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	<title>Perugia Online &#187; CNA</title>
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		<title>L&#8217;allarme della Cna: &#8220;Negli ultimi dieci anni l’Umbria ha perso il 14,6% del Pil&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Nov 2017 13:39:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> “Un patto per l’innovazione e la giustizia sociale in Umbria, perché se è vero che la ripresa è in atto, per tornare ai livelli pre-crisi ci vorranno anni. Troppi se pensiamo che in gioco c’è la tenuta sociale della regione&#8221;. Renato Cesca, presidente di Cna Umbria, commenta così il quadro emerso dall’indagine presentata questa mattina alla stampa. La ricerca, condotta in collaborazione con il centro studi Sintesi, ha indagato gli effetti di 10 anni di crisi in Umbria.</p>
<p>“I risultati dello studio – ha proseguito Cesca -, con la consueta crudezza dei numeri, ci dicono che è il momento per provare a riannodare i fili di una società completamente trasformata, cercando di creare un nuovo senso di comunità, un primo passo per ridefinire una nuova identità della nostra regione quale passaggio imprescindibile per creare un nuovo modello di sviluppo. Ecco perché secondo noi occorre un patto per l’innovazione e la giustizia sociale in Umbria, puntando sull’innovazione delle imprese, sulle competenze professionali, sulle infrastrutture, creando opportunità per i giovani e portando avanti la lotta alle povertà, perché le eccessive disuguaglianze possono facilmente trasformarsi in ingiustizie sociali. Non tutti i problemi si possono risolvere a livello locale, ma molto spesso le soluzioni arrivano dal territorio” partendo dal basso, dai problemi reali delle imprese, dei lavoratori, dei giovani e delle famiglie”.</p>
<p>La ricerca, illustrata da Alberto Cestari del centro studi Sintesi, ha messo in evidenza che negli ultimi dieci anni l’Umbria ha perso il 14,6% del PIL, il 35% degli investimenti e l’8% dei consumi. Sul fronte occupazionale si devono recuperare ancora circa 7mila posti di lavoro, anche se la disoccupazione è aumentata di oltre 24mila unità essendosi aggiunte le persone in cerca di lavoro, soprattutto donne. “Tuttavia – ha commentato Cestari &#8211; i dati alla fine del 2014 erano molto più drammatici. A partire dal 2015 l’economia è tornata a crescere: il Pil è aumentato del 3,2% in due anni, l’occupazione ha ricominciato a salire, soprattutto lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, il cui numero complessivo è tornato ai livelli del 2007. Riduzioni sensibili si sono registrate invece tra gli occupati a tempo determinato e soprattutto tra i lavoratori autonomi. Ciò che preoccupa di più è che negli anni della crisi l’Umbria ha perso più della media nazionale ed ora cresce meno dell’Italia”.</p>
<p>Sul versante delle imprese si sono perse oltre 3mila unità, passando dalle oltre 83mila  del 2007 alle attuali 80mila. Sono diminuite soprattutto le imprese della manifattura, delle costruzioni e dei trasporti, mentre sono aumentate sensibilmente quelle che operano nei servizi tradizionali e innovativi. Il settore più sofferente è stato quello dell’artigianato, ma in termini percentuali le imprese di grandi dimensioni sono diminuire maggiormente, registrando una riduzione del 6,8%. Infatti, dopo questo decennio terribile, le micro e piccole imprese continuano a rappresentare il 95,4% dell’imprenditoria umbra.</p>
<p>L’unico settore in cui il Pil è cresciuto costantemente è stato il turismo, che ha registrato  un +8%, facendo da volano all’aumento delle imprese di alloggio e ristorazione. Risultati eccellenti si sono avuti anche nelle esportazioni, cresciute del 38%, specialmente nei settori Made in Italy (meccanica, agroalimentare, moda e arredo casa). “Nell’economia del futuro – ha affermato Roberto Giannangeli, direttore di Cna Umbria -, a fare la differenza saranno i saperi e l’innovazione e questi non dipendono dalla dimensione d’impresa ma dalla qualità delle persone che vi lavorano. Ecco perché secondo noi si deve puntare sulle piccole imprese, al cui interno si trovano competenze enormi. Non siamo all’anno zero, diverse cose sono state fatte bene, ma le sfide che ci attendono sono molte, a cominciare dall’integrazione tra manifattura tradizionale e digitale per riavvicinare le piccole imprese al mercato globale, dall’internazionalizzazione del territorio per incrementare il turismo, dalla velocizzazione della ricostruzione post sisma per fare ripartire l’area del cratere al più presto, senza dimenticare la creazione di nuove infrastrutture, tra cui il nodo di Perugia e il collegamento con l’alta velocità. Tante piccole imprese stanno tornando a fare investimenti &#8211; ha continuato Giannangeli -: si usino le risorse dei fondi europei per creare strumenti ad hoc per queste aziende, per troppo tempo messe in difficoltà anche dal razionamento del credito bancario. Così come per valorizzare le risorse umane riteniamo opportuno rivedere l’organizzazione e le azioni dedicate alla formazione professionale”.</p>
<p>“In questi anni &#8211; ha concluso Cesca &#8211; i piccoli imprenditori insieme ai lavoratori hanno sofferto pesantemente gli effetti di una crisi provocata da altri. Ciò nonostante l’imprenditoria diffusa è ancora un punto di forza del sistema economico regionale: basterebbe prenderne atto e fare scelte consequenziali. Purtroppo non è sempre stato così”.</p>
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		<title>Terremoto, Cna: &#8220;Fondamentale velocizzare al massimo gli interventi di ricostruzione&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Oct 2017 12:53:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Velocizzare. È il termine risuonato maggiormente durante l’incontro sulla ricostruzione che ieri ha visto il nuovo centro polivalente realizzato da Boeri a Norcia gremito di oltre 150 tra artigiani e imprenditori. Ad organizzare l’incontro la Cna dell’Umbria, che ha riunito attorno al tavolo tutti gli attori coinvolti, dalla Regione al Comune di Norcia, dai tecnici al mondo bancario, per fare il punto sulla ricostruzione, ma anche sulla delocalizzazione delle attività produttive. E quello dei tempi è emerso come l’aspetto più critico. Infatti, a quasi di un anno dalle scosse più violente che hanno interessato l’Umbria, le pratiche di ricostruzione presentate all’ufficio speciale per la ricostruzione (Usr) sono appena 160, mentre quelle approvate sono intorno alla ventina.</p>
<p>“Di fronte a questi numeri è ovvio che va trovata rapidamente una soluzione – ha affermato nel suo intervento Roberto Giannangeli, direttore di Cna Umbria -. Il disagio è reale. Le scosse hanno stravolto la vita e il tessuto produttivo di un intero territorio. È vero che il fenomeno sismico è stato sicuramente il più grave da molti anni a questa parte, sia per intensità che per estensione e durata nel tempo dello sciame, ma se c’è un sistema per accelerare va individuato e messo in atto. Sicuramente occorre fare squadra e una maggiore sinergia tra l’ufficio preposto a ricevere le pratiche e i professionisti abilitati a presentarle”.</p>
<p>Molto sentito il problema della delocalizzazione, che molte imprese hanno realizzato a proprie spese, mentre altre sono ancora in attesa che venga approntata l’area preposta, in assenza della quale la produzione non può ancora ripartire. Nel corso dell’incontro molta attenzione è stata dedicata agli incentivi e agli strumenti economici adottati per sostenere il sistema produttivo, caratterizzato dalla presenza diffusa di molte imprese di piccole dimensioni operanti nelle costruzioni, nei servizi e nel manifatturiero, in particolare nell’agroalimentare. “Crediamo – ha proseguito Giannangeli – che vada anche ripensata la cosiddetta <em>zona franca urbana</em>, andando alla revisione dei criteri di ammissibilità, che attualmente lasciano fuori molte imprese che pure hanno subito danni consistenti. Insomma – ha concluso il direttore di Cna – dobbiamo fare tutti un grosso sforzo per far sì che l’ingranaggio della ricostruzione in tutti i suoi aspetti, scorra senza intoppi”.</p>
