title>
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		<title>Spoleto ospita la prima edizione del Premio &#8220;Le Onde del Destino – Eccellenze Umbre&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 08:40:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Annunci]]></category>
		<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sarà la splendida cornice delle Sale del XVII secolo di Palazzo Mauri, a Spoleto, ad accogliere il prossimo 25 luglio 2026 la prima edizione del Premio &#8220;Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre&#8221;, un&#8217;iniziativa culturale nata da un&#8217;idea della giornalista e scrittrice Ilaria Solazzo, che ne cura la direzione artistica. A condurre la ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/spoleto-ospita-la-prima-edizione-del-premio-le-onde-del-destino-eccellenze-umbre/">Spoleto ospita la prima edizione del Premio &#8220;Le Onde del Destino – Eccellenze Umbre&#8221;</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[Sarà la splendida cornice delle Sale del XVII secolo di Palazzo Mauri, a Spoleto, ad accogliere il prossimo 25 luglio 2026 la prima edizione del Premio &#8220;Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre&#8221;, un&#8217;iniziativa culturale nata da un&#8217;idea della giornalista e scrittrice Ilaria Solazzo,<img class="alignleft size-large wp-image-45247" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-12-at-21.16.12-700x467.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-07-12 at 21.16.12" width="618" height="412" /> che ne cura la direzione artistica. A condurre la serata sarà il noto presentatore Massimo Zamponi.<img class="alignleft size-large wp-image-45246" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-12-at-21.16.12-1-334x700.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-07-12 at 21.16.12 (1)" width="334" height="700" /></p>
<p>Il Premio nasce con l&#8217;obiettivo di valorizzare donne e uomini che, attraverso il proprio talento, il proprio impegno e i propri valori umani e professionali, contribuiscono in maniera significativa alla crescita culturale, sociale ed economica dell&#8217;Umbria.</p>
<p>Pur essendo pugliese, Ilaria Solazzo ha sviluppato negli anni un profondo legame con questa regione, considerata una terra ricca di storia, spiritualità e straordinario patrimonio umano. Un rapporto autentico, alimentato da riferimenti culturali e spirituali universali, come la figura di San Francesco, e da relazioni personali che hanno consolidato un forte senso di appartenenza e vicinanza al territorio umbro.</p>
<p>Il titolo &#8220;Le Onde del Destino&#8221; racchiude la filosofia dell&#8217;iniziativa: ogni gesto, ogni scelta e ogni azione sono capaci di generare effetti destinati a propagarsi nel tempo, ispirando cambiamento e creando nuove opportunità. Il destino viene così interpretato non come un percorso già scritto, ma come il risultato del coraggio, della responsabilità e delle decisioni che ciascuno compie nel proprio cammino.</p>
<p>Il Premio vuole inoltre promuovere l&#8217;Umbria come terra d&#8217;eccellenza, capace di coniugare tradizione e innovazione, identità e visione del futuro. I premiati diventano così autentici ambasciatori di questi valori, contribuendo a rafforzare l&#8217;immagine e il prestigio della regione anche oltre i confini nazionali.</p>
<p>Il progetto è stato ideato in collaborazione con la Dott.ssa Eleonora Benedetti e il Cav. Roberta Testaguzza, dando vita a un&#8217;iniziativa condivisa <img class="alignleft size-large wp-image-45248" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-12-at-21.16.13-700x467.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-07-12 at 21.16.13" width="618" height="412" />che unisce competenze, sensibilità e valori in un percorso culturale destinato a crescere nel tempo.</p>
<p>Nel corso della serata saranno premiati esponenti di spicco e volti noti del panorama nazionale e internazionale, personalità che si sono distinte nei rispettivi ambiti professionali e che rappresentano esempi concreti di eccellenza, dedizione e capacità di incidere positivamente nella società.</p>
<p>La prima edizione si preannuncia come un appuntamento di grande prestigio, destinato a diventare un punto di riferimento nel panorama culturale italiano, celebrando il valore delle persone e il ruolo dell&#8217;Umbria come terra di talento, innovazione e umanità.</p>
<p>&#8220;Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre&#8221; non rappresenta soltanto un riconoscimento, ma un tributo al merito autentico, alla resilienza e alla capacità di lasciare un segno positivo nella comunità. Un messaggio che invita a credere che ogni persona possa diventare un&#8217;onda di cambiamento, contribuendo alla costruzione di un futuro migliore.</p>
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		<title>Mika incanta piazza Duomo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 06:41:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Emma Mochetti Nella sera di martedì 30 giugno, incorniciato dal Duomo di Spoleto e accompagnato da un’incredibile orchestra, Mika ha tenuto il suo spettacolo sinfonico. Uno spettacolo che ripercorre i passi della sua vita, grazie anche ai momenti in cui Mika stesso ha spiegato il significato delle melodie e delle canzoni che hanno allietato questa ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Valnerina. </span> di <strong>Emma Mochetti</strong></p>
<p>Nella sera di martedì 30 giugno, incorniciato dal Duomo di Spoleto e accompagnato da un’incredibile orchestra, Mika ha tenuto il suo spettacolo sinfonico. Uno spettacolo che ripercorre i passi della sua vita, grazie anche ai momenti in cui Mika stesso ha spiegato il significato delle melodie e delle canzoni che hanno allietato questa serata. Un ritorno a quelle che sono le sue radici, e che sono il simbolo di questa 69esima edizione del Festival Dei Due Mondi.</p>
<h2 class="wp-block-heading">La personalità che contraddistingue</h2>
<p>La personalità del cantante ha riempito l’intera piazza del Duomo, un alternarsi di momenti gioiosi e ironici, spezzando la serietà e invitando il pubblico al divertimento, alla partecipazione attiva allo spettacolo. Con tanto di distribuzione di cuori di carta, verdi, bianchi e rossi, sfoggiati dal pubblico in occasione della canzone “The Origin of Love”, dipingendo tra le sedute del pubblico la bandiera Italiana, ritornando a quelle radici di cui tanto in questa edizione si parla. Il suo carisma da performer è venuto fuori durante tutto lo spettacolo, intrattenendo il pubblico e creando una sintonia palpabile, coinvolgendo anche i passanti del Giro della Rocca, che numerosi si sono fermati ad ascoltare la sua inconfondibile voce.</p>
<h2 class="wp-block-heading">L’attenzione al dettaglio</h2>
<p>Un’orchestra, e un corpo di canto che sono riusciti a fondersi perfettamente con il cantante, un direttore d’orchestra attento al minimo dettaglio, accorto che ogni cosa andasse al proprio posto. Con qualche momento affettivo e giocoso con il cantante, che hanno fatto ridere e divertire la platea, che ha tenuto alta la sua attenzione per quasi due ore di spettacolo. Una riuscita incredibile quella del concerto di Mika, artista internazionale, studente di conservatorio, studioso di musica classica, approdato direttamente al Festival, per regalarci questo momento di gioia, spensieratezza e serenità</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Eleonora Benedetti entra nel tema di Segnalazioni letterarie</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 06:43:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>(A cura di Ilaria Solazzo) La famiglia di Segnalazioni Letterarie continua a crescere e ad arricchirsi di nuove professionalità, confermando la propria vocazione alla promozione della cultura e della letteratura contemporanea. Tra le novità più significative di questa stagione spicca l&#8217;ingresso di Eleonora Benedetti, apprezzata autrice di origini umbre, che entrerà a far parte del ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[(A cura di Ilaria Solazzo)</p>
<p>La famiglia di Segnalazioni Letterarie continua a crescere e ad arricchirsi di nuove professionalità, confermando la propria vocazione alla promozione della cultura e della letteratura contemporanea. Tra le novità più significative di questa stagione spicca l&#8217;ingresso di Eleonora Benedetti, apprezzata autrice di origini umbre, che entrerà a far parte del team dedicato alla conduzione delle dirette con scrittori, editori e protagonisti del panorama editoriale italiano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una presenza femminile di grande spessore culturale che porterà nuova energia e nuove prospettive all&#8217;interno del progetto. Grazie alla sua esperienza nel mondo della scrittura e alla profonda conoscenza dell&#8217;universo letterario, Eleonora Benedetti rappresenta un valore aggiunto per Segnalazioni Letterarie, realtà da sempre impegnata nel creare occasioni di incontro e dialogo tra autori e lettori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Autrice stimata e sensibile interprete della narrativa contemporanea, Benedetti si distingue per la capacità di affrontare temi profondi con eleganza e competenza. La sua partecipazione alle dirette offrirà al pubblico contenuti di qualità, interviste coinvolgenti e momenti di confronto autentico con gli ospiti del mondo editoriale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;arrivo di Eleonora Benedetti segna dunque un importante passo avanti per Segnalazioni Letterarie, che continua a investire nella valorizzazione delle eccellenze culturali italiane. La sua cultura, il suo entusiasmo e la sua professionalità porteranno una vera e propria ventata di aria nuova, contribuendo a rendere le future dirette ancora più interessanti, dinamiche e ricche di contenuti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un nuovo capitolo si apre quindi per Segnalazioni Letterarie, con la certezza che l&#8217;ingresso di Eleonora Benedetti saprà conquistare l&#8217;apprezzamento del pubblico e rafforzare ulteriormente il legame tra il mondo dei libri e i suoi appassionati lettori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Eleonora Benedetti racconta la sua nuova avventura con Segnalazioni Letterarie: &#8220;I LIBRI SONO PONTI TRA LE PERSONE&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Eleonora, il suo ingresso nel team di Segnalazioni Letterarie ha suscitato grande interesse e curiosità. Che cosa rappresenta per lei questa nuova avventura?</p>
<p>Rappresenta innanzitutto una bellissima opportunità di crescita umana e culturale. Ho sempre creduto nel valore della condivisione e del dialogo, e poter entrare in contatto con autori, editori e lettori attraverso le dirette di :Segnalazioni Letterarie&#8217; è per me motivo di entusiasmo. È una sfida che accolgo con grande emozione e senso di responsabilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cosa l&#8217;ha spinta ad accettare questa inattesa proposta?</p>
<p>L&#8217;amore per i libri e per tutto ciò che ruota attorno al mondo della cultura. Quando mi è stata proposta questa collaborazione ho percepito immediatamente la passione autentica che anima il progetto. &#8216;Segnalazioni Letterarie&#8217; non è soltanto una vetrina per gli autori, ma un luogo d&#8217;incontro dove le idee possono circolare liberamente e dove ogni storia trova il suo spazio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lei è prima di tutto una scrittrice. Come cambia il suo punto di vista passando dall&#8217;altra parte dell&#8217;intervista?</p>
<p>È una prospettiva molto interessante. Da autrice conosco le emozioni che si provano quando si presenta un libro o si racconta il proprio percorso creativo. Questo mi aiuterà a mettere gli ospiti a proprio agio ed a costruire conversazioni sincere. Vorrei che ogni intervista fosse un viaggio alla scoperta non solo dell&#8217;opera, ma anche della persona che l&#8217;ha scritta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quanto conta la lettura nella sua vita quotidiana?</p>
