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	<title>Perugia Online &#187; Serena Santagata</title>
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		<title>Università e mondo del lavoro, una sinergia che stenta a decollare</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Aug 2014 09:35:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Santagata]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Il sistema universitario Italiano affonda le sue radici in secoli di storia e da esso sono stati generati luminari e scienziati di fama mondiale che hanno dato significativi contributi alla scienza, arte e letteratura. Tali “meriti” sono stati sbandierati da sempre come medaglie da mettere sul petto, eppure, nell’università italiana si ravvisa una tendenza alla conservazione troppe volte ostile a qualsiasi forma di cambiamento, creando in taluni casi dei veri e propri organismi autoreferenziali sconnessi dalla società civile, dagli interessi dei mercati e dalle esigenze delle aziende e del sistema produttivo. Uno stato di cose non più tollerabile visti i tempi che corrono.</p>
<p><strong>L’ ”apparato” universitario</strong> appare sempre più basato sulla teoria e sulla conoscenza polivalente ma superficiale di materie che formano i giovani solo a metà, senza stabilire alcun contatto con il mondo del lavoro. Ulteriormente, l’università negli ultimi decenni si è votata ad un sistema aziendalistico fine a se stesso, creando corsi di laurea discutibili in quanto non orientati a creare occupazione né figure professionali spendibili sul mercato; delocalizzando in ogni dove per incrementare il numero di iscritti, cattedre, o peggio per accontentare i capricci di qualche politico di turno. Il paradosso è che comunque, nonostante tali vulnus, i nostri laureati sono particolarmente apprezzati all’estero, soprattutto per la conoscenza delle materie scientifiche: non a caso molte volte leggiamo di interessanti scoperte fatte dai nostri connazionali in Università prestigiose, anche se quasi esclusivamente in materie quali fisica, chimica, biologia e medicina.</p>
<p><strong>Al contrario, </strong>nella maggior parte degli altri Paesi europei, la formazione è differenziata e mirata a precisi indirizzi e finalità, e il rapporto tra gli Atenei e il sistema produttivo è stretto e simbiotico, in modo da creare un unico filone tra l’orientamento agli studi universitari, la formazione e l’inserimento nel mondo del lavoro. Sorge spontaneo allora chiedersi perché questo in Italia non avviene. Vi è da dire, in proposito, che le problematiche sono diverse, sfaccettate e di non immediata lettura.</p>
<p><strong>Partiamo dal presupposto</strong> che in molti, troppi casi, il corpo docente ha un’età media elevata, e che negli anni questi abbiano incrementato il loro staff di collaboratori e assistenti, spesso tralasciando la meritocrazia. Molte volte infatti il numero di ricercatori al seguito di un docente ne denota il “potere accademico” anziché il valore scientifico. Ciò che più manca però in Italia è il filo diretto con le imprese e il tessuto produttivo. Difatti, a richieste sempre più specifiche provenienti dal mondo imprenditoriale si risponde troppo spesso con un “prodotto” generalista, vale a dire con un laureato che di fatto risulta ancora da formare prima che sia pronto per intraprendere un percorso professionale. Una situazione ben differente dagli standard di figure professionali europee, che le Università formano, preparano e indirizzano direttamente alle aziende.</p>
<p><strong>Come affrontare, allora, questo declino?</strong> Per prima cosa, instaurando un collegamento diretto tra Università e scuole secondarie, in modo da favorire scelte consapevoli in merito a prospettive e aspettative occupazionali. In più, urge costruire un legame forte e produttivo tra mondo accademico e impresa, di modo che le facoltà formino i ragazzi sulla base delle esigenze delle aziende. Queste, al contempo, devono abbandonare le riserve e aprirsi alla realtà accademica, favorendo stage durante il periodo di studio oltre che condividendo prodotti e risultati raggiunti anche grazie all’apporto degli studenti accolti. Altra proposta interessante è che le Università stesse si occupino dell’aggiornamento professionale di addetti e operatori già inseriti in azienda: solo così può sorgere infatti quella compenetrazione di due mondi che apparentemente sembrano a tenuta stagna.</p>
<p><strong>In definitiva</strong>, la condizione dell’istruzione universitaria italiana appare un percorso accidentato. Dalle problematiche descritte l’Umbria non è certo immune e per questo, siamo chiamati a farci carico di tale situazione e a ripensare il sistema universitario all’interno della regione in modo da renderlo nuovamente volano di sviluppo e non un apparato polveroso, burocratico e non al passo con i tempi. Posto che le università sono le istituzioni depositarie della conoscenza e rappresentano il principale veicolo per la diffusione delle innovazioni e dei cambiamenti in tutti i settori disciplinari, un’istituzione universitaria è anche garanzia di crescita e di miglioramento per il territorio in cui è insediata. Non sempre, però, i rapporti e le relazioni tra università e contesto sociale ed economico in cui operano sono tali da garantire una comunicazione efficace e il trasferimento del bagaglio di innovazione e di competenze dall’università al territorio. Preso atto di tali difficoltà ma anche delle opportunità offerte dalla collaborazione tra università, territorio e mondo del lavoro, non ci resta che agire!</p>
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		<title>Piano industriale Thyssenkrupp? Come definire salvezza ciò che appare un suicidio collettivo.</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jul 2014 13:15:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Santagata]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>I vertici di ThyssenKrupp e Acciai Speciali Terni hanno presentato recentemente il piano industriale di Ast Group definendolo un piano necessario per il rilancio dell’azienda ternana. Nell’ottica aziendale si tratterebbe di un programma di azione strategico, in grado di ristabilire la capacità produttiva del sito nonostante il difficile quadro economico del settore. Tuttavia, più che ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[ I vertici di ThyssenKrupp e Acciai Speciali Terni hanno presentato recentemente il piano industriale di Ast Group definendolo un piano necessario per il rilancio dell’azienda ternana. Nell’ottica aziendale si tratterebbe di un programma di azione strategico, in grado di ristabilire la capacità produttiva del sito nonostante il difficile quadro economico del settore.</p>
