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	<title>Perugia Online &#187; Fisco</title>
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		<title>&#8220;Scoperti 186 evasori fiscali in Umbria nel 2015&#8243;, il bilancio della Guardia di Finanza</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2016 12:09:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Sono 186 le persone completamente sconosciute al Fisco scoperte in Umbria dalla Guardia di Finanza nel 2015. A rivelarlo è il comandante regionale Vito Augelli, oggi nel corso della conferenza di presentazione del bilancio operativo annuale. La strategia messa in campo, è stato spiegato, ha agito su 3 leve principali: l’attività investigativa, ossia lo sviluppo in tutto il territorio regionale delle oltre 1400 deleghe d’indagine pervenute dalla magistratura ordinaria e dalla Corte dei Conti; l’esecuzione di 40 piani operativi, per l’aggressione sistematica e organizzata ai più gravi fenomeni di illegalità economico-finanziaria nelle diverse aree della Regione; l’azione di contrasto ai traffici illeciti e il concorso al dispositivo di ordine e sicurezza pubblica.</p>
<p><strong>Le truffe sui fondi pubblici </strong>L’operato ha permesso di fare luce su diversi casi di illegittima percezione o richiesta di finanziamenti pubblici (comunitari e nazionali) per circa 3,5 milioni di euro, con la denuncia all’Autorità Giudiziaria di 58 soggetti. Sono state individuate truffe nel settore previdenziale per circa 700.000 euro. Nell’ambito di 95 accertamenti svolti, segnalati sprechi o irregolari gestioni di fondi pubblici che hanno cagionato danni patrimoniali allo Stato per più di 6 milioni di euro. A seguito delle 42 indagini e dei 13 interventi conclusi nel 2015 per reati ed altri illeciti contro la Pubblica Amministrazione, sono state denunciate 19 persone (36% per abuso d’ufficio, 5% per peculato e 32% per turbata libertà degli incanti, 27% violenza/resistenza a pubblico ufficiale). Nel settore degli appalti pubblici sono state riscontrate irregolarità per circa 10 milioni e 600mila euro, con la denuncia di 11 soggetti.</p>
<p><strong> </strong><strong>Le frodi fiscali </strong>Contro l’evasione e le frodi fiscali, anche di tipo organizzato, sono state concluse 357 indagini di polizia giudiziaria, a cui si aggiungono 1.461 fra verifiche, controlli ed altri interventi. Questi servizi si sono basati su un’attenta selezione preventiva e mirata degli obiettivi, che ha portato alla segnalazione di 199 soggetti responsabili di 265 reati fiscali, di cui il 55% riguarda gli illeciti più gravi di emissione di fatture per operazioni inesistenti e dichiarazione fraudolenta, occultamento di documentazione contabile e indebita compensazione d’imposte. In tale ambito, sono stati individuati 12 casi di evasione internazionale (fittizia residenza all’estero, stabili organizzazioni non dichiarate in Italia di società estere e transfer pricing) e 111 datori di lavoro che hanno impiegato 154 lavoratori in “nero” e 67 lavoratori irregolari. Sequestrate disponibilità patrimoniali e finanziarie per il recupero delle imposte evase nei riguardi dei responsabili di frodi fiscali per circa 26 milioni di euro ed avanzate proposte di sequestro per oltre 185 milioni di euro.</p>
<p><strong>La criminalità organizzata </strong>La Guardia di finanza nel 2015 ha poi eseguito 35 accertamenti economico-patrimoniali a carico di condannati e indiziati di gravi reati, che hanno riguardato complessivamente 138 persone fisiche ed aziende. In merito, sono state avanzate proposte di sequestro per un valore complessivo di oltre 35 milioni di euro. In materia di riciclaggio sono stati eseguiti 31 interventi (indagini di polizia giudiziaria, ispezioni e controlli antiriciclaggio) che hanno portato alla denuncia di 11 soggetti. Particolarmente intensa è stata l’attività di approfondimento di 171 segnalazioni per operazioni sospette, che ha permesso di contestare 11 violazioni amministrative e 8 penali. I valori intercettati nell’ambito delle complessive attività antiriciclaggio sono stati circa 1,5 milioni di euro. Nell’ambito delle indagini svolte nei settori dei reati societari, fallimentari, bancari, finanziari e di borsa sono stati denunciati 90 soggetti, con l’accertamento di distrazioni patrimoniali per oltre 12 milioni di euro.</p>
