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	<title>Perugia Online &#187; Adele Mauro</title>
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		<title>Ijf 15, la repubblica dei selfie. Come si racconta la politica al tempo dei social?</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2015 20:05:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adele Mauro]]></dc:creator>
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<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/ijf-15-la-repubblica-dei-selfie-come-si-racconta-la-politica-al-tempo-dei-social/">Ijf 15, la repubblica dei selfie. Come si racconta la politica al tempo dei social?</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Marco Damilano, corrispondente politico de L&#8217;Espresso, nonché autore e ospite fisso di Gazebo, ed Enrico Mentana, direttore del Tg LA7, coordinati dalla cofondatrice del Festival del Giornalismo Arianna Ciccone, spiegano come è cambiato il modo di raccontare la politica al tempo dei social network e come è cambiato il rapporto tra i leader politici e il mondo dell&#8217;informazione.</p>
<p><strong>Rivoluzione della comunicazione</strong> &#8211; &#8220;La disaffezione dei giovani rispetto ai giornali &#8211; spiega Mentana -, e anche all&#8217;informazione televisiva, è molto diffusa non solo a causa dell&#8217;evoluzione tecnologica. La veritòà è che le redazioni sono portatrici di una cultura informativa novecentesca, con modalità che sono ancora, per priorità delle notizie e forma mentis, ancorate al passato. Il problema esiste, come si vede dalla disaffezione rispetto alla politica, che pure occupa ancora gran parte di giornali e telegiornali. C&#8217;è però in molti giornalisti una volontà di cercare un rapporto diverso con i lettori&#8221;. &#8220;C&#8217;è stata una rottura forte- sottolinea il direttore del Tg La7 -. Il Novecento italiano è arrivato alla caduta di Berlusconi, da lì in poi è stata una Babele. Berlusconi è stato l&#8217;alfa e l&#8217;omega dell&#8217;informazione degli ultimi vent&#8217;anni. I giornali hanno avuto lì l&#8217;ultimo urrà. Sopravvivono, trovano canti del cigno, ma la sostanza è che le nuove generazioni restano lontane. L&#8217;età media delle redazioni è una delle ragioni dell&#8217;allontanamento dei giovani. I prodotti fatti da sessantenni sono per sessantenni: non c&#8217;è stato ricambio, abbiamo bruciato una generazione intera&#8221;.</p>
<p><b>L&#8217;era dei selfie</b> &#8211; &#8220;I giovani &#8211; evidenzia ancora Mentana &#8211; si aspettano qualcosa di diverso da giornali e tg, ma non è stato ancora creato un prodotto alternativo. Noi dell&#8217;era del &#8216;900, rimasti orfani della politica fatta di ideologie, non riusciamo a recuperare la distanza critica nei confronti di Matteo Renzi e di Beppe Grillo. Il tweet è l&#8217;ultima tappa, perchè noi dalla fase precedente abbiamo perso l&#8217;appuntamento con la sintonia. Matteo Renzi è un interprete del suo tempo e della sua generazione. Fare un selfie non è una questione anagrafica, lo possono fare tutti, lo hanno dimostrato Bruno Vespa e Grillo, ma è l&#8217;uso attivo dei nuovi mezzi di comunicazione a disposizione che conta. L&#8217;hasthag non basta&#8221;. Da qui il riferimento alla riforma della Rai, che &#8220;non può limitarsi a cambiare in corsa le modalità di elezione del cda, perché è in scadenza.Qui cambia il mondo, bisognerebbe ripensare tutto il sistema, non solo la tv pubblica. La tv deve avere un ruolo informativo, deve presentare il conflitto, non educare e deve avere un ruolo di svago ed intrattenimento. Allora sarebbe necessario fare una riforma di tutto il sistema televisivo, perchè il mondo è cambiato&#8221;.</p>
<p><strong>La politica</strong> &#8211; &#8220;In realtà &#8211; interviene Damilano &#8211; al cambiamento della comunicazione corrisponde un ritorno ad una politica antica di 200 anni. Di recente stiamo tornando alla politica del &#8220;Principe&#8221; di Machiavelli, alla politica della doppiezza che sembra moderna, ma che è in realtà molto antica. Sono moderni gli strumenti della comunicazione, ma si è tornati alla personalizzazione della politica. Non credo che il personalismo sia un male assoluto, lo diventa quando è l&#8217;unica cosa in un sistema non solido e che produce del vuoto. Le foto non devono diventare l&#8217;unica forma della politica. Twitter è un modo di comunicazione immediato, che salta la mediazione giornalistica: non ci sono più scena e retroscena, manca il racconto giornalistico. La pietra dell&#8217;inciampo è la realtà, perché quando ci sono fatti come quello dei 700 morti di oggi c&#8217;è un&#8217;irruzione nella realtà che continua ad essere raccontata giornalisticamente&#8221;.</p>
<p><strong>Le intercettazioni</strong> &#8211;  Il richiamo alla realtà non poteva che cedere il passo ad una riflessione sulla libertà di espressione e sul tema delle intercettazioni. &#8220;Il principio è molto semplice &#8211; spiega Mentana -: tutto quello che è negli atti giudiziari è pubblico e quindi pubblicabile. Il giornalista deve poter pubblicare tutto, tranne quello che è coperto dal segreto&#8221;. &#8220;Sono d&#8217;accordo &#8211; gli fa eco Damilano -. Oggi sembra che tutta la colpa sia dei giornali, scaricando addosso ai giornalisti una responsabilità di qualcosa che in realtà appartiene ad altri. Le inchieste devono essere condotte bene: tutto quello che viene correttamente messo agli atti potrà poi essere pubblicato&#8221;. &#8220;Tranne nel caso &#8211; aggiunge Mentana &#8211; in cui ci sia una violazione della Costituzione, ognuno ha diritto di esprimere quello che che vuole. Specialmente ora la libertà di espressione deve esserci e deve essere garantita, sennò torniamo indietro invece di andare avanti&#8221;. &#8220;In base all&#8217;art. 21 della Costituzione &#8211; conclude quindi Damilano &#8211; tutti, quindi non solo i cittadini, hanno diritto di esprimere la propria opinione. Anzi c&#8217;è il bisogno di un&#8217;informazione che contraddica, che dica il contrario del mainstream. Dire tutti la stessa cosa non solo è conformista, ma è anche noioso e banale.&#8221;</p>
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		<title>Ijf 15, Daria Bignardi racconta &#8220;L&#8217;amore che ti meriti&#8221; insieme al fumettista Gipi</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2015 14:23:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adele Mauro]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>Avevo diciassette anni, non lo sapevo che eravamo felici&#8221; dice Alma all&#8217;inizio del romanzo, ambientato in una Ferrara ovattata dalla nebbia e inumiditamente silenziosa, dove, a 33 anni di distanza dal dramma della scomparsa del fratello di Alma, si ritrova Antonia, figlia di Alma alla ricerca dello zio Maio.  Nel meraviglioso Teatro della Sapienza la giornalista, scrittrice e conduttrice Daria Bignardi inizia il suo incontro co il fumettista Gipi leggendo il primo capitolo del suo ultimo libro &#8220;L&#8217;amore che ti meriti&#8221;.</p>