<p><strong>Tuttavia, più che rappresentare l’avvio di una fase di rilancio</strong>, le iniziative enunciate da ThyssenKrupp appaiono incentrate su una drastica riduzione dei costi in tutte le aree operative e strutturali di oltre 100 milioni di euro l’anno oltre che su un ridimensionamento del personale di circa 550 dipendenti.</p>
<p><strong>Anche se la società si dice</strong> “<em>fermamente convinta che tali misure siano ben ponderate e indispensabili per garantire il futuro di Acciai Speciali Terni e il suo valore per i propri stakeholder</em>”, in realtà, il futuro dell’intero sito siderurgico appare profondamente compromesso, e le ricadute occupazionali ingestibili per una città come Terni che subisce profondamente la crisi economica attuale, visti gli ultimi dati registrati in tutti i settori produttivi.</p>
<p><strong>La siderurgia è in Umbria, da oltre un secolo, sinonimo di AST.</strong> Le incertezze a cui è legata la storia della maggiore azienda ternana non hanno mai scalfito, infatti, il suo ruolo centrale e strategico sul piano locale, nazionale ed europeo. Ast è, inoltre, una delle industrie più importanti in Italia: è certamente un pezzo di storia della siderurgia italiana con 130 anni di attività, iniziata partendo dalle partecipazioni statali, passando per il processo di privatizzazione negli anni ‘90, fino ad approdare all’attuale dimensione multinazionale.</p>
<p><strong>In più, l’Ast di Terni rappresenta per l’Umbria più del 20% del Pil regionale.</strong> Le capacità produttive del ciclo integrato si aggirano intorno a 1.6 milioni di tonnellate di acciaio fuso e 700.000 tonnellate di laminato a freddo. La forza lavoro conta circa 3.000 dipendenti considerando tutto il corposo indotto composto da ditte terze che vanno dal servizio mensa alla manutenzione, pulizia e attrezzaggio macchine. Numeri importanti. Che non ammettono sconsideratezze.</p>
<p><strong>In definitiva, i prodotti di Ast sono il fiore all’occhiello del settore degli acciai speciali</strong> e sono quindi essenziali per il rilancio di tutto il tessuto industriale nazionale siderurgico. Terni ha, attualmente, impianti in ottimo stato: è necessario quindi un efficientamento e un&#8217;adeguata dotazione infrastrutturale e logistica ai fini di una migliore commercializzazione. Non tagli e riduzioni della produzione. In particolare, sul fronte della logistica sarebbe ottimale pensare a un progetto generale come quello presentato a Piombino, in modo da rendere il sito di Terni ancora più attrattivo. Nei prossimi giorni sarà decisivo il confronto tra azienda e sindacati. Un confronto, che si spera, conduca alla rimodulazione di un piano industriale sensibile nei confronti delle esigenze dei lavoratori e di una intera comunità.</p>
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		<title>L&#8217;attuazione della Garanzia Giovani in Umbria: a che punto siamo?</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jul 2014 17:54:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Santagata]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>L&#8217;Umbria dispone di<b> ben 22,8 milioni </b>di euro nell&#8217;ambito del &#8216;Piano di attuazione italiano della Garanzia per i Giovani&#8217; a sostegno dell&#8217;occupazione giovanile. E’ stato stabilito che la maggior parte dei fondi (8,5 milioni) saranno destinati alla <b>formazione,</b> al fine di allineare i profili della categoria degli under 30 con le figure richieste dalle aziende; 3,7 milioni saranno destinati ai <b>bonus occupazionali </b>per le imprese che assumono giovani e la restante parte distribuita tra le ulteriori attività previste.</p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Analizzando lo stato dell’arte, ad oggi, risulta attivo il portale </span><a href="https://lavoroperte.regione.umbria.it/MyPortal/"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><b>Lavoro per te</b></span></a><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, che consente di aderire alla Garanzia Giovani e fissare un appuntamento con i Servizi per l&#8217;impiego.<br />
Si tratta di un portale operativo utile in realtà per tutti i cittadini in cerca di lavoro ma che presenta delle specificità che lo rendono particolarmente adatto a supportare una effettiva concretizzazione della Garanzia Giovani. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Attualmente, sono iniziati i primi colloqui finalizzati a ricostruire il background del soggetto iscritto. In tale occasione avviene la firma del </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><b>Patto di servizio </b></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">e qualora appaia necessario </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">un ulteriore approfondimento, entro 4 mesi dal primo incontro, si procederà ad un incontro con altri operatori per un colloquio più specializzato, al fine di costruire un progetto specifico: il </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><b>P</b></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><b>iano d&#8217;</b></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><b>a</b></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><b>zione </b></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><b>i</b></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><b>ndividuale</b></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, che, a seconda dei casi, sarà incentrato sul reinserimento scolastico, l&#8217;inserimento in attività formative formali e non, l’inserimento lavorativo o l&#8217;autoimpiego. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Un tragitto condiviso, calibrato sulle specifiche esigenze di ogni giovane, in modo da non disperdere le opportunità derivanti da questa iniziativa. E’ giusto, infatti, dare un taglio agli incentivi e bonus a pioggia. Un intervento virtuoso presuppone l’esame di ogni specifica situazione e l’individuazione della giusta strada su cui indirizzare il soggetto che beneficerà delle risorse. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">A tale proposito, la Regione Umbria sostiene finanziariamente la Garanzia Giovani grazie alle risorse del Fondo Sociale Europeo (FSE) e della YEI (Youth Employment Initiative): dai 15 ai 18 anni se non sono ancora terminati gli studi, verrà supportato il percorso per il completamento del ciclo scolastico. Se gli studi sono terminati, le risorse potranno essere impiegate per i corsi di formazione, tanto che sono stanziati voucher fino a 4.000 euro per frequentare gratuitamente corsi fra quelli disponibili nel catalogo unico regionale, erogati da enti accreditati. Ulteriori opzioni sono l’attivazione di tirocini (con indennità) collegati ad incentivi all&#8217;occupazione, servizio civile (sempre con indennità), bonus per le assunzioni. