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	<title>Perugia Online &#187; Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia</title>
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		<title>Il viandante aduggiato dall’ombra. E il fiore poetico dal gambo (in)visibile</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Dec 2017 16:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Il meriggio e l’ombra. Di montaliana memoria. L’ombra che aduggia la viandanza, romana e perugina. Quest’ultima, di ritorno. Quattordici anni dopo. «Quante volte ho sognato di tornarvi all’alba, sconosciuto, per meglio risentire ogni ricordo. E sono arrivato all’alba. Ricordo certi sogni della mia città quando mettevo in un suo paesaggio una mia ritrovata felicità paradisiaca (è la parola che non dà niente di quello che voglio dire, ma è ancora poco forte!). Una felicità fisiologica e mentale impossibile a ricreare nemmeno nella memoria (&#8230;)». È Sandro Penna, a scrivere. A ritrarsi come viandante, nel viaggio di ritorno nella sua <em>Perusia</em> petrosa. A descriverne «la polvere aspra, che si posa sul sudore del viandante». Un <em>monstrum</em>, Penna, un essere meraviglioso, extra-ordinario. Votato ad una non-uniformità di sentimenti contro il borghesismo imperante degli intellettuali del suo tempo. Eppure, almeno secondo la lettura che del <em>monstrum</em> ha fatto Pasolini, il ‘meraviglioso’ Penna non è slegato da una dimensione collettiva. In questa va inserito. Vanno identificati i confini della sua presunta ‘mostruosità’. La <em>penna</em> di Penna, in ultima istanza, va ancora studiata. E non solo letta.</p>
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<p>Due, le giornate di studio che l’Università degli Studi di Perugia, in collaborazione con l’Università per Stranieri di Perugia e Umbrò (nei cui locali, in via Sant’Ercolano, il 5 dicembre, Penna è stato omaggiato con le letture poetiche di Franco Buffoni, Umberto Fiori, Elio Pecora e Gabriella Sica, e con la proiezione del filmato ‘Sandro Penna. Croce e delizia’, per la regia di Gianni Barcelloni), con il patrocinio di MOD (Società Italiana per lo Studio della Modernità Letteraria) e del Comune di Perugia, e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, ha dedicato, il 5 ed il 6 dicembre, nella sala delle Adunanze di Palazzo Manzoni, a ‘Sandro Penna (1906-1977), quarant’anni dopo’. Giornate di studio organizzate dai docenti Sandro Gentili e Stefano Giovannuzzi dell’Università degli Studi di Perugia, membri del comitato scientifico, composto anche da Maria Borio, Floriana Calitti, Stefano Carrai, Silvia Chessa, Roberto Deidier, Elio Pecora e Daniele Piccini.</p>
<p>«Giornate di studio che offrono – questo il commento del Direttore del Dipartimento di Lettere – Lingue, letterature e civiltà antiche e moderne dell’Università degli Studi di Perugia, Mario Tosti – numerosi spunti di riflessione sulla storia, sulla letteratura e sulla poesia, e su Sandro Penna, poeta nato a Perugia, a 40 anni dalla sua morte». «La figura di Sandro Penna merita un approfondimento – ha affermato il professor Giancarlo Pellegrini, in qualità di delegato del Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, che ha sostenuto il progetto –. L’approfondimento di un’anima bella e gentile quale quella di Sandro Penna è, coincide con un dono che si fa alla sua città natale, Perugia, e ai giovani». E sui giovani che, nella prima delle due giornate di studio, del 5 dicembre (che qui si recensisce. La seconda giornata, presieduta dalla professoressa Floriana Calitti dell’Università per Stranieri di Perugia, ha registrato gli interventi, nell’ordine, di Daniele Piccini, Caterina Verbaro, Adele Dei, Salvatore Ritrovato, Giancarlo Alfano, Stefano Giovannuzzi e Maria Borio, interventi incentrati sui modelli linguistici di Penna, sulle ‘letture’ condotte da Pasolini e Caproni, sulla mitografia di un poeta posto al di fuori della storia, eppure ricontestualizzato nell’ambito della poesia italiana novecentesca, anche in rapporto al libro di poesia), hanno partecipato, numerosi, come uditori, in una gremita sala delle Adunanze di Palazzo Manzoni, ha focalizzato la sua attenzione Simona Costa, Presidente di MOD (Società Italiana per lo Studio della Modernità Letteraria), affermando che questi eventi sono indirizzati proprio a loro, ai giovani: «Dobbiamo riconoscerci – ha proseguito Costa – in una comunità scientifica, a livello di ricerca e di didattica, con nuovi apporti da dare a quella stessa comunità. L’Italianistica, d’altronde, rappresenta un fiore all’occhiello nel nostro Paese in tal senso».</p>