<p>Tantissimo. La lettura è una compagna fedele, una finestra aperta sul mondo. Leggere significa imparare, riflettere, emozionarsi e persino mettersi in discussione. Non immagino una vita senza libri. Sono stati presenti nei momenti più importanti del mio percorso personale e professionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vi è un genere letterario che ama particolarmente?</p>
<p>In realtà amo spaziare. Mi piace la narrativa contemporanea, ma anche la poesia, la saggistica, i classici e la letteratura storica. Credo che ogni genere abbia qualcosa da insegnare. La cultura non dovrebbe avere confini rigidi: è proprio nella diversità degli stili e delle voci che troviamo la sua ricchezza più autentica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qual è, secondo lei, il ruolo della cultura nella società di oggi?</p>
<p>La cultura è uno strumento fondamentale per comprendere il presente e costruire il futuro. In un mondo che corre velocemente, i libri ci invitano a fermarci, a riflettere e ad approfondire. La cultura crea consapevolezza, favorisce il dialogo e ci rende cittadini più liberi e più attenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cosa possono aspettarsi gli spettatori dalle sue dirette?</p>
<p>Mi piacerebbe offrire incontri autentici, curiosi e mai scontati. Vorrei che ogni ospite potesse raccontarsi senza filtri, condividendo non solo il proprio lavoro, ma anche le passioni, le difficoltà e le ispirazioni che lo hanno accompagnato. Il pubblico avrà un ruolo centrale, perché il confronto è la vera anima della cultura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se lei dovesse descrivere questa nuova esperienza con una sola parola, quale sceglierebbe?</p>
<p>&#8220;Condivisione&#8221;. Perché i libri acquistano ancora più valore quando diventano occasione di incontro tra persone, idee ed emozioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un messaggio finale ai lettori e a chi seguirà le sue dirette?</p>
<p>Invito tutti a lasciarsi sorprendere dai libri. Dietro ogni copertina si nasconde un universo da esplorare. Vi aspetto nelle dirette di Segnalazioni Letterarie per vivere insieme nuove storie, nuove emozioni e nuovi percorsi culturali. Perché la letteratura, quando viene condivisa, diventa una delle forme più belle di dialogo tra esseri umani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft size-large wp-image-45217" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260616-WA0015-700x700.jpg" alt="IMG-20260616-WA0015" width="618" height="618" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E alla fine dell’intervista, Eleonora sorride come chi sa che le parole, quando trovano la giusta voce, non finiscono mai davvero. Restano sospese, come polvere di luce tra le pagine di un libro appena chiuso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Perché i libri non si leggono soltanto: si attraversano, si respirano, a volte ci cambiano direzione senza chiedere permesso. E forse è proprio questo il senso più profondo di questa nuova avventura — non raccontare storie, ma farle accadere tra le persone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Segnalazioni Letterarie si prepara così a una nuova stagione di incontri, ma soprattutto di incontri umani. E in questo viaggio, la voce di Eleonora Benedetti sarà come una finestra aperta: da cui entra aria nuova, sì… ma anche quel tipo di luce che, una volta vista, si fa fatica a dimenticare.</p>
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		<title>Gemini, storia di una coscienza</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 13:28:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>(A cura di Ilaria Solazzo) Disponibile dal 28 febbraio 2026 per Pathos Edizioni il nuovo romanzo della Collana OROFINO. Un&#8217;opera ispirata a una storia vera che accompagna il lettore in un intenso viaggio tra coscienza, destino e responsabilità individuale. Attraverso la vicenda di Angelo, uomo segnato da un&#8217;esistenza complessa e da continue sfide interiori, l&#8217;autrice ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/gemini-storia-di-una-coscienza/">Gemini, storia di una coscienza</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[ (A cura di Ilaria Solazzo)</p>
<p>Disponibile dal 28 febbraio 2026 per Pathos Edizioni il nuovo romanzo della Collana OROFINO. Un&#8217;opera ispirata a una storia vera che accompagna il lettore in un intenso viaggio tra coscienza, destino e responsabilità individuale.</p>
<p>Attraverso la vicenda di Angelo, uomo segnato da un&#8217;esistenza complessa e da continue sfide interiori, l&#8217;autrice esplora la sottile linea che separa luce e ombra, invitando a riflettere sulle scelte che determinano non solo il nostro futuro, ma anche quello delle generazioni che verranno.</p>
<p>Ispirato a una storia vera, il romanzo conduce il lettore in un percorso di introspezione che supera la semplice narrazione per trasformarsi in una riflessione profonda sulla natura delle scelte, sul peso delle esperienze e sulla costruzione dell&#8217;identità personale. Al centro della vicenda c&#8217;è Angelo, un uomo apparentemente comune, la cui esistenza viene segnata fin dalla nascita da difficoltà, eventi imprevedibili e incontri determinanti.</p>
<p>Nel corso della sua vita, Angelo si trova ad affrontare una complessa ricerca di sé stesso, attraversando le molteplici sfumature dell&#8217;animo umano. Le circostanze lo porteranno a incarnare, alternativamente, il ruolo del giusto e quello del colpevole, dimostrando come il confine tra virtù e fragilità sia spesso più sottile di quanto si possa immaginare.</p>
<p>Con uno stile narrativo diretto e profondamente introspettivo, Claudia Giuliani pone interrogativi destinati a coinvolgere ogni lettore: siamo davvero padroni del nostro destino? Quanto incidono le esperienze sulla formazione del nostro carattere? E soprattutto, fino a che punto possiamo governare le pulsioni che convivono dentro di noi?</p>
<p>Il messaggio che emerge dalle pagine di Gemini è tanto semplice quanto potente: il bene e il male non sono realtà distanti, ma componenti inseparabili della natura umana. La vera sfida consiste nel trovare quell&#8217;equilibrio capace di tenere insieme le nostre contraddizioni e orientarle verso una crescita autentica.</p>
<p>Particolarmente significativa è la riflessione che attraversa l&#8217;intera opera:</p>
<p>&#8220;Siamo gli artefici non solo del nostro destino ma anche di quelli che verranno. Questa è l&#8217;eternità, Angelo: il nostro, anche minimo contributo, segna il destino del mondo.&#8221;</p>
<p>Una frase che sintetizza il cuore del romanzo e la visione dell&#8217;autrice, da sempre attenta a raccontare le storie di quelli che definisce &#8220;eroi quotidiani&#8221;, persone comuni chiamate a confrontarsi con le sfide della vita e con le responsabilità delle proprie scelte.</p>
<p>Nata a Collazzone, in provincia di Perugia, il 12 novembre 1966, Claudia Giuliani coltiva la passione per la scrittura fin dall&#8217;adolescenza. Nel corso della sua carriera ha ottenuto importanti riconoscimenti letterari, tra cui il primo premio al Concorso Letterario di Viareggio con La casa paterna, il Premio Città di Latina con Domina e il Premio Speciale della Giuria Antica Pyrgos per il suo contributo alla valorizzazione della letteratura di genere.</p>
<p>Con 236 pagine, Gemini – Dialoghi tra luci e ombre è disponibile in libreria, nei principali store online e sul sito ufficiale di Pathos Edizioni. Un romanzo che invita a guardarsi dentro e a riconoscere, senza timore, quella complessa dualità che rende ogni essere umano unico e irripetibile.</p>
<p><strong>Scheda del volume</strong></p>
<p>Titolo: Gemini – Dialoghi tra luci e ombre</p>
<p>Autrice: Claudia Giuliani</p>
<p>Editore: Pathos Edizioni</p>
<p>Collana: OROFINO</p>
<p>Pubblicazione: 28 febbraio 2026</p>
<p>Pagine: 236</p>
<p>Prezzo: €16,00</p>
<p>ISBN: 979-1255232780</p>
<p><strong>Claudia Giuliani racconta Gemini – Dialoghi tra luci e ombre: &#8220;Dentro ognuno di noi convivono luce e ombra&#8221;</strong></p>
<p><strong>Claudia il tuo Gemini affronta il tema della dualità dell&#8217;animo umano. Da dove nasce l&#8217;esigenza di raccontare questa storia? </strong>Nasce dall&#8217;osservazione della vita reale. Ho sempre creduto che nessuno sia completamente buono o completamente cattivo. Ognuno di noi vive una continua trattativa interiore tra ciò che vorrebbe essere e ciò che le circostanze lo portano a diventare. Gemini è nato proprio dal desiderio di esplorare questo territorio complesso, fatto di fragilità, scelte e conseguenze.</p>
<p><strong>Il romanzo è ispirato a una storia vera. Quanto è stato emotivamente coinvolgente trasformare una vicenda reale in letteratura? </strong>Molto. Quando si lavora su esperienze realmente vissute si avverte una responsabilità particolare. Non volevo limitarmi a raccontare dei fatti, ma coglierne il significato più profondo. La scrittura mi ha permesso di andare oltre la cronaca degli eventi per indagare l&#8217;anima dei personaggi e le ragioni che si nascondono dietro ogni scelta.</p>
<p><strong>Angelo, il protagonista, si trova spesso sospeso tra bene e male. È un personaggio che rappresenta tutti noi? </strong>Assolutamente sì. Angelo è un uomo comune e proprio per questo universale. Le sue paure, i suoi errori, i suoi desideri e le sue contraddizioni appartengono a ciascuno di noi. Credo che il lettore possa riconoscersi in lui perché nessuno attraversa la vita senza dover affrontare conflitti interiori.</p>
<p><strong>Nel libro emerge una domanda centrale: siamo davvero liberi di scegliere chi diventare? </strong>È una delle questioni che più mi affascinano. Le nostre decisioni sono influenzate dall&#8217;educazione, dagli incontri, dalle ferite e dalle opportunità che incontriamo lungo il cammino. Tuttavia credo che esista sempre uno spazio di libertà personale. Piccolo, a volte difficile da individuare, ma fondamentale. È lì che si gioca la nostra vera responsabilità.</p>
<p><strong>Il titolo Gemini richiama immediatamente il concetto del doppio. Quale significato racchiude? </strong>Il titolo rappresenta le due anime che convivono dentro ogni essere umano. Non parlo soltanto di bene e male, ma anche di coraggio e paura, razionalità e istinto, forza e vulnerabilità. Gemini è il simbolo di una convivenza inevitabile tra opposti che, invece di annullarsi, definiscono la nostra identità.</p>
<p><strong>Nel romanzo non sembra esserci un giudizio definitivo sui personaggi. È una scelta voluta? </strong>Sì. La letteratura, secondo me, non deve emettere sentenze ma stimolare domande. Mi interessa comprendere le persone più che giudicarle. Dietro ogni comportamento esiste una storia che merita di essere ascoltata. Questo non significa giustificare tutto, ma cercare di capire la complessità dell&#8217;essere umano.</p>
<p><strong>C&#8217;è una frase del libro che considera il cuore dell&#8217;intera opera? </strong>Senza dubbio quella che recita: &#8220;Siamo gli artefici non solo del nostro destino ma anche di quelli che verranno.&#8221; In quelle parole c&#8217;è il senso della responsabilità individuale. Ogni nostra scelta produce effetti che vanno oltre noi stessi e spesso incidono sulla vita degli altri più di quanto immaginiamo.</p>
<p><strong>Lei definisce spesso i suoi protagonisti &#8220;eroi quotidiani&#8221;. Chi sono gli eroi di oggi? </strong>Sono le persone comuni che affrontano le sfide della vita con dignità e perseveranza. Non servono imprese straordinarie per essere eroi. A volte il vero coraggio consiste nel rialzarsi dopo una caduta, nel prendersi cura di qualcuno o nel continuare a credere nel bene nonostante le difficoltà.</p>
