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	<title>Perugia Online &#187; morlacchi</title>
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		<title>Incontro</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2016 14:26:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Sordi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="areaSingle">Perugia. </span>Una fila lunghissima quella di ieri sera davanti al teatro Morlacchi per l’incontro con Francesco Guccini, eterogenea certo, perché i gucciniani non hanno età, chi con vecchi vinili in mano e chi, invece, con qualche più moderno cd. Il teatro è pieno e qualcuno abbozza qualche nota della sua canzone preferita, poi finalmente si spengono le luci: a presentare il cantautore il Presidente dell’associazione culturale Per-Perugia e Oltre, che spende qualche minuto di sentita commozione per ricordare il noto latinista Vittorio Sermonti, membro e amico dell’associazione perugina. Dopo questo breve momento, però, torna l’allegria e l’entusiasmo quando, dalla ala destra del palco, si vede entrare un omone, alto e barbuto con un maglione rosso, saluta con la mano e prende posto su una sedia dietro alla cattedra al centro del palco: Francesco Guccini.  Vicino a lui, intanto, si siede il giornalista Federico Fioravanti che avrà l’onore e il ruolo di intervistare, a nome del pubblico, il cantautore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2016/11/guccio.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="aligncenter size-large wp-image-39616" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2016/11/guccio-700x393.jpg" alt="guccio" width="618" height="347" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo le prime obbligatorie presentazioni Guccini apre con una battuta: “Io sono l’unico cantautore senza olio di Palma”, risate generali. Conclusosi l’applauso Fioravanti inizia la sua chiacchierata, partendo dagli inizi della carriera musicale di Francesco Guccini che, fortuna vuole, che sia iniziata proprio in Umbria, con un primo concerto, “avevo scritto quattro canzoni”, ad Assisi. Era il 1966 ed era uscito il primo disco <em>Folk Beat</em>, non firmato allora dall’autore, che conteneva una delle canzoni più conosciute di Francesco Guccini, cantata ad ogni concerto anche dai Nomadi: <em>Auschwitz</em>. Un testo impegnato, “parla di olocausto, era qualcosa di nuovo a quei tempi, diversa da tutte le canzoni di quel periodo”.  E subito viene alla mente un piccolo episodio, che ha suscitato interesse da parte dei giornali, ossia il viaggio in Polonia di qualche mese fa, dove Guccini si è rotto un braccio: “eravamo partiti con il pulmino della CGIL, mi sono svegliato alle quattro, ed è stato un viaggio lunghissimo, ma non sono riuscito a dormire bene. Appena scesi dal pullman sono caduto, nono non sono inciampato, sono proprio caduto”.  Tuttavia, ci rassicura di essersi ripreso bene, e che ciò che lo preoccupa di più, in questo momento, sembra essere la sua prossima partecipazione a Montecitorio per la proiezione di un film-documentario su questa esperienza: “il problema è che io non posseggo una giacca e lì serve la giacca”.<a href="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2016/11/morlacchi.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="aligncenter size-large wp-image-39614" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2016/11/morlacchi-700x264.jpg" alt="morlacchi" width="618" height="233" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E, tra le risate, ancora una volta Fioravanti cerca di rindirizzare la conversazione su ciò che vuole sapere, ma la prende da lontano, molto lontano: “Amerigo è una delle tue canzoni che ti piacciono di più?”, e Guccini conferma facendo riferimento al testo della canzone, che parla di migranti. Ci dice che anche di recente gli è stato chiesto di scrivere un testo su questo tema, ancora più sentito oggi, per Andrea Bocelli, che ma non si sa se mai