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		<title>Terremoto, l&#8217;allarme di Cna: &#8220;Ricostruire in tempi rapidi per non desertificare i territori danneggiati&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2016 11:37:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Ricostruire in tempi rapidi. È questo l’appello emerso con forza ieri, nel corso dell’affollato incontro organizzato da Cna Umbria a Spoleto presso la sede della Bps Spa, la principale banca di riferimento nella Valnerina per illustrare le prime misure per la ricostruzione post terremoto. Oltre cento le imprese e gli studi professionali dei territori umbri colpiti dal sisma che hanno accolto l’invito e hanno ascoltato con attenzione gli interventi del direttore di Cna Umbria, Roberto Giannangeli, della presidente della giunta regionale dell’Umbria, Catiuscia Marini, del direttore generale della Banca popolare di Spoleto, Angelo Antoniazzi, del responsabile umbro della Protezione civile, Alfiero Moretti, e del dirigente regionale Luigi Rossetti.</p>
<p><strong>Subito la ricostruzione</strong> “Bisogna fare di tutto per avviare al più presto la ricostruzione, far ripartire il sistema economico produttivo e impedire la desertificazione delle zone danneggiate”, ha esordito Giannangeli. Dal direttore della Bps, Antoniazzi è arrivata l’assicurazione che la banca spoletina sosterrà le imprese del territorio per facilitare il ritorno in tempi brevi alla loro piena capacità produttiva. Alla presidente della Regione è toccato il compito di illustrare nel dettaglio le prime misure approvate dal Governo, che ha emanato due decreti (n° 189 e n° 205) attualmente all’esame del Parlamento per la loro conversione in leggi dello Stato, nei quali sono state individuate le risorse certe e immediatamente disponibili destinate alle regioni interessate dalla calamità. Al momento le somme stanziate ammontano a oltre 1 miliardo di euro.</p>
<p><strong>I contributi del Governo</strong> La Marini ha assicurato che per la ricostruzione privata all’interno dell’area del cratere vi sarà una copertura finanziaria pari al 100%, che verrà garantita attraverso un sistema innovativo rispetto al passato. La soluzione scelta dal Governo, infatti, è quella del credito di imposta. I danni subiti dovranno essere sottoposti a rilevazione ed asseverazione da parte di tecnici autorizzati, dopodiché ci si potrà rivolgere agli istituti di credito e stipulare un contratto di finanziamento, garantito al 100% dallo Stato, che provvederà al pagamento della rata annuale attraverso lo strumento del credito di imposta.</p>
<p><strong>Ammortizzatori per i lavoratori</strong> I tecnici e le imprese coinvolti nella ricostruzione, ha chiarito il responsabile regionale della Protezione civile, Moretti, dovranno essere attinti da una cosiddetta “white list”, secondo criteri che il commissario per la ricostruzione, Vasco Errani, chiarirà in un’ordinanza che sarà emanata non appena i decreti governativi saranno convertiti in legge dal Parlamento. Accanto alle risorse per la ricostruzione materiale, ha aggiunto Luigi Rossetti, ve ne saranno altre destinate agli ammortizzatori sociali per i lavoratori delle imprese danneggiate, comprese quelle del settore del turismo. Inoltre, sono previsti indennizzi fino 5mila euro per i titolari delle micro e piccole imprese attraverso un plafond che probabilmente nelle prossime settimane verrà ampliato.</p>
<p><strong>Incentivi per accesso al credito</strong> Sono stati assicurati, infine, incentivi, derivanti sia dai decreti governativi che da misure regionali, per facilitare l’accesso al credito delle imprese per l’acquisto di macchinari, di scorte. “Cna Umbria – ha affermato Giannangeli al termine dell’incontro –, continuerà a stare accanto alle imprese della Valnerina assicurando tutto il supporto possibile. Per questo stiamo pensando di rendere più stabile la nostra la nostra presenza sul territorio, assicurata fin dall’indomani della scossa di agosto da un camper che funziona come ufficio mobile, attraverso l’utilizzo di un modulo abitativo”.</p>
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		<title>Taxi e autobus abusivi in crescita, Cna chiede &#8220;maggiori controlli&#8221; alle forze dell&#8217;ordine</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2016 10:23:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> Più controlli all’aeroporto di Perugia e presso alcune stazioni ferroviarie della regione per contrastare gli abusivi del trasporto pubblico. A chiederlo sono gli operatori del trasporto persone, sia taxi che noleggio con conducente, che lamentano la sempre maggiore presenza di soggetti non autorizzati che svolgono abusivamente questo servizio dai principali scali della regione, a cominciare dall’aeroporto ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Più controlli all’aeroporto di Perugia e presso alcune stazioni ferroviarie della regione per contrastare gli abusivi del trasporto pubblico. A chiederlo sono gli operatori del trasporto persone, sia taxi che noleggio con conducente, che lamentano la sempre maggiore presenza di soggetti non autorizzati che svolgono abusivamente questo servizio dai principali scali della regione, a cominciare dall’aeroporto &#8220;San Francesco di Perugia&#8221; e dalle stazioni ferroviarie di Perugia e Assisi.</p>
<p><strong>Pochi controlli</strong> “La carenza di controlli da parte degli organi di polizia sta comportando un grave danno alle imprese del trasporto persone &#8211; afferma Enrico Ceccarelli, presidente Cna Fita Umbria- che subiscono la concorrenza sleale di soggetti non autorizzati. All’esterno degli scali pullulano le auto abusive che procacciano clienti, addirittura per proporre tour turistici. Quotidianamente circola un numero considerevole di auto e pulmini con scritta noleggio ma che in realtà non sono in regola con la normativa vigente in materia&#8221;. Tutto ciò, prosegue il responsabile Cna Fita Umbria <span style="line-height: 1.5;">Fabiano Coletti &#8211; oltre ad alimentare quel grande fenomeno del nero e dell’illecito, procura un danno notevole a chi paga le tasse, è in regola con gli innumerevoli adempimenti ed è sottoposto a continui controlli. Ecco perché sull’abusivismo ci siamo attivati da tempo con numerose iniziative e con segnalazioni agli enti competenti”. </span>Ceccarelli rinnova così l’invito “ad effettuare accurati controlli di auto e pulmini che vengono a caricare passeggeri in aeroporto o presso le stazione ferroviarie, soprattutto a Perugia e Assisi, per verificare se il viaggio ha origine dove la legge prevede e se i mezzi e le autorizzazioni sono in regola”.</p>
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		<title>Made in Italy, in crescita le esportazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2016 16:12:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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		<category><![CDATA[Export]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Tre miliardi e mezzo di euro. A tanto ammonta il valore dell’export delle imprese manifatturiere umbre, di cui circa il 70% è costituito dai settori del “made in Italy”, per la gran parte (84%) rappresentati da imprese al di sotto dei 10 addetti. &#8220;Le politiche regionali &#8211; afferma Francesco Vestrelli, responsabile regionale di Cna Produzione &#8211; ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>Tre miliardi e mezzo di euro. A tanto ammonta il valore dell’export delle imprese manifatturiere umbre, di cui circa il 70% è costituito dai settori del “made in Italy”, per la gran parte (84%) rappresentati da imprese al di sotto dei 10 addetti.<br />