<p><strong>Dopo tanti premi e riconoscimenti letterari, cosa rappresenta oggi per lei la scrittura? </strong>La scrittura è prima di tutto uno strumento di conoscenza. Mi aiuta a comprendere il mondo e me stessa. I premi fanno piacere e sono motivo di gratitudine, ma la soddisfazione più grande resta quella di riuscire a emozionare un lettore o spingerlo a riflettere su qualcosa che prima non aveva considerato.</p>
<p><strong>Se dovesse rivolgere un invito a chi sta per aprire Gemini, cosa direbbe? </strong>Direi di affrontare la lettura senza cercare risposte immediate. Vorrei che ogni lettore si concedesse il tempo di ascoltare ciò che il romanzo può risvegliare dentro di sé. Gemini non parla soltanto di Angelo: parla di tutti noi. E forse, arrivati all&#8217;ultima pagina, la domanda più importante non sarà chi è il protagonista, ma chi siamo davvero noi.</p>
<p>&#8216;Le luci e le ombre non sono nemiche. Sono parti della stessa storia. La maturità non consiste nell&#8217;eliminare una delle due, ma nell&#8217;imparare a riconoscerle, comprenderle e trovare l&#8217;equilibrio che ci rende autenticamente umani &#8216;<br />
Claudia Giuliani</p>
<p><strong>Durante la scrittura di Gemini, si è identificata maggiormente con Angelo o con Lucifero? </strong>Con entrambi. Ed è proprio questo uno degli aspetti più importanti del romanzo. Mentre scrivevo, mi sono sentita a volte Angelo, con le sue fragilità, i suoi dubbi e la sua ricerca continua di un equilibrio. Altre volte mi sono sentita Lucifero, la voce che provoca, che mette in discussione le certezze, che rappresenta quella parte oscura che tutti possediamo. Credo che ogni essere umano abbia dentro di sé entrambe queste energie. La vera sfida è imparare a conoscerle senza lasciarsene dominare.</p>
<p><strong>Se dovesse racchiudere Gemini in una sola parola, quale sceglierebbe? </strong>Senza esitazione direi: emozione. Perché questo libro è nato da emozioni vere e desidera arrivare alle emozioni del lettore. C&#8217;è dolore, speranza, rabbia, amore, paura, coraggio. Tutto ciò che accade ai personaggi passa attraverso il filtro delle emozioni. È proprio lì che, secondo me, si nasconde la verità delle persone.</p>
<p><strong>Quanto c&#8217;è di reale nei personaggi e nelle vicende raccontate? </strong>Molto più di quanto si possa immaginare. I nomi, naturalmente, sono stati modificati e inventati per esigenze narrative e per rispetto della privacy delle persone coinvolte. Ma le storie, le dinamiche umane, le emozioni e molti degli eventi che hanno ispirato il romanzo sono autentici. Questo è uno degli elementi che rende Gemini particolarmente vicino alla vita reale.</p>
<p><strong>Ha mai avuto timore di raccontare una storia ispirata a fatti veri? </strong>Più che timore, ho sentito una forte responsabilità. Quando si scrive una storia che affonda le radici nella realtà bisogna trattarla con rispetto. Il mio obiettivo non era raccontare dei fatti in modo documentaristico, ma restituire la profondità umana che si nasconde dietro ogni esperienza vissuta.</p>
<p><strong>Quanto tempo ha richiesto la stesura di Gemini? </strong>Sorprendentemente poco. Dalla prima pagina fino alla parola &#8220;fine&#8221; sono trascorsi circa quattro mesi. È stato uno di quei libri che sembrano già esistere dentro di te e aspettano soltanto il momento giusto per essere scritti. Naturalmente c&#8217;è stato poi il lavoro di revisione, ma la fase creativa è stata intensa e molto veloce.</p>
<p><strong>Quattro mesi sono un tempo relativamente breve per un romanzo così articolato. Come lo spiega? </strong>Credo che la risposta sia nell&#8217;urgenza emotiva. Alcune storie chiedono tempo per maturare, altre invece premono per essere raccontate. Gemini appartiene alla seconda categoria. I personaggi vivevano già dentro di me e avevano una voce molto chiara. Mi sono limitata ad ascoltarli e a seguirli nel loro percorso.</p>
<p><strong>Lucifero nel romanzo è una presenza che incuriosisce molto il lettore. Che cosa rappresenta realmente? </strong>Non rappresenta soltanto il male, come si potrebbe pensare. È la voce del dubbio, della tentazione, della ribellione, ma anche della riflessione. È quella parte della nostra coscienza che ci costringe a guardare dove non vorremmo guardare. Senza Lucifero, Angelo non potrebbe comprendere davvero sé stesso. In fondo, spesso sono proprio le nostre ombre a insegnarci qualcosa sulla luce.</p>
<p><strong>Cosa vorrebbe che il lettore portasse con sé dopo aver chiuso l&#8217;ultima pagina? </strong>Vorrei che si portasse via una domanda e un&#8217;emozione. La domanda riguarda sé stesso: &#8220;Chi sono davvero?&#8221;. L&#8217;emozione, invece, è quella sensazione che nasce quando comprendiamo che nessuno è soltanto una cosa. Siamo tutti un intreccio di fragilità, forza, errori e possibilità. E forse è proprio questa complessità a renderci umani.</p>
<p><strong>Quanto è importante l&#8217;empatia nella sua scrittura? </strong>È fondamentale. Non potrei scrivere un personaggio senza entrare profondamente nelle sue emozioni. Per questo motivo mi sono sentita sia Angelo sia Lucifero. Uno scrittore non può limitarsi ad osservare i propri personaggi dall&#8217;esterno; deve viverli, comprenderli e, in qualche modo, amarli anche quando sbagliano.</p>
<p><strong>Se dovesse definire Gemini con una frase che ne riassuma l&#8217;essenza, quale sceglierebbe? </strong>Direi: &#8220;Un viaggio nelle profondità dell&#8217;animo umano, dove ogni luce genera un&#8217;ombra e ogni ombra può insegnarci a cercare la luce.&#8221; È questo il cuore del romanzo e il messaggio che ho voluto affidare ai miei lettori.</p>
<p>Claudia Giuliani: «Scrivendo Gemini mi sono sentita sia Angelo che Lucifero», C.G.</p>
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		<title>La luce nelle crepe: il nuovo libro di Paolo Benedetti</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 16:57:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>(A cura di Ilaria Solazzo) È un invito a guardare le proprie ferite senza distogliere lo sguardo, trasformandole in possibilità di luce, il nuovo libro di Paolo Benedetti, intitolato “È dalle crepe che entra la luce”. Un’opera che si muove tra narrazione e poesia, esplorando la complessità dell’esperienza umana attraverso un linguaggio intimo e diretto, ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[ (A cura di Ilaria Solazzo)</p>
<p>È un invito a guardare le proprie ferite senza distogliere lo sguardo, trasformandole in possibilità di luce, il nuovo libro di Paolo Benedetti, intitolato “È dalle crepe che entra la luce”. Un’opera che si muove tra narrazione e poesia, esplorando la complessità dell’esperienza umana attraverso un linguaggio intimo e diretto, capace di alternare delicatezza e crudezza emotiva.</p>
<p>Il volume, pubblicato da Bertoni Editore, è disponibile dal 13 marzo 2026 in tutte le librerie al prezzo di 18 euro. Composto da 164 pagine, il libro si presenta come un percorso letterario che unisce storie, poesie e riflessioni sul tema dell’imperfezione e della resilienza.</p>
<p>Fin dal titolo, l’opera suggerisce una chiave di lettura precisa: non esiste frattura che non possa diventare varco, non esiste dolore che non possa trasformarsi in conoscenza. Le “crepe” non sono qui sinonimo di rottura definitiva, ma di apertura, di passaggio, di possibilità.</p>
<p>All’interno del libro, l’autore costruisce un mosaico di testi brevi e intensi, in cui la fragilità umana viene raccontata senza filtri né idealizzazioni. Le ferite emotive, i silenzi che pesano e le cadute improvvise diventano materia narrativa e poetica. Tuttavia, accanto a questa dimensione più oscura, emerge costantemente una tensione verso la rinascita, verso la capacità di rialzarsi e di riconoscersi diversi, ma non meno autentici.</p>
<p>“È dalle crepe che entra la luce” si configura così come un’opera profondamente esistenziale, che parla al lettore nei momenti di crisi e disorientamento, quando tutto sembra perdere significato. È in questi spazi di vulnerabilità che il libro trova la sua forza, suggerendo che anche ciò che appare irrimediabilmente spezzato può diventare terreno fertile per una nuova consapevolezza.</p>
<p>La scrittura di Benedetti si distingue per un equilibrio tra essenzialità e intensità emotiva. Ogni testo sembra costruito per lasciare uno spazio di silenzio, un tempo di riflessione che il lettore è chiamato a colmare con la propria esperienza personale. Non si tratta di offrire risposte, ma di aprire domande.</p>
<p>Il filo conduttore dell’opera è chiaro: la bellezza non risiede nella perfezione, ma nella capacità di attraversare il dolore senza negarlo. Le “stelle”, citate simbolicamente nel percorso narrativo, non cancellano le crepe, ma convivono con esse, illuminandole.</p>
<p>In un panorama editoriale sempre più attento ai temi della crescita personale e dell’introspezione, il libro di Paolo Benedetti si inserisce come una proposta che unisce sensibilità poetica e riflessione esistenziale, rivolgendosi a chi cerca nella letteratura non solo intrattenimento, ma anche uno specchio in cui riconoscersi.</p>
<p>“Non si torna come prima. Ma si può diventare qualcosa di ancora più vero”: è in questa frase, che sintetizza lo spirito dell’opera, che si condensa l’essenza del libro. Un invito a non temere le proprie crepe, ma a riconoscerle come il luogo in cui, spesso, inizia la luce.</p>
<p><img class="alignleft size-large wp-image-45209" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-10-at-11.33.23-700x467.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-06-10 at 11.33.23" width="618" height="412" /></p>
<p><strong>Intervista a Paolo Benedetti:</strong><br />
“È dalle crepe che entra la luce”: tra fragilità, poesia e rinascita.</p>
<p><strong>Il titolo del suo libro è già una dichiarazione poetica. Da dove nasce “È dalle crepe che entra la luce”? </strong>Nasce da un crollo personale. Dopo aver pubblicato il mio esordio nel 2019, credevo di aver dato un ordine logico alla felicità. Poi la vita ha morso forte con la perdita dei miei genitori e ho toccato l&#8217;abisso. Lì ho scoperto l&#8217;arte del Kintsugi: la felicità vera non è l&#8217;assenza di ferite, ma la capacità di abitare le rovine. Le crepe non sono difetti, sono mappe da cui entra una luce nuova.</p>
<p><strong>Nel libro si intrecciano poesia e narrazione. Perché questa scelta ibrida? </strong>Perché io stesso sono un &#8220;uomo anfibio&#8221;, vivo su due frequenze. Di giorno mi occupo di Supply Chain e logistica: uso la logica per portare le cose dal punto A al punto B. Di notte sono uno scrittore che esplora i percorsi non lineari dell&#8217;animo umano. La prosa mi dà la struttura dell&#8217;azienda, la poesia l&#8217;empatia. Mi servivano entrambe per tradurre il disordine interiore in bellezza.</p>
<p><strong>Il tema della fragilità è centrale. È più un limite o una risorsa? </strong>È il motore stesso della vita. La logica lineare rifiuta l&#8217;errore, ma io ho imparato che la deviazione, &#8220;l&#8217;inciampo&#8221;, non è uno sbaglio: è una risorsa preziosa. Il vero fallimento è ostinarsi a voler apparire perfetti e incrollabili, rinunciando alla nostra vera essenza.</p>
<p><strong>Nel libro si parla spesso di “cadute” e “rinascite”. È un percorso autobiografico? </strong>Assolutamente sì. Questo libro non era un progetto, era una necessità per sopravvivere. Dentro ci sono mio padre Leonardo, mia madre Diva, le mie radici qui in Umbria. E poi le mie corse sotto i temporali, mia moglie Silvia, i nostri gatti. È il tentativo, molto sudato, di riordinare il caos intimo dopo una grande burrasca, partendo proprio dai frammenti rimasti.</p>
<p><strong>Che ruolo ha il silenzio nella sua scrittura? </strong>La mia &#8220;soft skill&#8221; segreta, anche nel business, è la capacità di ascolto. Il silenzio è esattamente questo: uno spazio di ascolto profondo. È il luogo in cui smettiamo di domandare, smettiamo di lottare contro il dolore e iniziamo ad accoglierlo. Come le pause in una melodia, è il silenzio a dare senso e ritmo a tutte le altre parole.</p>