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		<title>Fisco, in 5 mesi evasi in Umbria 37 milioni di euro</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jun 2015 11:33:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Controlli e verifiche su imposte evase per un importo totale di 37 milioni di euro, beni sequestrati per 15 milioni di euro, 100 mila articoli contraffatti e 83 evasori scovati. Sono questi i risultati delle operazioni condotte dal comando regionale umbro della Guardia di Finanza, illustrati oggi 23 giugno in occasione della celebrazioni del 241esimo anniversario del Corpo. Cinque ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>Controlli e verifiche su imposte evase per un importo totale di 37 milioni di euro, beni sequestrati per 15 milioni di euro, 100 mila articoli contraffatti e 83 evasori scovati. Sono questi i risultati delle operazioni condotte dal comando regionale umbro della Guardia di Finanza, illustrati oggi 23 giugno in occasione della celebrazioni del 241esimo anniversario del Corpo.</p>
<p><strong>Cinque mesi &#8211;</strong> I dati sono riferiti all&#8217;attività svolta nei primi cinque mesi del 2015, che hanno visto impegnati i finanzieri in oltre 500 ispezioni, tra cui 200 verifiche e 322 controlli. Durante gli accertamenti tributari, invece, sono state denunciate all&#8217;autorita&#8217; giudiziaria 83 persone alle quali sono stati sequestrati beni mobili ed immobili per 15 milioni. Nel contrasto alle frodi in materia di accise &#8211; e&#8217; stato detto durante la cerimonia odierna &#8211; sono stati sequestrati 650 mila chili di carburante (52 le<br />
persone denunciate).</p>
<p><strong>Economia sommersa &#8211;</strong> Sono 83, in Umbria, gli evasori scovati tra totali e paratotali (questi ultimi sono accusati di aver occultato al fisco oltre la meta&#8217; dei loro redditi) e 101 lavoratori in nero o irregolari. Nove, invece, le denunce per frode ai<br />
bilanci in materia di spesa pubblica, mentre in tema di spesa sanitaria e prestazioni sociali agevolate sono state riscontrate<br />
30 irregolarita&#8217; nei 71 controlli eseguiti. L&#8217;attivita&#8217; della guardia di finanza su richiesta della Corte dei conti ha consentito di accertare violazioni commesse da 59 persone a fronte di un danno erariale pari a 4,7 milioni di euro. Nel corso dei controlli eseguiti sulla regolare emissione di ricevute e scontrini fiscali sono state evidenziate 550 violazioni, ossia nel 28 per cento dei casi non viene lasciata traccia dell&#8217;operazione.</p>
<p><strong>Contraffazione &#8211;</strong> Oltre 100 mila i prodotti tarocchi ai quali sono stati messi i sigilli e dieci le denunce. Nell&#8217;ambito dei 33 accertamenti patrimoniali svolti dalle fiamme gialle durante l&#8217;attività di contrasto alla criminalità organizzata<br />
e&#8217; stato invece proposto il sequestro di beni per oltre due milioni. Nove interventi antiriciclaggio, 18 verbali, 58<br />
segnalazioni di operazioni sospette giunte dall&#8217;Unita&#8217; di informazione finanziaria della Banca d&#8217;Italia.</p>
<p><strong>Droga &#8211;</strong>  Grandi numeri anche per quanto riguarda il commercio di stupefacenti. Le procure di Perugia, Terni e Spoleto hanno delegato finora alle fiamme gialle 549 indagini, tra cui 76 interventi antidroga (34 denunce, 12 arresti e 42 segnalazioni alla prefettura) che hanno portato al sequestro di quasi 14 chili tra marijuana ed hascisc, e 790 grammi tra cocaina ed eroina.</p>