<p><strong>Daria Bignardi</strong> &#8211; &#8220;Il libro ha due voci e due piani temporali: il presente ed il passato. Questo libro è il romanzo in cui ho messo più trama, ma non basta. Devi sentire il ritmo, ma si tratta di qualcosa di istintivo. Ti deve restare qualcosa del libro, un qualcosa che deve nutrire il lettore. In questo mio ultimo lavoro, a distanza da meno di un mese dall&#8217;uscita di un altro mio romanzo, un libretto di cento pagine che uscirà a maggio e che ho scritto in cinque anni a momenti alterni, racconto di una famiglia che prima era felice e che poi, a seguito di un evento drammatico, non lo è più. E&#8217; una cosa che succede spesso e che può succedere a tutte le famiglie. Si sta bene e non ne sei consapevole di essere felica, sembra quasi scontato; all&#8217;improvviso succede qualcosa che scombina tutto e che ci fa capire che prima eravamo felici. E&#8217; un libro sui sensi di colpa: Alma vive di sensi di colpa, sentendosi responsabile della scomparsa improvvisa del fratello perchè è convinta di aver commesso un errore che ne ha causato la scomparsa. Alma è una sopravvissuta, appartenente ad una famiglia che non è stata in grado di reagire alla tragedia. E&#8217; una donna che, non essendosi mai perdonata, non è capace di amare perchè è convinta di non meritarsi questo sentimento. Poi c&#8217;è Michela, la fidanzatina di Maio. Lei è razionale, ritiene che niente dipenda da noi stessi. Io mi rivedo in Alma, anche se cerco di essere come Michela&#8221;</p>
<p><strong>Il libro</strong> &#8211; &#8220;Il libro è ambientato a Ferrara, città deserta e immersa nella nebbia, dove i fruscii delle biciclette sono il rumore costante. Per come è il carattere dei suoi abitanti e per le carrateristiche di questa città, Ferrara è l&#8217;ambientazione naturale e perfetta di quesa storia. E&#8217; un romanzo molto legato al poeta e scrittore Giorgio Bassani, che ha raccontata un Ferrara della fine degli anni &#8217;40, descrivendo un città che è identica ad oggi. &#8220;La cosa più importante e più bella per uno scrittore è la condivisione: la storia viene letta da altre persone, anche se ritengo che questa necessità di condivisione sia una forma di insicurezza. Chi sta bene non ha tutto questo bisogno di amore. In un libro c&#8217;è qualcosa che scava nel nostro profondo e poi c&#8217;è la tecnica. E&#8217; un lavoro che resta, ma quando scrivi scrivi da solo. Fare televisione è una cosa completamente diversa, ma che ti da la possibilità di lavorare con altre persone. In generale il lavoro creativo ed artistico ha un potere lenitivo. La creatività ha a che fare con la sofferenza: non penso che ci sia un&#8217; artista felice.</p>
<p><strong>Gipi</strong> &#8211; &#8220;Non leggo mai niente. E&#8217; una cosa di cui non mi vanto e quando ho letto questo libro mi sono accorto di essermi dimenticato cosa succede quando leggi. Io sono terrorrizzato dalla costante ricerca delle trame. E sono spaventato quando penso alla infinita quantità di storie che e di intrecci che ci sono nel mondo. Ho scritto anche un libro senza disegni, ma non ho il coraggio di pubblicarlo. Visualizzo delle immagini e il desiderio di disegnarle parte così forte che comincio subito a farlo. Il finale lo vedo quando capisco di cosa parlo: ma inizio a cercarlo da subito e mi fermo finchè non lo trovo.&#8221;</p>
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		<title>Ijf15, opinioni vs notizie: nell&#8217;era di internet  tutto è concesso?</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2015 19:56:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adele Mauro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>In un settore sempre più competitivo in cui gli organi di informazione cercano di emergere, il mondo del web garantisce un accesso immediato e veloce alle notizie e l&#8217;opinione assume un ruolo sempre più rilevante. Ma quanto è sottile il confine tra opinioni e notizie. Qual è l&#8217;importanza della notizia e cosa significa scrivere un&#8217;opinione? Dal ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> In un settore sempre più competitivo in cui gli organi di informazione cercano di emergere, il mondo del web garantisce un accesso immediato e veloce alle notizie e l&#8217;opinione assume un ruolo sempre più rilevante. Ma quanto è sottile il confine tra opinioni e notizie. Qual è l&#8217;importanza della notizia e cosa significa scrivere un&#8217;opinione? Dal panel coordinato da Stephan Faris, uno dei fondatori del collettivo Deca e codirettore di Project Syndicate, i temi che emergono sono tanti e le posizioni non sempre concordanti. Due cose sono certe: nella ricchezza dello scenario attuale dell&#8217;informazione convincere i lettori del valore di un articolo, che riporti una mera notizia o che si tratti di un approfondimento sul tema, è sicuramente molto più difficile e la linea di demarcazione tra scrittore e reporter è sempre più offuscata.</p>
<p><strong>Il valore del tempo</strong> &#8211; Mathew Ingram, giornalista pluripremiato di Fortune Magazine e cofondatore di Mesh, confessa: &#8220;La mia regola è che se ci metto tanto tempo per scrivere un pezzo, allora l&#8217;articolo non sarà granchè. Se ci metto poco è più facile che colpisca i lettori. Il tempismo nel mondo dell&#8217;informazione è cambiato: fino a dieci anni fa pubblicare una notizia il giorno dopo era una tempistica rapida, oggi si è ridotto tutto a pochi minuti e se decine di siti hanno già dato la notizia il compito del giornalista è sempre più difficile. Un conto è arrivare primo, ma se pubblichi dopo ore allora il lettore si aspetta degli approfondimenti. Ora una notizia non è più una roccia, ma mediante la pubblicazione online può essere integrata sulla base di nuovi elementi&#8221;.</p>