<p><strong>Il libro è edito da Bertoni Editore. Come descriverebbe questa collaborazione? </strong>È un cammino condiviso e radicato nel nostro territorio. Bertoni ha creduto nel mio &#8220;Atto I&#8221; nel 2019 e ora ha accolto con grande sensibilità e rispetto questo &#8220;Atto II&#8221;. Mi hanno lasciato la totale libertà di abbandonare la saggistica per sperimentare un linguaggio nuovo, intimo, che è a tutti gli effetti un&#8217;architettura dell&#8217;anima.</p>
<p><strong>A chi si rivolge questo libro? </strong>Alle anime fuori ritmo. A chi si sente come un ingranaggio che non gira. A chi ha perso qualcuno o qualcosa e si aggrappa al &#8220;com&#8217;era&#8221; per paura del vuoto. È per chiunque voglia imparare a danzare sotto la pioggia, accettando che la vita non sta quasi mai in fila.</p>
<p><strong>Nel panorama attuale, spesso dominato dalla velocità, che valore ha un libro come il suo? </strong>Nel mio lavoro misuro timing ed efficienza, ma ho scoperto a mie spese che l&#8217;anima non si ottimizza. Questo libro è un elogio al tempo non lineare, all&#8217;improduttività e alla pazienza antica, come quella che serve per curare gli ulivi. Spero sia un pretesto per fermarsi, spezzare l&#8217;apnea quotidiana e tornare a respirare.</p>
<p><strong>Se dovesse riassumere il messaggio finale dell’opera in una sola frase? </strong>Si guarisce davvero solo scegliendo di essere chi si è, con tutte le proprie fratture, e non cercando disperatamente di ricomporsi come si era prima.</p>
<p><img class="alignleft size-large wp-image-45210" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-10-at-11.33.22-489x700.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-06-10 at 11.33.22" width="489" height="700" /></p>
<p>“È dalle crepe che entra la luce” non è soltanto un libro da leggere, ma un’esperienza da attraversare. È un invito a sostare dentro le proprie fragilità senza timore, a riconoscere nelle ferite non una fine, ma un passaggio possibile verso una nuova consapevolezza.</p>
<p>Nelle pagine di Paolo Benedetti si apre una sorta di finestra sulla vita: uno spazio intimo e sincero in cui il dolore non viene negato, ma trasformato in linguaggio, e la rinascita non è promessa astratta, ma possibilità concreta.</p>
<p>Il lettore viene accompagnato in un viaggio che non offre scorciatoie, ma sguardi autentici. Ogni pagina diventa un invito a riconoscersi, a fermarsi, a sentire. Ed è proprio in questo rallentare che il libro trova la sua forza più profonda.</p>
<p>Pubblicato da Bertoni Editore, il volume si rivolge a chi ha il coraggio di guardare oltre le apparenze e lasciarsi attraversare dalle parole, anche quando fanno vibrare corde fragili.</p>
<p>Leggerlo significa affacciarsi su una finestra diversa sulla vita: non quella ideale, perfetta e levigata, ma quella vera, imperfetta e luminosa proprio perché segnata dalle sue crepe. E forse è proprio lì, in quello spiraglio di luce, che ciascun lettore può ritrovare una parte di sé.</p>
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		<title>Al Barton Park risuonano le colonne sonore del cinema</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 07:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Sarà il Barton Park di Perugia ad ospitare, sabato 20 giugno a partire dalle ore 21, il concerto benefico “La Musica del Cinema”. Protagonista dell’iniziativa promossa dall&#8217;associazione musicale Ascesi sarà l’orchestra diretta Antonio Diotallevi composta da 40 elementi che, nell’occasione, condurrà il pubblico in un “viaggio coinvolgente dove le più belle colonne sonore di sempre, eseguite dal vivo, incontreranno le immagini iconiche del grande schermo”. A rendere magica l’atmosfera contribuiranno anche le voci soliste di Antonio Ballarano, Arianna Rossetti, Alessio Migliosi, Carla Pucci, Nico Cansella, Rossano Gabrielli, Silvia Pierucci e Valerio Marino. Ospiti della serata inoltre il Duo Lorenzo Bisogno/Federico Gili. I biglietti possono essere acquistati sul portale <a href="http://ticketitalia.it">ticketitalia.it</a> al prezzo di 16,5 e 21,50 euro ed il ricavato verrà devoluto all’ Associazione Umbra contro il Cancro. “Aiutateci ad aiutare chi è meno fortunato di noi”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il silenzio del campanello: Sara Brillante racconta il mistero nascosto dietro le porte di un condominio</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2026 07:41:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>(A cura di Ilaria Solazzo) C’è un luogo che tutti conoscono, ma che raramente viene osservato davvero: il condominio. Un universo fatto di porte chiuse, abitudini ripetitive, sguardi sfuggenti e silenzi che spesso nascondono molto più di quanto lascino intuire. È proprio da questo scenario quotidiano che prende forma “Una voce in condominio”, il nuovo ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/il-silenzio-del-campanello-sara-brillante-racconta-il-mistero-nascosto-dietro-le-porte-di-un-condominio/">Il silenzio del campanello: Sara Brillante racconta il mistero nascosto dietro le porte di un condominio</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[(A cura di Ilaria Solazzo)</p>
<p>C’è un luogo che tutti conoscono, ma che raramente viene osservato davvero: il condominio. Un universo fatto di porte chiuse, abitudini ripetitive, sguardi sfuggenti e silenzi che spesso nascondono molto più di quanto lascino intuire. È proprio da questo scenario quotidiano che prende forma “Una voce in condominio”, il nuovo romanzo di Sara Brillante, pubblicato il 9 aprile 2026 da ATILE Edizioni.</p>
<p>Un’opera di 140 pagine, proposta al prezzo di 12 euro, che mescola mystery urbano, introspezione psicologica e ironia sociale, trasformando la normalità in un territorio inquieto e sorprendente.</p>
<p><strong>Un condominio come specchio della società</strong></p>
<p>Nel romanzo, la protagonista Lucrezia arriva in un condominio apparentemente ordinario. Eppure, dietro quella facciata fatta di routine e convivenza civile, emergono tensioni sotterranee, comportamenti inspiegabili e segreti che lentamente incrinano ogni certezza.</p>
<p>Lucrezia è una donna fuori dagli schemi: osservatrice, intuitiva, capace di cogliere ciò che gli altri preferiscono ignorare. La sua forza non risiede nell’azione impulsiva, ma nella capacità di leggere i silenzi, interpretare gli atteggiamenti e riconoscere le crepe nascoste dietro la quotidianità.</p>
<p>Il dettaglio simbolico del “campanello che non suona” diventa così il cuore metaforico dell’intera narrazione: qualcosa non funziona, qualcosa si è inceppato nel fragile equilibrio umano che tiene insieme il condominio e, metaforicamente, la società stessa.</p>
<p><strong>Una scrittura che unisce mistero e umanità</strong></p>
<p>Sara Brillante costruisce una trama capace di alternare tensione narrativa e riflessione sociale, dando vita a un mystery elegante e mai urlato. L’autrice dimostra una notevole abilità nel trasformare piccoli episodi ordinari in elementi carichi di inquietudine, mantenendo sempre viva l’attenzione del lettore.</p>
<p>Non manca una vena ironica sottile ma incisiva, che alleggerisce alcuni passaggi senza mai spezzare il clima di suspense. Il risultato è una lettura coinvolgente, raffinata e profondamente contemporanea.</p>
<p><strong>Il consenso della critica</strong></p>
<p>L’opera ha già raccolto apprezzamenti significativi da parte di lettori e osservatori del panorama letterario.</p>
<p>La critica Patrizia Pera definisce “Una voce in condominio” “un mystery urbano di grande impatto”, sottolineando come il condominio smetta di essere un semplice sfondo per diventare “un microcosmo di tensioni sociali”. Particolarmente lodato è l’incipit del romanzo, dove “le porte chiuse contrapposte agli sguardi aperti” costruiscono immediatamente un’atmosfera di forte voyeurismo psicologico.</p>
<p>Anche Adele Santillo evidenzia la capacità dell’autrice di “scavare con finezza nelle crepe della quotidianità”, definendo il simbolo del “campanello muto” un vero “colpo di genio narrativo”.</p>
<p>Parole di apprezzamento arrivano inoltre da Alessandra Maltoni, che parla di “una straordinaria introspezione” e di una scrittura capace di trasformare “un microcosmo ordinario in un palcoscenico di tensioni straordinarie”.</p>
<p>Tra i commenti dei lettori emerge inoltre il giudizio di Alessio C., che descrive il libro come “piacevole e coinvolgente”, capace di raccontare dinamiche quotidiane “in modo originale e umano”.</p>
<p><strong>Tecnologia, Natale e relazioni umane</strong></p>
<p>Accanto all’anima mystery del romanzo, emerge anche un’altra dimensione narrativa: quella legata al Natale, alla tecnologia e alla necessità di recuperare autenticità nei rapporti umani.</p>
<p>Lucrezia, desiderosa di restituire al Natale il suo significato più genuino, prova infatti a riportare calore e magia all’interno del condominio, servendosi persino della tecnologia come alleata. Nasce così una moderna favola urbana, dove l’intelligenza artificiale — fredda e poco comunicativa — viene messa a confronto con il valore insostituibile delle tradizioni, dell’empatia e della condivisione.</p>
<p>In questa dinamica compare anche un moderno “Grinch”, simbolo di chi preferisce immobilità emotiva e distacco umano.</p>
<p>Il messaggio è chiaro: la tecnologia può rappresentare un prezioso supporto, ma soltanto se resta al servizio delle relazioni e non un loro sostituto.</p>
<p><strong>Il percorso letterario di Sara Brillante</strong></p>
<p>Originaria di Ivrea, in provincia di Torino, Sara Brillante ha intrapreso inizialmente un percorso professionale nel settore tecnologico, lavorando presso un concessionario Olivetti e successivamente come Trainer in una società gestionale nazionale.</p>
<p>Parallelamente, però, la scrittura è sempre rimasta una presenza costante nella sua vita. Nel 2020 ha pubblicato la biografia “Io, non mi abbandono”, aprendo al pubblico il suo universo personale e creativo. Da allora ha continuato a sperimentare diversi registri narrativi tra poesia, racconto e narrativa contemporanea, pubblicando anche “Vita.exe” e “Principessa d’inventi”.</p>
<p>Con “Una voce in condominio”, l’autrice sembra raggiungere una maturità narrativa ancora più definita, costruendo una storia che parla di mistero, solitudine, osservazione e coraggio civile.</p>
<p>Perché, come suggerisce il romanzo stesso, a volte basta una sola voce per rompere il silenzio.</p>
<p><strong>Intervista a Sara Brillante: “Dietro ogni porta chiusa si nasconde una storia”</strong></p>
<p>Con “Una voce in condominio”, Sara Brillante accompagna il lettore in un viaggio fatto di mistero, silenzi, ironia e relazioni umane. Un romanzo che trasforma la quotidianità di un condominio in uno specchio potente della società contemporanea. Abbiamo incontrato l’autrice per parlare del libro, della protagonista Lucrezia e del sottile confine tra tecnologia ed emozioni.</p>
<p><strong>Sara, da dove nasce l’idea di “Una voce in condominio”? </strong>&#8220;L’idea nasce dall’osservazione della vita quotidiana. I condomini sono luoghi straordinari: apparentemente anonimi, ma pieni di storie invisibili. Mi affascinava l’idea di raccontare ciò che succede dietro le porte chiuse, quei silenzi che spesso parlano più delle parole. Ho voluto trasformare la normalità in qualcosa di inquieto e profondo&#8221;.</p>
<p><strong>Il condominio nel romanzo sembra quasi diventare un personaggio. È così? </strong>&#8220;Assolutamente sì. Non è solo uno sfondo narrativo. Il condominio rappresenta una piccola società, con le sue paure, i giudizi, le fragilità e le ipocrisie. Ogni vicino diventa simbolo di qualcosa. Volevo che il lettore si sentisse parte di quel microcosmo, quasi spiando dalla finestra&#8221;.</p>
<p><strong>Lucrezia è una protagonista molto diversa dagli stereotipi classici. Come l’ha costruita? </strong>&#8220;Lucrezia è nata quasi spontaneamente. È una donna che osserva prima di parlare, che ascolta davvero gli altri. Oggi viviamo in un mondo velocissimo, dove tutti reagiscono immediatamente. Lei invece si prende il tempo di capire. Credo che la sua forza stia proprio nella sensibilità e nel coraggio di non voltarsi dall’altra parte&#8221;.</p>