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		<title>Città della Pieve, sequestrata villa con piscina di proprietà di una designer russa</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2015 13:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CITTA&#8217; DELLA PIEVE. La guardia di finanza di Firenze ha sequestrato una villa a Citta&#8217; della Pieve di proprieta&#8217; di una designer russa. La donna, 54 anni, che vive e lavora a Firenze, dal 2010 al 2012 avrebbe nascosto al fisco redditi per oltre 2 milioni di euro, presentando dichiarazioni annuali di poche migliaia di euro ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>CITTA&#8217; DELLA PIEVE</strong>. La guardia di finanza di Firenze ha sequestrato una villa a Citta&#8217; della Pieve di proprieta&#8217; di una designer russa. La donna, 54 anni, che vive e lavora a Firenze, dal 2010 al 2012 avrebbe nascosto al fisco redditi per oltre 2 milioni di euro, presentando dichiarazioni annuali di poche migliaia di euro ed omettendo di pagare tasse per 900 mila euro. Per lei e&#8217; scattata la denuncia per infedele dichiarazione dei redditi.</p>
<p><strong>Villa con piscina</strong> &#8211; Il sequestro è stato disposto dal gip di Firenze David Monti su richiesta del pm Christine Von Borries. Attraverso la ricostruzione dei visti di ingresso e di uscita dall&#8217;Italia, le fiamme gialle hanno accertato che la professionista risiede in Italia dal 2010. &#8220;L&#8217;attivita&#8217; ispettiva &#8211; spiega la gdf in una nota &#8211; si e&#8217; focalizzata sui diversi conti correnti intestati alla designer russa dai quali sono emersi rilevanti ed ingenti operazioni di prelevamento di denaro contante e ricezione di bonifici esteri a proprio favore&#8221;. Dal 2010 al 2012 la designer ha dichiarato redditi molto esigui (1.440 euro nel 2010, 2.400 nel 2011 e 15.600 nel 2012). Nel 2010, ha acquistato la villa oggetto del sequestro, con depandance, parco e piscina.</p>
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		<title>Guardia di finanza, in Umbria danni al Fisco per 15 milioni di euro</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2015 09:43:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Ammontano a quindici milioni di euro i danni riscontrati alle casse dell&#8217;erario in Umbria nel corso del 2014. E&#8217; quanto emerso martedì mattina, in occasione dell&#8217;illustrazione del bilancio annuale 2014 della Guardia di finanza dell&#8217;Umbria.</p>
<p><strong>I danni al Fisco</strong> &#8211; Di questi 15 milioni &#8211; spiegano le Fiamme Gialle &#8211; 5,5 sono stati sequestrati a pregiudicati accusati di associazione per delinquere. Sono stati 33 i controlli antiriciclaggio e 169 le operazioni finanziarie sospette approfondite su richiesta della Banca d&#8217;Italia. &#8220;Nel nostro Paese &#8211; ha detto il generale Vito Augelli, comandante regionale &#8211; la maggior parte dei cittadini rispetta le regole&#8221;.</p>
<p>Sono state 1.524 le ispezioni contabili eseguite in Umbria dalla guardia di finanza nel 2014, di cui 721 verifiche fiscali e 803 controlli di vario genere. Accertati 365 reati di natura tributaria, a fronte dei quali sono stati denunciati 341 soggetti ed eseguiti sequestri di beni mobili e immobili per un valore di oltre 81 milioni di euro. Nella lotta all&#8217;economia sommersa sono stati individuati 236 soggetti, tra evasori totali e paratotali. Nel 2014 sono stati accertati 49 casi di frode ai bilanci nazionali e dell&#8217;Unione Europea, per un valore di circa 3,5 milioni di euro. In tema di spesa sanitaria sono stati eseguiti 138 controlli in materia di prestazioni sociali agevolate e di ticket, riscontrando irregolarità in 106 casi (77% del totale).</p>
<p>L&#8217;attività svolta su richiesta della Corte dei Conti ha permesso di accertare, complessivamente, responsabilità amministrative in capo a 212 soggetti e un danno erariale di oltre 15,8 milioni di euro. Nel corso dei controlli eseguiti sulla regolare emissione di ricevute e scontrini fiscali , sono state riscontrate 1.075 violazioni, mentre, in tema di contraffazione dei marchi di fabbrica e di sicurezza dei prodotti , sono state denunciate 44 persone e sequestrati circa 100.000 articoli. L&#8217;attività di contrasto alla criminalità organizzata si è articolata attraverso l&#8217;esecuzione di 89 accertamenti di carattere patrimoniale nei confronti di altrettanti pregiudicati per reati di carattere associativo, che si sono conclusi con proposte di sequestro per oltre 5,5 milioni di euro e con la confisca di beni per un valore di circa 600mila euro. Eseguiti 33 controlli antiriciclaggio, conclusisi con la denuncia di 19 responsabili.