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	<title>Perugia Online &#187; pmi</title>
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	<description>Scomoda, Libera, Indipendente.</description>
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		<title>Lavoro, raggiunto l&#8217;accordo tra Confartigianato e sindacati regionali</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2016 13:17:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Catanzaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro e occupazione]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>È stato siglato oggi (lunedì 9 maggio) presso la sede della Confederazione Nazionale dell&#8217;Artigianato e della Piccola e Media Impresa dell&#8217;Umbria il nuovo accordo quadro tra Confartigianato e i sindacati Cgil, Cisl e Uil sulla contrattazione di secondo livello. In rappresentanza degli artigiani erano presenti Roberto Giannangeli (direttore Cna Umbria), Roberta Datteri (vice presidente della ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>È stato siglato oggi (lunedì 9 maggio) presso la sede della Confederazione Nazionale dell&#8217;Artigianato e della Piccola e Media Impresa dell&#8217;Umbria il nuovo accordo quadro tra Confartigianato e i sindacati Cgil, Cisl e Uil sulla contrattazione di secondo livello. In rappresentanza degli artigiani erano presenti Roberto Giannangeli (direttore Cna Umbria), Roberta Datteri (vice presidente della stessa Cna) e Giuseppe Flamini (vice presidente vicario Confartigianato Imprese Umbria); in rappresentanza dei dipendenti sedevano invece i tre segretari confederali regionali di Cgil, Cisl e Uil: Vincenzo Sgalla, Ulderico Sbarra e Claudio Bendini.</p>
<p><strong>L&#8217;accordo &#8211; </strong>La firma del documento permetterà di far partire su base regionale la contrattazione settoriale, che a quanto si apprende cercherà di adattarsi ai cambiamenti veloci del panorama del lavoro soprattutto promuovendo una maggiore flessibilità.  Accanto all’accordo-quadro, che stabilisce le linee guida a cui si atterranno tutti i contratti territoriali di settore, è stato firmato anche un avviso comune per l’applicazione del criterio di proporzionalità alle sanzioni irrogate ai dipendenti all’interno delle imprese; sono previste inoltre la creazione di un osservatorio specifico sui livelli di occupazione e Pil e il rafforzamento dell&#8217;Ente bilaterale dell&#8217;artigianato (Ebrau) che si concentrerà soprattutto sulla messa a punto di nuove forme di welfare.</p>
<p><strong>Il ruolo della politica &#8211; </strong>L&#8217;accordo tuttavia &#8211; è questa la sensazione comune da parte dei disserenti &#8211; se potrà favorire un rafforzamento dei rapporti di collaborazione tra i proprietari delle Pmi e i propri dipendenti (superando il modello classico della concertazione), non porterà ricadute sui livelli occupazionali, almeno nel breve periodo. &#8220;Per quello c&#8217;è bisogno dell&#8217;aiuto della Regione, che passa anche attraverso il corretto utilizzo dei fondi europei&#8221; afferma Sbarra; &#8220;Il lavoro si può creare solo con gli investimenti&#8221; gli fa eco Giannangeli.</p>
<p><strong>E Confindustria? &#8211; </strong>L&#8217;intesa rappresenta comunque un primo successo, tanto che c&#8217;è già chi auspica il raggiungimento di un accordo simile con la Confindustria regionale. &#8220;Lo speriamo – commenta in proposito Sgalla – qualcosa si sta muovendo, ma è presto per fare previsioni&#8221;: con l&#8217;ente degli industriali è infatti in piedi un discorso sul modello contrattuale, stavolta però sul livello nazionale.</p>