&#8220;Le politiche regionali &#8211; afferma Francesco Vestrelli, responsabile regionale di Cna Produzione &#8211; devono essere indirizzate a sostenere e riqualificare le piccole imprese manifatturiere, in particolare quelle artigiane, che ancora oggi rappresentano una componente fondamentale del sistema manifatturiero umbro&#8221;. Cna Umbria ha presentato i risultati dell’indagine, condotta insieme al centro studi Sintesi, sulla relazione tra l’evoluzione delle imprese manifatturiere umbre negli anni della crisi e l’andamento delle esportazioni.<br />
&#8220;Numeri alla mano – continua Roberta Datteri, imprenditrice e dirigente di Cna &#8211; mentre tra il 2009 e il 2015 il Pil regionale precipitava del 5%, l’export aumentava del 28% (+ 38% a prezzi correnti). Un export che è da attribuire quasi per intero alle imprese manifatturiere (3,5 miliardi di euro sui 3,6 totali delle esportazioni). Tra queste 7.800 imprese la parte del gigante la fanno i settori specializzati nel made in Italy, mentre emerge un forte ridimensionamento del peso della metallurgia. E se andiamo a spacchettare le aziende per numero di occupati vediamo che la maggior parte di esse sono micro imprese (da zero a 9 addetti), che da sole esprimono circa il 30% dell’occupazione in questi settori&#8221;.<br />
La ricerca ha preso in esame l’agroalimentare, la moda, il sistema casa, i macchinari, i mezzi di trasporto e la carta-stampa, andando a verificare il rapporto tra imprese, addetti, mercati di riferimento e andamento delle esportazioni negli ultimi sei anni.<br />
&#8220;I maggiori mercati di riferimento &#8211; afferma Alberto Cestari, del centro studi Sintesi &#8211; continuano a essere quelli dei Paesi dell’Unione europea (62% del totale) e l’America (13%), seguiti dai Paesi europei extra Ue (10%) e dall’Asia. Più distaccati ci sono l’Africa (3%), il Medio Oriente (3%) e l’Oceania (1%). Un aspetto molto interessante riguarda l’evoluzione delle imprese, che nel complesso sono diminuite di numero rispetto all’inizio della crisi, mentre il valore dell’export è aumentato: è così per il sistema moda (-10% di imprese, + 74% export), per i mezzi di trasporto (- 18% di imprese, + 140% export), per il sistema casa (-17% di imprese, +22% export), per i macchinari (-14% di imprese, +18% export). Fanno eccezione le imprese dell’agroalimentare, cresciute sia come numero (+5%) che come export (+59%)&#8221;.<br />
“Nonostante si sia verificata una diminuzione del numero delle imprese – prosegue Vestrelli &#8211; il peso percentuale dell’artigianato all’interno del “made in Italy” nel 2015 è pressoché analogo a quello del 2009, ìndice di una “crescita” delle imprese artigiane e di una rispecializzazione dei settori verso produzioni a maggior valore aggiunto. Lo dicevo in apertura: numeri alla mano, è chiaro che le piccole imprese ricoprono un ruolo fondamentale nelle produzioni del “made in Italy” dirette all’estero. Ecco perché chiediamo alla Regione che le risorse dei fondi strutturali e per le politiche di innovazione vengano destinate in misura consistente a questi settori, favorendo gli investimenti volti all’ammodernamento del patrimonio produttivo, alla digitalizzazione delle imprese artigiane, alla valorizzazione dei mestieri quale mezzo per creare occupazione, e infine all’internazionalizzazione. A quest’ultimo proposito lamentiamo difficoltà nell’accesso a strumenti che pure avevamo concordato con la Regione. Non ha senso mettere in campo misure che poi vengono sistematicamente vanificate dalla burocrazia. Crediamo sia opportuno un ripensamento o un riallineamento tra strumenti ed esigenze delle imprese – conclude Francesco Vestrelli –, anche per non vanificare l’ottimo lavoro fatto in questi ultimi anni&#8221;.<br />
La conferenza stampa è stata conclusa dall’assessore Fabio Paparelli, che nel ricordare come la Regione Umbria stia scommettendo sugli assi strategici dell’internazionalizzazione, della ricerca, dell’innovazione e della sostenibilità territoriale, ha riconosciuto il ruolo svolto in questi anni dalla Cna nell’affiancare e sostenere le imprese nei loro processi di apertura verso i mercati esteri.</p>
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		<title>Lavoro, raggiunto l&#8217;accordo tra Confartigianato e sindacati regionali</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2016 13:17:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Catanzaro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>È stato siglato oggi (lunedì 9 maggio) presso la sede della Confederazione Nazionale dell&#8217;Artigianato e della Piccola e Media Impresa dell&#8217;Umbria il nuovo accordo quadro tra Confartigianato e i sindacati Cgil, Cisl e Uil sulla contrattazione di secondo livello. In rappresentanza degli artigiani erano presenti Roberto Giannangeli (direttore Cna Umbria), Roberta Datteri (vice presidente della ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>È stato siglato oggi (lunedì 9 maggio) presso la sede della Confederazione Nazionale dell&#8217;Artigianato e della Piccola e Media Impresa dell&#8217;Umbria il nuovo accordo quadro tra Confartigianato e i sindacati Cgil, Cisl e Uil sulla contrattazione di secondo livello. In rappresentanza degli artigiani erano presenti Roberto Giannangeli (direttore Cna Umbria), Roberta Datteri (vice presidente della stessa Cna) e Giuseppe Flamini (vice presidente vicario Confartigianato Imprese Umbria); in rappresentanza dei dipendenti sedevano invece i tre segretari confederali regionali di Cgil, Cisl e Uil: Vincenzo Sgalla, Ulderico Sbarra e Claudio Bendini.</p>
<p><strong>L&#8217;accordo &#8211; </strong>La firma del documento permetterà di far partire su base regionale la contrattazione settoriale, che a quanto si apprende cercherà di adattarsi ai cambiamenti veloci del panorama del lavoro soprattutto promuovendo una maggiore flessibilità.  Accanto all’accordo-quadro, che stabilisce le linee guida a cui si atterranno tutti i contratti territoriali di settore, è stato firmato anche un avviso comune per l’applicazione del criterio di proporzionalità alle sanzioni irrogate ai dipendenti all’interno delle imprese; sono previste inoltre la creazione di un osservatorio specifico sui livelli di occupazione e Pil e il rafforzamento dell&#8217;Ente bilaterale dell&#8217;artigianato (Ebrau) che si concentrerà soprattutto sulla messa a punto di nuove forme di welfare.</p>
<p><strong>Il ruolo della politica &#8211; </strong>L&#8217;accordo tuttavia &#8211; è questa la sensazione comune da parte dei disserenti &#8211; se potrà favorire un rafforzamento dei rapporti di collaborazione tra i proprietari delle Pmi e i propri dipendenti (superando il modello classico della concertazione), non porterà ricadute sui livelli occupazionali, almeno nel breve periodo. &#8220;Per quello c&#8217;è bisogno dell&#8217;aiuto della Regione, che passa anche attraverso il corretto utilizzo dei fondi europei&#8221; afferma Sbarra; &#8220;Il lavoro si può creare solo con gli investimenti&#8221; gli fa eco Giannangeli.</p>