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Perugia, De Vincenzi (Gruppo misto): serve &#8220;una fiscalità a misura di famiglia&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2015 09:06:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> Sergio De Vincenzi, presidente del Gruppo Misto a Palazzo dei Priori, invita a riflettere sui dati demografici del Comune di Perugia e ad adottare le dovute misure di bilancio in favore delle famiglie. I dati &#8211; &#8220;Il quadro demografico del nostro Paese &#8211; spiega De Vincenzi in una nota -, con un tasso di fecondità (numero ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Sergio De Vincenzi, presidente del Gruppo Misto a Palazzo dei Priori, invita a riflettere sui dati demografici del Comune di Perugia e ad adottare le dovute misure di bilancio in favore delle famiglie.</p>
<p><strong>I dati</strong> &#8211; &#8220;Il quadro demografico del nostro Paese &#8211; spiega De Vincenzi in una nota -, con un tasso di fecondità (numero di figli per donna) di 1,37, uno dei più bassi al mondo, è estremamente critico. Anche il Comune di Perugia si attesta su questi valori che, a ragion veduta, impongono l’assunzione di scelte amministrative coraggiose e non più derogabili. D’altra parte i dati pubblicati dal servizio statistico del comune, e ne cito solo due, parlano chiaro: l’indice di vecchiaia (residenti con più di 65 anni × 100/residenti di 0-14 anni) è passato in vent’anni dal 138% al 168%, mentre, confrontando i dati del 2001 e del 2011, risulta che l’incremento della popolazione di Perugia è dovuto per il 91,65% all’aumento della popolazione straniera&#8221;.</p>
<p><strong>La proposta</strong> &#8211; &#8220;Mi pare evidente &#8211; spiega, quindi, De Vincenzi &#8211; che se non si investe in fretta sul fronte della promozione delle famiglie con figli il futuro della nostra città non può che dirsi segnato. Mi rendo altresì conto delle difficoltà di pareggio del bilancio di Perugia, ma credo fermamente che un segnale di discontinuità con il passato si debba assolutamente dare, anche alla luce delle maggiori entrate rispetto alle attese che sono derivate da TASI ed IMU. Non dimentichiamo che sono state proprio le famiglie numerose, quelle cioè con più di 4 figli, che maggiormente hanno contribuito a realizzare questo tesoretto, a fronte di abitazioni con rendite catastali, per necessità e non certo per lusso, superiori ai 450 euro, senza per contro usufruire di detrazioni e deduzioni&#8221;. &#8220;L’impegno di bilancio che un operazione in tal senso richiederebbe &#8211; si legge ancora nella nota &#8211; non pare per altro particolarmente impegnativo, considerando che nel Comune sono presenti poco più del 2 % di nuclei familiari da 6 componenti in su, a fronte di oltre l’8% di figli cresciuti, magari con le dovute modulazioni del caso. Il segnale che pertanto chiedo al sindaco Romizi e alla sua Giunta per le famiglie numerose è una maggiore equità contributiva e fiscale in ragione del ruolo sociale ed economico che svolgono&#8221;.</p>
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		<title>Ditte cinesi frodano il fisco per centinaia di migliaia di euro</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2014 14:51:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Al termine di una complessa attività d’indagine, i finanzieri della Tenenza di Città di Castello hanno eseguito un sequestro preventivo di crediti e beni, finalizzato alla confisca per equivalente, disposto dall&#8217;autorità giudiziaria di Perugia nei confronti di alcuni imprenditori di etnia cinese, responsabili di un’articolata frode fiscale. Le indagini &#8211;  Fiamme Gialle avevano concentrato la propria attenzione ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Città di Castello. </span> Al termine di una complessa attività d’indagine, i finanzieri della Tenenza di Città di Castello hanno eseguito un sequestro preventivo di crediti e beni, finalizzato alla confisca per equivalente, disposto dall&#8217;autorità giudiziaria di Perugia nei confronti di alcuni imprenditori di etnia cinese, responsabili di un’articolata frode fiscale.</p>