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">La Garanzia Giovani, dunque, è partita ed è partita bene. Dal sito della provincia di Perugia, si apprende che con la </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><b>determinazione del Dirigente del Servizio Politiche Attive del Lavoro </b></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><b>Formazione Istruzione</b></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> n. 5099 del 02.07.2014 è stato già approvato l’Avviso pubblico per la realizzazione di percorsi orientativi e formativi per giovani fino a 18 anni, che abbiano abbandonato il proprio percorso scolastico e che necessitano, quindi, di canali e strumenti diversi per completare il proprio percorso di crescita educativa e acquisire i saperi di base necessari per l’esercizio della cittadinanza attiva e le competenze per l’inserimento nel mondo del lavoro. Un primo passo dunque, ma che può significare molto!</span></p>
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		<title>Il fenomeno dei working poor in Umbria</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jul 2014 10:26:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Santagata]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Siamo abituati a sentir parlare continuamente di disoccupazione, esuberi e licenziamenti. Eppure c’è un altro fenomeno che interessa l’Umbria e che non va sottovalutato. Quello di chi un lavoro ce l’ha, ma a condizioni economiche inique: i salari sono infatti immobili da anni e la precarietà è diventata ormai la regola e non l’eccezione. Il nostro è in effetti un mercato del lavoro composto da uomini e donne che in molti casi svolgono contemporaneamente più lavori per comporre salari spesso al di sotto della soglia di povertà. Uno stato di cose inaccettabile. Su cui intervenire senza alcun indugio.</p>
<p><strong>In dettaglio, si parla di<em> “working poor” </em></strong>relativamente ad<em>  </em>individui che dichiarano di svolgere un’attività lavorativa e che abbiano lavorato almeno sei mesi nell’anno di riferimento percependo un reddito da lavoro inferiore al 40-50- 60% del reddito mediano. Sono identificabili per lo più in lavoratori che possiedono basse qualifiche professionali associate a titoli di studio di base e riconducibili prevalentemente al lavoro operaio. Tuttavia, negli ultimi anni, per effetto della corsa verso la flessibilità lavorativa, sempre più spesso e sempre più numerosi, sono riconoscibili all’interno di tale gamma, anche giovani che svolgono lavori precari e mal retribuiti.</p>
<p><strong>La crisi economica attuale</strong> ha evidenziato la necessità di sostenere e promuovere l’occupazione e l’inclusione sociale, pertanto, come noto, alcuni Paesi per contrastare la povertà hanno adottato politiche di reddito minimo. In un Paese come il nostro, ove non sussistono tali strumenti, è necessario innanzitutto un rilancio dei Servizi pubblici per l’impiego e una riforma degli ammortizzatori sociali. Ma anche le parti sociali potrebbero fare molto, promuovendo una contrattazione collettiva che tuteli dal punto di vista retributivo la categoria dei <em>working poor</em>.</p>
<p><strong>In effetti, la globalizzazione e l’internalizzazione delle economie</strong> se da un lato hanno generato una maggiore competitività tra le imprese, dall’altro hanno causato una riduzione degli occupati per unità produttiva e il contenimento del costo del lavoro e delle relative retribuzioni, penalizzando difatto i lavoratori meno qualificati e con un basso titolo di studio.</p>
<p><strong>Sembra trattarsi di una povertà in cui la responsabilità individuale conta poco</strong>.  Considerata la congiuntura economica negativa che stiamo vivendo, la povertà dei lavoratori aumenta, invero, a causa dei salari strutturalmente penalizzanti dei lavori a tempo determinato, nella nostra Regione soprattutto in alcuni settori come quello agricolo, e in generale, nelle piccole imprese.</p>
<p><strong>Parliamo certamente di un fenomeno preoccupante</strong> che deve necessariamente entrare nell’agenda politica e sindacale in Italia, così come in Umbria. Oltre che una efficace politica di contrasto sembra essere necessaria una politica dei redditi, poiché quello dei <em>working poor </em>rappresentaun vero e proprio caso di segregazione di alcune categorie in posizioni lavorative insufficienti a garantire una vita libera e dignitosa.</p>
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		<title>Il binomio apprendistato/Garanzia Giovani in Umbria. Un’occasione mancata?</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jun 2014 13:36:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Santagata]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La Garanzia Giovani, che attualmente sta trovando attuazione nei piani regionali, rappresenta una straordinaria opportunità per combattere l’alto tasso di disoccupazione dei giovani. Eppure si può obiettare che la svolta potrebbe essere di tutt’altra portata se si fosse data maggiore preminenza all’apprendistato, da più parti riconosciuto come canale privilegiato per l’accesso al mondo del lavoro ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/binomio-apprendistatogaranzia-giovani-in-umbria-unoccasione-mancata/">Il binomio apprendistato/Garanzia Giovani in Umbria. Un’occasione mancata?</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> La Garanzia Giovani, che attualmente sta trovando attuazione nei piani regionali, rappresenta una straordinaria opportunità per combattere l’alto tasso di disoccupazione dei giovani. Eppure si può obiettare che la svolta potrebbe essere di tutt’altra portata se si fosse data maggiore preminenza all’apprendistato, da più parti riconosciuto come canale privilegiato per l’accesso al mondo del lavoro da parte dei giovani. Invece, analizzando le modalità di assegnazione dei fondi da parte delle Regioni, si nota al contrario che è stato inferto l’ultimo colpo al contratto di apprendistato: tra i nove strumenti disposizione per l’implementazione del programma, l’istituto si è posizionato all’ultimo posto nella classifica delle ripartizione delle risorse finanziarie.</p>
