venerdì, 9 dicembre 2022 Ultimo aggiornamento il 28 novembre 2022 alle ore 01:03

Caaf Cgil Umbria: “Il 730 precompilato non funziona”

Durante l'esposizione dei dati del biennio 2015/2016 viene lanciato l'allarme: "Un modello su 4 presenta errori, oltre il 90% dei contribuenti si rivolge a un centro di assistenza fiscale. Noi unico apparato di garanzia"

 
Caaf Cgil Umbria: “Il 730 precompilato non funziona”
Perugia. Stamattina (martedì 17 maggio) la Caaf Cgil Umbria ha presentato i dati relativi alla campagna fiscale 2015 e quelli (parziali) relativi all’anno 2016 presso la sala Pietro Conti del sindacato perugino. Chi ha preso la parola oggi (Renzo Basili, Wilma Gavini e Cristian Bracco per il Caaf, Walter Fattorini e Andrea Corbetti per le due società convenzionate Futura Srl di Perugia e Lavoro e Progresso Srl) non si è limitato a sciorinare numeri, ma ha anche rivolto severe critiche alle recenti riforme del governo in tema di dichiarazione dei redditi.

I centri di assistenza – I centri di assistenza fiscale (Caf e Caaf, la differenza tra le due sigle sta nella forma giuridica dell’ente e nella natura dei soggetti componenti) nacquero nel 1993 per aiutare il cittadino a districarsi all’interno dell’intricato mondo degli adempimenti fiscali: da allora il loro ruolo è cresciuto sempre di più per importanza. Questi centri offrono sia servizi gratuiti (ad esempio la compilazione dell’Isee), sia servizi a pagamento (ad esempio la compilazione della dichiarazione dei redditi). Con la riforma voluta dal governo lo scorso anno, che ha introdotto il modello 730 precompilato relativamente alla dichiarazione dei redditi si auspicava una maggiore semplicità nel sistema e di conseguenza la possibilità per i contribuenti di “fare da sé”. Ma tutto ciò non ha a quanto pare funzionato.

I numeri – Come dimostrano i numeri, infatti, in Italia circa 19 milioni 200mila contribuenti (il 93% del totale) continuano a rivolgersi alle strutture abilitate per gli adempimenti fiscali. Nella nostra regione le cifre sono in linea con quelle nazionali. Per quanto riguarda il Caaf Cgil – convenzionato con Agenzia delle Entrate, Inps, enti locali e istituzionali – esso ha prodotto, mediante le due società sopra menzionate, 56.301 730 precompilati, il 21% del totale in Umbria nell’anno 2015. Nel 2016 invece, i precompilati sono finora 26.052, con un incremento del 16% rispetto allo scorso anno, a detta dei responsabili ulteriore segno del fallimento della riforma.

Le falle della riforma – Gli stessi responsabili hanno poi spiegato quali siano le criticità del nuovo sistema, che non avrebbe per nulla migliorato la situazione, anzi l’avrebbe peggiorata. I 730 precompilati sarebbero infatti ricchi di errori e lacune, che costringerebbero ad interventi in modifica che il comune cittadino non può fare, a meno che non voglia rischiare di incorrere in contestazioni e multe. In particolare, nel modello mancherebbe la possibilità di inserire alcune spese detraibili, come quelle farmaceutiche e quelle di ristrutturazione di abitazioni, ma anche campi pur previsti come le spese universitarie o addirittura i familiari a carico risulterebbero incompleti in almeno un quarto dei casi, stando alle rilevazioni compiute dalla Caaf Cgil. La Caaf si lamenta anche dell’eccessivo onere del visto di conformità, che obbliga le strutture a rifondere il fisco in caso di trasmissione di dati inesatti. La conclusione di Basili è abbastanza netta: “Il governo la smetta di fare demagogia e badi alla concretezza, soprattutto non utilizzi la scusa della spending review per tagliare ulteriori servizi ai cittadini. Non c’è più un apparato di garanzia per quanto riguarda l’assistenza fiscale, a maggior ragione, quindi, occorre prendere coscienza dell’importanza del nostro ruolo”.

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