<p><strong>Le opinioni</strong> &#8211; Lucy Marcus, presidente e fondatrice del consiglio di amministrazione, conduce una serie tv  e tiene una rubrica per BBC e per Project Syndicate tradotta in 11 lingue e distribuita in tutto il mondo, in cui parla in maniera globale di temi quali l&#8217;etica delle imprese, la trasparenza dei dati, la natura delle imprese e come cambia il confine tra le industrie. &#8220;Scrivo una volta al mese &#8211; racconta -, quindi ci si aspetta qualcosa di importante da me. Non mi considero una giornalista, ma una professionista che scrive in maniera autocritica. Cerco di cambiare il mondo dell&#8217;imprenditoria, tentando di creare nuovi paradigmi per i consigli di amministrazione delle aziende. Uso i social network e cerco di capire se i lettori sono d&#8217;accordo o meno con me. Voglio diffondere idee. I miei devono essere articoli ever green, ci vuole tempo per distribuirli e tradurli negli 11 Paesi, quindi devo scrivere pensando di essere letta anche tempo dopo la notizia. Le notize sono un bene pubblico, l&#8217;opinione invece non sempre lo è.&#8221;</p>
<div>
<p><strong>Le notizie</strong> &#8211; Jonathan Stein, direttore di Project Syndicate, afferma che &#8220;siamo nell&#8217;epoca del boom dei media. Avere molte fonti dell&#8217;informazione migliora, siamo più ricchi rispetto al passato. Avere un solo canale televisivo o un solo giornale era una cosa negativa. Solo che è tutto più difficile, perchè le fonti e quindi le notizie devono essere filtrate. Noi creiamo le priorità, le agende politiche e le tematiche per il mondo. E&#8217; quindi essenziale avere un giornale di alta qualità, anche se non operiamo su una base commerciale perchè nessun giornale, anche se non  ha una capacità economica, viene rifiutato&#8221;. Riguardo al tema dei pezzi di opinione, Stein afferma che &#8220;non ci può essere un pezzo di opinione se alla base non c&#8217;è un reportage molto accurato ed approfondito&#8221;. Secondo Margaret Sullivan, curatrice del blog del New York Times &#8220;Public Editor&#8217;s Journal&#8221; e scrittrice per il Sunday Review, &#8220;il giornalismo investigativo non può andare perso. Un milione e mezzo di persone pagano per leggere le notizie del New York Times, perchè hanno capito quanto la notizia sia importante. Se scompaiono i giornalisti, chi scrive pezzi di opinioni non avrà più lavoro&#8221;.</p>
</div>
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		<title>Ijf15, conversazione sui temi del nostro tempo: dalla libertà di espressione ai Marò</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2015 14:56:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adele Mauro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> A distanza di pochi mesi torna a Perugia Paolo Mieli in occasione del Festival del giornalismo. Giornalista, saggista e presidente di RCS libri, parla e racconta i temi del nostro tempo attraverso un&#8217;intervista di Vittorio Zincone, giornalista del magazine del Corriere della Sera &#8220;Sette&#8221; e autore del programma televisivo di approfondimento politico  &#8220;Piazzapulita&#8221;. La libertà d&#8217;espressione &#8211; &#8220;Per ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> A distanza di pochi mesi torna a Perugia Paolo Mieli in occasione del Festival del giornalismo. Giornalista, saggista e presidente di RCS libri, parla e racconta i temi del nostro tempo attraverso un&#8217;intervista di Vittorio Zincone, giornalista del magazine del Corriere della Sera &#8220;Sette&#8221; e autore del programma televisivo di approfondimento politico  &#8220;Piazzapulita&#8221;.</p>
<p><strong>La libertà d&#8217;espressione</strong> &#8211; &#8220;Per me è pubblicabile tutto &#8211; esordisce Mieli -. Non si deve chiedere una legge che limiti la pubblicazione delle informazioni. Ciò che attiene alla libertà di espressione non può avere confini nelle parole, ma solo nei fatti. Si deve garantire la liberà di pubblicare una vignetta che deride Maometto, come è successo nel caso del periodico satirico francese Charlie Hebdo, quanto una vignetta antisemita. L&#8217;informazione è un mondo anarchico, non nelle mani di un padrone e nell&#8217;epoca moderna non divulgare i video dell&#8217; Isis è un&#8217;idea stupida, perché tanti sono i canali dell&#8217;informazione e conoscere quella propaganda ci aiuta a munirci di argomenti e di idee. Pur essendo agli antipodi di quanto affermato da Salvini in merito ai campi rom, credo che tutti, anche lui, debbano essere liberi di dire tutto: il solo confine è quando il dire diventa parente del fare. Il caso della Presidente della Camera On. Boldrini, di cui ho il massimo rispetto, è invece un eccesso di antifascismo che arriva 70 anni dopo.&#8221;</p>
<div><strong>Giornalismo e politica</strong> &#8211; Il rapporto tra giornalisti e politici è, invece, secondo Mieli, &#8220;cambiato in meglio. L&#8217;informazione dei miei tempi &#8211; sottolinea, infatti, il giornalista &#8211; era peggiore rispetto ad oggi, con la differenza che il mondo da cui provengo aveva una gerarchia, mentre il mondo di oggi, il web, è pieno di anonimi e di identità false, quindi non si sa mai chi è responsabile e di cosa. Uso Twitter solo per leggere e mai per scrivere, ero refrattario perchè chi fa il mio lavoro ha molte occasioni per parlare, io preferisco leggere e cambio spesso le persone che seguo. Si tratta di un mondo immediato, diretto, molto aperto: è l&#8217;unico mondo franco che conosco, anche se in caso di insulti è difficile capire chi si deve denunciare&#8221;.</div>
<div><strong>Il web</strong> &#8211; &#8220;Il web si evolve &#8211; continua Mieli -, ma le notizie che circolano le consideriamo vere solo se vengono certificate dalla carta stampata, che nel frattempo, però, è sempre più in crisi. Il mondo dell&#8217;informazione sul web deve trovare una ragione di guadagno per sopravvivere, l&#8217;informazione è potente nella misura in cui è una fonte di guadagno. Legare l&#8217;evoluzione del giornalismo ad una precarizzazione degli informatori, con retribuzioni molto basse, vuol dire condannarlo a morte. Se il giornalista viene assunto e difeso sarà più libero di un blogger. Il mondo fatto di persone senza prospettive è un mondo fatto di persone ricattabili.&#8221;</div>