<p><strong>In dettaglio</strong>, tra le misure previste nei progetti trasmessi dalle Regioni al Ministero del Lavoro, priorità viene data alle azioni di accompagnamento, alla  formazione e ai tirocini, seguiti dai bonus per l’assunzione e dal servizio civile. Tra nord e sud, invero, solo il 4% dei fondi – pari a 63 milioni di euro &#8211;  andranno all’apprendistato, pregiudicando ancora una volta  quelle tipologie di contratto che puntano sul legame tra investimenti in capitale umano da parte delle imprese e l’occupazione.</p>
<p><strong>Uno stato di cose che va a peggiorare il mancato decollo dell’apprendistato</strong>, a cui si aggiunge una situazione illogica e incoerente rispetto all’andamento delle recenti riforme del lavoro, se si pensa che sia la riforma Fornero che il Jobs Act hanno ribadito la centralità del contratto <em>de quo</em> per far entrare i giovani nel mondo del lavoro. Si potrebbe parlare quasi di schizofrenia normativa, guardando a quanto stabilito dalle leggi e quanto attuato dalle Regioni. Paradossale infatti che le riforme del mercato del lavoro continuino a definire l’apprendistato come il contratto di ingresso nel mondo del lavoro, per poi rilevare che nei piani regionali di attuazione della Garanzia Giovani ad esso sono destinate solo le briciole. Un altro esempio della tipica dissociazione, tutta italiana, tra quanto si dice e quanto si fa.</p>
<p><strong>In generale, analizzando i dati in Umbria</strong>, si rileva che nel 2012 le assunzioni in apprendistato hanno costituito soltanto il 3,8% del totale degli ingressi nel mondo del lavoro. Difatti, il canale contrattuale maggiormente utilizzato è il tempo determinato che raccoglie il 53% delle assunzioni. I nuovi contratti a tempo indeterminato rappresentano invece solo il 9,6%. Percentuali che certamente saranno interessate da sostanziali incrementi, vista la liberalizzazione del contratto a termine operata attraverso il Jobs Act.</p>
<p><strong>In un Paese ove istruzione</strong> e pratica professionale continuano a incontrarsi troppo poco, la Garanzia Giovani avrebbe potuto essere una occasione di impulso per promuovere l’apprendistato, non solo attraverso una differente ripartizione dei fondi ma anche attraverso lo sfruttamento della stessa campagna pubblicitaria legata a tale importante iniziativa.</p>
<p><strong>Ma forse, ancora una volta, a causa della mancanza del coraggio di osare</strong> e di rinnovare realmente, ci siamo lasciati sfuggire l’ennesima occasione per rendere effettivamente l’apprendistato il canale privilegiato per incentivare l’occupare dei giovani.</p>
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		<title>L’innovazione del mercato del lavoro a partire dalle Regioni</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jun 2014 17:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Santagata]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>Cosa possono fare le Regioni, e per quel che ci riguarda l’Umbria, per innovare il mercato del lavoro? Verrebbe da dire poco&#8230; vista la legislazione statale vigente. Eppure il margine d&#8217;azione potrebbe essere molto ampio, se solo si trovasse il coraggio per intraprendere la via dell’effettiva innovazione e perché no, della rivoluzione.<br />
Si pensi alle opportunità che potrebbero derivare dalla stipula di un accordo quadro regionale che focalizzi la propria attenzione sulla contrattazione collettiva di secondo livello – aziendale e territoriale &#8211; al fine di introdurre nelle imprese misure all’insegna del rinnovamento e dell’investimento, anche in termini di risorse umane, come quelle che saranno contenute nell’atteso Codice Semplificato del Lavoro.<br />
Si pensi ad esempio a quanto potrebbe rivelarsi utile la stipula di un accordo-quadro regionale, che focalizzando l’attenzione sullo strumento della contrattazione aziendale possa introdurre nelle aziende contenuti innovativi come quelli del nuovo codice del lavoro semplificato (che a quanto dice il ministro Poletti sarà adottato entro l&#8217;anno). Questo gioverebbe in primo luogo alle start-up, ma anche alle imprese che intendono procedere a nuove assunzioni e ad innovarsi.<br />
Un accordo che contenga i pilastri – semplici ma innovatori – da sviluppare poi nella contrattazione di secondo livello, sulla base delle esigenze dei territori e delle aziende, per perseguire la tanto agognata produttività, ma anche per migliorare le condizioni di lavoro dei dipendenti. Con un accordo-quadro del genere, la Regione potrebbe impegnarsi, a coprire la maggior parte dei costi derivanti dalla riqualificazione o riconversione delle aziende, ma anche dai servizi di outplacement laddove messi in piedi. Finanziamento che potrebbe essere sovvenzionato in parte dai contributi del Fondo sociale europeo &#8211; visto anche che si sta procedendo con la nuova programmazione regionale &#8211; per l’altra metà da una riqualificazione progressiva della spesa regionale stessa.<br />
In pratica l’accordo-quadro detterebbe a monte i contenuti che i contratti aziendali dovranno poi fare propri. Massima flessibilità ed adattabilità alle esigenze delle imprese dunque, posto che i contratti aziendali stessi, se stipulati dalle confederazioni sindacali maggioritarie nella singola impresa, sono legittimati a disporre anche modifiche della disciplina vigente dei rapporti di lavoro, naturalmente nel rispetto dei principi costituzionali e sovranazionali.<br />
Con un accordo tale, tra l’altro, l&#8217;Umbria potrebbe attirare molti investitori dall&#8217;estero, pronti a puntare sulle nostre eccellenze ma magari anche a riqualificare e riattivare taluni insediamenti inattivi, purtroppo presenti nella nostra bella Regione.<br />
L&#8217;attrattiva consisterebbe proprio sul poter contare su un insieme di regole semplici e allineate con i migliori standard internazionali, basate sul massimo della flessibilità all’interno delle strutture produttive e sul massimo della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, nonché sulla possibilità di poter migliorare questi stessi standard attraverso la negoziazione e l’applicazione di accordi di prossimità.<br />
Magari a una misura del genere, da un punto di vista più operativo, andrebbe poi abbinata l&#8217;istituzione di uno sportello unico in grado di sbrigare in tempi brevi le pratiche burocratiche necessarie per lo start-up.<br />
Ma non si starà forse sognando troppo?</p>
