lunedì, 11 dicembre 2017 Ultimo aggiornamento il 9 dicembre 2017 alle ore 12:22

Estorsione: definiamola

Si tratta di un tipico reato commesso con la cooperazione della vittima, carpita con la forza: la pena prevista è quella della reclusione da 5 a 10 anni e della multa da mille a 4 mila euro.

 
Estorsione: definiamola
Regione Umbria.  Collocata sistematicamente nei delitti contro il patrimonio, commessi mediante violenza alle cose o alle persone, l’estorsione rientra nel novero dei reati che animano maggiormente l’opinione pubblica. Sotto un profilo squisitamente definitorio, a norma dell’articolo 629 del codice penale si tratta del delitto commesso da chi, con violenza o minaccia, costringa uno o più soggetti a fare o a non fare qualche atto al fine di trarne un ingiusto profitto con altrui danno. La pena prevista è quella della reclusione da 5 a 10 anni e della multa da mille a 4 mila euro. Nella sua forma aggravata, invece, la pena è quella della reclusione da 6 a 20 anni e della multa da 5 a 15 mila euro. Per i non addetti ai lavori, si tratta di un tipico reato commesso con la cooperazione della vittima, carpita con la forza. La disposizione di legge sanziona un comportamento plurioffensivo poiché, ad essere lesi, risultano sia il patrimonio, sia la libertà di autodeterminazione della vittima del reato. Quest’ultima coincide con il titolare del potere giuridico di disporre dei beni o dei diritti.

L’estorsione presuppone, poi, un comportamento violento, tale da porre il soggetto passivo nella condizione di dover accettare la richiesta estorsiva per non subire un male maggiore, quello per cui è stato minacciato. Tuttavia, la coercizione della vittima è relativa perché in essa residua comunque un minimo di capacità di autodeterminazione, coartata dall’agente, al fine di far compiere un atto dispositivo (dare, fare, non fare). Detto altrimenti: il potere di autodeterminazione della vittima non è del tutto annullato ma limitato in maniera considerevole. Il soggetto passivo si trova quindi di fronte ad una spiacevole alternativa: far conseguire all’autore del reato il vantaggio ingiusto o subire il danno di cui è stato minacciato. Per fare degli esempi: Alberto Gilardino, Adriano Leite Ribeiro, Barbara Berlusconi, Francesco Coco sono solo alcuni dei nomi che la Giustizia ha associato al reato di estorsione nonché al noto, quanto controverso, personaggio Fabrizio Corona. Fra questi, un posto di primo ordine va riservato all’ex della Juventus David Trezeguet. Come molti di voi ricorderanno, in quel caso, il fotografo Fabrizio Corona venne condannato per aver preteso dal calciatore francese 25 mila euro per non pubblicare delle foto che lo ritraevano in dolce compagnia di una donna che non era la moglie.

L’estorsione viene poi utilizzata dalle organizzazioni criminali per controllare il territorio ed acquisire ingenti capitali. La pretesa da parte di Cosa Nostra del versamento di una percentuale o di una parte dell’incasso, dei guadagni o di una quota fissa dei proventi, da parte di esercenti di attività commerciali ed imprenditoriali, in cambio di una supposta “protezione” dell’attività, altro non è che una forma di estorsione. Nel linguaggio comune viene definita “pizzo”. Si pensi, infine, agli innumerevoli casi di concussione di cui si sente discutere. Anche la concussione, allorché ricorra l’abuso della pubblica qualità, altro non è che una forma di estorsione qualificata dall’essere commessa da un pubblico ufficiale o incaricato di un pubblico servizio. E’ bene ricordare che, fuori di questi casi, è possibile che ciascuno di noi divenga vittima di una condotta estorsiva. Infatti, anche il comportamento intimidatorio del datore di lavoro, che stabilisca con i propri dipendenti retribuzioni non adeguate alle ore di lavoro prestate, può integrare gli elementi dell’estorsione. Per questo è molto importante ricordare alle vittime la possibilità di sporgere personalmente denuncia alla competente Autorità, nonché di costituirsi parte civile nel processo penale contro gli autori del reato. Inoltre, il nostro Paese sostiene ed incoraggia chi decide di opporsi al racket. Sono state infatti adottate normativamente delle disposizioni basate sul principio del risarcimento per chi abbia subito danni a causa di attività estorsive, per aver scelto di collaborare al fine di annientare il racket o non pagare più il “pizzo”.

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