<p><strong>Nel libro c’è un simbolo molto forte: il campanello che non suona. Che significato ha? </strong>&#8220;Quel campanello rappresenta tutto ciò che ignoriamo. È il segnale mancato, la comunicazione interrotta, l’emozione soffocata. A volte nella vita qualcosa smette di “suonare” dentro di noi o nei rapporti con gli altri, ma facciamo finta di niente. Nel romanzo diventa il simbolo di un equilibrio destinato inevitabilmente a rompersi&#8221;.</p>
<p><strong>Il mystery si intreccia spesso con ironia e riflessione sociale. Era una scelta precisa? </strong>&#8220;Sì, perché la vita stessa è così. Anche nei momenti più tesi esistono situazioni paradossali o ironiche. Mi piace raccontare storie che facciano riflettere senza diventare pesanti. L’ironia permette di entrare nelle emozioni in modo più autentico e umano&#8221;.</p>
<p><strong>Nel romanzo compare anche il tema della tecnologia e dell’intelligenza artificiale. Quanto è importante questo aspetto? </strong>&#8220;Molto. Ho lavorato per anni nel settore tecnologico e conosco bene sia le potenzialità sia i rischi di certi strumenti. Nel libro la tecnologia non è vista come un nemico, ma come qualcosa che deve restare al servizio dell’essere umano. Se perdiamo il contatto con le emozioni e le tradizioni, rischiamo di diventare più freddi anche nelle relazioni&#8221;.</p>
<p><strong>C’è anche un’atmosfera natalizia molto particolare. Perché ha scelto proprio il Natale? </strong>&#8220;Perché il Natale amplifica tutto: la solitudine, i ricordi, il bisogno di affetto, ma anche la speranza. Volevo raccontare il desiderio di recuperare autenticità in un mondo sempre più distratto. Lucrezia cerca proprio questo: riportare calore umano dove ormai esistono solo abitudini automatiche&#8221;.</p>
<p><strong>Quanto c’è di Sara Brillante dentro Lucrezia? </strong>&#8220;Sicuramente la capacità di osservare. Anch’io sono una persona che ascolta molto e che cerca di leggere ciò che si nasconde dietro le apparenze. Però Lucrezia possiede anche il coraggio di agire in momenti in cui molte persone preferirebbero restare in silenzio. Questo la rende speciale&#8221;.</p>
<p><strong>Lei arriva da un percorso professionale legato alla tecnologia. Quando ha capito che la scrittura sarebbe diventata parte fondamentale della sua vita? </strong>&#8220;La scrittura è sempre stata dentro di me, anche quando facevo altro. All’inizio era un rifugio personale, quasi segreto. Poi, con “Io, non mi abbandono”, ho sentito il bisogno di condividere emozioni ed esperienze. Da quel momento non ho più smesso. Scrivere significa dare voce a ciò che spesso non riusciamo a dire nella vita reale&#8221;.</p>
<p><strong>Che cosa spera lasci questo romanzo ai lettori? </strong>&#8220;Vorrei che lasciasse una domanda: quanto conosciamo davvero le persone che abbiamo accanto? E soprattutto, quanto siamo disposti ad ascoltare? Se il libro riuscirà a far riflettere anche solo una persona sull’importanza dell’empatia e del coraggio di comunicare, allora avrò raggiunto il mio obiettivo&#8221;.</p>
<p><strong>Ultima domanda: se dovesse descrivere “Una voce in condominio” con tre parole? </strong>&#8220;Silenzio. Coraggio. Verità&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-large wp-image-45170" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-21-at-09.17.03-700x525.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-05-21 at 09.17.03" width="618" height="464" /></p>
<p>Con “Una voce in condominio”, Sara Brillante firma un’opera intensa e contemporanea, capace di trasformare la quotidianità in un racconto carico di tensione emotiva, mistero e riflessione sociale. Attraverso la figura di Lucrezia, l’autrice invita il lettore a guardare oltre le apparenze, ad ascoltare i silenzi e a interrogarsi su quanto spesso, nelle relazioni umane, si scelga di ignorare ciò che appare scomodo o difficile da affrontare.</p>
<p><a href="https://www.youtube.com/live/gNQA71-G1Cg?is=tKtfHOuVtuEibUXU">https://www.youtube.com/live/gNQA71-G1Cg?is=tKtfHOuVtuEibUXU</a></p>
<p>Il condominio diventa così metafora perfetta della società moderna: vicina fisicamente, ma distante emotivamente. E quel campanello che non suona assume il valore simbolico di tutte le comunicazioni interrotte, delle emozioni soffocate e delle verità taciute.</p>
<p>Con una scrittura elegante, ironica e coinvolgente, Sara Brillante conferma la sua capacità di intrecciare introspezione, attualità e narrativa di qualità, regalando ai lettori un romanzo che non si limita a intrattenere, ma lascia una traccia profonda.</p>
<p>Perché, in fondo, ogni porta chiusa custodisce una storia. E a volte basta davvero una sola voce per rompere il silenzio.</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/il-silenzio-del-campanello-sara-brillante-racconta-il-mistero-nascosto-dietro-le-porte-di-un-condominio/">Il silenzio del campanello: Sara Brillante racconta il mistero nascosto dietro le porte di un condominio</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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		<title>Dentro lo schermo, fuori dal buio: il nuovo romanzo di Ornella Spagnulo che racconta la solitudine contemporanea</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2026 12:26:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>(A cura di Ilaria Solazzo) C’è un punto, nella nostra epoca, in cui lo sguardo smette di essere relazione e diventa riflesso. È lo spazio luminoso degli schermi, la distanza invisibile tra chi osserva e chi vive, tra chi scorre e chi esiste davvero. È proprio in questa frattura che si inserisce Vi guardo vivere. ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/dentro-lo-schermo-fuori-dal-buio-il-nuovo-romanzo-di-ornella-spagnulo-che-racconta-la-solitudine-contemporanea/">Dentro lo schermo, fuori dal buio: il nuovo romanzo di Ornella Spagnulo che racconta la solitudine contemporanea</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[(A cura di Ilaria Solazzo)</p>
<p>C’è un punto, nella nostra epoca, in cui lo sguardo smette di essere relazione e diventa riflesso. È lo spazio luminoso degli schermi, la distanza invisibile tra chi osserva e chi vive, tra chi scorre e chi esiste davvero. È proprio in questa frattura che si inserisce Vi guardo vivere. Dentro lo schermo, il terzo romanzo psicologico di Ornella Spagnulo, in uscita il 29 maggio 2026, 154 pagine per un prezzo di copertina di 16 euro edito da Dialoghi Editore. <a href="https://www.edizionidialoghi.it/negozio/Vi-guardo-vivere-p834471656.">Qui il link per l’acquisto</a>. Per conoscere approfonditamente l&#8217;autrice vi invitiamo a visionare il suo sito web ufficiale: <a href="http://www.ornellaspagnulo.com">www.ornellaspagnulo.com</a>.</p>
<p>Il titolo stesso è una dichiarazione poetica e inquieta: guardare la vita degli altri, senza viverla, senza toccarla. Una postura sempre più diffusa, quasi normalizzata, nell’epoca dei reality, dei social, dell’intrattenimento continuo. Ma Spagnulo, con la sensibilità analitica che ha già caratterizzato le sue opere precedenti, trasforma questo gesto quotidiano in materia narrativa, in interrogativo esistenziale.</p>
<p>Il romanzo segna un’evoluzione significativa nella sua scrittura. Se Maddalena bipolare scavava nelle profondità di una singola coscienza frammentata e Negativi di una relazione inseguiva le ombre di un amore perduto, Vi guardo vivere si apre a una coralità più ampia, quasi teatrale. Non c’è una sola protagonista, ma quattro figure che si rincorrono, si sfiorano, si specchiano l’una nell’altra: Martina, Teresa, Olga e Leonardo.</p>
<p>Martina è il cuore pulsante e fragile del romanzo. Vive ritirata, chiusa in casa, ostaggio di un’ansia che le impedisce il contatto diretto con il mondo. Eppure osserva, con una fame silenziosa, le vite altrui attraverso televisione, cellulare, computer. È spettatrice di un’esistenza che non riesce a incarnare. Il suo sguardo è quello di molti: curioso, dipendente, a tratti disperato.</p>
<p>Accanto a lei si muove Teresa Impaziente, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Una figura che ribalta i cliché: professionista competente ma umanamente incrinata, attraversata da un senso di superiorità verso i pazienti e da una crisi personale che incrina il suo matrimonio. Teresa rappresenta la contraddizione di chi dovrebbe curare e invece, a sua volta, cerca equilibrio.</p>
<p>Olga Serafini introduce un altro livello di riflessione: quello della scrittura e del fallimento. Autrice di libri poco fortunati, Olga incarna la fatica del riconoscimento, il desiderio di essere letti, ascoltati, compresi. Il suo incontro con Martina, inizialmente casuale, si trasforma in un legame che suggerisce una possibilità di apertura, di scambio, di reciproca salvezza.</p>
<p>E poi c’è Leonardo, l’idraulico del piano di sopra, figura apparentemente marginale ma emotivamente centrale. Depresso, immobile, quasi sospeso, Leonardo è oggetto di un amore silenzioso da parte di Martina. Un amore che nasce senza contatto, senza dialogo, ma che proprio per questo rivela tutta la sua natura proiettiva, immaginata, fragile.</p>
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<p><img class="alignleft size-large wp-image-45165" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-19-at-10.40.41-494x700.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-05-19 at 10.40.41" width="494" height="700" /></p>
<p>In questo intreccio di vite, Spagnulo costruisce un affresco della solitudine contemporanea. Non una solitudine romantica, scelta, ma una chiusura spesso involontaria, alimentata dalla paura, dalla tecnologia, dalla disillusione. Il paradosso è evidente: mai come oggi siamo connessi, eppure mai così distanti.</p>
<p>Il romanzo affronta anche il tema delicato delle patologie psichiche con uno sguardo che evita sia la banalizzazione sia il pietismo. Ansia, depressione, crisi identitarie emergono come “mostri” dai nomi diversi ma dalla radice comune: la difficoltà di abitare se stessi. Spagnulo suggerisce un approccio complesso e realistico: la necessità di un aiuto esterno – psicoterapia, talvolta farmacologia – ma anche di una forza interna, una volontà capace di resistere, di trasformare.</p>
<p>Ed in questa tensione tra fragilità e resistenza, emerge una dimensione spirituale che attraversa sottilmente il romanzo. La fede non è proposta come soluzione facile, ma come possibilità radicale di affidamento, come aiuto estremo nei momenti più bui. Un’eco lontana di quella “notte oscura dell’anima” che la tradizione mistica ha già nominato, e che qui torna a interrogare l’uomo contemporaneo.</p>
<p>Nonostante le ombre, Vi guardo vivere non è un romanzo disperato. Al contrario, si configura come un percorso verso la luce. Le difficoltà individuali diventano occasione di incontro, le chiusure possono incrinarsi, le porte – letterali e simboliche – possono<br />
aprirsi. Il messaggio è chiaro, ma mai retorico: conoscersi, anche solo tra vicini di casa, può essere il primo passo per salvarsi.</p>
<p>Lo stile di Spagnulo resta fedele alla sua cifra: limpido ma stratificato, poetico senza perdere concretezza. La sua esperienza nella poesia si avverte nella capacità di condensare emozioni complesse in immagini essenziali, mentre la formazione critica e saggistica emerge nella costruzione rigorosa dei personaggi e dei temi.</p>
<p>Con questo terzo romanzo, Ornella Spagnulo conferma un percorso letterario coerente e in crescita, capace di tenere insieme introspezione psicologica, tensione narrativa e riflessione sociale. Vi guardo vivere non è solo una storia: è uno specchio. E, forse,<br />
anche un invito a distogliere lo sguardo dallo schermo per tornare a incrociare quello degli altri.</p>
<p><strong>“Dentro lo schermo, fuori da sé”: intervista a Ornella Spagnulo sul suo nuovo romanzo</strong></p>