<div><strong>Il caso dei Marò</strong> &#8211; Infine una riflessione sulla questione dei due Marò italiani trattenuti da mesi in India. &#8220;Gli italiani &#8211; evidenzia Mieli &#8211; non devono sminuire la giustizia indiana, non dobbiamo considerare il popolo indiano inferiore a noi: l&#8217;unico limite sta nel fatto che il loro sistema penale ammette la pena di morte, quindi se vengono processati in modo da poter arrivare a tale condanna, saremmo legittimati ad andarli a riprendere. Altrimenti è normale che se li vogliano tenere.&#8221;</div>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/ijf15-conversazione-sui-temi-del-nostro-tempo-dalla-liberta-di-espressione-ai-maro/">Ijf15, conversazione sui temi del nostro tempo: dalla libertà di espressione ai Marò</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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		<title>Vizi, virtù e passioni sul palco del Morlacchi con il &#8220;Decamerone&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2015 12:01:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adele Mauro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> &#8220;Nel Decamerone facciamo il parallelo tra la pestilenza amara che colpì Firenze nel 1300, e quella morale che ci circonda oggi. Raccontarsi delle storie è un rito per sfuggire alla peste, e vale allora come oggi&#8221;. Così Stefano Accorsi spiega l&#8217;attualità del &#8220;Decameron&#8221;, la raccolta di cento novelle scritta nel 1300 da Giovanni Boccaccio. Da ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> &#8220;Nel Decamerone facciamo il parallelo tra la pestilenza amara che colpì Firenze nel 1300, e quella morale che ci circonda oggi. Raccontarsi delle storie è un rito per sfuggire alla peste, e vale allora come oggi&#8221;. Così Stefano Accorsi spiega l&#8217;attualità del &#8220;Decameron&#8221;, la raccolta di cento novelle scritta nel 1300 da Giovanni Boccaccio.</p>
<div>Da mercoledì scorso il Teatro Morlacchi ospita &#8220;Decamerone&#8221; l&#8217;ultimo spettacolo previsto dal calendario della stagione di prosa e in scena fino a domenica, diretto dal regista Marco Baliani e interpretato da Stefano Accorsi, Salvatore Arena, Silvia Briozzo, Fonte Fantasia, Mariano Nieddu e Naike Anna Silipo. Nella società contemporanea si corre, si rincorre una serena felicità, si soffre, si polemizza, si cerca di sopravvivere in tutti i modi, si assiste con una sensazione di passività e di impotenza alla crisi, alle scelte non sempre condivisibili dei politici, alle malattie, al terrorismo, alle stragi, alla violenza, alla tecnologia e al corrotto animo umano. In questo contesto in cui tutto sembra sbagliato, disordinato ed ingiusto, tornare con semplicità a raccontare storie e ad ascoltare le narrazioni può solo aiutare ad immaginare altre vite diverse dalla nostra, una parentesi di leggerezza e divertimento che funge da linfa vitale e da antistress, un&#8217;occasione per evadere da una quotidianità &#8220;appestata&#8221; e contaminata.</div>
<div></div>
<div>Lo spettacolo è piacevole e divertente e porta in scena una selezione di sette tra le cento novelle del Boccaccio. Ambientate in diverse città d&#8217;Italia e interpretate da attori in grado di passare dal dialetto sardo a quello romagnolo con una naturalezza sorprendente, le sette novelle sono romantiche, ironiche, drammatiche ma soprattutto attuali. Al termine di ognuna spicca la riflessione sui temi più discussi e contemporanei: la corruzione della politica, la difficoltà degli artisti di fare cultura a causa dei numerosi tagli da parte del Governo, la violenza contro le donne, la falsità di una parte della Chiesa e la spiccata immoralità dei costumi.</div>
<div></div>
<div>Stefano Accorsi emerge per la sua fama, sicuramente bravo e divertente, ma gli altri attori non sono da meno e sono così eclettici e all&#8217;altezza dei loro ruoli da offrire e da far riscoprire un Boccaccio spassoso ed ispirato.</div>
<div></div>
<div>La scenografia è formata da un camper da &#8220;street food&#8221; che viene utilizzato in maniera diversa a seconda della novella, trasformato in cucina, camera da letto, giardino, chiesa e monastero. I costumi di Carlo Sala sono colorati, luminosi e in grado di vivacizzare la scarna scenografia.</div>
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		<title>Al teatro della Sapienza in scena la Bisbetica domata</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2015 09:16:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adele Mauro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[#Shakespeare]]></category>
		<category><![CDATA[Bisbetica domata]]></category>
		<category><![CDATA[La Sapienza]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> Dal 20 al 29 marzo Perugia è una delle città che ospita &#8220;Bagliori d&#8217;autore&#8221;, la rassegna letteraria che da ben dieci anni dedica una serie di eventi agli autori del passato con un approccio non tradizionale ma raccontando in maniera trasversale i grandi che hanno fatto la storia della letteratura, attraverso rappresentazioni teatrali e musicali, ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Dal 20 al 29 marzo Perugia è una delle città che ospita &#8220;Bagliori d&#8217;autore&#8221;, la rassegna letteraria che da ben dieci anni dedica una serie di eventi agli autori del passato con un approccio non tradizionale ma raccontando in maniera trasversale i grandi che hanno fatto la storia della letteratura, attraverso rappresentazioni teatrali e musicali, proiezioni cinematografiche, letture, mostre e conferenze. Anche quest&#8217;anno come location per le rappresentazioni teatrali della manifestazione è stato scelto uno dei teatri più antichi e belli della città, il Teatro della Sapienza dove sabato, domenica e lunedì, con il coinvolgimento anche degli studenti, è andata in scena &#8220;La Bisbetica Domata&#8221;, testo ispirato alla famosa commedia di William Shakspeare e diretto dal regista Mario Coletti.</p>
<div><strong>La trama</strong> &#8211; La storia si basa su una serie di schermaglie amorose incentrate sulla figura di Caterina, giovane donna in età da marito ma dall&#8217;indole disobbediente e ribelle, dal carattere brusco e tutt&#8217;altro che condiscendente. Bianca, la sorella, è all&#8217;opposto una ragazza dolce e docile, circondata da tanti pretendenti. Petruccio, spinto più dalla dote di Caterina che dall&#8217;amore, decide di sposarla nonostante tutto riuscendo nell&#8217;obiettivo di domarla e trasformarla in un&#8217;amabile moglie e donna di casa.</div>
<div></div>
<div><strong>L&#8217;atmosfera</strong> &#8211; Come quasi tutte le opere di Shakspeare, anche questa commedia è caratterizzata da un&#8217;atmosfera gioiosa, da equivoci e scambi di persone, da un lieto fine che nasconde un&#8217;amara constatazione di una felicità umana tristemente effimera.</div>
<div>Mario Coletti, che oltre ad essere il regista è anche uno dei protagonisti dello spettacolo interpretando uno dei personaggi, dirige brillantemente una compagnia teatrale amatoriale (Associazione compagnia dell&#8217;Aurora) che in realtà si rivela tutt&#8217;altro che dilettantesca. Gli attori, dall&#8217;ottima capacità recitativa, si immedesimano con grande professionalità e naturalezza nei vari personaggi, il testo è riadattato perfettamente, i costumi sono meravigliosi, la scenografia è realizzata a mano dalla compagnia e cambiata tra una scena ed un&#8217;altra dagli stessi commedianti. Risultato: uno spettacolo spontaneo e molto divertente, mai noioso, avvincente e mai noioso, a dimostrazione che a volte i meno noti possono dimostrarsi all&#8217;altezza dei &#8220;famosi&#8221;.</div>