<p>Dopo una lunga frequentazione con i carteggi di Penna (e con le sue ‘parole nascoste’: il riferimento è a <em>Le parole nascoste. Le carte ritrovate di Sandro Penna</em>, edito nel 2008, per i tipi della Sellerio), Roberto Deidier ha proposto un intervento dal titolo ‘Il viandante senz’ombra’, con chiaro rimando alle viandanze romane del poeta perugino, che si ritrae (non è forse un caso) come viandante. «Penna è stato un poeta più letto che studiato – ha esordito il saggista e poeta –. Per questo, nostro compito è quello di restituire lui il proprio posto nella poesia del Novecento. Ho frequentato le carte e i diari di Penna, in cui si evincono i suoi rapporti con Nietzsche e Croce, con Montale, cui inviò i propri componimenti in lettura, con Guttuso. Rapporti ‘illuminati’, sempre, con un’intensità in grado di ferire lo sguardo e di seguire, ‘l’affondo, lento, dell’anima con il mare’. Una marca filosofica, tratta dalla lettura di Nietzsche. Una traduzione di una sensuale vitalità in espressione, dopo la lettura de l’<em>Estetica</em> di Croce. Un sole senz’ombra, degli isolotti dei sensi, improvvise epifanie. E poi l’approdo ad una sintesi fra impressione ed espressione, anche mediante il ricorso ad una fittissima rete metaforica, ad una dinamicità dell’esistenza e ad una presa di distanza da ogni norma o convenzione. L’<em>Estetica</em>, d’altronde, pare aver agito come correttivo, soprattutto nell’espressione dei tratti percettivi, e dell’attività intuitiva». Il percorso proposto da Deidier, sorta di ‘viandanza letteraria’ attraverso i carteggi, i diari e le lettere di Penna, ha fatto leva sul concetto di transitorietà, tratto da Nietzsche, e visto come capacità introspettiva, sguardo, gettato sugli oggetti come pura luce, residuo ottico, da cui scaturisce il rigore analitico penniano, la sua concezione di ‘ragione’ liberata dall’orpello delle convenzioni. Lo Zarathustra nietzschiano pare aver plasmato la poesia di Penna (una poesia ‘gocciolante di viva passione’), intessuta di armonie feconde, in cui la viandanza diviene una metafora, un dionisiaco flusso continuo. Una poesia non come gioco leggero, dunque. Quella di Penna è una vita intensa, connotata da una altrettanto intensa gioia di vivere e permeata da un senso di bellezza incantevole del mondo. Ne scaturisce un’opera polifonica e non monolitica, poli-espressiva, impressionista, dalle immagini (anche) discordanti, tutta giocata su una intuizione che coincide con una nuova acquisizione, e in grado di gettare la luce della conoscenza sull’ombra, di un’epifania della vitalità sottratta alle norme. Su una linea di continuità con la relazione presentata da Deidier, si è posto l’intervento dal titolo ‘Sandro Penna. Una stagione in Europa’ di Marco Corsi dell’Università di Firenze, che ha focalizzato l’attenzione sulla figura di Penna come ‘estranea dal mondo’, come ‘aliena’, ‘intaccata’ dal germe della nevrosi, da ferite non sanate, dalla logica del sentimento e da una propensione al risentimento. Il canto, allora, diventa una possibilità di sublimazione, sulla base di una transizione stilistica. Penna, infatti, come ha affermato Elio Pecora, non rientra nella categoria dei ‘poeti che non pensano’: la sua poesia è intrisa della logica dello ‘scrivere col sangue dello Zarathustra nietzschiano’, della variabilità costante di idee che non sono fisse, dell’accezione del ‘divino’ come poetico, come entusiasmo, di una tendenza al ‘piacere estetico’, senza mai tralasciare la possibile ‘entrata nel clima psicologico di una persona’, e con un occhio strizzato alla sensazione e al ricordo, al cromatismo, alla sperimentazione impressionista, ad una ‘grazia’ (quella che a Penna riconosce De Pisis) posta a metà fra classicismo e sperimentazione.</p>