<p><strong>E Confindustria? &#8211; </strong>L&#8217;intesa rappresenta comunque un primo successo, tanto che c&#8217;è già chi auspica il raggiungimento di un accordo simile con la Confindustria regionale. &#8220;Lo speriamo – commenta in proposito Sgalla – qualcosa si sta muovendo, ma è presto per fare previsioni&#8221;: con l&#8217;ente degli industriali è infatti in piedi un discorso sul modello contrattuale, stavolta però sul livello nazionale.</p>
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		<title>Cna: sì al progetto di investimento della Rocchetta nel Gualdese</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2016 12:31:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[CNA]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> Cna Umbria è favorevole al progetto di investimento nel territorio di Gualdo Tadino presentato dalla Rocchetta. Francamente facciamo fatica a capire chi si oppone a un intervento sul quale è arrivato anche il placet da alcune associazioni ecologiste. Pasquale Trottolini, esponente umbro dell&#8217;associazione di rappresentanza degli artigiani e delle piccole e medie imprese, non ha dubbi. ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Cna Umbria è favorevole al progetto di investimento nel territorio di Gualdo Tadino presentato dalla Rocchetta. Francamente facciamo fatica a capire chi si oppone a un intervento sul quale è arrivato anche il placet da alcune associazioni ecologiste. Pasquale Trottolini, esponente umbro dell&#8217;associazione di rappresentanza degli artigiani e delle piccole e medie imprese, non ha dubbi.<br />
Dopo anni di crisi nera che hanno piegato un territorio che era già stato pesantemente danneggiato dal terremoto, crediamo vada apprezzato il progetto di una multinazionale che, oltre alla tutela dei propri interessi, si tradurrebbe in un&#8217;occasione di sviluppo per l&#8217;economia locale nel rispetto dell&#8217;ambiente: ricordiamo infatti che il piano prevede la realizzazione dell&#8217;Oasi della Valle del Fonno e il ripristino, dopo l&#8217;alluvione del 2013, dell&#8217;area della sorgente. Ciò che ci preme sottolineare come associazione di categoria è che il progetto di ampliamento dello stabilimento porterebbe al coinvolgimento delle piccole imprese del territorio, vera ossatura del tessuto economico locale, e al conseguente incremento dei posti di lavoro, non solo nella fase di esecuzione dei lavori, ma anche in termini di successivo indotto per le ricadute positive che la riqualificazione ambientale avrebbe in termini di attrattività turistica. Senza trascurare che lo stesso stabilimento a regime vedrebbe crescere il numero dei propri dipendenti. Insomma conclude Trottolini &#8211; crediamo che l&#8217;occasione non vada sprecata e che, al contrario, possa rappresentare un utile esempio per una maggiore futura interazione tra sistema economico locale e grandi aziende, costruendo sinergie che possano coinvolgere tutti i soggetti imprenditoriali del territorio per creare nuove reciproche opportunità.</p>
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		<title>Cna: per parrucchieri ed estetiste arriva la semplificazione nella gestione dei rifiuti</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2016 13:06:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro e occupazione]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> In arrivo semplificazioni in materia di rifiuti per circa 2mila imprese umbre. Dopo una lunga battaglia che ha visto Cna al fianco delle imprese del settore Benessere, dal 2 febbraio saranno finalmente introdotte semplificazioni per la gestione dei rifiuti speciali pericolosi prodotti ogni giorno dalle piccole imprese a ridotto impatto ambientale. Parliamo di estetisti, parrucchieri, ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> In arrivo semplificazioni in materia di rifiuti per circa 2mila imprese umbre. Dopo una lunga battaglia che ha visto Cna al fianco delle imprese del settore Benessere, dal 2 febbraio saranno finalmente introdotte semplificazioni per la gestione dei rifiuti speciali pericolosi prodotti ogni giorno dalle piccole imprese a ridotto impatto ambientale.<br />
Parliamo di estetisti, parrucchieri, barbieri, tatuatori e piercer &#8211; afferma Fabiano Coletti, responsabile regionale Cna Benessere -, destinati ad usufruire di un drastico abbattimento degli adempimenti burocratici. Fino ad oggi era necessario compilare, e conservare, il registro di carico e scarico rifiuti, presentare annualmente la denuncia annuale dei rifiuti (Mud) e, nel caso di attività con più di 10 dipendenti, era obbligatoria l&#8217;iscrizione Sistri. Ora tutto questo viene cancellato, tranne la possibilità di continuare a tracciare i rifiuti e l&#8217;obbligo di conferirli a ditte autorizzate nei termini di legge, conservando per cinque anni i formulari e la scheda movimentazione Sistri.<br />
Adesso per queste imprese, che in Umbria danno lavoro a circa 5mila addetti, si volta pagina definitivamente.<br />
Questa importante semplificazione dichiara il presidente regionale di Cna Benessere e Sanità, Luca Stella &#8211; è il risultato dell&#8217;impegno e della mobilitazione della nostra associazione. Si tratta di un piccolo, ma significativo, passo in avanti verso la possibilità di conciliare l&#8217;interesse generale della tracciabilità dei rifiuti pericolosi con la sostenibilità economica degli obblighi amministrativi e burocratici che questa comporta, per alleggerire procedure di gestione dei rifiuti palesemente sproporzionate. Una richiesta conclude Stella &#8211; che è stata finalmente accolta dal Parlamento.</p>
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		<title>Convegno Cna, il futuro è di chi osa</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2015 13:24:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> Cambiare, anche il proprio approccio mentale, e innovare. Perché il futuro è di chi osa. Sono queste le parole dordine uscite dall&#8217;assemblea annuale della Cna dell&#8217;Umbria, svoltasi ieri (30 novembre 2015) nell&#8217;inconsueta sede del sacro convento di San Francesco, ad Assisi. Ad ascoltare le riflessioni attorno al tema del futuro dell&#8217;Umbria svolte dai quattro docenti ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Assisi. </span> Cambiare, anche il proprio approccio mentale, e innovare. Perché il futuro è di chi osa. Sono queste le parole dordine uscite dall&#8217;assemblea annuale della Cna dell&#8217;Umbria, svoltasi ieri (30 novembre 2015) nell&#8217;inconsueta sede del sacro convento di San Francesco, ad Assisi. Ad ascoltare le riflessioni attorno al tema del futuro dell&#8217;Umbria svolte dai quattro docenti universitari invitati dalla Cna, una sala gremita di oltre 200 imprenditori artigiani, in rappresentanza di quel tessuto economico e produttivo fatto di imprese di piccole dimensioni che continua a confermarsi come la spina dorsale della regione. Partendo dai dati emersi dalla ricerca commissionata da Cna Umbria al centro studi Sintesi e presentata la scorsa settimana nel corso di una conferenza stampa, la discussione ha toccato quattro filoni, tracciati all&#8217;inizio dell&#8217;incontro dal presidente regionale dell&#8217;associazione, Renato Cesca: Muovendo dall&#8217;analisi dei fenomeni che hanno caratterizzato il sistema economico negli anni della crisi, vogliamo approfondire i temi legati alle reti lunghe e alle filiere produttive, alla green economy, al turismo e all&#8217;artigianato digitale. Dal direttore dell&#8217;accademia di belle arti di Perugia, Paolo Belardi, da Luca Ferrucci &#8216; di Perugia, da Marco Frey, direttore dell&#8217;istituto di Management della scuola di studi superiori SantAnna di Pisa, e da Tonino Pencarelli, docente dell&#8217;università di