<div>La manifestazione si concluderà il 28 e il 29 marzo con lo spettacolo &#8220;In Danimarca&#8221; scritto e diretto da Bruno Taburchi, referente di produzione di &#8220;Bagliori d&#8217;autore&#8221;, ispirato ai personaggi dell&#8217;Amleto e che andrà in scena sempre al Teatro della Sapienza di Perugia.</div>
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		<title>Le spettacolari coreografie della Parsons Dance sul palco del Morlacchi</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2015 13:28:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adele Mauro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[dance]]></category>
		<category><![CDATA[Danza]]></category>
		<category><![CDATA[spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Uno spettacolo coinvolgente, divertente e che fa venire un&#8217;irrefrenabile voglia di salire sul palco ed iniziare a ballare. Lo spettacolo della Parsons Dance, compagnia statunitense fondata alla fine degli anni &#8217;80 da David Parsons, è andato in scena mercoledì sera al Teatro Morlacchi di Perugia. Il fondatore e direttore artistico della compagnia David Parsons è uno dei ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>  Uno spettacolo coinvolgente, divertente e che fa venire un&#8217;irrefrenabile voglia di salire sul palco ed iniziare a ballare.</p>
<div><strong>Lo spettacolo della Parsons Dance</strong>, compagnia statunitense fondata alla fine degli anni &#8217;80 da David Parsons, è andato in scena mercoledì sera al Teatro Morlacchi di Perugia. Il fondatore e direttore artistico della compagnia David Parsons è uno dei massimi esponenti della post-modern dance americana e ha il merito di aver creato uno stile originale e appassionante, un mix di acrobazie, fisicità, allegria e ironia. La Parson&#8217;s Dance è una delle compagnie di danza più amate ed apprezzate sulla scena del balletto internazionale.</div>
<div></div>
<div><strong>Il risultato è un&#8217;ora e dieci minuti</strong> di una performance travolgente e vorticosa, che appassiona, cattura e diverte, con coreografie spettacolari su musiche accattivanti e ritmate. Gli otto ballerini (Sarah Braverman, Christina Ilisije, Ian Spring, Elena D&#8217;Amario, Jason Macdonald, Geena Pacareu, Omar Roman De Jesus e Eoghan Dillon) sono veri professionisti nella tecnica e nell&#8217;anima, nelle linee, nei movimenti e negli sguardi.</div>
<div></div>
<div><strong>Tra gli otto giovani artisti emerge l&#8217;italiana Elena D&#8217;Amario</strong>, unica europea scelta per far parte della compagnia americana, proveniente da una delle passate edizioni della trasmissione televisiva &#8220;Amici&#8221; e ad oggi il fiore all&#8217;occhiello della Parsons Dance, al punto da avere l&#8217;onore di interpretare &#8220;Caught”, pezzo creato da David Parsons per sé stesso e danzato solo da due donne prima di lei.</div>
<div></div>
<div><strong>Il pezzo è fortissimo, atleticamente impegnativo per un fisico femminile</strong>, ma sicuramente entusiasmante e spettacolare: grazie ad un particolare gioco di luci mostra la ballerina sospesa in aria in pose atletiche, come a formare una sequenza di fermo immagini perfette. Elena è sorprendentemente all&#8217;altezza della coreografia, tanto che il New York Times ne ha esaltato la bravura definendola  “the company’s most distinctive, eye-catching dancer”. Una traccia di Italia di cui vantarsi con orgoglio in un bellissimo spettacolo d&#8217;oltreoceano.</div>
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		<title>Al Morlacchi va in scena &#8220;Father and son&#8221;, l&#8217;arte di essere genitori e figli nella società moderna</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2015 08:52:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adele Mauro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Bisio]]></category>
		<category><![CDATA[Father and Son]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Morlacchi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> E&#8217; andato in scena al Teatro Morlacchi lo spettacolo &#8220;Father and Son&#8221;, diretto dal regista Giorgio Gallione e ispirato a &#8220;Gli sdraiati&#8221; e a &#8220;Breviario Comico&#8221; di Michele Serra. Il testo è una riflessione sul rapporto tra padri e i figli nella difficile e vuota età contemporanea, nella continua ricerca del perfetto equilibrio tra libertà ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[ E&#8217; andato in scena al Teatro Morlacchi lo spettacolo &#8220;Father and Son&#8221;, diretto dal regista Giorgio Gallione e ispirato a &#8220;Gli sdraiati&#8221; e a &#8220;Breviario Comico&#8221; di Michele Serra. Il testo è una riflessione sul rapporto tra padri e i figli nella difficile e vuota età contemporanea, nella continua ricerca del perfetto equilibrio tra libertà ed autorità. Protagonista dello spettacolo <a title="Claudio Bisio, un po’ padre un po’ figlio" href="http://www.perugiaonline.net/senza-categoria/claudio-bisio-un-po-padre-un-po-figlio-17957/">Claudio Bisio</a> al suo tanto atteso ritorno sul palcoscenico del teatro.</p>
<p><strong>Lo spettacolo</strong> &#8211; Più vicino ad uno sfogo che ad un monologo, malinconico e velato di ironia, critico nei confronti di una generazione di fannulloni per niente indipendenti, assolutamente irrispettosi e del tutto sottomessi alla tecnologia, lo spettacolo è un&#8217;accusa anche agli adulti e alla società moderna. La colpa non è solo dei figli inconcludenti, ma anche dei padri, incapaci di comunicare e di adeguarsi ad un linguaggio moderno che possa avvicinarli a loro, e delle madri, nevrotiche e sempre pronte a giustificarli e a credere ciecamente ad ogni loro parola. E&#8217; un testo emotivamente profondo in cui etica, morale, satira politica e invettiva sociale si mescolano insieme ad una spolverata di comicità.</p>
<div>
<div><strong>La recensione</strong> &#8211; Claudio Bisio si conferma ancora una volta un bravo attore, più adatto al cabaret che al teatro tradizionale. Nonostante un azzeccato accompagnamento musicale di violino (Laura Masotto) e chitarra (Marco Bianchi), lo spettacolo è piacevole ma non emozionante, non commuove e non diverte e lascia la sensazione di un qualcosa in più che ci si aspetta, ma che non arriva mai. Non è la prima volta che un tema così importante e sempre attuale viene analizzato e approfondito ed è per questo che, da uno spettacolo il cui titolo è ispirato ad una delle canzoni più belle e conosciute del panorama musicale internazionale, si pretende di più rispetto ad una semplice accusa alla &#8220;mala educaciòn&#8221; dei giovani di oggi e all&#8217;incapacità dei genitori di dialogare con loro e di</div>