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		<title>L’avvento della Garanzia Giovani in Umbria</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2014 22:42:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Santagata]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>In Umbria la percentuale dei NEET tra i 15 e i 29 anni (coloro che non studiano, non hanno un impiego né lo cercano, e non sono impegnati in altre attività assimilabili, quali ad esempio tirocini o lavori domestici) si attesta attorno al 19%. Un dato di immobilismo e stagnazione allarmante, che va combattuto, perché i giovani oltre che una risorsa, sono il futuro. E non si tratta della solita frase fatta e un po’ inflazionata. Il futuro di una nazione – per uscire dalla dimensione regionale – si basa sulla qualità e quantità di opportunità offerte alle giovani generazioni. Appare evidente come oggi di opportunità e possibilità ve ne siano ben poche.</p>
<p>La garanzia Giovani – attiva da appena un mese in Umbria &#8211; è però una buona e bella occasione. Si pensi che le risorse europee destinate alla Regione per l’implementazione della Garanzia Giovani ammontano a 22,8 milioni di euro. Più di un terzo dei fondi a disposizione (8,5 milioni) sarà speso nella formazione, con la finalità specifica di allineare i profili professionali degli under 30 ai fabbisogni dei datori di lavoro. Quasi 4 milioni saranno invece destinati ai bonus occupazionali. Inoltre, un altro strumento sul quale l&#8217;Umbria punterà, mettendo sul piatto ben 4 milioni di euro, è il <strong>tirocinio</strong>. Ulteriore obiettivo è stimolare nei ragazzi la capacità di mettersi in proprio, con 2 milioni per il sostegno all&#8217;<strong>autoimpiego</strong> e all&#8217;<strong>autoimprenditorialità</strong>. Ottimo, se si pensa che il bacino potenziale di persone interessate dalle misure oscilla tra i 15.000 e i 20.000 giovani. Giovani che vogliono mettersi in gioco a quanto pare, visto che il numero di adesioni registrate nei primi 30 gg da quanto il portale dedicato è attivo è di ben 1528 utenti.</p>
<p>Da un punto di vista operativo, per poter usufruire dei servizi è necessario iscriversi all’apposito portale presente sul sito della Regione. Dopo di che, il Centro per l’impiego procede a fissare un appuntamento entro due mesi dall’adesione e il colloquio tra il giovane e l’operatore termina con la firma del Patto di servizio.</p>
<p>Entro 4 mesi dal primo incontro, l’utente può incontrare altri operatori per un colloquio più specializzato, per costruire un progetto personale specifico: il Piano d&#8217;azione individuale, che può essere aggiornato nel tempo e che, a seconda dei casi, prevederà il reinserimento scolastico, l&#8217;inserimento in attività formative formali e non o un inserimento lavorativo o l’autoimpiego.</p>
<p>In dettaglio, se il soggetto rientra nella fascia dai 15 ai 18 anni e non ha ancora terminato gli studi, verrà indirizzato verso il completamento del ciclo scolastico. Se invece ha terminato gli studi e se verrà evidenziata la necessità di acquisire ulteriori competenze, potrà usufruire di un corso di formazione, finanziato attraverso i voucher &#8211; fino a 4.000 euro – previsti per frequentare gratuitamente corsi da 100 a 200 ore fra quelli disponibili nel catalogo unico regionale, erogati da enti accreditati.</p>
<p>Altre possibilità sono l’avvio di tirocini collegati ad incentivi all&#8217;assunzione o il servizio civile. Qualora tali vie non siano percorribili, il giovane potrà beneficiare di contributi per intraprendere la via dell’imprenditorialità o effettuare un colloquio per accedere direttamente al mondo del lavoro.</p>
<p>Si tratta di un programma ambizioso e importante, visto che anche le aziende potranno godere di bonus occupazionali per poter incrementare il proprio organico.</p>
<p>Auguriamoci allora che non si verifichi alcuno spreco di tutte le ingenti risorse messe a disposizione e che le istituzioni tutte sappiano cogliere questo eccezionale progetto per far ripartire il mondo del lavoro e rimettere in piedi un’intera generazione.</p>
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		<title>I lavoratori over 50 in Umbria: figli di un Dio minore?</title>
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		<pubDate>Fri, 23 May 2014 11:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Santagata]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>Nella Regione Umbria nel corso del biennio 2012 – 2013 la disoccupazione dei soggetti over 50 ha assunto dimensioni assai rilevanti, soprattutto per quanto riguarda la popolazione maschile.<br />
Eppure, interventi indirizzati direttamente a questa fascia di lavoratori la cui professionalità rischia di essere vessata dall’età anagrafica, non sono stati messi a regime.<br />
In generale, la legge regionale n. 11 del 2003 (Interventi a sostegno del lavoro ed integrazioni della legge regionale n. 41/1998 e del fondo regionale per l’occupazione dei disabili), prevede che successivamente all&#8217;approvazione del Consiglio Regionale del “Piano triennale delle politiche del Lavoro”, la Giunta approvi poi per ciascuna annualità un Piano annuale delle politiche del lavoro, che determini le priorità di intervento e le relative risorse economiche necessarie.<br />
Tuttavia, analizzando il Piano triennale 2011/2013 per le politiche del lavoro e l’ultimo Piano operativo delle politiche per la crescita e l’occupazione emanato nel 2013, nonostante l’intento dichiarato di portare avanti azioni specifiche per favorire l’inserimento lavorativo dei soggetti con più di 45 anni, di fatto questa fascia di lavoratori non ha beneficiato di misure ad essi specificamente rivolte.<br />
Non vi è stata in pratica l’elaborazione di una vera e propria strategia per combattere il fenomeno della disoccupazione dei soggetti over 50, i quali possono eventualmente contare solo sui consueti meccanismi di incentivazione all&#8217;assunzione di lavoratori con oltre 29 anni di età in mobilità, licenziati per giustificato motivo oggettivo o dimessi per giusta causa nel 2013 ovvero percettori di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro con aziende cessate o in procedura concorsuali, attraverso i contributi pubblici percepiti dall’azienda che assume.<br />
Inoltre, i lavoratori over 50 possono essere coinvolti – se cassa integrati o in mobilità – un’esperienza lavorativa presso gli uffici giudiziari della Regione Umbria.<br />
Misure generiche dunque, ma non un vero e proprio sistema di lotta all&#8217;esclusione dal mondo del lavoro degli over 50, che oltre ad essere punto di riferimento delle famiglie, costituiscono un capitale sociale fondamentale per l’economia.<br />
Nel Piano operativo del 2013, in effetti, viene chiarito che le novità normative in materia di mercato di lavoro e di spesa della pubblica amministrazione non hanno consentito di dar corso a tutto quanto programmato nel piano triennale.<br />
