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	<title>Perugia Online &#187; Maria Gioia Tavoni</title>
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		<title>&#8216;Torchi e stampa al seguito&#8217;</title>
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		<pubDate>Thu, 18 May 2017 18:52:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Corubolo]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Gioia Tavoni]]></category>
		<category><![CDATA[tipografia]]></category>
		<category><![CDATA[Torchi e stampa al seguito]]></category>
		<category><![CDATA[Universit? per Stranieri di Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[Università degli Studi di Perugia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>«Non amo la definizione di bibliofilo. Preferisco bibliografo. Tra i due termini c’è la stessa differenza che passa tra un filatelico e uno studioso di storia postale: il primo colleziona francobolli, il secondo li colloca dentro un’epoca e un luogo geografico, studia la busta, conosce il mittente e destinatario&#8230; Forse ci siamo inimicati i filatelici ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> «Non amo la definizione di bibliofilo. Preferisco bibliografo. Tra i due termini c’è la stessa differenza che passa tra un filatelico e uno studioso di storia postale: il primo colleziona francobolli, il secondo li colloca dentro un’epoca e un luogo geografico, studia la busta, conosce il mittente e destinatario&#8230; Forse ci siamo inimicati i filatelici che possono essere anche bibliografi! (&#8230;) ad un certo punto, chiedevo se non avesse mai avuto la sensazione, nel procedere nella costruzione della sua Storia (&#8230;) di essere la reincarnazione di uno dei due personaggi – il riferimento è a Bouvard e Pécuchet (n.d.r.) – che, lontani dal mondo, rinchiusi in una villa agricola, tendono progressivamente a mettere alla berlina l’Enciclopedismo? A dichiarare, ma lo disse Roland Barthes, che dopo questo loro lavoro è impossibile il linguaggio? E così la costruzione della <em>summa</em> bibliografica alla fine è un monumento ai ridicoli sogni di poter tutto ordinare?». Una costruzione, o per meglio dire, una ricostruzione, quella della <em>summa</em> bibliografica, che si muove lungo il percorso tracciato da indizi, spie, fonti, in una costante tensione a catalogare, inventariare un corpus documentario, che, lungi dal costituire una sorta di ‘ubriacatura erudita’, permette di gettare un ponte fra l’atto interpretativo e le fonti stesse.</p>
<p>E che dire quando le tipologie testuali inventariate e catalogate, censite vengono oggettivate su supporti librari, di formato più o meno piccolo, tascabile, impressi ricorrendo a torchi ambulanti, portabili? Da quale prospettiva guardare al problema, quando la stessa tipografia si fa mobile? I primi tipografi ambulanti, la cui presenza effettiva, nell’Alto Tevere Umbro, si registra a partire dal 1538 – come ci informa Giovanna Zaganelli, Coordinatore del Dottorato Innovativo ed Internazionale in <em>Scienze letterarie, librarie, linguistiche e della comunicazione internazionale</em> dell’Università per Stranieri di Perugia, e Ordinario di <em>Semiotica del testo</em> e di <em>Critica letteraria</em> e <em>Letteratura comparata</em> all’Università per Stranieri di Perugia, e di <em>Semiotica della scrittura</em> all’Università degli Studi Roma Tre, nel capitolo intitolato <em>La cultura tipografica</em> del volume <em>Tipografi, librai, illustratori. Uno sguardo alle arti editoriali</em> (Perugia, Pliniana, 2014) – «lavoravano organizzandosi intorno ai centri maggiormente sviluppati socialmente dove è presente la richiesta editoriale da parte di università, o accademie, o studi. In effetti – prosegue la professoressa Zaganelli – l’arte della tipografia si sviluppa all’insegna dello spostamento continuo, del nomadismo, evidenziando il carattere avventuroso di un percorso che inizia dal momento in cui gli artigiani/artisti si allontanano dall’officina dove hanno appreso le prime conoscenze alla ricerca di luoghi più redditizi, e condizioni più favorevoli, accompagnati dalle loro attrezzature e spinti, si potrebbe dire, da un certo spirito imprenditoriale.</p>