<p>Sulla vita editoriale di Sandro Penna in Einaudi, invece, si è incentrata la relazione di Riccardo Deiana dell’Università di Torino, ‘Sandro Penna all’Einaudi: retroscena di un progetto fallito’: uno sguardo storico-editoriale, il suo, gettato dietro le quinte della casa editrice a partire dagli anni Quaranta del secolo scorso, mediante l’analisi del fascicolo su Penna, di soli 16 fogli, sulla corrispondenza fra Einaudi ed i collaboratori. Sergio Solmi, ad esempio, in un foglio destinato a Pavese, di Penna afferma: «Sembra essere solo quello che è, come le cose della natura». Il foglio 2 del fascicolo, invece, contiene il contratto editoriale della nuova raccolta di poesie di Penna, che non verrà, però, mai data alle stampe, nonostante Elsa Morante si fosse fatta ambasciatrice di Penna: il riformismo della casa editrice di matrice pavesiana, l’assenza di direttori e quindi di timone per la collana di poesia, la decisione unanime di chiuderla, quella collana, a seguito della morte di Pavese, faranno sì che del manoscritto delle poesie di Penna e dell’anticipo di 100mila lire a lui versato non resterà traccia e che la poesia italiana (e non solo quella penniana) dal 1950 al 1963 sarà latitante in Einaudi. All’‘officina del poeta nella biblioteca di Penna’ è stato dedicato l’intervento di Carlo Serafini dell’Università per Stranieri di Perugia, attraverso un percorso interpretativo condotto sulla biblioteca del poeta perugino, composta da libri, annotati, glossati, suddivisi per sezioni tematiche. Libri su cui Penna, per dirla con Barbieri, ha lasciato dei <em>marks</em>, delle tracce di scrittura e riflessione critica. Il Fondo-Penna della Biblioteca Marconi di Roma consta oggi di 573 volumi, a differenza del ‘qualche migliaio di libri’ dichiarato a seguito della consegna, da parte di Elio Pecora, che sgomberò l’appartamento romano di Penna, della raccolta libraria al direttore della biblioteca di Roma. Se i documenti del Fondo-Penna attestano schede di censimento diverse relative alla mole dei libri del poeta perugino, la ricerca, ancora <em>in itinere</em>, di Carlo Serafini, è volta (anche) a studiare i documenti relativi al lascito: vi sono libri ancora intonsi, altri che recano segni di lettura, libri di letteratura, monografie di pittori contemporanei, di scrittori in lingua inglese, francese, oltre che testimoni di saggistica letteraria e d’arte. Fra i volumi, <em>Il fuoco</em> di D’Annunzio, proveniente dalla biblioteca del padre di Penna, un testo su Baudelaire, uno studio su Leopardi, uno sulla poetica del fanciullino di Pascoli. L’idea che ne deriva, quella dell’officina del poeta, è irrobustita, sui frontespizi e sulle pagine dei libri, dai vari timbri, ad esempio, della biblioteca comunale di Perugia, da segni di lettura, sottolineature, correzioni di refusi a penna, traduzioni in francese di alcune poesie, annotazioni, come quelle lasciate su due testi di Moravia.</p>
<p>Gli ultimi due interventi presentati nel corso della prima giornata di studio, rispettivamente da Marco Antonio Bazzocchi dell’Università di Bologna e da Simone Casini dell’Università degli Studi di Perugia, hanno sondato, da prospettive differenti, le letture che di Penna sono state fatte da Garboli e Pasolini e le ‘perlustrazioni pascoliane’ nella poesia penniana. ‘La vita di un santo: Garboli, Pasolini e Penna’: «Pasolini – ha affermato il professor Bazzocchi – ha inteso sottrarre Penna a diagnosi critiche, proliferate negli anni Trenta, secondo le quali il poeta perugino era ‘un mero vivente, capace di conoscenza solo sensibile’». La poesia di Penna, paragonata ad ‘un fiore senza gambo visibile’. Questo gambo per Pasolini non può più rimanere invisibile: la sua lettura critica è volta, dunque, a mettere in crisi