Urbino, sono arrivate riflessioni ricche di suggestioni e stimoli. Sono convinto che le nostre città storiche sono la forma più avanzata di città intelligente  ha sostenuto Paolo Belardi &#8211; perché hanno la sostenibilità impressa nel Dna e perché sono il risultato di una selezione plurisecolare. Del resto per smart city non sintende necessariamente una città high-tech, bensì una città capace di apprendere, adattarsi e innovare. Ecco quindi che le nostre città storiche devono trasformarsi nelle digital-craft city, le città dell&#8217;artigianato digitale, proseguendo, attraverso l&#8217;utilizzo della tecnologia, quellopera di riuso, recupero e riutilizzo praticata dagli artigiani del passato, per costruire bellezza senza sprecare bellezza. Per Luca Ferrucci occorre lavorare tutti insieme  istituzioni, associazioni, banche, università, scuole professionali, imprese grandi e piccole  per costruire un ecosistema territoriale del valore. Un territorio che dà valore ai propri prodotti, i quali, grazie al territorio, conseguono plusvalori sui mercati internazionali. Il territorio non deve esprimere solo capacità produttiva ma anche valori sociali, storici, culturali e paesaggistici: deve essere il valore aggiunto che si proietta nei prodotti. Il tema della green economy  ha affermato Marco Frey &#8211; è legato a quello della sostenibilità: la sfida del futuro sarà quella di riuscire ad aumentare il proprio livello di benessere e ricchezza consumando sempre meno energia, meno territorio, meno risorse. L&#8217;Italia sta andando nella giusta direzione. I dati del resto parlano chiaro: è dimostrato che le imprese più sostenibili sono anche quelle che hanno maggiori performance in fatto di competitività. In questo senso la sostenibilità di un prodotto contribuisce ad arricchirlo. Investire sul turismo quale settore in grado di produrre ricchezza e occupazione nell&#8217;immediato. Ne è convinto Tonino Pencarelli: L&#8217;Umbria può crescere molto in questo campo perché è rimasta più indietro di altri. Ma per farlo deve cominciare da un&#8217;analisi seria dei flussi turistici, che oltre ai dati numerici indaghi le caratteristiche dei vari tipi di turismo quale premessa fondamentale per individuare le strategie di mercato. La sfida prioritaria è accrescere l&#8217;utilizzo della capacità ricettiva, anzitutto investendo in competenze di marketing e manageriali degli imprenditori e dei loro collaboratori. Occorre inoltre avviare processi di qualificazione delle strutture ricettive, anche in termini di sostenibilità ambientale e risparmio energetico. L&#8217;artigianato può essere uno strumento dell&#8217;industria del turismo, ad esempio con percorsi tematici legati alle varie eccellenze del territorio, e allo stesso tempo sfruttare le enormi potenzialità commerciali legate anche all&#8217;utilizzo del digitale. Le conclusioni della serata sono state affidate alla presidente della giunta regionale, Catiuscia Marini, e al segretario generale della Cna, Sergio Silvestrini. Lavoreremo a stretto contatto con la Cna sui temi affrontati questa sera  ha dichiarato la Presidente -. Siamo convinti che le politiche per le grandi imprese debbano essere affiancate da misure e strumenti dedicati alle imprese di micro e piccola dimensione. Le imprese fino a 9 addetti rappresentano in Italia il 95% del tessuto economico produttivo. Se non si salvano loro  ha concluso Silvestrini  sarà il Paese intero a non farcela.</p>
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		<title>Presentato il report Cna sullo sviluppo dell&#8217;Umbria: &#8220;Micro e piccole imprese hanno un peso determinante&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2015 15:06:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[CNA]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[presidente Giannangeli]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> Un ritratto dell’Umbria e della sua evoluzione dal punto di vista demografico, economico e infrastrutturale nel periodo che va dal 1971 ai giorni nostri, con un focus su quanto accaduto in particolare negli ultimi cinque anni di crisi. È l’ultima sfida con cui Cna Umbria ha voluto misurarsi commissionando al centro studi Sintesi una ricerca ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Un ritratto dell’Umbria e della sua evoluzione dal punto di vista demografico, economico e infrastrutturale nel periodo che va dal 1971 ai giorni nostri, con un focus su quanto accaduto in particolare negli ultimi cinque anni di crisi. È l’ultima sfida con cui Cna Umbria ha voluto misurarsi commissionando al centro studi Sintesi una ricerca che ha preso in esame la struttura e composizione del sistema imprenditoriale, la distribuzione dell’occupazione, le direttrici lungo cui si è registrato il maggior sviluppo, l’evoluzione demografica e il fenomeno del pendolarismo.</p>
<p>“I risultati – dichiara Roberto Giannangeli, direttore di Cna Umbria &#8211; hanno messo in luce alcune linee di tendenza sulle quali riflettere. In estrema sintesi è emerso che negli ultimi 40 anni, durante i quali il numero delle imprese è raddoppiato, si è assistito ad un autentico boom dei servizi e delle costruzioni e alla diminuzione del commercio e del manifatturiero. Le micro e piccole imprese si confermano sempre più come il maggior serbatoio di occupazione del settore privato, arrivando a rappresentare l&#8217;81% dei 242mila addetti totali. L&#8217;artigianato, da solo, esprime un quarto degli addetti del settore privato in Umbria. (59mila unità)”.</p>
<p>“In particolare nel manifatturiero – prosegue Alberto Cestari, del centro studi Sintesi &#8211; cambia anche la rilevanza dei vari settori”. A diminuire sensibilmente sono gli addetti del sistema moda, dell&#8217;industria alimentare e della chimica, mentre aumentano quelli impegnati nella fabbricazione di macchine e apparecchi meccanici o elettrici e nell&#8217;elettronica. A livello geografico lo sviluppo coincide con la presenza di infrastrutture, soprattutto viarie, concentrandosi in particolare nella parte centrale della regione e lungo l&#8217;asse nord – sud. Durante la crisi il sistema regionale delle imprese, pur restringendosi (- 1.787 imprese, pari a una flessione del 2,1%), ha retto meglio rispetto alla media nazionale (- 2,6%). I settori più penalizzati sono stati le costruzioni, i trasporti e l&#8217;agricoltura, mentre sono cresciuti i servizi e il commercio. Negli ultimi cinque anni le imprese manifatturiere che non ce l’hanno fatta sono state circa 500, in particolare nel sistema moda, nella produzione di metalli e nell&#8217;industria del legno e arredo casa. In crescita invece le imprese fornitrici di energia, quelle che fabbricano macchinari e l&#8217;industria alimentare. Sempre durante la crisi le imprese dei servizi nel loro complesso sono aumentate (+ 700 imprese ca.), ma è cambiata la loro specializzazione (più servizi di supporto alle imprese e meno call center o noleggio di beni).</p>
<p>Nel primo semestre di quest&#8217;anno le esportazioni sono finalmente tornate ai livelli pre-crisi (+1% rispetto allo stesso periodo del 2008). I principali mercati di sbocco sono l&#8217;Unione europea (61%), il nord America (11%) e altri Paesi europei. A registrare il maggior aumento percentuale è tuttavia l&#8217;export verso l&#8217;Africa e il Medio Oriente. Le esportazioni nel settore siderurgico si sono dimezzate perdendo il loro primato storico, che passa al sistema moda e tessile nel suo complesso. Andando ad esaminare le evoluzioni dell&#8217;ultimo quarantennio dal punto di vista più strettamentedemografico la ricerca conferma l’aumento della popolazione complessiva della regione, che oggi conta circa 900mila abitanti (+119mila dal 1971), di cui oltre il 25% con almeno 65 anni di età (22% la media nazionale) e in cui la percentuale di stranieri è l’11% del totale (1 straniero ogni 10 abitanti). Dalla ricerca emerge anche che il pendolarismo per motivi di lavoro e/o studio degli umbri verso altre regioni (specialmente Lazio e Toscana) è raddoppiato in venti anni. “Negli anni è aumentato molto anche il pendolarismo interno, in particolare dai piccoli comuni verso i centri più grandi, fenomeno più marcato nel Ternano. Il tutto in un panorama infrastrutturale che presenta carenze storiche”.</p>
