lunedì, 11 dicembre 2017 Ultimo aggiornamento il 9 dicembre 2017 alle ore 12:22

Cgil, Cisl e Uil rilanciano l’allarme amianto in Umbria: “96 le morti accertate tra il 2011 e il 2015″

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

Le organizzazioni sindacali tornano a chiedere con forza interventi in grado prima di tutto di monitorare adeguatamente la situazione, per poi procedere ad una bonifica.

 
Cgil, Cisl e Uil rilanciano l’allarme amianto in Umbria: “96 le morti accertate tra il 2011 e il 2015″
Regione Umbria.  “L’amianto continua ad uccidere anche in Umbria, sono 96 le morti solo da mesotelioma registrare nella nostra regione tra il 2011 e il 2015. E, secondo stime dell’Oms, il picco si avrà proprio nei prossimi anni”. Parte da qui l’allarme di Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria, che, a 2 anni di distanza dal varo della piattaforma regionale tornano a chiedere con forza interventi in grado prima di tutto di monitorare adeguatamente la situazione, per poi procedere ad una bonifica che potrebbe anche rappresentare una grande occasione per creare lavoro di qualità.

Il tema è stato affrontato oggi, 7 novembre, in una conferenza stampa nella quale Vasco Cajarelli (Cgil), Riccardo Marcelli (Cisl) e Francesca Fiorucci (Uil) hanno rilanciato a livello locale l’appello di Cgil, Cisl e Uil nazionali per un finanziamento, già nella legge di Bilancio 2018-2020, del Piano nazionale amianto. Dopo 25 anni dal bando all’amianto in Italia è stato bonificato infatti meno del 20% del materiale presente, e anche in Umbria, hanno sottolineato Cajarelli, Marcelli e Fiorucci, le bonifiche, dagli ultimi dati disponibili, procedono a rilento. L’ultimo censimento realizzato dall’Arpa nel 2009, sulla base di autocertificazioni (fatto che induce Cgil, Cisl e Uil a ritenere fortemente sottostimato il dato), attestava in Umbria la presenza di amianto 16 siti industriali, 117 edifici pubblici, 428 edifici privati. Oltre a questo c’è poi il problema delle tubature degli acquedotti, che in parte sono ancora in cemento-amianto, la cui bonifica  – secondo Cgil, Cisl e Uil – rappresenterebbe un’occasione straordinaria per la declinazione nei fatti di un nuovo modello di sviluppo per l’Umbria.
Sotto il profilo sanitario occorrerebbe il finanziamento per il potenziamento dei Cor (Centro Organizzativi Regionali) per un miglior contrasto ai tumori professionali. Per quanto riguarda invece lo smaltimento dell’amianto presente, i sindacati ritengono necessaria la creazione di un albo delle imprese autorizzate, a partire da quelle a controllo pubblico già attive nel ciclo dei rifiuti, al fine di evitare fenomeni di mancato rispetto delle regole o di vera e propria illegalità in un settore così delicato da un punto di vista ambientale.
La questione amianto intreccia poi la delicata partita sulle pensioni per tutti quei lavoratori – e sono molti in Umbria – che hanno subito esposizione all’amianto nella loro attività lavorativa: Cgil, Cisl e Uil chiedono quindi che “i periodi aggiuntivi per l’accesso alla pensione dovuti all’esposizione all’amianto siano sempre e comunque cumulabili ad altre forme di agevolazione di accesso alla pensione”, in quanto gli esposti all’amianto hanno un’aspettativa di vita di 64 anni (dati Renam, Registro nazionale mesotelioma) contro gli 80 medi. Inoltre, i tre sindacati chiedono anche che “per tutti i lavoratori che al 2003 erano ancora esposti all’amianto vengano riaperti i termini per la presentazione delle domande entro il 30 giugno 2018 per il riconoscimento dell’intervenuta esposizione all’amianto”.

 

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