Ancora, il Rapporto trimestrale “Monitoraggio Politiche Attiche del Lavoro regionali” di marzo 2014, viene segnalato che non risultano per l’Umbria bandi attivi per il 2014 che prevedano incentivi per l’assunzione dei soggetti over 50.<br />
Si segnala, comunque, che la Giunta Regionale ha recentemente approvato uno schema di bando, che sarà emanato presumibilmente entro l’estate dalla società in house Sviluppumbria Spa, a favore delle imprese che vorranno assumere nuovo personale a tempo indeterminato<br />
E’ infatti quindi costituito un fondo di 2 milioni e 500mila euro che comprende, tra i beneficiari, proprio gli over 50: più in dettaglio, si tratta di un provvedimento finalizzato al supporto di programmi di sviluppo d’impresa e di reindustrializzazione che prevedono l’assunzione di lavoratori provenienti da imprese in crisi ed in particolare lavoratori che per ragioni anagrafiche possono avere maggiori difficoltà di ricollocazione.<br />
Sono previsti infatti incentivi per un importo non superiore a 10.000 euro l&#8217;assunzione a tempo indeterminato di lavoratori/lavoratrici con oltre 50 anni di età, disoccupati o in mobilità ovvero percettori di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro con aziende cessate o in procedura concorsuale.</p>
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		<title>Edilizia in Umbria: una crisi che non finisce mai</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2014 00:28:45 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>Negli ultimi giorni Cigl, Cisl e Uil hanno lanciato un ultimatum, paventando lo stato di agitazione e l’organizzazione a breve di una manifestazione unitaria sotto la Regione, qualora il settore edile non ricevesse dalle istituzioni risposte concrete a stretto giro che permettano di uscire dal guado della crisi.</p>
<p>I sindacati reclamano l’apertura di un tavolo istituzionale delle costruzioni, un confronto non più prorogabile considerato che negli ultimi 15 anni l’edilizia in Umbria ha subito la perdita di ben 10.000 posti di lavoro, tornando addirittura alla situazione occupazionale del periodo antecedente al sisma del 1997.</p>
<p>Anni di ricostruzione – e di benessere per l’intero comparto – svaniti nel nulla insomma, cancellati da un regresso impietoso e che non fa onore all’economia di una regione. E non parliamo solo di grandi vertenze, perché a morire lentamente sono le piccolissime aziende, spesso a carattere familiare.</p>
<p>Ad aggravare ulteriormente la situazione ci si mettono poi le partite Iva irregolari che affliggono anche questo ambito, un preoccupante ricorso al lavoro nero e cantieri che vanno avanti risparmiando su ciò su cui non si dovrebbe mai risparmiare, ovvero sui costi della sicurezza.</p>
<p>Ecco allora che i sindacati pongono le istituzioni ad un bivio, recriminando coraggio di azione e azioni concrete portate a termine, per non esasperare ulteriormente un’edilizia già provata da anni di crisi nera e stallo.</p>
<p>A conferma della delicatezza della questione, vi sono anche le dichiarazioni dell’Ance: nei giorni scorsi l’associazione dei costruttori che fa capo a Confindustria, in occasione di un vertice durante il quale sono stati presentati i numeri della crisi, il presidente Calzoni e il direttore Ceccarini hanno chiesto che le risorse degli enti – seppur comprensibilmente esigue &#8211; vengano investite in lavori pubblici così da dare ossigeno al comparto.</p>
<p>Per fare tutto ciò servono innanzitutto nuovi cantieri e per metterli in piedi servono risorse. Peccato che alle risorse nella maggior parte dei casi non si può attingere per via dei vincoli stringenti del Patto di stabilità. Si pensi al bisogno di incrementare l’edilizia popolare, alla necessità di costruire nuove strutture per anziani o ricreative per i giovani.</p>
<p>Tutto bloccato da vincoli europei che in un momento come questo, lasciano il tempo che trovano. In più, si pensi ai benefici che potrebbero apportare interventi di riqualificazione dei centri storici &#8211; anche in termini di turismo &#8211; o delle tante strutture sanitarie che avrebbero bisogno di una messa in sicurezza.<br />
O ancora, immaginiamo come un piano ben strutturato di edilizia scolastica oltre che garantire la sicurezza di studenti e personale scolastico, potrebbe creare molti posti di lavoro.</p>
<p>Occorre allora muoversi, come dicono le parti sociali, guardando anche ai fondi europei 2014 – 2020 per le infrastrutture, importantissimi ora più che mai per le positive ricadute occupazionali ma anche per consentire investimenti da parte di tutte quelle imprese che non si azzardano a farlo.</p>
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		<title>La patria dell’agricoltura e del verde afflitta dal caporalato</title>
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		<pubDate>Thu, 01 May 2014 07:32:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Santagata]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Sa quasi di termine desueto la parola caporalato, soprattutto in una Regione come l’Umbria conosciuta per le eccellenze del territorio, molte delle quali provenienti dalla una speciale tradizione fatta di terra, agricoltura e sudore contadino. Eppure, questo fenomeno che altro non è se non di adescamento illegale di manodopera a basso prezzo, sembra essere alquanto diffuso. ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/la-patria-dellagricoltura-e-del-verde-afflitta-dal-caporalato/">La patria dell’agricoltura e del verde afflitta dal caporalato</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>Sa quasi di termine desueto la parola caporalato, soprattutto in una Regione come l’Umbria conosciuta per le eccellenze del territorio, molte delle quali provenienti dalla una speciale tradizione fatta di terra, agricoltura e sudore contadino. Eppure, questo fenomeno che altro non è se non di adescamento illegale di manodopera a basso prezzo, sembra essere alquanto diffuso. In particolare, il segretario regionale della Cgil Mario Bravi ha segnalato, attraverso il lavoro svolto dagli uffici territoriali del sindacato, la presenza di un cospicuo numero di lavoratori stranieri – prevalentemente originari del nord Africa e del Bangladesh – impiegati a condizioni inique di lavoro, dopo essere stati reclutati nei paesi extracomunitari per la raccolta di tabacchi.</p>
<p>E’ stata di conseguenza presentata una specifica denuncia all’ispettorato del lavoro per vederci chiaro. Una denuncia dovuta, se si pensa al fatto che si parla di una paga irrisoria come 25 euro per 14 ore di lavoro nei campi, addirittura decurtati delle spese per il trasporto ai luoghi di lavoro, oltre che per l’acqua e per il cibo consumati durante i massacranti turni.</p>
