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	<title>Perugia Online &#187; riciclo</title>
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	<description>Scomoda, Libera, Indipendente.</description>
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		<title>Questione rifiuti: cosa non è stato detto</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Aug 2016 07:54:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Sordi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[bioreattore]]></category>
		<category><![CDATA[differenziata]]></category>
		<category><![CDATA[inchiesta]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Di raccolta differenziata e gestione dei rifiuti si sta tanto parlando in questi giorni, ma sembra che nessuno abbia le idee chiaro su quanto sta succedendo, almeno da quanto emerge dai comunicati della Regione, del Comune di Perugia e di diversi partiti, primo tra tutti il Movimento 5 Stelle. Un argomento questo su cui Perugiaonline ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="areaSingle">Perugia. </span>Di raccolta differenziata e gestione dei rifiuti si sta tanto parlando in questi giorni, ma sembra che nessuno abbia le idee chiaro su quanto sta succedendo, almeno da quanto emerge dai comunicati della Regione, del Comune di Perugia e di diversi partiti, primo tra tutti il Movimento 5 Stelle. Un argomento questo su cui Perugiaonline sta lavorando da mesi, attraverso un lavoro di inchiesta del quale, per ora, è uscita solo una prima puntata ( <a href="http://www.perugiaonline.net/societa/centro-storico-differenziato-capitolo-1-34678/">http://www.perugiaonline.net/societa/centro-storico-differenziato-capitolo-1-34678/</a> ). Adesso, però, ci sembra arrivato il momento di fare uscire il secondo capitolo, se non altro per cercare di fare chiarezza in questo mare di dati, percentuali e affermazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa è stato detto dalle istituzioni nelle ultime settimane? </strong>Il vicesindaco Urbano Barelli dice: “Il Comune di Perugia è passato dal 60,3% di raccolta differenziata del 2014 al 60,4% del 2015 con un modesto ma positivo più 0,1%”. Ma l’Assessore regionale Fernanda Cecchini, negli stessi giorni, ha affermato: “Dopo una crescita ininterrotta della raccolta differenziata dal 2009 (in cui era al 31,3 per cento) ora si ferma al 50,6, stesso risultato del 2014 e Perugia registra un calo, ferma sul 59,3% (-1% sul 2014)”. Quindi, stando alle affermazioni del vicesindaco Barelli tutto funziona come dovrebbe, anzi 0,1 % meglio, e la Regione ha fatto qualche piccolo errore di calcolo, non contando i rifiuti prodotti dallo spazzamento stradale, di cui solo una parte è destinata al riciclo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dubbio funzionamento del sistema in uso non riguarda solo la raccolta ma anche, e a maggior ragione, lo smaltimento dei rifiuti stessi. A tal proposito si è espresso il Movimento 5 stelle, che ha inviato al Ministero dell’Ambiente e alla Commissione Europea -Direttorato Generale per l’Ambiente-, una “Istanza di intervento e accertamenti urgenti” al fine di stabilire se siano state commesse violazioni di legge, riguardanti le modalità di utilizzo del bioreattore di Borgogiglione per il trattamento di biostabilizzazione. Sembrerebbe che le proroghe per l’utilizzo del bioreattore siano state rilasciate dal Comune nonostante il parere negativo di Arpa Umbria, dovuto al mancato collaudo di alcune celle oggetto di sperimentazione. Inoltre, a quanto pare, non sono stati forniti sufficienti elementi a sostegno della valutazione dell’impatto ambientale del bioreattore collegato alla produzione di biogas e alle altre sostanze emesse.