<p><strong>Le indagini &#8211;</strong>  Fiamme Gialle avevano concentrato la propria attenzione su un cittadino cinese ben radicato sul territorio, accertando che questi, in pochi anni, aveva accumulato, indebitamente, ingenti risorse finanziarie con il sistema delle imprese “apri e chiudi”, praticando sul mercato prezzi altamente concorrenziali, a discapito di altre aziende che operavano contestualmente nel medesimo settore.Lo stratagemma utilizzato prevedeva la costituzione di ditte individuali,operanti nel settore tessile della camiceria e maglieria, intestate a dipendenti compiacenti che fungevano da prestanome, le quali omettevano il versamento delle imposte dirette e dell’IVA, nonché dei contributi previdenziali ed assistenziali, distruggendo la relativa documentazione contabile. Le Prima che gli organi di controllo potessero avviare le procedure di accertamento tributario, il titolare prestanome della ditta – rigorosamente nullatenente – si rendeva tuttavia irreperibile ed al suo posto veniva collocato un altro cittadino cinese, intestatario di una nuova posizione IVA che perpetuava nuovamente la frode. All’esito delle indagini, che hanno consentito di delineare i lineamenti di una vera e propria organizzazione, l’imprenditore cinese e tre suoi connazionali sono stati pertanto deferiti alla locale Autorità Giudiziaria, che ha disposto il sequestro preventivo per equivalente di numerosi conti correnti, di un’autovettura di grossa cilindrata e dei crediti vantati nei confronti di diverse aziende italiane per oltre 150.000 euro, a garanzia del recupero delle somme illecitamente sottratte all’Erario.Si tratta dell’applicazione di una misura, introdotta nel 2008, con la quale il legislatore ha inteso rafforzare il contrasto all&#8217;evasione fiscale nelle sue forme più gravi, aventi rilevanza penale. Essa, infatti, prevede il sequestro dei beni, in funzione della successiva confisca obbligatoria, dei valori corrispondenti alle imposte evase.</p>
<p><strong>Reati contestati &#8211;</strong>  I reati vanno dall&#8217;associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale all’omesso versamento di tributi all’erario per oltre mezzo milione di euro.Irrogate anche le previste sanzioni amministrative (da 3.000 a 24.000 euro) conseguenti all’impiego di sei lavoratori in nero che hanno comportato la conseguente sospensione dell’attività.L’operazione di servizio conferma l’impegno del Corpo nel contrasto all’evasione fiscale e ad ogni forma di concorrenza sleale, ponendo sempre maggiore attenzione all’effettivo recupero delle imposte evase mediante l’aggressione dei patrimoni dei responsabili dell’evasione.</p>
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		<title>La Finanza di Orvieto scopre &#8216;furbetto&#8217; sconosciuto al fisco, ammanchi per 2 milioni</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Aug 2014 08:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Lamborghini, Porche e Audi. Erano queste le auto di lusso con cui viaggiava un noto imprenditore dell’Orvietano. Di fatto si occupava di macellerie all’ingrosso, ma per la Guardia di Finanza era un evasore totale. Due milioni di euro di ammanchi. Nel corso di una verifica – riferisce – la Tenenza della Guardia di Finanza di ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Terni. </span> Lamborghini, Porche e Audi. Erano queste le auto di lusso con cui viaggiava un noto imprenditore dell’Orvietano. Di fatto si occupava di macellerie all’ingrosso, ma per la Guardia di Finanza era un evasore totale.</p>
<p><strong>Due milioni di euro di ammanchi. </strong>Nel corso di una verifica – riferisce – la Tenenza della Guardia di Finanza di Orvieto ha contestato all’imprenditore ben 2 milioni di euro di ricavi non dichiarati ed un omesso versamento di I.V.A. per circa 50.000 euro.</p>
<p><strong>La distruzione delle prove. </strong>Non pago di aver evaso il fisco, l’imprenditore, aveva tentato addirittura di farla franca cercando di impedire a chiunque di ricostruire il suo “giro d’affari” ed addirittura aveva provato, maldestramente, a distruggere tutta la documentazione contabile. Innanzitutto era stato proprio lo stesso imprenditore a rendersi irreperibile: telefoni spenti, porte chiuse al proprio domicilio, fallito ogni tentativo di rintracciarlo dalla pattuglia operante – riferisce ancora la Guardia di Finanza.</p>