<div>aiutarli nello sviluppo emotivo ed intellettivo.</div>
</div>
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		<title>Lavia omaggia Pirandello con &#8220;Sei personaggi in cerca d&#8217;autore&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Feb 2015 09:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adele Mauro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Lavia]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Pirandello]]></category>
		<category><![CDATA[Sei personaggi in cerca d'autore]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Portare su un palcoscenico uno dei testi teatrali per eccellenza non è impresa facile, specie quando lo stesso testo è stato sceneggiato, diretto e interpretato dai grandi del teatro. Gabriele Lavia sceglie un&#8217;impostazione in linea con la grande opera di Pirandello, senza adattamenti particolari, aderendo al plot tradizionale, quasi a mostrare una devozione incondizionata ed ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>Portare su un palcoscenico uno dei testi teatrali per eccellenza non è impresa facile, specie quando lo stesso testo è stato sceneggiato, diretto e interpretato dai grandi del teatro. Gabriele Lavia sceglie un&#8217;impostazione in linea con la grande opera di Pirandello, senza adattamenti particolari, aderendo al plot tradizionale, quasi a mostrare una devozione incondizionata ed assoluta nei confronti di uno dei più grandi autori del &#8216;900.</p>
<div>Lo spettacolo di Pirandello è un viaggio continuo dalla realtà e alla finzione e dalla finzione alla realtà. I sei personaggi piombano con irruenza sul palcoscenico interrompendo le prove di una compagnia di attori, in cerca di un autore che possa dirigere la loro storia. Non sono dei semplici teatranti, che hanno il compito di rappresentare le vite degli altri, interpretandone fintamente le emozioni e gli stati d&#8217;animo, giocando con la loro arte per regalare agli spettatori una perfetta visione della realtà. Sono personaggi che non hanno necessità di interpretare, perché vivono e appaiono per quello che sono, senza filtri e senza &#8220;inganni&#8221;.</div>
<div></div>
<div>L&#8217;opera è un&#8217;analisi continua sul teatro, sulla rappresentazione e sul modo di fare teatro, è un capolavoro perché ha oltrepassato i confini del modo classico del fare teatro e ha rotto gli argini della sua impostazione rigida e tradizionale, ponendosi all&#8217;avanguardia rispetto ai testi del &#8216;900. Ma è anche un filosofeggiare sulla vita, sulla verità delle emozioni e sulla spontaneità dei sentimenti. Quanto c&#8217;è di vero e reale in una rappresentazione? E quanto è reale la solitudine di un attore, che ha il ruolo di interpretare le vite degli altri e mai di portare sé stesso sul palco? Quanto è vero il teatro? C&#8217;è differenza tra la finzione teatrale dell&#8217;attore e la finzione dell&#8217; uomo nel quotidiano?</div>
<div>L&#8217;attore recita mentre il personaggio racconta sé stesso, e niente può essere più genuino di questo.</div>
<div></div>
<div>I sei personaggi di Lavia cercano con forza di trovare uno spazio per vivere la loro storia davanti all&#8217;autore, agli attori della compagnia e agli spettatori, urlando con disperazione ed ossessione pur di raccontare sé stessi ed il loro dramma, perché vogliono vivere un momento eterno sul palcoscenico. E&#8217; uno spettacolo dai ritmi particolari, i movimenti degli attori sono a tratti rallentati e singolari. Madama Pace appare improvvisamente evocata dalla stessa scena. Perché &#8220;si nasce alla vita in tanti modi, in tante forme, albero o sasso, acqua o farfalla… o donna, o si nasce anche personaggio&#8221;.</div>
<div>
Gabriele Lavia è anche l&#8217;attore principale e riesce ad interpretare il personaggio nelle sue diverse sfaccettature. La musica di Giordano Corapi, che fa da accompagnamento allo spettacolo, incuriosisce gli spettatori creando un&#8217;atmosfera bizzarra e simpatica, alleggerendo un testo sicuramente non facilissimo per tutti. La sceneggiatura di Alessandro Camera è semplice e sobria, ma efficace.</div>
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		<title>&#8220;Il Giardino dei Ciliegi&#8221; diretto da De Fusco ancora al Morlacchi</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/il-giardino-dei-ciliegi-diretto-da-de-fusco-ancora-al-morlacchi/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2015 15:34:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adele Mauro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[ciliegi]]></category>
		<category><![CDATA[Gaia Aprea]]></category>
		<category><![CDATA[giardino]]></category>
		<category><![CDATA[Il Giardino dei Ciliegi]]></category>
		<category><![CDATA[Luca De Fusco]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Morlacchi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Il giardino dei ciliegi&#8221;, adattato e diretto dal regista napoletano Luca De Fusco, potrà essere ammirato fino a domenica prossima 1 febbraio presso il Teatro Morlacchi di Perugia. Sicuramente un grande classico del teatro russo, ultimo lavoro di Anton Checov, interpretabile e proponibile sia in chiave drammatica sia in una versione più vicina alla commedia, narra ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/il-giardino-dei-ciliegi-diretto-da-de-fusco-ancora-al-morlacchi/">&#8220;Il Giardino dei Ciliegi&#8221; diretto da De Fusco ancora al Morlacchi</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>&#8220;Il giardino dei ciliegi&#8221;, adattato e diretto dal regista napoletano Luca De Fusco, potrà essere ammirato fino a domenica prossima 1 febbraio presso il Teatro Morlacchi di Perugia. Sicuramente un grande classico del teatro russo, ultimo lavoro di Anton Checov, interpretabile e proponibile sia in chiave drammatica sia in una versione più vicina alla commedia, narra le vicende dell&#8217;aristocratica Ljuba e della sua famiglia costretta a tornare da Parigi per risolvere questioni legate ad una proprietà in Russia in occasione della sua vendita all&#8217;asta. L&#8217;intera opera gravita intorno ai tentativi della famiglia di salvare dalla vendita &#8220;Il giardino dei ciliegi&#8221;, tentativi che non vengono mai concretizzati e che restano mere riflessioni e ipotesi fino alla fine, come se ci fosse un&#8217;incapacità nell&#8217;affrontare i problemi e soprattutto nel risolverli.</p>