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa non è stato detto? </strong>Vista la bufera suscitata dalla questione smaltimento della nettezza urbana, Perugia Online ha deciso di muoversi in tal senso andando a consultare i dati dei rifiuti giunti in discarica nell’ultimo anno. Sfogliando la relazione dell’Ati 2, <a href="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2016/08/DM_174_RELAZIONE-CONTROLLI_ANNO-20154.pdf">DM_174_RELAZIONE CONTROLLI_ANNO 2015</a>, che si occupa di 20 comuni dell’Umbria, si nota che vi sono delle discrepanze tra i dati: alla pagina 19 è scritto che la produzione totale di rifiuti è di 197.769 tonnellate, di cui 117.918 vengono gestite nella raccolta differenziata, mentre nella indifferenziata finiscono 72.863 tonnellate più lo spazzamento stradale, con altre 6.988 tonnellate. Quindi sommando l’indifferenziata e lo spazzamento risultano 79.851 tonnellate da smaltire in discarica. Tuttavia, andando a verificare la quantità di rifiuti che è stata smaltita a Borgogiglione nel 2015, che ammonta a 135.909 tonnellate, si nota che, pur escludendo i rifiuti speciali pari a 7.991 tonnellate, lo smaltimento effettuato in discarica è di gran lunga superiore alle 79.851 tonnellate prodotte da indifferenziata e spazzamento. Da tutti questi calcoli, calcolatrice alla mano, risulta che ci sono 40.000 tonnellate di rifiuti (togliendo quelli extra Ati 2 che ammontano al massimo a 10.000 tonnellate) non dichiarati nella relazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da dove vengono le 40.000 tonnellate di rifiuti e di cosa si tratta? </strong>Si stratta di materiale destinato al bioreattore, più semplicemente l’“umido”, che non è possibile destinare al compostaggio a Pietramelina. Ossia tutti i rifiuti organici che non sono stati debitamente differenziati dai cittadini dell’Ati 2. Tuttavia, per quanto la scorretta differenziazione e la noncuranza della cittadinanza siano le principali cause del malfunzionamento del riciclo di materiale, questi dati lasciano spazio a domande e dubbi. Come è possibile che dal nulla compaia una così grande quantità di rifiuti non riportata nei dati? Pur concesso di avere poca fiducia nell’intelligenza umana e nella società &#8211; 40.000 tonnellate di irresponsabilità sono una cifra cospicua – e posto che il bioreattore di Borgogiglione lavori solo quando non è possibile smaltire i rifiuti organici in altro modo (compostaggio), vale forse la pena chiedersi se il gas prodotto dal suddetto bioreattore non sia fonte di guadagno per chi si occupa dello smaltimento dei rifiuti, e quindi sia una grande risorsa ampiamente usata anche quando, forse, non ce n’è bisogno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa comporta? Quale guadagno?  Per chi? </strong>I rifiuti, come già detto, scartati da Pietramelina, finiscono diretti nel bioreattore (come riportato del grafico a pag.43 della relazione dell’Ati 2), ma vista la quantità ingente, di 40.000 tonnellate appunto, si potrebbe pensare che non soltanto gli “avanzi” non compostabili siano smaltiti in questo modo ma, piuttosto, vengano smaltiti lì anche i rifiuti “in regola”, adeguatamente differenziati. Ciò ovviamente comporterebbe uno smaltimento assai maggiore del necessario e, se si tiene conto del fatto che il bioreattore non è totalmente “a norma” ciò potrebbe non essere totalmente “lecito”. Infatti ARPA Umbria nella nota del 07/12/2015 ha rilevato che sono state collaudate solo sei celle rispetto alle dieci oggetto di sperimentazione (una valutazione completa poteva essere fatta solo al termine del collaudo di tutte le celle previste) e che non sono stati forniti sufficienti elementi a sostegno della valutazione  dei  benefici  ambientali  del  bireattore relativa  al  biogas,  al  percolato  e  agli  assestamenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft wp-image-37987 size-full" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2016/08/GESENU-IMAGE.jpg" alt="GESENU IMAGE" width="487" height="330" />Ben più certo sembra essere il guadagno che procura il bioreattore che produce biogas (metano) da immettere sul mercato. Considerando, infatti, quanto si guadagna dalla vendita del compost (ad aziende agricole etc.) e quanto invece da quella del gas alle grandi aziende dell’energia, è chiaro che il secondo frutti molto di più del primo alle tasche di chi lo produce e lo vende. È lecito, quindi, chiedersi se a trarre profitto dalla produzione di biogas (metano) non sia proprio Ge.se.nu (Gestione servizi nettezza urbana, società partecipata a capitale pubblico e privato, di cui il Comune di Perugia detiene il 45% delle azioni, l&#8217;Impresa A. Cecchini &amp; C. un altro 45% e l&#8217;Ing. Rosario Carlo Noto la Diega il restante 10%), l’ente che si occupa della raccolta nel Perugino, famigerata a livello nazionale per essere al centro di vicende giudiziarie ancora in corso. Forse questa è una questione più importante rispetto agli 0,01% ed altre magie statistiche su cui le istituzioni dovrebbero pronunciarsi.</p>