<p>“Per concludere – riprende Giannangeli &#8211; crediamo che i risultati della ricerca dimostrino innanzitutto il peso determinante della piccola impresa in termini occupazionali, mentre sono troppo poche le aziende di maggiori dimensioni; che la moda, la meccanica e l&#8217;agroalimentare sono settori trainanti, specie se realizzano un prodotto finito in grado di conquistare nuovi mercati; che le infrastrutture determinano fortemente lo sviluppo, ragion per cui occorre andare velocemente al completamento della Quadrilatero e della Orte-Civitavecchia, alla riqualificazione della E45, al rafforzamento dell&#8217;aeroporto di Perugia e al collegamento con l&#8217;alta velocità ferroviaria. La ricerca dimostra anche che serve una maggiore qualificazione dei servizi, legandola sempre più alla produzione per creare maggior valore aggiunto; che una popolazione che invecchia può anche aprire a nuove opportunità; che gli stranieri per l’Umbria rappresentano una ricchezza (7.144 imprese in Umbria con titolari e/o soci non italiani); che – infine &#8211; l&#8217;analisi dei flussi di pendolarismo deve essere presa in considerazione sia quando si parla di macroregioni, sia nel ridisegnare il sistema del trasporto pubblico locale”.</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/presentato-il-report-cna-sullo-sviluppo-dellumbria-micro-e-piccole-imprese-hanno-un-peso-determinante/">Presentato il report Cna sullo sviluppo dell&#8217;Umbria: &#8220;Micro e piccole imprese hanno un peso determinante&#8221;</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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		<title>Cna, nel 2015 la tassazione locale sulle imprese è ancora in aumento</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2015 11:53:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[CNA]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>  È questo il dato inequivocabile che emerge dalla nuova indagine sulle imposte locali su persone fisiche e attività d&#8217;impresa applicate dai principali Comuni della regione nel 2015, condotta da Cna Umbria in collaborazione con il Centro studi Sintesi. Infatti, seppure di poco, il prelievo operato dai Comuni nell&#8217;anno in corso aumenta ancora rispetto al 2014, ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/cna-nel-2015-la-tassazione-locale-sulle-imprese-e-ancora-in-aumento/">Cna, nel 2015 la tassazione locale sulle imprese è ancora in aumento</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>  È questo il dato inequivocabile che emerge dalla nuova indagine sulle imposte locali su persone fisiche e attività d&#8217;impresa applicate dai principali Comuni della regione nel 2015, condotta da Cna Umbria in collaborazione con il Centro studi Sintesi. Infatti, seppure di poco, il prelievo operato dai Comuni nell&#8217;anno in corso aumenta ancora rispetto al 2014, andando a sommarsi alla straordinaria impennata registratasi a partire dal 2010. Al di là dell&#8217;incremento dell&#8217;ultimo anno, che ad alcuni potrebbe apparire insignificante, ciò che noi valutiamo grave è la tendenza generale, che ancora una volta è quella di colpire pesantemente le imprese. Infatti le aliquote Ici/Imu +Tasi applicate nei Comuni, aumentate per le imprese artigiane del 114% nell&#8217;ultimo quinquennio, raggiungono quasi ovunque il tetto massimo, e in alcuni casi vanno addirittura oltre. Ad affermarlo è Roberto Giannangeli, direttore di Cna Umbria, che commenta così i risultati della nuova ricerca realizzata dallassociazione dopo quella condotta a fine 2013. Si tratta  prosegue Giannangeli &#8211; di imposte che prescindono dalla reale ricchezza delle imprese della regione, andando invece a colpire un patrimonio immobiliare in base a rendite catastali spesso largamente superiori ai reali valori di mercato. Anche sul fronte dello smaltimenti dei rifiuti  aggiunge Marco Boschetto, responsabile dell&#8217;area fiscale della Cna  di fronte a una tassa che negli ultimi anni ha cambiato nome più volte, l&#8217;unica costante è stata quella di un aumento progressivo del costo del servizio (+ 24% negli ultimi 4 anni). È vero che i regolamenti comunali, anche grazie alle battaglie di associazioni d&#8217;impresa come la Cna, prevedono da qualche tempo delle riduzioni forfetarie delle superfici sottoposte a tassazione in virtù del fatto che su di esse si producono rifiuti speciali smaltiti separatamente, e a caro prezzo, dalle imprese, ma è altrettanto vero che, in barba alla tanto declamata semplificazione, ne possono beneficiare solo le imprese che ne facciano espressamente richiesta e senza possibilità di rimborso per le eventuali eccedenze versate in precedenza! Una situazione surreale, in cui spesso le imprese hanno pagato il servizio due volte e dove la legge impone a chi è in regola di coprire anche le morosità altrui. Accanto alle imprese, in questi anni anche le famiglie hanno pagato un caro prezzo in termini di imposte: + 35% l&#8217;aumento dell&#8217;addizionale comunale Irpef registrata dal 2010 ad oggi, e tasse sugli immobili che negli ultimi due anni hanno superato i valori raggiunti nel 2012, quando l&#8217;Imu fece la sua comparsa. Siamo molto preoccupati  prosegue Boschetto  di ciò che potrebbe avvenire anche nell&#8217;immediato futuro, perché se è vero che si va verso l&#8217;abolizione della tassa sulla prima casa, e se è altrettanto vero che continua inesorabile il taglio dei trasferimenti statali verso gli enti locali (diminuiti, nei 18 Comuni umbri presi in esame, del 56% dal 2010), dove reperiranno le Amministrazioni locali le risorse che verranno a mancare dalle loro casse? Il nostro timore è che a pagare siano ancora una volta le imprese, soprattutto le piccole. Ma anche le famiglie più deboli qualora i Comuni ritocchino al ribasso le fasce di esenzione dalle imposte (Irpef). Siamo daccordo &#8211; va avanti Giannangeli  con chi, a livello nazionale, sta lavorando per ridurre le tasse su famiglie e imprese, ma il rischio è che calino quelle dello Stato e aumentino quelle locali. Noi crediamo che per arrivare a una riduzione effettiva delle tasse per tutte le imprese è indispensabile passare dal taglio dei costi della pubblica amministrazione, a cominciare dalla chiusura di società ed enti pubblici inutili. Non ci sono altre strade o scorciatoie. Né rimane molto altro tempo a disposizione. Perché  conclude il direttore di Cna Umbria  o ripartiamo adesso o mai più.</p>
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		<title>Riforma della scuola: da quest&#8217;anno 8 mila studenti umbri entrano &#8220;in azienda&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2015 11:05:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Sono quasi 8 mila gli studenti umbri che, già da quest&#8217;anno scolastico, cominceranno ad affacciarsi “in azienda”, grazie all&#8217;entrata in vigore dell&#8217;alternanza scuola-lavoro prevista dalla recente riforma ministeriale della Scuola. Un esercito di 7.774 giovani (di cui 3.886 dagli Istituti Professionali e Tecnici e 3.888 dai Licei, stando ai dati di giugno 2015 dell&#8217;Ufficio Scolastico Regionale), che inizieranno a prendere dimestichezza con il mondo del lavoro in prima persona. Un numero importante, destinato a crescere nei prossimi anni: quando la riforma entrerà a regime, nell&#8217;anno scolastico 2017/2018, saranno ben 24 mila gli studenti delle classi terze, quarte e quinte coinvolti.</p>