<p>‘Torchi (e stampa) al seguito’, dunque. L’espressione, però, non è nostra: si intitola proprio così, ‘Torchi e stampa al seguito’, l’ultimo libro di Maria Gioia Tavoni – direttrice, dal 1973 al 1984 della Biblioteca Comunale Manfrediana di Faenza, Professore Associato all’Università di Pisa, Professore Ordinario di Archivistica Bibliografica e Biblioteconomia all’Università di Bologna, con all’attivo numerose pubblicazioni nella storia del libro (fra le altre, <em>Percorsi minimi</em> (2007) e <em>Circumnavigare il testo</em> (2009)), e già direttore, insieme al compianto Marco Santoro, della rivista «Paratesto» – e di Alessandro Corubolo – direttore, fin dalla fondazione, negli anni sessanta del secolo scorso, con Gino Castiglioni, dell’Ex-Officina Chimaerea, a Verona, micro-editore tipografo, grafico editoriale e studioso di storia del libro, storia della editoria e tipografia, dell’incisione e dell’illustrazione libraria –, edito nel 2016 nell’alveo della collana <em>Studi e ricerche</em>, e presentato oggi, 18 maggio, alle 16, nella Sala Docenti della Palazzina Valitutti dell’Università per Stranieri di Perugia, nell’ambito di un evento promosso dal Dipartimento di Scienze Umane e Sociali e dal Dottorato di ricerca Innovativo ed Internazionale dello stesso Ateneo, in collaborazione con la Cattedra di Biblioteconomia dell’Università degli Studi di Perugia, alla presenza dei due autori.</p>
<p>Scorrendo il percorso conoscitivo dell’indice del volume – solo per citare alcuni capitoli, <em>Protagoniste anche le macchine</em>,  <em>Produrre in itinere tra fiere, feste e celebrazioni</em>, <em>Torchi al seguito nelle guerre</em> – si deduce che le esigenze che hanno indotto, nel corso dei secoli, ‘una stampa al seguito’ non vanno tanto rintracciate, o, almeno, non esclusivamente, nella rete intessuta dai committenti, quanto in necessità politiche, propagandistiche, di censura o di anti-censura, e, perché no, in quelle connesse a riti e festività, in Italia, e altrove.</p>
<p>Ne hanno dialogato, gli autori, insieme ai tre relatori, la già citata Giovanna Zaganelli, coordinatore del Dottorato Innovativo ed Internazionale dell’Università per Stranieri di Perugia, Andrea Capaccioni, docente di <em>Archivistica, Bibliografia e Biblioteconomia</em> dell’Università degli Studi di Perugia, e Carlo Pulsoni, Ordinario di Filologia e linguistica romanza dell’Università degli Studi di Perugia, e con l’eterogeneo pubblico, composto da docenti e dai dottorandi dei quattro indirizzi del Dottorato di ricerca dell’Università per Stranieri di Perugia.</p>
<p>«L’incontro odierno – è stato il commento della professoressa Zaganelli – collima con uno spazio proprio del nostro Dottorato, e, in particolar modo, dell’indirizzo in <em>Scienza del libro e della scrittura</em>, che da tempo sta indagando nel settore delle tipografie, in generale, e delle stamperie ambulanti, in particolare, con progetti di ricerca finanziati, ad esempio, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Città di Castello: è il caso, ad esempio, del volume <em>Tipografi, librai, illustratori. Uno sguardo alle arti editoriali</em>, stampato nel 2014 dall’Editrice Pliniana di Selci Lama, con il sostegno della medesima Fondazione. Questo bisogno di stampare – ha proseguito Zaganelli –, di comunicare gli eventi in situazioni contingenti, anche ludiche e carnascialesche, al confine fra sacro e profano, di cui il libro che oggi viene qui presentato tratta mi ha affascinato molto, così come il fatto che i molti volumi o fogli volanti venissero editati durante le campagne militari, o le guerre mondiali, quando