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		<title>L&#8217;Umbria che ricicla</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2015 16:34:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Umbria]]></category>
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		<category><![CDATA[Silvano Rometti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> Qual è il grado di sensibilità e consapevolezza ambientale dei cittadini umbri? Quanto la cultura ambientale è stata assorbita e si è tradotta in comportamenti individuali e collettivi sostenibili? È quanto ha voluto conoscere l’Assessorato all’Ambiente della Regione Umbria che, dal luglio all’ottobre scorso, ha condotto un’indagine su tutto il territorio regionale, nell’ambito della campagna ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Qual è il grado di sensibilità e consapevolezza ambientale dei cittadini umbri? Quanto la cultura ambientale è stata assorbita e si è tradotta in comportamenti individuali e collettivi sostenibili? È quanto ha voluto conoscere l’Assessorato all’Ambiente della Regione Umbria che, dal luglio all’ottobre scorso, ha condotto un’indagine su tutto il territorio regionale, nell’ambito della campagna sui comportamenti sostenibili dal claim “L’Umbria che piace ricicla, riduce e risparmia. E tu?”. I risultati sono stati illustrati oggi nel corso di un convegno che si è svolto a Palazzo Donini, al quale è intervenuto l’assessore regionale all’Ambiente, Silvano Rometti.</p>
<p>“I comportamenti individuali – ha detto Rometti – sono fondamentali per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ambientale che ci prefiggiamo. La Regione Umbria ha dedicato attenzione e ingenti risorse al tema ambientale, con interventi strutturali, azioni di prevenzione, studi, progetti di informazione, educazione e comunicazione per il coinvolgimento diretto dei cittadini. Coinvolgimento che ha prodotto significativi risultati, ad esempio, per la gestione dei rifiuti: è grazie alla collaborazione dei cittadini che è stato possibile in tre anni incrementare la raccolta differenziata dal 30 al 53 per cento”. “Il nostro lavoro non è al chiuso nelle stanze – ha rilevato &#8211; ma cerchiamo  di coinvolgere i cittadini nei processi decisionali e nella programmazione per lo sviluppo sostenibile del territorio così come ne cerchiamo la più ampia collaborazione per l’attuazione delle politiche ambientali. Questa indagine – ha proseguito – assume particolare importanza poiché ci consente di capire il livello di consapevolezza sulle tematiche ambientali, che in Umbria sembra essere maggiore rispetto a quanto generalmente riscontrato in tutta Italia, e fornisce indicazioni anche su come rafforzare la relazione stretta con i cittadini e quel tessuto di azioni quotidiane e individuali indispensabili al successo della politica ambientale regionale”.</p>
<p><strong>La campagna</strong> &#8211; Come ha spiegato la coordinatrice regionale all’Ambiente della Regione Umbria, Ernesta Maria Ranieri, la campagna è stata sviluppata con l’affissione di manifesti, la pubblicazione sul portale istituzionale di “pillole di sostenibilità e un questionario che, per i diversi e più comuni temi ambientali (aria, acqua, rifiuti), ha posto domande elementari per testare il grado di conoscenza ambientale, il grado di comportamento sostenibile, la relativa corrispondenza. Il questionario, rivolto ai residenti in Umbria, è stato distribuito avvalendosi della collaborazione dei Centri di