<p>Una pratica infame, diffusasi certamente ancora di più dopo i massicci movimenti migratori degli ultimi anni e troppo spesso balzata agli onori della cronaca nera, come quando nel 1980 alcuni caporali tentarono di investire lavoratori e sindacalisti di <a title="Villa Castelli" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Castelli">Villa Castelli</a> durante una manifestazione o recentemente, nel gennaio 2010, i lavoratori extracomunitari di <a title="Rosarno" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rosarno">Rosarno</a> organizzarono una serie di manifestazioni poi sfociate nella violenza contro i caporali, che li costringevano a raccogliere agrumi con turni di lavoro fino a 15 ore al giorno.</p>
<p>Non è azzardato paragonare il caporalato ad una nuova forma di schiavitù. Chissà se il nuovo reato di <i>intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro</i>, introdotto nel codice penale nel 2011, potrà  fungere da deterrente. Certo, le pene previste per i cosiddetti &#8220;caporali&#8221; sono la <a title="Reclusione" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Reclusione">reclusione</a> da cinque a otto <a title="Anno" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anno">anni</a> e una <a title="Multa" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Multa">multa</a> da mille a 2 mila euro per ogni <a title="Lavoratore" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lavoratore">lavoratore</a> coinvolto, ma molto spesso si sa che l’avidità vince anche sulla comminazione delle pene più aspre.</p>
<p>L’augurio è quindi che la mossa della Cgil sia utile per stanare e combattere questa forma di oppressione di persone, già poste ai margini di una società che – ci si auspica – non regredisca ulteriormente.</p>
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		<title>&#8220;Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie&#8221;… L’infinita saga della ex Merloni</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Apr 2014 10:54:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Santagata]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro e occupazione]]></category>
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		<category><![CDATA[lavoratori]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>Ieri (28) anche la Corte d&#8217;Appello di Ancona ha confermato l&#8217;annullamento della vendita della ex A. Merloni alla J &amp; P di Porcarelli, respingendo il reclamo presentato dai commissari straordinari e dallo stesso Porcarelli contro l&#8217;annullamento in primo grado, confermando così le posizioni delle sette banche creditrici. Le ragioni delle banche vengono prima di quelle dei lavoratori a quanto pare, il che appare paradossale in un momento in cui tutti si riempono la bocca di belle parole, su quanto è importante la ripresa, il lavoro, la produttività.</p>
<p>Ricapitolando, in sintesi, gli istituti di credito avevano fatto ricorso contro la cessione di ramo d&#8217;azienda alla J &amp; P perché ritenuta una “svendita” (10 milioni di euro contro i 54 milioni del valore effettivo dei siti produttivi), mentre i ricorrenti, sostenuti da Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil, avevano sostenuto che l’annullamento della vendita si era basato su “logiche formalistiche” e contro una sentenza del 2013 della Corte Costituzionale, che aveva confermato invece la legittimità delle regole sui cui si era basato il reclamo dei ricorrenti.</p>
<p>Ma aldilà di sentenze, banche ed interessi economici, la cosa più grave e non tollerabile è che tra Marche e Umbria, sono 700 gli operai riassunti dalla J &amp; P che potrebbero rischiare il posto di lavoro, oltre al fatto che bisognerà attendere i tempi della Corte di Cassazione per fare un po&#8217; di chiarezza. Impossibile, pensando a questa vicenda e al senso di incertezza e precarietà in cui vivono i lavoratori coinvolti, non pensare ai versi di Ungaretti &#8220;si sta come d&#8217;autunno sugli alberi le foglie”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ammalarsi per guarire dalla crisi: come stanno le aziende umbre?</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/ammalarsi-per-guarire-dalla-crisi-come-stanno-le-aziende-umbre/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Apr 2014 15:28:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Santagata]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro e occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[cassa integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[industrie]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> Si dice che in Umbria nell’ultimo trimestre del 2013 sia stato rilevato un trend positivo di crescita sia per la produzione industriale che per fatturato, a cui si aggiungono i risultati dell&#8217;export, su cui sembriamo andare forte. Eppure il lavoro resta ancora un’emergenza. Un’emergenza di cui si parla troppo poco, anche se i dati sono ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> <span style="line-height: 1.5em;">Si dice che in Umbria nell’ultimo trimestre del 2013 sia stato rilevato un trend positivo di crescita sia per la produzione industriale che per fatturato, a cui si aggiungono i risultati dell&#8217;export, su cui sembriamo andare forte.</span></p>
<p>Eppure il lavoro resta ancora un’emergenza. Un’emergenza di cui si parla troppo poco, anche se i dati sono impressionanti. Nel 2013 i lavoratori umbri colpiti dalla crisi – perché licenziati o interessati da ammortizzatori sociali – sono stati 4.000. Infinita poi la lista delle imprese che navigano in cattive acque. Un tessuto imprenditoriale alquanto martoriato dunque. Realtà economiche dove le parole d’ordine sono cassa integrazione o mobilità o, ancor peggio, chiusure, fallimenti, contratti non rinnovati.</p>
<p>Quando si dipinge un quadro a tinte fosche e cupe come questo, non ci si deve fermare solo ad elencare situazioni di crisi altisonanti, come Merloni, Ast, Nestlè, Slg Carbon, Colacem o Fbm, ma pensare al contesto di crisi globale. Certo, considerando che la nostra è una Regione piccola in cui l’industria non è certamente il volano dell’economia, quella che interessa la Merloni è la vertenza delle vertenze, un simbolo quasi nazionale della crisi per l’enorme numero di famiglie pugnalate prima dall’infinita eutanasia della cassa integrazione, passando poi per la processione di mancate vendite e accordi saltati che paralizzano una situazione già complessa. Uno stato di cose che richiede soluzioni concrete, non tanto accordi politico/sindacali che rimangono carta, quanto lo sblocco della vendita del complesso aziendale e finalmente, una efficiente politica industriale a supporto della riattivazione dell&#8217;attività produttiva. Tutto questo per la salvaguardia dei posti di lavoro e perché no, magari per creare nuova occupazione.</p>