la canterà e che fine farà la canzone. Ma la domanda era, forse, un pretesto per avvicinarsi al tema America e quindi a un avvenimento che ha fortemente interessato il cantautorato: il premio Nobel a Bob Dylan. Arguto, Guccini risponde con una battuta: “lo si potrebbe chiamare Snob-Dylan, perché intanto i soldi gli ha presi, è stato furbo. Sartre era stato almeno coerente”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma Guccini li conosce i trucchi del mestiere perché, ci racconta, che da giovane, fine anni “50, ha fatto il giornalista. Si occupava di cronaca nera per la Gazzetta di Modena: “mi divertivo molto, non succedeva mai niente e dovevi gonfiare tutte le notizie, come il vecchietto caduto dalla bici che poi diventava una critica all’amministrazione comunale che non riparava le buche”. Nella sua breve carriera giornalistica ha anche una nota dolente, che spesso gli viene ricordata: un’intervista gestita in maniera un po’ spocchiosa al grande Domenico Modugno (che comunque anche oggi non sembra essere uno dei cantanti preferiti di Guccini). Una volta capito, però, che con il giornale andava male e si guadagnava poco ha deciso di darsi alla musica. Con un gruppo di amici, tutti squattrinati, decise di mettere su un complesso, e da solo ha imparato a suonare la chitarra. “Pensavamo che fosse un modo di attirare anche le ragazze, e a quell’epoca non era come adesso, di donne ne vedevamo poche”. Del gruppo faceva parte anche il famoso fumettista Franco Bonvicini, molto amico del cantautore a cui è dedicata la canzone “Lettera”, scritta da Guccini dopo la morte del compagno di gioventù. Riaffiora, nella conversazione, qualche ricordo: “lui aveva la batteria ma non ha mai imparato a suonarla, lui disegnava e quando, una volta a Bologna, ho iniziato a collaborare con il Carosello, musicavo e sceneggiavo “Il pirata pacioccone”, ho introdotto Bonvi in questo gruppo perché serviva qualcuno che era anche capace di disegnare bene”. Bologna, per Guccini, è stata la svolta dal punto di vista musicale, e non solo. Vivace e diversa da Modena, che invece il cantautore ricorda come un posto triste. È stato proprio lì che è nata, ai tempi dell’università, la canzone <em>Il sociale e l’anti-sociale</em> e qualche anno dopo <em>L’avvelenata</em>, testo che fece molto scalpore all’epoca: “mi beccai anche una denuncia per oltraggio la pudore ma fui assolto senza processo”. Nell’ Avvelenata, come noto, Guccini si tolse anche qualche sassolino dalla scarpa: <em>Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate! </em>“Bertoncelli aveva scritto un articolo che non mi era piaciuto, diceva che avevo fatto il disco solo per vincoli contrattuali. Ma poi siamo diventati amici, niente più rancore”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2016/11/fila.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="aligncenter  wp-image-39615" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2016/11/fila-525x700.jpg" alt="fila" width="366" height="488" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"> Ma poi, “La musica d’autore, non era questo il tema dell’incontro?”. Guccini ricorda al pubblico, ancora volenteroso di ascoltare i suoi racconti che è giunta l’ora di parlare di cose.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cos’è per Francesco Guccini la canzone d’autore? <strong>“</strong>La canzone d’autore è una canzone che è stata scritta in un certo modo sia il testo che la musica. È una canzone che vuole raccontare qualcosa. I testi aspirano ad avere qualcosa di poetico. Sono testi che rimangono”.  Il cantautore, allora, presenta un excursus della musica a partire dagli anni ‘20 quando “le canzoni avevano una loro storia, perché venivano ri-musicati dei testi e dei riferimenti di canzoni popolari che raccontavano quel preciso momento storico.  Nel periodo fascista non si può parlare di canzone d’autore perché erano canzoni o del regime o anti-regime, erano più che altro inni alla patria, alle conquiste straniere o alla resistenza. Negli anni ’50, c’è una novità, un valore aggiunto perché c’erano scrittori che scrivevano canzoni, anche Calvino ha scritto qualche testo, ma non è certo che chi scrive romanzi sia buono anche a scrivere delle canzoni.  E poi negli anni ’60 siamo arrivati noi, prima De Andrè, poi Vecchioni, Io, Dalla, la scuola romana di De Gregori e Venditti, meglio De Gregori”</p>