l’idea della ‘grazia’ penniana, in cui va rinvenuto qualcosa di ‘irregolare’ (lo scarto introdotto, ad esempio, da avverbi di tempo, o da dislivelli logici). La testualità penniana si rifiuta di essere chiusa nei circuiti critico-letterari. Risulta ‘traforata’ da continue fessure, da una irregolarità, appunto, che pur produce oggetti puri, dati, per Pasolini, dall’‘eccesso’: la fuoriuscita di senso è data da una instabilità di fondo. Pasolini voleva leggere Penna diversamente, secondo una dinamica letteraria e psichica, voleva portare in luce una storia dalla psicologia penniana. Penna, in ultima istanza, era sì un <em>monstrum</em>, ma questa sua ‘meraviglia’ non poteva essere slegata ad una dimensione collettiva. I confini della mostruosità andavano identificati, per sondare la condizione mista penniana, ‘angoscioso-euforica’. Una vita psichica discontinua, la sua, con prese di coscienza puntiformi, con zone di ‘anomalia’ o di ‘anomia’ di senso. Penna, in definitiva, non doveva essere isolato, ma andava costruito un cunicolo verso la <em>polis</em>, verso il mondo esterno. Garboli, dal canto suo, rifletteva sulla nevrosi di Penna, centro del suo interesse, a scapito del resto del mondo. Una nevrosi in cui luce e buio si alternano senza regole, tanto che la poesia penniana può essere intesa come una nebulosa di differenze. Penna è un santo ‘buffo’: l’isolamento (presunto) dal mondo e l’invenzione di una qualche forma di colpa lo hanno elevato al soglio della santità. Una santità che, però, è goffa ai nostri tempi. Così come il richiamo del Pascoli di <em>Myricae</em> e la centralità dell’immagine del fanciullo non sono che superficiali nella poesia penniana. «In profondità – ha sottolineato Simone Casini dell’Università degli Studi di Perugia – si perde il contatto. La grazia alessandrina del verso è data da ascendenze diverse, che solo in Pascoli sono simboliche. Sono, però, entrambi dei poeti che, in qualche modo, ‘sfuggono’, che attirano verso zone d’esperienza marginali». Il 1928 è stato un annus mirabilis per la poesia di Penna, per la sua letteratura ‘malata’, per il suo cuore malato di nevrosi. Nel 1928 Penna legge Pascoli, e la sua poesia è intrisa di suggestioni pascoliane, di echi pascoliani, del tema dell’altrove, e di quello cimiteriale sintetizzato nel ricorso all’espressione ‘Campo Santo’ e ‘vischio’, in cui è racchiusa un’immagine di morte, di tracce pascoliane significative, di una lingua passata attraverso il laboratorio pascoliano. Di un rifiuto che non è indifferenza. E di un gambo che non è più invisibile.</p>
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		<title>Perugia, approvati i lavori di riqualificazione della Rocca Paolina: ecco dove si interverrà</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2016 11:16:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Approvato dalla Giunta comunale il progetto preliminare per il restauro e la riqualificazione funzionale di alcuni spazi della Rocca Paolina. L’importo complessivo dell’intervento è di euro 1.043.000, dei quali 650 mila dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e 393 mila a titolo di co-finanziamento della Regione nell’ambito del bando Tac 2. I lavori consentiranno di migliorare e potenziare gli spazi da dedicare ad attività culturali, rendendo la Rocca Paolina ancor più un contenitore culturale di eccellenza per il sistema regionale. Nel dettaglio con il progetto si prevedono due azioni:</p>
<p>&#8211; estensione degli spazi visitabili ed utilizzabili della Rocca, tramite recupero e riuso dei locali posti sotto i giardini Carducci, precedentemente utilizzati quale autorimessa della Provincia. Tali locali dal 2012 sono tornati nella disponibilità del Comune per finita locazione. Il progetto prevede di recuperarli e destinarli a nuova sede Iat, con annessi servizi igienici. Verranno, dunque, rimosse tutte le opere connesse alla destinazione a garage e, nel contempo, verranno restaurate le strutture murarie di epoca storica e gli infissi esterni. I locali, poi, saranno messi in collegamento diretto con gli spazi del centro servizi. Infine verrà potenziata la visibilità ed accessibilità dell’intera Rocca Paolina modificando gli ingressi da viale Indipendenza;</p>