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		<title>Pmi, senza illegalità aumenta il fatturato</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2015 13:35:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[illegalit]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>In assenza di attivita&#8217; illegali sul territorio circa due imprese su tre avrebbero un giro d&#8217;affari superiore a quello attuale. E&#8217; quanto emerge da una ricerca sulla  presentata questa mattina a Palazzo Mezzanotte a Milano nell&#8217;ambito della V edizione del &#8216;Focus Pmi&#8217; (che quest&#8217;anno aveva come tema &#8216;il valore economico della legalita&#8221;), organizzato dallo Studio LS Lexjus Sinacta e dall&#8217;Istituto ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>In assenza di attivita&#8217; illegali sul territorio circa due imprese su tre avrebbero un giro d&#8217;affari<br />
superiore a quello attuale. E&#8217; quanto emerge da una ricerca sulla  presentata questa mattina a Palazzo Mezzanotte a Milano nell&#8217;ambito della V edizione del &#8216;Focus Pmi&#8217; (che quest&#8217;anno aveva come tema &#8216;il valore economico della legalita&#8221;), organizzato dallo Studio LS<br />
Lexjus Sinacta e dall&#8217;Istituto Guglielmo Tagliacarne.</p>
<p><strong>Il campione</strong> &#8211; La ricerca e&#8217; stata svolta su un campione di pmi italiane con 1.150 interviste. In un ambiente pienamente legale, il fatturato del 36,6% delle imprese resterebbe stabile, quello del 47,3% aumenterebbe di meno del 25%, nel 23,4% dei casi il fatturato crescerebbe del 13,4% e nel 2,6% di oltre il 50%.</p>
<p><strong>Lo studio</strong> &#8211; L&#8217;illegalita&#8217; economica, si spiega nella ricerca, e&#8217; costituita da un insieme di elementi come<br />
usura e racket, corruzione, contraffazione, riciclaggio, sommerso lavorativo e altri elementi che alterano il corretto funzionamento del mercato. Da segnalare come gli indici utilizzati denotino come l&#8217;imprenditorialita&#8217; criminale (anche di origine straniera) sia arrivata al Nord, in particolare nel<br />
Nord-Ovest e specialmente in Liguria, considerata dagli intervistati una regione ad &#8216;alta infiltrazione&#8217; al pari di Calabria, Campania, Puglia e della nostra regione, l&#8217; Umbria.  Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio e Sicilia vengono invece considerate regioni a medio-bassa infiltrazione.</p>
<p><strong>Legalità</strong> &#8211; Entrando piu&#8217; nel dettaglio sulla percezione degli imprenditori in merito alla legalita&#8217;, i valori accostati al concetto di legalita&#8217; sono: il rispetto delle leggi e dell&#8217;ordine pubblico (31,8%), la trasparenza  amministrativa (29,5%), la liberta&#8217; nell&#8217;agire (18,3%) e la sicurezza del mercato (9,6%). La quasi totalita&#8217; delle imprese (88,7%) ritiene poi che il sistema economico sia caratterizzato dalla presenza di uno o piu&#8217; elementi che non favoriscono la trasparenza e la sicurezza del mercato.</p>
<p><strong>Sicurezza del mercato</strong> &#8211; Tra i principali fattori vengono segnalati la scarsa chiarezza di norme e leggi (41,7%), il livello di sicurezza del mercato non adeguato (21%), l&#8217;improvvisazione imprenditoriale (18,7%) e la modesta trasparenza delle funzioni di vigilanza (12,3%).  Sulla base delle informazioni raccolte, le imprese che maggiormente risentono della presenza dell&#8217;illegalita&#8217; nel proprio contesto territoriale sono quelle localizzate nel Sud Italia e in particolare in Campania. Il profilo dell&#8217;impresa meno condizionata, invece, e&#8217; quella che ha una dimensione medio-grande, con almeno 50 addetti e un fatturato superiore ai 2,5 milioni di euro, un elevato livello di internazionalizzazione e un&#8217;elevata longevita&#8217;.</p>