<p style="text-align: justify;">Ma cosa è cambiato da allora? Guccini non ne fa un discorso generazionale e non dice nemmeno che non ci sia più nulla da raccontare, ma piuttosto ci dice che “prima c’erano le case discografiche, ora sono tutte multinazionali e si pensa al profitto, macchine da soldi come i ragazzi che escono dai Talent Show che se non hanno successo con il primo disco vengono lasciati cadere nel dimenticatoio. Le case discografiche ti richiamavano, i miei primi dischi non avevano venduto tanto ma mi hanno fatto continuare lo stesso. Pensate che le prime canzoni non le avevo nemmeno registrate alle Siae, poi lo ho fatto ma all’epoca non era necessario. Dio è morto è stato la prima canzone che ho firmato”.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora, si riprende a chiacchierare, delle comparse nei film, dei libri che ha scritto, i noir appenninici, e del giallo che sta scrivendo “il protagonista è una guardia forestale, e come gli altri gialli lo sto scrivendo insieme a Loriano Macchiavelli. A volte non siamo d’accordo su alcune cose e nessuno di noi vuole scrivere scene di sesso. È difficile scriverle ma quando le scrive lui sembrano uscite dall’ottocento”.  Nel frattempo ci racconta anche della sua passione per l’ottava rima, un “gioco” di tradizione toscana che prevede un duello a suon di rime, e in questo Guccini è sicuramente bravo: “mi è capitato di duellare con Benigni al Club Tenco, e dai, sta migliorando, ma io mi diverto a dare delle rime difficili”.</p>
<p style="text-align: justify;">È giunta l’ora di cena “sono le otto, cosa andiamo avanti?”, il tempo è passato velocemente tra aneddoti e riflessioni, che il cantautore sembra non prendere mai troppo sul serio; Guccini, infatti, è uno che se gli chiedi, come ha fatto Fioravanti, “sei consapevole della tua grandezza?” ti risponde: “sono alto un metro e novantadue, prima ero e novantaquattro ma mi sono ingobbito”.</p>
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		<title>Pippo Delbono al Morlacchi</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 11:31:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pippo Delbono da molti anni abita la scena come luogo di ricerca, lavorando costantemente negli spazi fertili che si vengono a creare tra pubblico e personale, tra autobiografia e storia, costruendo opere che si contraddistinguono nel panorama internazionale per la loro originalità. <em>Vangelo</em><em>, </em>in scena al teatro Morlacchi da venerdì 4 a domenica 6 novembre, segna un nuovo passo in questo percorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni questa ricerca si è sviluppata in una particolare forma di performance musicale, un’indagine sulla forza sonora della voce e la parola che lo ha portato a incontrare musicisti come Enzo Avitabile, Alexander Balanescu, Petra Magoni, Antoine Bataille, Piero Corso, con i quali ha creato eventi e concerti che vengono presentati in parallelo ai lavori della sua compagnia teatrale. Da tempo la sua ricerca si è estesa anche alla creazione di un linguaggio personale nell’ambito del cinema, e il lavoro che ha portato ai suoi ultimi film (<em>Amore carne, Sangue, La visite, Vangelo</em>) scorre in parallelo alla creazione dei più recenti spettacoli, <em>Dopo la battaglia, Orchidee, Vangelo</em>, fortemente segnati da quest’indagine musicale e cinematografica.