<p><strong>Iva non pagata dal 2010. </strong>Di aiuto ai militari, però, è stato il rappresentante dell’azienda che si è presentato in caserma con parte della documentazione contabile. Successivamente i militari hanno dovuto, nei giorni successivi, conteggiare e analizzare quasi 1500 fatture al fine di ricostruire il reale e completo volume di affari del titolare, qualificato come evasore totale per l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al 2010.</p>
<p><strong>Bancarotta e distruzione di documenti. </strong> Oltre alle violazioni in materia di I.V.A. ed imposte dirette contestata anche una omessa dichiarazione IRAP per circa 500.000 euro ed un’I.R.P.E.F. per circa 200.000 Euro. Il titolare della ditta individuale è stato così denunciato alla competente Procura della Repubblica di Terni per i reati di bancarotta semplice, occultamento o distruzione di documenti contabili obbligatori ed omessa presentazione della dichiarazione dei redditi.</p>
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		<title>Paradossi fiscali: regioni più ricche, tributi più bassi</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jul 2014 12:29:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Centro]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>La Svimez, l&#8217;associazione per lo sviluppo dell&#8217;industria nel Mezzogiorno, ha pubblicato i dati del suo ultimo studio sul fisco. Emerge che i territori più ricchi riducono i tributi, mentre i più poveri li aumentano. Ne consegue che la presenza di un Nord tributariamente regressivo e di un Sud progressivo accresce le diseguaglianze del Paese e, ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/paradossi-fiscali-regioni-ricche-tributi-bassi/">Paradossi fiscali: regioni più ricche, tributi più bassi</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> La <a href="http://www.svimez.info/index.php?lang=it">Svimez,</a> l&#8217;associazione per lo sviluppo dell&#8217;industria nel Mezzogiorno, ha pubblicato i dati del suo ultimo studio sul fisco. Emerge che i territori più ricchi riducono i tributi, mentre i più poveri li aumentano. Ne consegue che la presenza di un Nord tributariamente regressivo e di un Sud progressivo accresce le diseguaglianze del Paese e, in assenza di trasferimenti perequativi, non aiuta a spezzare il circolo vizioso che da sempre frena lo sviluppo delle aree più povere&#8221;.</p>
<p><strong>Lo studio.</strong> I territori più ricchi riducono i tributi, mentre i più poveri li aumentano. Nel 2012, ad esempio, a fronte di un reddito di 29.477 euro pro capite, in media ogni cittadino del Veneto ha versato al proprio comune di residenza 532 euro, contro gli oltre 550 di un campano, che però ha un reddito di oltre 13 mila euro più basso. Nello stesso anno, ogni cittadino pugliese ha versato al proprio comune di residenza 3 euro in più, vale a dire 535 euro e 50 centesimi, a fronte di un reddito pari a 17.246 euro e 50 centesimi.  Un cittadino campano, con un reddito ancora più basso del pugliese, pari a 16.462 euro e 50 centesimi, ha sborsato oltre 550 euro. In altri termini, pur guadagnando in media 13mila euro in meno di un cittadino veneto, il cittadino campano ha versato nelle casse comunali 18 euro di più. Inoltre, dal 2007 al 2012 l&#8217;Ici/Imu al Nord è crollata del 39%, mentre al Sud è scesa soltanto dell&#8217;1,1%. Al crescere del Pil, per ogni 1.000 euro pro capite in più, il prelievo nei Comuni del Nord si riduce di 28 euro e 30 centesimi, mentre al Sud aumenta di 15 euro e 50 centesimi. Nello studio viene, inoltre, dimostrato come nel 2012, al crescere del Pil per ogni 1.000 euro pro capite in più, nei Comuni del Nord il prelievo si riduce di 28 euro e 30 centesimi, mentre al Sud aumenta di 15 euro e 50 centesimi. È proprio grazie a una maggiore ricchezza diffusa che, al Nord, si possono abbassare le aliquote e ridurre così la pressione fiscale. Sono i territori più ricchi, quindi, a poter ridurre i tributi.</p>