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		<title>Piccole e medie imprese: l’Umbria agevola l’innovazione</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2015 10:11:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> Oltre 1 milione e mezzo di finanziamenti per l’innovazione. La Regione Umbria ci crede e punta tutto sul rinnovamento delle piccole e medie imprese. Il bando, approvato con una determina dirigenziale lo scorso 14 aprile, mette sul piatto 1,5 milioni finanziati dal Fondo unico regionale per le attività produttive, a cui si aggiungeranno le risorse ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Oltre 1 milione e mezzo di finanziamenti per l’innovazione. La Regione Umbria ci crede e punta tutto sul rinnovamento delle piccole e medie imprese. Il bando, approvato con una determina dirigenziale lo scorso 14 aprile, mette sul piatto 1,5 milioni finanziati dal Fondo unico regionale per le attività produttive, a cui si aggiungeranno le risorse del Por Fesr 2014-2010.</p>
<p><strong>A chi è rivolto il bando</strong> &#8211; Per presentare le domande c’è tempo fino al 31 dicembre. I fondi saranno destinate alle piccole e medie imprese che producono servizi: aziende del settore tessile, alimentare, fabbricazione mobili, installazione macchine industriale, raccolta e trattamento rifiuti, costruzioni. Mentre saranno escluse tutte le aziende agricole e le relative attività connesse.</p>
<p><strong>Finanziamenti </strong>&#8211; Attraverso l’erogazione di questi contributi potranno essere finanziati progetti per l’introduzione di innovazioni di prodotto o processi e per l’ampliamento della capacità produttiva, acquisti di impianti, macchinari e attrezzature, brevetti e altri diritti di proprietà industriali, servizi di consulenza nei settori chiave stabiliti dalla normativa, e cioè scienze della vita, agrifood, chimica verde, fabbrica intelligente/aerospazio, energia che caratterizzano il sistema produttivo regionale.</p>
<p><strong>Le spese</strong> &#8211; Per quanto riguarda le piccole imprese, i contributi in regime ordinario sono pari al 20% delle spese sostenute, mentre la percentuale scende al 10% per le medie imprese. Le percentuali salgono di 10 punti (rispettivamente 30% e 20%) se l&#8217;impresa è ubicata in area di crisi. Per aiuti in regime &#8220;deminimis&#8221; il contributo è pari al 25% per cento. Ammesse al contributo (pari al 40% delle spese) anche le attività di consulenza, ma nel limite del 10% del costo del progetto che deve essere in ogni caso almeno di 8omila euro.</p>
<p><strong>Graduatoria</strong> &#8211; I progetti saranno valutati e messi in graduatoria e sono previsti bonus in caso di incremento dell&#8217;occupazione femminile o se il progetto ha un impatto positivo ai fino della sostenibilità ambientale. Il testo completo del bando è online qui <a href="http://bandi.regione.umbria.it">http://bandi.regione.umbria.it</a></p>
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		<title>Cna, l&#8217;Umbria contro la crisi resiste e riparte</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2015 11:58:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>
 Mettere sotto la lente il sistema Umbria e le sue performance negli anni della crisi per capire da dove ricominciare per agganciare la ripresa. A partire dal ruolo giocato dalla piccola e media impresa. Nasce da questa esigenza la ricerca che Cna Umbria, in collaborazione con il centro studi “Sintesi”, ha condotto sulle caratteristiche del sistema regionale e sulle sue reazioni alla recessione. A finire sotto esame non solo il sistema economico ma anche il tessuto sociale, il sistema sanitario, quello dell&#8217;istruzione, le politiche ambientali, l&#8217;amministrazione pubblica e altro ancora: dieci ambiti dei quali si sono analizzati i punti di forza e le opportunità. Risultato? L&#8217;Umbria è una regione “resistente”. Molto più di altre.</p>