<p>&#8211; miglioramento della fruibilità degli spazi esistenti destinati ad ex centro servizi, intervenendo sugli allestimenti realizzati nell’ambito del progetto giubilare del 2000.</p>
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		<title>Turreno, al via il recupero. Firmato il protocollo tra Regione, Comune e Fondazione Cassa di risparmio</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2015 15:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[Regione Umbria]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> E’ stato firmato lunedì mattina, presso la sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, il protocollo d’intesa tra Regione dell’Umbria, Comune di Perugia e Fondazione Cassa di Risparmio per la realizzazione del progetto di recupero e valorizzazione del Cinema Teatro Turreno. Presenti alla stipula dell’accordo la presidente della Regione Catiuscia Marini, il sindaco Andrea Romizi ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> E’ stato firmato lunedì mattina, presso la sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, il protocollo d’intesa tra Regione dell’Umbria, Comune di Perugia e Fondazione Cassa di Risparmio per la realizzazione del progetto di recupero e valorizzazione del Cinema Teatro Turreno. Presenti alla stipula dell’accordo la presidente della Regione Catiuscia Marini, il sindaco Andrea Romizi ed il presidente della Fondazione Carlo Colaiacovo.</p>
<p><strong>Il protocollo &#8211;</strong> Il protocollo inizialmente avrà durata triennale e sarà comunque prorogabile. Il progetto prevede di recuperare l’edificio storico del “Turreno” ad una funzione di promozione e produzione culturale incentrata sulle tematiche dello spettacolo dal vivo e del cinema, da integrare anche con attività legate al turismo congressuale e alla convegnistica di alto livello. La sottoscrizione del protocollo ha, quindi, l&#8217;obiettivo di attivare la cooperazione interistituzionale per l’esercizio coordinato degli impegni che verranno assunti dagli Enti firmatari e di ottimizzare le risorse economiche. I tre soggetti provvederanno poi all&#8217;individuazione di un soggetto privato idoneo a garantire la gestione dell’immobile.</p>
<p><strong>La Fondazione</strong> &#8211; Per ciò che concerne i singoli impegni, la Fondazione Cassa di Risparmio partecipa alla realizzazione del progetto mediante acquisto, con propri fondi, della proprietà dell’immobile e successiva stipula di contratto di donazione dello stesso al Comune di Perugia ed alla Regione dell’Umbria rispettivamente per la quota di 2/3 e di 1/3.</p>
<p><strong>La Regione &#8211; </strong>La Regione dell’Umbria, dal canto suo, si impegna a mettere a disposizione le risorse necessarie alla realizzazione delle opere di recupero funzionale dell’immobile onde renderlo agibile. In particolare: fino ad un massimo di 2 milioni di euro da reperire nell’ambito del percorso di coprogettazione tra Regione e Comune di Perugia relativo all’Agenda urbana prevista dal POR Fesr 2014/2020; fino ad un massimo di 1,5 milioni di euro che la Regione si impegna a reperire nell’ambito di ulteriori filoni di finanziamento.</p>
<p><strong>Il Comune</strong> &#8211; Infine il Comune di Perugia si impegna: a garantire l’avvio del processo di realizzazione per il ripristino funzionale dell’immobile a valere fino ad un massimo di 2 milioni di euro con la Regione di cui sopra; a ricerca, qualora fosse necessario, ulteriori canali di finanziamento esterni all&#8217;ente (fermo restando che il costo complessivo della realizzazione dell’intervento non potrà superare i 5 milioni di euro); ad individuare, mediante procedura di evidenza pubblica, di un soggetto a cui affidare la gestione della struttura</p>