<p align="JUSTIFY">“Una grande responsabilità per noi imprenditori”, per dirla con le parole di Renato Cesca, Presidente di Cna Umbria, intervenuto martedì 6 ottobre a Foligno in occasione della chiusura del progetto europeo Go&amp;Learnet, promosso in Umbria dalla Regione con Cna, Ecipa e Consorzio Futuro, che proprio in vista di questa importante novità ha “formato” in azienda 60 professori umbri. “Ci siamo lamentati per anni che dalla scuola uscissero studenti impreparati – prosegue Cesca – perché gli Istituti non hanno le risorse economiche e tecnologiche per una formazione adeguata alle sfide del mercato. Ora abbiamo la possibilità di superare questo problema”. Un&#8217;occasione da cogliere valorizzando il lavoro di professori e tutor di azienda: i primi, in particolar modo, si sono formati nell&#8217;ambito del progetto biennale Go&amp;Learnet attraverso seminari di specializzazione dedicati alle innovazioni di prodotto, di progetto e di gestione. Per migliorare il funzionamento della triangolazione scuola-formazione-lavoro, con le agenzie di formazione sempre più soggetti cardine e facilitatori del rapporto tra scuola e impresa.</p>
<p align="JUSTIFY">“Un progetto che come Regione Umbria &#8211; ha spiegato nella stessa occasione Fabio Paparelli, Assessore regionale alla lavoro e formazione – consideriamo tra le esperienze più avanzate in questo nuovo approccio, che mira a ripensare il sistema della formazione per elevare la qualità dell’offerta formativa e dell’orientamento, perché siano sempre più in linea con le esigenze del mercato del lavoro. Un progetto che si focalizza sulle modalità formative coinvolgendo i formatori, i docenti, gli orientatori e i dirigenti, ad un confronto concreto, oggettivo con quelle che sono le realtà economiche del nostro territorio. Le imprese, dunque, diventano il luogo di mediazione tra gli approcci teorico-pratici dei formatori e quelli operativi e strategici degli imprenditori”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cna Umbria: &#8220;In cinque anni di crisi perse quasi 1.800 imprese&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2015 12:32:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[CNA]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Vestrelli]]></category>
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		<category><![CDATA[Umbria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Un saldo negativo di 1.787 imprese, pari a una perdita di circa il 9% del Pil. È questo, in termini numerici, il risultato prodotto dalla crisi in Umbria. A rivelarlo una ricerca condotta da Cna Umbria in collaborazione con il centro studi Sintesi. “A restare sul tappeto sono state il 2,1% delle imprese umbre &#8211; ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Un saldo negativo di 1.787 imprese, pari a una perdita di circa il 9% del Pil. È questo, in termini numerici, il risultato prodotto dalla crisi in Umbria. A rivelarlo una ricerca condotta da Cna Umbria in collaborazione con il centro studi Sintesi.</p>
<p>“A restare sul tappeto sono state il 2,1% delle imprese umbre &#8211; afferma Francesco Vestrelli, responsabile regionale di Cna Produzione &#8211; un dato comunque inferiore a quello registrato su scala nazionale (- 2,6%). Le perdite assolute più vistose hanno investito il settore delle costruzioni (- 1.209 imprese), l’agricoltura (- 1.755) e i trasporti (- 229). Il manifatturiero, pur avendo perso 470 imprese, ne conta ancora 8.344, pari al 10% del totale del tessuto imprenditoriale. All’interno del comparto manifatturiero diminuiscono in particolare il sistema moda, che perde 155 unità, la metallurgia e la meccanica che arretrano di 162 e il settore legno/arredo che retrocede di 187, mentre crescono soprattutto le imprese dell’agroalimentare (+ 40 aziende), quelle che fabbricano macchinari e apparecchiature meccaniche (+ 58) e quelle del settore energia elettrica, gas etc.., che aumentano di 169 unità. La ricerca &#8211; prosegue Vestrelli &#8211; evidenzia anche un ridisegno della composizione del tessuto imprenditoriale a favore del settore dei servizi, da quelli tradizionali a quelli alla persona, da quelli innovativi a quelli commerciali. Ma il manifatturiero continua a svolgere un ruolo determinante nella nostra regione. In questi anni molte imprese del settore hanno saputo fare la propria parte, reinventandosi, ristrutturandosi, trovando nuovi sbocchi. E i dati sull’occupazione, che segnano una ripresa (+ 565 posti di lavoro nel primo semestre 2015 in settori diversi dall’edilizia), stanno a testimoniarlo. Noi crediamo che sul manifatturiero si debba continuare a puntare. La stessa Unione europea &#8211; sottolinea Vestrelli &#8211; si è data come obiettivo quello di rafforzare l’industria manifatturiera per portarla a rappresentare almeno il 20% del Pil”.</p>
<p>“In Umbria &#8211; interviene Simone Mazzocchi, presidente regionale di Cna Produzione &#8211; arriveranno risorse importanti provenienti dai fondi europei, che se verranno messe a leva potranno giocare un ruolo determinante nel promuovere lo sviluppo del tessuto imprenditoriale della regione. Per le piccole e medie imprese lo sviluppo passa attraverso gli investimenti, le competenze delle risorse umane e la diversificazione dei prodotti frutto della ricerca industriale.. Ecco perché – va avanti Mazzocchi – riteniamo che siano ancora di fondamentale importanza contributi in conto capitale e in conto interesse per favorire la realizzazione di investimenti in nuovi processi produttivi, corsi di formazione ad hoc per far acquisire ai nuovi occupati le competenze necessarie ed eventualmente misure tese a promuovere la ricerca. È nostra convinzione che la creazione di nuovi posti di lavoro, anche nei prossimi anni, passerà attraverso la realizzazione di nuovi investimenti. Infine &#8211; conclude Mazzocchi &#8211; torniamo a sottolineare che le facilitazioni per l’accesso al credito e per l’internazionalizzazione continueranno ad avere un’importanza prevalente, soprattutto per le micro e le piccole imprese”.</p>
<table width="396">
<tbody>
<tr>
<td width="321">TOTALE IMPRESE</td>
<td width="75">&#8211;        1787</td>
</tr>
<tr>
<td width="321">Edilizia</td>
<td width="75">&#8211;        1209</td>
</tr>
<tr>
<td width="321">Trasporti</td>
<td width="75">&#8211;        229</td>
</tr>
<tr>
<td width="321">Agricoltura</td>
<td width="75">&#8211;        1755</td>
</tr>
<tr>
<td width="321">Manifatturiero</td>
<td width="75">&#8211;        470</td>
</tr>
<tr>
<td width="321"></td>
<td width="75"></td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" width="396">NEL MANIFATTURIERO</td>
</tr>
<tr>
<td width="321"></td>
<td width="75"></td>
</tr>
<tr>
<td width="321">Diminuiscono principalmente</td>
<td width="75"></td>
</tr>
<tr>
<td width="321">Legno/arredo casa</td>
<td width="75">&#8211;        187</td>
</tr>
<tr>
<td width="321">Tessile</td>
<td width="75">&#8211;        155</td>
</tr>
<tr>
<td width="321">Mettallurgia/meccanica</td>
<td width="75">&#8211;        162</td>
</tr>
<tr>
<td width="321"></td>
<td width="75"></td>
</tr>
<tr>
<td width="321">Aumentano principalmente</td>
<td width="75"></td>
</tr>
<tr>
<td width="321">Industria agroalimentare</td>
<td width="75">+ 40</td>
</tr>
<tr>