educazione ambientale (Cea) e del Dipartimento di scienze agrarie, alimentari ed ambientali dell’Università degli Studi di Perugia, sia nelle sedi dei “Cea”, sia nelle scuole (il 4% dei questionari totali, per lo più ad opera del Corpo Forestale dello Stato) sia (oltre il 40 per cento dei questionari) in esercizi commerciali, luoghi di ritrovo e sagre. La compilazione era possibile anche on line sul portale della Regione, ma questa modalità è stata scelta solo dal 2 per cento. In tutto sono stati compilati quasi 6mila questionari, dei quali utili il 95 per cento (5692) coinvolgendo tutto il territorio regionale e coprendo una fascia di popolazione molto ampia, dagli 11 ai 94 anni. Il 67 per cento dei questionari è stato compilato con l’assistenza di un operatore.</p>
<p><strong>Il questionario</strong> &#8211; Quattro le sezioni del questionario: la prima sulla conoscenza della campagna europea: “Il mondo che ti piace. Con il clima che ti piace”; la seconda “Lo sai che …” con quattro domande per capire, attraverso esempi tratti dalla vita quotidiana, il livello di conoscenza circa alcune tematiche ambientali o strettamente collegate (risparmio energetico ed idrico, dei rifiuti e del cambiamento climatico &#8211; qualità dell’aria); la terza “Che cosa fai tu per …” con una serie di domande volte a testare, sempre attraverso esempi presi dalla vita di ogni giorno, i reali comportamenti dei cittadini umbri sui temi del risparmio idrico ed energetico, dei rifiuti, del cambiamento climatico e della qualità dell’aria. Nella quarta sezione “Quale pensi che sia il principale problema della nostra regione?”  sono state raccolte le opinioni  sulla principale problematica ambientale percepita. A rispondere, ha spiegato la dottoressa Ranieri che ha illustrato i risultati più significativi, per circa la metà (47,3%) sono stati umbri tra 31 e 50 anni e con un grado di istruzione medio alta. L’intero campione ha un elevato grado di scolarizzazione (76% licenza scuola media superiore o laurea).</p>
<p>In Umbria, sembra non aver prodotto effetto la campagna europea di sensibilizzazione sui cambiamenti climatici, che ha ottenuto il 99 per cento di risposte negative, a conferma – ha rilevato la coordinatrice regionale &#8211; della limitata penetrazione della comunicazione effettuata solo con il mezzo telematico. Le risposte della Sezione “Conoscenze” indicano che complessivamente, sono acquisite conoscenze ambientali “di base”, un po’ meno per quanto riguarda lo spreco alimentare mentre ci sono picchi fino al 90% per quanto riguarda la raccolta differenziata.</p>
<p><strong>Terni meglio di Perugia</strong> &#8211; I residenti nella provincia di Terni si “posizionano” meglio di quelli di Perugia, anche per quanto riguarda le risposte della sezione “Comportamenti”. In questa sezione, le risposte sono più diversificate: vengono adottati comportamenti sostenibili nei casi di maggiore “facilità” (uso della lavatrice a pieno carico, della “borsa della spesa”, di una temperatura controllata per il riscaldamento), mentre si abbassa la percentuale nel caso di comportamenti che richiedano maggiore “impegno”. Solo per le domande legate al tema della riduzione di rifiuti alla fonte, si hanno risposte con una percentuale non soddisfacente. L’insieme dei comportamenti dichiarati, per quanto ancora molto migliorabili, denotano comunque un certo grado di sensibilizzazione. Per il 4 per cento degli umbri che hanno risposto al questionario, non ci sono problemi ambientali; la problematica individuata come principale a livello regionale è la questione della qualità dell’aria (26 per cento, in particolare tra i residenti nella provincia di Terni), seguita dal consumo di suolo (soprattutto fra quanti hanno un titolo di studio più elevato) e dall’inquinamento di fiumi e laghi “nonostante – ha rilevato la coordinatrice Ranieri – la qualità delle acque superficiali sia complessivamente buona e si sta raggiungendo l’obiettivo comunitario fissato al 31 dicembre 2015”. La problematica che desta minori preoccupazioni è quella dei rifiuti, che a livello regionale viene indicata come prioritaria da appena il 5% di quanti hanno risposto.</p>