<p><strong>La commissione</strong> &#8211; Entro 30 giorni dalla sottoscrizione del protocollo le parti firmatarie istituiranno una Commissione tecnico-giuridica con il compito di formulare, nei successivi 60 giorni, le modalità per l’attuazione degli impegni stabiliti con la presente intesa, compresa la definizione delle procedure finalizzate alla individuazione del gestore.</p>
<p><strong>I commenti</strong> &#8211; Aprendo l’incontro il presidente Colaiacovo, nell’annunciare che la Fondazione ha già firmato l’atto di acquisto dell’immobile con l’attuale proprietà per un importo di 3 milioni di euro, ha sottolineato che quella di oggi è una giornata importante soprattutto per il Comune di Perugia, perché, grazie alle significative risorse messe a disposizione dalla Regione ed alla donazione effettuata dalla Fondazione, in tempi ragionevolmente brevi sarà possibile restituire alla città un contenitore straordinario, che potrà diventare una pietra miliare per tutta l’acropoli perugina. “Siamo finalmente arrivati a questa firma  &#8211; è stato il primo commento del sindaco Andrea Romizi subito dopo la sottoscrizione del protocollo – dopo un percorso non semplicissimo. Questo progetto si inserisce nel programma complessivo di rilancio del centro storico che ricomprende, al suo interno, diversi interventi: da quello sul mercato coperto, alla riqualificazione di Piazza Grimana, dal recupero degli Arconi, al completamento di San Francesco al Prato”. Secondo la presidente Marini, il nuovo Turreno dovrà necessariamente ospitare attività convegnistiche (ipotizzata una sala per 700-800 persone) ed avere uno spazio “fisso” da dedicare ad Umbria Jazz, considerato un grande patrimonio per la città e la regione: si tratterà, tendenzialmente, di locali dove verrà illustrata la storia della manifestazione e dove si potrà fare attività di merchandising. Infine, ha ribadito la presidente, il Turreno, da sempre simbolo della storia dell’attività musicale di Perugia, dovrà conservare uno spazio adeguato per ospitare concerti.</p>
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		<title>Nasce Cariperugia arte, nuovo motore culturale per l&#8217;Umbria</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2014 14:27:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Cristiana Mapelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Uno strumento proprio che, in sinergia con le amministrazioni, possa dar nuovo sviluppo alla comunità. La Fondazione Cariperugia arte, nuova struttura operativa e snella della Fondazione Cassa di risparmio, nasce per rafforzare le attività in ambito storico culturali e gestire al meglio i beni in suo possesso. Il suo impegno principale è indirizzato nell&#8217;organizzazione di ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>Uno strumento proprio che, in sinergia con le amministrazioni, possa dar nuovo sviluppo alla comunità. La Fondazione Cariperugia arte, nuova struttura operativa e snella della Fondazione Cassa di risparmio, nasce per rafforzare le attività in ambito storico culturali e gestire al meglio i beni in suo possesso.<br />
Il suo impegno principale è indirizzato nell&#8217;organizzazione di mostre d&#8217;arte, nell&#8217;esposizioni culturali negli spazi a disposizione della fondazione: palazzo Baldeschi e la Sala. Lippi a Perugia, palazzo Bonacquisti ad Assisi e, a breve, anche palazzo delle Logge a Gubbio.</p>
<p><strong>Gli obiettivi </strong>&#8211; In una fase così difficile, con la crisi economica finanziaria che ha tagliato drasticamente i finanziamenti pubblici destinati agli eventi culturali, la scelta della Fondazione di creare una realtà ad hoc per favorire la crescita socioculturale della Regione vuole essere un messaggio ed uno stimolo ad investire maggiormente sulle ricchezze del territorio. Questo è possibile attraverso una programmazione puntuale e qualificata che valorizzi al meglio gli spazi di sua proprietà.<br />