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Vangelo </em>è un lavoro corale, nato in origine come opera contemporanea; è stato creato a Zagabria con l’orchestra, il coro, i danzatori e gli attori del Teatro Nazionale Croato insieme agli attori della compagnia che accompagna Pippo Delbono da anni. <em>Vangelo</em> nasce a partire dalla suggestione delle musiche composte da Enzo Avitabile, e si nutre di alte suggestioni poetiche ma anche della memoria forte portata da attori che hanno attraversato una delle guerre più feroci della storia contemporanea, una guerra che ha cambiato la storia, i luoghi e i confini del loro paese. Un confine che, proprio durante la creazione di <em>Vangelo</em>, si è visto sconvolto dall’arrivo di diecimila persone tra donne, uomini e bambini alla ricerca disperata di una terra promessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella di Pippo Delbono più che una compagnia teatrale è una comunità vagante, che fin dalla sua origine ha creato un nuovo alfabeto per la scena e per l’esistenza, anzi, per quel nodo inestricabile tra l’arte e la vita che solo alcuni sanno pericolosamente percorrere. Gli artisti del gruppo, lo stesso Delbono tra loro, sono prima di tutto persone che si ritrovano nella stessa natura, in un’instabilità senza soluzione, che conosce la solitudine, l’isolamento e che trova nell’atto teatrale la più alta condivisione possibile. La via scenica, lucida e folle, di Pippo Delbono trae linfa dalle esperienze che l’artista ha compiuto con l’Odin Teatret e con Pina Bausch, e dallo studio delle discipline orientali, ma la sua tensione vera consiste nel divincolarsi dalle regole e dal metodo, per inventare un altro piano di rigore, quello del sentire. Ed è un sentire che si dà la regola del distacco; ed è così che le creazioni nascono dagli inciampi, dalle letture febbrili, dal sogno. E si nutrono dell’ascolto reciproco, dell’improvvisazione, dell’esplorazione di esperienze personali, tessuto nel quale Delbono inserisce &#8211; ora come pugnali, ora come fiori &#8211; testi talvolta molto noti che ritrovano in questo modo nuova origine. La parola si mostra come voragine attraverso la compresenza della danza, risuonando nel suo silenzio, nel suo gesto muto; la danza a sua volta misura lo spazio e accende il ritmo che lo attraversa; i vuoti, infine, portano a compimento la spudoratezza del testo, il suo coraggio. Nascono così drammaturgie fisiche, dove a scrivere sono “corpi senza menzogna” e dove i codici della danza e del teatro s’innestano senza irrigidirsi mai. Funzione fondamentale è giocata dalla musica, che con la sua presa totalizzante porta via lo spettatore dal proprio piano di realtà, riportandolo ad uno stadio di disarmo. Non ci sono precedenti a un simile teatro, sia nelle premesse che nei risultati, e non vi è possibilità di replica. Quello di Delbono è un atto creativo unico, compiuto attraverso un movimento “a rovescio”: egli prende la vita, la sua pienezza, la sua ridondanza; la spoglia, la scompagina, la scandaglia fino a trovare il bandolo della bellezza che si nasconde nel punto più oscuro; e la guarda senza paura. Ed è sempre un atto di resistenza alla morte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Perugia  alla scoperta del suono delle onde: il Conservatorio di musica &#8220;F. Morlacchi&#8221; presenta &#8220;Segnali&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2016 10:32:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Conservatorio di musica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> Si aprirà lunedì 2 maggio, all’insegna del suono delle onde, la sesta edizione di “Segnali”, in programma fino al 6 maggio a Perugia. La rassegna internazionale di arti audiovisive e performance è promossa dal conservatorio di musica di Perugia “Francesco Morlacchi”, con il sostegno della Regione Umbria e della fonoteca regionale “Oreste Trotta”, in collaborazione ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Si aprirà lunedì 2 maggio, all’insegna del suono delle onde, la sesta edizione di “Segnali”, in programma fino al 6 maggio a Perugia. La rassegna internazionale di arti audiovisive e performance è promossa dal conservatorio di musica di Perugia “Francesco Morlacchi”, con il sostegno della Regione Umbria e della fonoteca regionale “Oreste Trotta”, in collaborazione con l’accademia di belle arti “Pietro Vannucci” di Perugia.</p>