stampare significava (anche) sopravvivere. Un filone, questo, che, mi pare, può essere ricondotto all’ambito delle scienze cognitive: cosa significa ricorrere a un torchio di stampa in momenti di crisi? Comunicare, allora, equivaleva, in primis, a trovare una ragione di sopravvivenza per se stessi. Lo storytelling della guerra coincide, essenzialmente, col salvaguardare il proprio io, con il raccontare se stessi, tanto che la forma ‘io-io’ è una forma linguistica specifica». «Il rapporto fra la stampa (corale) ed il diario di guerra (personale, che diventa poi corale quando qualcuno decide di imprimerlo) – è stato il commento di Maria Gioia Tavoni – è degno di nota». Ha fatto leva sulla mobilità della tipografia, Andrea Capaccioni, e sul fatto che si sia, con l’ultima fatica di Tavoni e Corubolo, al cospetto di un ‘libro eccentrico’, che si allontana, appunto, dal centro. Quello degli studi di storia del libro, per indirizzarsi alla storia dei tipografi, un ambito pressoché misconosciuto o poco trattato dalle ricerche più marcatamente settoriali. Un’opera <em>sui generis</em>, dunque, che trae la propria origine dalla contaminazione fra l’intelligenza di una storica del libro della levatura di Maria Gioia Tavoni e di un raffinato editore-tipografo qual è Alessandro Corubolo. «Meritevole – ha proseguito il professor Capaccioni –, anche per il tentativo insito di ricategorizzazione e sistematizzazione dei materiali, e alla loro ridistribuzione nei territori più diversi, dall’Italia alla Francia, alla Spagna, alla Germania. Ma i tipografi ambulanti rappresentano una categoria a sé stante?». «Non esattamente – è stata la risposta di Tavoni –: le finalità che muovono i caratteri ed il torchio sono diverse da quelle tracciate dall’itinerario dei tipografi ambulanti stessi, e ciò dipende dalla tipologia documentaria veicolata e dalla necessità che può indurre un individuo a muoversi, a trasportare una macchina. Per non parlare delle differenze che sottendono fra ciò che si pubblica con un torchio e ciò che si edita in trincea, in missione». «Il valore di un volume scientifico – ha affermato il professor Pulsoni –, a mio avviso, si deduce dalla quantità di informazioni in esso insite e dal modo in cui vengono esposte. Ho appreso molto dalla lettura di questo libro, innanzitutto la possibilità di stampare <em>in itinere</em> o al seguito. Penso all’impresa di D’Annunzio, che stampava col suo torchio al Vittoriale, nel lontano 1931, e al fatto che il torchio fece il suo ingresso anche in guerra, quando soprassiedeva all’esigenza (e al potenziale) di propaganda della stampa: il riferimento è ai manifesti, alle locandine, alle tipografie clandestine degli anni della Resistenza. Ma i torchi servivano anche ad oggettivare, su carta, aspetti ludici, e allora venivano portati in processione, ed erano funzionali all’impressione di opuscoli dedicati alle feste».</p>
<p>E, d’altronde, i giornali da trincea, stampati durante la guerra, non servivano ad altro che a costruire e divulgare l’<em>ethos</em> del combattente. Con ‘torchi e stampa al seguito’.</p>
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		<title>Alle “belle mani” degli artisti del libro, under 30</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2017 14:51:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Annunci]]></category>
		<category><![CDATA[bando di concorso]]></category>
		<category><![CDATA[libro d'artista]]></category>