<p>La protagonista è Ljuba, interpretata da una emozionante Gaia Aprea. Insieme a lei Paolo Serra, che interpreta suo fratello. I due vorrebbero arginare i propositi capitalisti del commerciante Lopachin, che vorrebbe che i due trasformassero la proprietà e la suddividessero in tanti villini, da cui poterne trarre dei guadagni. A fare da contorno altri personaggi come la figlia diciassettenne Anja, Sarlotta la governante tedesca, Jasa il servitore, Epichodov il contabile goffo e impacciato, Verija la figlia adottiva di Ljuba, Ermolaj mercante e amico di famiglia e i servitori della casa.</p>
<p>Il giardino è una parte fondamentale della vita di Ljuba, rappresenta e simboleggia la sua infanzia, l&#8217;innocenza e la spensieratezza di un tempo passato, la bellezza di quel luogo, che affascina la donna e il suo ammirarlo le rievoca ricordi così lontani e così allegri, in contrapposizione con il ricordo di un passato più recente e drammatico, ancora vivo e reale, come la triste storia di suo figlio morto annegato nei pressi della tenuta.<br />
Lo spettacolo, dai temi non leggeri e attuali nel contesto storico in cui è stato scritto e realizzato, descrive con eccezionale realismo l&#8217;immobilismo di una famiglia appartenente alla classe sociale più elevata di fronte ai problemi della vita. L&#8217;opera di Checov è una costante critica alla classe sociale privilegiata, ma allo stesso tempo immatura, incapace di affrontare le difficoltà, viziata quanto viziosa, superficiale e impantanata in affari di soldi, inciuci, storie d&#8217;amore o presunte tali. E&#8217; una classe che non riesce ad evolversi, che non vuole crescere, non gli interessa crescere: l&#8217;immaturità della protagonista è lampante, lei non si muove ma resta ferma e chiusa nelle sue lamentale, eternamente insoddisfatta e indecisa sul da farsi.</p>
<p>Il tutto va inquadrato in un contesto, quello della Russia dei primi del &#8216;900, a cui l&#8217;opera risale, caratterizzato dalla vorticosa decadenza di un&#8217;aristocrazia, che dopo l&#8217;emancipazione dei servi del 1861, non è riuscita ad amministrare il proprio denaro senza il loro aiuto ed è stata incapace di affrontare la quotidianità e di adattarsi ai cambiamenti sociali.<br />
Lo spettacolo di De Fusco è raffinato ed elegante, accompagnato quasi sempre da una musica piacevole e coinvolgente e da semplici coreografie che alleggeriscono un testo e dei dialoghi di certo non sempre fluidi e ritmati. Risalta l&#8217;attenta cura dei dettagli, i meravigliosi abiti di scena, una scenografia concepita in maniera quasi perfetta.</p>
<p>La particolarità dell&#8217;interpretazione che De Fusco dà di questa opera sta nel suo tentativo di &#8220;napoletizzazione&#8221;, cioè il regista italiano fa un vero e proprio parallelo tra le difficoltà della borghesia russa, con tutti i suoi limiti e le sue bassezze, e la società napoletana, con sprazzi di umorismo e comicità, che si intrecciano a momenti suggestivi e drammatici.<br />
La scelta del colore bianco da parte del regista non è casuale, ma simboleggia un candore ed una purezza di tempi andati e spensierati, di una protagonista ancora legata ad un passato senza difficoltà, problemi e inconsapevole dei drammi futuri. Non è casuale neanche la scelta di non mostrare sul palco il giardino, in modo da lasciare all&#8217;immaginazione dello spettatore l&#8217;idea di un qualcosa di puro legato al prima e che ormai ha lasciato il posto ad una decadenza nei costumi e nello stile di vita, di un qualcosa che ormai non esiste più.</p>
<p>L&#8217;asta si fa e la proprietà viene comprata dallo spietato commerciante Lopachin. Lo spettacolo si chiude letteralmente con una specie di muro che scende dall&#8217;alto e che lascia solo uno scorcio sui personaggi che partono dopo la vendita, lasciando intuire l&#8217;abbattimento degli alberi del giardino. Uno scorcio sulla fine di un qualcosa di meraviglioso e di un tempo ormai svanito e che neanche i ricordi di belle emozioni provate riescono a salvare.</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/il-giardino-dei-ciliegi-diretto-da-de-fusco-ancora-al-morlacchi/">&#8220;Il Giardino dei Ciliegi&#8221; diretto da De Fusco ancora al Morlacchi</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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		<title>&#8220;7 minuti&#8221;, dramma contemporaneo del lavoro che da diritto diventa priviegio</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2015 11:48:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adele Mauro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[7 minuti]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Gassman]]></category>
		<category><![CDATA[Ottavia Piccolo]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Massini]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Morlacchi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Diritti e lavoratori, privilegiati e disoccupati, riforma del lavoro e dignità nella retribuzione: è il tema del momento, in tutte le sue sfaccettature, e da qualsiasi diversa angolazione lo si affronti sicuramente la certezza, probabilmente l&#8217;unica, è che nella società qualcosa è cambiato, forse fin troppo è cambiato. Oggi il posto di lavoro è una ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>Diritti e lavoratori, privilegiati e disoccupati, riforma del lavoro e dignità nella retribuzione: è il tema del momento, in tutte le sue sfaccettature, e da qualsiasi diversa angolazione lo si affronti sicuramente la certezza, probabilmente l&#8217;unica, è che nella società qualcosa è cambiato, forse fin troppo è cambiato.<br />
Oggi il posto di lavoro è una vera utopia, oggi chi lotta in difesa dei suoi diritti sembra quasi un folle, perché in realtà il lavoro è un vero privilegio. In questo contesto, in questa nuova realtà che valore hanno 7 minuti nella giornata di un lavoratore? Quanto oggi un operaio è disposto a lottare per 7 minuti della propria pausa? Soprattutto oggi esiste davvero qualcuno disposto a lottare per 7 miseri minuti?</p>
<p>E&#8217; questo il tema dello spettacolo di Stefano Massini in scena da martedì scorso al Teatro Morlacchi: &#8220;7 minuti&#8221; è tratto da una storia realmente accaduta nel 2012, in una fabbrica nell&#8217;Alta Loira, dove le operaie si rifiutarono di rinunciare a 7 minuti della loro pausa per la consapevolezza che questa prima rinuncia fosse solo l&#8217;inizio di una futura totale usurpazione dei loro diritti.<br />