<p>L’inaugurazione si terrà alle 16, all’auditorium del conservatorio Morlacchi. Dopo i saluti istituzionali del direttore Piero Caraba si terrà un simposio sulle relazioni tra “Suono e materia”, che vedrà alternarsi esperti di varie discipline ed artisti. Sarà presente il fisico e progettista nel 1979 del pionieristico sintetizzatore digitale “4X” Giuseppe Di Giugno (oggi dedito all’astronomia). Nella sessione inaugurale il fisico Helios Vocca, coordinatore del gruppo dell’Università di Perugia del progetto “Virgo”, tratterà di come la scoperta del suono delle onde gravitazionali si apra a dimensioni sonore celesti. La storica dell’arte Rita Olivieri svolgerà poi una sintesi su “materia, suono e colore” che condurrà alla tavola rotonda moderata dal comunicatore scientifico Leonardo Alfonsi (Psiquadro, presidente dell’European Science Events Association).</p>
<p>Nella sessione “Suono e sistemi”, il 3 maggio, i compositori Marco Giommoni, Marco Evangelista e Stefano Petrarca rifletteranno sul pensiero musicale nell’era informatica e sulle relazioni tra geometria, matematica e musica. Gli interventi dei due simposi saranno inframmezzati da cinque pezzi contemporanei eseguiti rispettivamente da Claudia Giottoli (flauto), Monica Colonna (soprano), Gianpaolo Antongirolami (sax soprano) nella prima giornata e da Sara Clanzig (flauto) e Riccardo Mei (chitarra elettrica) nell’incontro di martedì che avrà inizio alle ore 10.</p>
<p>Sempre nell’auditorium del Conservatorio Morlacchi, la serata del 3 maggio prevede il Concerto degli Allievi di Musica Elettronica con influenze cinematografiche da Vertov a Hitchcock, per rimarcare l’attenzione all’orizzonte formativo. Nel pomeriggio del 3, alle ore 18, al Centro per l’Arte Contemporanea Trebisonda si apre la Mostra-Laboratorio 2016 dal titolo “Anopticonpanopticon” che vede collaborare la cattedra di pittura (e altri corsi) dell’accademia di belle arti Vannucci con quella di musica elettronica del conservatorio Morlacchi, dove allievi e neodiplomati curano le installazioni sonore e intermediali.</p>
<p>L’edizione 2016 mette a confronto le generazioni storiche con quelle attuali nell’ambito della musica elettronica e delle arti sonore di ricerca. Il 4 maggio Alberto Novello a.k.a. JesterN, fisico nucleare, compositore (docente al conservatorio di Padova) e performer, parteciperà con un workshop e una performance, “Fragmentation: a brain controlled performance”, dove gioca un ruolo chiave l’ElettroEncefaloGrafia nell’audio/video live; nella stessa serata nell’auditorium del Conservatorio (e il giorno successivo con un seminario) sarà presente Franz Rosati con il suo concerto audio/video “Machine &amp; Structure”, modellazione 3D e sound design procedurali real-time. Giovedì 5 maggio, alle 21, nell’auditorium del conservatorio arriva il progetto di conduction per musica estemporanea collettiva di Elio Martusciello con alcuni allievi del Conservatorio Morlacchi coinvolti insieme ai giovani componenti dell’orchestra elettroacustica officina di arti soniche San Pietro a Majella. La giornata conclusiva del 6 maggio, al PostModernissimo, apre anche alle nuovissime generazioni del liceo musicale &#8220;A. Mariotti&#8221; che sonorizzano sequenze animate, per arrivare ad aprire la serata, alle 21.30, con la sonorizzazione dal vivo di “Ménilmontant” (Kirsanoff, 1926) per opera del duo toscano Fauve! Gegen A Rhino.</p>
