giovedì, 23 maggio 2019 Ultimo aggiornamento il 21 maggio 2019 alle ore 21:02

Questione rifiuti: cosa non è stato detto

Il secondo capitolo dell’inchiesta di Perugia Online sul ciclo dello smaltimento dei rifiuti e l’impiego del bioreattore di Borgogiglione.

 
Questione rifiuti: cosa non è stato detto

Perugia. Di raccolta differenziata e gestione dei rifiuti si sta tanto parlando in questi giorni, ma sembra che nessuno abbia le idee chiaro su quanto sta succedendo, almeno da quanto emerge dai comunicati della Regione, del Comune di Perugia e di diversi partiti, primo tra tutti il Movimento 5 Stelle. Un argomento questo su cui Perugiaonline sta lavorando da mesi, attraverso un lavoro di inchiesta del quale, per ora, è uscita solo una prima puntata ( http://www.perugiaonline.net/societa/centro-storico-differenziato-capitolo-1-34678/ ). Adesso, però, ci sembra arrivato il momento di fare uscire il secondo capitolo, se non altro per cercare di fare chiarezza in questo mare di dati, percentuali e affermazioni.

Cosa è stato detto dalle istituzioni nelle ultime settimane? Il vicesindaco Urbano Barelli dice: “Il Comune di Perugia è passato dal 60,3% di raccolta differenziata del 2014 al 60,4% del 2015 con un modesto ma positivo più 0,1%”. Ma l’Assessore regionale Fernanda Cecchini, negli stessi giorni, ha affermato: “Dopo una crescita ininterrotta della raccolta differenziata dal 2009 (in cui era al 31,3 per cento) ora si ferma al 50,6, stesso risultato del 2014 e Perugia registra un calo, ferma sul 59,3% (-1% sul 2014)”. Quindi, stando alle affermazioni del vicesindaco Barelli tutto funziona come dovrebbe, anzi 0,1 % meglio, e la Regione ha fatto qualche piccolo errore di calcolo, non contando i rifiuti prodotti dallo spazzamento stradale, di cui solo una parte è destinata al riciclo.

Il dubbio funzionamento del sistema in uso non riguarda solo la raccolta ma anche, e a maggior ragione, lo smaltimento dei rifiuti stessi. A tal proposito si è espresso il Movimento 5 stelle, che ha inviato al Ministero dell’Ambiente e alla Commissione Europea -Direttorato Generale per l’Ambiente-, una “Istanza di intervento e accertamenti urgenti” al fine di stabilire se siano state commesse violazioni di legge, riguardanti le modalità di utilizzo del bioreattore di Borgogiglione per il trattamento di biostabilizzazione. Sembrerebbe che le proroghe per l’utilizzo del bioreattore siano state rilasciate dal Comune nonostante il parere negativo di Arpa Umbria, dovuto al mancato collaudo di alcune celle oggetto di sperimentazione. Inoltre, a quanto pare, non sono stati forniti sufficienti elementi a sostegno della valutazione dell’impatto ambientale del bioreattore collegato alla produzione di biogas e alle altre sostanze emesse.

Cosa non è stato detto? Vista la bufera suscitata dalla questione smaltimento della nettezza urbana, Perugia Online ha deciso di muoversi in tal senso andando a consultare i dati dei rifiuti giunti in discarica nell’ultimo anno. Sfogliando la relazione dell’Ati 2, DM_174_RELAZIONE CONTROLLI_ANNO 2015, che si occupa di 20 comuni dell’Umbria, si nota che vi sono delle discrepanze tra i dati: alla pagina 19 è scritto che la produzione totale di rifiuti è di 197.769 tonnellate, di cui 117.918 vengono gestite nella raccolta differenziata, mentre nella indifferenziata finiscono 72.863 tonnellate più lo spazzamento stradale, con altre 6.988 tonnellate. Quindi sommando l’indifferenziata e lo spazzamento risultano 79.851 tonnellate da smaltire in discarica. Tuttavia, andando a verificare la quantità di rifiuti che è stata smaltita a Borgogiglione nel 2015, che ammonta a 135.909 tonnellate, si nota che, pur escludendo i rifiuti speciali pari a 7.991 tonnellate, lo smaltimento effettuato in discarica è di gran lunga superiore alle 79.851 tonnellate prodotte da indifferenziata e spazzamento. Da tutti questi calcoli, calcolatrice alla mano, risulta che ci sono 40.000 tonnellate di rifiuti (togliendo quelli extra Ati 2 che ammontano al massimo a 10.000 tonnellate) non dichiarati nella relazione.