<p><strong>Cambiamenti climatici</strong> &#8211; Chi adotta buoni comportamenti ambientali nell’ambito del cambiamento climatico è anche sensibilmente più preoccupato, rispetto a chi non adotta tali comportamenti, sulla questione del traffico e della qualità dell’aria. Non sempre c’è corrispondenza, è un altro degli elementi emersi, tra conoscenze e comportamento: il risparmio idrico, ad esempio, è poco sentito come indispensabile, così come c’è scarsa propensione alla riduzione dell’uso dell’auto. Per il settore rifiuti, con un basso livello di percezione quale problematica, ben il 90 per cento mostra conoscenze corrette, facendo ritenere fruttuoso l’approccio più vicino ai cittadini delle campagne regionali di comunicazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Giano dell&#8217;Umbria ed Umbertide i campioni del riciclo in Umbria, ma sono solo 4 i comuni umbri che entrano in classifica</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jul 2014 15:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Armando Allegretti]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[comune riciclone]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Sono stati consegnati a Roma i premi dell’ultima edizione (la ventunesima) di “Comuni Ricicloni”. Si tratta di 1.328 i campioni nella raccolta differenziata dei rifiuti, il 16% dei comuni d’Italia, un totale di 7,8 milioni di cittadini che hanno detto addio al cassonetto, pari al 13,7 per cento della popolazione nazionale che oggi ricicla e differenzia ...</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Sono stati consegnati a Roma i premi dell’ultima edizione (la ventunesima) di “Comuni Ricicloni”. Si tratta di 1.328 i campioni nella raccolta differenziata dei rifiuti, il 16% dei comuni d’Italia, un totale di 7,8 milioni di cittadini che hanno detto addio al cassonetto, pari al 13,7 per cento della popolazione nazionale che oggi ricicla e differenzia i rifiuti.</p>
<p><strong>Il podio spetta</strong> a Ponte nelle Alpi (BL), Borso del Grappa (TV) e Vattaro (TN) che si aggiudicano rispettivamente il primo, il secondo e il terzo posto. La classifica è stata costruita tenendo conto di un indice di buona gestione dei rifiuti urbani e per la prima volta in questa edizione le categorie dei comuni premiati sono state elaborate su base regionale e non per macro aree, in modo da presentare una fotografia dettagliata di quello che accade in Italia.</p>
<p><strong>Per l’Umbria</strong>, ad esempio, Giano dell&#8217;Umbria, per i comuni sotto i 10.000 abitanti, seguita da Torgiano e Monte Castello Vibio ed Umbertide sopra i 10.000 abitanti, sono i campioni del riciclo umbro.</p>
<p><strong>Immediato il commento di Legambiente Umbria,</strong> da sempre attenta alla salute del territorio regionale che commenta così: “Sono solo 4 i comuni umbri che entrano nel Dossier Comuni Ricicloni – commenta Legambiente Umbria –veramente pochi se paragonati agli 85 delle Marche, dove i comuni virtuosi crescono (+15% in un anno): qui, semplicemente, è stata applicata in maniera intelligente la legge nazionale, prevedendo un tributo di 20 €/tonnellata per i rifiuti urbani che finiscono in discarica, importo che viene modulato in base alle performance di raccolta differenziata raggiunte dai Comuni.Nelle vicine Marche semplicemente non è conveniente smaltire in discarica, al contrario dell&#8217;Umbria, dove ancora la discarica rimane centrale nella gestione dei rifiuti”.</p>
<p><strong>“L’adozione di azioni</strong> per la riduzione dei rifiuti, ​la ​tariffazione puntuale, ​la ​racconta differenziata spinta a cominciare dall&#8217;organico che non deve essere più ​raccolto con i bidoni ​​di prossimità, ​il ​coinvolgimento dei cittadini e il ​ monitoraggio del servizio, sono  le azioni da mettere subito in pratica &#8211; continua Legambiente Umbria – solo così l&#8217;Umbria potrà dare nuovo ​e positivo ​impulso alla gestione dei rifiuti”.</p>
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