<p>L’audiovisione conclusiva spetta agli ospiti europei di quest’edizione: il compositore islandese e artista sonoro Bjarni Gunnarsson (docente di composizione algoritmica all’Institute of Sonology del Conservatorio Reale de L’Aja, per il quale ha curato una selezione di brani acusmatici di allievi in Rassegna) e il regista sperimentale francese Cédric Dupire (presente in programma anche con un docufilm sulla scena musicale d’avanguardia a Tokyo). I due artisti terranno una masterclass e l’evento dal vivo “Audio Visual Performance” incentrato su tre loro composizioni audio-video rielaborate in tempo reale (all’auditorium del Conservatorio, ore 10).</p>
<p>L’intera rassegna è ad ingresso libero. Per tutte le informazioni: rassegna.segnali@gmail.com | #segnali2016; Facebook: Segnali.Perugia; Instagram: segnali_perugia; <a href="http://www.conservatorioperugia.it">www.conservatorioperugia.it</a>.</p>
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		<title>Sei personaggi in cerca d&#8217;autore sul palco del teatro Morlacchi</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Feb 2015 10:33:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Pirandello torna sul palco del teatro Morlacchi. Gabriele Lavia torna nella doppia veste di regista e interprete sul palcoscenico del Teatro Morlacchi di Perugia, da mercoledì 18 a domenica 22 febbraio, con la messinscena di Sei personaggi in cerca d’autore. Luigi Pirandello scrive la commedia in soli tre giorni, la legge personalmente alla compagnia di ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>Pirandello torna sul palco del teatro Morlacchi. Gabriele Lavia torna nella doppia veste di regista e interprete sul palcoscenico del Teatro Morlacchi di Perugia, da mercoledì 18 a domenica 22 febbraio, con la messinscena di Sei personaggi in cerca d’autore.<br />
Luigi Pirandello scrive la commedia in soli tre giorni, la legge personalmente alla compagnia di Dario Niccodemi, tra lo sconcerto degli attori travolti dall’impeto delle parole e dall’entusiasmo. “Ma nessuno aveva capito niente” racconta lo stesso Niccodemi, e solo i ventuno giorni di prove (tre volte il tempo dedicato all’epoca agli allestimenti delle novità) poterono fare luce, a poco a poco, nell’opera destinata a diventare un capolavoro. Lo sconcerto iniziale diventa vera e propria battaglia al termine della tumultuosa prima romana al Teatro Valle nel maggio del 1921. Il pubblico mostra rumorosamente, alla fine del terzo atto, in platea, il suo dissenso urlando Manicomio! Manicomio!, soffocando gli applausi convinti e appassionati degli estimatori. Gli spettatori indignati attendono in strada lo stesso autore, che si allontana dall’uscita degli attori nel cosiddetto ‘vicolo dei gatti morti’, per lanciargli insulti e monetine. Qualche mese dopo a Milano i Sei personaggi, applauditi senza riserve, iniziano il cammino che li porterà a diventare un successo internazionale anche a Parigi, Londra e New York. Nonostante questo i Personaggi continuano a reclamare riscritture e revisioni all’autore che ne definisce la composizione nell’edizione del 1925, la completa con una storica prefazione e la dirige al suo nuovo debutto.<br />
“Sappiamo dallo stesso Pirandello – dice Lavia &#8211; che ci troviamo di fronte a una Commedia. Beffarda. Nera ma non seria. Bizzarra, un’opera unica nella Storia del Teatro. Ci sono opere, grandi opere, opere immortali e poi c’è Sei personaggi in cerca d’autore, l’opera teatrale che non ha paragoni. Unica nella concezione, nella struttura, nell’argomento.”</p>
<p><strong>Il cast &#8211; </strong>Con Gabriele Lavia nel ruolo del Padre, recitano Massimiliano Aceti, Silvia Biancalana, Alessandro Baldinotti, Daniele Biagini, Rosy Bonfiglio, Maria Laura Caselli, Michele Demaria, Giulia Gallone, Giovanna Guida, Lucia Lavia, Andrea Macaluso, Luca Mascolo, Mario Pietramala, Marta Pizzigallo, Matteo Ramundo, Malvina Ruggiano, Alessio Sardelli, Carlo Sciaccaluga, Anna Scola.<br />
Gabriele Lavia e la Compagnia, giovedì 19 febbraio, alle 17,30, al Teatro Morlacchi, partecipano all’incontro con il pubblico tenuto dal Prof. Alessandro Tinterri, docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo e di Storia e Critica del Cinema dell’Università degli Studi di Perugia. Al termine presso il Caffè del Teatro, l’Azienda agraria Terre de la Custodia offrirà al pubblico una degustazione dei propri vini.</p>