<p>In occasione dell’uscita di Vi guardo vivere. Dentro lo schermo edito da Dialoghi (maggio 2026, 154 pagine, 16 euro), abbiamo incontrato Ornella Spagnulo per una conversazione intensa e senza filtri. Tra letteratura, psicologia e fede, emerge il ritratto di un’autrice che continua<br />
a interrogare il nostro tempo con profondità e coraggio.</p>
<p><strong>Il titolo del suo nuovo romanzo, Vi guardo vivere, è potente e quasi disturbante. Chi guarda? E chi viene guardato? </strong>&#8220;Guardano tutti, in realtà. Ma soprattutto guarda Martina, la protagonista. All&#8217;inizio del romanzo, guarda gli altri vivere mentre lei resta ferma. È una posizione che oggi riguarda moltissime persone: siamo spettatori costanti, osserviamo vite filtrate, montate, rese spettacolo. Il problema è quando questo sguardo sostituisce la vita reale, quando diventa rifugio e prigione insieme&#8221;.<img class="alignleft size-large wp-image-45166" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-19-at-10.40.41-2-700x460.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-05-19 at 10.40.41 (2)" width="618" height="406" /></p>
<p><strong>Martina è una figura profondamente contemporanea: isolata, fragile, ma iperconnessa. Quanto c’è di autobiografico in lei? </strong>&#8220;Martina ha qualcosa di me, di un periodo che ho attraversato e da cui, grazie a Dio e a quello che poi è diventato mio marito, sono uscita. Credo che ogni autore, di solito, anche quando inventa, parta sempre da qualcosa di vissuto o sentito. Martina incarna una fragilità che ho incontrato, dentro di me&#8221;.</p>
<p><strong>Rispetto ai suoi romanzi precedenti, qui c’è una struttura più corale. Quattro personaggi principali, quattro prospettive. Come è nata questa scelta? </strong>&#8220;È nata quasi naturalmente. Negli ultimi anni, mi sono aperta di più al mondo e il romanzo che ho scritto ne ha risentito. Martina è il centro, la protagonista, ma Teresa, Olga e Leonardo sono altrettanto necessari: rappresentano altre forme di solitudine, altri modi di affrontare il dolore e la vita&#8221;.</p>
<p><strong>Teresa, la psicoterapeuta, è un personaggio particolarmente interessante: aiuta gli altri ma è piena di contraddizioni. È una critica al mondo della psicologia? </strong>&#8220;Sì, vuole essere una critica. Sono stata in terapia diversi anni, e mi è capitato di ricevere consigli distruttivi da parte di alcuni &#8220;professionisti della mente&#8221;. Per esempio, quando mi parlavano male dei miei genitori e mi spingevano in maniera più o meno dichiarata ad allontanarmi da loro. Questo fa male a se stessi, agli altri, all&#8217;anima. Ho voluto, con il personaggio di Teresa, far emergere una mia idea personale, e cioè che la fede cristiana possa essere più utile a uscire dal buio dei problemi psichici rispetto a tanti manuali di psicologia&#8221;.</p>
<p><strong>Nel romanzo affronta il tema delle patologie psichiche con grande delicatezza. Qual è il messaggio che vuole lasciare ai lettori? </strong>&#8220;Che non bisogna arrendersi. Mai. I disturbi esistono, vanno riconosciuti e curati, ma non definiscono completamente una persona. Serve un aiuto esterno, certo, ma anche una forza interna, una spiccata volontà. E poi, come ho detto poco fa, credo molto nel valore della fede, che può essere un sostegno enorme nei momenti più difficili e può veramente trasformare la vita di una persona&#8221;.</p>
<p><strong>La fede, infatti, attraversa il romanzo in modo sottile ma significativo. È una dimensione sempre più centrale nella sua scrittura? </strong>&#8220;Sì, direi di sì. Anche nella poesia: penso alle mie ultime raccolte, Consigli dal cuore e Incontrai la gioia, finalmente. La prima è una raccolta di poesie cristiane, sono come consigli che do agli altri, ma anche a me stessa. La seconda descrive soprattutto la vita famigliare e di coppia&#8221;.</p>
<p><strong>C’è anche una riflessione molto forte sulla tecnologia, sui reality, sull’intelligenza artificiale. È una visione critica o semplicemente osservativa? </strong>&#8220;Direi entrambe. Non demonizzo la tecnologia, pensiamo a un santo che è vissuto nei nostri giorni, San Carlo Acutis e a quello che ha realizzato con la sua mostra sui miracoli eucaristici online e con altri siti che ha creato. Però mi interessa mostrare i rischi: la dipendenza, l’alienazione, la sostituzione del reale con il virtuale. Martina è un esempio estremo, ma non così lontano da certe realtà&#8221;.</p>
<p><strong>Nonostante i temi difficili, il romanzo lascia una sensazione di speranza. È stata una scelta consapevole? </strong>&#8220;Assolutamente sì. Credo molto nel messaggio fornito dai testi perché chi legge può identificarsi e trovare speranza o disperazione: io sono per la speranza. Credo che la letteratura possa – anzi, debba – offrire una via d’uscita, uno spiraglio, una direzione&#8221;.</p>
<p><strong>Guardando al suo percorso, dalla poesia alle opere narrative, che tipo di evoluzione sente di aver compiuto? </strong>&#8220;La poesia resta la mia radice, il mio primo linguaggio, quello più istintivo. Però la narrativa mi permette di ampliare lo sguardo, di costruire mondi, relazioni, dinamiche più complesse, di incontrare gli altri&#8221;.</p>
<p><strong>Dopo Maddalena bipolare, Negativi di una relazione e ora Vi guardo vivere, cosa rappresenta per lei questo terzo romanzo? &#8220;</strong>Sono molto legata a Maddalena bipolare, anche per i riscontri che ha ricevuto. Ma sono contenta di avere &#8216;ampliato lo sguardo&#8217; con questo ultimo romanzo, meno ombelicale dei precedenti. È un libro più maturo, più aperto, più corale&#8221;.</p>
<p><strong>Ultima domanda: se dovesse descrivere Vi guardo vivere con un’immagine, quale sceglierebbe? </strong>&#8220;Sceglierei qualcosa di simile alla copertina: una ragazza buttata su un divano, un gatto, una tv accesa e una finestra da cui entra un potente raggio di luce&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-large wp-image-45179" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260526-WA0046-464x700.jpg" alt="IMG-20260526-WA0046" width="464" height="700" /></p>
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<p>C’è un momento, tra una pagina e l’altra, in cui il silenzio cambia suono.<br />
Non è più vuoto: è attesa. È riconoscimento. È quella sottile vertigine che si prova quando ci si accorge che qualcuno, da qualche parte, ha saputo raccontarci senza conoscerci.</p>
<p>&#8220;Vi guardo vivere. Dentro lo schermo&#8221; è proprio questo: uno specchio acceso nella penombra delle nostre stanze, una voce che attraversa il vetro degli schermi e ci chiama per nome. Non per giudicarci, ma per invitarci a uscire, a sentire, a rischiare di nuovo la vita vera — imperfetta, fragile, ma irripetibile.</p>
<p>Aprire questo libro significa accettare un incontro. Con Martina, con Teresa, con Olga, con Leonardo. Ma soprattutto con quella parte di noi che osserva da lontano e che, forse, aspetta solo un gesto per tornare a vivere davvero.</p>
<p>Comprarlo non è solo scegliere una storia. È scegliere di lasciarsi toccare.<br />
Leggerlo non è solo seguire delle pagine. È attraversarle, con il cuore aperto, fino a ritrovarsi — diversi, più consapevoli, forse un po’ più vivi.<br />
E allora entrate. C’è una luce accesa, dentro questo libro. E, pagina dopo pagina, potrebbe diventare anche la vostra storia.</p>
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		<title>Alberto Raffaelli riceve il premio &#8220;Voci e Visioni&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2026 12:26:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>(A cura di Ilaria Solazzo) Si è tenuta nella storica cornice della Sala del Carroccio, all&#8217;interno del Campidoglio, la cerimonia ufficiale del premio &#8220;Voci e Visioni&#8221;, iniziativa culturale ideata da Alessandro Scarnecchia, direttore di Terza Pagina Magazine, e sostenuta da Svetlana Celli, Presidente dell&#8217;Assemblea Capitolina. Tra i nomi distintisi nell&#8217;edizione 2026 figura quello di Alberto ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[ <em>(A cura di Ilaria Solazzo)</em></p>
<p>Si è tenuta nella storica cornice della Sala del Carroccio, all&#8217;interno del Campidoglio, la cerimonia ufficiale del premio &#8220;Voci e Visioni&#8221;, iniziativa culturale ideata da Alessandro Scarnecchia, direttore di Terza Pagina Magazine, e sostenuta da Svetlana Celli, Presidente dell&#8217;Assemblea Capitolina.</p>
<p>Tra i nomi distintisi nell&#8217;edizione 2026 figura quello di Alberto Raffaelli, creatore della community &#8220;Segnalazioni letterarie&#8221; (https://www.facebook.com/groups/segnalazioniletterarie/?ref=bookmarks), insignito di un riconoscimento speciale per la capacità di reinventare la divulgazione culturale attraverso i linguaggi dei social network, rendendola più vicina, immediata e al passo con le dinamiche contemporanee.</p>
<p>L&#8217;evento, andato in scena il 12 maggio e condotto dalla giornalista Francesca Rasi, ha riunito professionisti dell&#8217;informazione, artisti e rappresentanti del mondo culturale, confermandosi come appuntamento di rilievo nel panorama istituzionale romano e nazionale.</p>
<p>Il premio &#8220;Voci e Visioni&#8221; si propone di valorizzare figure che, operando tra giornalismo, creatività visiva e ambienti digitali, contribuiscono a raccontare la realtà con consapevolezza e profondità critica. In questa prospettiva, il riconoscimento attribuito a Raffaelli evidenzia il ruolo crescente della comunicazione culturale online come strumento di lettura del presente e generatore di nuove forme narrative.</p>
<p>Durante la cerimonia, Alessandro Scarnecchia ha ribadito l&#8217;importanza di una comunicazione fondata su autenticità e rigore, capace di orientare il pubblico nella comprensione di una società complessa e in continua trasformazione.</p>
<p>La Sala del Carroccio, tra i simboli delle istituzioni capitoline, ha così ospitato un pomeriggio dedicato alla creatività e alla libertà espressiva, sottolineando il valore strategico della cultura nel dibattito contemporaneo. Il riconoscimento a Raffaelli si inserisce in questo contesto come testimonianza dell&#8217;evoluzione dei linguaggi culturali nell&#8217;era digitale.</p>
<p>Intervista ad Alberto Raffaelli dopo il riconoscimento &#8220;Voci e Visioni&#8221;</p>
<p>A poche ore dalla cerimonia abbiamo raccolto le parole di Alberto Raffaelli, fondatore del progetto social &#8220;Segnalazioni letterarie&#8221; e appunto premiato nell&#8217;ambito di &#8220;Voci e Visioni&#8221;, iniziativa promossa da Alessandro Scarnecchia. Un premio che valorizza nuove modalità di racconto culturale attraverso strumenti digitali e linguaggi innovativi.</p>
<p>Che sensazione ha provato nel ricevere un riconoscimento in una sede istituzionale come il Campidoglio?</p>
<p>È stato un momento molto intenso. Vedersi attribuito un premio in un luogo così carico di significato storico e simbolico rappresenta un attestato importante non solo per il mio percorso, ma anche per l&#8217;idea che porto avanti con &#8220;Segnalazioni letterarie&#8221;: avvicinare la cultura alle persone attraverso canali nuovi.</p>
<p>&#8220;Voci e Visioni&#8221; premia chi interpreta il presente. In che modo il suo progetto si inserisce in questa visione?</p>
<p>Il mio lavoro nasce dall&#8217;esigenza di rendere la cultura qualcosa di vivo, non distante. Utilizzo i social come spazio narrativo per dare spazio a libri, idee e riflessioni, cercando di trasformarli in contenuti accessibili senza impoverirne il valore.</p>
<p>Nel corso della cerimonia è stato sottolineato il valore di una comunicazione sincera. Quanto incide questo principio nel suo lavoro?</p>
<p>È una base imprescindibile. Senza una voce autentica qualsiasi contenuto rischia di diventare superficiale. Cerco sempre di mantenere un legame reale con ciò che racconto e con chi mi segue.</p>
<p>Che significato ha per lei essere riconosciuto a livello nazionale per un progetto nato nel digitale?</p>