&#8220;7 minuti&#8221; racconta la storia di 11 operaie membri del consiglio di fabbrica, che a seguito della vendita dell&#8217;azienda Picard &amp; Roche per cui lavorano, sono costrette a votare la richiesta dei nuovi padroni di rinunciare a pochi minuti della loro già breve pausa. Più che uno spettacolo teatrale è un&#8217;analisi tremendamente attuale delle difficoltà quotidiane legate al mondo del lavoro: la paura di perdere tutto, il terrore di non avere uno stipendio, il dramma di una famiglia da mantenere e la necessità di tenersi stretto tutto anche quando il più delle volte quel tutto è, in realtà, poco o niente, il continuo ricatto morale a cui ormai la società civile sembra essersi abituata. Il lavoro è davvero diventato un lusso? Ci siamo abituati a fare qualsiasi cosa pur di lavorare, a tal punto che i diritti oggi sono diventati dei veri privilegi, perchè quando si vive costantemente con il terrore di essere licenziati si smette anche di preoccuparsi di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato ed illegittimo.</p>
<p>Protagonista dello spettacolo è l&#8217;eclettica e ormai nota Ottavia Piccolo, che interpreta Bianca, la portavoce delle operaie, colei che fin dall&#8217;inizio mette in dubbio la reale convenienza dell&#8217;accettazione della richiesta, scuotendo le coscienze e le anime delle altre dipendenti.<br />
Bianca, che lavora in quella fabbrica da 30 anni, esce dall&#8217;incontro con i nuovi padroni completamente sconvolta e con una strana &#8220;sensazione alla bocca dello stomaco&#8221; e con la determinazione di chi ha lottato per anni per difendere e tutelare i suoi diritti e quelli di tutta la classe operaia e di chi non ha nessuna intenzione di smettere di lottare. Inizia a condividere i suoi dubbi e le sue perplessità con le colleghe, incontrando inizialmente molte difficoltà, ma piano piano generando in alcune di esse altrettanti dubbi e mostrando una realtà diversa, più dura e più subdola. All&#8217;ennesima votazione la situazione è cambiata ma sul 5 pari lo spettacolo si chiude prima dell&#8217;ultimo voto, quello decisivo, perchè l&#8217;importante non è se rinunciare o meno ai famosi 7 minuti di pausa, ma il senso sta nel riacquisire quella lucidità utile a riscoprire la necessità di analizzare criticamente le questioni e di lottare per difendere quello che ci viene fatto passare per un lusso, ma che in realtà spetta di diritto ad ogni essere umano in quanto tale.</p>
<p>Diretto in maniera semplice e curato da Alessandro Gassmann, pur non emozionalmente forte quanto dovrebbe vista la drammaticità del tema, lo spettacolo è sicuramente più realistico, crudo e da preferire ai tanti talk show politici ormai così di moda.</p>
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		<title>&#8220;Skianto&#8221;, ovvero il tema del &#8220;diverso&#8221; affrontato con l&#8217;ironia di Filippo Timi</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Dec 2014 19:20:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adele Mauro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA["Skianto"]]></category>
		<category><![CDATA[cerebroleso]]></category>
		<category><![CDATA[diversamente abili]]></category>
		<category><![CDATA[Filippo Timi]]></category>
		<category><![CDATA[monologo]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>Un monologo ironicamente drammatico. &#8220;Skianto&#8221;, di e con Filippo Timi, è uno spettacolo ironico, ma dietro l&#8217;ironia e le divertentissime battute si cela il dramma delle persone &#8220;diverse&#8221;.Il tema centrale è la disabilità: l&#8217;handicap con tutti i suoi silenzi, le sue incomprensioni, i suoi misteri, visto e raccontato da chi è &#8220;diverso&#8221;, da chi vorrebbe dire tante cose, da chi vorrebbe vivere come tutti, e che prova, ama, sogna, desidera, si arrabbia come tutti, ma che per il mondo è soltanto un diverso.</p>
<div>Nessuno sa cosa pensano gli &#8220;handicappati&#8221;, e tutto quello che non si conosce fa paura. La disuguaglianza porta sempre più disuguaglianza, Timi ha provato a interpretare, ha provato a rendere quei silenzi parole, frasi, racconti, ha provato a dare voce a chi la voce non ce l&#8217;ha, a chi non riesce a comunicare le proprie emozioni, i propri desideri, le proprie paure, che sono le emozioni, i desideri e le paure di tutti.</div>
<div></div>
<div>Filippo è un bambino &#8220;nato con la scatola cranica sigillata&#8221;, non parla, non cammina, ma prova sentimenti ed emozioni come i &#8220;normali&#8221;. L&#8217;attore perugino prova a entrare nel mondo del &#8220;cerebroleso&#8221;, nella sua testa, ma soprattutto nel suo cuore e riesce a farlo con una simpatica dolcezza che commuove e diverte allo stesso tempo. Il tutto con una poesia intima, intensa, con un velo di tristezza e di malinconia, che è accompagnato dagli eccessi alla Timi. Un Timi che conosce il problema della disabilità a fondo, da vicino e che ha vissuto l&#8217;esperienza di sua cugina Daniela con tanta sofferenza ma anche con tanta attenzione, e che ha sempre cercato di leggerla nel profondo e di interpretare il suo cuore.</div>
<div></div>
<div>Il problema reale dei cerebrolesi è la loro incapacità di farsi capire, di far comprendere i loro sogni, i loro sentimenti. Noi non sappiamo quello che provano perché non riescono a dirlo con il linguaggio comune. Il loro comunicare è per noi incomprensibile.</div>
<div>Non è un semplice spettacolo teatrale, &#8220;Skianto&#8221; è un viaggio commuovente  nel mondo della diversità, che è più vicino a noi di quanto possiamo immaginare.</div>
<div></div>
<div>Un testo emotivamente forte, un&#8217;ironia intelligentissima espressa in dialetto popolare, un&#8217;artista dalla sensibilità unica. Timi riesce a mostrare quanti colori e quante sfumature ci sono nel mondo di chi ai nostri occhi passa quasi sempre inosservato.</div>
<div>Solo Filippo Timi sul palco, eccetto il talentuoso ed emozionante cantante Andrea Di Donna che accompagna la seconda parte del monologo dell&#8217;artista perugino, la parte più introspettiva e drammatica dello spettacolo.</div>
<div></div>
<div>Che cos&#8217;è la normalità? Chi stabilisce cos&#8217;è la normalità? E il diverso coincide davvero con lo &#8220;sbagliato&#8221;?</div>
<div>Lo spettacolo non può non concludersi con un richiamo alla regina delle favole: Pinocchio. Perchè la voglia di farsi capire è talmente forte, che Filippo arriva fino alla Fata Turchina chiedendole di farlo diventare un bambino normale. Anche solo per dire ai genitori quel &#8220;ti voglio bene&#8221; di cui sicuramente hanno la consapevolezza, ma che ha comunque bisogno di dire, anzi di urlare.</div>
<div>E&#8217; uno spettacolo inaspettatamente forte, coinvolgente, emozionante e orgogliosamente &#8220;perugino&#8221;.</div>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/skianto-ovvero-il-tema-del-diverso-affrontato-con-lironia-di-filippo-timi/">&#8220;Skianto&#8221;, ovvero il tema del &#8220;diverso&#8221; affrontato con l&#8217;ironia di Filippo Timi</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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