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		<category><![CDATA[Torrita di Siena]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> “Quando con Barbara Sghiavetta abbiamo pensato al nostro libro, <em>Guida per i bibliofili affamati</em>, ci siamo poste subito il problema di scovare quanti e quali potessero essere i microeditori di qualità a cui rivolgersi, e questo molto prima di intraprendere il Gran Tour volto a intervistarli. Quella sorta di iniziale censimento ci permise di racimolare un gruzzolo di 24 unità, fra l’altro costituito da presenze non sempre omogenee e organiche a quelli che sarebbero stati poi i criteri scelti a guida per i vari corollari, con i quali si è voluto dar seguito a quella primitiva esperienza”. <em>Guida per i bibliofili affamati</em>, ‘febbrili’ di conoscenza. Nel numero 37 de <em>L’almanacco bibliografico</em>, del marzo dello scorso anno, Maria Gioia Tavoni (uno dei nomi più importanti nel panorama intellettuale ed editoriale del libro antico e non solo, direttrice, dal 1973 al 1984 della Biblioteca Comunale Manfrediana di Faenza, professore associato all’Università di Pisa, professore ordinario di Archivistica Bibliografica e Biblioteconomia all’Università di Bologna, con all’attivo numerose pubblicazioni nella storia del libro – fra le altre, <em>Dal banco del libraio allo scaffale del giurista</em> (1993), <em>Gli spazi del libro nell’Europa del XVIII secolo</em>, che ha curato con Françoise Waquet (1997), <em>Percorsi minimi</em> (2007), <em>Circumnavigare il testo</em> (2009) –, incentrate prevalentemente sul secolo dei Lumi, già direttore, insieme al compianto Marco Santoro, della rivista «Paratesto»), con un contributo dal titolo <em>Nuovi printers e nuovo trend per il libro d’artista</em>, <em>circumnaviga</em> un’altra tipologia testuale, quella del libro d’artista, che dal <em>livre de peintre</em> francese, accompagnato da incisioni o litografie – si pensi a quelle di Picasso, Chagall, Matisse, Delaunay – abbraccia le prime avanguardie artistiche novecentesche, in particolare il Futurismo ed il <em>Libro bullonato</em> di Fortunato Depero, in quanto questo “libro-oggetto” era tenuto insieme da due bulloni metallici in alluminio. Pezzi unici, serie limitate a pochi esemplari, realizzazione con tecniche miste, fra cui il <em>collage</em>, operazioni apparentemente distruttive del lavoro creativo, anche: sono queste le peculiarità del libro curato dalle “belle mani” degli artisti. “Belle e giovani mani”.</p>
<p><strong>Da una conversazione con Maria Gioia Tavoni</strong></p>
<p>Perché al progetto iniziale, il cui itinerario ha condotto all’allestimento di una mostra, nell’ottobre del 2015, insieme ad Anna Buoninsegni Sartori e a Barbara Sghiavetta, a Gubbio, al primo Forum su questa particolare fetta dell’editoria, e al concorso internazionale per “libro d’artista”, incentrato sui “Versi pascoliani dedicati al paesaggio”, bandito dall’Accademia Pascoliana San Mauro Pascoli, di cui è presidente Andrea Battistini e di cui Maria Gioia Tavoni è membro,  (sono pervenuti, al momento, 25 manufatti, di cui 6 di artisti sotto i trent’anni: l&#8217;opera vincitrice sarà premiata il mese prossimo) – è seguito un nuovo bando, promosso dalla Fondazione Torrita Cultura, di Torrita di Siena, anch’esso internazionale, e anch’esso dedicato al “libro d’artista”, ma con due “ristrettezze”, o, per meglio dire, peculiarità: solo gli under 30 possono partecipare, e il tema prescelto sono le abbazie di ogni ordine e secolo. Ne abbiamo parlato con Maria Gioia Tavoni, promotrice del bando di concorso:</p>
<p><strong>Cos’è, nella sua concezione, un libro d’artista?</strong></p>
<p>«È un’espressione che coniuga insieme un aspetto vivo, di vivacità artistica col libro a volte di forma tradizionale, fondandosi sul rapporto testo e immagine, e sulla loro profonda interazione. Da ciò può derivare un manufatto di un’artigianalità artistica, la cui grafica sembrava essere scongiurata da Benjamin in poi, e che getta uno sguardo ad un’editoria di qualità, a piccole case editrici che stanno nascendo proprio in questo momento. È corredato, a volte, di copertine originali, un inedito rapporto fra iconico e verbale, di materiali particolari, come i piombi».</p>
<p><strong>Oltre ad acqueforti, silografie, calcografie, quali altri tipi di illustrazione sono ponderati dal bando di concorso?</strong></p>