Cultura, arte e storia. Con questa formula di promozione a tutto campo dei gioielli della nostra terra, la Fondazione cassa di Risparmio di Perugia, grazie a Cariperugia arte, ha l&#8217;ambizione di attestarsi come la più importante struttura privata di promozione culturale in Umbria. E, a chi in sala chiede se la Fondazione intenda così sostituirsi ad un assessorato alla cultura, il presidente Carlo Colaiacovo risponde chiaramente che non è intenzione del nuovo organismo diventare &#8220;l’ennesimo salotto buono della città, utile ai mormoratori di Corso Vannucci&#8221;. Lo scopo è, invece, affermarsi come la più importante struttura privata di promozione e cultura in Umbria.</p>
<p><strong>Lo slogan del presidente Colaiacovo &#8211;</strong> &#8220;Le fondazione ben gestite &#8211; spiega il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia Carlo Colaiacovo &#8211; sono una risorsa per il territorio in grado di diventare un motore in aiuto dello sviluppo&#8221;. E il Presidente Colaiacovo si rivolge alle Istituzioni e agli imprenditori in sala, lanciando un messaggio di cooperazione tra tutti i soggetti coinvolti nei meccanismi di turismo e sviluppo economico. &#8220;Dobbiamo fare rete, diventando così una forza attrattiva. Lo slogan perfetto? Insieme si vince&#8221;.</p>
<p><strong>Machiavelli e il mestiere dell&#8217;arte &#8211;</strong> Ed è con Machiavelli che le attività della Fondazione prenderanno il via. In occasione dell&#8217;anniversario dei 500 anni dalla stesura del Principe di Niccolò Machiavelli (2013), in tutto il Paese è stato predisposto un vasto programma di iniziative e manifestazione celebrative. A Palazzo Baldeschi, infatti, metterà in mostra tutte le documentazioni che attestano i buoni rapporti che Machiavelli ha intrattenuto: opere e richiami biografici. Il titolo della mostra è &#8221; Machiavelli e il mestiere delle armi. Guerra, arti e potere nell&#8217;Umbria del Rinascimento&#8221;, dal 31 ottobre al 25 gennaio. Le opere radunate hanno lo scopo di raccontare fasi ed episodi in cui l&#8217;attività politico &#8211; diplomatica di Machiavelli si è intrecciata con le vicende storiche dell&#8217;Umbria.</p>
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		<title>Emporio della Solidarietà &#8220;Tabgha&#8221;. Nuova iniziativa della Caritas</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Sep 2014 14:24:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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		<category><![CDATA[Caritas italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Oggi, alle 18, sarà inaugurato a Perugia, l&#8217;Emporio della Solidarietà &#8220;Tabgha&#8221; della Caritas diocesana realizzato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e della Caritas italiana. I prodotti, alimentari e per l&#8217;igiene personale, che saranno a disposizione dei fruitori dell&#8217;Emporio a partire dal 9 settembre, sono stati donati dalle aziende &#8220;Emi&#8221; ed ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Oggi, alle 18, sarà inaugurato a Perugia, l&#8217;Emporio della Solidarietà &#8220;Tabgha&#8221; della Caritas diocesana realizzato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e della Caritas italiana. I prodotti, alimentari e per l&#8217;igiene personale, che saranno a disposizione dei fruitori dell&#8217;Emporio a partire dal 9 settembre, sono stati donati dalle aziende &#8220;Emi&#8221; ed &#8220;Emi, Euro Spin&#8221;.<br />
L&#8217;Emporio si trova all&#8217;interno del &#8220;Villaggio della Carità-Sorella Provvidenza&#8221; ubicato nei pressi della chiesa parrocchiale di San Barnaba in via Cortonese. L&#8217;inaugurazione dell&#8217; &#8220;Emporio&#8221; si terrà in occasione della prima Festa del &#8220;Villaggio della Carità&#8221;, che inizierà con l&#8217;accoglienza dei suoi frequentatori e dei rappresentanti delle Istituzioni civili e religiose del capoluogo umbro. Seguirà la celebrazione della Santa Messa, al termine della quale ci sarà l&#8217;agape fraterna offerta dagli operatori e volontari della Caritas diocesana e dai referenti delle Caritas parrocchiali.<br />
La Festa si concluderà in serata con il concerto bandistico della Filarmonica di Pila.</p>
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