Da dove vengono le 40.000 tonnellate di rifiuti e di cosa si tratta? Si stratta di materiale destinato al bioreattore, più semplicemente l’“umido”, che non è possibile destinare al compostaggio a Pietramelina. Ossia tutti i rifiuti organici che non sono stati debitamente differenziati dai cittadini dell’Ati 2. Tuttavia, per quanto la scorretta differenziazione e la noncuranza della cittadinanza siano le principali cause del malfunzionamento del riciclo di materiale, questi dati lasciano spazio a domande e dubbi. Come è possibile che dal nulla compaia una così grande quantità di rifiuti non riportata nei dati? Pur concesso di avere poca fiducia nell’intelligenza umana e nella società – 40.000 tonnellate di irresponsabilità sono una cifra cospicua – e posto che il bioreattore di Borgogiglione lavori solo quando non è possibile smaltire i rifiuti organici in altro modo (compostaggio), vale forse la pena chiedersi se il gas prodotto dal suddetto bioreattore non sia fonte di guadagno per chi si occupa dello smaltimento dei rifiuti, e quindi sia una grande risorsa ampiamente usata anche quando, forse, non ce n’è bisogno.

Cosa comporta? Quale guadagno?  Per chi? I rifiuti, come già detto, scartati da Pietramelina, finiscono diretti nel bioreattore (come riportato del grafico a pag.43 della relazione dell’Ati 2), ma vista la quantità ingente, di 40.000 tonnellate appunto, si potrebbe pensare che non soltanto gli “avanzi” non compostabili siano smaltiti in questo modo ma, piuttosto, vengano smaltiti lì anche i rifiuti “in regola”, adeguatamente differenziati. Ciò ovviamente comporterebbe uno smaltimento assai maggiore del necessario e, se si tiene conto del fatto che il bioreattore non è totalmente “a norma” ciò potrebbe non essere totalmente “lecito”. Infatti ARPA Umbria nella nota del 07/12/2015 ha rilevato che sono state collaudate solo sei celle rispetto alle dieci oggetto di sperimentazione (una valutazione completa poteva essere fatta solo al termine del collaudo di tutte le celle previste) e che non sono stati forniti sufficienti elementi a sostegno della valutazione  dei  benefici  ambientali  del  bireattore relativa  al  biogas,  al  percolato  e  agli  assestamenti.

GESENU IMAGEBen più certo sembra essere il guadagno che procura il bioreattore che produce biogas (metano) da immettere sul mercato. Considerando, infatti, quanto si guadagna dalla vendita del compost (ad aziende agricole etc.) e quanto invece da quella del gas alle grandi aziende dell’energia, è chiaro che il secondo frutti molto di più del primo alle tasche di chi lo produce e lo vende. È lecito, quindi, chiedersi se a trarre profitto dalla produzione di biogas (metano) non sia proprio Ge.se.nu (Gestione servizi nettezza urbana, società partecipata a capitale pubblico e privato, di cui il Comune di Perugia detiene il 45% delle azioni, l’Impresa A. Cecchini & C. un altro 45% e l’Ing. Rosario Carlo Noto la Diega il restante 10%), l’ente che si occupa della raccolta nel Perugino, famigerata a livello nazionale per essere al centro di vicende giudiziarie ancora in corso. Forse questa è una questione più importante rispetto agli 0,01% ed altre magie statistiche su cui le istituzioni dovrebbero pronunciarsi.

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