<p>C’è poi la Perugina, con l’istanza di flessibilizzare i contratti avanzata dalla Nestlè (proprietaria dello storico marchio dolciario italiano) con l’alto rischio di precarizzazione che una trasformazione di contratti full time in part time può portare. Senza contare che i dipendenti, peraltro, da anni si destreggiano tra cassa integrazione e contratti di solidarietà. Da monitorare, inoltre, la liquidazione in corso della Sgl Carbon, dove emerge la necessità di consentire la continuazione della produzione e la tutela dei lavoratori in una fase delicata e di passaggio come è questa o il difficile contesto lavorativo in cui si trovano ormai da anni i dipendenti di Fornaci Briziarelli Marsciano.</p>
<p>Eppure, l’economia e il mondo del lavoro in Umbria non sono solo in mano a nomi altisonanti come quelli appena citati. C’è una lista che mette paura di piccole aziende, cooperative o enti che hanno fatto i conti con cassa integrazione in deroga, tagli di personale, mancate stabilizzazioni, abusi di ricorso al part time con la conseguente contrazione di reddito che va necessariamente ad incidere in negativo anche sui consumi. Senza contare poi le aziende e i lavoratori che attendono di poter usufruire degli ammortizzatori sociali e che non hanno ancora potuto farlo per la mancanza di risorse.</p>
<p>In definitiva, le aziende umbre non sono guarite dalla crisi. C’è chi è in convalescenza, chi attende un&#8217;operazione risolutiva, chi è ancora in attesa di diagnosi. Quel che è certo è che tutte le imprese in difficoltà – tutte e non solo quelle che godono di eco mediatico – necessitano di un intervento magari a cuore aperto e più rischioso, più che di cure palliative.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I giovani umbri e il mondo del lavoro</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Apr 2014 20:03:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Santagata]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro e occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupati]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
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		<category><![CDATA[politiche del lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>E’ ormai noto e stranoto che l’Europa e l’Italia stanno attraversando la crisi economica più grave dal dopoguerra ad oggi. Uno dei prezzi più alti di questa crisi è stato pagato dalle giovani generazioni italiane, tanto che si potrebbe parlare di un vero e proprio furto di futuro, visto l’imperante lavoro precario e il tardivo inserimento ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/i-giovani-umbri-e-il-mondo-del-lavoro/">I giovani umbri e il mondo del lavoro</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>E’ ormai noto e stranoto che l’Europa e l’Italia stanno attraversando la crisi economica più grave dal dopoguerra ad oggi. Uno dei prezzi più alti di questa crisi è stato pagato dalle giovani generazioni italiane, tanto che si potrebbe parlare di un vero e proprio furto di futuro, visto l’imperante lavoro precario e il tardivo inserimento nel mondo del lavoro, che tra l’altro non permettono di lasciare il caro nido domestico per crearsene uno proprio, con tutte le implicazioni sociali che ne derivano.</p>
<p>Ma qual è la situazione dei giovani in Umbria rispetto al mondo del lavoro? In un’Umbria che, a parte la recessione degli ultimi anni, è stata più o meno abituata a vivere nel benessere, è vero che i giovani tirano avanti contando prevalentemente sull’appoggio dei genitori o addirittura dei nonni?</p>
<p>Analizzando i dati più recenti della rilevazione continua delle forze di lavoro dell’Istat (curata dall’Osservatorio del mercato del lavoro del Servizio Politiche del lavoro della Regione Umbria), è emerso che nella verde Umbria nel 2012 circa metà dei giovani risultavano “non occupati”, ovvero impegnati in attività di studio, alla ricerca di lavoro o comunque non attivi per un motivo qualsiasi. Si parla di un dato che resta comunque migliore rispetto a tutto il Mezzogiorno e anche di alcune regioni del Centro‐Nord, ma che, ad ogni modo, ha subito un sensibile aumento nel periodo della crisi.</p>
<p>Basti pensare, infatti, che i giovani non occupati in Umbria passano dai circa 81 mila del 2008 ai 96 mila del 2012. In più, si consideri che il fenomeno varia a seconda del livello di istruzione: per i giovani con bassa istruzione e per i laureati, si registrano infatti gli aumenti di “non occupazione” più marcati d’Italia.<br />
E a sorpresa… i meno colpiti dalla crisi occupazionale in Umbria sono i giovani diplomati, a conferma del fatto che le aziende, già gravate da mille problemi, prediligono capacità pratiche al tanto decantato pezzo di carta.</p>
<p>Come se non bastasse, anche chi un lavoro ce l’ha non dorme comunque sonni tranquilli. Difatti, la precarietà tra i giovani rappresenta una piaga per l’Umbria, che continua purtroppo a mantenere un primato nazionale a livello di incidenza sul totale dell’occupazione, collocandosi al 32,6% rispetto al 25,8% nazionale e al 27,6% del Centro Italia. Da questo punto di vista, tuttavia, non vi è stato un forte peggioramento rispetto al 2008, essendosi il peso della crisi scaricato prevalentemente sull’aumento della disoccupazione giovanile più che sulla precarizzazione dei rapporti di lavoro.</p>
<p>Appare urgente, allora, operare un’inversione di rotta, intervenendo con azioni mirate a sostegno di tutti quei soggetti che non riescono ad inserirsi nel mercato del lavoro, o che perdono l’impiego.<br />
Quel che è certo, ad oggi, è il fatto che le politiche attive per il lavoro non sono state sufficienti ad affrontare la questione giovanile.</p>
<p>Tenendo conto della limitatezza delle risorse a disposizione, sembra ineludibile innanzitutto una riflessione generale a livello di Paese, e a livello regionale per elaborare profonde riforme economiche e sociali.<br />
Così come, da parte loro, le ultime generazioni non devono demordere e non devono lasciarsi sopraffare da un sistema che oggi tende ad ostacolare la realizzazione personale e professionale.</p>
<p>Perché se si crede e se non si molla la presa, nulla è impossibile. Neanche trovare lavoro e mantenerlo, che tra parentesi, stando all’articolo 1 della Costituzione, è diritto ineludibile di ogni cittadino, su cui si fonda la stessa Repubblica Italiana.</p>
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