<td width="321">Apparecchiature meccaniche</td>
<td width="75">+ 58</td>
</tr>
<tr>
<td width="321">Fornitura energia (gas, vapore, ecc)</td>
<td width="75">+ 169</td>
</tr>
<tr>
<td width="321"></td>
<td width="75"></td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" width="396">CRESCONO</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" width="396">servizi tradizionali</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" width="396">servizi innovativi</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" width="396">commercio</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cna, nell&#8217;artigianato cresce l&#8217;occupazione ma cala il numero delle imprese attive</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2015 15:19:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro e occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[CNA]]></category>
		<category><![CDATA[edilizia]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Dopo un&#8217;attenta analisi della complessa situazione che si trovano ad affrontare le piccole imprese che operano nella nostra regione possiamo dire che l&#8217;occupazione complessivamente è tornata a crescere anche nel mondo dell&#8217;artigianato. Ad affermarlo è Giuliano Ceneri  responsabile legislazione del lavoro di CNA Umbria. Scendendo nel particolare dall&#8217;inizio dell&#8217;anno gli addetti nelle imprese artigiane con ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Dopo un&#8217;attenta analisi della complessa situazione che si trovano ad affrontare le piccole imprese che operano nella nostra regione possiamo dire che l&#8217;occupazione complessivamente è tornata a crescere anche nel mondo dell&#8217;artigianato. Ad affermarlo è Giuliano Ceneri  responsabile legislazione del lavoro di CNA Umbria. Scendendo nel particolare dall&#8217;inizio dell&#8217;anno gli addetti nelle imprese artigiane con dipendenti, ad esclusione di quelle operanti nelledilizia, sono aumentati di 565 unità, passando da 19.199 del dicembre 2014 a 19.764 di giugno 2015 con un incremento percentuale pari al 2,85%. I settori in cui il numero degli addetti dell&#8217;artigianato cresce sono principalmente: meccanica di produzione, impiantistica, tessile, legno, alimentare e servizi alla persona. Altro dato positivo è rappresentato dal drastico calo del numero delle imprese artigiane che, nel corso del primo semestre 2015, ha fatto ricorso alla cassa integrazione per i propri dipendenti rispetto a quelle che vi erano ricorse nello stesso periodo del 2014. Per la precisione le imprese che hanno usufruito della cassa integrazione in deroga ad oggi sono 422 rispetto alle 708 del giugno 2014. Purtroppo nel nostro mondo &#8211; continua Giuliano Ceneri  accanto ai dati positivi appena illustrati dobbiamo registrare anche la caduta verticale dell&#8217;occupazione nelle imprese artigiane edili dove gli addetti passano da 3.396 a 3.157 con un calo complessivo di 239 unità dallinizio dellanno ad oggi. Un altro dato negativo è rappresentato dalla diminuzione del numero delle imprese artigiane attive che sono passate da 22.163 del dicembre 2014 a 21.956 di marzo 2015 con un calo complessivo di 207 unità. In questo quadro il saldo occupazionale complessivo è positivo. L&#8217;artigianato nei primi sei mesi dell&#8217;anno ha recuperato almeno 100 posti di lavoro all&#8217;interno di un forte processo di riorganizzazione del settore che mette in evidenza soprattutto la crescita del manifatturiero umbro. Al contrario continua la sofferenza per le imprese edili che in questi anni hanno dovuto affrontare una forte contrazione del mercato privato e una drastica riduzione degli appalti pubblici. Sicuramente &#8211; continua Ceneri &#8211; sull&#8217;andamento dell&#8217;occupazione nell&#8217;artigianato hanno influito positivamente alcuni provvedimenti recentemente adottati dal governo nazionale, come ad esempio la decontribuzione per le assunzioni a tempo indeterminato e l&#8217;introduzione del contratto a tutele crescenti, così come alcune condizioni createsi a livello internazionale tra cui il deprezzamento dell&#8217;euro rispetto al dollaro. Determinante però è stato limpegno degli artigiani e dei loro dipendenti che nonostante le difficoltà hanno continuato ad avere fiducia nelle proprie capacità. I dati positivi sull&#8217;occupazione  conclude Ceneri &#8211; rappresentano un piccolo segnale per ridare fiducia a tutto il sistema economico ma è ancora molto lungo il percorso da fare per recuperare quanto è stato perso dal 2007 ad oggi sia  a livello nazionale che regionale. Noi auspichiamo che il percorso delle riforme economiche a livello nazionale e locale sia fatto velocemente, tenendo presente che il mondo dell&#8217;artigianato rappresenta ancora un asset strategico del sistema produttivo locale in quanto a tuttoggi garantisce all&#8217;Umbria oltre 50.000 posti di lavoro.</p>
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		<title>Tari, in arrivo un possibile aumento: l&#8217;allarme del Cna</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2015 09:37:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Aliquote]]></category>
		<category><![CDATA[CNA]]></category>
		<category><![CDATA[Coletti]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Tari]]></category>
		<category><![CDATA[Umbria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Cambia la composizione delle voci di costo della Tari, la tassa sui rifiuti, e dietro l’angolo spunta il rischio di ulteriori aumenti del tributo. Dal 15 agosto 2015, infatti, tra le voci di costo che i Comuni prenderanno in considerazione per determinare le tariffe della Tari, ci saranno anche i crediti considerati non più recuperabili riferiti ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Cambia la composizione delle voci di costo della Tari, la tassa sui rifiuti, e dietro l’angolo spunta il rischio di ulteriori aumenti del tributo. Dal 15 agosto 2015, infatti, tra le voci di costo che i Comuni prenderanno in considerazione per determinare le tariffe della Tari, ci saranno anche i crediti considerati non più recuperabili riferiti agli anni scorsi, quando la tassa portava altri nomi (Tia 1; Tia 2 e Tares).</p>
<p>“Questa novità – dichiara Fabiano Coletti di Cna Umbria – rischia di tradursi nell’ennesimo aumento della tariffa sui rifiuti. Le nuove disposizioni, infatti, non solo prevedono che il costo del ciclo di smaltimento della spazzatura debba essere interamente coperto dalla Tari, ma stabiliscono che debbano essere recuperati anche i crediti degli anni precedenti che le amministrazioni ritengono di non poter più recuperare. È facile immaginare che per far fronte a queste novità molti Comuni non troveranno niente di meglio che aumentare le aliquote. Un’altra considerazione riguarda l’ingiustizia di questa norma. Tanto per cambiare, infatti, i contribuenti onesti dovranno sborsare quattrini anche per quelli che negli anni precedenti si sono sottratti al pagamento del tributo. La cosa ancora più assurda è che della schiera dei tartassati faranno parte anche coloro i quali dovranno pagare per periodi in cui forse non erano neanche tenuti al pagamento del tributo, ad esempio perché ancora non risiedevano nel Comune. È un’anomalia cui va posto rimedio prima possibile. Nel frattempo la Cna – conclude Coletti &#8211;  vigilerà affinché venga almeno portata avanti un’adeguata attività di verifica da parte dei Comuni in merito ai crediti ritenuti irrecuperabili e per far sì che vengano inclusi nei conteggi solo quelli che possono essere considerati a tutti gli effetti definitivamente persi”.</p>
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