<p><strong>La pressione fiscale cresce di più al sud</strong>. Nel 2007 ogni cittadino settentrionale ha versato in media al Comune di residenza 435 euro, diventati nel 2012 180 in più, dunque 615. Ogni cittadino del Mezzogiorno pagava, invece, al Comune 302 euro e 50 centesimi nel 2007; nel 2012, cinque anni dopo, ha sborsato 537 euro e 80 centesimi, vale a dire 235 euro in più.</p>
<p><strong>Nel periodo 2007-2012</strong> la pressione fiscale locale è cresciuta in entrambe le ripartizioni, ma di più al Sud: al Nord è passata dall&#8217;1,36% del 2007 al 2,1% del 2012, con un aumento del 30%, mentre al Sud è volata del 44%, passando da 1,77% a 3,02%. L&#8217;andamento della pressione fiscale presenta, però, forti differenze regionali. In assoluto, nel 2012 la pressione fiscale più alta spetta ai Comuni liguri e campani, con un valore pari al 3,3%, seguiti dai pugliesi (3,1%), calabresi (3%), lucani (2,9%), abruzzesi (2,7%).</p>
<p><strong>In Umbria la</strong> <strong>pressione fiscale è del 2,6%, </strong>insieme a Lazio e Molise, mentre<strong>  </strong>Toscana e Piemonte che registrano una pressione fiscale del 2,3%.I Comuni più virtuosi si trovano in Lombardia e Veneto, con una pressione fiscale ferma all&#8217;1,8%. A livello di cassa, i Comuni più esosi restano quelli liguri: nel 2007ogni ligure ha versato in media quasi 600 euro annue al proprio Comune di residenza, aumentate a quasi 900 nel 2012, seguiti da Emilia Romagna (481 euro), Lazio (450), Toscana (447) e Piemonte.</p>
<p><strong>Ici/Imu crolla del 39% al nord, contro -1,1% al sud. </strong>Le entrate tributarie comunali inoltre si sono essenzialmente concentrate dell&#8217;addizionale Irpef, Ici/Imu e Tarsu, la tassa sui rifiuti. Ma nel periodo in questione, il Nord ha saputo differenziare orientando il gettito su fonti diverse: se nel 2007 questi tre tributi coprivano al Nord il 99,7% delle entrate totali e al Sud il 90%, cinque anni dopo, nel 2012, il loro peso è sceso rispettivamente al 72%, mentre al Sud è addirittura aumentato al 91%. Inoltre, nel periodo in questione, nelle due ripartizioni, sia l&#8217;Irpef che la Tarsu sono aumentate all&#8217;incirca nella stessa misura, mentre al Nord e solo al Nord l&#8217;Ici/Imu è crollata. Se ogni cittadino settentrionale nel 2007 ha versato in media 35,6 euro di Irpef al proprio Comune, saliti a 65,4 euro nel 2012 (+83%), e quasi 70 euro di Tarsu, diventati 86,5 euro nel 2012 (+23%), i benefici si sono fatti comunque sentire sul fronte immobiliare: i 343 euro che ogni cittadino del Nord versava in media nelle casse comunali sono scesi cinque anni dopo a 209 (-39%). Al Sud, invece, l&#8217;Irpef del 2007, pari a 24,6 euro pro capite, è salita a quasi 45 euro nel 2012, con un aumento dell&#8217;82%, i 91,5 euro della Tarsu sono diventati cinque anni dopo 117, con un incremento del 28%, ma i possessori di immobili hanno risparmiato poco: i 159 euro pro capite del 2007 sono diventati 157,3 nel 2012, con una flessione minima dell&#8217;1,1%.</p>
<p><strong>Serve perequazione. </strong>In base all&#8217;articolo 53 della Costituzione, ricorda la Svimez, il sistema tributario è unitario, anche se articolato territorialmente, e si basa sui criteri della capacità contributiva e della progressività. In realtà, si legge nello studio, che in presenza di una spaccatura del Paese, tra un Nord regressivo e un Sud progressivo, <strong>a parità di ricchezza, i cittadini meridionali pagano di più ma usufruiscono di servizi ben peggiori non in linea con i tributi versati.</strong> In altre parole, in Italia i ricchi non sono tutti uguali: in relazione ai tributi comunali, al Sud pagano di più, al Nord di meno.</p>
<p><strong>Lo studio termina segnalando che tale fenomeno</strong> &#8220;contribuisce ad accrescere le diseguaglianze del Paese e non aiuta a spezzare il circolo vizioso che da sempre frena lo sviluppo delle aree più povere. Il problema potrebbe essere risolto, si legge nello studio, attraverso trasferimenti perequativi. La forza degli orientamenti politici, in realtà trasversali attraverso i partiti, in un sistema in cui ampiamente e a ogni riguardo prevalgono di abbienti è, tuttavia, tale che i trasferimenti siano considerati un disvalore&#8221;.</p>
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