<p><strong>La ricerca.</strong> “Soprattutto – dichiara Roberto Giannangeli, direttore di Cna Umbria -, la ricerca conferma che la spina dorsale di questa regione è rappresentata dalle piccole e medie imprese, e questo è vero soprattutto in termini occupazionali se i suoi addetti corrispondono all&#8217;82% degli occupati umbri. Fra queste imprese alcune filiere produttive si sono rivelate la vera risorsa della regione anche in termini di performance. Dai dati emerge infatti che, soprattutto negli anni della crisi, le filiere del tessile nel Perugino e della meccanica di precisione a Foligno hanno registrato trend di crescita eccezionali. Un ruolo importante per la tenuta del sistema lo hanno giocato anche migliaia di imprese “resistenti”, che si aggiungono a quelle comunemente definite eccellenti di cui si parla sempre. Sono imprese che operano nei settori più disparati, edilizia compresa, che in questi anni sono riuscite a crescere (+ 24% del fatturato durante la crisi) contenendo i costi, differenziando i prodotti e diversificando i mercati di sbocco. È per questo che il Pil dell&#8217;Umbria, pur perdendo il 13% in valori assoluti, sembra stia invertendo la rotta già in questi primi mesi del 2015”. </p>
<p><strong>Gli investimenti.</strong> “Anche sul fronte degli investimenti – prosegue Alberto Cestari, del centro studi Sintesi -, che pure tra il 2011 e il 2013 si sono ridotti di circa 20milioni di euro, la perdita è stata minore rispetto alla media nazionale. E se il credit crunch continua a far soffrire le imprese umbre, la flessione degli impieghi bancari (- 5,1%) appare più contenuta che in altre aree del Paese (- 8,7%). Il tessuto sociale tiene, con l&#8217;Umbria che è superata solo dal Trentino nel grado di soddisfazione nelle relazioni familiari e un&#8217;assistenza agli anziani appena sotto a quella emiliana. Bene anche l&#8217;istruzione, dove la nostra regione risulta ai vertici per laureati e formazione. Se si aggiungono un sistema sanitario con i conti in ordine e un&#8217;Amministrazione pubblica che, con i suoi 412 euro procapite, appare poco indebitata rispetto agli 869 euro della media nazionale, ne emerge una regione che, nel suo complesso, ha resistito e resiste. Tant&#8217;è che l&#8217;indice di competitività della regione è addirittura cresciuto durante la crisi, portando l&#8217;Umbria, solo nell&#8217;ultimo anno, a passare dal 181° al 167° posto della graduatoria, un balzo di ben 14 posizioni”. </p>
<p><strong>Ripartenza.</strong> “È da questi punti di forza che bisogna ripartire – insiste Giannangeli &#8211; a cominciare dalle filiere che sono cresciute più delle loro omologhe del centro nord, ma anche dalle imprese resistenti di cui parlavamo. Tra le scelte rientra la riforma della Pubblica amministrazione, che va razionalizzata, in modo da liberare risorse per  ridurre le tasse sull&#8217;impresa e sul lavoro. Poi vanno adottate politiche industriali ad hoc per le diverse tipologie d&#8217;impresa. I giovani, alle prese con gravi problemi occupazionali, vanno aiutati con politiche mirate a favorire l&#8217;autoimprenditorialità. Vanno rafforzate le infrastrutture, soprattutto viarie, per favorire l&#8217;industria manifatturiera e turistica e rafforzare la regione in un&#8217;ottica macroregionale. Tra le opportunità da cogliere ci sono invece la valorizzazione del turismo, sfruttando le possibilità offerte dal digitale; gli investimenti nell&#8217;economia green, sia che si parli di fonti rinnovabili che di difesa del suolo o di riqualificazione strutturale ed energetica del patrimonio edilizio; va rafforzato il ruolo delle città, che devono essere sempre più “smart”. Noi – conclude il direttore di Cna Umbria &#8211; crediamo che se sapremo sfruttare le doti di resistenza dimostrate dal sistema umbro, se faremo le scelte disattese per troppo tempo, se sapremo cogliere le opportunità che sono di fronte a noi, sarà possibile agganciare la ripresa che finalmente appare in fondo al tunnel”.</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/cna-lumbria-contro-la-crisi-resiste-e-riparte/">Cna, l&#8217;Umbria contro la crisi resiste e riparte</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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