<p>È un segnale importante. Dimostra che anche i linguaggi nati online possono avere una profondità culturale e un impatto reale. Non esistono più confini rigidi tra cultura tradizionale e digitale.</p>
<p>Quali sviluppi immagina per &#8220;Segnalazioni letterarie&#8221; dopo questo riconoscimento?</p>
<p>Sto lavorando a nuove forme di contenuto, che possano includere podcast, video di diverse tipologia e collaborazioni editoriali con realtà di varia misura, emergenti o anche già emerse. L&#8217;obiettivo è ampliare il progetto mantenendo però la sua identità: parlare di cultura in modo diretto e contemporaneo.</p>
<p>Un pensiero per chi segue il suo percorso?</p>
<p>Invito sempre a non perdere la curiosità. La cultura non è qualcosa di distante o complicato: è uno strumento quotidiano per comprendere e vivere meglio ciò che ci circonda.</p>
<p>Che valore attribuisce al premio ricevuto nell&#8217;ambito di &#8220;Voci e Visioni&#8221;?</p>
<p>Ringrazio profondamente Alessandro Scarnecchia per aver dato vita a un progetto di grande spessore culturale. Questo riconoscimento ha un profilo che va oltre la dimensione personale: rappresenta un segnale di attenzione verso le nuove forme di comunicazione culturale. Riceverlo in un contesto istituzionale così prestigioso ne amplifica ulteriormente il significato.</p>
<p>In definitiva, questo premio a &#8220;Segnalazioni Letterarie&#8221; è un&#8217;ulteriore attestazione di come la cultura, quando incontra i nuovi linguaggi digitali, può trasformarsi in uno strumento attivo di racconto e interpretazione del nostro tempo.</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/alberto-raffaelli-riceve-il-premio-voci-e-visioni/">Alberto Raffaelli riceve il premio &#8220;Voci e Visioni&#8221;</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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		<title>&#8220;Mia mamma fa il notaio, ma anche il risotto&#8221; apre una via di emozioni</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 08:08:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>PIETRO MASSIMI &#8211; Al teatro Caio Melisso di Spoleto si consuma uno spettacolo peculiare: un monologo che fa da finestra nella mente di Filippo Capobianco, giovane campione italiano di &#8220;poetry slam&#8221;. Questo spettacolo non è però un &#8220;duello poetico&#8221; né parte di una competizione: è semplicemente un&#8217;esplorazione emotiva di problemi fin troppo comuni, che inevitabilmente ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[PIETRO MASSIMI &#8211; Al teatro Caio Melisso di Spoleto si consuma uno spettacolo peculiare: un monologo che fa da finestra nella mente di Filippo Capobianco, giovane campione italiano di &#8220;poetry slam&#8221;.</p>
<p>Questo spettacolo non è però un &#8220;duello poetico&#8221; né parte di una competizione: è semplicemente un&#8217;esplorazione emotiva di problemi fin troppo comuni, che inevitabilmente risuona col vissuto di tanti.</p>
<p>Il giovane Moscerino racconta di problemi comunicativi con sua mamma, di problematiche emotive e d&#8217;identità, guidando il pubblico lungo un sentiero fatto di parole e dettandone l&#8217;andatura con una poesia quasi musicale.</p>
<p>Distorsioni artistiche al limite del surreale e accostamenti di argomenti paradossali (come amore e terrapiattismo, o achei e nutrie) libera la storia dalle catene del reale e l&#8217;avvicina al cuore di chi ascolta.</p>
<p>In sintesi, forse &#8220;Mia mamma fa il notaio, ma anche il risotto&#8221; non è un&#8217;esperienza per tutti, ma è indubbiamente pregna di un valore artistico più che degno per chi vuol rifletterci un po&#8217; su.</p>
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		<title>Il ‘Dì di Dante’ o ‘Dantedì’, e l’omaggio dell’Università degli Studi di Perugia</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 15:41:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[25 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cla]]></category>
		<category><![CDATA[Dantedì]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Università degli Studi di Perugia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Lunae dies, Martis dies, Mercurii dies… ‘Dì di Dante’ o ‘Dantedì’, com’è stato, più comunemente, ribattezzato. Già, perché, il 25 marzo di ogni anno – 25 marzo che, quest’anno, cade proprio di mercoledì –, si festeggia la Giornata nazionale dedicata al genio di Dante Alighieri e, appunto, al 25 marzo del 1300, quando, secondo alcuni ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> <em>Lunae dies</em>, <em>Martis dies</em>, <em>Mercurii dies</em>…</p>
<p>‘Dì di Dante’ o ‘Dantedì’, com’è stato, più comunemente, ribattezzato.</p>
<p>Già, perché, il 25 marzo di ogni anno – 25 marzo che, quest’anno, cade proprio di mercoledì –, si festeggia la Giornata nazionale dedicata al genio di Dante Alighieri e, appunto, al 25 marzo del 1300, quando, secondo alcuni studiosi, sarebbe iniziato il viaggio del ‘Sommo poeta’ nella <em>Divina Commedia</em> (nonostante la questione sia <em>sub iudice</em>).</p>
<p>Anche l’Università degli Studi di Perugia si accinge a celebrare questa importante ricorrenza: mercoledì 25 marzo, infatti, alle 10.30, al Centro Linguistico d’Ateneo (CLA) dell’Ateneo perugino, verrà celebrato il Dantedì, con due eventi speciali:</p>
<ol>
<li>La videolezione di Fabio Melelli dal titolo: <em>Dante nella storia del cinema</em>, realizzata per i-Fest International Film Festival (riprese e montaggio di Carlo Sampogna)</li>
<li>La conferenza di Filippo Fonio intitolata: <em>Dante nella storia del teatro</em>.</li>
</ol>
<p>Attraverso questi due interventi si intende celebrare la figura di Dante non solo all’interno dell’universo letterario, ma complessivamente in una prospettiva transmediale che mostri la perdurante vitalità nonché la forza identitaria di quello che viene considerato il Padre della Lingua italiana.</p>
<p>L’incontro è gratuito e aperto alla cittadinanza e, in particolare, alle studentesse e agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado.</p>
<p>Fabio Melelli è docente di Storia del Cinema Italiano al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e di Storia del Cinema e del Video all’Accademia di Belle Arti di Perugia, nonché Coordinatore di sezione della Commissione Cinema per i contributi selettivi del Ministero della Cultura e Presidente della commissione di Valutazione del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola promosso dai Ministeri della Cultura e dell’Istruzione e del Merito.</p>
<p>Filippo Fonio è professore associato all’Università Grenoble Alpes, dove codirige il centro di ricerca internazionale in Immaginario e socioantropologia. È attualmente visiting professor di Storia del teatro e dello spettacolo presso l’Università degli Studi di Perugia. Fra i suoi numerosi interessi di ricerca, le performance translingui e il medievalismo performativo sulle scene internazionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Pop-urban e trap nel nuovo singolo di UNAM</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 15:07:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> Continua l&#8217;attività di UNAM,  giovane cantautore ternano,  che dopo l&#8217; esordio lo scorso anno con &#8220;Riflessi&#8221; esce con il secondo singolo &#8220;Solo con la weed&#8221;. In un&#8217; epoca in cui tutto è veloce e i sentimenti si muovono a tempo di reel, molti ragazzi si sentono soli. &#8220;Con questo pezzo cerco di rappresentare e di affrontare il tema del bisogno umano di ...</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Terni. </span> Continua l&#8217;attività di UNAM,  giovane cantautore ternano,  che dopo l&#8217; esordio lo scorso anno con <a href="https://www.youtube.com/watch?v=KInG_RJLT6c">&#8220;Riflessi&#8221;</a> esce con il secondo singolo &#8220;Solo con la weed&#8221;. In un&#8217; epoca in cui tutto è veloce e i sentimenti si muovono a tempo di reel, molti ragazzi si sentono soli.</p>
<p>&#8220;Con questo pezzo cerco di rappresentare e di affrontare il tema del bisogno umano di sentirsi amati, ma è come un vuoto che spesso si fa fatica a colmare. Non voglio che passi come &#8216;esaltazione dello sballo': Solo con la Weed, è un momento personale in cui ci si può ritrovare, nel quale si riflette su ciò che è rimasto dopo una relazione finita, e ognuno lo fa attraverso i propri mezzi…&#8221; sono le parole di Unam, che di nuovo dimostra che esistono ancora la voglia e la capacità di guardarsi dentro e di guardare dentro gli altri.</p>
<p>Musicalmente il pezzo unisce il pop-urban influenzato dalla trap melodica, con un ritornello che rimane in testa che ricalca il distacco emotivo e il bisogno di sentirsi amati. Il nuovo singolo &#8220;Solo con la weed&#8221; uscirà su tutte le piattaforme a mezzanotte tra il 19 e il 20 Febbraio.</p>
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		<title>Ad ottobre Candlelight omaggia Vasco Rossi, i Queen, Hans Zimmer e i Coldplay</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Sep 2025 06:21:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> A ottobre, proseguono nella città di Perugia gli appuntamenti con Candlelight, intime e suggestive reinterpretazioni di autori e brani che hanno fatto e fanno la storia della musica. Fever presenta un calendario speciale di serate a lume di candela, in location uniche ed esclusive come Auditorium Santa Cecilia e Auditorium San Francesco Al Prato: dal tributo ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> A ottobre, proseguono nella città di Perugia gli appuntamenti con Candlelight, intime e suggestive reinterpretazioni di autori e brani che hanno fatto e fanno la storia della musica. Fever presenta un calendario speciale di serate a lume di candela, in location uniche ed esclusive come Auditorium Santa Cecilia e Auditorium San Francesco Al Prato: dal tributo a Ludovico Einaudi, passando per il tributo a Vasco Rossi, fino al tributo alle più belle colonne sonore di Hans Zimmer e ai Queen.</p>
<p>Candlelight è un format di concerti dal vivo prodotti da Fever, con lo scopo di democratizzare l&#8217;accesso alla musica classica. Un progetto innovativo che offre un&#8217;esperienza musicale unica attraverso l&#8217;offerta di variegati programmi, pensati per soddisfare tutti i gusti. Proposto da talentuosi musicisti locali in luoghi iconici illuminati da migliaia di candele. Candlelight® crea un&#8217;atmosfera intima e suggestiva coinvolgendo un ampio pubblico. Anche chi non ha mai pensato di assistere a un concerto di musica classica, potrà così connettersi con i capolavori di compositori come Vivaldi, Mozart e Chopin, e al tempo stesso apprezzare interpretazioni contemporanee dei grandi successi di artisti come Queen, ABBA, Ed Sheeran e Coldplay. Il marchio Candlelight è presente in oltre 150 città in tutto il mondo e, dal suo debutto nel 2019, ha appassionato milioni di ospiti.</p>
<p><a href="https://feverup.com/it/perugia/candlelight">Per maggiori informazioni sui concerti, clicca qui</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>A Città di Castello apre la mostra &#8216;La Commedia Umana. Un dialogo a due voci&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jul 2025 13:53:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Le sale dell’Ala Nuova della Pinacoteca Comunale di Città di Castello ospitano, dal 24 luglio al 30 agosto 2025, la mostra &#8220;La Commedia Umana. Un dialogo a due voci&#8221;, che riunisce oltre sessanta opere fra dipinti, sculture e installazioni realizzate da Armando Fettolini e Lorenzo Pacini. Realizzata da Spazio Heart con il patrocinio del Comune di Città di Castello, curata da Simona Bartolena e Francesca Barberotti, l’esposizione propone un confronto ravvicinato ...</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[ Le sale dell’Ala Nuova della Pinacoteca Comunale di Città di Castello ospitano, dal 24 luglio al 30 agosto 2025, la mostra &#8220;La Commedia Umana. Un dialogo a due voci&#8221;, che riunisce oltre sessanta opere fra dipinti, sculture e installazioni realizzate da Armando Fettolini e Lorenzo Pacini. Realizzata da Spazio Heart con il patrocinio del Comune di Città di Castello, curata da Simona Bartolena e Francesca Barberotti, l’esposizione propone un confronto ravvicinato tra i linguaggi apparentemente opposti ma complementari di due artisti che, pur partendo da visioni profondamente diverse dell’essere umano, convergono su uno stesso tema centrale: l’Umanità, con i suoi vizi e le sue virtù.</p>
