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	<title>Perugia Online &#187; infanzia</title>
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		<title>Servizi per l&#8217;infanzia, alla Regione assegnati quasi 4 milioni di euro</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Nov 2017 12:15:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Ammontano a 3 milioni 814.237 euro le risorse destinate alla Regione Umbria dal Miur nell’ambito del Piano pluriennale di azione nazionale per la promozione del Sistema integrato di educazione e di istruzione per le bambine e i bambini in età compresa dalla nascita sino ai 6 anni: lo rende noto l’assessore regionale all’Istruzione, Antonio Bartolini, ricordando che il Piano prevede l’assegnazione alle Regioni di 209 milioni di euro che vengono erogati dal Miur direttamente ai Comuni beneficiari, in forma singola o associata. “Il Piano – ha spiegato l’assessore Bartolini &#8211; rappresenta una delle principali novità della legge ‘107/2015’ (Buona Scuola) che, per la prima volta, ha previsto un sistema integrato di istruzione per la fascia 0-6 anni, stanziando risorse specifiche per il potenziamento dei servizi offerti alle famiglie e l’abbassamento dei costi sostenuti dai genitori”.</p>
<p>“Entro la fine di novembre – comunica l’assessore – le Regioni, con il parere dell’Anci, dovranno trasmettere al Miur il riparto del Fondo e, a sua volta, il ministero provvederà a ripartirlo direttamente ai Comuni. Le risorse serviranno a coprire le carenze economiche determinate dai tagli economici degli scorsi anni, inoltre sarà considerata una quota per finanziare la formazione del personale. Ovviamente, la restante parte andrà a finanziare i piani dei Comuni e i progetti formativi più qualificanti come quelli che favoriscono l’integrazione 0-6 anni, sempre nell’ottica di non aggravare troppo i bilanci delle famiglie. Tutto ciò – ha aggiunto Bartolini – è in linea con la programmazione della Regione Umbria che, anche grazie ad una gestione oculata delle risorse, si conferma ancora una volta secondo i dati diffusi dal Dipartimento per le politiche della Famiglia, come la Regione con la più alta percentuale (44,91) di iscritti ai servizi educativi rispetto alla popolazione 0-3 anni pari a 19.776”.</p>
<p>“L’obiettivo della Regione Umbria &#8211; ha proseguito l’assessore Bartolini – è di continuare a garantire a tutti i bambini e le bambine residenti sul territorio regionale un’istruzione di qualità e la massima cura grazie a professionisti esperti e aggiornati che operano nei servizi, così com’è nella tradizione dell’Umbria”.</p>
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		<title>Perugia, a rischio chiusura la scuola dell&#8217;infanzia &#8220;Santa Croce&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2015 11:49:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> “Si è da poco celebrata la giornata mondiale dell&#8217;infanzia e per questo riteniamo opportuno ricordare che in Italia cresce la povertà tra i minori e contemporaneamente diminuiscono le risorse per i servizi dell&#8217;infanzia”. Parole della Fp Cgil che, in una nota, ha voluto evidenziare la situazione presente in Umbria. “Nella nostra regione abbiamo una situazione a macchia di leopardo per quanto riguarda i servizi pubblici per l&#8217;infanzia. Alcuni territori &#8211; ha affermato &#8211; non hanno più da tempo nidi pubblici (Comune di Orvieto e limitrofi), in altri i servizi privati continuano in parte a sostituirsi a quelli pubblici (Comune di Spoleto, ma anche Comuni di Magione, Corciano, Deruta e Bettona), infine, ci sono alcuni Comuni, tra cui quello di Perugia, nei quali i servizi ‘resistono’, mantenendo asili nido pubblici con professionalità ed esperienza, che rappresentano eccellenze in tutto il territorio nazionale, ma che faticano a sostenere quella qualità a causa di risorse inadeguate e carenze organiche sempre più evidenti, a fronte di un fisiologico invecchiamento del personale”.</p>
<p>L’organizzazione sindacale ha poi ricordato la vicenda della scuola dell&#8217;infanzia S.Croce, un’eccellenza storica nella città di Perugia, oggi a rischio chiusura per mancato finanziamento. “Una scuola che non può e non deve chiudere e per la quale servono sinergie nuove, scelte urgenti che non facciano disperdere un patrimonio di professionalità, di saperi e di storia. In controtendenza vanno invece evidenziate le scelte fatte dai Comuni di Foligno e di Città di Castello, che hanno deciso di investire su questo settore, centrale per la vita del bambino e delle donne”.</p>
<p>Nel Comune di Terni, invece, “a causa probabilmente della crisi economica non ci sono problemi di esclusione per i bambini dal ‘diritto di asilo’ ma al contrario si registrano posti vacanti negli asili nido con un&#8217;offerta che supera la domanda. Come Fp Cgil abbiamo chiesto con forza la continuità di due servizi quali Casa di Alice e Pollicino, due scuole per le quali siamo riusciti ad ottenere un impegno dell’amministrazione sul quale continueremo a vigilare con attenzione. Il blocco delle assunzioni previsto per il Comune di Terni, definito ‘cattivo pagatore’, e le minori risorse hanno generato per quest&#8217;anno la riduzione dell&#8217;orario di apertura di due sezioni di scuola materna e la chiusura di una sezione di asilo nido, oltre alla chiusura di una sezione “ponte”. Difficoltà si registrano anche per la gestione pubblica delle mense negli asili”.</p>
<p>Criticità si registrano infine anche nel Comune di Amelia, che da tempo” non provvede più al turnover del personale, compromettendo la garanzia di continuità del servizio a gestione pubblica. La Regione dell&#8217;Umbria ha prodotto nel 2005 una legge che continua ad essere ampiamente disattesa, manca una reale governance del sistema a livello regionale che garantisca omogeneità di servizi e condizioni di lavoro. E&#8217; necessario rivisitare quella legge e verificare quali sono gli obiettivi raggiunti, anche in termini di salari e condizioni di lavoro di lavoratori pubblici e privati. Per questo lanciamo l&#8217;ipotesi di un contratto di filiera che ricomponga le condizioni del lavoro. Riteniamo inoltre che la figura del coordinatore/trice pedagogica non può che essere dipendente pubblica con contratto pubblico, perché tale figura riveste ruolo non solo di garante della funzionalità del servizio, ma anche del controllo della qualità del servizio”.</p>
<p>“La sfida insomma è quella di mantenere l&#8217;efficienza dei servizi educativi nella nostra Regione, di parificare le condizioni di lavoro tra pubblico e privato e di garantire una regia tutta pubblica in un servizio fondamentale per la crescita dei bimbi”.</p>
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