<p>«L’obiettivo perseguito con il nuovo bando è quello dell’originalità delle incisioni mentre abbiamo lasciato libera la parte relativa al testo, che non deve essere necessariamente composto con caratteri mobili».</p>
<p><strong>Il bando si è originato nell’alveo del concorso pascoliano ed è rivolto esclusivamente agli under 30: come si è originata l’idea che lo sottende?</strong></p>
<p>«Nelle accademie si insegna il culto per il libro d’arte in varie sue componenti: un desiderio del mio immaginario, è quello di veder sorgere il libro d’artista anche nella didattica delle Università, e l’auspicio è quello che questo concorso divenga annuale, a Torrita di Siena. Già in <em>Guida ai bibliofili affamati</em> un altro obiettivo era stato quello di incentrare la bibliofilia nell’ambito del libro d’artista “caduto” dal punto di vista del collezionismo oltre che della produzione: se fino agli anni Settanta esso aveva avuto una grande eco, infatti,  tale tipologia libraria <span style="color: #333333; font-family: Droid Sans,Arial,Verdana,sans-serif; font-size: medium;">è caduta in disgrazia successivamente. Si pensi all’incisione d’arte, che, soprattutto in Italia, con Morandi, raggiunge livelli qualitativamente straordinari e che oggi ha subito un forte ridimensionamento. Quanto all’artigianalità artistica, che si sviluppa dalla mano: il bando, il quale si origina da un progetto più ampio, mira dunque a tentare di far rinascere in Italia il libro d’artista, che consegue tuttora, per contro, un grande successo in Francia e negli States. La rinascita dei particolari manufatti è affidata, quindi, all’esperienza dei giovani, anche in funzione di una prospettiva lavorativa futura, legata alla piccola e media editoria, per scongiurare (pure) la diffidenza italiana nei confronti della grafica d’autore».</span></p>
<p><strong>Concorso internazionale Libro d’Artista riservato agli under 30 e dedicato al tema delle abbazie di qualunque ordine e secolo: il bando</strong></p>
<p>Ente promotore e partners: Fondazione Torrita Cultura, in collaborazione con Associazione Italiana Biblioteche, sezione Toscana; Tipografia-editrice Fausto Rossi, Sinalunga; Comune di Torrita di Siena; con il patrocinio di Associazione Liberi Incisori – Italia, presieduta da Marco Fiori, Accademia delle Belle Arti di Macerata.</p>
<p>Alcuni requisiti di partecipazione: il concorso è aperto ad artisti italiani e stranieri under 30, che realizzano libri d’artista, con inserite almeno tre grafiche originali che illustrino abbazie di ogni ordine e secolo (le illustrazioni devono essere realizzate con matrici originali incise. Ammesse tecniche quali la silografia, l’acquaforte, il bulino, etc.; escluse quelle di riproduzione digitale ad imitazione di tecniche incisorie manuali).</p>
<p>Premi e selezioni: graduatoria formulata da una commissione di esperti. Premio in denaro ai primi due classificati: premio di 1.333,33 euro lordi; 800,00 euro lordi, soggetti a ritenute d’acconto pari al 25%; altre 15 opere verranno selezionate dai giurati per essere esposte nella mostra che si terrà a Torrita di Siena.</p>
<p>Termine per la presentazione delle candidature: 31 marzo 2017.</p>
<p>Maggiori informazioni al seguente link: <a href="http://insulaeuropea.eu/concorso_libro_d'artista/concorso_libro_d'artista.html">http://insulaeuropea.eu/concorso_libro_d&#8217;artista/concorso_libro_d&#8217;artista.html</a></p>
<p>Un ultimo requisito: “quel gusto particolare, che è, forse, una cosa sola con quell’impegno artigianale che sta alla radice di ogni creazione autentica”.</p>
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<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/alle-belle-mani-degli-artisti-del-libro-under-30/">Alle “belle mani” degli artisti del libro, under 30</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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