<p>“Siamo lieti di ospitare nelle sale del Comune di Città di Castello un’originale espressione artistica, che contribuisce ad animare l’Estate cittadina e saluto i due artisti, che, traendo ispirazione da un tema universale e complesso come la Commedia Umana, hanno trovato un punto di incontro tra pittura e scultura”, dichiara l’assessore alla Cultura del comune di Città di Castello Michela Botteghi.</p>
<p>Lorenzo Pacini, classe 1970 da Firenze dove tutt’oggi vive e lavora, offre uno sguardo cinico e implacabile sulle bassezze della società, indagando con lucidità i lati più oscuri della condizione umana e avvalendosi anche dei titoli delle opere perché nulla sia lasciato al caso.</p>
<p>Le sue sculture e installazioni colpiscono per la molteplicità dei linguaggi, la varietà stilistica e una libertà espressiva assoluta nella scelta dei soggetti e nell’approccio, accompagnate da una cura estrema, particolare per particolare.</p>
<p>Il risultato è una poetica complessa e affascinante, aperta a così tanti sentieri espressivi che, a un primo sguardo, possono sembrare persino eccessivi, frammentari, ma in realtà fanno parte di un disegno più ampio, in cui ogni deviazione è una tappa di un&#8217;esplorazione instancabile.</p>
<p>Armando Fettolini, nato a Milano nel 1960, difende le frangibilità umane come beni preziosi da preservare e porta in primo piano coloro che la società tende a non guardare. La sua poetica si concentra sulla diversità come valore e come interrogativo esistenziale, e le sue figure, magre, flessuose, dai corpi deformi e dalle schiene ingobbite, raccontano di un’umanità ai margini, fragile, anonima, quasi svuotata.</p>
<p>In queste sagome delicate e isolate, l’artista esplora la difficile convivenza con chi è considerato &#8220;altro&#8221;, che non parla la nostra lingua emotiva o sociale e che, per questo, ci spaventa. Le sue opere diventano così un invito a superare la paura del diverso, a ritrovare l’ascolto reciproco e a resistere alla massificazione del pensiero, riaffermando l’importanza dell’empatia e della consapevolezza individuale.</p>
<p>Dal punto di vista delle tecniche espressive, seguono percorsi distinti ma altrettanto innovativi. Pacini esplora la scultura in bronzo, l’assemblaggio e il readymade, mescolando le discipline. Fettolini preferisce invece la forza emotiva della pittura, ma non si limita a un unico stile: dalle sue opere più tradizionali in gesso e tavola fino alle sue recenti composizioni in carta, il suo lavoro si distingue per una costante ricerca della materia e per un’attenzione particolare alla bellezza delle imperfezioni. Opere fortemente simboliche, vissute dal di dentro, che divengono quasi tattili e che rimandano sempre a qualcosa che nasce dal profondo del suo animo.</p>
<p>Scrive Simona Bartolena: “I loro due linguaggi, entrambi potenti pur se con toni e sonorità assai distanti, dialogano e si intrecciano, dando voce a una riflessione potente e necessaria sulla condizione umana, sui vizi della nostra società, sull’importanza della libertà di opinione e di azione, sulla bellezza delle diversità e della fragilità, sul superamento dei luoghi comuni, sempre forieri di errori, fraintendimenti, ingiustizie.”</p>
<p>La loro è un’arte che non si accontenta di essere fine a sé stessa, ma vuole provocare, scuotere le coscienze e stimolare la riflessione, a difendere l’inespugnabile cervello affinché non venga anch’esso prima “taggato” e poi spento. Le opere di Fettolini e Pacini non solo riflettono sulla nostra società, ma spingono l’osservatore a mettere in discussione le proprie convenzioni, a superare i luoghi comuni, a temere l’infodemia permanente e la dittatura dell’algoritmo, a tornare ad apprezzare la bellezza della sospensione del tempo e del pensiero, a rientrare in empatia con le proprie emozioni.</p>
<p>&#8220;La Commedia Umana. Un dialogo a due voci&#8221; è un percorso di scoperta reciproca, una riflessione comune che sboccia attraverso linguaggi diversi sì, ma con tanti punti di tangenza: il frutto di una lunga conoscenza tra i due artisti, che in un cammino lento e delicato si sono scoperti e rivelati attraverso il loro lavoro. Il risultato è un “passo a due” che, come un contrappunto musicale, alterna momenti di critica e di speranza, rivelando una riflessione sulla vita, sull’essere e sull’arte che è al tempo stesso disturbante e illuminante, passe-partout fondamentale per risvegliare le coscienze e aprire gli occhi della mente.</p>
<p>La stessa scelta curatoriale di mescolare continuamente le opere di Fettolini e Pacini lungo le cinque sale espositive nasce dalla volontà di sottolineare che il cuore pulsante della mostra, la sua unicità, sta proprio in quel prezioso e continuo dialogo fra due artisti che, “Entrambi affacciati sulla Commedia umana” &#8211; come scrive Francesca Barberotti – “ci aiutano a capire da dove veniamo, chi siamo e, chissà, dove stiamo andando”.</p>
<p>Armando Fettolini</p>
<p>Armando Fettolini è nato a Milano nel 1960. La passione per la pittura lo accompagna fin dall’infanzia. A diciotto anni riceve i primi riconoscimenti artistici ufficiali e nel 1987 si tiene la sua prima mostra, da quel momento espone con continuità, in Italia e all&#8217;estero, in spazi pubblici e privati.</p>
<p>Di lui hanno scritto alcune delle più importanti firme della critica contemporanea. Numerose le pubblicazioni a lui dedicate.</p>
<p>Dal 2009 Fettolini si dedica anche alla realizzazione di opere pubbliche, con progetti che gli permettono di indagare nuovi aspetti della comunicazione artistica, quali la relazione tra opera d’arte e territorio. All’attività di artista egli affianca quella di operatore culturale, organizzatore e curatore di mostre, con particolare attenzione sia alla riscoperta di importanti ma ancora poco noti maestri del passato che al sostegno e la promozione della ricerca di giovani emergenti.</p>
<p>Lorenzo Pacini</p>
<p>Lorenzo Pacini vive e lavora a Firenze. Frequenta l’Istituto d’Arte, all’inizio della sua carriera si dedica prevalentemente alla pittura e all’illustrazione, per poi approdare alla scultura e alle installazioni. Il suo interesse principale è la realtà, che indaga e interroga continuamente, sollecitandola, in un dialogo stringente e provocatorio, denso e profondo che coinvolge intimamente.</p>
<p>Mentre il mondo si muove apparentemente senza poesia, Pacini la trova. Ed è solo un osservatore semplice, mai neutro però, mai rumoroso però, mai stanco però.</p>
<p>Espone in Italia e all’estero. Hanno scritto di lui Francesca Barberotti, Simona Bartolena, Jean Blanchaert, Federica Chezzi, Philippe Daverio, Gloria Fossi, Aurelia Nicolosi, Gianni Papi, Claudio Pescio.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Applausi a Corciano per le mostre di Simona Trentini e Marco Cappellano</title>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2025 07:17:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> L’impegno costante e assiduo dell’associazione &#8220;Arte In Bottega&#8221; nella promozione artistica nel territorio corcianese, torna a premiare con un nuovo grande successo:  la mostra di pittura “I paesaggi del cuore” di Simona Trentini e quella di fotografia “Tra sguardo e presenza” di Marco Cappellano. Le due mostre si sono svolte nei giorni di sabato 26 e domenica ...</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Corciano. </span> L’impegno costante e assiduo dell’associazione &#8220;Arte In Bottega&#8221; nella promozione artistica nel territorio corcianese, torna a premiare con un nuovo grande successo:<span class="Apple-converted-space">  </span>la mostra di pittura “I paesaggi del cuore”<span class="Apple-converted-space"> </span>di Simona Trentini e quella di fotografia “Tra sguardo e presenza” di Marco Cappellano. Le due mostre si sono svolte nei giorni di sabato 26 e domenica 27 aprile nella splendida cornice della Sala Antico Mulino, in Via Ballarini nel centro storico corcianese.</p>
<p>Organizzate da &#8220;Arte in Bottega&#8221;, con il patrocinio del Comune di Corciano ed entrambe curate da Salvo Seria, le mostre dei due artisti emergenti si sono trovate ad accogliere un ampio pubblico proveniente non solo dalla nostra provincia ma anche da diverse provincie italiane tra cui le vicine Roma e Arezzo, passando per Latina e Teramo fino alla lontana Sassari.</p>
<p>I due artisti durante l’inaugurazione, aperta dal sindaco di Corciano Lorenzo Pierotti,<span class="Apple-converted-space">  </span>hanno ricevuto un caloroso applauso da un pubblico entusiasta in modo particolare della capacità delle opere di coinvolgere e trasmettere emozioni. Il sindaco Pierotti in questa occasione ha voluto ricordare come l’amministrazione è sempre molto vicina agli eventi artistici e culturali di ogni genere adoperandosi per questi in modo serio e costante.<span class="Apple-converted-space"> </span>Attraverso due modi differenti e rappresentando due mondi differenti , se non addirittura opposti , la pittura di Simona Trentini e la fotografia di Marco Cappellano sono riuscite a toccare la sensibilità degli spettatori regalando loro quelle note di emozione profonda che essi stessi avevano colto nei soggetti prescelti.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>“E’ stato il pubblico a dare vita alle emozioni racchiuse nelle opere e questo per noi è stata davvero la cosa più bella” hanno spiegato, all’unanimità, i due artisti raccontando la loro esperienza . Simona Trentini, appassionata pittrice umbra, allieva dell’artista Teresa Chiaraluce, alla sua prima personale ha tradotto la bellezza della natura in particolare quella umbra, in poesia visiva,<span class="Apple-converted-space">  </span>portando con se<span class="Apple-converted-space">  </span>paesaggi vibranti, olivi immersi in cieli radiosi, la calda atmosfera degli antichi borghi e la simpatia e delicatezza di animali e fiori.<span class="Apple-converted-space">  </span>Marco Cappellano, fotografo anche lui alla sua prima personale ha portato due percorsi fotografici: un primo percorso dedicato a Giuseppe<span class="Apple-converted-space">  </span>Ricci preso a modello per fare emergere tutta la forza e la dignità umane davanti alla disabilità e un secondo, che ha messo in luce come lo sguardo sulla natura permette di estrarre frammenti che<span class="Apple-converted-space">  </span>in qualche modo ci parlano.</p>
<p>Entrambe le mostre sono state accompagnate anche da un momento musicale anch’esso molto applaudito,<span class="Apple-converted-space"> </span>quello del duo Daniele Giancarlini e<span class="Apple-converted-space"> </span>Andrea Cioccoloni che si sono esibiti con musiche e testi personali e inediti.<span class="Apple-converted-space"> </span>Gli artisti Simona e Marco insieme ai<span class="Apple-converted-space">  </span>musicisti Daniele e Andrea ringraziano l’associazione &#8220;Arte in Bottega&#8221; e in particolare la presidente Fiorenza Giannini e il curatore Salvo Seria per l’impegno che hanno dedicato alla realizzazione dell’evento;<span class="Apple-converted-space">  </span>il Comune di Corciano per aver dato il suo importante appoggio e il pubblico intervenuto per essere stato il vero protagonista.</p>
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<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/applausi-a-corciano-per-le-mostre-di-simona-trentini-e-marco-cappellano/">Applausi a Corciano per le mostre di Simona Trentini e Marco Cappellano</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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