<p><strong>I biglietti &#8211;</strong> La prevendita dei biglietti viene effettuata, dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13, presso l’Agenzia n°2 dell’Unicredit, in Via Mario Angeloni 80 e dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13,30 e dalle 17 alle 20, il sabato dalle 17 alle 20, al botteghino del teatro Morlacchi.<br />
Si può prenotare telefonicamente, al Botteghino Telefonico Regionale 075/57542222, tutti i giorni feriali, dalle 16 alle 20. I biglietti prenotati vanno ritirati mezz’ora prima dello spettacolo, altrimenti vengono rimessi in vendita. E’ possibile acquistare i biglietti anche on-line sul sito del Teatro Stabile dell’Umbria www.teatrostabile.umbria.it. e presso il Piccadilly Box Office di Collestrada.</p>
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		<title>Il teatro Morlacchi già tutto esaurito per &#8220;Carmina Burana&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2015 11:42:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[carmina burana]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Posti già tutti esauriti al Teatro Morlacchi di Perugia, domenica 8 febbraio alle 17 per &#8220;Carmina Burana&#8221;. Considerato dal pubblico e dalla critica uno degli spettacoli di danza più belli degli ultimi anni, lo spettacolo è messo in scena dalla Compagnia Spellbound Contemporary Ballet, fondata e diretta da Mauro Astolfi, una delle identità più interessanti tra le strutture di produzione italiane, espressione di vivacità culturale, ma anche di un modello imprenditoriale e creativo dinamico e in costante rinnovamento. Forte di una cifra stilistica inconfondibile, esaltata da un ensemble di danzatori considerati tra le eccellenze dell’ultima generazione, Spellbound si colloca nella rosa delle compagnie italiane maggiormente competitive anche sul piano internazionale.</p>
<p>I Carmina Burana vengono fatti risalire per la maggior parte al secolo XIII, precisamente alla tradizione tedesca <em>goliardi</em>, o più propriamente clerici vagantes, letterati girovaghi, studiosi della tradizione poetica greca e latina, cantori del vino, delle donne, del vagabondaggio e del gioco.</p>
<p>Poesia burlesca, impudente, sovversiva: si parla senza troppi veli del corpo e della sua quotidiana avventura, se ne esplicano con gioia le funzioni, non si guarda all’altrove. “Venere mi ha colpito con una freccia d’oro, che mi è penetrata nel cuore”: il corpo non è mai detto animale, basso, ‘sozzo’, bensì viene innalzato, liberato e goduto, come nei versi di Ovidio, Marziale e Catullo. Da questo curioso magma di scurrilità plebea e raffinatezza cortigiana Mauro Astolfi trae – o per meglio dire, deduce in piena libertà, senza alcuna intenzione filologica – una coreografia tutta giocata tra ‘larghi’ e ‘sfrenatezze’ , divisa essenzialmente in tre momenti che scandiscono un crescendo liberatorio: si passa da una brutale aggressione sotto il cupo rombare della pioggia battente a una parte irriverente e grottesca che allude alle giullarate, per culminare infine <em>nell’incendium cupiditatum</em>, lo scatenamento delle passioni, che avviene nella taberna (qui anche – come spesso anticamente &#8211; bordello), luogo di appagamento degli istinti primari. <em>Carmina burana</em>, dunque, come temerario ‘grido’ del dissenziente che si pone di fronte all’ ‘infrazione’ senza soverchia paura e al tabù con il palese desiderio di infrangerlo sfidando consapevolmente censure e anatemi, giocando a carte scoperte la quotidiana partita contro la morte, recuperando il caos di Pan attraverso l’armonia di Orfeo, accettando la realtà senza spiritualizzarla, magari sconfinando nella ‘trivialità’ e nell’ ‘osceno’.</p>
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